un borghese piccolo piccolo regia di Mario Monicelli Italia 1977
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un borghese piccolo piccolo (1977)

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locandina del film UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO

Titolo Originale: UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO

RegiaMario Monicelli

InterpretiAlberto Sordi, Shelley Winters, Romolo Valli, Vincenzo Crocitti

Durata: h 2.02
NazionalitàItalia 1977
Generedrammatico
Al cinema nel Giugno 1977

•  Altri film di Mario Monicelli

Trama del film Un borghese piccolo piccolo

Giovanni Vivaldi (Alberto Sordi) ha lavorato per una vita come modesto impiegato del ministero. Il suo unico sogno è quello che suo figlio Mario (Vincenzo Crocitti), diplomatosi ragioniere, lo sostituisca nell'impiego. Per agevolare il figlio al concorso ministeriale, Vivaldi accetta di iscriversi alla loggia massonica a cui appartiene il dottor Spaziani, il suo superiore. Il guaio è che, proprio il giorno dell'esame, davanti agli occhi del padre, Mario viene ucciso da un rapinatore di banca...

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Voto Visitatori:   8,87 / 10 (64 voti)8,87Grafico
Voto Recensore:   9,00 / 10  9,00
Miglior filmMigliore registaMigliore attore protagonista (Alberto Sordi)
VINCITORE DI 3 PREMI DAVID DI DONATELLO:
Miglior film, Migliore regista, Migliore attore protagonista (Alberto Sordi)
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Voti e commenti su Un borghese piccolo piccolo, 64 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  25/03/2012 23:58:59
   10 / 10
Capolavoro assoluto di Mario Monicelli, un ritratto di raro cinismo dell'Italia moderna e del borghesume che la caratterizza(va) e che l'ha portata alla deriva.

Splendio affresco che inizialmente strizza un pò l'occhio al Fantozzi di Salce per poi cambiare improvvisamente di tono in un delirio psicotico che in realtà è la perfetta sintesi di una società.
Giovanni Vivaldi è la perfetta sintesi dell'italiano per Monicelli: bonaccione, attaccato ai valori e alla famiglia ma individualista, meschino e violento.
Un paese che riesce a far convivere in se una cultura tutto sommato bonaria e pacifista all'esistenza delle mafie che corrompono un intero paese con i loro sopprusi e la violenza.
Le contraddizioni di un popolo convivono in Vivaldi e il finale è la sintesi più incisiva.

Monicelli riconosce una parte sana di questo paese nella figura della moglie, l'unica che dimostra di avere una coscienza civica ma che ben presto ,vittima del sistema,ne resterà muta osservatrice.

Uno dei più bei film del cinema italiano.

Invia una mail all'autore del commento AcidZack  @  05/10/2011 20:00:59
   8½ / 10
Una tragedia di un realismo incredibile

Invia una mail all'autore del commento INAMOTO89  @  14/09/2011 01:13:39
   7½ / 10
Ondevitare polemiche chiarisco subito che il film è oggettivamente un capolavoro in quanto ,recitazione di sordi a parte,è uno spaccato di vita significativo della societa' italiana di fine anni '70 : monicelli stavolta lascia da parte l'ironia e ci va giu' pesante nel criticare una societa' irrimediabilmente corrotta e immorale che secondo lui non cè piu' modo di redimere.
Ma il film non è il mio genere,troppo odiosi tutti i personaggi ( la madre fanatica religiosa, il figlio che sembra 1 mentecatto, il padre borghesotto filofascista che fa di tutto x rendere suo figlio a sua immagine e somiglianza...) al punto che non sono riuscito a entrare in empatia con nessuno di loro.
Ad ogni modo è una delle vette + alte raggiunte dal cinema italiano, roba che oggi ci sognamo, purtroppo.

3 risposte al commento
Ultima risposta 14/09/2011 10.46.53
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baskettaro00  @  06/08/2011 21:10:37
   8½ / 10
un sordi strepitoso è il protagonista di questo film diviso in due parti,la prima che mostra la vita di un uomo e la sua famiglia,la sua condizione sociale e l'orgoglio che nutre per il proprio figlio,e la seconda la violenza che fa scaturire il veder portato via,sotto i proprio occhi,un figlio.
sordi di rado ha fatto incursione nel genere per così dire drammatico,anni prima aveva interpretato ottimamente un detenuto innocente ,ed ora riesce tanto bene a convincere con questo personaggio che rappresenta l'amore di un padre per la sua creatura,una morte che non sara' mai del tutto vendicata,infatti anche una volta che il colpevole

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILERtra l'altro l'uomo alla fine ha interpretato vari film di pier paolo pasolini,in questi casi con piu' di 15 anni in meno,se qualcuno sa come si chiamasse..
meritatissimo il david di donatello ad alberto,compianto sia lui che crocitti..che forse dopo questo film ha fatto piu' pellicole scollacciate,ma qui è bravo,con quell'aria così bonacciona ed ingenua..

clint 85  @  27/07/2011 02:28:54
   7½ / 10
Bel film veramente, grande prova di Alberto Sordi!

Matis  @  19/07/2011 17:44:54
   9 / 10
Spiazzante.
Non si riesce a comprendere sino in fondo questo film, essendo notevolmente cambiata la società al giorno d'oggi. La figura del borghese in questione è la figura di un uomo che non ha mai avuto un salto di qualità, né nel lavoro né nella vita: una routine, un rito ben simboleggiato dall'iniziazione massonica. Il suo unico motivo d'orgoglio è il figlio.

Detto questo, il film è tanto strano, inquietante quanto meraviglioso; una tipica commedia alla Monicelli-Sordi che ben presto si trasforma nella più cruenta delle tragedie. Albertone è stupefacente, straziante, nelle vesti del personaggio cucitogli addosso da uno dei più grandi registi italiani.
Molte scene crude, molte simboliche. Il pianto di Sordi, i suoi inseguimenti, la sua tenerezza e la sua violenza...difficile catalogare ogni momento del film, ma su una cosa siamo d'accordo: capolavoro.

peppe87  @  07/07/2011 20:52:55
   9 / 10
monicelli + albertone
il resto e' storia

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR jem.  @  13/03/2011 21:05:24
   9½ / 10
Capolavoro di Monicelli insieme ai soliti ignoti. Sordi supera se stesso.

pinhead88  @  02/03/2011 16:27:26
   9 / 10
La dicotomia perfetta tra commedia e tragedia.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Tumassa84  @  07/12/2010 06:05:32
   9½ / 10
Questo film è un grandissimo capolavoro, fa piacere vedere che in Italia siano state girate pellicole così dure, ciniche e spietate; ed è altrettanto avvilente pensare al cinema italiano di oggi totalmente slegato dalla realtà e senza il minimo coraggio di osare.

Il personaggio di uno strepitoso Alberto Sordi, Giovanni Vivaldi, è uno dei più complessi e nel contempo realistici mai tratteggiati nella storia del cinema. Forse quello che si avvicina di più all'italiano medio: egocentrico, violento, servile; ma nel contempo buono, premuroso, orgoglioso. La sua personalità ci viene subito presentata nella prima scena, che contiene in sé già tutto il film: il pesce pescato mordicchia la mano di Giovanni, e lui risponde accanendosi sul pesce colpendolo violentemente ben oltre la sua morte. E ciononostante, dopo si lamenta e maledice il pesce per il taglietto nella mano, mostrando tutto il suo egocentrismo: per Giovanni, è più importante il taglietto nella sua mano che non le truculente mazzate che egli stesso ha rifilato al pesce.
Questo egocentrismo si manifesta nuovamente con i tentativi di inserire il figlio, tutto fuorchè dotato e intelligente, al ministero. Piuttosto di metterlo alla pari con gli altri e fargli fare il concorso, Giovanni è disposto a tutto, pur di entrare nella massoneria (la scena dell'iniziazione è irresistibile). Ciò è indice sì di amore e premura per il figlio, ma anche di iperprotettivismo e soprattutto di totale mancanza di senso civico. Caratteristiche che ne fanno, appunto, il perfetto ritratto dell'italiano medio.

Il film, però, a metà circa cambia completamente rotta. La divertente commedia all'italiana si trasforma improvvisamente in un film drammatico e spietato, quando il figlio di Giovanni rimane ucciso durante una rapina proprio il giorno del suo esame. La moglie, per lo shock, rimane paralizzata e il mondo cade letteralmente addosso a Giovanni. E qui egli tira fuori nel contempo il suo lato più buono e dolce con la moglie (bellissima è la straniante sequenza della camera mortuaria, con dopo lui che la rassicura sulla sistemazione della bara del figlio), e quello più violento e vendicativo, quando trova l'assassino e decide, come probabilmente avrebbe voluto fare la maggioranza degli italiani disillusi dal sistema giudiziario, di farsi giustizia da sé. E non a caso, il luogo della vendetta sarà lo stesso di inizio film in cui aveva ucciso violentemente il pesce. Il finale, poi, è amarissimo: morta anche la moglie, Giovanni rimane solo e ormai in lui sopravvive unicamente, cresciuta a dismisura, la parte violenta e vendicativa: basta così un insulto perché, con in sottofondo la stessa musica che lo aveva visto all'inseguimento del killer di suo figlio, egli si metta all'inseguimento della sua nuova vittima, che presumibilmente farà la stessa fine.

La regia di Monicelli, poi, nobilita una sceneggiatura già di per sé eccellente, con una messa in scena curata al minimo dettaglio, inquadrature superbe (per esempio quella della morte della moglie) e grandi tocchi di classe (la trovata della mosca nella scena della morte dell'assassino o la bellissima panoramica a 360 gradi che termina sul balcone di casa Vivaldi il giorno dell'esame).

Invia una mail all'autore del commento marco986  @  30/11/2010 12:40:33
   10 / 10
Grandissimo film,purtroppo uno degli ultimi bei film di Sordi e di tutto il cinema italiano.Dopo questo film iniziò quel declino che tuttora persiste nel nostro cinema completamente scollato dalla realtà di oggi!

Sulla regia di Mario Monicelli
Il suo miglior film

Sull'interpretazione di Alberto Sordi
La sua più grande interpretazione

bucho  @  16/11/2010 00:45:30
   9 / 10
stupendo, duro e realistico!

Izivs  @  11/11/2010 09:53:48
   8½ / 10
Monicelli - Sordi binomio assoluto, in questo caso, su un bruciante spaccato dell'Italia anni 70. Sfiducia nelle istituzioni, incapaci di appagare il senso di giustizia di un uomo per bene, e trasformazione psicologica del protagonista, da buon padre di famiglia in giustiziere....c'è la vena del Monicelli politico che sferza la realtà dell'epoca....e ancor più dell'oggi.
Sordi perfetto nel ruolo, anche come età anagrafica.....all'epoca aveva 57 anni....giusti per andare in pensione.

cesarino  @  06/11/2010 10:06:15
   8½ / 10
c'ho messo un po x vedere questo film! ero abituato ad un sordi diverso, avevo paura che mi cascasse un mito! e poi??????? divino! una prova strepitosa. la vendetta x un figlio ucciso ed una parte decisamente diversa dal solito! non sbaglia nulla. il voto è 8 e mezzo. non raggiunge il massimo x chè secondo me il film perde qualcosa nella parte centrale. va un po' rallentando x poi riprendersi alla grande nel finale! ma il voto alto va' dato sopratutto x il grande alberto!

The BluBus  @  27/05/2010 12:27:57
   9 / 10
Mai visto un inversione di genere di questo livello, strepitoso

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR bellin1  @  18/05/2010 18:19:14
   6 / 10
Vado un po controcorrente ma di sordi preferisco decisamente altri film, anche se lui nel mio voto c'entra relativamente, visto la bella performance che ci da. Non disprezzo certo una pellicola storica come questa ma il film sta in piedi fino alla morte del ragazzo. Fino a quel punto grazie ad un ottima rappresentazione di un'italia cinica, piccola e raccomandata il film merita un voto decisamente più elevato di una semplice sufficienza, ma la seconda parte oggettivamente la trovo irreale e forzata.
Sufficiente.

CAMORRISTA  @  14/05/2010 16:13:54
   8½ / 10
è davvero un capolavoro,grande alberto sordi!

Gruppo REDAZIONE maremare  @  11/05/2010 11:17:41
   9 / 10
Grandissimo film di Monicelli con un Sordi strepitoso nel toccare corde drammatiche in precedenza inesplorate. Il borghesuccio italiano anni 60-70 interpretato alla grande da Albertone in innumerevoli maschere comiche, qua diventa livido di rabbia e attua una vendetta privata emotivamente devastante.
Un apologo morale, sociale e politico sulla società degli 'anni di piombo' e ancora attuale.
Un film da non perdere.

Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  10/05/2010 17:10:38
   9 / 10
Monicelli e i mali dell’Italia,questa volta racchiusi nelle gesta di un anonimo impiegato ministeriale,modello sconfortante di un modo di vivere consolidato e interprete di una mediocrità quotidiana spacciata per benessere.Pedina relegata ad un mondo estraniante, in cui il volontario adeguamento alla pochezza lo induce a vivere nell’illusione di un’inviolabile diritto al pretendere ed ottenere ad ogni costo,stravede per il figlio,appena diplomatisi ragioniere,unica fonte d’orgoglio in una monotonia avvilente.
Un Sordi immenso consegna alla storia cinematografica un uomo che simboleggia tutta la meschinità del borghesuccio medio contro cui Monicelli esprime il suo sdegno,non senza cercare di comprenderne l’atteggiamento sempre più orientato da un generale malcostume,originato da arroganza,burocrazia e servizi inefficienti,ipocrisia e violenza.Il film pur trattando un tema drammatico e arrivando a tramutare una nullità in qualcosa di ancor peggiore non scarseggia di situazioni mordaci dai caratteri leggeri.
Monicelli riesce a mantenere alto il suo spirito critico,non sminuendo a divertente macchietta la figura su cui si concentra,emblema di una società e di un modo di intendere e ragionare improntato su egoismo e arrivismo sfrenati,patetico ometto che nemmeno il giorno della sua pensione riesce ad uscire da schematismi allineati,constatandone così la spregevolezza anche nelle situazioni più ordinarie.
Grigio come la Roma in qui si svolgono i fatti l’impiegato rivela qualcosa di tremendamente oscuro nel momento in cui viene a mancare la sua unica ragione di vita,la propria (bassa) moralità crolla definitivamente portando in superficie la totale anarchia nei confronti di un basilare rispetto sociale.
Eccellente.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  09/04/2010 22:56:41
   9 / 10
Non ho parole per questo film di Monicelli che ha la più feroce e improvvisa "inversione di genere" di tutti i tempi. Straordinaria prova di Alberto Sordi.

uzzyubis  @  02/02/2010 10:59:42
   9 / 10
Uno dei migliori film italiani di sempre A. Sordi straordinario!!!

topsecret  @  24/12/2009 09:59:21
   8 / 10
La tragica storia di una piccola famiglia borghese distrutta dalla ferocia di un atto criminale. Una grande intrpretazione di Alberto Sordi, abile e convincente nello scrollarsi di dosso l'immagine di attore comico per indossare i panni di un padre accecato dall'odio per la perdita dell' amatissimo figlio, così orgogliosamente cresciuto.
La pellicola non è avara neanche di battute ironiche, impegnate a mettere in risalto una certa critica sociale sul mal costume delle raccomandazioni più o meno semplici fatte di ridicoli compromessi.
Il finale mi è sembrato un vero colpo ad effetto, geniale e crudo allo stesso tempo che lascia immaginare un epilogo sempre più tragico, lasciando intendere un vortice di violenza in cui il protagonista cade, un impiegato mite che non ha più voglia di piegare la testa e sottomettersi.
Un ottimo film diretto da Monicelli ed un cast davvero convincente ed efficace, meritano lode ed approvazione.

Tom24  @  20/09/2009 23:41:23
   9 / 10
Il capolavoro di Monicelli assieme a La Grande Guerra. Ritratto impeccabile, spietato ed estremizzato della classe piccolo borghese. Sordi è il protagonista ideale, alcune scene (vedi quella del cimitero) sono di un impatto emotivo fortissimo, ne esce un film sconcertante, da pelle d'oca.

vodici  @  17/09/2009 16:29:07
   10 / 10
Capolavoro assoluto con un Alberto Sordi immenso! Un grandissimo attore capace di passare dal comico al drammatico sempre con risultati eccelsi!

satko  @  13/07/2009 09:37:58
   9½ / 10
Grandissimo Albertone anche in un ruolo drammatico come questo,che dire ancora del più grande attore italiano di ogni tempo?

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  13/07/2009 09:14:51
   7½ / 10
Film insolito, che da commedia grottesca e fantozziana, man mano si trasforma in dramma, in thriller, in un film truce dove il mesto impiegatuccio si trasforma in un mostro spietato e sanguinario.
Passaggio non semplice, che nasconde più d’un rischio (anche la trama, d’altronde, potrebbe essere pericolosamente mal interpretata). Ma il regista riesce a fare tutto molto bene.
Un bravo a Monicelli, quindi. Ed un bravo soprattutto a Sordi; che un mostro lo è davvero, ma di bravura.

4 risposte al commento
Ultima risposta 09/04/2010 22.58.27
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everyray  @  26/06/2009 16:34:42
   10 / 10
Uno spaccato dell'italia di fine anni settanta,una storia che inizia come la più classica delle commedie italiane e finisce per diventare un dramma fatto di perdite,dolore,solitudine,vecchiaia e voglia di giustizia,perdita di speranza e malinconia!
Una regia splendida,superba,così come le interpretazioni degli attori,primi tra tutti il grande Alberto Sordi!
"Ama chi ti ama,fosse pure un cane"

Gruppo COLLABORATORI peter-ray  @  26/09/2008 13:32:02
   10 / 10

La caratterizzazione di un Italia corrotta, anche se in maniera Light, è stata ben rappresentata.

Assomiglia vagamente alla storia del "Canaro della Magliana". Solo che questo film è stato girato molti anni prima dell'avvenimento.

Film drammatico e disarmante per quanto amaro lascia.

Questo non è solo un film ma la chiara rappresentazione della nostra cultura.

Da vedere assolutamente.

1 risposta al commento
Ultima risposta 24/03/2012 00.20.03
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faith81  @  12/09/2008 10:40:12
   10 / 10
Film drammatico e toccante che fotografa con stile e coscienza la vita di una famiglia di media borghesia verso la fine del '70.
Sordi impeccabile!

Invia una mail all'autore del commento Project Pat  @  26/07/2008 22:21:34
   8½ / 10
"Un borghese piccolo piccolo" è un altro dei tanti mitici film del mitico Albertone. E' una storia paradossale, cinica e beffarda, ironica ma umoristicamente tetra, dove momenti di allegria si alternano a momenti di puro dolore e tristezza. Il finale lascia intendere allo spettatore che quello che è successo a Giovanni (Spoiler) l'ha segnato profondamente a tal punto da attaccargli....il vizio.
Inutile aggiungere altro, vedete il film e capirete tutto.

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Pink Floyd  @  29/05/2008 16:28:57
   9 / 10
Vedendo accostati i nomi del padre della commedia all'italiana e uno dei più felici interpreti della stessa non verrebbe certo da pensare a questo dramma!
Eppure Sordi diretto da un Monicelli in gran vena disegna un ritratto quanto mai realistico del borghese ottuso e camapinilista. La famiglia Vivaldi è in mezzo a noi, pronta a prevaricare su chiunque si frapponga tra se e i suoi squallidi obiettivi; pronta a commettere le più indegne sozzure, a decidere e punire; pronta ad ergersi a giudice supremo pur di vedere soddisfatta la propria sete di arrivismo. Una famiglia inserita in un tessuto sociale marcio e meschino in cui la corruzione e squallore vanno a braccetto. Una famiglia che per appagare i propri gretti bisogni rinuncia alla dignità di vivere.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  29/03/2008 00:37:16
   8½ / 10
Alberto Sordi nella sua grande e gloriosa carriera ci ha donato una galleria di personaggi che pur mostrando un'Italia poco edificante riuscivi a riderne e provavi una certa empatia con molte sue caratterizzazioni. Nel Borghese piccolo piccolo di Monicelli, c'è solo la negatività di un personaggio squallido, specchio di quell'italia "maggioranza silenzionsa" e "padre" di ciò che siamo diventati oggi: un popolo egoista che guarda solo l'"orticello" di casa propria e culturalmente ai minimi termini. Nemmeno la tragedia della morte del figlio, riesce a farmi provare compassione per il borghesuccio di Sordi, perso nel proprio vuoto esistenziale e nella sua voglia di giustizia a tutti i costi.

harry stoner  @  08/03/2008 02:11:37
   9 / 10
Crudo ed amaro capolavoro dal maestro della commedia all'italiana.Gli anni di piombo rendono tutto piu lugubre e tutto e' vissuto con il terrorismo negli occhi.Sordi avrebbe meritato un oscar per questo film.Nella prima parte ci mostra tutto l'amore e tutte le speranze che ripone nel figlio.Nella seconda si trasfoma in spietato assassino.Magistrale lui come pure la Winters,grande attrice americana che fu anche moglie di Vittorio Gassman.Questo film c'e' l'ho in dvd ma non lo vedo in tv da una vita.Chissa perche?

drugo78  @  01/03/2008 13:14:09
   9 / 10
un'ulteriore vera e propria perla del cinema regalataci dal supremo Maestro Monicelli.. l'inizio sa più di commedia in perfetto stile Monicelli (con Albertone che recita, come sempre, in maniera divina una parte a lui congeniale) che punta il dito verso i vizietti che caratterizzano la classe medio borghese italiana. Muta radicalmente in una seconda parte (dove esce fuori la versatilità di alberto sordi, capace di interpretare ruoli drammatici in maniera credibile)... il film diventa tragico e a tratti commovente.. bellissima e coinvolgente la storia.

Pekisch  @  23/02/2008 12:44:37
   8½ / 10
Visti gli ultimi commenti così lunghi, credo non c'è bisogno di sottolineare ulteriormente l'importanza di questo film.
A parte la contestualizzazione nell'ambito di terrorismo e di perdita dei valori, la pellicola è un bell'esempio di capovolgimento di trama.


Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER

THE_FEX84  @  22/02/2008 17:59:00
   9 / 10
Monicelli ha ancora una volta modo di dire la sua sul periodo più nero che stava vivendo l'Italia in quel periodo,dove le contestazioni giovanili e gli attentati terroristici erano all'ordine del giorno,e il terrore era sempre in agguato anche per il cittadino più ignaro.Tratto dal bel libro di Vincenzo Cerami(che si ritenne soddisfatto del lavoro svolto da Monicelli),il film resta uno specchio agghiacciante e veritiero di ciò che il nostro Paese stava subendo negli anni 70, e lo rappresenta con un personaggio che all'inizio appare fiducioso nei confronti del futuro anche per merito di un figlio su cui ha riposto gran parte delle sue speranze,ma che poi,una volta avvenuta la sua tragica scomparsa,esplode in un cinismo vendicativo(che era presente in misura minore sotto forma di altri vizi)che in fondo apparteneva a un'intera classe sociale tronfia e incapace di migliorare le cose,sempre sul punto di scoppiare,ma in fondo impotente.Da questo punto di vista,Monicelli trasforma il film in una vera e propria parabola sul cittadino medio stanco di guardare e di subire in silenzio, ma bisognoso per forza di cose di reagire all'ostilità e all'indifferenza che si era creata,facendolo dopo aver somatizzato il dolore e la sofferenza,conscio di non riuscire a cambiare più nulla dell'atmosfera lugubre e inquietante che si era creata con l'arrivo dei cosiddetti anni di piombo.Mette i brividi la sequenza nerissima delle bare accatastate al cimitero,perfetta sintesi del periodo contrassegnato dalla perdita costante di innumerevoli vite,private pure del riposo eterno a causa di una burocrazia deplorevole ignara del dramma della perdita.Grande prova di Sordi(che i critici più sbrigativi l'hanno etichettata come totalmente drammatica,mentre Sordi,con il dramma non ha mai avuto a che fare dato che certi film come"La grande guerra"e"Tutti a casa"si ricordano con affetto grazie anche ai toni ironici che il grande attore ha saputo dare in ogni sua prova,e che pure qui sono presenti nella prima parte del film)che oscilla magistralmente tra il tragico e il grottesco,raggiungendo dei vertici espressivi successivamente mai più replicati e contribuendo alla definitiva chiusura della gloriosa commedia all'italiana(non è un caso se Monicelli ha definito questo film"la pietra tombale della commedia all'italiana").Ottimo e ben diretto anche il resto del cast,tra cui una Winters sommessa che si contrappone perfettamente a Sordi,e un memorabile Valli,forforoso e caricaturale capoufficio.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  14/02/2008 22:46:55
   9 / 10
Una piccola perla di film. Si tratta di un’opera molto curata, sia nella sceneggiatura, nella regia e soprattutto nella recitazione. Nonostante abbia l’aspetto di una divertente commedia leggera, in realtà il film rispecchia in maniera chiara e significativa alcune caratteristiche sociali e etiche di una larga fetta di popolazione italiana, portando così lo spettatore a comprendere e a riflettere su tanti diffusissimi “brutti vizi” italiani. Allo stesso tempo contiene un ritratto umano di intensa emotività e partecipazione, che non può non colpire l’animo di chi guarda. Il film alla fine lascia l’amaro in bocca: giocare tutta la vita solo sul proprio personale piccolo/grande tornaconto e sull’interesse materiale della propria cerchia affettiva inaridisce l’esistenza, può portare alla solitudine e all’odio. Probabilmente aprendosi anche agli altri e all’autenticità del vivere si potrebbe raggiungere un più ampio sfogo affettivo e una vita più intensa e più ricca. Ma questo fa già parte delle considerazioni lasciate alla libera interpretazione di chi guarda.
La sceneggiatura ricorda un po’ gli scritti di Gogol. Come fece il grande scrittore russo, anche qui si satireggia e si fustiga il personaggio del piccolo burocrate mediocre, fanullone, parassita, opportunista. Lo seguiamo soprattutto nella prima parte immerso nei suoi riti immutabili, ridicoli: una vita fatta di abitudini, di forme e convenienze, fine a se stessa, ma che per lui rappresenta il massimo che un essere umano può desiderare. Accanto a questo “archetipo” europeo ci sono anche tanti aspetti che connotano la vicenda come “italiana”. La stella polare del piccolo borghese italiano è la famiglia, intesa come istituzione. Poi viene il proprio interesse personale avanti a tutto (mors tua, vita mea). Insomma non si tiene conto di alcun interesse generale o collettivo, le regole esistono solo in funzione del proprio egoismo e degli interessi di parte. A tale scopo s’impone il rispetto ipocrita di norme esteriori, come la pratica religiosa formalistica, e la disinvoltura etica nel perseguire i propri scopi (il fine giustifica i mezzi). La sfiducia in qualunque istituzione collettiva o in norme universali condivise, può portare anche a considerare la “giustizia” come un fatto personale (non a caso la mafia è un fenomeno tipicamente italiano) e a riprodurre modi che fanno parte dello stadio “ferino” della civilizzazione umana. La storia del film rivela molto bene quest’aspetto dell’Italia di ieri e anche di oggi. Questa “tendenza” è tuttora l’atteggiamento maggioritario in Italia, come vediamo un po’ anche dalle scelte politiche della maggior parte degli Italiani.
Il regista asseconda l’atteggiamento della fonte di ispirazione (il libro di Cerami), creando situazioni e personaggi fra l’ironico, il grottesco, il ridicolo. Come non pensare a Spaziani che si toglie la forfora! Poi il dialogo con Dio al gabinetto, i colleghi di Vivaldi, l’ironia del portafortuna benedetto. La “stortura” stilistica non risparmia nessuno: non ci sono personaggi seri o alternativi, tutti sono immersi completamente nel letamaio sociale. In questa maniera l’effetto “evidenziazione dei difetti” raggiunge il suo massimo. Inoltre lo spettatore viene aiutato da uno stile molto preciso, semplice ma elegante. Tutte le circostanze vengono spiegate accuratamente nel loro accadere, anche a costo di rallentare il ritmo. Gli appostamenti di Vivaldi, le sue azioni sono rappresentate in dettaglio. Si nota un frequente uso di piani sequenza per chiarire bene le coordinate spaziali delle azioni e i punti di vista. La fotografia è molto pulita, nitida, di matrice classica, tipica del grande cinema italiano. Monicelli utilizza uno stile comico molto misurato e addirittura fa virare nel finale il tono del film verso la tragedia, proprio per far risaltare la serietà e la gravità dell’argomento. La situazione si sta facendo grave e ormai non si riesce più a ridere spensieratamente come una volta; ecco il succo di questa operazione stilistica.
Eppure il film non è solo una denuncia sociale, riesce anche ad avere la verità della vita vissuta. Il merito è della grande recitazione di Alberto Sordi. La sua interpretazione di Vivaldi è molto intensa e appassionata, si sente benissimo la preoccupazione, il dolore, l’ansia, la segreta nausea. La partecipazione al dramma del personaggio fa sì che un’azione così riprovevole come la macabra vendetta assuma tutta un’altra sfumatura. Risulta così vero che ci immedesimiamo e arriviamo a “sentire” il perché di tanta brutalità. Il giudizio di “condanna” verso Vivaldi, implicito nella storia, diventa così molto meno netto. Tra l’altro si scopre un risvolto psicologico nella sequenza del sequestro. E’ come se nell’assassino Vivaldi ricercasse di nuovo suo figlio, gli compra il cibo, lo fa bere e addirittura si dispiace quando muore. Insomma Sordi è riuscito a creare un personaggio molto complesso e ambivalente, regalandoci tutta la grande varietà e l’indeterminatezza del reale. Anche questo contribuisce a fare di questo film qualcosa di unico e speciale, al di fuori di qualsiasi classificazione di genere. Una vicenda e un personaggio difficili da dimenticare.

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alex75  @  13/02/2008 12:24:05
   9½ / 10
Capolavoro del cinema italiano, da tramandare ai posteri. Alla violenza delle strade non si risponde con la sonnolenta e inefficace giustizia dei tribunali ed ecco che il borghese piccolo piccolo, il vicino della porta accanto, stravolto dall'assassinio del figlio, si trasforma inun sanguinario e sadico giustiziere.
Trattato gelido e implacabile sull'orrore della natura umana, un film coraggioso per l'epoca, diretto magistralmente e con un Alberto Sordi mai così straordinario in un ruolo drammatico. Disturbante.

NandoMericoni  @  07/02/2008 14:42:46
   8 / 10
film stupendo, forse il migliore come interpretazione drammatica di Albertone. Non sono mai riuscito a vederlo più di due volte, troppo, troppo amaro.

PetaloScarlatto  @  03/02/2008 15:15:07
   10 / 10
Perla di assoluta bellezza che spicca, che vive, che brilla di luce propria nella pur immensa filmografia del nostro Albertone.

Monicelli si dimostra regista di razza, spaziando dalle commedie ai drammi con assoluta leggerezza.

Il personaggio di Sordi non è assolutamente inferiore al Bronson di "Il giustiziere della notte"!!!


Allucinato

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  02/01/2008 21:40:08
   9½ / 10
Qualche fissazione in meno e veniva fuori un capolavoro a tutti gli effetti.
"Un Borghese Piccolo Piccolo" è un film straordinario, unico, irripetibile, perfetto.
Un film commovente e amaro che segna la fine della gloriosa commedia all'italiana e segna il definitivo trapasso di un attore come Sordi (un attore geniale) dalla commedia al drammatico. Notevole la cultura di Monicelli nel gestire un problema attuale, il problema di una classe sociale che andava scomparendo e che sopperiva per quell'"omologazione" a cui Pasolini aveva accennato...
Una cultura capace di gestire un'opera scottante, anche cinematograficamente poichè questo non è il Monicelli di Amici Miei o L'Armata Brancaleone, questo è un Monicelli che si rinnova e sceglie per questa kafkiana metamorfosi l'attore che con lui aveva dato vita a una commedia stupefacente, La Grande Guerra.
Un Classico è un'opera che dopo cento anni ha ancora qualcosa da dire, lo diceva Calvino...bè penso che questo mucchio di genii: Crocitti, Valli, Winters, Sordi, Cerami, Monicelli e tutti gli altri faranno ancora parlar di sè e parlare e parlare...

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taras bulba  @  01/01/2008 09:40:58
   7 / 10
Un Sordi in una parte che non ti aspetti, e come al solito fa benissimo il suo compito.
Il film è drammatico e inquietante, anche se non è tra i miei preferiti di Sordi.

Invia una mail all'autore del commento Rusty il Selvag  @  26/11/2007 18:29:32
   10 / 10
Una narrazione di un umorismo "pirandelliano" , Monicelli mette in scena la

tragicommedia dell' "italietta democristiana" , che in realtà il '68 non ha

cambiato perchè nato da un pensiero intellettualmente borghese

di padri contro figli (quasi freudiano) (ricordo che la dialettica marxista reinterpretata da Rosa Luxemburg pone i poli antitetici in una realtà globale
non più nazionale,non lotta di classe , ma lotta tra popolazione ecomicamente sviluppata e popolazione economicamente sottosviluppata)

cmq lasciando perdere discorsi "utili" (ormai l'economia è un mostro senza testa),la nostra bella italietta socialmente degradata e istituzionalmente "fascista" vede il borghesuccio e la sua "bella famiglia"
muoversi lungo i viali della mediocrità quotidiana,una realtà quasi grottesca
dove l' "assassino" è più la mela che il verme,delinquenti,ribelli, poveri cristi
con mogli brutte ed ignoranti e figli "bamboccioni".

In questo film "forte" e "reale" come una bella mazzata in testa, i nostri bei sogni vanno in frantumi nel sangue che scorre in una vecchia lurida capanna fuori città.

(anche io ho le mie forme o categorie esistenziali, morali ed intellettuali,
solo che posso distruggerle sempre perchè io sono solo lava che forma e distrugge che scorre inarrestabile, io sono il libero pensiero)


Ero cosi' carino pigro di testa e benvestito, ma a 24 anni corro selvaggio
come Peter Fonda in Easy rider.


Apprendista vampiro del "Conte" Nietzsche - Mika

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento Giordano Biagio  @  17/11/2007 13:21:12
   8½ / 10
Grande opera di Monicelli con un Sordi straordinario. Storia verosimile e ricca di un'umanità messa costantemente alla prova.

Sordi traspone sullo schermo la passione autentica di un padre per il figlio, passione oggi un po' in crisi e forse proprio per questo lontana dal film.

Il mondo cambia e la famiglia sembra più legata alle cose che alle persone, questo film ci ricorda quello che eravamo tanti anni fa...

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  25/10/2007 01:53:48
   8½ / 10
Film a tinte fosche del maestro Monicelli, il cui sguardo si concentra sulle reazioni antitetiche di due genitori di fronte alla morte di un figlio.
La tragica scomparsa porterà la madre a chiudersi in se stessa ed a vivere il dolore interiormente, astraendosi del tutto dal resto del mondo che la circonda. Al contrario, la profonda afflizione del padre si tramuterà in una cruenta e violenta vendetta nei confronti dell'assassino del figlio: Giovanni Vivaldi diventerà un carceriere e un aguzzino, e si lascerà andare in una spirale di nefandezze e di atroce odio, che culmineranno nella morte del sequestrato.
Il contrasto tra gli opposti modi di vivere il dolore dei due genitori si acuirà nella scena in cui la madre, al cospetto del giovane torturato, proromperà in un inopinato e inorridito urlo; urlo che, a guisa di rantolo, sembra presagire la fine di una lenta agonia.
Monicelli, dunque, ci pone di fronte al dramma della sofferenza di due genitori, rappresentandoci due situazioni estreme difficili da giudicare. Quel che è certo è che chiunque, anche la persona più docile, ha un potenziale interiore di rabbia e di violenza, che può divampare quando meno ce lo aspettiamo.
Lo scenario in cui si svolge la tragedia familiare è quello bieco di un' Italia contrassegnata dal clientelismo e attraversata da quell'inquietante, e per certi aspetti ridicolo (come dimostrano i riti di affiliazione), fenomeno rappresentato dalle logge massoniche.
Giovanni, che decide di entrare a far parte dell'associazione massonica per garantire maggiori chance di lavoro al figlio, sarà alla fine vittima di questo contorto sistema quando gli vierrà negata la richiesta di una dignitosa sepoltura, in virtù della priorità riconosciuta ad un alto prelato.
Film molto triste, che ti colpisce come un pugno nello stomaco.

addicted  @  27/09/2007 17:57:43
   8½ / 10
Uno dei film più duri e lugubri mai realizzati.
La società italiana è un inferno in disfacimento in cui non c'è alcuna speranza.
La commedia non riesce più a camuffare l'orrore.
Uno sguardo pietoso indugia su una realtà meschina e penosa.
Lancinante.

Gruppo STAFF, Moderatore Invia una mail all'autore del commento Jellybelly  @  20/08/2007 11:32:57
   8½ / 10
Amarissima opera di Monicelli che confina Sordi in uno dei più riusciti personaggi della sua carriera. Disarmante il cambio di rotta della pellicola nel momento

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER: dopo aver presentato una famiglia-tipo dell'Italia borghese, con i suoi personaggi tipici ed i loro vizi e virtù, Monicelli la destruttura esasperandone le caratteristiche e scegliendo per tutti loro

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER.
Sotto questo profilo, la summa del film è da ricercarsi

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER
"Un borghese piccolo piccolo": mi sono sempre chiesto se il bellissimo titolo individuasse un giudizio morale sulla statura del protagonista o fosse piuttosto un modo per proteggerne la fragilità.

5 risposte al commento
Ultima risposta 25/10/2007 13.30.51
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InSaNITy  @  18/08/2007 14:18:42
   8½ / 10
Questo film mi ha devastato. Non me l'aspettavo così crudo..

_veronica_  @  09/05/2007 20:55:48
   7 / 10
carino cm film.....
a tratti anke commovente....
povero mario.....

una cosa che mi ha colpito è stata la scena finale....

.......ci ha preso gusto poi.....



Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER

Alex81  @  22/04/2007 22:53:56
   9 / 10
Un piccolo capolavoro. Sordi interpreta al meglio il ruolo di un padre che vive per il figlio, per il quale il figlio rappresenta tutto. E quando questo tutto gli viene tolto, quella persona di animo buono prova tante di quelle sensazioni negative che lo trasformano....
FANTASTICO Alberto Sordi. Interpretazione immensa. Un film che viene ricordato troppo poco.

Invia una mail all'autore del commento domeXna79  @  16/03/2007 20:19:46
   8½ / 10
Altra grande tragi-commedia firmata Monicelli.
Il modo in qui vengono tratteggiati vizi e costumi italici, in un periodo di grande cambiamento ed incertezza che sono i difficili anni ’70, con un pendolo che tocca commedia e dramma ..questo soprattutto nella prima parte del racconto, dove si assiste al classismo imperante, alle pecche di una amministrazione clientelare, sommersa da pile di incartamenti che nascondono i volti degli impiegati, il sogno del “posto statale” espressione di sicurezza economica, ed infine le logge massoniche che rappresentano il potere occulto capace di arrecare privilegi ai propri adepti ..nella seconda parte vediamo la trasformazione del mite impiegato in uno spietato assassino, alla ricerca disperata di una giustizia che lo “Stato” sembra non garantirgli, allora nella decisione di fare tutto da se riscopre un cinismo che forse gli è sempre appartenuto ma che ha silenziosamente fatto sopire ..il povero protagonista nella serie concomitante di eventi sfavorevoli perde ogni contatto con le piccole certezze del vivere quotidiano, così quel grigiore che lo circonda da un’intera vita diventa un fitto ed inesorabile nero, senza futuro e senza possibilità di scappatoie.
Il ritmo non particolarmente sostenuto, le mille sfaccettature date al racconto, la progressione drammatica ed inesorabile, la fotografia così cupa e triste assegnano a questa pellicola il pregio di narrare con grande realismo il clima di quegli anni e che, rispetto ad alcune tematiche, rimane ancora attualissimo ..magistrale la sequenza dell’insetto che tenta la fuga dalla finestra chiusa, finendo poi per morire sul freddo davanzale in un freddo e cinico parallelismo con il giovane assassino.
Un grande Alberto Sordi, negli isoliti panni di un personaggio drammatico, esprime al meglio tutta la sua duttilità ed indiscutibile bravura interpretativa, senza sbavature o eccessi di sorta ..stilisticamente inappuntabile la direzione del maestro Mario Monicelli.
Piccolo capolavoro del nostro cinema ..da vedere!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR agentediviaggi  @  23/01/2007 13:57:42
   9 / 10
Insieme alla Grande Guerra il più bello e amaro film di Monicelli; insieme a Una Vita difficile la più bella interpretazione di Sordi (che però gigiona con i suoi tic un pochino anche qui).
Difficile trovare un film che rappresenti gli anni 70 italiani come questa pellicola, che riproduca il senso d'anarchia e d'impunità che regnavano (e regnano ancora) nel ns. paese. Solo Indagine di Petri gli è superiore. Le scene ambientate al ministero valgono più di molti discorsi sull'inefficienza della cosa pubblica in IItalia e la trasformazione di Sordi nel Vendicatore è da consegnare alla storia del ns. cinema.

Gruppo COLLABORATORI Marco Iafrate  @  15/01/2007 20:18:15
   9 / 10
Il film è di una potenza visiva straordinaria, è la trasposizione del dramma, del cinismo, della crudeltà della vendetta, della malinconia.
Monicelli descrive la disumanizzazione della società offrendo anche una caricatura della piccola borghesia.
Alberto Sordi nella sua più bella interpretazione.

Vedi recensione

bongha  @  10/11/2006 18:53:20
   9 / 10
film stupendo che ti insegna molto, peccato che oggi il cinema italiano non si avvicini più a questi livelli

Gruppo COLLABORATORI antoniuccio  @  17/10/2006 12:11:52
   10 / 10
La retorica sulla loggia massonica non serve: negli anni 70 imperava, adesso impera nel pubblico un altro tipo di loggia. La storia non cambia ed il film si dimostra attualissimo e crudo come pochi.
Uno dei limitatissimi film che valuto al massimo, per la sua portata emotiva, per il suo significato profondo che incide nel cuore in maniera dirompente, per lo struggimento di alcune frasi "E' mio figlio...!!!" "Sono papà..." il momento dell'assassinio del figlio è un pugnale in petto, così come lo strazio inflitto al ragazzo omicida è altrettanto, ben rappresentato dal moscone che cerca invano la fuga dalla finestra.

Il magone che determina questo film me l'hanno provocato pochi...

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  17/10/2006 01:25:31
   7½ / 10
L'alienazione dell'italiano medio permane, e anzi viene incentivata: è lecito esprimere piu' il disgusto per l'uomo che pretende di organizzare la vita professionale del figlio (Crocitti, con la sua faccia da fesso) o rimpiangere la borghesia quando perde lo scopo manageriale e affettivo della sua vita?
Negli occhi di Vivaldi, noi non assistiamo esclusivamente alla perdita di un padre per il figlio, ma alla sconvolgente disarmonia del contatto con una realtà violenta che non sembra offrire risposte, nè giustificazioni.
E nella mostruosa deviazione del dramma e della vendetta, non resta che la forza brutale di un'ennesimo crimine, di un'individualismo sfrenato atto (sorprendentemente) a celare incrollabili e inviolabili sfumature paterne (nei confronti della vittima designata).
E' in quel contesto che il conformismo Sordiano raggiunge vette di espressività inconsuete, denunciando forse la sconfitta del padre nella generazione turbolenta degli anni di piombo (l'assassino è UN figlio, comunque).
Un tema che rivelo', forse in ritardo con i tempi, anche Dino Risi ("caro papa'", 1979)

valerio.v  @  23/08/2006 22:32:58
   10 / 10
Un grande capolavoro del cinema italiano.
Monicelli e Sordi hanno dato il meglio di loro nel ritrarre la miseria morale della nostra piccola borghesia.
Quando però il quadro raggiunge il suo punto più basso, entra nel vivo la storia del film. Mutato il clima nella disperazione più nera, viene descritta in un contesto completamente diverso la meschinità del protagonista.
Grandissima interpretazione di Alberto Sordi e ottima regia di Monicelli (splendide le immagini del protagonista ordinato e ben vestito in primo piano, con l'uomo insanguinato sullo sfondo, ad evidenziare la distanza che separa i mondi dei due personaggi e, più in generale, una vittima ed il suo carnefice).
Un film duro, che non si dimentica facilmente, ma assolutamente consigliato.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  24/07/2006 12:30:14
   9½ / 10
Una storia dura e purtroppo ancora attualissima. Temi che toccano le bassezze e le mancanze nazionali di giustizia e dignità. Un Sordi che non fa ridere perchè non deve farlo e che dimostra sempre più la sua grandezza. Un film eccezzionale.

ds1hm  @  31/03/2006 14:59:36
   9½ / 10
un borghese piccolo piccolo è un film molto bello. un film limite, di un impatto umano enorme, di una profondità di analisi desueta. insieme al "Detenuto in attesa di giudizio" li considero i film più importanti della vita artistica di Sordi. è un film che ti resta dentro, ma assopito, latente. Forse solo un'impressione personale ma credo sia stato girato con questa precisa volontà, con un ritmo che ti mette ansia, con un ansia di voler dimenticare.

Gruppo COLLABORATORI paul  @  20/03/2006 18:08:03
   9 / 10
Un film eccezionale, nessuno sapeva descrivere meglio i difetti degli italiani come sapeva fare l'Albertone nazionale. C'è un'Italia segreta, fatta di lobby, che sembra fantasia ed invece esiste veramente.
Sordi-Tognazzi-Gassman-Manfredi: i 4 moschettieri, che non avremo più.

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Ultima risposta 30/07/2011 09.46.43
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regista  @  19/03/2006 19:14:17
   10 / 10
il film più bello della storia del cinema italiano w monicelli w sordi che in questo film è da oscar

controsenso  @  27/09/2005 21:46:18
   9 / 10
Un film memorabile, probabilmente tra i più belli e più amari tra qualli interpretati da Alberto Sordi.
Il grande Monicelli fotografa impietosamente la borghesia piccola piccola, il suo squallore, il suo servilismo, la sua crudeltà, la sua disumanità: sono loro, in fondo, la linfa vitale di qualsiasi forma di potere e di oppressione.
A ben guardare il film è lo specchio di noi stessi, che magari non arriviamo ad iscriverci alla P2 per avere il tema di un concorso, ma insomma... Guardiamoci intorno e ne troveremo....

Gruppo COLLABORATORI fidelio.78  @  03/07/2005 04:43:48
   9 / 10
Bhè...a rivedere che film si producevano 20 anni fa in Italia viene veramente il magone confrontandoli con la squallida produzione odierna.
Una ricostruzione agre e ancora attuale della società italiana.
Con sgurado sagace e critico Monicelli dipinge il "classico" italiano senza clichè o retorica, ma in modo impietoso e lucido.
Grandissimo!!!!

edo.lura  @  17/06/2005 15:41:17
   8 / 10
Spaccato impietoso di una nazione e dei suoi abitanti. Se il film di monicelli passasse sugli schermi di alcuni amici stranieri confermerebbe i più logori clichè sulle attitudini di noi italiani e mi costringerebbe a dure battaglie e rappresaglie patriottiche. Ma fino a quando queste cose ce le diciamo fra di noi...
Da proiettare in tutte le scuole (italiane).

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