vizio di forma regia di Paul Thomas Anderson USA 2014
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vizio di forma (2014)

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locandina del film VIZIO DI FORMA

Titolo Originale: INHERENT VICE

RegiaPaul Thomas Anderson

InterpretiReese Witherspoon, Sasha Pieterse, Jena Malone, Joaquin Phoenix, Josh Brolin, Owen Wilson, Benicio Del Toro, Maya Rudolph, Eric Roberts, Wilson Bethel, Martin Short

Durata: h 2.28
NazionalitàUSA 2014
Generethriller
Tratto dal libro "Vizio di Forma" di Thomas Pynchon
Al cinema nel Febbraio 2015

•  Altri film di Paul Thomas Anderson

Trama del film Vizio di forma

Joaquin Phoenix veste i panni di Doc Sportello, un detective privato dalla vita dissoluta che, nella Los Angeles di fine anni Sessanta, viene trascinato dalla sua ex-ragazza nel rapimento del suo attuale amante, un facoltoso proprietario terriero.

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Voto Visitatori:   6,47 / 10 (38 voti)6,47Grafico
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Voti e commenti su Vizio di forma, 38 opinioni inserite

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Filman  @  04/01/2019 12:38:58
   8 / 10
La rivoluzione sociale mancata è un tassello importante nella comprensione e nel racconto della recente storia americana, che con i residui del movimento hippy e lo sbocciare di una nuova classe dirigente, insofferente alle regole e alla sobrietà, crea storie che si ripetono ciclicamente. Una di queste è il racconto noir, investigativo, su un detective privato dedito all'improvvisazione, al nichilismo e (nella sua flessibile visione del mondo) anche alle droghe, ricostruito nella versione degli anni '10 dalla perfetta cura estetica di Paul Thomas Anderson, divulgatore dello spirito della New Hollywood, condensatore del cinema contemporaneo e quindi il più adatto al compito. INHERENT VICE non è solo un film ironicamente grottesco, bombardato di luci al neon e ricco di trip allucinogeni, ma altresì tratta della sottile psicologia sociale che spaccò a metà un paese, tendenzialmente incline a coccolare i benestanti e maltrattare i reietti, creando un dualismo che la pellicola prova a spiegare con due personaggi in antitesi, la cui avversione dell'uno verso l'altro sembra provenire da un'amicizia non corrisposta e da una carenza d'affetto, pura e semplice, pur condividendo entrambi la stessa crisi esistenziale. Conseguenza dell'andirivieni di personaggi secondari e del sovrapporsi di eventi casuali e fini a sé stessi, il filo narrativo risulta così difficile da seguire da rimanere abbagliati ed estasiati di fronte ad una complessiva incomprensione, come si fosse sotto effetto di sostanze stupefacenti, eppure di tutta questa matassa, l'unico elemento che ha un'evoluzione propria, una conclusione quasi morale, che ricerca nel contesto temporale il proprio eco e sul quale, dunque, l'autore si focalizza è il legame di amore ed odio tra un hippy scapestrato e un poliziotto prepotente.

Junipher  @  20/08/2018 12:23:33
   5½ / 10
Film sostanzialmente poco riuscito, snob, verboso ed inutilmente prolisso, in cui pure la colonna sonora risulta deliberatamente sbagliata... niente di più stupido che inserire i Can in un contesto californiano del 1970 (il Neil Young solista poi non se lo filava ancora proprio nessuno...)

Bartok  @  31/03/2018 00:55:15
   4 / 10
Lento, noioso, è davvero un impresa riuscire ad arrivare alla fine di questo film, un specie di noir-thriller ambientato a fine anni 60 in piena epoca hippy, facile quindi immaginare come il protagonista, un detective privato, sia costantemente strafatto durante le sue indagini ma come lo sono anche altri personaggi.. e così il film si trascina lentamente (ma molto lentamente) alla fine con tanti dialoghi e poca azione..nonostante la buona interpretazione di alcuni attori tra cui joaquin phoenix, il film è davvero pesante e difficile da seguire, soprattutto per la sua lunga durata, non mi sento di consigliarne la visione..

Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  14/01/2018 20:06:06
   6½ / 10
Film difficile, tratto da un romanzo di Pynchon (mai letto), sull'epoca degli hippies, in forma di una specie di noir. Difficile seguire tutto per bene nelle 2 ore e mezza che rotolano spesso davvero lente. Difficile unire tutti i puntini del giallo, visti dagli occhi strafatti del bravissimo Phoenix. Difficile distinguere la realtà dal delirio di quella generazione. Mi ha ricordato P.K.Dick in questa impossibilità (vedi Un Oscuro Scrutare). E se il protagonista è un simpatico Drugo contornato da un mare di avvenenti ragazze ed improbabili personaggi quasi sempre altrettanto strafatti, al termine della visione anche allo spettatore non resta che arrendersi al chaos nostalgico di quell'epoca scomparsa. Da digerire.

Mike91  @  02/02/2017 06:02:23
   10 / 10
Premessa: non sono un patito di Anderson. Magnolia l'ho rivisto dopo anni e m'ha un pò annoiato. Altri film mi sono piaciuti.
Con questo suo vizio di forma ho un rapporto strano. Quando uscì lo andai a vedere al cinema, da solo, come faccio sempre. Lo aspettavo da un pò. Non avendo letto il libro dal quale è tratto, ma conoscendo la reputazione di Pynchon di essere uno scrittore fluviale ma intraducibile e inacchiappabile, ero veramente curioso di sapere di cosa si trattava.
Sarò sincero. Vedendolo, nulla ci capì. Sullo schermo viaggiava un'atmosfera satura, situazioni e azioni gommose. Gommoso e denso è questo capolavoro. Poi c'è anche da dire che sapevo che di lì a qualche giorno avrei dovuto fare un qualche cosa di ansiogeno (andare a trovare mio padre (non chiedetemi!)) ed ecco che non riuscivo bene a concentrarmi, molto mi sfuggiva. Vi sarete resi conto che per apprezzare bene un film, o semplicemente per guardarlo attentamente, bisogna essere nel presente, fusi qui e ora con ciò che si sta facendo, cioè guardare il film, attenti, e quasi sciolti, col divenire del film, noi stessi proiettati nel divenire-film.
Mi spiego? Ecco, mentre lo guardavo non riuscivo a concentrarmi e mi sentivo un pò irritato e annoiato, tanto di aver pensato alla sua fine come una liberazione. Poi però nei giorni successivi ci pensai e qualcosa cambiò: mi resi conto di aver visto qualcosa di strano, forse un capolavoro. Non avrei saputo spiegarmi questa cosa, ma avevo questa sensazione, netta; che questo film era un capolavoro. Un opera fumosa, viscida, scivolosa, giocherellona, fluida, ma anche livida, cinica, nichilista, triturante. Da poco l'ho riguardato. E ho avuto voglia di dire la mia. A volte vedo un film e anche se mi piace non so cosa scrivere in questo sito eccetto frasi convenzionali che tappano il buco. Do un voto e scrivo qualche frase sciatta, e via...qui invece voglio dire qualche cosa di diverso. Poiché sento che questo film mi riguarda, e mi guarda anche, mi è venuta voglia di scrivere. Voglio prendere posizione e lottare per questo film.

Contesto particolare della pellicola sono gli anni burrascosi dell'icona vampirica di Nixon, e della sciagura Vietnam, e delle Black Panter, militanti neri pronti a riscattarsi. Sono anche gli anni in cui una generazione fricchettona, hippie, vedeva lentamente ma inesorabilmente marcire quelle illusioni romantiche e dolcemente collettiviste che aveva coltivato, di una fratellanza pura e utopica, contro l'utilitarismo americano. Venne Manson, non a caso più volte citato nella pellicola, ma non solo lui, e quell'epoca crollò, colpa anche dell'incapacità di questa controcultura di organizzarsi autonomamente, senza dipendere da quel sistema che poi l'avrebbe assorbita al suo interno superandola, cancellando la legittima domanda di una generazione a scoprire qualcosa di nuovo, per vivere in un modo diverso, in un mondo diverso.

Anderson utilizza un genere ancora degno di significati come il noir per regalarci una storia che attraverso lo scenario bizzarro di quegli anni cavalca la sconfitta e la perdita, la paura e la paranoia di un'intera società. Ne ricava un effetto straniante e inconsciamente metaforico che non si preoccupa tanto della chiarezza della trama, della sua risoluzione e così via, ma che è sopratutto interessato a comunicare, attraverso una trama abbastanza labirintica, la necessità di uno sguardo contraddittorio e distorto dove realtà e sogno (tutto il film sembra un sogno, e quando Sportello reincontra la sua ex c'è sempre qualcosa di strano; sopra il divano, sembra quasi in stato di sogno) bene e male, giusto e sbagliato, si combinino e e si confondano, per disegnare un affresco paranoico che cela sempre la sua matassa nascosta, la sua ombra non ancora del tutto chiarita: qualcosa di non pienamente visibile che però vedendo il film sembra quasi essere lì lì per essere scoperto.

E' questa forse una pellicola indispensabile ed iconica che dietro la sua apparente frivolezza vuole gettare uno sguardo su una certa antropologia americana di quegli anni lì e sulla sua deriva abbastanza triste; mettendosi a scavare per portare alla luce i relitti colorati di un epoca ormai terminata ma che in qualche strano modo ci riguarda ancora e riguarda tutti. In Vizio di forma tutto è strambo e deviato, tutto è così semplice e a un tempo così complicato e durante lo svolgimento si è come sommersi da una quantità infinita di rovesciamenti e fratture della trama, di inversioni e di rovesciamenti, con una straordinaria fluidità delle scene che scivolano l'una dentro l'altra, come se il film volesse un pò fuggire da se stesso e dalla sua documentazione storicistica mostrandoci l'assurdità di quella società (anche della nostra?)

C'è qualcosa, in questo neo noir così melodico, in questa Odissea semi-lisergica, che non è totalmente qui, c'è una differenza che non so nominare, che forse mi sto inventando, non lo so, non sono un critico, ma è uno slancio mattacchione che domina il film, di cui mi forse mi sono reso conto io perché sono mattacchione anch'io.

Però penso che la bellezza del film stia proprio in questa sua pedagogica complessità, questo continuo depistarci e depotenziarci per poi sbatterci sul grugno che non serve capire, che non c'era niente da capire: lasciando a noi il compito, e il piacere, di collegare le cose che devono essere collegate. O magari di rinunciare a farlo.
Con un Phoenix stralunato, strafatto e straordinario, e una femme non poi così fatale che è l'aggancio liquido e dolcemente *******sco della storia, e un altro personaggio femminile interpretato da un'arpista che è poi la narratrice sognante e sorniona di tutta la storia, un sortilegio arrapante ed esoterico, quasi mamma per il protagonista, credo che Vizio di forma per essere apprezzato, olte a necessitare di più visioni, come è stato nel mio caso, richieda che ci si lasci andare al suo ritmo non solo filmico ma anche umano; che ci si dimentichi beatamente del razionale e del particolare e ci si lasci finalmente sommergere da un'atmosfera generale difficile da descrivere, ma che nondimeno ha la singolare capacità di appiccicarsi all'inconscio di chi la sa riconoscere e apprezzare.

Film consigliato se avete voglia di abbandonare la banalità del significato e lasciarvi cullare dalla molteplicità e dalla preziosità dei suoi molteplici significanti.
Lo rivedrò ancora un giorno. Alla faccia di quelli che dicono che è noioso.

Bye Bye.

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Ultima risposta 01/03/2018 02.11.50
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rubber980  @  22/10/2016 01:30:57
   1 / 10
Lento e noioso.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  10/02/2016 00:09:08
   8 / 10
Anderson si riconferma un regista capace ed intelligente che riesce a portare sullo schermo un disagio temporale forte e sempre attuale. Ottima la prova di Phoenix, meno convincente il resto del cast. Un noir con tratti grotteschi molto interessante.

marcogiannelli  @  26/01/2016 18:12:19
   7½ / 10
Film difficile da capire è davvero matto e visionario, ricorda alcune opere di Kubrick, opere che non sempre sono riuscito ad apprezzare al 100% per miei evidenti limiti
Noir-giallo-thriller atipico e che fa l'occhiolino al genere commedia-grottesco, con personaggi sopra le righe e un grandissimo protagonista
Anderson si conferma un regista folle con le sue pellicole disarmanti è troppo distanti dal consono, in questo caso in un'atmosfera hippy degli anni '70

genki91  @  26/01/2016 13:46:06
   8½ / 10
Di sicuro uno di quei film che non può piacere a tutti.
Un giallo nel periodo dei '70 che si trasforma in un bel thriller dove non tutto è dato sapere e capire nell'immediato.
Il cinema di Anderson risulta molto piacevole se si è pazienti e curiosi, Phoenix è mostruoso. Se il fratello River era come un pesce in acqua nelle vesti attoriali, Joaquin è di sicuro più artefatto e con voglia di dimostrare, ma di sicuro non sfigura, anzi, ha quel savoir-faire che magnetizza lo spettatore.
Molto bella la fotografia, così come la regia. La sceneggiatura è presa dal libro "Vizio di forma" di Pynchon che, purtroppo, non ho letto, inutile quindi tentare parallelismi.
Per me è ampiamente promosso, anzi devo dire che è stato un film che mi ha tenuto decisamente incollato.
A pieni voti.

Matteoxr6  @  20/01/2016 14:35:22
   4½ / 10
Anderson e Phoenix mi piacciono molto. Sono, rispettivamente, la mente e il braccio perfetti. Con Paul ci eravamo lasciati a The Master, eccezionale dal punto di vista registico, con Phoenix e Hoffman perfetti nel trasmettere tutte le sensazioni e l'atmosfera emozionale che saturava la sceneggiatura. Di contro aveva, per quanto mi riguarda, una trama di per sé poco interessante in quanto estremamente limitata nelle "argomentazioni". Mi spiego: Anderson si era limitato a mostrarci degli stati mentali, uno spaccato narrativo in sé e per sé, prendendo uno spunto (il modo in cui può accadere che si venga tirati dentro una setta, apparentemente senza motivo) sì interessante, ma appunto solo in quanto tale, non come tematica di più ampio respiro, tanto da decidere di girarne una pellicola così lunga e pesante. Ecco, in quel caso faticai ad arrivare alla fine e assegnai un votaccio perché, per quanto le premesse che ho prima espresso fossero di alto livello, non mi può certo bastare come contraltare ad un film che nella sostanza offre molto poco. In Vizio Di Forma non ci si discosta dalla narrazione di uno spaccato di eventi vissuti dal protagonista. Intendiamoci, a me questo tipo di regia piace molto, in quanto non do un ruolo primario alla trama, anzi, lo assegno innanzi tutto alla capacità del regista di mostrarmi dei personaggi che sappiano trasmettere stati d'animo, emozioni, interrogativi, angosce, etc...all'interno di un soggetto interessante. Nel caso di specie mi è mancato il soggetto interessante. Da questo lato dico sinceramente di aver apprezzato maggiormente The Master, perché più sottile nell'addentrarsi all'interno della mente umana. Di contro aveva forse maggiore pesantezza rispetto a questo film, che è indubbiamente molto più disimpegnato e facile da far scorrere. Phoenix è eccezionale come sempre, Anderson ribadisce il suo grande talento, ma lo spunto, che dà anche la denominazione al titolo, non è certo di alto profilo. Il vizio di forma ce l'hanno tutti i protagonisti, da Brolin a Shasta a Penny. Il vizio di forma è intrinseco anche nel passaggio dal periodo hippie a quello del suo declino. Il vizio di forma è nella mente di Doc, che si fa portare a spasso dalla propria mente più o meno inconsapevolmente. È questa la parte più interessante del film: un viaggio onirico nella mente del protagonista, che vola con l'immaginazione tra i propri desideri e interrogativi più o meno inconsapevolmente (questo non possiamo saperlo con certezza). Il regista è bravissimo a trasportarci nella testa di Phoenix, il quale è altrettanto eccezionale a trasmettere allo spettatore l'immagine del protagonista. Peccato che non sia una novità nell'ambito cinematografico; peccato che abbia faticato a concludere l'ultima mezz'ora; peccato che lo spunto del soggetto non sia niente di eccezionale. Comprendo benissimo chi invece gli ha assegnato un voto, non dico eccelso, questo no, ma tutto sommato positivo. Da parte mia continuerò a seguire con molta attenzione Anderson, visto che mi permette di scrivere commenti così lunghi su un voto purtroppo così basso.

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Ultima risposta 20/01/2016 14.45.14
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Thorondir  @  18/01/2016 23:29:53
   7½ / 10
L'Anderson più schizzato e folle di sempre, per un film oltre i generi e di difficile catalogazione. Personaggi iconici (soprattutto quelli di Phoenix e Brolin) e un impatto visivo devastante. Se il film tende un po' a calare sulla lunga distanza, la regia di Anderson regge sempre e comunque un film di musica, colori e sensazioni che è per questo "simile" al suo Boogie Nights. E meno male che si parlava di un Anderson minore...

Invia una mail all'autore del commento NotoriousNiki  @  01/01/2016 20:46:31
   8 / 10
Non nascondo sia stato il film che più ho atteso nel 2015, Anderson che incontra Pynchon, Anderson che non riuscirebbe a sbagliare film neanche con Adam Sandler protagonista (andate a controllare), un regista che porta avanti i suoi drammi a struttura corale raccontando storie che hanno definito i caratteri dell'America, raffigurando i controsensi di un Paese attraverso soggetti ad astrazione aneddotica, in superficie porta quell'America che sta nel sottosuolo, quella testimone dei grandi eventi che l'hanno forgiata (la strage di Manson, Vietnam, la fine della cultura hippie), senza mai prenderla di petto, evidenzia le contraddizioni del sogno americano, spesso cavalcati da uomini complessi, assorti nella solitudine, istitutori del culto o esponenti dell'efferato capitalismo.
Pynchon è un grovigliatore di fili narrativi, dalle trame inscindibili e difficilmente semplificabili all'interno di un soggetto narrativo, un po' come le sue tematiche ad accezione complottistica, sono nodi di teorie da cui si evince che l' America per Pynchon si è fatta erede del nazismo hitleriano, Reagan ha spento le ideologie sessantottine, lui resta legato molto a quegli anni precedenti alla war on drugs e il suo penultimo lavoro 'Vizio di forma' racconta proprio quell'America.
La fotografia ricorda molto quella degli esordi, talmente accesa da dare la sensazione che stia per eruttare i colori fuori dal televisore, gli anni '70 sono riprodotti come se ad ambientarli fosse stato Houser col suo Grand Theft Auto, Doc Sportello è la fusione tra Lebowsky e il Ralph Meeker di 'Un bacio e una pistola', potrei continuare per analogie per evitare di raccontare una trama di un'affascinante inconcludenza, perchè come spesso accade in Pynchon è il viaggio che conta non l'arrivo, è come scegliere di prendere la pillola rossa e sviscerare i decelebrati che si frappongono al protagonista, districarsi nel suo stile labirintico, Phoenix interpreta il personaggio più esilarante della sua filmografia, un hippy strafatto sotto le spoglie di un detective maldestro, Anderson dal canto suo esce fuori da questa matassa da cui ci si è infilato da solo con grande maestria, guardando ad Altman che è sempre stato nelle sue corde, e trasponendo un autore che ha l'etichetta di sacro e che mai nessuno (eccetto un regista tedesco) ha osato profanare.

wicker  @  01/01/2016 10:42:07
   7 / 10
Territorio pericoloso quello dove si avventura il registra Anderson,andando ad attingere da Pynchon che è piuttosto difficile come autore (io l'arcobaleno delle gravità l'ho mollato dopo un centinaio di pagine perchè non ci capivo 'na mazza).
come anche in the Conselour sono dell'idea che certi autori debbano stare nel loro recinto,cioè i libri, troppe cose da dire e troppe poche sfumature per le loro storie nel cinema.
Alla fine il prodotto(lunghissimo)non è nemmeno male,ma molto celebrale da capire,con tanti personaggi e sottostorie.
Ottimi Phoenix e soprattutto mi è piaciuto Brolin,caricatura grottesca della polizia losangelina.

guidox  @  12/11/2015 19:32:45
   7½ / 10
non è un film "facile", soprattutto perchè è un noir atipico, forse accostabile soltanto a Il lungo addio e quindi potrebbe deludere anche gli amanti del genere.
però ci sono personaggi spettacolari, che nel non sense che permea tutto il film, ci sguazzano a meraviglia.
attori e regia sono indiscutibilmente al massimo dei giri, la trama è (volutamente) messa in disparte, perchè è solo un pretesto per poter raccontare quel preciso momento storico dell'America; fra l'altro il libro di Pynchon (che non ho letto, ma di cui mi hanno parlato, alcuni benissimo altri storcendo il naso) è molto particolare di per sè e la pellicola in questione è quasi didascalica per quanto riguarda ciò che succede nel romanzo da cui è tratta.
quindi per me, già sapendo a cosa si va incontro, si apprezza molto di più che guardarlo "al buio".
l'unica cosa negativa è la durata...due ore e mezzo sono uno sproposito.

mainoz  @  06/09/2015 12:15:09
   6 / 10
Molto lungo e verboso..trama complessa..si salva Phoenix che tiene su la baracca

sepho  @  11/08/2015 16:50:50
   7½ / 10
Va guardato rigorosamente in lingua originale per gustarsi al meglio le interpretazioni di tutti i personaggi. Phoenix straordinario, sembra per davvero sotto effetto di acidi.

Gli anni 70 sembrano i veri protagonisti di una spy story allucinogena e folle, che non conduce da nessuna parte, portando sullo schermo le paranoie ( ma non troppo) del detective Sportello tra donne sfuggevoli, spie e dentisti dai gusti particolari.

jason13  @  13/07/2015 20:04:59
   1 / 10
Come buttare nel cesso 2 ore e mezza di cose inutili, dialoghi senza senso, interpretazioni nauseanti. Uno dei peggiori film della mia vita...41 anni di cinema alle spalle...

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Ultima risposta 07/08/2015 21.35.58
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Rollo Tommasi  @  26/06/2015 23:33:09
   3 / 10
Quando leggo recensioni entusiastiche su questo film strafumato dal "taglio noir" ma "tagliato male", ho l'impressione di assistere ad un carrozzone promozionale ordito dall'entourage del regista.
Vizio di Forma ha il dono della totale inconcludenza: comincia con l'assegnazione di un incarico non meglio precisato per il detective privato Doc Sportello, attraversa vari stadi, tra la noia, l'insopportabile tedio e il fastidioso buco nero della trama, come le fasi di una dipendenza da stupefacenti ma senza il "brivido" dell'overdose. Anche il titolo dovrebbe rappresentare un qualche significato (il vizio intrinseco delle polizze assicurative, si accenna a qualcosa..bah) ma il regista ritiene di non doverlo sviluppare. Ad ogni nuovo personaggio, o meglio ad ogni nuovo nome biascicato di un qualche indefinito personaggio, si prova sfinimento e cresce l'irrequietezza nel cercare di collegare le singole tessere del mosaico. Uno aspetta l'illuminazione finale, un deus ex machina, una spiegazione dell'intricata missione, ma anche la voce narrante è psichedelica, contaminata dalla spirale della droga, e si esprime con rime poetiche. Alcune pregevoli sequenze comiche, il cammeo strepitoso di Martin Short, l'espressività versatile di Phoenix, si perdono nella confusa distesa di nebbia e nulla del film.
Si fatica ad arrivare alla conclusione, i personaggi sono poco approfonditi, vizietti (non di forma, ma di alcool e droga) sono ostentati in vari punti per ricreare le atmosfere anni settanta, ma manca esattamente il filo della narrazione: due ore e mezza per assistere ad un unico, autentico colpo di scena che ne meritasse la visione (che riguarda il passato di Brolin).
Ho deciso da oggi che l'unico vero Anderson cineasta si chiama Wes. Hollywood lo sta cominciando ad apprezzare. E credo che pian piano, dopo un periodo di faticoso rehab, se ne convinceranno anche i pochi, coraggiosi adepti di Paul Thomas.
In questa recensione-sfogo mi sono talvolta espressa come il cinema di Paul Thomas Anderson: in modo criptico, sbandato, straniante e radical chic, che segue una corrente tutta sua sua, il karma dell'anima, e lo fa senza compromessi con il gusto e le convenzioni, cioè insomma un cinema che perde di vista la sua funzione essenziale, cioè il racconto e l'intrattenimento.

wallace'89  @  06/05/2015 16:36:05
   8 / 10
Per me bellissimo Inherent Vice, forse l'ho apprezzato anche più del Grande Lebowski, visto che si cerca in tutti i modi di accostarli sempre e comunque.
Però tra i due secondo me c'è uno scarto di tono fondamentale, dettato dalle logiche della contestualizzazione temporale. A me il film di Anderson è parso, pur sotto il segno di un'ironia psichedelica (gustosissima), la celebrazione struggente e malinconica di un'epoca al tramonto...tutto questo ovviamente nel film dei Coen non c'è, segnato e caratterizzato da un più freddo e cinico distacco da "reduci", come lo sono i personaggi di Bridges e Goodman con cui si ride ma soprattutto se NE ride. E a questo, con le nostre logiche temporali e il gusto parodico dissacrante di certo post-modernismo più malevolmente ironico, siamo forse più abituati.

L'impatto del film di Anderson è più straniante e stravagante, perché cerca, anche attraverso la voice over del noir, di fare empatizzare con un protagonista strafatto e vedere così delle indagini assurde e ingrovigliate innanzitutto attraverso i suoi occhi. L'effetto di visione"alterata" così è perfettamente efficace e condotta su binari sempre a rischio di deragliamento.

Anche l'utilizzo dei codici di genere del noir, è meno posticcio e citazionista del film dei Coen, perché non servono tanto a evocare delle coordinate di particolare universo filmico di riferimento, quanto a dipingere un sentire "paranoico" più vicino alla realtà degli anni, degli spy-movie d'inchiesta in cui collusioni e sfiducia nelle istituzioni politiche erano all'ordine del giorno ( non che oggi sia troppo diverso eh...) e il rapporto tra "persone libere" e forze d'ordine diventa particolarmente simbolico.

Momenti cult comunque da ricordare non mancano, e almeno un piano sequenza da manuale che per carica di tensione erotica e psicologica mi ha riportato alle atmosfere di Paris Texas.
E se proprio vogliamo fare dei paragoni, un altro referente possibile è quel gioiellino del Lungo Addio di Altman.

Coronano il tutto una colonna sonora di cui innamorarsi all'istante (Dio abbia in gloria Johnny Greenwood e i Can, sempre e comunque) e un cast di prim'ordine assolutamente favoloso.

(Ah, il libro l'ho letto e il film è addirittura meglio)

gherardo81  @  04/05/2015 19:07:24
   4 / 10
Urtero' la suscettibilità dei diversi intenditori presenti su questo sito...me ne dispiaccio...ma in ultima analisi, in parole povere, il film è pesante lento e troppo ingarbugliato. I film non devono essere esperimenti, devono far passare un paio d'ore proiettati in qualcos'altro...qui l'unica cosa che ti si proietta è l'idea di spegnere e andare a dormire. E di postare un commento del genere.

Beefheart  @  28/04/2015 22:31:06
   7½ / 10
La versione tossica del noire. E' come se Philip Marlowe fosse catapultato dentro Paura e delirio a Las Vegas.
Nonostante sia leggermente ripetitivo, molto contorto e piuttosto lungo, rimane comunque un film col suo bel perchè, divertente, a tratti anche molto, con un
Joaquin Phoenix sopra le righe, eccezionale, due spanne sopra a tutti gli altri. Ottime ambientazioni e costumi.

2 risposte al commento
Ultima risposta 28/04/2015 22.50.02
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-Uskebasi-  @  17/04/2015 14:52:22
   8½ / 10
Il vizio intrinseco, nelle polizze delle assicurazioni marittime, è tutto quello che non si può evitare: uova che si rompono, cioccolata che si scioglie, bicchieri che si spaccano...
L'intricato groviglio di eventi in cui si ritroverà Doc Sportello è (per lui) inevitabile, perché nasce da una richiesta della persona che più conta nella sua vita. Nasce dall'altrettanto inevitabile motore dell'esistenza.
Amo Paul Thomas Anderson, diciamolo subito. Lo amo perché non viene mai incontro allo spettatore, fa sempre quello che vuole sapendo che molti si annoieranno, che altri non riusciranno a seguirlo, non fa alcun patto con noi. Lo amo perché è unico nel modo di utilizzare la musica. Lo amo perché spesso nei suoi film vedo un umorismo di alto livello quando forse passa inosservato o non dovrebbe nemmeno esserci. Soprattutto lo amo perché credo che tecnicamente sia uno dei migliori registi viventi. E' giovane, non ha sbagliato un colpo, e ha già sfornato un capolavoro assoluto.
In "Inherent Vice" racconta un'intera epoca tra le righe, tutte le sfumature dell'America in un determinato periodo storico sullo sfondo di un'investigazione complicatissima che cresce come una macchia d'olio. Quasi impossibile avere chiaramente tutto il quadro in testa, ma per questo c'è Doc, noi dobbiamo solo vivere questa esperienza coloratissima dalle mille sfaccettature, con i suoi alti e i suoi bassi. E quando in scena ci sono personaggi come il Dr. Rudy Blatnoyd o il detective Bjornsen, tutto diventa più facile. A proposito, un Josh Brolin immenso.
Riguardo al protagonista c'è poco da dire, è nel podio mondiale. E non nel terzo gradino.

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Ultima risposta 06/05/2015 19.46.15
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Crystal_89  @  31/03/2015 10:27:51
   6½ / 10
SI tratta innegabilmente di un piccolo capolavoro "alternativo" ma, fortunatamente, non impegnato. Le qualità tecniche sono evidenti: regia, musiche, fotografia, costumi e cast sono fenomenali.
Personalmente non apprezzo questo tipo di cinema: è vero che la trama è un elemento marginale sia del libro che del film, ma 150 minuti sono veramente troppi per godersi al meglio uno spaccato intricato, grottesto, ironico e sregolato di un'epoca che non c'è più (e che non tornerà più).

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  25/03/2015 21:07:36
   7½ / 10
Vizio di forma come The Master è un'opera estremamente complessa e stratificata, fin dalla storia stessa ascrivibile ad un vero e proprio trip ambientato in un'epoca precisa, in cui sotto i colpi di Nixon, la strage di Bel Air da parte della Manson family ed in fondo i suoi stessi eccessi, l'epoca hippie volgeva al suo tramonto. Attraverso Doc Sportello assistiamo a questo ristagno generazionale, seguiamo una trama sotto i fumi della "maria", un viaggio psichedelico con visioni di un futuro prossimo aberrante ma vestito in doppiopetto. Anderson al pari dell'Altman del Lungo addio rilegge i codici del noir aggiungendo una tonalità di fondo malinconica miscelandolo con elementi grotteschi di indubbia efficacia. A differenza con il film precedente, Vizio di forma mi è sembrato più equilibrato. The Master era giocoforza più incentrato sui personaggi e le loro interrelazioni, mentre qui oltre a quest'ultimi il contesto gioca un ruolo altrettanto importante. Si metabilizza lentamente, ma ritengo che sia un eccellente film, anche se ne preferisco altri del regista americano.

TheLegend  @  24/03/2015 23:58:59
   8½ / 10
Sicuramente difficile da seguire ma ripaga ampiamente se si ha la pazienza e lo spirito necessari.
Davvero fuori di testa, con un cast eccezionale e a tratti davvero divertente.
Peccato solo per una parte finale che non mi ha convinto pienamente.

marimito  @  22/03/2015 22:13:54
   6 / 10
Se non è un film per tutti, meno che mai lo è per me...
Farraginosa la trama.. lenta e difficile da comprendere.. nonostante la mia concentrazione ho perso passaggi, nomi, dialoghi..
Una fotografia opaca che vuole richiamare immagini di un tempo andato ma che non contribuisce di certo a rendere chiara la sceneggiatura.
La sufficienza alla mente che ha reso possibile tutto ciò.

slint  @  09/03/2015 23:21:49
   3 / 10
amo a prescindere quasi l'intero cast..magnolia è uno dei miei 10 film preferiti..cio' nonostante sono stato ad un poasso dall'abboandonare la sala per questo titolo..veramente pesante,anche se non sembrerebbe un film pesante,lo diventa comunque..praticamente inseguibile.

_Hollow_  @  08/03/2015 14:37:56
   8½ / 10
Noto con piacere che tutti i voti bassi puntano a criticare il film su una questione che, conoscendo un minimo Pynchon, risulta del tutto secondaria (se non insulsa), ovvero la trama. Ma informatevi prima di vedere un film, trovate il tempo di scrivere commenti insulsi ma di leggere qualcosa prima di vederlo no?
Detto questo, e partendo così dal presupposto che "Vizio di forma" di Anderson non sia un film brutto o mal riuscito, quanto premiarlo risulta forse molto soggettivo. Tecnicamente è decisamente buono, tra piani sequenza come quello del footjob e quant'altro. Pure tutte le caratteristiche del lavoro postmoderno pynchoniano sono ben riprese, con i vari rimandi al pulp, al cinema ecc. Forse è più facile però (anche se da certi commenti non sembra) cogliere la secondarietà della trama rispetto all'atmosfera "sognante", liminale, come in perenne bilico tra realtà e trip acido (in un modo molto simile a "Il grande Lebowski" dei Coen).

Michael Connelly (mi pare) dette il benvenuto a Pynchon tra i colleghi del genere per questo lavoro, ma definirlo un thriller sarebbe del tutto inappropriato proprio per quanto detto. La trama c'è, è divertente, ma non dovrebbe (anzi dovrebbe, ma il lettore/spettatore non dovrebbe farsi ingannare) confondere dal vero intento, che è quello di portare a quella macchina nella nebbia, lontana dal mondo (in questo caso la California post Altamont) e, allo stesso tempo, al salvataggio di una famiglia (e di un amore) da parte di Doc Sportello ... insomma, al trionfo della dimensione privata.

"Just us. Together. Almost like being underwater. The world, everything gone someplace else."

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Anche per quanto riguarda i simbolismi, i significati più reconditi, gli indizi ci sono (inferiori rispetto al libro, ma alcuni si possono cogliere facendo attenzione). Di rinascita si parla col sequestro della Golden Fang. Nel libro si può affidarsi alle telecronache NBA (non ho fatto caso a date nascoste durante la visione).

Insomma, un lavoro complesso come ci si poteva aspettare, bello da vedere in superficie (soprattutto se si pensa di andare a vedere del cinema d'essai, un cinema dello sguardo e non narrativo) ma anche profondo, sotto quella superficie (dell'acqua).

6 risposte al commento
Ultima risposta 09/03/2015 11.23.30
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Manticora  @  04/03/2015 15:59:46
   8½ / 10
Anderson costruisce il suo film più destrutturato, che mi fà pensare alle sue origini, a film come Magnolia e Ubriaco d'amore. Il film è incentrato su Doc Sportello,alias Joaquin Phoenix in grande spolvero,certo ormai l'attore è diventato una presenza costante del regista. Rispetto a The Master Phoenix ha un ruolo diciamo PIù CANONICO, ma anche no... il detective-fattone-sfigato e interessante. Logicamente il film segue la logica di Anderson, che non vuol dire sia facile,soprattutto per la durata, due ore e mezza, per mio fratello sono troppe, per me ci può stare, soprattutto se si vuole raccontare una storia, che abbia più sbocchi. Thomas Pynchon è un autore che non conosco, ma ho intuito l'amore che Anderson ha messo nella trasposizione, un amore non tanto per gli spettatori, che comunque dovrebbero ormai essere abituati allo stile lento, ipnotico,spesso intercalato dal montaggio tramite una narrazione non lineare, ma efficace. Senza contare che come al solito gli attori sono in stato di grazia, l'umorismo è più approcciante e Los Angelese degli anni 70 assomiglia a San Francisco degli anni 70. Poi vedere Benicio Del Toro in un ruolo marginale, ma fondamentale è interessante. Così come Owen Wilson in un ruolo centrale, Reese Whiterspon non più fidanzatina d'america,Josh Brolin nel ruolo dello sbirro(sempre) per non parlare della sconosciutaSasha Pieterse alias Chasta,ipnotica, magnetica, sensuale e volutamente ambigua, colonna sonora anni 70 da urlo, insomma un film certo non per tutti, ma come sempre Thomas Anderson è uno dei migliori registi in circolazione.
"Non voglio fare l'asociale".

ZioMestre  @  04/03/2015 11:39:11
   6 / 10
Premetto che ho visto questo film senza informarmi su regista, trama ecc. in pratica mi sono basato solo sul trailer, pensavo di trovarmi di fronte ad una pellicola tipo pulp fiction o una vita al massimo, questo film purtroppo è tutt'altra cosa solo dialoghi e azione 0 (non che questo sia un difetto sia chiaro), quasi impossibile completare questo enorme puzzle di nomi e vicende intrecciate.
Sono sincero, non ci ho capito una mazza!! Le interpretazioni sono comunque di alto livello ed i personaggi molto caratterizzati.
6 politico.

BrundleFly  @  03/03/2015 11:29:06
   5 / 10
Senz'altro "un film non per tutti"...e in questo caso faccio parte della 'schiera del NO'.
A parte la bella confezione: una regia con lunghi tagli, pianisequenza e buone recitazioni, non trovo nulla di salvabile a livello di trama. Troppi personaggi, una sceneggiatura contorta di storie che si intrecciano e difficili da seguire e uno sviluppo lentissimo, soprattutto considerando la durata di 2 ore e mezza (non nego di essermi semi-addormentato un paio di volte).
Son riuscito comunque a divertirmi in un paio di scene.

gemellino86  @  02/03/2015 21:39:50
   7 / 10
Buon film con un bravo Phoenix e una sensuale Waterston. Non è privo di difetti perché è molto lento soprattutto nella prima parte. Mi è piaciuta l'atmosfera degli anni '70. Belle anche le musiche. Consigliato.

KasinaKD  @  02/03/2015 11:57:15
   5 / 10
Venivamo preparati, e, pur cercando di astenerci dall'impulso di mettere insieme i pezzi del puzzle che questo film ti presenta, è impossibile resistere a farlo per 145 minuti.. dopo la prima ora, l'interessante effetto vintage è svaporato ed il processo naturale del cervello ti porta a disinteressarti a ciò che stai vedendo perchè tanto non ha nessun senso, quindi il film risulta noioso. E' un accumulo infinito di indizi, trame e sottotrame, senza nesso logico che ti permetta di seguire come il protagonista li riordina e li collega insieme per risolvere il caso.. il che al posto di intrigare lo spettatore ed avvicinarlo, è assolutamente respingente e poco coinvolgente. Peccato, peccato, peccato.

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s.boffelli2  @  01/03/2015 18:08:06
   8 / 10
Film molto complesso targato P.T. Anderson basato su sull'omonimo romanzo di Thomas Pynchon. Cast eccezionale, su tutti eccelle il grande Joaquin Phoenix, che interpreta un investigatore privato hippie della Los Angeles degli anni '70, impegnato nel risolvere una serie di rapimenti e misteri che lo portano a scontrarsi/rapportarsi con una miriade di personaggi strampalati. Dialoghi molto divertenti e personaggi bizzarri, ottima sceneggiatura. Un film non per tutti.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  28/02/2015 01:20:36
   7 / 10
No, non sono un ammiratore di Pynchon, anzi mi annoia molto, e il giudizio sul film e' fortemente influenzato da questa mia proverbiale incapacita' di capire e amare il famosissimo scrittore e la sua opera. Complessivamente, e' un'altra prova tecnicamente superlativa del cinema di Anderson, e questo potrebbe giustificare un 8 in pagella. Tuttavia, se la prova di Phoenix e' davvero disarmante e preziosa, il resto dei personaggi vorrebbe essere accattivante o carismatico, ma restano fin troppo sopra le righe. Mi e' parso a tratti di vedere un sequel di The counselor, o ancora un restyling di una certa aria minimalista stile anni ottanta, resa disturbante e provocatoria per l'effluvio di parole di Anderson vs. Pynchon. Certo il film riesce abilmente a raccontarci un disagio temporale che e' tanto sorpassato quanto attuale, ma il film non mi e' rimasto appiccicato sulla pelle, come avrei voluto. Potrei sbagliarmi, del resto ho commesso lo stesso errire con "Il petroliere" che reputo invero grandissimo

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  27/02/2015 02:12:40
   9½ / 10
Portare Pynchon al cinema e così bene non era impresa da poco. Ma Anderson si riconferma il grandioso cineasta che è. Lo sposalizio tra la pulitissima e rigorosa regia kubrickiana (come ignorare i lentissimi, quasi impercettibili movimenti di macchina che si avvicinano ai protagonisti? Sembra di vedere un Barry Lyndon della LA Infernale e postmoderna del celebre scrittore americano) con la scrittura, l'immaginario del grande punto interrogativo della narrativa statunitense riesce in maniera mirabile. Il film è un divertissement intossicante che riflette sui mali americani, sul vizio come elemento inevitabile e collante delle imprese di questi piccoli e fantasmatici criminali della città eterna del nuovo mondo. Frequenti citazioni felliniane, come la stupenda scena del ritrovamento di Mickey (Otto e mezzo) e la barca, questo crocevia dei sogni di un'intera popolazione criminale (Amarcord), si frammischiano a una narrativa filmica totalmente USA, con musiche di Neil Young e strizzatine d'occhio a Tarantino, grande fratello visionario di questo straordinario regista e visionario della settima arte. Brolin ci riporta alla migliore tradizione mistica dei Coen, No Country for old men e quando l'immenso protagonista viene umiliato, picchiato, falcidiato dagli organismi del controllo non facciamo che pensare al Grande Lebowski. Il vizio di forma è in definitiva il vizio di chi si è trovato in un mondo e in una storia criminale in cui drogarsi è meglio che essere lucidi, in cui seguire le mirabolanti promesse della Dope ti porta a vivere i momenti più poetici e autentici della tua esistenza. Quelli che rientrano nella cornice di una cartolina, da sempre il ricordo più bello che si manda a una persona assente ma viva nel ricordo del nostro viaggio sulla terra orlata dal mare.

4 risposte al commento
Ultima risposta 29/01/2016 17.57.17
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sheratan  @  26/02/2015 21:41:16
   4½ / 10
film lento lento lento, la trama si fa fatica a seguirla, molto articolata e complessa, sono rimasto parecchio deluso e non vedevo l'ora che finisse, sicuramente non è un film per tutti, a parte culi, tette e un nudo integrale, noia mortale.

boodi  @  26/02/2015 17:44:07
   6½ / 10
mi è piaciuto .. il film è sufficientemente arzigogolato .. la presenza di joaquin e del suo carisma fa buona parte del film, regia costumi vari e ambientazioni disparate aggiungono spessore anche se spesso è solo visivo e/o rocambolesco . una specie di commedia noir.. tarantino , soft e senza splatter ..

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