tabu' - gohatto regia di Nagisa Oshima Giappone 2000
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tabu' - gohatto (2000)

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locandina del film TABU' - GOHATTO

Titolo Originale: GOHATTO

RegiaNagisa Oshima

InterpretiTadanobu Asano, Shinji Takeda, Ryuhei Matsuda, Takeshi Kitano

Durata: h 1.40
NazionalitàGiappone 2000
Generedrammatico
Al cinema nell'Aprile 2000

•  Altri film di Nagisa Oshima

Trama del film Tabu' - gohatto

Giappone, 1865, verso la fine dell'era Edo: nel Paese sull'orlo della guerra civile, i samurai fedeli agli Shogunati (e quindi alla conservazione) si costituiscono in scuole dove addestrano i guerrieri a contrastare i rivoluzionari e a mantenere l'ordine sociale. In una di queste, la Shinsen-gumi, il giovane ed effeminato cadetto Kano viene corteggiato dai colleghi e da alcuni ufficiali. Il ragazzo è forse innamorato di Tashiro, il suo primo compagno d'armi. Quando un superiore viene trovato ucciso, è proprio Tashiro a essere sospettato dell'omicidio...

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Voto Visitatori:   7,94 / 10 (25 voti)7,94Grafico
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Voti e commenti su Tabu' - gohatto, 25 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  05/02/2022 23:54:36
   8½ / 10
E' una storia che fotografa bene un contesto storico di profondo mutamento per il Giappone. L'epoca dei samurai è ormai al tramonto con la fine del suo isolazionismo. C'è la rigidità del codice dei samurai dauna parte, ma dall'altra è presente la spinta per superarlo. Il volto giovane ma llo stesso tempo enigmatico del giovane Kano mette in crisi il suo clan. Ognuno di loro in qualche modo ne è attratto, ma Oshima aldilà delle riflessioni interiori del personaggio di Kitano non esplica mai apertamente ciò che si intuisce nella sua implicità: una lotta interiore fra la razionalità e l'istinto, attravrso un meccanismo che più che a Furyo ricorda il giovane sconosciuto del Teorema pasoliniano. Uno dei film migliori di questo autore.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  31/05/2014 15:03:09
   8½ / 10
Opera di grande suggestione, incentrata come Furyo sulla lotta interiore fra regola e istinto e come Furyo ambientata in un ambiente militare esclusivamente maschile, dove l'elemento perturbante è costituito dall'istinto amoroso (in entrambi i casi di natura omosessuale). C'è poi il tema della perversione, dell'elemento estremo, identificato anche qui con il "male", cioè con il desiderio di morte. E' forse questo l'elemento più destabilizzante (come ne "L'impero dei sensi"), quello che cerca di prendere il sopravvento e che non può che condurre all'(auto)distruzione, più o meno voluta, più o meno cercata.
Un'altra peculiarità di "Gohatto" è il fatto che non interessa rilevare l'origine di questo istinto, né di spiegarlo, ma mostrare come questo influenzi e coinvolta tutti, volenti o nolenti. Chi più, chi meno, tutti noi portiamo dentro di noi il seme, la presenza del "male", del perturbante, dell'estremo.
I protagonisti del film sono due: Kano, un ragazzo dalle fattezze dolci ed effeminate ma forte con la spada, dal carattere duro e deciso e che nasconde tendenze strane (lo strano abbinamento omosessualità passiva - gusto di uccidere); e il tenente impersonato da Takeshi Kitano, il personaggio che funge da "osservante", da raciocinante, il quale "vede" o cerca di vedere nell'animo delle persone, cerca di capire, si pone domande, scava nei recessi del proprio e dell'animo altrui, arrivando a conclusioni anche scomode e sorprendenti.
L'omosessualità è vista non in maniera isterica (come nella tradizione occidentale) ma come elemento naturale di cui tenere conto.
Come in tutti i film di Oshima, anche qui si cerca di distanziare lo spettatore dai personaggi e dalla vicenda. Infatti si introducono didascalie (una voce off nella versione italiana) in cui si spiegano i contesti e si presenta la vicenda come se fosse un fatto di cronaca. In questa maniera si induce a osservare in modo spassionato e a ragionare sopra ciò che viene mostrato.
Il film è pieno di scene con duelli alla spada, ma la modalità con cui vengono presentate non è quella di fare spettacolo o intrattenere, ma sostanzialmente quella di rivelare attraverso la sfida la psiche dei personaggi (e infatti tutte le volte il tenente trae conclusioni caratteriali: "sì, sono innamorati" ... "cos'è che l'ha spinto a iscriversi alla Shinsen-gumi?")
Lo scavo psicologico, l'impatto del rimosso sono il vero tema del film, che culmina in un finale di una suggestione e di un'espressività (in bilico fra reale e immaginato) veramente particolare e efficace.
Il messaggio è che nonostante le nostre affermazioni e le nostre volontà, nessuno è esente dal "vizio" (in questo caso l'omosessualità).
Come in "Furyo", anche qui l'ultima inquadratura ha valore altamente simbolico e riassume un po' il senso del film, la necessità (secondo il punto di vista del raziocinante) di estirpare il perturbante, il distruttivo, anche se ha le forme dolci e fresche di un giovane o di un albero in fiore.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  24/09/2013 19:16:33
   7½ / 10
Ultimo film di Oshima, ridotto da un ictus sulla sedia a rotelle stupisce la lucidità e la poesia di un film che esplora ancora una volta le pieghe tabù della società giapponese.
Farlo in modo cosi schematico e rigido risultando comunque sensibile, parlando senza problemi dell'omosessualità all'interno di un mondo rigido come quello dei samurai, comporta svariati problemi che Oshima evita o sorvola grazie alla mancanza di retorica.
Non per tutti i gusti comunque, film molto lento e di difficile fruizione ma impreziosito da interpretazioni di spessore come quella di Kitano. Si può passare sopra ad una sceneggiatura a tratti troppo frammentaria o didascalica...



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7 risposte al commento
Ultima risposta 30/09/2013 15.55.09
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Invia una mail all'autore del commento luca986  @  01/07/2013 22:52:34
   8 / 10
Sarebbe bello ci fosse più film così...molto bello

ValeGo  @  26/09/2012 17:32:12
   7 / 10
Mi aspettavo di meglio però in generale è un buon film, bravi gli attori e il finale alza molto il punteggio!!

7219415  @  25/09/2012 18:28:10
   6 / 10
Non mi ha convinto...

popoviasproni  @  18/09/2011 12:53:46
   8½ / 10
Elegante ed ironico, sensuale e malizioso ... rigoroso ... diabolico ... spietato !
Un thriller ambientato in una scuola di samurai che va oltre scene d'azione e pertinenze storico-sociali ma che evidenzia debolezze e vizi di una casta che dall'alto della propria integrità era formata prima di tutto da "uomini".

Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  02/09/2010 12:14:10
   8½ / 10
Un mondo totalmente maschile, così virile da nascondere queste passioni, qui messo a nudo dal genio Oshima. Per essere giunto là dove nessuno era mai giunto prima, mi ricorda "Brokeback Mountain" (non erano forse i cowboy gli ultimi "veri" uomini?). Ma in realtà, alla faccia di chi ne ha così paura da giurare il contrario, la passione è anche questo. Soldati giapponesi (come gli Spartani che 300 non mostra) dal codice d'onore ferreo che temono il distruggersi del loro mondo (e il finale non lascia dubbi sulla loro determinazione a salvarlo). Grande, come sempre, Kitano.

BlackNight90  @  02/09/2010 03:03:03
   8 / 10
Quasi settantenne e costretto sulla sedia a rotelle Oshima, il regista che ha passato tutta la vita d infrangere tabù, dirige quello che sarà il suo ultimo film, caratterizzato dalla ripresa delle tematiche/ossessioni che sempre hanno accompagnato il regista suggellate da un afflato di morte che sembra definitivo, quasi a comporre il suo testamento registico.
Oshima qui racconta la Storia senza interessarsi ad essa, distrugge un’istituzione radicata nella cultura giapponese senza suscitare scandalo, ma evidenziando un senso di decadenza che avvicina invece di allontanare l’oriente all’occidente: con un'ironia a tratti contenuta, sottolineata dalle morbide e maliziose musiche di Sakamoto, a tratti micidiale, narra la storia di un universo umano oppresso dal gohatto, il codice militare dei samurai, ancora una volta espressione di una sessualità repressa dal formalismo militare che sfocia in un'omosessualità derisa ma sotto sotto accettata con ipocrisia e furbizia da quelli che detengono il potere fintantoché questa non vada a cozzare con il servilismo e l'obbedienza loro dovuti.
Kitano, se in Furyo era un semplice esecutore della costrizione militare ma tuttavia riusciva ad assumere un punto di vista diverso, qui si ritrova ad essere un testimone smarrito e pieno di dubbi di un mondo le cui certezze crollano miserevolmente sotto la potenza dell'intima natura dell'uomo, in cui per di più la bellezza non può trovare posto anzi, è essa stessa portatrice di insidie e di morte (lo scopo dichiarato di Kano è imparare a uccidere, egli è sia vittima che carnefice).
I precedenti film di Oshima, nonostante avessero una componente più dolorosa e significativa nello scontro tra Eros e Thanatos, che li rendeva anche più belli, erano una celebrazione della vitalità (anche se nel soffocante capolavoro 'La cerimonia' la morte faceva sentire eccome la sua presenza), Gohatto è un film ambiguo e pessimista in quell'immagine con cui si chiude, in quella morte doppia, sia fisica che metaforicamente rappresentata da un ciliegio in fiore che risplende nell'oscurità.

P.S evitate il doppiaggio italiano.

kuiki7  @  13/01/2010 23:29:22
   10 / 10
All'inizio Gohatto sembra un film semplice, forse quasi noioso, ma é proprio la scena finale che fa capire il vero senso dell'intero film...
Senza ombra di dubbio è fra i migliori film che abbia mai visto.

10 meritato!

sweetyy  @  07/10/2009 20:40:01
   6 / 10
Non mi ha convinta molto, comunque sia è stata una sorpresa e Kitano e Asano formidabili come sempre.

Gruppo REDAZIONE maremare  @  28/09/2009 01:41:23
   8½ / 10
Un film intenso, poetico, dolente, straziante.
La summa del cinema di Oshima è racchiuso in questo gioiello di rara bellezza

Ciaby  @  25/12/2008 17:53:05
   9 / 10
un interessante Oshima ambienta una storia di samurai omosessuali in un Giappone medievale pieno di fascino!

Gruppo COLLABORATORI bungle77  @  12/12/2008 22:47:28
   9½ / 10
Oshima... a 14 anni dal suo ultimo film... dopo un ictus e costretto alla sedia a rotelle film l'ennesimo capolavore della sua carriera. Un film inquietante ed estremamente stilizzato..rifuggente da ogni cedimento tanto all'estetica da cartolina quanto al buonismo consolatorio oggi tanto di moda..Oshima ci porta all'interno di un clan di samurai regalati dal gohatto (un codice ferreo)... un gruppo di individui che si credono superiori, portatori di principi e valori universali. Ma basta l'avvento di un fanciullo dalla aspetto femmineo (lo straordinario Matsuda) a minare dall'interno l'integrità morale del clan... a questo punto la disciplina deve scontrarsi con l'irrazionali passioni...portando inesorabilmente alla decadenza...
Oshima riprende la lezione del grande Mizoguchi... attraverso una rappresentazione quasi teatrale non contestualizzata.... il tutto sottolineato dalla splendida musica di Sakamoto

Gruppo COLLABORATORI Mr Black  @  11/11/2008 22:19:26
   7½ / 10
Un buon film di Oshima...

antonioba  @  23/04/2008 19:47:56
   4 / 10
Pessima sceneggiatura trama poco chiara riesce solo ad annoiare

Englishbear  @  28/12/2007 08:53:03
   9 / 10
Un film eccellente!più film giapponesi guardo e più mi innamoro di questo paese meraviglioso!!un film da non perdere!!

Bathory  @  11/10/2007 01:03:53
   6 / 10
Vedendo la media molto alta mi aspettavo di più, invece ho trovato un film dalla trama non molto chiara e da un'interpretazione, eccezion fatta per Kitano e Tashiro (non ricordo il nome dell'attore), non molto entusiasmante.
Restano comunque degni di nota i costumi e le ambientazioni

benzo24  @  12/06/2007 19:13:47
   9½ / 10
che film. che attori! che regia! da vedere assolutamente.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento agentediviaggi  @  03/05/2007 10:02:51
   7½ / 10
E' un film affascinante, perchè descrive un mondo totalmente diverso da quello occidentale, con riti e codici comportamentali dei samurai (il gohatto appunto) che posso ricordare alla lontana i riti dei cavalieri narrati nelle chansons e negli epos medievali. Mi è piaciuto particolarmente l'aspetto formale del film, ossia la scenografia, la fotografia, il colore (soprattutto nel finale) e la sublime colonna sonora di Sakamoto, meno le interpretazioni (anche se non me la sento di giudicare la recitazione orientale che si baserà senz'altro su canoni diversi dai nostri). Mi meraviglia che, almeno da quello che traaspare in questo film, l'omosessualità era considerata al massimo una speciale inclinazione, da prendere in giro chi ci cadeva ma niente più, in una cultura ipermaschia e iperconservatrice come quella dei samurai. Non ho invece capito molto lo sviluppo psicologico del protagonista efebico; ossia egli è solo vittima oppure un cinico baro?

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  08/01/2007 23:40:03
   9 / 10
Il corpo e la mente non possono costituire la rigorosità dell'obbedienza, in parole povere.
Verrebbe da pensare al grandissimo Oshima, capace di realizzare un capolavoro (sottoscrivo!) come questo, l'ennesimo della sua lunga carriera, in sedia a rotelle (per le cattive condizioni di salute).
ll suo cinema è, da sempre, ossessionato dal limite che si pone tra il rispetto delle regole vigenti e la forma di adesione delle stesse in una repressa dissacrazione corporale (come del resto nel celebre "L'impero dei sensi").
Il corpo che diventa rito (cfr. "la cerimonia", 1973) e si lascia sottrarre dallo sguardo ludico di un desiderio atto a soddisfarlo.
Laddove la società - come ammette l'autore - crea un regime militar-cameratesco (i samurai della scuola Shingengumi, in questo caso) l'unicum di un solo sesso atto alla disciplina delle guerre, l'attrazione diventa una forma di complicità che nessuna geisha riuscirà a frenare o dividere.
La stessa verità applicata a ogni tipo di coercizione militante di ogni tempo luogo ed epoca: l'azione qui si svolge alla fine del 19' sec.

Ora è facile prevedere il turbamento davanti a un Sozaburo Zano (il bellissimo ed efebico Ryuhei Maisuda) che sembra riportare in auge il climax letterario di Melville ("billy budd il marinaio"), ovvero una società che lontana dalle nostre comuni o atipiche attrazioni non è.
C'è poi quella dimensione naturalistica quasi atta a voler sconfiggere quel titolo ("tabu'") attraverso un'attrazione fagocitata in un contesto di cuore orgoglio rispetto morte sopraffazione violenza vendetta.

E' un film senza tempo preciso: bellissimo, poetico, struggente e persino epico: indimenticabile Beat Takashi (Kitano) quando recide un albero con la spada, trafiggendo l'unica ragione di vita dopo una scia di sangue (la morte è bellezza?).

Equivoco oh sì tremendamente: potrebbe essere un peplum americano su di uno schiavo che rifiuta di uccidere l'amato nello stesso istante in cui accetta il sacrificio della morte, ma questa è soprattutto, si dice, una storia di Samurai...

Film irrinunciabile, perchè affida al pensiero e alla narrazione la summa verbale dei desideri

Al grandioso Kitano (capitano Thosizo) è affidato l'epilogo, ovvero la fine di una crudele favola, con la morte vicina alla piu' torbida e iconoclasta delle passioni

Tom24  @  18/11/2006 21:46:43
   8 / 10
ottimo film, presenta un lato dei samurai fino ad ora poco preso in considerazione, da vedere sopratt se siete amanti della cultura "orientaleggiante"....

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  07/07/2006 17:21:40
   8 / 10
Oshima torna a parlare di sensi e lo fa mettendo in luce la natura umana che predomina sulla ragione e sulle regole ferree.
Lo fa trascinandoci con un film esteticamente molto bello,nel Giappone del 1865 quando i samurai erano considerati degli uomini senza macchia nè peccato,pronti ad immolarsi per il bene del proprio padrone senza battere ciglio.Oshima mette in luce come la corruttibilita' dell'essere umano sia inevitabile,basta un fattore esterno a scatenare pulsioni represse anche in una societa' apprentemente perfetta e pura dal punto di vista morale.Basta l'arrivo di nuovo allievo,dai tratti femminei e dall'atteggiamento ambiguo per scatenare gelosie,tensioni e scontri che faranno perdere ai personaggi dignita' e valori sui quali avevano fondato la propria esistenza sino all'inevitabile conclusione drammatica.
Un film molto bello e poetico che si chiude con un immagine di rara bellezza.
Perfetti gli attori, una spanna sopra gli altri il solito Kitano.

mister_snifff  @  25/05/2006 16:55:53
   7½ / 10
Siamo in giappone, nell'epoca in cui l'impero del sol levante era chiuso alle contaminazioni esterne ed in preda ad una sanguinosa guerra civile,l'europa ...[cut], la cina..[cut], e in america, mentre gli inglesi si scannavano contro i francesi, gli spagnoli contro i portoghesi,i neri contro i coloni e gli indiani contro tutti, su una piccola montagnola degli ancora misconosciuti cowboy soddisfavano certi vizietti. Ebbene certe consuetudini non erano estranee nemmeno al rigido mondo dei virili samurai senza macchia e senza paura, con buona pace de "l'ultimo samurai " tomcrùis.
In particolare in questo film vengono narrati in modo paradossale e ironico episodi riguardanti amore/morte, pulsazioni sessuali/desiderio di uccidere, tra gli appartenenti ad una congrega di samurai in caso di omosessualità più o meno implicite di uno o più appartenenti al gruppo. La pellicola potrebbe essere un pò ostica per chi (come me ad esempio) non è esperto o comunque non molto informato su usi e costumi in giappone all'epoca degli shogun. Comunque è tecnicamente ben curata, a suo modo elegante, e abbastanza scorrevole fino al poetico finale che piglia il sopravvento e dovrebbe risultare l'aspetto migliore di questo film

controsenso  @  29/07/2005 17:20:34
   9 / 10
Secondo me è davvero un bel film, interessante e atipico.
Esplora senza mitizzazioni il mondo dei samurai, visti con crudezza e disincanto, tra vizi e depravazioni. Bravo Kitano.

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