giorni perduti regia di Billy Wilder USA 1945
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giorni perduti (1945)

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locandina del film GIORNI PERDUTI

Titolo Originale: THE LOST WEEKEND

RegiaBilly Wilder

InterpretiRay Milland, Jane Wyman, Phillip Terry, Howard Da Silva, Doris Dowling, Frank Faylen, Mary Young, Anita Sharp-Bolster, Lillian Fontaine, Frank Orth, Lewis L. Russell, Andy Andrews, Walter Baldwin, Harry Barris, Jess Lee Brooks, Jack Rube Clifford, David Clyde, James Conaty, Willa Pearl Curtis, John Deauville, Helen Dickson, Franklyn Farnum, Byron Foulger, Jayne Hazard, Ted Hecht, Ernest Hilliard, Earle Hyman, Jerry James, Stan Johnson, Jack W. Johnston, Karl 'Karchy' Kosiczky, Eddie Laughton

Durata: h 1.41
NazionalitàUSA 1945
Generedrammatico
Tratto dal libro "Giorni perduti" di Charles R. Jackson
Al cinema nel Luglio 1945

•  Altri film di Billy Wilder

Trama del film Giorni perduti

Preda dell'alcol per consolarsi degli scarsi successi letterari, scrittore in crisi allontana da sÚ il fratello e la donna che lo ama. Tenta il suicidio, ma la donna non si rassegna...

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Voto Visitatori:   8,55 / 10 (58 voti)8,55Grafico
Miglior filmMiglior regiaMiglior attore protagonista (Ray Milland)Migliore sceneggiatura non originale
VINCITORE DI 4 PREMI OSCAR:
Miglior film, Miglior regia, Miglior attore protagonista (Ray Milland), Migliore sceneggiatura non originale
Miglior filmMiglior regista (Billy Wilder)Miglior attore protagonista (Ray Milland)
VINCITORE DI 3 PREMI GOLDEN GLOBE:
Miglior film, Miglior regista (Billy Wilder), Miglior attore protagonista (Ray Milland)
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Voti e commenti su Giorni perduti, 58 opinioni inserite

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Jokerbona  @  27/12/2022 01:59:37
   4 / 10
4 non 2...
Il film mi pare un bambino di prima elementare che fa un tema in prima superiore.
Bravo, bello, hai fatto ciò che potevi.
E fa quel che può, il regista, in tempi lontani, purtroppo senza la capacità da poeta che dovrebbe contraddistinguerlo.
La storia è quello che è, le frasi ad effetto 3 e lode, il finale un capolavoro allegramente scherzando.
Vabbè dai, ci hai provato, ieri come allora, ci sei riuscito.

Godbluff2  @  21/08/2022 23:03:55
   9 / 10
Un nuovo capolavoro per Billy Wilder, immediatamente a seguire "Double Indemnity" e un regista che tira fuori due film di questa caratura uno dietro l'altro oh, non è che si trovi dietro ogni angolo di strada; rispetto al film precedente "The Lost Weekend" è ancora più cupo, più duro, più ancorato ad una storia di miseria umana, ancora più cinico e realista, con una crudezza narrativa davvero non comune nella Hollywood degli anni '40. Proprio per questo risulta essere il film più "europeo" di uno dei grandi europei della regia trapiantati ad Hollywood.
Peccato che questa volta Wilder abbia dovuto piegarsi alle maglie restrittive del "Codice" (sempre sia maledetto) dopo che già con "Double Indemnity" aveva dovuto districarsi e lottare tra le pretese di censura per mantenere il film pienamente coerente con se stesso; stavolta il miracolo non riesce e "The Lost Weekend" paga dazio nel finale, quell'ultimo minuto un po' sciagurato, fin troppo lieto e chiaramente forzatissimo nel suo messaggio di speranza, che spezza quella che sarebbe stata la più logica direzione narrativa che il film aveva fino a quel momento indicato perfettamente. Sarebbe stato un finale estremamente cupo e pessimista, impensabile per i produttori americani, ma del tutto coerente con quanto mostrato dal resto del film, ed è già una gran cosa in fondo che la maggior parte del film abbia tale libertà di crudezza espressiva.
Quel finale è l'unico vero motivo che mi fa leggermente preferire alcuni altri capolavori del vecchio Billy rispetto a questo che, naturalmente, resta un lavoro eccellente e uno dei migliori di Wilder.
Altro difettuccio a dire il vero è rappresentato dalle musiche, davvero troppo invadenti, onnipresenti in ogni sequenza, sottolineando anche quello che non ci sarebbe stato bisogno di evidenziare e tra l'altro senza essere particolarmente ispirate, senza uscire dalla colonna sonora orchestrale standard del cinema americano dell'epoca. Un po' fastidiosa, a dire il vero.
Tutto il resto è grande cinema, Wilder alla regia si sbizzarrisce assieme al direttore della fotografia John Seitz e Doane Harrison al montaggio, trovando tantissime soluzioni visive ed estetiche per esaltare concetti e narrazione del film, per aggiungere profondità ad ogni momento, con effetti speciali, trucchi, sovrimpressioni, giochi di ombre e una messa in scena elegante e studiatissima nella costruzione delle inquadrature, nella profondità di campo, con una regia dalle mille idee che accompagna il protagonista nel suo viaggio infernale nell'abisso dell'alcolismo. C'è tanto, tanto da ammirare in questo (e in molti altri) film dell'immenso Billy.
Naturalmente, il tutto è coronato dalla grande prova d'attore di Ray Milland e da una sceneggiatura impeccabile, dall'ammirevole crudezza nel mostrare quelle realtà così lontane dal "Sogno Americano".
Imprescindibile.

Invia una mail all'autore del commento luca986  @  15/03/2021 00:37:33
   7 / 10
Wbbe grande successo per l'originalità della tematica affrontata, ma non è tra i top del regista.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  22/04/2019 12:13:09
   8½ / 10
Pensavo che "i giorni del vino e delle rose" fosse il miglior film sul tema dell'alcol, ma non avevo visto questo, del resto di uno dei miei registi preferiti.
Il superbo Ray Milland è il classico scrittore durante il periodo di blocco ma con un problema in piu', appunto il vizio del bere.
La sua lotto contro questo demone è quasi sempre una sconfitta ma con un sentimento d'amore la vita puo' sempre cambiare.
Finale perfetto dove non abbiamo una completa redenzione ma lo stesso regista ci vuole illuminare su che strada porta l'alcolismo e cosa richia di farci perdere.
Straordinario!

ferzbox  @  27/03/2017 18:14:50
   7½ / 10
Il film è realizzato benissimo; la dipendenza dall'alcool è manifestata all'ennesima potenza, rendendo il personaggio interpretato da Ray Milland uno degli "ubriaconi" più credibili della storia del cinema; talmente credibile che viene voglia veramente di entrare dentro la pellicola per prenderlo a calci e cercare di farlo smettere con la forza.
Credo poi che all'epoca, tenendo conto del fatto che il proibizionismo era terminato solo un decennio prima, tale tematica fosse molto sentita......un esempio di cinema realizzato con criterio, grazie anche all'immensa bravura degli attori hollywoodiani dell'epoca......e del grande Billy Wilder....
Anche se alla lunga si sente il bisogno di mettere la parola fine...quindici minuti di meno e il film sarebbe stato perfetto....

N.B. ........e oggi l'alcool è legale e le droghe leggere no?.....ha ha ha.....mi viene da ridere....

ZanoDenis  @  22/09/2016 20:50:42
   9 / 10
Forse il film per eccellenza sulle dipendenze, il capostipite di questo genere, "The lost weekend" è forse uno dei più torbidi viaggi nell'inferno dell'alcool che il cinema ci propone, Wilder qui ci mette tutto il genio possibile e realizza un film impensabile, soprattutto per il periodo, quando leggo l'anno di realizzazione mi vengono i brividi.
Straordinario Milland, straordinaria la Wyman, ma Wilder con la sua sceneggiatura che definirei "a vortice" dato che consiste nel ripetere in modo martellante le situazioni che vanno a capitare al nostro caro scrittore alcolista, una sceneggiatura che contribuisce a creare un agoscia, un senso di smarrimento nello spettatore che sembra imbucato in un tunnel senza via di uscita, uno dei film pessimisti per eccellenza.


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6 risposte al commento
Ultima risposta 23/09/2016 17.18.12
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fabio57  @  11/02/2016 10:29:45
   8½ / 10
Wilder firma un grande film di formazione, istruttivo ed educativo. La discesa nell'inferno dell'alcol, è raccontata con grande maestria, una regia essenziale e una sceneggiatura asciutta, senza indulgenze. Ray Milland regala una superba interpretazione in una caratterizzazione non facile, rende il suo personaggio assolutamente credibile.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Angel Heart  @  12/12/2015 17:24:11
   7 / 10
Un film che nella sua semplicità scoperchia a 360 gradi i devastanti effetti dell'alcolismo. L'unico rammarico sta nel finale che tronca le tendenze autodistruttive a favore di una forzata e troppo improvvisa presa di coscienza aperta alla speranza; peccato, perchè basandomi su quel poco che ho visto, da Wilder non me l'aspettavo.

guidox  @  21/11/2015 15:07:57
   8½ / 10
altra perla di Wilder, resa ancor più splendente nell'occasione da una splendida interpretazione di Ray Milland.
semplicemente splendida la definizione di circolo vizioso resa visivamente con il cerchio del fondo del bicchiere appoggiato sul bancone.
unica pecca come già da altri sottolineato, il finale un po' troppo telefonato in senso ottimista.
comunque da non perdere.

sixx79  @  29/10/2015 15:33:25
   9 / 10
E che dire, dopo averlo visto a ripetizione in questi anni.

Film eccelso, che può essere benissimo attuale. Gia' al tempo si conoscevano gli effetti e qui, vengono resi alla perfezione.
Tra i film con Ray Milland, è quello che preferisco, di gran lunga.

L'unico difetto, è il titolo italiano tradotto. (Ma neanche tanto).

topsecret  @  22/03/2015 14:21:06
   7½ / 10
Gli effetti devastanti dell'alcolismo che porta alla mancanza di autostima con intenti deliranti e minacciosi, pericolosamente catapultati verso l'autodistruzione.
E' questo, in sintesi, ciò che Wilder intende raccontare con il suo GIORNI PERDUTI, premiato agli oscar con ben 4 statuette, nonostante un finale un po' troppo frettoloso e benevolo.
Un film forse non perfetto, ma comunque capace di sorprendere per il tema trattato e per la prova attoriale del protagonista, Ray Milland, abile nel far risaltare le emozioni e le paure di un uomo sull'orlo di un baratro senza fine.
Buon film, meritevole di visione.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  13/02/2015 16:24:07
   8½ / 10
Grande film. Viaggio nel mondo dell'alcolismo. Davvero bravo Wilder, un grandissimo film. Finale un po' troppo americano, peccato.

steven23  @  02/11/2014 20:34:16
   9 / 10
Presenti SPOILER!
Ogni volta che mi appresto a vedere un film di Wilder cerco di convincermi di un fatto, vale a dire che è impossibile possa sorprendermi, non dopo aver visto quelli che, a tutti gli effetti, restano i suoi capolavori più celebri. Poi, però, ecco che la convinzione va letteralmente a farsi benedire... è successo con "Uno, Due, Tre." ed è successo anche con questo "Giorni perduti". Pur non rappresentando l'apice più alto mai raggiunto dal regista, questo resta comunque un film straordinario, una pellicola che molti registi non riuscirebbero neppure a sognarsi la notte di fare... e questo era giusto per dare un'idea dell'immensa grandezza di Wilder; non che ce ne fosse il bisogno visto di chi stiamo parlando, ma mi fa sempre piacere sottolinearlo.
Il film in sé è un lucidissimo e terribile viaggio nella piaga dell'alcolismo, un viaggio estremamente povero di luci ma pregno di zone oscure... non ci sono sconti, non ci sono speranze, c'è solo una lunga, interminabile discesa che accompagna il protagonista fino al finale il quale, a pensarci bene, potrebbe tranquillamente avere due diverse interpretazioni.
Il tutto viene ovviamente diretto con una maestria da far impallidire anche il più in gamba degli attuali cineasti... Wilder va dritto al punto, utilizza una fotografia particolarmente grigia e inquietante e regala un numero di scene memorabili davvero impressionante. Tra le tante come non citare quella in cui Milland si trova a dover fare i conti col suo personale "delirium tremens" e inizia a vedere un topo che rosicchia la parete di casa; oppure quella precedente, dov'è costretto ad assistere alle crisi degli altri pazienti in un enorme sala quasi completamente buia. L'oscurità delle immagini, unita alle terribili grida degli alcolizzati, sono un qualcosa di davvero pazzesco.
Senza parlare poi della sceneggiatura, al solito più ferrea che mai.
E il cast? Milland regala una performance di una bravura terrificante e si porta a casa meritatamente l'Oscar... se molte scene riescono a scuotere lo spettatore con una certa intensità il merito non va solo a Wilder, ma anche a lui. Fantastico!
Non da meno, però, risulta essere la Wyman... in un ruolo minore rispetto a quello di Milland offre un'interpretazione tremendamente convincente; la sua tenacia e il suo amore verso il compagno sono semplicemente commoventi, tanto da portarla ad essere l'unica possibile ancora di salvezza di un uomo sempre più alla deriva.
Il punto è, quest'uomo vuole davvero essere salvato? Difficile stabilirlo, e il finale se da una parte getta un'inaspettata luce di speranza dall'altra mette più di un dubbio sull'effettiva riconciliazione del protagonista con se stesso.
Tutto è troppo rapido per pensare che la via della guarigione sia stata intrapresa nella maniera giusta, rapido e accondiscendente... e in netto contrasto con il resto della pellicola. Forse una scelta precisa del regista, forse no... non ci è dato saperlo. Fatto sta che, personalmente, adoro finali del genere!
A ognuno la sua interpretazione.

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Ultima risposta 03/11/2014 14.28.52
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Invia una mail all'autore del commento NotoriousNiki  @  24/08/2014 17:49:51
   9 / 10
Il salto ormai è fatto, nel cambio di registro non ha perso una virgola della sua brillantezza sino ad allora prodigata nel plasmare la commedia, raccoglie gli stilemi del cinema d'avanguardia per modellare il cupo tunnel senza uscita dell'alcolismo in cui si ritrova Milland.
Talmente antihollywoodiano nello sconfessare quei ritratti bigotti che il cinema soleva realizzare che la stessa Hollywood ne dev'essere rimasta ammaliata (dato che poi l'autore è uno dei suoi figli prediletti), angosciante la crudezza, il sudore grondare dal volto sfiancato del protagonista al che tutt'ora sortisce gli effetti di repulsione dall'etilismo.
Esordisce con quella bottiglia che penzola alla finestra, introduzione che rammenta la più celebre finestra inquadrata da 'Psycho', dipendenza quella che attanaglia Milland non stemperata neanche dal finale apparentemente ottimistico, troppo forte la caduta lungo il tragitto della via crucis, una reputazione sgretolata dall'imbarazzo di aver contratto una malattia che ai più sembra la rogna, le malelingue della gente, trincerato in un ricovero che ha i contorni del manicomio, le insinuazioni notturne dei demoni dell'alcool deformano la visione, Helen è il ponte tra le 2 personalità, lo scrittore e l'alcolista, un attimo di scissione dell'io (tanto per restare in fede coi suoi temi pirandelliani). Altra gemma successiva di una decina d'anni, Preminger tratta la morfinomania dalla quale deve aver assunto i tratti spostati di quest'opera che si posiziona come punto di riferimento del genere, lo stesso Sinatra attinse da questa esemplare performance di Milland i tratti della dipendenza.

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Ultima risposta 24/08/2014 22.00.53
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Goldust  @  28/04/2014 11:24:51
   8 / 10
Senza sconti né patetismi, un angoscioso viaggio nell'incubo dell'alcoolismo: se da una parte il ripetersi delle azioni del protagonista può rivelarsi alla lunga meccanico ( sbronza, recupero delle qualità motorie, ricerca di denaro per tornare a bere, sbronza e via di nuovo ) colpisce dall'altra la lucida ed a tratti orrorifica messinscena della debolezza umana della dipendenza, maneggiata con cura ed una certa misura da un mostro sacro della settima arte come Wilder.
Visto oggi perde certamente un poco di forza ( ormai neanche i film più crudi sulla droga riescono a fare sensazione ) ma considerato che è una pellicola del '45 le va riconosciuta il rispetto che merita.
A dir poco straordinaria la prestazione di Ray Milland.

bm_91  @  16/11/2013 10:27:40
   8½ / 10
Come sempre il buon vecchio Wilder non delude, il suo tocco sapiente ed elegante non manca mai, anche quando deve distaccarsi dalle commedie romantiche che tanto gli sono care. Ottima l'interpretazione di Ray Milland che anticipa e ispira in parte quella, altrettanto sublime, che qualche anno dopo Jack Lemmon regalerà ne "I Giorni del Vino e delle Rose".
Davvero un buon film, che non lascia indifferenti.

vieste84  @  12/10/2013 14:41:50
   5½ / 10
L'interpretazione del protagonista è buona ma ad oggi questo "giorni perduti" è la pellicola di Wilder che mi è piaciuta di meno. E' un film drammatico inferiore a capolavori come Viale del Tramonto, La fiamma del peccato o L'asso nella manica

DogDayAfternoon  @  11/09/2013 21:04:05
   7½ / 10
Film d'altri tempi, con una storia tutto sommato semplice che risalta le doti di recitazione dei protagonisti: un uomo e la sua bottiglia. Straordinario Ray Milland, un uomo perduto dall'alcol costretto a inventarsi un mucchio di fesserie per nascondere la sua bottiglia, come un bambino che vuole nascondere un giocattolo proibito. Una rappresentazione dell'alcolizzato che fa tenerezza, visto più come un malato che non come un vizioso. Una bellissima regia di Wilder, aiutato dall'ottima interpretazione di tutti gli attori, al di là di Milland.

Peccato per un finale un po' sottotono, che comunque non è da buttare.

Lucignolo90  @  20/08/2013 20:37:00
   8½ / 10
Altro gran film di Wilder, immenso Ray Milland. Uno dei miei preferiti personalmente parlando del regista

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  08/07/2013 11:06:09
   8½ / 10
Eh si, Wilder era un genio. Ha inanellato una serie impressionante di film che possono tranquillamente essere definiti capolavori senza scandalizzare nessuno.
Nel 1945 tratta, in "Giorni perduti" (bella traduzione dell'altrettanto bello titolo originale difficilmente traducibile in italiano se non come "il finesettimana perduto", bruttissimo) l'argomento spinoso dell'alcolismo. Lo fa con un realismo allucinato e degradante, certo come fa notare qualcuno manca la vomitata ma parliamo del 1945 e del cinema americano...
in compenso le scene del delirium tremens, Ray Milland che discende nel baratro fino alla decisione finale, perfino il finale "positivo" in realtà del tutto aperto (ricordate che l'uomo della clinica per alcolisti lo avverte che tanto ritornerà ancora e ancora e ancora) sono perfetti e niente è fuori posto come sempre con uno come Wilder.
Fece praticamente incetta di premi tra Cannes e oscar. All'epoca la dipendenza da alcol era un problema devastante negli USA e il cinema che lo tratta in maniera disincantata, cinica e senza fronzoli è stato giustamente apprezzato.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento Zazzauser  @  06/11/2012 23:54:11
   8½ / 10
"Mi ingrossa il fegato, vero Ned? Mi brucia i reni eh? Ma che effetto fa alla mia mente? Scarica la zavorra e il mio spirito si libra in volo. Sono al di sopra di tutto mi sento bravo, molto bravo. Cammino su una fune sopra le cascate del Niagara, mi sento un grand'uomo. Sono Michelangelo che modella la barba di Mosé, sono Raffaello che dipinge il Dio, sono Paderewski che suona una rapsodia, sono John Barrymore prima che lo strangolasse il cinema, sono Giulio Cesare e Napoleone insieme."

Si dice che Wilder scrisse questo film per Raymond Chandler, con cui il regista ebbe modo di lavorare l'anno prima durante la stesura di "Double Indemnity". Lo stress accumulato durante le riprese fece riprecipitare lo sceneggiatore nel baratro dell'alcolismo, e "Giorni Perduti" fu il tentativo di Wilder di "spiegargli sé stesso" e porre rimedio alla sua dipendenza. E viene difficile pensare ad un modo più efficace di quello dell'angosciante vicenda di Donnie Birnam, giovane disoccupato di New York che nel cercare sollievo dai propri fallimenti come uomo e come scrittore trova rifugio nella bottiglia fino a diventare schiavo di essa.
Proprio quel "weekend mancato", che avrebbe dovuto passare col fratello Wick, diventa per il protagonista - un maiuscolo Ray Milland - un viaggio di rivalutazione, ma anche un trip allucinato negli abissi di quel suo vizio che non ammette vie di mezzo: la guarigione o la morte.
Tutti gli aspetti più deleteri della dipendenza - quella vera - da questa droga legalizzata vengono ben sviscerati sullo schermo. Gli autoinganni, le bugie, gli ostacoli nei rapporti sociali, il furto, la violenza, la tragica sofferenza dell'astinenza, ma soprattutto quell'effimero senso di onnipotenza che accompagna lo stato di ubriachezza. La vita di Don è una collezione di "giorni perduti" dietro all'alcool, di ore passate a vedere la propria vita spremersi fino all'ultima goccia proprio come il whisky delle sue amate bottiglie.
Gli Stati Uniti erano usciti da poco più di una decina d'anni dalla difficile era del Proibizionismo, e non è fuori luogo pensare ad una componente di denuncia nei confronti delle scelte di governo di quegli anni che invece di risolvere la situazione la peggiorarono (l'infermiere dell'ospedale che ricorda il numero esorbitante di ricoverati del decennio precedente).
Billy Wilder trasforma in oro tutto ciò che tocca. La sceneggiatura - scritta in collaborazione con Charles Brackett - è come al solito il punto forte, ben congegnata nel ricomporre le varie tessere della vicenda.
Volendo proprio trovare una macchia, ho trovato un po' superficiale l'analisi del rapporto fra il protagonista e la sua fidanzata Anne (Jane Wyman), che assume un po' troppo i connotati della ragazza dal cuore d'oro.
Un film straordinario, che porta sullo schermo un tema scottante per l'epoca e ancor oggi moderno con uno stile che rimane unico per sobrietà (pun intended) ed originalità.

Robgasoline  @  08/10/2012 23:10:02
   8½ / 10
ValeGo  @  24/09/2012 21:49:25
   8 / 10
Come il rifiuto di se stessi può portare alla distruzione ancor più del rifiuto del mondo..ottimo!

7219415  @  24/09/2012 19:44:32
   8 / 10
Non tra i miei preferiti del mio amico Billy

Oskarsson88  @  06/08/2012 02:31:31
   9 / 10
ancora bellissimo film di Wilder visto in lingua originale! Grandioso il protagonista, centrale, storia struggente e ottimamente gestita!



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Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  07/04/2012 00:21:08
   9 / 10
Cosa può accadere quando un uomo non riesce a realizzarsi e soprattutto a realizzare i propri sogni?
Una dipendenza terribile, una discesa negli inferi straordinariamente e spietatamente raccontata dal grande Billy Wilder.
Una sceneggiatura ideata in maniera magistrale e incredibilmente interpretata dal protagonista Ray Milland.
Sequenze indimenticabili.

Invia una mail all'autore del commento Jason XI  @  15/03/2012 23:39:41
   9 / 10
Nessun fottutissimo 3D potrà mai raggiungere momenti di cinema come questo... film oltretutto avanti per l'epoca e per l'argomento trattato.... Milland magnifico... che bello tuffarsi ogni tanto in questo passato in bianco e nero....

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  06/02/2012 18:10:42
   8 / 10
In questi film di Wilder c'è proprio il meglio che lo stile classico possa proporre. Prima di tutto l'efficacissima trasposizione in immagini di un preciso tema. Qui ci troviamo davanti alla rappresentazione dell'implacabile dipendenza dall'alcool e il lavoro fatto da Wilder sia come sceneggiatore che come regista è assolutamente encomiabile. La chiarezza e l'efficacia sono alcuni dei pregi dello stile classico e Wilder qui ce ne dà un ottimo esempio. Il personaggio è seguito passo passo, di lui si svela tutto: ragioni, sentimenti, debolezze, sfiducie, battaglie. Non solo le parole del protagonista, ma anche e soprattutto le immagini (grande fantasia di punti e piani di ripresa) e la musica (lo stile drammatico, suggestivo ed evidenziatore di Rosza) trasmettono l'essenza della storia allo spettatore. C'è poi una grande cura ed attenzione ai particolari che fa sì che percepiamo il protagonista come una persona in carne e ossa, più che come personaggio di celluloide.
Anche la tecnica di narrazione (subito in media res, diversi flashback esplicativi, la focalizzazione spinta sulle atmosfere) fa sì che non si abbassi mai l'attenzione e la palpitazione dello spettatore. Anche i climax (successione di speranze e ricadute) sono ben dosati e trascinano anche lo spettatore nella spirale.
L'atteggiamento verso il "male" è ambivalente. Da una parte - pubblicamente - lo si condanna senza mezzi termini e se ne fanno vedere le conseguenze deleterie, dall'altra si rappresenta esteticamente la sua presa irresistibile, il fascino morboso, la sua potenza e lo si fa vivere e provare pure allo spettatore. Wilder non rinnega lo spirito noir che dominava il passaggio fra gli anni 40 e 50. Anche qui si rappresenta la preoccupazione di non essre in grado di reprimere efficacemente gli istinti animali che l'uomo si porta dietro.
Ciò che pesa negativamente è l'impianto forse eccessivamente teatrale, i dialoghi a volte molto lunghi, la prevalenza della ripresa in studio sugli esterni (caratteristiche queste comuni a quasi tutti i film dell'epoca). Questo aspetto viene però sovrastato da Ray Milland, che dà personalità e pathos alla sua interpretazione.
Ciò che non convince è il personaggio femminile, poco sviluppato, fin troppo perfetto. C'è poi il solito difetto delle sceneggiature dagli snodi casuali costruiti ad hoc, ma anche questo è un male comune all'intera epoca.
Insomma un film che può essere tranquillamente visto e apprezzato anche oggi. La sua problematica (la dipendenza e la sconfitta della propria forza di volontà) è ancora attualissima.

MidnightMikko  @  21/01/2012 17:20:41
   8 / 10
Un buon film di Wilder, ottimamente diretto dal maestro e interpretato magistralmente da un Milland mastodontico. A livello di trama sinceramente non mi ha coinvolto più di tanto, odio le storie che girano intorno alle dipendenze, sinceramente. Però sono rimasto veramente colpito dalla perfezione tecnica tipica del regista e delle sue opere. Considero migliori altri suoi film, ma questo "The Lost Weekend" rimane comunque un film da vedere assolutamente.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  21/08/2011 14:12:44
   8½ / 10
Il racconto di una dipendenza devastante come quella dell'alcool, il progressivo isolamento del protagonista che rifiuta ogni aiuto e butta nel bere tutta la montagna di buoni propositi di qualche istante prima. Solo ed emarginato affronta l'inferno della sua dipendenza tra visioni generate dal delirium tremens. Un gran film di Wilder, un grande Ray Milland.

barone_rosso  @  18/04/2011 20:09:59
   8 / 10
ottimo film di wilder, non il mio preferito ma colpisce la maestria con cui descrive un tema così complesso come l'alcolismo.

TheLegend  @  02/12/2010 23:34:11
   7½ / 10
Considerando l'anno di uscita si può dire tranquillamente che sia un buon film.
Ottime le interpretazioni e buona la regia.
Sicuramente il finale risulta un pò troppo sbrigativo.

edmond90  @  19/11/2010 17:35:36
   10 / 10
Potrebbe rientrare tranquillamente in una ideale top 10 dei film made in USA piu belli di ogni tempo.
Un ritratto straordinario di un alcolizzato,duro e lucidissimo,tratteggiato da Wilder con una maestria impareggiabile considerando l'anno di produzione,il 1945!
L'interpretazione di Milland è autenticamente inquietante per quanto è sentita,si integra perfettamente allo stile realistico di Wilder ed è ancora in grado di scombussolare anche lo spettatore piu scafato e impassibile.
Una pietra miliare

Clint Eastwood  @  16/11/2010 16:22:38
   8 / 10
Un piccolo trattato sull'alcolismo di Wilder sempre lucido e bravo dietro la cinepresa. Premiatissimo con oscar nelle più ambite categorie (film, regia, attore e sceneggiatura) è senza dubbio una pellicola di ottima fattura che oggi sente il peso dei suoi anni per via del suo classicismo. Senza nulla togliere alla regia un po' negligente, l'interpretazione di un attore negli anni d'oro di Hollywood specialmente quando la trama si concentra tutta su di lui non richiedeva lo sforzo che oggi gli standard esigono, si ha una prestazione quasi teatrale/automatica e quindi prevedibile contro la spontaneità e l'improvvisazione, più stimolante. Da aggiungere la colonna sonora onnipresente e troppo rumorosa per trasformare quell'intento di tensione in nevrosi. In definitiva si tratta di un capolavoro nel periodo in cui è stato concepito più nella forma che nei contenuti, viceversa dei capolavori attuali.

7.5/8

Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  22/03/2010 08:54:39
   8 / 10
Solito, grande Wilder, che racconta l'alcolismo senza fronzoli ed in modo spietato, presentandone la forza autodistruttiva. Tecnica superba (la scena del delirium tremens è da antologia) ed interpretazioni straordinarie completano il cerchio.
Peccato però, a mio parere, per

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Ultima risposta 22/03/2010 15.31.42
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Gruppo REDAZIONE VincentVega1  @  08/03/2010 01:26:03
   9 / 10
L'uomo e l'alcol come distruzione. La peggiore delle droghe distrugge la tua vita e di chi ti ama.

E senza giri di parole Wilder lo racconta in maniera diretta e semplice, mostrandoci perfettamente la parabola di quest'uomo in caduta libera.

Inutile dire che Ray Milland è straordinario, quasi bravo quanto Ben "Cage" Sanderson, entrambi meritatissimi premi oscar.

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Ultima risposta 13/03/2010 13.30.16
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pinhead88  @  23/01/2010 21:43:42
   9 / 10
Ottimo film che in ogni inquadratura riesce a trasmettere una grande intensità.Wilder ancora una volta non smette di sorprendere.Straordinario Ray Milland nelle parti dell'alcolista disperato.

alexp79  @  25/12/2009 00:42:19
   8 / 10
abbasso la media ma non mi sento di definirlo più di un "film magnifico non perdetelo"!!

Dr.Orgasmatron  @  09/12/2009 15:40:31
   9½ / 10
Stratosferico capolavoro di Wilder che, abituato a girare super commedie, si cimenta in una tematica difficile e complicata (alcolismo e dipendenza) con grande facilità e gran classe. Miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior attore sono forse gli Oscar più azzeccati per questo film. Milland è semplicemente perfetto, una delle migliori performance recitative che ricordi.

Gruppo COLLABORATORI atticus  @  06/12/2009 20:08:18
   9 / 10
Splendido ritratto-incubo di una dipendenza ossessiva e distruttiva nelle sue pulsioni più recondite, diretta da un genio della settima arte capace di sottili raffinatezze (memorabile il sogno del protagonista, il soggiorno al reparto psichiatrico e lo spettacolo teatrale in cui i ballerini si trasformano in impermeabili, nelle cui tasche si nasconde il desiderato whisky). Un film doloroso, struggente ed emozionante, merito anche di un Milland superlativo e di una meravigliosa Wyman.
Raramente il problema dell'alcolismo è riuscito a trovare al cinema rappresentazioni adeguate alla sua portata. Questo è indubbiamente uno dei casi migliori, con "I giorni del vino e delle rose" di Edwards e "Piangerò domani" di Mann.

Invia una mail all'autore del commento shantaram  @  11/11/2009 17:36:18
   10 / 10
Eccellente.
Milland è perfetto!!! Wilder ancor di più!!!
Il film trasuda frenesia e nevrosi.
Alcol e solo alcol.....
Il bicchiere è vuoto. L'ultimo sorso. Dove ho nascosto il whisky?
Bevo nebbia e acqua di vita ma non voglio altro...
Delirius Tremens

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  27/09/2009 19:09:51
   9 / 10
Billy Wilder fu un genio. Un genio poiché seppe realmente trasformare in oro tutto ciò che ebbe tra le mani. Ci si chiede, per esempio, come avrebbe potuto la limpidezza del suo stile adattarsi ad una sceneggiatura che vertesse sui temi di “Giorni perduti”, o la sobrietà alla regia versarsi a fondo in un bicchiere tanto torbido come quello dell’alcolismo.
Guardare per credere. Wilder realizza un film angosciante la cui narrazione possiede l’assiduità del vizio che racconta. Riesce a sdoppiarsi tra realtà e sogno. Tra fermezza e convulsione. Tra speranza e disperazione. Inventa sequenze per lui inaudite - quella della visione del topo e il pipistrello, in preda a delirium tremens, è a dir poco strepitosa - racconta come al solito benissimo senza tralasciare niente.

Ray Milland è semplicemente eccezionale. Le sue smorfie, deliranti e nervose, anticipano a mio avviso quelle di Jack Nicholson.

godfa982  @  30/07/2009 15:33:02
   9 / 10
altro stratosferico film di wilder... uno dei suoi lavori migliori. Meritatissimo oscar per Milland. l'inarrestabile parabola discendente di un alcolizzato raccontata in un modo che definire coinvolgente è davvero riduttivo.
Come ho gia detto in un altro commento a un film di Wilder...costui è il cinema!!!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gatsu  @  23/02/2009 04:14:05
   8½ / 10
Tremendo film sull'alcolismo e su tutte i suoi risvolti. Un immenso Ray Milland ci trasporta in un'autostrada senza sbocchi dove al termine rimane soltanto il delirium tremens!! Una storia toccante e "Vera" girata a mio avviso magistralmente in un bianco e nero emozionante e perfetto. Però non lo considero il migliore sul tema, credo di preferire "Via da Las Vegas", ricordo che soffrivo di più ;)

Touch of Evil  @  25/01/2009 18:46:00
   9½ / 10
Ancora l'immensità di Billy Wilder, stavolta sul tema alocolismo e con un grande Ray Milland

The Monia 84  @  16/06/2008 17:45:41
   9½ / 10
Ecco un altro capolavoro del grandissimo Wilder. Inquietante, disturbante, originale. Raccapricciante la sequenza del sogno. Ray Milland offre un'interpretazione a dir poco magistrale.

popoviasproni  @  13/05/2008 21:44:24
   9 / 10
Convincente e spietata pellicola sull'alcolismo di un uomo finito.
Immortale!

edo88  @  13/05/2008 00:56:39
   9 / 10
Ray Milland é eccezionale: riesce a dare un incredibile spessore a un alcolizzato e alla sua spirale verso l'autodistruzione.
Ma il merito maggiore va a Wilder, che costruisce un intero film attorno alla sofferenza personale di un uomo, e lo fa con un'efficacia disarmante che porta lo spettatore a prendere seriamente in considerazione il problema.
Non puoi relegare ciò che vedi alla pellicola, in quanto troppo vero (nel senso di realistico) per non avere effetti sui tuoi pensieri (almeno a me ha fatto questo effetto).
Memorabili alcune scene, davvero crude.
Il finale, purtroppo, me lo aspettavo diverso; ma dopotutto, essendo Wilder lo sceneggiatore, se ha visto così la sua storia allora va bene. :)

In conclusione eccellente, ma non un capolavoro.

E davvero ottimo il titolo italiano.

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Ultima risposta 17/05/2008 07.55.27
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xxxgabryxxx0840  @  02/04/2008 01:19:07
   9½ / 10
Giù il cappello dinanzi all'ennesima perla di Billy Wilder. Un film con l'alcolismo come tema principe, un film che non sbaglia una mossa. Attuale ancora oggi e pregno di un realismo senza retorica veramente sconcertante. Gran fotografia e soprattutto un Ray Milland in forma strepitosa. Ubriacante

quaker  @  20/03/2008 00:29:32
   10 / 10
Grandissimo film di Billy Wilder sull'alcolismo. Opera - a mio parere - assolutamente perfetta per impostazione, misura, composizione drammatica e spietata denuncia, senza sbavature retoriche, di una piaga sociale, allora come oggi. Assolutamente imperdibile, e indimenticabile: io lo ho rivisto oggi dopo, forse quaranta anni, e ricordavo ancora diverse battute, e alcune scene.
Billy Wilder fra il lieto fine (d'obbligo, allora, come oggi nel cinema americano) e un finale senza speranza sceglie, con una geniale abilità, il finale che vedrete, e che non si può anticipare, ma che è assolutamente perfetto (anche se nessuno è perfetto....)

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Ultima risposta 11/04/2008 10.59.19
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Invia una mail all'autore del commento wega  @  25/02/2008 11:47:55
   10 / 10
Dalla sceneggiatura perfetta di un noir dell'anno precedente Wilder vaglia una sceneggiatura dalla stessa perfezione, per un capolavoro talmente scomodo allora, quanto vero appare tutt'oggi. Questo film è incredibile, credo sia la più sincera ed efficace, genuina ed onesta pellicola di un uomo dedito all'inevitabile epilogo della peggiore tra le dipendenze da droghe.

Dick  @  25/08/2007 21:41:07
   9 / 10
Parabola discendente e distruttiva di un uomo votato al bere raccontata in maniera veramente coinvolgente che solo

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metafisico  @  07/08/2007 19:10:37
   8½ / 10
4 oscar per un film magnifico con un protagonista perfetto. Veramente suggestiva la trama

Ch.Chaplin  @  16/02/2007 17:57:26
   8½ / 10
gran film, ma ne preferisco altri di wilder, anke tra le commedie, ma non solo. in ogni caso interessante, sinceramente non conosco altri film su questo tema, e neanke pensavo esistessero. la passione ke si tramuta in ossessione..questo è il vero tema, l'alcol è puramente contingente, anke se wilder descrive la "malattia" quasi da naturalista. da notare il valore positivo della donna, cosa ke non vedo di buon occhio.

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Ultima risposta 25/08/2007 21.46.54
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gennaro  @  02/02/2007 01:23:16
   9½ / 10
un altro grandissimo film di wilder.
mi ha trasmesso tanta angoscia il ruolo dell'alcolista......sembra davvero far vivere il suo dramma. ottime le interpretazioni di Ray milland e della fidanzata. bellissima sceneggiatura e magistrale regia firmata billy wilder

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  06/01/2007 23:06:42
   9 / 10
"Giorni perduti" rimase per anni il mio film favorito: la prima volta che lo vidi ero solo un bambino, e difficilmente avrei potuto saperne qualcosa di un tema come quello dell'alcolismo.
Wilder è straordinario perchè evoca la scissione operata dal soggetto. che nel suo tentativo di assolvere i suoi compiti di cittadino e uomo (principalmente aderire ai suoi sentimenti) vive sopraffatto dall'unica "passione" possibile, quella per la bottiglia.
Ray Milland è a dir poco straordinario e inquietante: chissà quanta gente che ha condiviso come lui questo problema si sarà probabilmente rispecchiata...
Le immagini (un vero saggio di abilità tecnica) dei malati in preda a delirium tremens sono memorabili e agghiaccianti, per pochi minuti Wilder Val Lewton e Tourneau sembrano la stessa persona...

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Ultima risposta 11/04/2008 13.10.26
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la mia opinione  @  10/01/2006 21:08:06
   9½ / 10
Considerando la data ('45) questo film è autenticamente una grande opera cinematografica, A tratti il ritmo è un po' lento ma la trama è molto interessante, gurato in modo esemplare ed interpretato da un ottimo cast, insomma grande cinema old style.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  02/08/2005 12:02:08
   10 / 10
Uno dei tanti filmoni di Billy Wilder prima della commedia, girato dopo "La fiamma del peccato" e prima delle commedie.
Incredibile per l'epoca, è il solo e unico film vero sull'alcolismo, e il primo film vincitore a Cannes.

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Ultima risposta 28/12/2007 20.41.41
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