l'eclisse regia di Michelangelo Antonioni Italia, Francia 1962
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l'eclisse (1962)

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locandina del film L'ECLISSE

Titolo Originale: L'ECLISSE

RegiaMichelangelo Antonioni

InterpretiAlain Delon, Monica Vitti, Francisco Rabal, Louis Seigner, Lilla Brignone, Rosanna Rory, Mirella Ricciardi, Cyrus Elias

Durata: h 1.58
NazionalitàItalia, Francia 1962
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 1962

•  Altri film di Michelangelo Antonioni

Trama del film L'eclisse

Dopo aver passato una notte a litigare con Riccardo, il suo fidanzato, Vittoria conosce Piero, un agente di borsa. Gli appuntamenti tra i due ragazzi si infittiscono e Vittoria pensa di essere innamorata di Piero, fino al giorno in cui un ubriaco ruba l'auto del ragazzo e rimane ucciso in un incidente...

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Voto Visitatori:   8,54 / 10 (14 voti)8,54Grafico
Voto Recensore:   9,50 / 10  9,50
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Voti e commenti su L'eclisse, 14 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  11/02/2013 19:53:20
   8½ / 10
Saggio di regia e coraggio del grande Antonioni, una pietra tombale sui rapporti tra esseri umani, un eclisse inquietante.
Alternando le lunghe sequenze rumorose e quasi fastidiose all'interno della borsa, ad altre non meno angoscianti di riflessione e silenzio, il regista conclude la sua "trilogia" dell'incomunicabilità in perfetta coerenza con quanto fatto in precedenza. In realtà, anche se il voto è superiore, credo che tra i tre nessuno svetti più degli altri. Tornando indietro metterei lo stesso voto agli altri due.
"L'eclisse" ha un incipit di incredibile potenza ed angoscia, ma è il finale a confermare la grande maestria e maturità di Antonioni: svuotando i protagonisti, facendoli uscire di scena in modo non prevedibile, la telecamera ripercorre luoghi, figure ed oggetti del film. Una signora bionda viene ripresa da dietro, potrebbe essere Monica Vitti visto che spesso è stata ripresa cosi: ma si gira ed è un'altra persona. Una luce accecante conclude tutto. Siamo nel 1962, il cinema credo raramente si sia spinto cosi oltre, forse proprio con "L'avventura" ci è riuscito.
Grande prova della Vitti e di un Delon freddo e distante.


"Alle otto. Solito posto."

BulimicDream  @  25/03/2012 23:06:26
   8½ / 10
Rumore e silenzio, realismo e introspezione, ciò che domina i due estremi è il caos esteriore e interiore. Due attori magnifici che riescono a risaltare la propria interiorità solo attraverso il loro sguardo, il loro abbraccio, i loro baci. L'artificio si impone e aleggia sulla storia di una coppia. Splendida l'idea dei dieci minuti finali che sono di una bellezza artistica, ogni fotogramma potrebbe evocare un'emozione diversa. L'unica pecca è la lunghezza di alcune scene e il soffermarsi troppo su certe vicende (vedasi le scene caotiche della Borsa, che io ho trovato per certi versi insostenibili)

DarkRareMirko  @  21/01/2012 22:35:36
   9 / 10
Il film, tra i più famosi del maestro, è indubbiamente intrigante, avvincente, poetico, solo a tratti lento (il finale, ad esempio), potendo inoltre contare su due attori veramente al loro meglio (Delon poi qui assomiglia molto al Rossi Stuart odierno, e, davvero, il paragone non potrebbe essere migliore).

Molto acuto, critico in senso sociale (basta guardare la spietata e realistica descrizione dell'ambiente borsistico per convincersene), diretto in modo sublime, è tra le vette del cinema italiano di ieri e di oggi.

Fine di una trilogia sull'incomunicabilità (e mai in un film tale caratteristica è stata resa al meglio, ma il tocco del maestro rende approcciabile un'opera altrimenti insopportabile) che può contare su due rpecedenti film illustri e altrettanto riusciti.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  13/01/2011 21:46:11
   8 / 10
Vittoria e Riccardo rappresentano da un certo punto di vista l'ideale prosecuzione della coppia Mastr0ianni-Moreau. C'è infatti un legame molto forte con La Notte dove si evidenziava la crisi dei rapporti di coppia. Con l'Eclisse, Antonioni allarga il campo. All'orizzonte spunta il cosidetto "nuovo" che avanza, sorta di protoyuppismo d'aasalto dove i valori che contano veramente sono i soldi e l'apparenza rappresentato da Piero. Il dinamismo di Piero, la sua sfrontatezza, ma anche superficialità in un certo senso attraggono Vittoria che ne rimane affascinata, benchè consapevole dell'inconciliabilità tra loro due.
E' un film da non prendere a cuor leggere, estremamente impegnativo e a volte estenuante, tuttavia Antonioni analizza molto bene i mutamenti sociali in atto nella nostra società. E' una lettura amara.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  19/09/2009 12:39:13
   9½ / 10
Titoli di testa: al twist di Mina sopravviene una musica asettica, fredda, avanguardistica. Poi l'eclisse sonoro. Due corpi in una stanza, un ventilatore, nessuna parola. L'incomunicabilità che s'interpone tra il pianeta donna e il suo astro: dà fine a "l'avventura", cala nuovamente "la notte", i due corpi s'allontanano automaticamente.

Si passa da un nuovo silenzio - quello del brusio e della folla nella Borsa - a quello della notte desolata, in un'escursione verso l'esotico, nell'Africa dei souvenir, delle foto di un'amica, in una stanza.
Vittoria è una donna prosciugata, prova a colmare il proprio vuoto esistenziale con gli interessi e le occupazioni degli altri. La conoscenza in Borsa con un uomo dinamico, pratico, traffichino, le dà l'illusione d'una nuova passione che possiede in verità l'arsura d'un "deserto rosso". Il tempo di qualche incontro. Il gesto amoroso e il gesto indifferente si sovrappongono. Il sole che apre i petali ad una rosa, è lo stesso che fa roventi quelle dune. Un nuovo disamore. Un ultimo appuntamento al quale nessuno dei due si presenta.

Dopo la breve schiarita senza sollievo, fa ritorno l'eclisse, pertinace, irrisolvibile. Un collage di quartieri vuoti, architetture rigide, inquadrature inelastiche, rapidi squarci Hopperiani, impalcature, fronde inerti, balconi spopolati, gente che aspetta, solitudine degli individui, isolamento dei luoghi… Sino a notte: lampioni s'accendono in silenzio… strade vagano in zone di mistero…

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento Silly  @  30/11/2008 20:28:07
   8½ / 10
Non credo ci sia molto da dire. Antonioni, sull'incomunicabilità tra le persone, ha fatto una chiara ideologia. Non c'è molta speranza evidentemente.
Il film racconta di Vittoria immersa in una realtà vuota, corrotta dal fanatismo del denaro, dell'apparenza, dei beni materiali. Oltre a ciò non v'è molto di più.
Vittoria è una giovane ragazza in cerca di rapporti veri, fatti di scambi, di condivisioni, di passioni. Col compagno, con la madre, con le amiche, con gli altri. Lei ce la mette tutta, soprattutto con Piero. Perchè Piero le piace, nonostante le oggettive differenze. Quello che scoprirà, alla fine, è che probabilmente tutti noi siamo vittime (colpevoli?) di noi stessi e, quindi, dei rapporti che viviamo. L'ombra dell'eclisse è sopra tutti noi.
Indubbiamente è un gran bel film. La Vitti è di una bellezza magica, davvero meravigliosa. Come sempre ottima fotografia. Ammetto che di Antonioni preferisco altri film, ma questo è comunque degno di nota. Da vedere quindi, con occhio cinico naturalmente.

paride_86  @  22/11/2008 01:30:01
   8½ / 10
Dei tre film girati da Antonioni sull'incomunicabilità è sicuramente il migliore. La storia parte con Vittoria che lascia il fidanzato perché, appunto, l'amore ormai si è eclissato. Cerca rifugio nella madre, che però si dimostra incapace di ascoltarla. Conosce poi Piero, sfrenato agente di borsa, e subito Antonioni rende evidenti le profonde differenze tra due persone che cercano di conoscersi e di amarsi; la scena più significativa è quella in cui i due si baciano attraverso un vetro. "L'Eclisse" è un film sincero e onesto e purtroppo, drammaticamente realista nella sua analisi dei sentimenti.

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  25/08/2008 17:19:35
   7½ / 10
Con questo film Antonioni chiude la cosiddetta "trilogia dell'incomunicabilità" ("L'avventura", "La notte", "L'eclisse"). In esso il pessimismo che connotava le due precedenti pellicole si fa più marcato, trovando espressione nella presenza/assenza di dialoghi freddi, che trasmettono un senso di vuoto quasi insopportabile, nonchè in silenzi prolungati che non fanno che acuire il malessere di Vittoria, che è il malessere di tutti. Ma il senso di vuoto si percepisce paradossalmente anche nei momenti convulsi all'interno dell'edificio della Borsa, dove il muoversi forsennato e dissenato dei brokers contribuisce a rendere più vivida la rappresentazione di un "mondo" (dis)animato dalla brama di illusioni fatue, con la quale si sancisce la definitiva morte dei rapporti umani: il denaro, il profitto, la carriera e i beni materiali sono i nuovi (dis)valori cui consacrarsi, sacrificando le relazioni interpersonali che, nella messa-in-scena di Antonioni, si presentano come deserti "eclissati" dal buio determinato dall'assenza di sentimenti sinceri e profondi. Anche l'ambientazione diventa, nella costruzione narrativo-visiva del regista, il riflesso di questa aridità umana: in questo senso la parte finale della pellicola, costituita da inquadrature che si soffermano su talune zone dell'EUR, è tesa ad evidenziare l'asetticità e l'artificiosità di luoghi ed edifici senza anima, così come sembrano senz'anima le relazioni tra gli individui, condannati, nel loro agire insensato e inutile, ad una distanza che li divide incolmabile. Di questa distanza soffre Vittoria, personaggio sensibile che percepisce la vanità di tutto, e che nel suo comportamento quasi catatonico denuncia, di fronte al cinismo dilagante, una rassegnazione e una arrendevolezza che non offrono vie di scampo.
Personalmente adoro L'Antonioni della fase "esterofila" ("Blow up", Zabriskie point" e "Professione reporter"), mentre non riesco ancora ad apprezzare appieno quello della trilogia in questione, trovando i film che la compongono caratterizzati da una lentezza a volte troppo pesante; per questo non me la sento di attribuirgli un voto altissimo, pur riconoscendone l'importanza nonchè il valore artistico.

quaker  @  07/11/2007 23:18:53
   9 / 10
C'è un Italia che non è più quella del neorealismo, del dopoguerra, ma del boom, delle nuove, smisurate periferie... questo Paese, questa società non possono più essere rappresentati e sono solo "raccontati" ma nella chiave della commedia all'italiana.
Antonioni inserisce in modo qui particolarmente riuscito una storia privata in un momento di cruciale trasformazione sociale. Non saprei dire se le vicende di Vittoria siano il pretesto per raccontare la trasformazione dell'Italia del boom, fuori dalla chiave della commedia, o se viceversa la vita privata dei due protagonisti sia davvero ciò che più premeva al regista... però il risultato è dei più sorprendenti, tanto che questa eclisse rimane una autentica perla nel cinema italiano.
Film difficile, certamente, ma come sempre opera veramente al di fuori del comune per sapienza di inquadrature: il ventilatore, il fungo, i palazzi moderni, colti nei particolari, i tubi Innocenti, perfino la tamburlana ... passando per il minuto di silenzio in cui però i telefoni continuano a squillare; e poi la Borsa con la sua concitazione, l'Africa, le nuvole, il volo, l'idrante, la macchina ripescata ... tutto in qualche modo collegato, senza che niente sia lasciato al caso: anzi ogni cosa sembra ritornare come il cavallo al trotto, che passa due volte.
Uno degli aspetti più interessanti ed attuali del film è proprio la capacità, girando prevalentemente in esterni, di sfruttare le possibilità della mdp per continuare a narrare solo con immagini le storie d'amore (una che finisce, una che comincia) inserendole in un contesto ed in un momento particolare della società.


1emozionedapoco  @  10/10/2007 19:54:49
   10 / 10
E' il film di Antonioni che amo di più: gli spazi parlano ci comunicano l'incomunicabilità, la Borsa dove tutti urlano, si appassionano per il soldi e Vittoria è stordita da tutto ciò, siamo a Roma ma non viene mostrata la solita Roma, è quandi svuotata di significato anche una realtà familiare. Siamo alle Piazze d'Italia di De Chirico, metafisiche che ci estraniano da qualcosa di amato, e, con l'eclisse di sole, diventano qualcosa di spaventoso, di minaccioso, qualcosa senza calore, senza luce e senza amore (splendida scena finale).
Siamo in pieno boom economico ( il film inizia con un twist di Mina) e Vittoria non sa come stare a dietro a questo progresso, a questa velocità a quest'uomo che pensa alla macchina, ai conti, al lavoro mentre lei sogna l'evasione (l'africa) la natura ( il viaggio nella nuvola) e l'amore ma invece non sa che fare, non sa cosa fare, non sa come stare in mezzo a questi prodotti della modernità borghese. la Vitti è una delle nostre migliori attrici ( dimenticata purtroppo) e qui si vede e l'accoppiata con delon funziona.

Vorrei non amarti o amarti molto meglio...

E' un peccato che questi film non vengon mai considerati ma li si bolla come mattoni...

1 risposta al commento
Ultima risposta 10/10/2007 20.42.09
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Gruppo STAFF, Moderatore priss  @  02/10/2007 13:50:14
   6½ / 10
Antonioni non mi ha mai fatto impazzire, non so neanche ben spiegare perchè ma la sua poetica non mi tocca. Forse troppo lontani sono i suoi voli pindarici, troppo remoti nel tempo e nello spazio, troppo ermetici i suoi paesaggi e troppo estetizzanti i suoi silenzi.
Non riesco a gridare al capolavoro (nè tanto meno ardo dal desiderio di rivederlo), ma riconosco il valore storico.
Di questo film, che sviluppa e completa il tema de "l'avventura" e "la notte" particolarmente interessante la scena di rottura fra i due amanti.

2 risposte al commento
Ultima risposta 02/10/2007 14.08.18
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Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  19/09/2007 14:17:41
   8 / 10
MONICA VITTI
La poesia di Michelangelo Antonioni

Figura eclissata.
nascosta dietro una nera entità:
Borsa materna nella solitudine eterna
Figura di luce con figura di buio
unione di baci, lontananza di menti
e poi,
luce di neon corrotta e dolente
in un disegno di labbra fremente
di pianto gemente.

FrDiBenedetto  @  26/11/2006 21:35:15
   9 / 10
Superbo l'inquieto e minaccioso finale; sembra fare il punto, tirare le somme, ideologicamente, di quanto si è rappresentato prima; momento parzialmente antinarrativo, si connota prima di tutto per l'assenza sulla scena dei due protagonisti; a parlare di un'angoscia muta sono le cose, il vento, i luoghi deserti dell'Eur, la notte incipiente, la rapprentazione dello spegnersi di ogni attività, filtrati da un montaggio più frenetico, dalla sperimentazione di inconsuete angolazioni della macchina da presa, da una direzione del dispositivo posta in maggiore evidenza. Per il resto però l'opera non mi sembra connotata da tanta negatività. Magnetica la carica fascinativa della Vitti (specialmente nella sequenza iniziale, gioco erotico muto con un amante-spettatore, seduto a contemplare), suadente, tenue, ipnotica, distensiva la contemplazione delle cose e degli ambienti in cui ci immergono le bellissime immagini

Crimson  @  21/05/2006 23:32:43
   9 / 10
Un film sostanzialmente in linea con i due predecessori, anche se con un finale che pur trasmettendo lo stesso senso di vuoto e di feroce malessere, esprime il messaggio in modo diverso e non-umano (ma di più non posso rivelare in merito).
Il titolo sembra proprio avere una doppia ambivalenza: è l'eclisse della società, vittima della schiavitù verso l'utile, e l'eclisse delle emozioni e delle relazioni umane. Un'indagine che coglie sia l'interno che l'esterno dei protagonisti. Piero è il simbolo di una classe emergente che ha un'attaccamento viscerale per il denaro che copre ogni sensibilità e in sostanza sembra disumanizzare l'uomo stesso (esemplificativo a tal proposito l'episodio dell'incidente: sembra importargli solo della carrozzeria; e poi basti pensare a come tratta l'uomo che ha perso tutti i propri risparmi in borsa). E ancora una volta sullo sfondo di questa realtà che già di per sè è alienante c'è il legame irrealizzabile, non solo tra Piero e Vittoria ma che si estende a qualunque essere umano (e da qui il richiamo al finale).

Piero: "poi uno che entra nel giro (della borsa) s'appassiona..."
Vittoria: "s'appassiona a che cosa??"

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