lavorare con lentezza regia di Guido Chiesa Italia 2004
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lavorare con lentezza (2004)

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locandina del film LAVORARE CON LENTEZZA

Titolo Originale: LAVORARE CON LENTEZZA

RegiaGuido Chiesa

InterpretiTommaso Ramenghi, Marco Luisi, Claudia Pandolfi, Valerio Mastandrea, Valerio Binasco, Jacopo Bonvicini, Max Mazzotta, Massimo Coppola

Durata: h 1.51
NazionalitàItalia 2004
Generedrammatico
Al cinema nell'Ottobre 2004

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Trama del film Lavorare con lentezza

Bologna, 1976. Due ragazzi sui 20, Sgualo e Pelo, possono solo sognare una via d'uscita dal quotidiano grigio e opprimente. Qualche volta per ovviare alla cronica mancanza di denaro fanno qualche "lavoretto" per un ricettatore locale, Marangon. Questa volta, però, Marangon propone loro qualcosa di diverso... scavare un tunnel nel sottosuolo del centro. Obiettivo: la Cassa di Risparmio di Piazza Minghetti. I due, non senza tergiversare, accettano la rischiosa impresa. Per vivacizzare le lunghe ore notturne di "lavoro", i due portano nel tunnel una radiolina. Contro ogni logica, trovano una stazione: Radio Alice. Una notte i due decidono di andare alla sede dell'emittente e inizia così per i due ragazzi l'avventura in un mondo nuovo, eccitante.

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Voti e commenti su Lavorare con lentezza, 41 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI gerardo  @  03/10/2004 18:31:55
   8 / 10
Alice non abita più qui. E' in paradiso...
Innanzi tutto, complimenti agli autori per il titolo, a loro dire difeso e mantenuto non senza difficoltà contro le esigenze e le volontà della produzione-distribuzione, perché, come dicono Chiesa e Wu Ming, le parole "lavorare" e "lentezza" sono desuete e poco smerciabili. Coi tempi che corrono.
Il film ha una buona costruzione drammatica e, dopo una prima parte nella quale tutti gli elementi si dispiegano a comporre situazioni diverse unite fra loro dall'ambiente in cui accadono e dalla stessa Radio Alice, centro di gravità attorno al quale ruotano le vicende, un ritmo via via crescente rende molto dinamico lo sviluppo complessivo dell'intreccio. Tutta la seconda parte è in crescendo continuo, fino all'epilogo.
Forse il più grande pregio di questo film è l'approccio antibuonista, asciutto e poco didascalico col quale si racconta un periodo storico, senza scadere nella retorica e nella nostalgia. Bè, non è solo una menata ideologica quella di Chiesa quando dice che il film è rivolto, parla, al presente. Negli scontri di strada fra carabinieri e manifestanti, nell'attacco repressivo alla radio, c'è tutta la tragedia di Genova, del sangue delle sue strade e dell'incursione alla Diaz.
Ed è importante in questo senso il modo in cui è stata trattata la figura del carabiniere, interpretato magistralmente da Valerio Mastandrea - il migliore di tutti nel film -, emerito esponente della repressione schiacciato fra le proprie ambizioni poliziesche, frustrate dalla macchina gerarchica dell'Ordine, e le umiliazioni e le frustrazioni private e familiari: un personaggio piccolo piccolo, abbastanza misero, che comanda quelli più miseri di lui, ma che è sottomesso agli ordini dei suoi superiori. Così tutto il suo lavoro e i suoi sforzi si vanificano nella pochezza della sua posizione, da uomo senza qualità. E uccide.
Max Mazzotta (il Fiabeschi di "Paz!"), l'ultimo carabiniere - sfig.ato - della terra, è qualcosa di travolgente, il più grande comico italiano di oggi: sa far ridere anche solo con l'espressione degli occhi.
Anche il macchiettismo, che in un film con questo soggetto sarebbe stato facile ritrovare, qui si mantiene in forma sopportabile, quasi rarefatta, e non si cade mai nel banale.
Il miglior film di Guido Chiesa, finora.

8 risposte al commento
Ultima risposta 27/10/2004 19.44.28
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