drugstore cowboy regia di Gus Van Sant USA 1989
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drugstore cowboy (1989)

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locandina del film DRUGSTORE COWBOY

Titolo Originale: DRUGSTORE COWBOY

RegiaGus Van Sant

InterpretiMatt Dillon, Kelly Lynch, James Remar, William Burroughs

Durata: h 1.39
NazionalitàUSA 1989
Generedrammatico
Al cinema nel Maggio 1989

•  Altri film di Gus Van Sant

Trama del film Drugstore cowboy

Bob, tossicodipendente, con la moglie Dianne e gli amici Rick e Nadine ruba la droga a farmacie e ospedali. Il tenente Gentry tenta invano di incastrarlo. I quattro cambiano aria, poi Nadine muore per overdose e gli altri ne seppelliscono il corpo in un bosco. Bob ce la fa a uscire dalla droga, ma il passato è in agguato. Ferito gravemente per una vendetta, rifiuta però di far nomi alla polizia.

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Voto Visitatori:   7,32 / 10 (25 voti)7,32Grafico
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Voti e commenti su Drugstore cowboy, 25 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

rapture  @  13/03/2010 0.17.25
   8 / 10
Ottimo film di Van Sant, regia superlativa come al solito, tuttavia un po' lento e prevedibile nel finale. Non ho compreso bene il ruolo del poliziotto Gentry, grandioso invece il personaggio interpretato da Burroughs.

yonkers86  @  25/02/2010 1.51.07
   7 / 10
L'avevo visto un paio di anni fa e così, per puro caso, oggi ho deciso di dargli un ulteriore sguardo.
Sicuramente è un buon film, nulla di eclatante ma neanche nulla di disprezzabile, la sua peculiarità secondo me risiede nel modo in cui la tossicodipendenza viene raccontata. Il film è permeato da una costante leggerezza, anche nei momenti più drammatici e tragici, dove sembra che l'uomo non ha nessuna possibilità di sconfiggere la droga. La violenza è sostituita dal buonsenso e dalla voglia di cambiare vita, sentimenti che piombano sulla vita del protagonista praticamente per caso ma che lo segneranno inesorabilmente.
I personaggi son tratteggiati in maniera onesta, menzione particolare per Padre Tom, impersonato da un grandissimo William S. Burroughs.
La regia di Van Sant è comunque buona, logicamente le cose migliori arriveranno con il tempo e l'esperienza ma già da questa pellicola si notano le peculiarità che l'hanno reso uno dei registi più apprezzati degli ultimi tempi.

Film consigliato in fin dei conti, ma da vedere senza troppe aspettative.

Invia una mail all'autore del commento s0usuke  @  25/01/2010 14.28.04
   6½ / 10
Van Sant osserva e non giudica i personaggi che, per altro, sono descritti davvero molto bene in un raggio d'azione che và dalle origini della loro ribellione fino agli eccessi da cui derivano. Matt Dillon agli esordi e dal talentino indiscutibile

gandyovo  @  05/01/2010 18.07.30
   7 / 10
altro buon lavoro di Gus Van Sant. Bravi gli attori, tematiche di tossicodipendenza

Invia una mail all'autore del commento Silly  @  29/09/2009 16.20.21
   8½ / 10
Un'interessante racconto dal punto di vista di chi sguazza non solo nel letamaio della tossicodipendenza, ma anche nella sua inesorabile emarginazione. Una storia semplice, del tutto plausibile e con una perla che ho trovato straordinaria: William Burroughs e il suo personaggio importantissimo. Poichè la droga non si avventa solo su coloro che la società etichetta come miserabili, giovani scapestrati senza arte ne parte, ma può ammaliare anche chi meno te lo aspetti. Non amo particolarmente Gus Van San, ma per Drugstore cowboy non posso che fargli i complimenti.

2 risposte al commento
Ultima risposta 20/10/2009 18.28.33
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Gruppo COLLABORATORI The Gaunt  @  25/03/2009 18.09.28
   8 / 10
Bel film di Van Sant che offre uno spaccato sulla vita vuota del tossico, sul carattere quasi infantile dei suoi protagonisti incapaci di intraprendere delle scelte mature per rimanere nel limbo artificiale delle sostanze stupefacenti. Il regista racconta tutto con il giusto distacco evitando la trappola del facile moralismo (ai tempi dell'uscita del film il dibattito sull'Aids era pressochè quotidiano). Da brividi la presenza di William Burroughs nella parte di Tom il prete.

paride_86  @  03/02/2009 22.19.21
   7 / 10
Van Sant racconta la vita di un gruppo di criminali tossicomani. La storia è vista dalla prospettiva dei drogati, in particolare da quella di Bob, capobanda che cerca poi di redimersi.
Van Sant riesce a mettere il giusto mix di ironia e drammaticità, gli attori sono molto bravi e tutto sommato il film funziona bene.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR quadruplo  @  19/01/2009 11.11.46
   7 / 10
Van Sant dirige un'opera amara e realistica sulla vita di un gruppo di tossici che vive in funzione della ricerca di una via di fuga dalla realtà.
Colpisce nel segno solo in parte, soprattutto nella seconda metà (che coincide con l'entrata in scena del grande Borroughs che interpreta un ruolo geniale).

Ottima anche la trovata dello "scherzo" al poliziotto ma per il resto non offre molto di nuovo ad uno dei miei temi preferiti.

Invia una mail all'autore del commento Don Callisto  @  18/01/2009 14.31.49
   5 / 10
nn mi è piaciuto + di tanto! bravo cmq Matt Dillon

phemt  @  04/01/2009 11.30.36
   8 / 10
Opera seconda per Van Sant, Drugstore Cowboy è il film che fa da apripista al successo internazionale del regista statunitense…
Storia di droga e delinquenza, di amicizia sesso e redenzione, di sfortuna e di violenza… Van Sant non cade mai vittima dei clichè che normalmente affollano film del genere e racconta la storia così come andrebbe raccontata, con grande linearità e senza virtuosismi o trovate eccessive pur facendo intravedere già qualche caratteristica che successivamente diventerà cardine del suo cinema…
Magari lo si può tacciare di un eccessiva edulcorazione nei confronti del tema trattato ma il film funziona egregiamente sono tutti i punti di vista...

Sceneggiatura ben dosata, regia di livello, colonna sonora ricercata e ottimo cast… Dillon è praticamente alla sua miglior prova, la Graham è di una bellezza rara e c’è anche un cameo di Burroughs…

lupin 3  @  12/12/2008 12.27.40
   5 / 10
Così così, un mezzo mattoncino.

sweetyy  @  12/12/2008 2.15.09
   7½ / 10
Bel film sul tema della droga. Non avrei immaginato attore più azzeccato di Dillon nel ruolo del protagonista.

il genio  @  05/12/2008 17.14.36
   7½ / 10
bel film...a volte un po lento ma si puo vedere..grande matt dillon

Bob Marley  @  14/11/2008 13.39.19
   7 / 10
da vedere. grande matt dillon e storia dura e cruda.
ottimo prodotto, l'unica pecca è l'eccessiva lentezza di alcune scene.

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  15/10/2008 10.15.05
   8½ / 10
Non ha senso demonizzare la droga, se non si fa nel contempo un'analisi delle ragioni che inducono l'individuo a farne uso. Ecco G. Van Sant ha questa onestà intellettuale in "Drugstore cowboy", secondo lungometraggio della sua produzione. In esso la fuga dalla realtà non appare come un mero un capriccio, ma come il segno di una insofferenza per essa, per le pene e i dolori che la vita riserva quotidianamente e che possono diventare fardelli insostenibili. Alla luce di questo stato delle cose, ogni scelta individuale sfugge a qualsiasi tipo di giudizio. Bob alla fine decide di affrontare la vita disintossicandosi, la desidera ardentemente, e si aggrappa ad essa con tutte le forze quando viene ferito; al contrario Dianne sceglie di rimanere nella certezza della tossicodipendenza, dove ogni emozione e ogni effetto sono calcolati e preventivati, rifuggendo così dal "buio" dell'imprevedibilità esistenza, in cui non si sa mai cosa ti aspetta; mentre Nadine intraprende la via estrema: quella dell'abbandono delle armi e della rinuncia alla lotta in una vita, di cui si avverte intollerabilmente il peso dell'insensatezza. Tre scelte diverse, completamente divergenti ma, nel contesto nudo e crudo in cui Van Sant ce le presenta, sono tutte immuni a qualsiasi giudizio. In questo modo la prospettiva del regista non risulta parziale ma d'insieme: perché infatti limitarsi a mettere in luce gli effetti deleteri della droga, quando invece è proprio la vita ordinaria, di tutti i giorni, la negazione della vita? E ci si rende conto ancora di più dell'impossibilità di emettere sentenze di fronte all'immagine blasfema del prete tossicodipendente (interpretato da W. Burroughs), in cui la fede religiosa si unisce alla sua negazione rappresentata, appunto, dall'abbandono nella droga.

«E' colpa di questa vita fottuta, non sai mai cosa ti succederà dopo. Per questo che Nadine ha scelto la via più facile per uscirne, è per questo che Dianne vuole continuare. La maggior parte della gente non ha idea della sensazione che proverà tra cinque minuti, per un tossicomane invece è diverso: lui lo sa, gli basta leggere un'etichetta.»

superfoggiano  @  13/04/2008 23.13.53
   7 / 10
Non è il solito polpettone sui tossici e sulla droga...
trama veramente originale... UN Matt DIllon superbo..
Del resto stiamo parlando di Gus Van Sant ragazzi!

xxxgabryxxx0840  @  04/03/2008 19.56.50
   8 / 10
Molto bello. Non amo molto Van Sant come regista ma questo film lo consiglio vivamente.

Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  14/01/2008 14.21.41
   7 / 10
“Drugstore cowboy” è la pellicola con cui Van Sant comincio’ a farsi conoscere ed aprezzare.E’ un prodotto strano che lascia intravedere le capacità del regista statunitense che cura efficacemente regia e fotografia,mostrando soluzioni interessanti ma ancora abbozzate che si affineranno col procedere della sua carriera.
A mio avviso pero’ rimane un lavoro un po’ sopravvalutato,non soltanto per alcuni punti che ho trovato eccessivamente noiosi o grotteschi, ma soprattutto per la visione che Van Sant fornisce del mondo dei tossici,troppo edulcorata e pulita,originalmente lontana dagli stereotipi cinematografici dei tossicodipendenti(e questo è un pregio),ma al tempo stesso poco veritiera e coinvolgente.Violenza e alienazione sociale appaiono troppo lontane,anche il “modus operandi” nelle rapine appare quanto meno bizzarro e troppo ragionato.
Appare evidente che l’idea del regista non era tanto quella di analizzare il mondo della droga,bensi’ di rappresentare lo spaccato di una generazione senza obiettivi,vuota,incapace di comunicare.
Il messaggio di Van Sant muta con l’andare del film e questo avviene tramite la presa di coscienza di Bob,il piu’ irrequieto dei ragazzi,il leader del gruppetto, cui un accadimento drammatico farà abbandonare,oltre che l'amore e gli amici, l’effimera e momentanea libertà donatagli dalla droga per una vita morigerata ed onesta.
Molto bravi gli attori tra cui spiccano Matt Dillon e la bella Kelly Lynch,nei panni di un prete da segnalare la presenza del grande scrittore W.S. Burroughs,questi realmente tossicodipendente.
Non è tra i lavori di Van Sant che preferisco, sicuramente pero’ denota gia’ una certa personalità da parte del regista intento a creare uno proprio stile.

Beefheart  @  22/05/2007 16.41.38
   7 / 10
Il film che ha decretato il successo di Gus Van Sant ne mette in risalto la caratteristica visionarietà ed i temi che saranno poi i capisaldi del suo cinema, come le difficoltà adolescenziali e la droga; sesso ed omosessualità troveranno spazio più avanti nelle opere successive. In questo caso, appunto, si tratta la vita maledetta e rischiosa di un gruppo di giovani, eterni immaturi, totalmente dediti al vizio al punto da farne la ragione di vita sulla quale basare tutto il resto. Ecco che Bob (Matt Dillon) e compagni non fanno altro che rimbalzare tra farmacie ed ospedali, al fine di intrufolarvisi, in cerca di droghe da rubare e somministrarsi. Ovviamente tale stile di vita non può portare molto lontano, nè durare a lungo. Per veicolare meglio il suo messaggio narco-ideologico sino a noi il regista si avvale niente meno che della collaborazione di un vecchio e piegato mr. William S. Burroughs, nella vita scrittore e drogato impenitente (vissuto fino ad 83 anni ed ormai defunto), vera e propria icona dei tossici di tutto il mondo, nella breve ma significativa parte di "Tom il Prete", che, in perenne ciclo disintossicante, raccoglie le confidenze del suo giovane amico Bob, nonchè collega di dipendenze. La trama è molto semplice e lineare ed il soggetto piuttosto logoro; ciò nonostante, l'efficacia non manca ed il film va perfettamente a segno senza sfociare in forzature, banalizzazioni o subdole drammatizzazioni. Semmai, le visioni ricorrenti di cose ed animali volanti che scorrono davanti agli occhi dei protagonisti fatti e strafatti, o l'improbabile quanto inopportuno congresso di sceriffi che arrivano ad affollare proprio lo stesso motel nel quale i nostri riparano per godersi il bottino, tendono decisamente verso un'inclinazione decisamente ironica e sdrammatizzante. A completare l'opera c'è una fotografia dai colori smaltati, in stile videoclip, che contribuisce a conferire al tutto un aspetto decisamente irreale e fumettistico. Unico neo, forse sta nella recitazione (o semplicemente nel doppiaggio?), di alcuni tra i protagonisti, come lo stesso Dillon, un po mono-espressivi e non del tutto convincenti. Non male Heather Graham, inconsciente ed imbambolata al punto giusto.

Gruppo COLLABORATORI foxycleo  @  14/05/2007 12.08.27
   7½ / 10
Secondo film di Gus Van Sant tratto da un romanzo di J. Fogle.
Film che parla di droga, di inerzia, di inettitudine alla vita comune; il tutto raccontato in modo asciutto e preciso dal regista. Senza nessun tipo di giudizio morale. Curato nei dettagli e arricchito dalle ottime interpretazioni, soprattutto quella di Matt Dillon. Grandiosa la presenza dello scrittore W. Burroughs nel ruolo di un prete tossico.

Diames  @  26/06/2006 13.57.02
   7½ / 10
Molto buono l'aspetto strettamente "stilistico" (Eccellente la colonna sonora). Trovo però, in questo caso come in tutti gli altri, che Gus Van Sant sia un regista monco, a cui manca un po' di "sostanzialità". Intendo dire, in parole mie, che mi pare sempre non preoccuparsi a sufficienza del contenuto di quanto egli, con il suo indubbio talento tecnico, intende trasmetterre. Il suo grande stile fa un po' a pugni, forse, con il carattere stereotipato dei suoi personaggi (il cui profilo psicologico è decisamente tracciato in modo eccessivamente approssimativo, dato il tema trattato, e il fatto che il film si regge quasi esclusivamente su di loro). Forse sono io a non capirlo, ma mi lascia sempre un po' perplesso (lo stesso ordine di critiche, più o meno, tanto per capirci, le rivolgerei a "badlands [la rabbia giovane]" di Malick). Comunque questo "drugstore cowboy" rimane uno dei suoi film più riusciti, e si fa, dopo tutto, guardare volentieri.

Dick  @  22/06/2006 12.36.56
   8½ / 10
Film che raccolta il mondo della droga che porta verso l' alienazione su tutto: amicizia, amore, sesso e tranquillità. Il protagonista trovandosi faccia a faccia con la morte rappresentatata nella ragazza del suo complice decide che non ne vale lapena e non senza fatica prova a uscirne, ma rimane vittima di quelli che un tempo erano i suoi simili e alla fine pensa solo a sperare di sopravvivere come ogni uomo comune vorrebbe fare con normalità. Ma la normalità è facile sorpassarla.
Probabilmente Dillon nella sua migliore interpretazione.

1 risposta al commento
Ultima risposta 22/06/2006 12.40.57
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Invia una mail all'autore del commento goat  @  13/06/2006 13.00.51
   8 / 10
bravo van sant.bel film sulla droga e l'amicizia.
strepitoso william burroughs.

Gruppo COLLABORATORI bungle77  @  13/01/2006 11.26.53
   7 / 10
Nel suo secondo lungometraggio G.Van Sant ci regala un analisi impietosa di una generazione.

Krypto_06  @  25/05/2005 0.37.20
   8 / 10
grande film girato e diretto da un grande gus van sant............per trama e contenuti si può dire che vi trovate di fronte al padre di trainspotting, uscito tre anni più tardi.........grande matt dilon e anche se compare per poco un enorme w.burroughs........da vedere

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