i diavoli regia di Ken Russell Gran Bretagna 1971
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i diavoli (1971)

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locandina del film I DIAVOLI

Titolo Originale: THE DEVILS

RegiaKen Russell

InterpretiOliver Reed, Vanessa Redgrave, Dudley Sutton, Max Adrian, Gemma Jones

Durata: h 1.43
NazionalitàGran Bretagna 1971
Generehorror
Tratto dal libro "The devils of loudun" di Aldous Huxley
Al cinema nel Novembre 1971

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Trama del film I diavoli

Francia, XVII secolo. Urban Grandier, capo spirituale e carismatico di Loudun, difende la sua città dalle mire di Richielieu che ha ordinato la distruzione di tutte le fortificazioni per impedire una rinascita ugonotta. La vita dissoluta del prete sarà il mezzo che l'inviato del cardinale, il barone De Laubardemont, userà per vincere le sue resistenze. Accusatolo di stregoneria, riuscirà a ottenere, grazie al padre esorcista Barré, una confessione di suor Giovanna degli Angeli che si dirà posseduta da lui. Sarà il rogo per Grandier, la distruzione per Loudun.

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Voti e commenti su I diavoli, 43 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  25/01/2010 16:13:08
   8 / 10
Dato che il film non lo ricordo perfettamente, prendo ancora una volta spunto da una piccola considerazione scritta sul forum:

L'inferno non è che sofferenza terrena, che morte. I suoi simboli non sono che ciò che ad essi riconducono.
L'incendio, invece di provare ad estinguerlo, l'alimentammo con nuovi ceppi: quali la penitenza e il castigo. I desideri - sani e vitali, carnali come il sesso, gli appetiti - sono condannabili; anti-istituzionali. Questo ce lo dice la Storia.
E' bene dire, a mio parere, che analogamente il paradiso sia cosa terrena: la serenità, il sollievo, la quiete. E l'uomo disporrebbe, in parte e per quanto possibile, anche di questo.
Se mi guardo intorno, nel mondo vegetale o animale, non trovo tale serenità: ma un perpetuo stato "purgatoriale", che però rimane irredimibile. Un sopravvivere oltretutto e un sopportare.
La natura ha squarci infernali e scorci paradisiaci, ma solo dalla prospettiva umana. In realtà, non è l'uno né l'altro, e non va al di là della vita.

Tornando al film, se si passa al di là del suo valore nichilista, grottesco e provocatorio - e seppure credo che le bizzarrie di Russell (per non molto che ho visto) spesso non abbiano fatto centro - sono d'accordo nel dire che riesce a contenere potenti affreschi del "nostro" inferno fatto di corpi, da noi espanso oltremodo, e dalle cui ceneri s'amplierà uno scenario apocalittico (sempre a livello terreno).

Parlo ad esempio della scena in cui la monaca, immersa in un falso candore, e in uno sterile rigore, genuflessa, spezzata da una vita penitente, stringendo tra le mani il rosario come una serpe, sogna convulsamente il suo amore scendere dalla croce, fare sesso con lui. Oppure di quella finale:
Davanti al volto che si fa tumefatto dalle fiamme, che si sfigura (e che quasi ricorda alcune sculture dei malati mentali di Franz Xaver Messerschmidt), davanti all'estrema sofferenza d'un "peccatore", ecco, quelle maschere ensoriane, trovano l'occasione di beffarsi del dolore, quasi a volerlo esorcizzare.
Ma sono risa isteriche; coinvolte emotivamente e non ancora fisicamente. Poveri "diavoli".
Mi chiedo quelle stesse facce quale espressione assumerebbero di fronte alle stesse grida, alle stesse smorfie, agli stessi eritemi, all'identico simbolo di sofferenza qualora fosse quell'uomo sdraiato sopra un letto d'ospedale, adesso commiserabile.
Probabilmente l'umanità è più attirata verso "l'inferno" - e a tal punto da crearne di artificiali - poiché è consapevole che l'ultima parola sarà la sua: della sofferenza e della morte. E questo non si riesce proprio ad accettarlo.

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