dogtooth regia di Yorgos Lanthimos Grecia 2009
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dogtooth (2009)

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locandina del film DOGTOOTH

Titolo Originale: KYNODONTAS

RegiaYorgos Lanthimos

InterpretiChristos Stergioglou, Michelle Valley, Aggeliki Papoulia, Mary Tsoni

Durata: h 1.34
NazionalitàGrecia 2009
Generedrammatico
Al cinema nel Luglio 2009

•  Altri film di Yorgos Lanthimos

Trama del film Dogtooth

Una famiglia di cinque persone Ŕ reclusa nella propria casa di campagna: i bambini, istruiti e completamente intrattenuti in casa, crescono pensando che gli aeroplani siano giocattoli e zombie i piccoli fiori gialli. Unico contatto con il mondo esterno Ŕ una vigilante della vicina fabbrica che il padre visita ogni volta che i bisogni sessuali del figlio devono essere soddisfatti. La felicitÓ della famiglia finisce quando la vigilante offre un giocattolo alla sorella maggiore in cambio di qualcosaů

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Voto Visitatori:   7,94 / 10 (62 voti)7,94Grafico
Voto Recensore:   8,00 / 10  8,00
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Voti e commenti su Dogtooth, 62 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

BenRichard  @  16/02/2018 17:10:04
   6 / 10
Contenenti SPOILER

Per certi versi l'ho trovato un pò simile a "Calvaire" ma in un contesto del tutto differente.
Anche qui mi spiace andare leggermente controcorrente ma non ci ho visto questo gran capolavoro.
Il film si basa su una famiglia segregata in casa, moglie marito un figlio e due sorelle. L'unica persona che può uscire di casa è il marito, e l'unica persona che può avere un minimo contatto con l'esterno ma pur sempre col marito è proprio la moglie appunto attraverso un telefono nascosto nella loro stanza da letto. I figli sono quelli che subiscono totalmente questa segregazione. Niente radio, niente tv, niente computer, niente di niente...Nessun tipo di contatto col mondo esterno. Il film si basa molto sul lessico quindi fin dalla base della crescita di un essere umano..ogni parola che possa collegare al mondo esterno viene insegnata in maniera del tutto diversa dal suo vero significato ai figli così da non suscitare in loro la curiosità, stessa cosa vien fatta con le parole volgari.
Solo che questi ragazzi stanno crescendo, le loro curiosità si fanno vive lo stesso, non si può andare contro natura..e l'unico modo che hanno per soddisfare questa loro curiosità è di metterle in atto, non sapendo cosa possano provocare certi gesti e comportamenti.
L'impulso sessuale si fa sentire e l'unico che viene soddisfatto è il figlio. Questa donna che viene portata a casa dal padre per soddisfare il figlio, ma lei si avvicina anche alle figlie così da suscitare anche in loro un certo bisogno sessuale e non solo..lei è l'unico contatto che possono avere dal mondo esterno.
Il motivo per cui ho detto che questo film per certi versi mi ricorda "Calvaire" è proprio questa somiglianza di far sembrare gli esseri umani come animali..senza poter avere nessun tipo di contatto, informazione e/o confronto col mondo esterno..ma qui è più accentuata la cosa e gestita in maniera più realistica, "Calvaire" punta più alla follia ed è catalogato come film horror.
La donna che veniva portata in casa viene punita dal padre una volta che scopre che questa ha portato due film ad una delle figlie, e quest'ultima da questo momento in poi avrà un cambiamento radicale e il suo unico scopo diventerà quello di voler uscire di casa ed esplorare il mondo esterno.
Si arriva così anche ad un'inevitabile scena incestuosa fratello sorella dato che il padre ci tiene che il figlio possa comunque soddisfare il proprio bisogno sessuale. Questo ci vuole fare anche capire quanto basti per il maschio di non avere nessun altro tipo di interesse nella vita, basti avere una donna da poterci fare sesso. Viene vista come figura più animalesca e da poter quindi gestire con più semplicità.
Non vale invece la stessa cosa per la femmina, anche se non ho ben capito se è proprio quest'evento a far traboccare il vaso nella figlia che a tutti i costi vuole uscire di casa...comunque era stata data una spiegazione ai figli che solo quando il dente canino cadrà potranno uscire di casa (cioè mai), e lei una sera di santa ragione si colpisce più e più volte il dente per farlo cadere, si nasconde nel cofano della macchina in attesa che l'indomani il padre esca di casa. Una volta che l'uomo raggiunge il posto di lavoro ecco che finisce il film.
Finale fin troppo aperto ad ogni interpretazione, non mi è piaciuto.
Film d'autore che registicamente non mi ha fatto di certo gridare al miracolo, spesso e volentieri riprese fisse e ferme come un quadro in movimento ma che potrei fare pure io. Fotografia fin troppo luminosa anche se gestita bene nel contesto, che vuole far sembrare il tutto una situazione molto pacifica e rilassante quando invece la situazione dentro quella casa è completamente malata. Lo avrei preferito un pò più cupo dato il tema che viene trattato.
Detto ciò il film è piuttosto lento, in certi momenti si sente un pò la stanchezza della visione...sono film difficili questi da giudicare...puntano così tanto alla psicologia umana che ognuno di noi la può vivere un pò in modi diversi.
Comunque per concludere un meritato applauso a tutti gli attori, molto bravi e calati in ruoli decisamente non semplici da risultare realistici.

marcogiannelli  @  26/02/2016 19:04:39
   9½ / 10
Ancora una volta Il signor Lanthimos riesce ad emozionarmi con 4 spiccioli di budget, 5-6 attori, ma una sceneggiatura e una messa in scena tali da vincere Oscar, Golden Globe e pure Sanremo
Tante le scene che restano impresse,mtanto il disagio che si prova
Come in The Lobster abbiamo un microcosmo parallelo, qui ristretto ad una famiglia
Amcora una volta la dittatura e l'imposizione crea menti distorte e degenerazioni non previste e incontrollabili.
Tecnicamente è perfetto, il messaggio traspare così com'è

Danae77  @  03/11/2015 15:14:41
   8½ / 10
Il nido, prigione dalle sbarre invisibili. Maestri di dottrine fuorvianti, piccole macchine programmate da circuiti di menzogne, senza diritti, senza difese. Il mondo in un giardino. Nucleo di un unica cellula, contaminata dall'unico essere alieno...valvola di sfogo, a cicli scanditi. Subdolo nemico, serpe in seno...quid pro quo è il regalo scomodo. La promessa, una falsa scadenza e la verità, tendina scostata a piccoli barlumi illuminanti. La caduta, un volo seguito alla lettera, forzata rottura alla catena che serra le ali.

ferzbox  @  11/05/2015 17:47:02
   8 / 10
Film d'autore del 2009 di origine greca molto profondo ed introspettivo..a dispetto di diverse produzioni italiane attuali(non dico tutte...Dio me ne scampi e liberi) che non riescono nemmeno ad avvicinarsi di striscio.....

"Dogtooth" è la storia di una famiglia apparentemente normale composta da due coniugi e i loro tre figli(due femmine ed un maschio) dove il capo famiglia decreta delle leggi inusuali come forma di protezione e benevolenza.
Tutti e tre i figli sono costretti a vivere dentro casa da sempre(nella realtà del film hanno circa 20/25 anni),convinti che il mondo esterno è pieno di insidie e pericoli....che l'unico modo per poter avere una vita indipendente sia legata al loro dente canino; solo quando esso cadrà,non importa se il destro o il sinistro,potranno avere la maturità necessaria per valicare la recinzione esterna della loro dimora.
Si assite ad una totale sottomissione dove le cose più banali vengono modificate e alterate senza che loro se ne accorgano,anzi ritenendo il tutto assolutamente normale....gli zombi sono fiori gialli,la ficà in realtà si chiama tastiera,il sale telefono...e così via....continui cambi di nomi per non far accostare o incuriosire la loro progenie....non solo ma lo stesso gatto vine insegnato loro è da considerarsi un animale feroce e pericoloso......
Una realtà folle ma allo stesso tempo equilibrata al punto di far apparire,tramite le loro azioni e la loro vita quotidiana,tutto perfettamente sano e benevolo.....
Poi la conclusione è la conseguenza di un piccolo spiraglio da dove è entrato un'apparente innocuo parassita.....sufficente per togliere un solo pilastro dalle fondamenta e far crollare tutto in modo celere e distruttivo....
Un interessante analisi della natura umana messa a crudo.......l'uomo,inteso come essere vivente,cresce a seconda di quello che impara; senza un sistema siamo degli animali,indipendentemente dall'intelligenza......ma la curiosità è l'unica cosa a non modificarsi....per fortuna o sfortuna....

Filmaster95  @  16/03/2015 11:23:09
   8½ / 10
Un film che mi ha spiazzato,veramente visionario, questo gioiello è la prova che anche ora si possono realizzare pellicole innovative e che possano suscitare quel senso di inquietudine.
Il padre secondo ha una sua visione malata della società e cerca di salvaguardare il rapporto familiare fra tutti i componenti ovvero figli e moglie e si pone come un salvatore nei loro confronti e l'unico a poter varcare quella soglia che lo porterà ad entrare in quella sorta d'inferno in terra.
Il solo fatto di cambiare nome alle cose piu comuni,testimonia il fatto di non voler essere assoggettati in nessun modo alla società che si trovano a dover vivere.
L'animo umano però è in continua evoluzione e quindi il progetto del padre andrà in disfacimento a cospetto della curiosità che ci contraddistingue.

antoeboli  @  23/10/2014 13:41:25
   8 / 10
Perla del cinema d'autore quella del greco Lanthimos . Se un film partecipa alla elegante rassegna di Cannes ci sarà un motivo , e Kynodontas , come viene chiamato anche dogtooth , è l 'esempio di cinema autorevole .
Un film malato , psicologicamente violento , a tratti per stomaci forti ,viste le scene di vario tipo (che non vi sto a descrivere),e una regia strana e originale .
Dove il classico regista ci mostra i dettagli di una scena e l altra , qui Lanthimos ci mostra l'essenziale , spesso solamente con poche inquadrature , anche qualche volta ferme per minuti o secondi , per farci solo apprezzare i dialoghi fuori da ogni canone linguistico .
Impressionante la prova degli attori , su tutti il capofamiglia che da proprio l'idea del classico mostro di quartiere , che può passare in modo indiscreto dinanzi agli altri senza battere ciglio.
Bellissimo il fatto che il film non abbia una colonna sonora vera e propria , anzi spesso è tutto in un atmosfera silenziosa e inquietante .
Una perla che qui Italia non è distribuita , quindi l'unico modo per potervela gustare e internet + sottotitoli , che secondo me rendono il film ancora più credibile con il sonoro in greco ,cosi come è stato concepito .

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Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  14/09/2014 20:36:06
   8 / 10
Gran film sull'istituzione della famiglia (e di ogni potere sulle persone) in cui si mostra il potere dell'ignoranza per mantenere il controllo sugli altri. Agghiacciante in più di un momento, si resta spesso storditi da quel che appare. Alcune scene sono veramente geniali. Forse mi aspettavo di più dal finale (ma, in effetti, non stava lì il messaggio)

GianniArshavin  @  18/08/2014 13:20:58
   8 / 10
Fra il grottesco , il surreale e il drammatico Lathimos ,giovane regista greco , riesce a dar vita ad una delle migliori rappresentazioni moderne sul potere, sul condizionamento mentale e sulla famiglia.
Opera complessa e controversa , "Dogtooth" è uno dei pochi film che mi ha spinto ad una seconda visione a poche ore dalla prima , per via della sua natura contorta ed estremamente simbolica.
La trama si basa su un'idea di partenza tanto geniale quanto malata e la vicenda necessita di grande attenzione da parte del pubblico per essere assimilata e compresa a fondo.
Ogni inquadratura , ogni scena o dialogo nascondono qualche metafora e qualche riflessione , in un concentrato di contenuti belli tosti e forse non adatti a tutti vista la messa in scena cruda e alienante.
In "Dogtooth" non avremo molta violenza fisica ma saremo bombardati da una sottile e perversa violenza psichica , in un vortice di sensazioni spiacevoli che ci avvilupperanno senza sosta per tutta la visione.
Lathimos si ispira palesemente ad altri autori o titoli del passato e infatti nel suo film possiamo trovare molto di Haneke e Von Trier , passando per il "The village" di Shyamalan o la prima mezz'ora di "Bad boy Buddy". Molte anche le influenze letterarie fra cui spicca il mito della caverna di Platone.
Tecnicamente ci attestiamo su buoni livelli ed anche la fase recitativa è di grande spessore. Tante le scene che rimarranno impresse nella nostra mentre e subdolamente ambiguo il finale.
Concludo questo mio sommario commento su "Dogtooth" consigliandolo a chi vuole qualcosa di profondo e fuori dagli schemi , una pellicola cruda e fredda dai pesanti risvolti allegorici.

david briar  @  13/08/2014 16:07:12
   7½ / 10
In un panorama cinematografico,anche europeo,per certi aspetti arrivato alla frutta,un film come "Dogtooth" tende a spiccare decisamente,non solo per l'idea ma soprattutto per la sua rappresentazione.
Lo stile della regia e della fotografia,infatti,è assolutamente perfetto per una storia del genere.Il greco riprende tutto con rigore e con una freddezza dovuta e necessaria,un po' quello stesso distacco della famiglia dal resto del mondo.Inoltre,la sua capacità di rendere claustrofobici gli ambienti,interni ed esterni,è notevole e ambivalente,fra scene in piscina e videocassette,oltre a quelle in azienda,che sembrano venire da un altro mondo,come è giusto che sia.

L'idea di fondo è molto ben studiata e le metafore dal particolare all'universale sono degne di approfondimento e riflessione.Il modo in cui questa famiglia vive una realtà distorta e isolata è inquietante per quello che succede,ma anche perché è plausibile che avvenga una cosa del genere,in quanto è già avvenuto su larga scala.

Purtroppo,nella seconda parte le evoluzioni dei personaggi sono affrontate frettolosamente e a tratti con superficialità.Ma nonostante ciò il film continua a coinvolgere e colpire con il suo stile immergente e catturante,seppur in maniera minore rispetto all'eccellente prima parte.Il grandissimo difetto che gli impedisce di essere quel capolavoro che ha visto qualcuno,è un finale decisamente disonesto.Non solo perché tutto avviene rapidamente,ma perché quello che sarebbe stato interessante davvero(e che l'avrebbe reso davvero similare al mito della caverna di Platone,che molti hanno citato) non avviene,non c'è una conclusione vera e propria, tanta carne al fuoco viene buttata.Qualcuno ha detto che è un finale alla Coen e va bene così, ma invece no,personalmente trovo che non vada per niente bene,è un espediente furbo e fuori luogo,forse Lanthimos temeva di non riuscire a rappresentare in modo credibile il proseguimento della vicenda?Il film ne risulta amputato e incredibilmente danneggiato.

"Dogtooth" finisce per sprecare buona parte del suo altissimo potenziale,lasciando l'amaro in bocca.
Tutto fumo e niente arrosto,si potrebbe dire,ma in questo caso il fumo è particolarmente buono..

Spera  @  29/08/2013 14:44:20
   5 / 10
Mi spiace andare controcorrente.
Adoro il cinema d'autore e questa pellicola greca ha diverse potenzialità per erigersi a capolavoro del cinema d'essai.
Purtroppo però durante lo svolgimento della vicenda , affrontato in maniera povera e piatta, il film non raggiunge mai il coinvolgimento dovuto. Peccato perchè l'idea di base è di una potenza assurda ma pare non colpirti mai, sembriamo sempre fermi ai primi dieci minuti di film.
In principio non si capisce bene ciò a cui stiamo assistendo: una famiglia, di cui solo il padre esce per andare al lavoro, reclusa in una casa divisa dal mondo esterno da uno steccato altissimo ai cui figli viene data un educazione diversa, diversa da quella che siamo abituati a vedere nel mondo come lo conosciamo. Il mondo è quello che ti viene fatto credere sia, non quello che è oggettivamente. Tutto e reale la fuori e tutto diventa assolutamente finto e inutile nella casa dove le regole del mondo sono le regole insegnate dai genitori ai loro figli.
Arrivati alla fine si rimane con parecchi interrogativi senza risposta, a mio avviso dovuti anche a diversi buchi nella sceneggiature e carenze nella costruzione e sviluppo della storia che si rivelano però determinanti nel giudizio finale.
La regia, distaccata, lenta e statica, si presta bene a documentare la vita di questo "piccolo mondo famigliare"... malato e nichilista. Ma quindi? Anche distaccandosi dal mondo esterno, il terribile mondo esterno, non mi pare che le cose vadano meglio, anzi si crea come uno specchio del mondo la fuori: competitivo, violento, osceno. Inutile.
Inoltre l'ho trovato volgare (secondo me facevano sesso davvero gli attori)e ripetitivo. Alla terza scena di sesso esplicito pensavo di vedere un film porno, scelta che non ho condiviso e dopo l'incesto e la 4 leccata...beh... mi ero davvero stancato.
Insomma la vicenda viene raccontata in modo piatto, da attori piatti diretti da un regista che voleva dire qualcosa di grande che però non è riuscito a dire...se non nel dopo film leggendo alcune recensioni perchè molte cose non le ho capite subito e forse ancora ora faccio fatica, è necessario ammetterlo; quando ci si trova davanti ad un opera così drammaticamente delirante e distaccata dalla realtà tutto risulta essere e non essere al tempo stesso.
Come sempre evito i soliti, inutili paragoni con altri registi; ormai basta che qualcuno faccia un film un pò strambo o visionario che si cita immediatamente i vari Trier, Lynch, Jodorowski, Haneke qui in primis, ecc. Che poi i nomi sono sempre li stessi, ormai sembra una moda paragonare i registi a Lynch e Trier.
Ma fortunatamente non è prerogativa unica di questi artisti fare un certo tipo di cinema. Ogni opera va valutata nella sua unicità senza essere condizionati dalla somiglianza o ispirazione a grandi registi contemporanei che possono instaurare controproducenti valutazioni nella mente dello spettatore. La mente deve essere libera; se poi si accende una discussione su possibili paragoni se ne può parlare ma non affronterei l'argomento nella diretta valutazione al film. Solo poco tempo fa successe la stessa cosa con "Solo dio perdona".
Finale assolutamente troppo aperto all'interpretazione che mi lascia davvero insoddisfatto chiudendo il film in modo molto furbo: Abbiamo una messa in scena che ci fa vedere una data situazione ma non c'è approfondimento alcuno di questa storia, non vi è la minima caratterizzazione dei personaggi, non vi sono ne cause ne ragioni o sono lasciate troppo all'immaginazione dello spettatore. E per questo non vi è mordente, non vi è coinvolgimento.
Per dato motivo di questo film mi rimarrà un ricordo fiacco e sbiadito, un sapore amaro che sputo a terra pensando a quanto sarebbe stato dolce se fosse stato maturo.
Ero rimasto così contento dell'ultimo "Taxidermia" che ho trovato così sublime e geniale...qui purtroppo non sono riuscito a trovare lo stesso piacere per l'esperimento.
"Leccatina di tastiera?" pfff...maddai siamo seri, mi sono sentito piuttosto preso in giro mi spiace ma non arriviamo alla sufficienza.
Apertissimo a possibili spiegazioni o interpretazioni che chiariscano alcuni passi del film che forse ancora non ho chiare(meriterebbe una seconda visione a cui per il momento dubito mi abbandonerò)ma sarebbe difficile cambiare idea sul giudizio complessivo dell'opera.

Oskarsson88  @  26/07/2013 01:36:02
   8 / 10
Non avevo mai visto un film greco..beh particolare non c'è dubbio. Molto ben curato nello stile e molto malato nel contenuto. Una piacevolissima sorpresa..

Tuonato  @  24/06/2013 14:37:13
   7 / 10
Imparare "le cose" "la vita" a casa, esercizi di vario genere.
Cosa accade se ce la raccontano. E se non c'è verso di verificare altrimenti.
Didattico, didascalico. Ma illuminante e geniale.

Gruppo COLLABORATORI julian  @  21/04/2013 18:29:32
   8 / 10
Un'unica conclusione: alle donne piace che ci leccano la tastiera.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  25/03/2013 20:35:10
   7 / 10
Un vero trattato sociologico, un film morboso ricco di sfumature, una riflessione sull'amore e sulla famiglia, sul linguaggio fino a toccare il rapporto con gli animali.
L'amore come forma di possesso emerge come elemento destabilizzante e portatore assoluto di negatività.

Film che purtroppo risente di una impostazione eccessivamente accademica e per paura di cadere in un didascalismo che ne limiterebbe le potenzialità interpretative, si lascia andare a un rigore formale che lascia troppo in sospeso e mutila il film di un momento topico, di confronto, imprescindibile per comprendere almeno in parte le dinamiche familiari.

Tutto è lasciato allo spettatore ma il tutto è troppo.

Lory_noir  @  23/03/2013 01:00:45
   8 / 10
Questo film, che se non sbaglio non è stato minimamente considerato in Italia, che aria fresca per il mondo del cinema. Originale, intelligente, crudo, esplicito. La Grecia da una lezione di cinema al mondo.

Gabo Viola  @  19/03/2013 00:04:55
   9 / 10
Barteblyman  @  02/03/2013 15:56:42
   7½ / 10
Se all'inizio il film ricorda vagamente Haneke, e poi a metà ricorda vagamente Haneke e poi anche alla fine ricorda vagamente Haneke mentre i titoli di coda ricordano von Trier il film in realtà è di un regista greco che non è quindi né von Trier né Haneke. Fatta questa piccola e non necessaria premessa che fa molto quello che vuol fare il simpatico a tutti i costi o roba del genere, mi sembra ben donde più costruttivo parlare della pellicola e non di ciò che ricorda. Dando così al film il valore che in fin dei conti si merita. (Praticamente me le suono e me le canto)

Una famiglia composta da un padre, una madre, una figlia minore, una maggiore e un fratello (nel film loro stessi si chiamano così) trascorrono sereni le loro giornate, isolati dal mondo nella loro villetta fuori città, circondata da un alto muro che ne enfatizza l'isolamento. Il padre (l'unico a poter uscire di casa per andare a lavoro) e la madre educano i figli (ormai decisamente grandicelli) facendo loro riconoscere l'importanza di cose come l'ambizione, la determinazione -grazie a gare di resistenza-, il cosa è giusto e il cosa è sbagliato. Il padre in particolare si prende cura anche della loro "educazione" linguistica, trasformando così la semantica di alcune parole e quindi di alcuni concetti. Una vera e propria operazione di decostruzione del significato e del significante che per i figli, ignari dell'operazione di trasformazione, è un vero e proprio vocabolario. Così, ad esempio, il mare è una "poltrona in cuoio con braccioli di legno", l'autostrada è "un vento molto forte", la carabina è un "bellissimo uccello bianco".

Ah, ora mi siedo sul mio mare. Fuori c'era troppa autostrada, tuttavia sono riuscito a scorgere una carabina.

Oltre alla certo curiosa nonché bizzarra didattica vi è anche uno smembramento del senso della misura (inteso proprio come spazio, geometrie) che porta i figli a credere che un aereo che vola in cielo, una volta caduto a terra (e loro se lo augurano sempre), sia grande pochi centimetri.

Nei momenti più spensierati poi, mentre i genitori si guardano film porno, tocca ai figli auto-disciplinarsi per dimostrare di aver assimilato ben bene i valori dell'educazione familiare.

Insomma, una famiglia felice. L'armonia (linguistica, lessicale, spazio-temporale, concettuale) viene tuttavia un bel giorno messa a rischio dall'arrivo di un elemento esterno.

Volendo spiegare chiaramente il mito della caverna platonica io suggerirei (dall'alto di un emerito c**** tra l'altro) ai docenti di mostrare ai propri studenti questo film. Mito della caverna che si può anche riassumere con l'espressione "avere fette di salame sugli occhi". Il cinema però offre -come in questo caso- forme esemplificative più costruttive.

Platone... NON E' UNA SBOBBA, SARO' BREVISSIMO... Platone, nel settimo libro della Repubblica, descrive il mito della caverna per chiarire meglio la distinzione di due forme di conoscenza. La famiglia del film, i figli in particolare, possiedono quella che viene definita conoscenza sensibile. Loro vedono cioè soltanto ombre, quelle che per noi sono ombre, e credono che queste ombre siano la realtà. FINE. Oddio il discorso sarebbe anche più complesso, cioè l'identificazione del vero che in fin dei conti noi, in epoca mediatica, stiamo non dico perdendo ma mutuando. La necessità di una (questa sì sana) educazione ai meccanismi della immagine video, ai suoi subdoli substrati. Il raziocinio come strumento di lettura dell'immagine o del virtuale. Vabbè, in medias res, andiamo al nocciolo.

Gli schiavi, i figli della coppia, sono all'interno della caverna. All'interno del loro mondo sensibile loro vivono di supposizioni, di congetture, incapaci di verificare realmente la concretezza di quello che vedono se non mediati dai genitori.

Il film, vincitore nel 2009 a Cannes nella sezione Un certain regard, regala oltre ad una regia che non si preoccupa a volte di tagliare porzioni di nuca dei protagonisti (cose che bisogna saperle fare, nel senso che spesso si rischia di esser troppo alternativi, ma non è questo il caso) riflessioni ataviche nonché ateniesi. Platone inside, quindi, o Aristocle inside. Filosofia portami via ma anche cinema. Cinema vero e proprio, ma qui ovviamente non voglio arrivare agli odiosi spoiler. A tal proposito ho trovato in rete una accurata recensione ove però alla fin fine si racconta tutto il film. Più che una recensione una sinossi, senza neanche la benemerita cortesia di avvisare lo sventurato lettore del mega spoiler. Io, per fortuna, la recensione-spoiler l'ho letta solo dopo aver visto il film. Ma a parte queste mie considerazioni di poco conto sulle mie funeste letture, posso ben donde -e direi anche oltremodo- consigliare questo film. Consigliarlo a tutti. Sì consigliarlo all'insegnante che deve parlar del mito della caverna platonica, sì consigliarlo ai fan di Haneke ma soprattutto consiglio questo film alla mamma, al papà, alla figlia minore, alla figlia maggiore e al fratello.

7219415  @  18/02/2013 15:19:08
   8½ / 10
Grandissimo film!!!!!!!!

addicted  @  04/02/2013 22:12:45
   9 / 10
Fa sempre tanto piacere vedere film di questa eccelsa qualità, animati da tanta voglia e capacità di osare. Lanthimos ci mette davanti agli occhi, con la freddezza di un antropologo, un agghiacciante esperimento di allevamento e addestramento in cattività di esseri umani.
Questo è sufficiente ad innescare un turbine di riflessioni: perché in effetti ogni società, inevitabilmente, "addestra" gli esseri umani, decidendo il loro orizzonte (ben delimitato da robusti recinti), instillando la paura dell'ignoto, stabilendo i codici di comunicazione e di comportamento. A cominciare dalla famiglia...
Al termine della visione, ci rendiamo conto che la storia cui abbiamo assistito non è un racconto di fantascienza, quanto piuttosto un modo paradossale per farci riflettere sulla realtà che ci circonda.
Il film più genuinamente politico degli ultimi anni.
Da non perdere.

maitton  @  30/01/2013 10:06:52
   7 / 10
sto provando a cimentarmi al cospetto del cinema d'autore/sperimentale.
evidentemente non sono ancora pronto, in quanto alcune scene mi hanno davvero disturbato durante la visione.
come hanno gia'detto altri, questo film e'davvero agghiacciante.
se l'obiettivo era quello di scioccare, con me ci e'riuscito in pieno, se era quello di far riflettere...beh ha fatto centro anche in questo.
di fatto, ho apprezzato davvero molto la regia distaccata, credo fosse il modo migliore per raccontare un simile orrore e lasciare allo spettatore qualsiasi valutazione di sorta.

6 risposte al commento
Ultima risposta 30/01/2013 14.38.52
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Badu D. Lynch  @  28/01/2013 14:04:02
   9 / 10
Kynodontas (Dogtooth).. Questo film mi ha colpito particolarmente.. Adoro questo lungometraggio e, a parer mio, passatemi la parola perchè non sono un critico, è un capolavoro!! Mi piace la messa in scena agghiacciante di tutto questo, controverso ed esasperato, "universo" familiare.. C'è parecchio nichilismo che mi ricorda il cinema di Haneke, von Trier e Pasolini.. E mi è piaciuto anche il netto taglio finale (vagamente come capita spesso nelle opere dei fratelli Coen), come se non ci fosse più niente da aggiungere..

Sir_Montero  @  13/01/2013 01:16:09
   9½ / 10
Agghicciante.
Ecco il primo pensiero cosciente dopo la visione di questo duro, spietato e crudissimo film. Una storia che nella sua paradossale irrealtà mostra senza filtri di alcun sorta le dinamiche concrete, fin troppo realistiche, di come l'essere umano, e il suo esistere, sia drammaticamente determinato non dal proprio libero volere, dalla sua propria capacità di autodeterminarsi, quanto piuttosto dalle sovradeterminazioni familiari, culturali, politiche nel senso più ampio del termine. Lucidamente, ci viene mostrato che la coscienza, la conoscenza di sè e del mondo, si forma attraverso filtri linguistico/semantici non adoperati scientemente da noi stessi ma adottati, nostro malgrado, dall'esterno e accettati come univoci e indubitabili.
Nel caso specifico di questo film, asettico e tremendamente disturbante, ci viene mostrato tutto questo complesso teorico/antropologico attraverso la descrizione dettagliata di una famiglia e dei suoi figli, reclusi (a loro insaputa) dalla nascita tra le mura della loro casa.
Attraverso la manipolazione costante del linguaggio e la strumentalizzazione delle paure, si delinea perfettamente il quadro di quella che possiamo definire una genealogia distopica dell'uomo, del suo essere e della sua coscienza.
Le poche parole qui accennate non hanno lo scopo di esaurire la descrizione e l'analisi dettagliata dell'opera, ma quantomeno porre degli spunti, per quanto frammentari, di riflessione.
Un capolavoro cinico e disilluso, nichilista e disarmante. Da vedere più e più volte.

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Ultima risposta 30/01/2013 20.29.48
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Invia una mail all'autore del commento RubensB  @  09/01/2013 13:39:00
   5 / 10
Fotografia e regia elementari. Qualche sprazzo di idee che non sono portate a compimento, come il film ed il suo finale "aperto". Leggo paragoni con Haneke e Von Trier, imbarazzanti.

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Ultima risposta 01/09/2013 14.22.52
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DarkRareMirko  @  07/12/2012 00:38:24
   9 / 10
Pescando molto da Haneke, Lynch, Pasolini, Von Trier, Lanthimos confeziona un signor film, asettico e freddo come non mai (agettivi che andrebbero bene anche per deliniare la nostra odierna situazione spettatoriale).

Regia invisibile, fotografia pulitissima, scoppi di violenza incredibili, trovate spiazzanti (il cambiare nomi a cose di dominio comune).

Qualche momento hard mai troppo compiaciuto, tanta professionalità e molta bravura recitativa riguardo ad uno dei migliori film del 2009; si tengano lontani i mainstreamers comunque, visto che non è proprio mero cinema di divertimento questo.

Solo un'osservazione: è vero, la famiglia qui rappresentata è lontana dall'essere ottima, però la società stessa non è che sia messa troppo meglio in quanto a valori e a morali...

Invia una mail all'autore del commento tnx_hitman  @  03/12/2012 01:06:44
   9½ / 10
Che deficiente a non aver messo nulla di scritto qui in questa scheda.
Inutile fare giri di parole...un affresco così disturbante di una famiglia così alienata dal mondo dei comuni mortali non l'avevo mai analizzato.
Avrò visto questo film si e no 4-5 volte e ogni volta colgo particolari nascosti che devono essere carpiti e vivisezionati fino allo scervellamento cronico.
La perdita della capacità di intendere e di volere da parte di anime giovani incatenate da un ordine superiore,crudele...il fatto piu incredibile è rendersi conto che chi fissa le catene ai loro pensieri per non farli uscire fuori dalle mura di casa sono il sangue del loro sangue.Genitori che raggiungono uno stato di iper-protettività allucinante,fuori da qualsiasi schema predefinito.Fungono da capotribù di un clan primitivo,estraneo alla normalità per non far parte di una normalità che puó recare danno a creature pure e inattaccabili,figli di un ideale che il padre ha ben impresso nella testa:più si è animali,più si è distanti da una società spietata,da una bottega di sofferenza e orrori di vario genere.E lui fa in modo che questi animali vengano ammaestrati,affinchè essi diventino nuovi modelli comportamentali perfezionati da seguire,obiettivo...procreare una generazione perfetta,che rifiuta qualsiasi tentazione esterna alla loro dimora e che non viene corrotta dal male che è pronto a sconvolgere gli equilibri della famiglia appena si varca la soglia dela loro struttura fortificata.
Ma tutto questo ha una fine...il piano del padre giunge al suo termine.Ora si che sono guai seri,non aveva previsto una New entry dall'esterno che può pian piano intrufolarsi in casa e risistemare le carte in tavola.
Dal placido quieto vivere in una prigione d'oro...ad un massacro psicologico senza frontiere e senza risparmiarci colpi bassi.
La regia è un qualcosa di agghiacciante.Stabile,decisa...quadri composti e ordinati su sfondo bianco(i pareti di una casa che comunicano la sospensione della razionalità umana,e la rappresentazione di una sorta di Eden perverso)in movimento che poi si tingono di sangue.
Interpretazioni assolutamente spiazzanti.Sembra di stare li con loro a toccare con mano una storia che sembra vera.Il confine fra realtà e finzione scompare e lo spettatore viene catapultato in una messa in scena così atipica ma al contempo così dannatamente realistica,che a fine pellicola(io parlo della prima visione,ho provato sulla mia pelle)viene da darsi degli schiaffi in faccia per capire se si era trattato tutto di un brutto sogno,oppure ancora non credi ai tuoi occhi di aver visionato uno spaccato di vita familiare così' malata,ma girato con classe e determinazione.Qualunque decelebrato mago dei torture-porn Made in America avrebbe trasformato questo capolavoro in un ammasso di esplosioni di emoglobina dalla durata di un'ora.Invece codesto Sir.Lanthimos mi ha stupefatto,i miei complimenti.La tecnica del non cedere ai virtuosismi ma fotografare attimi glaciali di individui al di fuori di ogni logica e comprensione ha avuto un effetto devastante su di me.Terzo protagonista della vicenda,un Narratore che si distacca dalla storia per lasciar fuoriuscire la creatività degli attori principali.

Uno dei film più assurdi mai visti.Una carrellata di sequenze impressionanti che rimangono impresse nella retina.
Un'esperienza visiva che lascia il segno.

deadkennedys  @  02/10/2012 19:08:04
   9½ / 10
Un film sconvolgente. L'analisi del ruolo che esercitano sul'individuo famiglia ed educazione non credo sia mai stata portata così all'estremo. Molto disturbante in vari momenti. La metafora è evidente quando il padre va a prendere il cane.
Verso l'ultima mezz'ora del film mi tornavano in mente le immagini trasmesse dalla televisione nordkoreana durante i funerali del "caro leader" con episodi che noi potremmo definire di follia collettiva; e invece non è follia ma meccanicismo, educazione, un'addestramento di esseri umani organizzato fin nei dettagli. Dunque più che evidente il parallelo con i totalitarismi: la famiglia elevata a Stato da un lato, lo Stato compresso a famiglia, dall'altro.
E credo sia attinente anche un confronto con il mito della caverna di Platone.
Alla fine del film i concetti di "follia" e "famiglia" sembrano profondamente modificati soprattutto perchè ormai interlacciati.
Un genitore sano non dovrebbe cercare di "proteggere" i figli dal mondo esterno; piuttosto insegnare loro come relazionarsi ad esso nel migliore dei modi. Non dire che il Mondo è un brutto posto, pieno di pericoli ma che può essere un bel posto se si è consapevoli delle sue infinite sfaccettature.
Siamo ciò che hanno fatto di noi, animali addestrati che lentamente imparano a disobbidire, obbedendo a qualcos'altro : sia questo "altro" un istinto animale o un nuovo padrone, è irrilevante.
Un'alienazione ed un senso di follia talmente profondo da non essere ulteriormente descrivibile a parole.
Il finale forse lascia, non dico delusi, ma inappagati. Se si riflette bene però ciò che andava mostrato è stato mostrato, quel che avverrà dopo i titoli di coda è facilmente intuibile; in nessun caso può finire bene.

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Ultima risposta 13/10/2012 11.38.00
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barone_rosso  @  11/08/2012 21:57:27
   2 / 10
Ma che cos'è sta roba? Come si fa ad avere un'idea di base interessante, e costruirci sopra un film così insulso? Attori che sembrano dei pesci lessi, trama priva di senso, nessuna analisi dei personaggi, trama inesistente, nessun approfondimento, zero di zero.

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Ultima risposta 02/10/2012 19.22.27
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  31/07/2012 13:32:54
   6½ / 10
Concordo con il recensore quando accosta lo stile di Lanthimos a quello di Von Trier o Haneke, solo che "Dogtooth" è forse ancora più sperimentale.
Kalimera, Kalispera, una pellicola greca abbastanza godibile ma senza salti emotivi o temi realmente nuovi. Mi è piaciuta abbastanza, non dirò troppe lodi.

Invia una mail all'autore del commento scrib0  @  29/07/2012 19:09:25
   10 / 10
Capolavoro, agghiacciante e impressionante...piccolo gioiello, mi ricorda Innocence di Lucile Hadzihalilovic!

Invia una mail all'autore del commento INAMOTO89  @  21/06/2012 18:30:17
   10 / 10
Capolavoro assoluto nonchè il miglior film 2009-2010.
SCANDALOSO che non abbia vinto nulla, ancora + scandaloso che abbiano premiato ''in a better world'' anziche' questo gioiellino greco

Clint Eastwood  @  03/06/2012 22:18:54
   8 / 10
Un film magnifico che a distanza di mesi tiene ancora un ottimo ricordo. In fatto di regia è quasi Haneke ma ha il pregio di osare a rappresentare molto di più senza pentirsene. Un film tosto.

Invia una mail all'autore del commento luca986  @  03/06/2012 21:39:07
   7½ / 10
Interessante, peccato per un finale non all'altezza del resto del film. Consigliato

jb333  @  01/06/2012 08:16:57
   6 / 10
a parte il fatto che questo film e quasi un soft porno, bisogna dire che l'idea in generale e molto buona (come aveva gia accenato qualcuno un mix tra thruman show e the village), ma il problema e che il film a mio parere e girato in un modo che non mi piace (le inquadrature stile "via la testa" a me non sono piaciute, per non parlare del fatto che tutto si svolge in modo troppo lento)..
poi devo dirlo: non si puo gridare al capolavoro ad ogni film che e girato in modo diverso o che e particolare nel suo genere.. no.. questo film non e male sia per l'idea che per la trama in se, ma e lontanissimo da poter essere un capolavoro ( a mio parere la media del 8 e veramente troppo).. va beh questa e solo la mia personalissima opinione.. cmq la sufficienza se la merita sicuramente ma io di piu non do visto che alla fine del film ero rimasto totalmente INDIFFERENTE e sono sicuro che non lo rivedro mai (e questo secondo i miei criteri e un altro punto che mi ripetere che e lontanissimo dal poter essere un capolavoro, perche le vere perle del cinema le posso vedere e rivedere anche piu volte)...

Febrisio  @  26/12/2011 10:29:12
   7½ / 10
Impossibile rimanere indifferenti a Dogtooth.
Assai minimalista e particolare con inquadrature statiche costruisce un nuovo mondo dove l'istituzione e la società non ne fanno più da padrone; l'alienazione di una famiglia, quasi sottoforma di esperimento da vita al film greco.
Per quanto lento e silenzioso, il film anche avaro in emozioni, a volte scandali, interessa dal suo lato più nichilista.
Una forma di vita incontaminata dal mondo esterno. Senza aver possibilità di paragoni o giudizi verso terzi, come neppure il film ne vuole indicare, si lascia libero ad un istinto più naturale. Forse è il punto più positivo di questa prigionia provocatoria. Dopo tanti sforzi bisognerà fare i conti con l'istinto a cui l'uomo, da quando esiste, ne è sempre stato incuriosito e non ha mai rinunciato: la libertà personale.

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Ultima risposta 06/02/2014 21.40.36
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  08/11/2011 10:40:18
   8½ / 10
Confinati in una bella villa isolata,dotata di piscina e vasto giardino, tre ragazzi vivono insieme ai genitori,i quali, per qualche oscuro motivo, non permettono loro alcun contatto con il mondo esterno.L'emarginazione Ŕ talmente assolutista da apparire surreale,non vi Ŕ traccia di relazioni con amici o parenti ,i mezzi di comunicazione o informazione pi¨ comuni sono banditi ed il veto di mettere piede fuori dai limiti della proprietÓ Ŕ instillato tramite menzogne terrorizzanti.L'autoritÓ dei genitori permette un controllo totale tramite insegnamenti favoleggianti costruiti sulla paura dell'ignoto,l'esterno Ŕ qualcosa di spaventoso ed inimmaginabile dal quale tenersi alla larga senza dubbio alcuno.
Parole "pericolose" che assumo significati devianti,gatti che si tramutano in belve assetate di sangue,adesivi elargiti come premi,per tutta la durata del film ci si interroga sulle motivazioni che inducono tale atteggiamento repressivo e bizzarro ma Lanthimos non fornisce spiegazioni esaurienti.
Si potrebbe sposare l'ipotesi di una lettura in cui la negazione diventa una folle dimostrazione d'amore nei confronti di quei figli che si vuole proteggere dalle brutture del mondo,pi¨ verosilmente "Kynodontas" Ŕ una penetrante metafora della societÓ odierna,capace attraverso il potere ,di qualsiasi natura esso sia,di piegare le menti infarcendole di subdole informazioni,di annullare il libero arbitrio,far leva sul timore del diverso per accendere livori al fine di controllare facilmente la massa immergendola in un mare d'ignoranza.
Ovviamente c'Ŕ speranza,il castello di bugie Ŕ destinato a crollare e Lanthimos utilizza il binomio cinema/sesso,mezzi potenzialmente e notoriamente sovvertitori, per intaccare certezze fino ad allora granitiche.L'epilogo non garantisce risposte certe e tutto viene lasciato alla libera immaginazione,al regista non interessa soddisfare la curiositÓ dello spettatore,il suo proposito Ŕ raggiunto nel momento in cui dimostra come da ogni regime sia possibile affrancarsi.
L'atmosfera coercitiva Ŕ a tratti davvero sgradevole per la resa realistica in barba ad una storia cosý assurda ed estrema,l'abuso formativo impregna ogni scena e l'orrore pi¨ profondo scaturisce dall'inquadramento disumano del singolo.Le isolate scene di violenza fisica restano impresse per la repentina brutalitÓ con la quale si manifestano, integrazione necessaria di un inquietante regime famigliare in cui mente e corpo vengono addestrati alla cieca obbedienza.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR oh dae-soo  @  26/08/2011 23:14:39
   9½ / 10
ATTENZIONE: il commento contiene anticipazioni.

Educazione: dal latino educere, in questo caso traducibile con "tirar fuori ciò che sta dentro". Quindi solitamente un processo educativo dovrebbe servire a far emergere e al contempo formare delle attitudini mentali e fisiche già presenti nell'individuo. Può esistere però un'educazione "totale", una formazione ex novo impartita ad una persona? un'educazione cioè che non tenga conto delle attitudini dell'individuo e delle regole della società in cui tale individuo vive ma costruisca tutto a tavolino?
Questo sembra raccontare il meraviglioso Dogtooth, pellicola incredibile, quasi unica nel suo genere.
Tre fratellli vivono in una meravigliosa villa in aperta campagna. Il loro mondo conosciuto finisce lì visto che i genitori (più che altro il padre, con la madre soltanto succuba complice) non hanno mai permesso loro nè di uscire nè di conoscere attravero altri canali -libri, televisione, film- quello che è il mondo al di fuori della loro casa e del loro giardino. L'educazione totale di cui parlavo prima (e individuabile abbastanza facilmente nel discorso che l'allevatore fa riguardo i cani, visti come creta da plasmare a piacimento dal proprio padrone) non finisce qua; anche il vocabolario dei ragazzi è in mano ai genitori cosicchè "escursione" diventa un materiale edile e "zombie" un fiore bianco di campo. E anche per quanto riguarda la sfera sessuale, mentre le due femmine sono lasciate in una condizione di totale ignoranza, al maschio vengono invece "offerte" prestazioni da una ragazza che arriva da "fuori" portata in casa appositamente dal padre (che le mette una benda durante il percorso in macchina per tenerla all'oscuro di dove abitano).
Pellicola sconcertante, di glaciale bellezza, con decine e decine di sequenze talmente belle e pregne di significato da rendere la visione un piacere intellettuale quasi senza pari.
E così la spersonalizzazione dei ragazzi - nessun nome proprio, nessun altro posto dove andare, nessuno scopo, nessun desiderio (al massimo quello di vincere una matita a un gioco senza senso)- è perfettamente rappresentata dalla scena nella quale i tre cercano di raggiungere bendati la madre. E la stessa sequenza nella quale sono immersi nella piscina ricorda moltissimo la placenta materna, testimonianza della loro totale dipendenza dai genitori.
Questo perchè tutto quello che accade deve essere ricondotto alla famiglia, non esiste niente al di fuori di essa (il riferimento divino è puramente voluto). E così l'arrivo di un cane dovrà essere giustificato come se fosse stato partorito dalla madre, la musica ascoltata nello stereo è il nonno che canta, gli aerei che passano nel cielo- unica interferenza del mondo normale che giocoforza i genitori non possono "controllare"- sono dei modellini di 10 cm che ogni tanto cadono in giardino. Come in The Village i ragazzi non possono avventurarsi oltre i propri confini (la scena del modellino recuperato con la macchina è formidabile) e non solo perchè li aspettano mostri mangiauomini (i gatti) ma perchè dovranno prima aspettare la caduta dei propri denti canini (vedi titolo) per poter esser considerati pronti.
Poi la vhs di Rocky vista per sbaglio dalla figlia maggiore sarà un vero punto di svolta perchè comincerà ad instillare più di un dubbio nella ragazza fino a farla arrivare alla voglia di non viver più come bruti ma seguir quella canoscenza finora negata. Passerà rapidamente dall'indifferenza verso ciò che potrebbe esserci oltre lo steccato (praticamente la sua vita fino ad ora), alla speranza ("non ti sembra che il mio canino sia traballante?") fino ad arrivare alla terribile azione, la rottura del canino, gesto che se da un lato sembra sovversivo nei confronti del padre, dall'altro dimostra quanto rispetti e creda ai suoi dettami (sarebbe comunque potuta fuggire a prescindere).
Uscendo un attimo dalla materia trattata è giusto ricordare come Dogtooth sia comunque fiction cinematografica. Quindi una citazione ai formidabili attori -tutti strepitosi, dal primo all'ultimo- e alla regia di Lanthimos sono doverose. Ovvio che il pensiero vada ad Haneke: la glacialità della regia e delle location, il ritmo filmico, il tipo di inquadrature, l'essenzialità del parlato, gli improvvisi e fortissimi scatti di violenza -taglio al braccio del fratello, punizione alla sorvegliante, rottura del canino (soprattutto la prima scena citata per ritmo e dinamica mi ha ricordato il terribile suicidio di Cachè), l'atmosfera "densissima", la quasi totale impossibilità per lo spettatore di empatizzare con i personaggi, tutto rimanda al genio del regista austriaco. Lanthimos ci regala una perla dopo l'altra, alle tante già citate aggiungerei le scene del dialogo "afono" tra padre e madre, il ballo al suono di chitarra e la meravigliosa camera a mano che segue la ragazza nella sua fuga verso la macchina.
E il finale è qualcosa di portentoso, da un lato tanto odioso ed insopportabile verso lo spettatore ,quanto dall'altro perfettamente coerente col resto della pellicola. Per la bellezza della scena, per il metodo che usa, quello della sospensione tanto simile a un'apnea, e per il significato narrativo -più ipotesi vere allo stesso tempo- mi ricorda l'altrettanto meraviglioso finale di Lourdes.
Dogtooth non è un film surreale, non oltrepassa minimamente il senso di realtà. Dogtooth racconta semplicemente una realtà-altra da quella che conosciamo, una realtà che può sembrare assurda e inconcepibile ma purtroppo, da qualsiasi lato la si guardi, è una realtà che sembra dannatamente possibile.
Sarà per questo che mette i brividi addosso.

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Ultima risposta 10/09/2011 17.54.53
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-Uskebasi-  @  26/08/2011 16:49:57
   8½ / 10
ALLUCINANTEEEEE!!!!! ALLUCINANTEEEEEEEEEE!!!!!!

Una trama da premio Oscar soltanto per l'idea, e una realizzazione da ammirare, con i giusti tempi, dei sorprendenti vicini greci in stato di grazia.
La repressione dei sentimenti in favore della sicurezza da parte di 2 genitori nei confronti dei propri 3 figli. L'Esistenza arginata da mura. La storia la scrivono loro, le parole fuori dalla loro vita assumeranno un altro significato ed ogni comportamento dei figli sarà controllato e pilotato. Sarà utile assecondarli quasi sempre per non far nascere in loro qualcosa che possa cambiare la finzione della pace creata, ma basterà un film per stravolgere tutto. La curiosità e il profumo di vita non si potranno più trattenere, e per ogni sistema che neghi la libertà, la sconfitta è dietro l'angolo, o in un bagagliaio.
Un po' The truman show e un po' The Village, ma lontano da entrambi per come girato (cinema d'autore quasi alla Haneke), Dogtooth è praticamente un film unico e irripetibile che rimarrà impresso nella memoria di chi lo guarderà, come Rocky e Lo Squalo nella memoria della figlia maggiore.

ALLUCINANTE!

e comunque....

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TheLegend  @  07/07/2011 19:54:07
   6 / 10
Sicuramente l'idea e interessante ma il film risulta abbastanza lento e noioso in alcune parti.
Si sarebbe potuto fare di meglio utilizzando le stesse idee.

phemt  @  17/06/2011 12:17:13
   8 / 10
Dramma indy ellenico arrivato addirittura agli Oscar malgrado sia un film ferocemente e pesantemente anti-mainstream...
Di fatto una location e mezza, una manciata d’attori, una sceneggiatura asciutta ma centrata, una maniacale cura dei particolari e una grande dose di violenza perlopiù psicologica...

Dove il film funziona egregiamente è nell’atmosfera morbosa, straniante e disturbante... Lo stile freddo, algido, minimalista e distaccato colpisce duramente nei momenti di fastidiosa demenza familiare, demenza coatta impressa nel profondo a dei ragazzi convinti che il gatto sia l’animale più pericoloso del mondo, che il nonno sia Frank Sinatra che dice banalità da un 45 giri, che gli zombi siano fiori e che la fica sia un lampadario... Che potranno uscire di casa solo in macchina e solo quando il canino, una volta caduto, sarà ricresciuto, che il sesso sia una semplice esigenza da bruciare lì in famiglia alla faccia dell’incesto e delle deviazioni...

La disfunzione familiare al massimo dell’insostenibilità, ben lontano dalle famiglie deviate degli horror dai tempi di Hooper in poi, il rapporto uomo/famiglia che si trasforma nel rapporto uomo/cane... Noi siamo quello che ci viene inculcato fin dalla più tenera età, e senza contatto con il mondo esterno possiamo credere a qualunque idiozia... E questo può portare anche ad inventarsi di un gatto (su cui scaricare le nostre colpe) in grado di entrare in casa dalla finestra con un martello in mano...


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Può quasi sembrare una sorta di The Village diretto da Haneke, ennesima dimostrazione che la differenza raramente la fa la storia, ma quasi sempre il modo in cui viene raccontata...

In realtà non tutto gira alla perfezione, la messa in scena mostra troppi debiti verso il regista austriaco e altri mostri sacri del cinema indy, ma questo è un difetto solo fino ad un certo punto!
Il cast spesso inespressivo è chiaramente voluto ma non convince fino in fondo... Rimane il dubbio di un film calcolato nel suo essere fuori dagli schemi ma questo è un vecchio problema che si porta appresso buona parte del cinema borderline... Comunque è indubbiamente un film da vedere!
A chi è piaciuto consiglio di recuperare Bad Boy Bubby e vederne almeno la prima mezz’ora (curiosamente anche lì ci sono di mezzo i gatti)...

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento matteo200486  @  15/06/2011 00:15:59
   8 / 10
Film sorprendente, glaciale e terribile.
Una metafora nera del totalitarismo raccontata in modo distaccato ed originale. L'autorità totale della famiglia verso i propri figli: sulla loro conoscenza, sul loro sapere e perfino sul loro linguaggio.
Curato in modo maniacale, rimane impresso.
Terribile.

guidox  @  12/06/2011 00:54:52
   7 / 10
l'interesse che si accende nell'evoluzione surreale della storia di questa assurda famiglia e l'originalità del contesto con la sua ottima fotografia, rende Dogtooth un buonissimo film.
però c'è sempre quel senso di morbosità eccessiva che alla lunga tende a non piacermi e che unito a scelte stilistiche di sicuro impatto visivo ma meno di impatto emotivo, a mio avviso finisce per essere un po' limitante.
a parte questo, rimane un film che stimola a ripensarci su costantemente dopo la visione e alcuni elementi sono veramente riusciti (vedi la scena iniziale, i modellini dell'aereo e tutta la parte dei significati delle parole).

Ciaby  @  30/05/2011 19:20:01
   10 / 10
Il crollo della famiglia, la disumanizzazione dell'individuo, la perdita dell'innocenza. Un grande, grandissimo capolavoro che sa osare, lontano dagli stanchi freni della morale, deciso sulla strada da intraperendere e che alla fine rimane indelebile. Imprescindibile.

sweetyy  @  02/05/2011 17:31:55
   8 / 10
Un'esperienza "strana", originale e folle nella sua staticità... Mi è piaciuto moltissimo. Questi sono i film che amo, quelli che dopo qualche giorno hai ancora in testa , che ti provocano un qualsiasi turbamento, emozione o sensazione.. Lo consiglio anche se so che non è un film per tutti

lupin 3  @  30/04/2011 04:07:47
   6½ / 10
Non male, potrebbe essere migliore.

h.chinaski  @  27/03/2011 15:21:53
   8 / 10
Nomination agli oscar 2011 per questo gioiello tanto inquietante quanto profondo.
Anche mio nonno è fran sinatra!!!
La Canicola greca è peggio della nebbia di silent hill.
Ma quanto è **** la scena del VHS ASSASSINO !!!!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  15/03/2011 17:05:10
   8 / 10
Sconvolge perché girato benissimo,in maniera glaciale e distaccata come ha insegnato il caro vecchio Haneke la cui l'influenza si vede in maniera evidente in tutto,dai dialoghi (importantissimi) ridotti al minimo alla staticità delle immagini fino al minimalismo di fondo.
Per quel che mi riguarda il film è esattamente quello che potevo aspettarmi,ovvero un tipo di cinema che apprezzo molto perché si pone pochi limiti sia per quel che mostra e sia per come lo mostra,senza filtro alcuno per lo spettatore né concessioni di sorta.
La discesa nel morboso,il grottesco dietro una vicenda tanto assurda quanto realistica nelle conseguenze ma fino alla fine inspiegabile per i presupposto con cui nasce sono perfetti; l'inspiegabilità sta ovviamente nel gesto di questa madre e questo padre di "proteggere" i propri figli rinchiudendoli in una casa ma anche in un mondo immaginario in cui i gatti possono mangiare i bambini e le parole cambiano di significato quando stanno a significare qualcosa che non deve essere spiegato. La casa non sono solo le 4 mura in cui i ragazzi (2 sorelle e 1 fratello) si trovano fondamentalmente bene,ma è la casa nella loro testa. La loro è una non-crescita,e al di là delle motivazioni per cui questa educazione deviata viene loro imposta (non ci viene spiegata,non c'è bisogno) tutto è dannatamente realistico.
Può succedere,questo sembra il monito del regista anche se non è sua l'intenzione di accusare solo l'istituzione familiare ma ponendo sotto la luce dei riflettori un pò tutta la società e le sue devianze.

Il senso di ribellione di questi ragazzi sembra essere nullo e come sempre ci vuole l'Ospite per rompere tutti gli equilibri; non è la prima volta che il nucleo famiglia viene messo sotto una luce morbosa e crudele ma è strano vedere come sia sempre l'altro,qualcuno che viene da fuori a scardinare gli equilibri a portare alla fine lo sconvolgimento più grande (Teorema di Pasolini,Visitor Q di Miike). Perché l'esterno ovviamente sta a significare anche contaminazione e lo spaccamento di questa assurda e spaventosa famiglia ritratta in Dogtooth va a ricercarsi sempre nella stessa causa; ma a cosa porti la ribellione non è dato saperlo perché il regista dopo aver tirato i fili e scioccato un pò per tutto il film si permette di interrompere sul più bello facendoci ripiombare nei più inquietanti interrogativi: sarà finalmente libertà,o la routine è cominciata un'altra volta per non portare alcun cambiamento?

Non ho voglia di rivederlo più,come tutti quei film che mettono a disagio e riescono a rimbalzarti nella testa per giorni e giorni dandoti un senso di leggero malessere.

axel90  @  12/02/2011 16:20:01
   7½ / 10
Nella concezione pirandelliana "la famiglia intesa come prigione", Lanthimos scrive e dirige una pellicola fredda, distaccata, asettica e altamente malata. La pazzia è ovunque, mascherata nelle quattro pareti della casa di campagna, in ogni parola o frase. Zero musiche, ritmo lentissimo, scene psicologicamente devastanti (bellissimo il finale). Agghiacciante.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  20/01/2011 18:19:09
   8 / 10
Senza dubbio è una pellicola che lascia il segno. La famiglia intesa come istituzione viene messa sotto accusa per i suoi caratteri di autoritarismo e sutoreferenzialità. Non possedendo nemmeno un nome i figli vengono soffocati sul nascere nella loro individualità. Il mondo esterno viene persino negato, le singole parole perdono significato e vengono stravolte.
La mancanza di vere motivazioni nei genitori e, soprattutto nel padre, del perchè di tutto questo, potrebbe apparire come una pecca del film ma è straordinariamente efficace per come riesce ad aumentare l'effetto disturbante della pellicola. Notevole anche l'intuizione di usare il cinema come mezzo di svelamento della realtà o almeno di un'altra realtà.

Tom24  @  02/01/2011 23:20:01
   7½ / 10
È interessante perchè sperimentale, asettico. Purtroppo è mooolto fine a se stesso. Ma ne apprezzo l'originalità.

Cannibal Bunny  @  28/11/2010 19:23:00
   7 / 10
Regia fredda, distaccata. Fotografia monotona, personaggi monoespressivi e privi di personalità simili a manichini di carne. Trama folle e spiazzante. Un mondo fatto di quattro mura, una villa sperduta, ragazzi che guardano gli aerei in cielo credendoli giocattoli (questo anche per via dei genitori che gliene fanno trovare dei modellini in giardino dicendo loro che sono precipitati), zero svaghi, se non assurdi giochi di resistenza, fratelli che si picchiano, una donna che viene portata in casa dal padre perché sc*pi con il figlio, l'intera famiglia addestrata come cani da guardia per cacciar i gatti che, a detta del padre, sono animali pericolosissimi che si nutrono di carne umana... In mezzo a tanta follia gli atti che si compiono sembrano quasi una cosa normale. Il film però risulta eccessivamente lento in più punti, e la totale mancanza di musiche non aiuta. Resta comunque da vedere per chi è costantemente alla ricerca di qualcosa di nuovo, diverso e assurdo.

Mothbat  @  16/11/2010 22:56:47
   8 / 10
Film indipendente greco dallo stile freddo e dai contenuti agghiaccianti.
Originalissimo e inquietante.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Satyr  @  16/11/2010 00:28:48
   8 / 10
Io l'ho percepito come un horror a tutti gli effetti.

Debitore al cinema dei già citati Haneke e Von Trier ai quali aggiungerei il minimalismo di Kaurismaki, come espediente narrativo mi ha ricordato moltissimo The Village. Due film che partono dallo stesso presupposto, ma che nello svolgimento trovano le differenze più significative: qui è tutto basato sulla violenza psicologica, senza limiti, senza alcuna inutile spiegazione, con una messinscena ipnotica e un'atmosfera malsana e delirante, dove il semplice quotidiano ti stringe in una morsa soffocante fin dai primissimi minuti.

Inutile dire che tutto è curato nei minimi dettagli, dalla televisione - utilizzata solo per la visione di filmati rigorosamente familiari - al completo stravolgimento del significato delle parole - e questo giusto per fare un paio di esempi senza svelare troppo - . Colonna sonora praticamente inesitente, camera fissa sempre pronta a catturare i volti dei 5 immensi protagonisti, finale emotivamente devastante.

Tutto il film è una chiara metafora sul totalitarismo, con un pensiero che arriva a toccare anche quella follia domestica che spesso si annida tra le mura dei più insospettabili. Nulla di nuovo, ma con il merito indiscutibile di riuscire a scuotere. Senza compromessi.

Bathory  @  14/10/2010 19:22:07
   9 / 10
Uno dei film più spiazzanti che abbia mai visto.

Una volta visto l'agghiacciante e inquietante finale non lo si dimentica mai più.

Invia una mail all'autore del commento marlamarlad  @  10/10/2010 21:29:42
   8½ / 10
Grandioso. Interessante la recitazione da automa della sorella minore, e la fisicità rigida dei due fratelli maggiori. La scena in casa di Cristina mi ha ricordato un altro film, in "Toni Manero" quando Raul prende il televisore in casa della signora anziana.

1 risposta al commento
Ultima risposta 12/10/2010 20.53.19
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pinhead88  @  09/10/2010 16:57:38
   8 / 10
Agghiacciante! un aggettivo che descrive in toto questa pellicola del cinema indipendente greco. Lento, teatrale e freddo nella sua tragicità.
Da vedere assolutamente.

Gruppo REDAZIONE VincentVega1  @  12/09/2010 23:01:46
   8 / 10
Dentro il bagagliaio di un auto si nasconde la sconfitta di un uomo che credeva nei suoi principi. Se lo porta dietro come un macigno, inconsapevole e freddo.

La distruzione della famiglia in un film che non vuole stupire, solo raccontare.

Amores perros.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  21/08/2010 14:36:17
   9 / 10
Ringrazio gli utenti che avendolo votato prima di me, mi hanno incuriosito facendo si che lo reperissi.
Molto bello, la visione lascia abbastanza scioccati. Ci si ritorna mentalmente per dei giorni.
Grandissima metafora sul potere che si arroga una legittimità e si sente in diritto/dovere di decidere cosa sia giusto e cosa no. Potere che distrugge l'individualità (non ci sono nomi), mente su quello che non può spiegare (aeroplanini), manipola il linguaggio a suo piacimento. Potere che è anche maschilista ovviamente, la moglie è sottomessa al marito, le due ragazze e la vigilante possono essere tranquillamente usate per l'appagamento sessuale.
Ottima scenografia e bravi gli attori. Particolare la regia di Lanthimos.
Film passato inosservato e non distribuito che avrebbe senz'altro meritato un trattamento migliore.

6 risposte al commento
Ultima risposta 14/02/2011 10.57.48
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bulldog  @  01/08/2010 12:35:05
   8 / 10
Un cinema freddo e silenzioso, debitore a quello di Fassbinder, Haneke, Von Trier e del Dogma95 in generale.

Lanthimos prova a mostrare, con discreti risultati, la natura asfissiante ed ottusa dell’istituzione prendendo la famiglia come punto di partenza.
Ma essa è soltanto il microcosmo di un sistema in cui vengono effettuate costantemente costrizioni fisiche e mentali , oltre che stravolgere i significati delle parole per mantenere le persone in completo stato letargico.

La mia valutazione è pertanto positiva, segnalo inoltre una splendida citazione(?) a The Grandmother di David Lynch.




4 risposte al commento
Ultima risposta 10/04/2012 20.22.07
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Gruppo COLLABORATORI Zero00  @  30/07/2010 00:10:29
   8 / 10
Si rimane sbigottiti di fronte ad un film come questo. Con la bocca aperta e gli occhi sgranati. Poi, dopo 1 ora e 30 minuti di silenzi, camera fissa e muri bianchi, una sola parola: nichilismo.

Questo film Ŕ l'annientamento del cinema. La sua morte e la sua rinascita. PerchŔ, proprio lý dove viene attuato l'assoluto svuotamento del mezzo cinematografico, ecco che il cinema ritorna a vivere, in un'assoluto evolversi degli eventi che ha il suo apice in se stesso. Morte e resurezione, che per˛ nell'assoluto e assurdo finale ci viene solo lasciata intuire.

Sia chiaro, Lanthimos non inventa assolutamente nulla, anzi, mette in pratica la lezione imparata da altri registi, in assoluto Haneke e Von Trier (ma a me ha ricordato anche il The Village di Shyamalan), ma il film (visto e premiato a Cannes) si fa notare per la metaforica parabola sul totalitarismo che attua e per la critica sferrata duramente al sistema familiare


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Lanthimos inoltre Ŕ abile nel dare un'impronta stilistica ben definita, fondendo surreale e commedi nera, sangue e orrore, e privando di qualsiasi tipo d'erotismo le scene di sesso pur rendendo il "sesso" ingradiente fondamentale nello svolgimento del film. Tutto questo fino al finale che, ripeto, lascia a bocca aperta e che mi ha ricordato non poco alcune chiusure dei fratelli Coen.

Questo Ŕ il cinema che, ogni tanto, fa bene vedere. Forse Ŕ per questo che da noi, in sala, non lo vedremo mai (forse)

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14 risposte al commento
Ultima risposta 08/09/2010 19.50.15
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR strange_river  @  27/07/2010 20:21:12
   8 / 10
Cani.
Allevati come cani, addestrati ad ubbidire senza discutere, a riconoscere la voce del padrone, a ricevere premi e punizioni per ogni comando eseguito bene o male, a non infrangere i divieti, a dipendere per qualsiasi bisogno, a riconoscere la precisa gerarchia dei ruoli.
Cani.
Azzerata ogni pulsione naturale, ogni emotività convogliata entro precisi schemi, dimenticata la natura umana, plasmata la personalità, reinventato perfino il linguaggio perché fuori c'è il pericolo, dentro le mura la sicurezza di un'istituzione totalizzante entro la quale tutto si crea.
In una casa dominata dal bianco abbacinante, colore neutro e psichiatrico per eccellenza, la vita familiare nella descrizione agghiacciante, eppur assai misurata, di un programma di neutralizzazione della personalità.
Così allucinante da lasciare spesso ad occhi sgranati a sillabare “non è possibile!” e quasi non si vuol credere a ciò che si ha appena visto.
Poi accadrà il non previsto.

Un film coraggioso quasi come una sperimentazione e al contempo solido, seppur un po' sfuggente per via del suo finale, che amplifica, se possibile, il senso di svuotamento e crea il solco definitivo della non appartenenza .
E' un cubetto di ghiaccio che non si scioglie.

Molto bravi i protagonisti, in particolare le due sorelle che con mimica e voce atona riescono esattamente a trasmettere ciò che è stato loro chiesto

Invia una mail all'autore del commento ědi° PÁr°  @  27/07/2010 12:38:22
   9½ / 10
Hanek...cioè, Lanthimos scrive e dirige un inaspettato montante allo stomaco (che arriva fino ai denti) che non può e, secondo me, non deve essere definibile: bisogna vederlo. Ogni dettaglio è a suo modo uno spoiler, i particolari, anche se vaghi, sono l'essenza del film e vanno scoperti pian piano.

Xavier ha utilizzato l'unico aggettivo che gli concederei, e non andrei oltre.
Solo alcune cose mi preme menzionare, che mi hanno raggelato più di altre:


Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER

Il finale è molto meno monco di quanto possa apparire [Kelly, prova ad imparare qualcosa].

Mi rendo conto che come commento è prettamente inutile, ma, a meno che il vostro mito assoluto non sia Vin Diesel, fidatevi e basta: vedetelo.



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Ultima risposta 27/07/2010 22.48.47
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Xavier666  @  18/07/2010 16:11:12
   9 / 10
E' più agghiacciante di un film horror.
Magnifico film, interessante giovane regista greco e un premio niente male nel 2009 "Un certain regard" al festival di Cannes.
Due genitori non proprio con le rotelle a posto, hanno deciso di privare i loro figli della libertà di vivere il mondo, costringendoli a vivere reclusi dentro una bellissima villa in campagna. Il film inizia con una registrazione che insegna ai tre "bambini" (adulti da un pezzo) parole nuove, in cui il mare è una sorta di poltrona, un'escursione è un materiale duro e un'autostrada non mi ricordo, guarda caso parole che potrebbero essere pericolose in quanto nomi geografici che loro non vedranno mai.
Il film si muove su questa rappresentazione di un improbabile e statico quadretto familiare felice, i figli parlano in modo contorto, come bimbi che stanno imparando a dire le prime parole. L'esterno è un inferno che loro non conosceranno mai se non fino a quando non perderanno i denti canini (da qui il titolo del film) e quindi mai.
Nella psicologia della percezione esiste un esperimento, la deprivazione sensoriale, in cui per qualche minuto si lasciano degli individui in uno stato di completa privazione di stimoli esterni, visuale sonori e tattili per poi analizzare le reazioni delle persone nei minuti che procedono la chiusura ermetica. Questo film rappresenta una sorta di deprivazione sensoriale nel lungo termine, uno stato di completa staticità dentro una prigione con giardino e piscina. L'aspetto totalitarista della storia, i padroni genitori, la distorsione della realtà i premi le punizioni, la "propaganda" (quando fa ascoltare una canzone del "nonno" frank sinatra e traduce le parole in una sorta di elogio alla famiglia... brividi) è uno degli aspetti più riusciti di questo gioiello greco.
Consiglio immediatamente la visione di questo film, uno dei tanti ancora non distribuiti in Italia.
E ripeto: più agghiacciante di un film horror.

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