viaggio a tokyo regia di Yasujiro Ozu Giappone 1953
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viaggio a tokyo (1953)

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locandina del film VIAGGIO A TOKYO

Titolo Originale: TOKYO MONOGATARI

RegiaYasujiro Ozu

InterpretiChishu Ryu, Chiyeko Higashiyama, So Yamamura

Durata: h 2.16
NazionalitàGiappone 1953
Generedrammatico
Al cinema nel Gennaio 1953

•  Altri film di Yasujiro Ozu

Trama del film Viaggio a tokyo

Due genitori anziani lasciano la campagna giapponese per recarsi a trovare i figli sposati che abitano a Tokyo. I due nella capitale hanno trovato la loro strada, uno fa il medico e l'altra la parrucchiera. L'arrivo di mamma e papÓ getta nello scompiglio le rispettive famiglie che, a fatica, sopportano la loro presenza. Con un pretesto li mandano in una localitÓ turistica a passare il fine settimana. Alla fine saranno costretti a fare intraprendere il viaggio di ritorno verso casa.

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Voto Visitatori:   9,18 / 10 (31 voti)9,18Grafico
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Voti e commenti su Viaggio a tokyo, 31 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  20/06/2022 08:41:52
   10 / 10
La semplicità del quotidiano come affresco del cambiamento post dopoguerra del Giappone. Viaggio a Tokyo è forse il film che riesce ad imprimere meglio un paese che si sta trasformando. Tale trasformazione non è vissuta in modo traumatico ma si disvela gradualmente proprio nel quotidiano. Due anziani genitori a Tokyo a trovare i propri figli, ma tra tanti inchini e gentilezze di facciata si nota che l'ospitalità dei figli è vissuta più come un dovere che un piacere. Troppo indaffarati ed occupati con i propri lavori. Gli stessi genitori non possono non notare che le aspettative che avevano sui loro figli sono orientate verso il basso. Ozu nella sua rigorosa messa in scena dal punto di vista formale offre una serie di quadri senza emettere giudizi sui valori tradizionali e la modernità della nazione. Si limita a descrivere un processo narutale ed inevitabile di vecchie nuove generazioni. Paradossalmente solo la nuora del figlio disperso in guerra è realmente generosa verso la coppia. L'unica persona non consanguinea. E' un capolavoro senza tempo quello di Ozu, il suo più compiuto e pressochè perfetto in tutte le sue componenti.

Thorondir  @  21/04/2022 00:02:37
   10 / 10
Nessuno, nessuno, avrebbe potuto girare un film così intimo in cui dalla storia di una famiglia si parte per raccontare il cambiamento tumultuoso di un paese (il Giappone) e la natura degli esseri umani, il loro egoismo, il loro non dar peso a ciò che si ha, per un benessere dell'immediato che dimentica i sentimenti più profondi. E tutto questo ci viene raccontato con un film che ha un unico movimento di macchina. Per il resto Ozu, con inquadrature sempre fisse, fotografa la realtà.

Un Cinema e un film per cui la parola capolavoro, stra-abusata, rischia di essere di molto riduttiva. Dopo "Viaggio a Tokyo" poche altre cose restano in piedi.

zerimor  @  15/05/2020 15:14:18
   8½ / 10
Pellicola raffinatissima con alcune scene e dialoghi toccanti. Alla fine però lascia un senso di grande tristezza.
Film bellissimo.

Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  24/01/2016 17:46:00
   8½ / 10
Un film sulla vecchiaia e sul Giappone di un tempo, immerso in un'amtosfera rallentata a misura dei due anziani protagonisti. Un ritratto di famiglia complesso costruito con dialoghi semplici e personaggi estremamente vivi. Ozu ci mostra la cultura del suo paese nel pieno cambiamento del dopoguerra, suggerendoci la sua nostalgia per i costumi che si stavano perdendo. Sicuramente un film splendido sulla natura umana.

The BluBus  @  06/01/2016 22:09:47
   9 / 10
Attualissimo, elegante ed equilibrato, da vedere.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento Enzo001  @  09/10/2015 23:39:33
   10 / 10
E' difficile descrivere a parole un film così delicato, che pure investe chi guarda con una forza così silenziosa e inaspettata.

Danae77  @  07/10/2015 07:47:14
   9 / 10
Pellicola delicatissima, ricca di pudore e riservatezza dei quali i giapponesi ne sono maestri di stile. Un bianco e nero che coglie le sottili sfumature di una famiglia controversa, fatta di legami di sangue e legami del cuore. C'è un sorriso spiazzante per tutti, come un albero che nutre le sue foglie, alcune per generare frutti, altre per nutrire i parassiti. Un viaggio come sintesi di una vita, capolinea di un'esistenza

Mr.Bowie  @  05/09/2015 18:20:20
   9 / 10
Più volte osannato come il capolavoro di Ozu non so se sia vero ma di certo una volta finito di vederlo non si resta indifferenti. Le doti del regista sono evidenti, il suo cinema e paradisiaco ( sarà per le inquadrature fisse che caratterizzano praticamente tutto il film ), da ogni suo lavoro si percepisce la realtà nuda e cruda senza finzione. Innamorato del Giappone infatti racconta gli usi e costumi quasi fosse anche lui spettatore per goderseli e trasferisce questa maniacale cultura a tutti noi... Viaggio a Tokyo è ancora attualissimo se si analizzano i suoi contenuti, ed è una meraviglia sotto vari punti di vista, tematiche universali della vita quotidiana come la separazione, lo stesso viaggio, ipocrisia, la morte e molto altro non fanno che generare riflessione e analisi personale, una specie di esame di coscienza per ognuno. A me è piaciuto parecchio.

suzuki71  @  31/08/2015 12:30:20
   10 / 10
Struggente e delicatissimo, questa storia universale e tipicamente giapponese assieme affronta in maniera perfetta questa storia di amore quasi timoroso di genitori provinciali (ma colti) che hanno quasi reverenza verso i figli ormai cittadini (dai lavori mediocri), disattenti e superficiali ma mai fino in fondo. Magnifica sceneggiatura dall'equilibrio inarrivabile, da contraltare ai gesti essenziali: se si tiene conto dell'usanza tipica di non toccarsi mai neanche tra familiari, il senso di continua interiorità rende i sentimenti trasmessi di un dolore lacerante, quasi devastante, come solo ogni cosa che sa di tenue può fare.

nicolipaolo  @  17/12/2014 19:24:59
   7½ / 10
Gruppo REDAZIONE amterme63  @  10/11/2014 19:23:24
   10 / 10
Pochi film come "Viaggio a Tokyo" riescono a colpire e a provocare ripensamenti e considerazioni sull'esistenza e la coscienza di chi guarda, soprattutto nei riguardi del rapporto che si ha con i propri genitori o i propri figli (se se ne hanno), in generale con le persone care che ci stanno accanto.
Siamo veramente altruisti, gentili, disponibili e amabili verso di loro, oppure pensiamo prima a noi stessi; sacrifichiamo il nostro tempo, passiamo sopra i nostri impegni per loro, oppure viviamo i legami familiari come un peso, una convenzione da onorare il meno possibile, magari in maniera formale?
"Viaggio a Tokyo" ci fa entrare proprio dentro, negli atti quotidiani, nell'intimità di una famiglia normale, apparentemente felice e unita; una famiglia in qualche maniera "fortunata", relativamente benestante, ben inserita nella vita sociale, che non manca di niente. Basta però una "perturbazione" nel tran-tran quotidiano nella vita dei figli lontani, tutti ben sistemati (la visita per una decina di giorni degli anziani genitori), per far venire a galla la verità dietro le apparenze: nessuno è disposto a sacrificarsi per qualcun altro, siano pure i propri genitori. Anzi, questi sono un peso, una scocciatura, qualcosa di cui disfarsi se possibile al più presto.
Ozu si prende tutta la calma necessaria e ci presenta così i fatti, ma soprattutto gli stati d'animo, con un'evidenza e una perfezione che raramente è dato vedere su di uno schermo. Lo fa usando il mezzo più diretto e evidente: la vita normale di tutti i giorni, quella in cui noi tutti viviamo e in cui ci riconosciamo. E' automatico quindi pensare anche a noi stessi, alle nostre vicende.
Il tutto è reso ancora più umano e reale per il fatto che i personaggi in qualche maniera se ne rendono conto di questo scarto fra forma e interiorità, lo percepiscono (chi ammettendolo e chi no) e in fondo lo considerano un evento naturale, dovuto al fatto che siamo esseri profondamente imperfetti. A questo punto una persona anziana non può che aspettarsi di essere abbandonata, di trovarsi sola, inesorabilmente sola. Ironia vuole che la persona anziana stessa accetti questo destino, anzi spinga chi si "ostina" a stare accanto in maniera disinteressata, a rinunciare, a pensare un po' di più a se stesso, alla "propria" felicità. Sì, perché qualche eccezione alla regola generale dell'egoismo esiste, ed è rappresentata nel film dallo splendido personaggio di Noriko (interpretato da una bellissima e bravissima Setsuko Hara). Non è detto però che l'altruismo porti alla felicità, anzi.
Insomma Ozu ci rappresenta un quadro molto convincente della vita nella sua imperfezione, senza volerci imbastire sopra un giudizio precostituito. Siamo noi spettatori che autonomamente faremo le nostre considerazioni sulle esperienze umane che si chiamano esistenza, vecchiaia, solitudine.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  20/06/2014 17:26:14
   9 / 10
Ozu, come nessun altro, forse, ha portato il quotidiano al cinema. I suoi film si assomigliato un po' tutti, ci sono nomi e personaggi ricorrenti, oltre all'impiego dei medesimi attori. Il cinema di Ozu è una sorta di eterno ritorno del quasi uguale.
Viaggio a Tokyo affronta, con lucida semplicità, alcuni temi cari al regista giapponese: la famiglia tradizionale e le annesse tradizioni in via di sparizione, cui fanno seguito un'incomunicabilità diffusa e un'alienante vita urbana.
Senz'altro un grandissimo film.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  04/12/2013 23:16:32
   8 / 10
Dovrò rivederlo e lo farò con piacere dopo aver visto altri Ozu.
Film delicatissimo, semplice eppure capace di condensare il senso della vita al suo interno. Cominciare con quello che è considerato un capolavoro tra i capolavori nella filmografia del più grande regista giapponese, forse anche più di Kurosawa, non è stata una mossa saggia. Ma abbastanza da restare commosso dalle interpretazioni eccezionali, la regia sobria e quel finale che chiude su una nota malinconica e per nulla sensazionalista. Mi è piaciuto molto.
A suo tempo, tempo permettendo, integrerò il commento e sono certo il voto migliorerà...

horror83  @  04/08/2013 21:53:42
   9 / 10
mi è piaciuto moltissimo! vera poesia! forse è perchè amo da matti il Giappone ma questo film è bellissimo! i genitori sono molto teneri (specialmente la madre). uno spaccato di vita quotidiana in una Tokyo degli anni 50'. da vedere!
finale commovente!

Ciaby  @  31/03/2013 23:24:18
   10 / 10
Imponente e tenerissimo affresco sulla famiglia con i suoi normali scontri generazionale, in un film dove il pudore estremo nel raccontarli, un'attenzione meticolosa per la poesia delle piccole cose e tutta la parte finale, generano emozioni indimenticabili. La morale del film è "Colui a cui si dà di meno e, forse, proprio quello che ti darà di più", ma Ozu non si limita solo a questo, e riesce, in due ore, a catturare la vera essenza della vita. Sconvolgente.

Spera  @  22/02/2013 18:10:03
   9 / 10
Prima opera di Ozu che ammiro. Sono rimasto piacevolmente sorpreso da questa poesia dolce ma amara nel finale, metafora di un mondo che cambia, va sempre più veloce e sempre meno spazio ha per i sentimenti più genuini. Regia davvero interessante dove la semplicità fa da protagonista, semplicità che però riesce a mostrare la vita così com'è: il progresso dopo la guerra e le sue conseguenze, inevitabili anche sugli essere umani, dalla malattia al menefreghismo.
Da vedere assolutamente, con i genitori se possibile. Alla fine del film mi è venuto spontaneo ricordare ai miei quanto voglia bene loro.

_Hollow_  @  16/02/2012 03:00:05
   10 / 10
Difficile dire se sia il capolavoro di Ozu, perché di Ozu il vero capolavoro è la sua intera filmografia ... un album fotografico del Giappone nello scorrere degli anni, dove convive realismo, filosofia e simbolismo poetico. Alcuni registi sono degli ottimisti, molti altri dei pessimisti, Ozu è la vita con tutte le sue sfaccettature.

Assurdo come sia riuscito a creare continui capolavori utilizzando sempre le stesse storie, la stessa ambientazione, gli stessi simboli (il treno, il saké, il mare, le ciminiere ...), lo stile unico e inconfondibile con riprese ad altezza pavimento e obiettivo 50mm. Ci sono due movimenti di macchina, due carrellate, nell'intero film di 2 ore e 16 minuti.

Peccato non potesse ancora esprimersi a colori ... applausi ad Ozu, uno dei veri maestri, uno dei più grandi, e ad un film che è pietra miliare della storia del cinema. Non si conosce il cinema se non s'è visto "Viaggio a Tokyo".

"La cosa più simile al paradiso che abbia mai incontrato è il cinema di Ozu" - Wim Wenders

Fratuck89  @  05/12/2011 13:37:02
   8 / 10
bel film che traccia un solco tra 3 diverse generazioni, costrette a convivere per un periodo assieme, si risaltano gli aspetti che li caratterizzano e diversificano.

Gabo Viola  @  27/10/2011 22:34:08
   10 / 10
10 è il minimo, come si potrebbe dare meno?

Gruppo COLLABORATORI julian  @  22/02/2010 00:26:46
   8½ / 10
Il film definitivo sulla vecchiaia.
Tutti i grandi registi hanno affrontato il tema: mi è venuto subito in mente il Bergman de Il posto delle Fragole.
Ozu, dal canto suo, mostra non solo una coppia di coniugi di terza età alle prese con i figli troppo affaccendati per occuparsi di loro, ma anche lo scontro tra due Giapponi, due generazioni, due modi di vivere: quello tranquillo, modesto, cauto degli anziani che, avvertendo il loro essere d'impiccio, sembrano quasi volersi rendere invisibili pur di non creare disagio e quello frenetico, laborioso, iperattivo dei figli, inseritisi in una società pronta a compiero uno slancio economico e culturale.
Noriko, un'angelica Setsuko Hara, è a metà tra i due mondi, l'unica che si preoccupa dei due vecchi ospiti sebbene non ne sia direttamente imparentata. E anche questo è significativo, insieme alle considerazioni di Shukichi riguardo i rapporti genitori-figli che cambiano col passare del tempo, quando i primi diventano sempre più un peso per i secondi.
Splendido il ritratto di dimessa quotidianeità in una torrida Tokyo, ripreso con telecamera perennemente ferma e ad altezza di ginocchio; tanti i momenti di amarezza.
La parola più pronunciata, almeno a quanto mi è sembrato, è Arigatò -che non so come si scrive- grazie, e in un film dove i protagonisti hanno ben poco da ringraziare si evince il buon costume di un Giappone che se ne va e l'ipocrisia di un Giappone che viene.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  20/02/2010 11:50:28
   8 / 10
La lenta caduta di un Giappone che sembra aver dimenticato i valori di un tempo!
Il gettarsi tra le braccia del lavoro, piu' che dei familiari,per risollevare l'economia di un paese falcidiato dalla guerra...
Ozu ci parla di questi due aspetti principali e non nasconde certo il suo pessimismo per il futuro,ma anche la consapevolezza che i tempi devono comunque cambiare!
Messaggio devastante poiche' associato alla morte di una madre...
Forse l'unico difetto è la sua lentezza e le oltre due ore di film si fanno sentire...

Invia una mail all'autore del commento wega  @  10/09/2009 12:34:55
   8½ / 10
"Viaggio a Tokyo" è l' Ozu più bello. Diciamolo, è uguale a tutti gli altri suoi film. Ma il finale è memorabile per delicatezza in un momento così nefasto come la morte della persona amata. Non voglio spendere un' altra parola, so già che mi pentirò del voto un po' basso appena lo rivedrò.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  09/07/2009 07:21:10
   10 / 10
La vecchiaia è un mondo che non tutti abbiamo ancora esplorato. La guardiamo con distacco, come fosse cosa d’altri, come se non dovesse mai appartenerci. Eppure è un periodo della vita che dovremo inevitabilmente affrontare. E quando un giorno vedremo la sagoma del tempo camminarci vicino, con il suo alito gelido, con l'interminabile scia di morte che si porta appresso, capiremo di esserci già arrivati.
Ozu ci apre le porte a questo mondo così occulto e spaventoso. Lo fa con la pacatezza e la serenità che lo contraddistinguono.
“Viaggio a Tokyo” è la storia di una coppia di anziani che partono dalla provincia per visitare i propri figli e nipoti, stabilitasi a Tokyo. Ma l’approdo nella capitale è un'esperienza tutt'altro che felice.
Si rendono conto di come la società stia cambiando, e di come quel “nuovo mondo” sembri non appartenergli più. E, prima ancora, di come gli affetti famigliari stiano via via disperdendosi. Ai due non rimane che aggrapparsi a vani ricordi.
Se “Umberto D” e “Vivere” sono raccontanti con una certa enfasi drammatica, Ozu suggerisce un’altra chiave di lettura. Una lenta contemplazione. Una rassegnazione nell’accettare gli eventi del tempo, come fossero conseguenze naturali inevitabili.
Lo stile asciutto e rigoroso del regista non fa che impreziosirne la visione.
Un capolavoro da non perdere.

dipa_89  @  16/04/2009 16:58:23
   9½ / 10
Un film veramente bello.
Tra nostalgia e cambiamento è uno dei film di Ozu più belli, e di sicuro il mio preferito tra i suoi.
Uno di quei film che va assolutamente visto, e come dicono in molti, da far vedere ai genitori.

DarkRareMirko  @  07/11/2008 23:36:33
   10 / 10
Indiscutibile capolavoro triste e malinconico di Yasujiro Ozu.

Quest'ultimo, attraverso il palese cinismo che i figli nutrono nei confronti degli anziani genitori, e l'incomunicabilità che tra di essi si è formata, indica e critica come la società giapponese si è modificata (in peggio ovviamente) dopo la fine del feudalesimo, prendendo quindi la strada della modernità.

Interpretazioni fenomenali, non troppi dialoghi, regia asciutta e calma che predilige sopratuttto inquadrature molto basse sono le caratteristiche di uno tra i tanti ottimi film diretti da Ozu.

Fenomenale, straconsigliato.

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  03/04/2008 21:58:23
   8½ / 10
Che bellissimo ricordo ho di questo film estremamente triste ma al tempo stesso dolce. Il viaggio di due anziano coniugi, dal loro piccolo paese di campagna alla grande metropoli, sarà l’occasione per la presa di coscienza dei profondi e inarrestabili cambiamenti maturati non solo nei rapporti con i loro figli ma nel “modus vivendi” di un’intera società. Il tempo che avanza, il nuovo che soppianta il vecchio relegandolo ai margini, ma soprattutto l’amara consapevolezza che nella vita tutto finisce: questo e altro viene raccontato da Ozu con un linguaggio decisamente minimalista, nel quale le parole lasciano il posto alla eloquenza delle immagini.

Invia una mail all'autore del commento yasujiro  @  07/01/2008 21:24:57
   10 / 10
Capolavoro di Ozu insieme a Sono nato ma... Storia quasi angosciante e triste sul decadimento graduale delle relazioni genitori / figli, un contrasto inevitabile fra antico (campagna, genitori, oriente) e moderno (città, figli, occidente). Parabola malinconica con un Ozu che ci offre appieno il proprio genio.. Leggete a questo proposito "viaggio a Tokyo" di Dario Tomasi, analizza il film in ogni minima parte, vi piacerà ancora di più!^^

Dick  @  01/07/2007 22:07:23
   8½ / 10
Toccante film che parla dell' incomunicablità tra genitori e figli e che si dimostra per certi aspetti proprio attuale.

Gruppo COLLABORATORI fidelio.78  @  31/05/2007 16:33:50
   8½ / 10
Film intimista e minimalista. Con sguardo asciutto e mai compiaciuto, Ozu dipinge il cambiamento e la nostalgia.
Bellissimo.

Sbanallaus  @  12/04/2006 22:02:59
   10 / 10
Film commovente, sulle stagioni della vita. I tempi cambiano e anche i valori delle nuove generazioni.... i ritmi frenetici della vita di città non lasciano più spazio per la famiglia e ad "inutili" sentimenatalismi.

Gruppo COLLABORATORI bungle77  @  17/01/2006 12:25:50
   10 / 10
Capolavoro di Ozu, nostalgico affresco di un Giappone che sta irremidiabilmente cambiando faccia per sempre.

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