the square (2017) regia di Ruben Ístlund Svezia, Germania, Francia, Danimarca 2017
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the square (2017)

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locandina del film THE SQUARE (2017)

Titolo Originale: THE SQUARE

RegiaRuben Ístlund

InterpretiElisabeth Moss, Dominic West, Claes Bang, Terry Notary, Linda Anborg, Annica Liljeblad

Durata: h 2.25
NazionalitàSvezia, Germania, Francia, Danimarca 2017
Generedrammatico
Al cinema nel Novembre 2017

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Trama del film The square (2017)

Protagonista del film Ŕ Christian, curatore di un importante museo di arte contemporanea di Stoccolma, nonchÚ padre amorevole di due bambine. Nel museo c'Ŕ grande fermento per il debutto di un'installazione chiamata "The Square", che invita all'altruismo e alla condivisione, ma quando gli viene rubato il cellulare per strada, Christian reagisce in modo scomposto, innescando una serie di eventi che precipitano la sua vita rispettabile nel caos pi¨ completo.

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Voto Visitatori:   7,17 / 10 (12 voti)7,17Grafico
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Voti e commenti su The square (2017), 12 opinioni inserite

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the saint  @  15/06/2018 12:25:01
   7 / 10
film particolare, molto originale! può spiazzare e non piacere a tutti..



per i cinefili e gli appassionati di arte contemporanea potrebbe essere una vera chicca!

tutto gira intorno all'arte, il film affronta forse troppi temi, alcuni li approfondisce altri li lascia un po' li...
Il regista gioca da par suo a livello visivo e simbolico con le provocazioni di cui quest'arte è portatrice: mai come in questo caso abbiamo la percezione che non è l'oggetto, ma il significato che gli assegniamo che conta: una borsetta, persino una pila di ghiaia, assumono valenza simbolica se "li metto lì" e decido di renderli veicolo di un messaggio. L'evento intorno a cui ruota il film è la promozione di una mostra relativa ad un'opera appena acquisita: un quadrato recintato sul selciato (the square) così etichettato: questo quadrato è un "santuario di fiducia e altruismo", all'interno del quale tutti hanno gli stessi diritti e doveri.
Ma tanto più il significato che assegno è nobile e alto, tanto più appare consumato e piatto, al punto che solo un'immagine atroce, capace di parlare alla pancia – diremmo oggi – spregiudicatamente proposta da un'agenzia pubblicitaria, può attrarre l' attenzione su di esso. Si sa già che ci sarà il rituale scandalo, le rituali prevedibili proteste, che il più sprovveduto magari ci rimetterà il posto, ma alla fine l'obiettivo di attrarre l'attenzione sarà perfettamente raggiunto proprio grazie a chi ha protestato di più. E non occorre scavare molto per capire che alla fin fine dietro al santuario di fiducia e altruismo c'è il business del museo.
Di fronte a questo, la perfetta vanità degli sforzi di chi, pur riluttante, pur insicuro, tenterebbe di fare qualcosa di pulito: Christian, nei suoi intermittenti lampi di consapevolezza, ci prova e noi facciamo il tifo per lui: vuole riparare il torto fatto a un bambino a causa di una stupida iniziativa per recuperare qualcosa che gli è stato rubato e quando finalmente si decide, il bambino non è più rintracciabile..
forse un po' troppo lunga questa parte, non so se il messaggio che avrebbe voluto lasciare era quello delle scuse, scuse che non arrivano.. in fondo nella società di oggi, quanto cavolo è difficile chiedere e ottenere le scuse? e poi quando uno ci ripensa, forse è troppo tardi...



il protagonista ammette poi le sue responsabilità per la bieca campagna pubblicitaria e il suo gesto è immediatamente svilito e finalmente del tutto ignorato. Non c'è veramente via d'uscita, e tutto è inghiottito dalle asettiche geometrie, dai flussi insieme convulsi e rituali del quotidiano, da un rimbombo aggressivo di rumori non significanti sullo sfondo. Resta come rifugio lo sguardo innocente/indignato dei bambini.

Gruppo REDAZIONE VincentVega1  @  24/04/2018 08:51:06
   8 / 10
Non saprei, forse mi è piaciuto molto, forse mi ha lasciato perplesso in qualche punto. Quel quadrato che il curatore del museo vuole costruire, un'opera d'arte moderna che distrugge quella classica (straordinaria la scena del cavallo), è tutto ciò che lo stesso curatore non riesce a raggiungere nella propria vita. E quando se ne accorge è troppo tardi, gli rimane soltanto l'innocenza di quelle figlie che forse da quel quadrato ancora non sono uscite.

Il personaggio del dipendente di colore secondo me è il più riuscito. La deresponsabilizzazione dell'essere umano.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  16/04/2018 22:12:06
   8 / 10
Molto più complesso e stratificato rispetto a Forza maggiore, tuttavia unito da quella semplicità causa/effetto che può generare effetti imprevisti e dalle conseguenze imprevedibili. Persino il personaggio di Christian, curatore di un museo d'arte contemporanea e persona apparentemente al di sopra di ogni sospetto, è risucchiato in un vortice dove si lascia prendere dall'intolleranza e scaglia la sua frustrazione verso quelle classi che sono bersaglio dell'intolleranza collettiva. Una reazione a catena, come la valanga di Forza maggiore che fa emergere quel lato oscuro presente sia nell'individuo che nella società nel suo intero. Una commedia surreale con notevoli spunti satirici dove l'arte si pone a destabilizzare gli equilibri, come essere allo stesso tempo un contenuto vuoto e spento.

wicker  @  08/04/2018 15:27:10
   6 / 10
Ostlund aveva fatto un gran film con "forza maggiore". qui nel suo ideale passo successivo nello studio della società moderna , si fa ancora più estremo , violento e crudo sia come narrazione che immagini .
Ambiziosa e non per tutti questa storia che è comunque ben intrepretata e montata,la durata purtroppo per me non aiuta e in alcuni momenti il film perde di potenza .

jason13  @  07/04/2018 12:06:38
   5 / 10
Il cinema e' soggettivo, a dir poco...considerare un capolavoro o qualcosa di illuminante questo film personalmente mi lascia senza parole. SI guarda bene nonostante la lunghezza ma alla fine mi e' parso di aver assistito al nulla e a qualcosa che si dimentichera' presto.

camifilm  @  03/04/2018 01:36:13
   7 / 10
Un film artistico.
Ogni scena è una situazione disagiata e in contrasto a ciò che la scultura "square" significa.
I primi minuti si fa fatica a seguire perché credo si debba entrare in sintonia con la tipologia di film.
In alcune parti lo avrei velocizzato e altre piccole tagliate.
Forse lungo, ma anche perché non rispetta i tempi cinematografici e piuttosto riprende le scene come vere e proprie realtà con relativi tempi umani e conseguenti lentezze.

È un bel film, ma impegnativo dal punto di vista comprensivo e riflessivo. Ben riuscito nel suo intento: Vogliamoci tutti bene con le nostre differenze, ma nella realtà non è semplice questo.

deadkennedys  @  23/03/2018 12:50:44
   9½ / 10
Il film più ATTUALE che abbia mai visto.
Premessa : --La società svedese è un ottimo campione da analizzare : è fra le più sviluppate ma anche "atomizzate" al mondo, anche a causa di lucide scelte politiche che miravano da un lato ad emancipare l'individuo dalla famiglia per renderlo davvero autonomo, dall'altro a creare un welfare state efficiente che potesse compensare ogni mancanza.
Nell'inverno del '72, un gruppo di politici ebbe una visione rivoluzionaria del futuro. Era giunto il momento di liberare le donne dagli uomini, gli anziani dai figli, gli adolescenti dai genitori». Venne scritto anche un manifesto, La famiglia del futuro. A volerlo, fu la sezione femminile del partito socialdemocratico allora guidato da Olof Palme. L'indipendenza degli individui. L'indipendenza della donna dall'uomo, dei figli dai padri, della madri dai figli. In qualche modo, la distopia immaginata dal grande drammaturgo svedese August Strindberg prese forma. Un sogno nobile.
Fatto sta che oggi, in Svezia il 50% dei cittadini vive solo. 1 cittadino su 4 muore in solitudine, abbandonato dai figli.
È la teoria svedese dell'amore: un'idea talmente assoluta di indipendenza che porta a considerare che l'amore autentico può esistere solo tra estranei. O tra sconosciuti. (fine premessa)
--da qui in poi potrebbero essreci Spoiler
L'attualità di questo film sta nei dettagli, nelle situazioni grottesche, nelle note a margine : la discrasia fra il Christian che quasi si presenta allo stesso spettatore, tramite l'intervista iniziale e l'arrogante che poi si rivelerà essere; il mendicante a cui chiede di tener d'occhio la spesa mentre cerca le figlie, figlie che oscillano silenziosamente fra l'isterico e il depresso; l'uomo con la sindrome di Tourette che interrompe un colloquio pubblico; giovani giornalisti il cui unico metro di misurazione sono le visualizzazioni sui social e la conseguente scelta di pubblicizzare "The Square" tramite un video virale, il neonato di un collega d'ufficio abbandonato a sé stesso durante le riunioni; continui capovolgimenti di una prospettiva che si avvita continuamente su sé stessa fino alla scena principe, la performance di Oleg (Terry Notary) alla cena di gala. Un film che crea disagio e scompiglia ad arte, che inizia con la placida quotidianità mattutina di chi va a lavoro che viene squarciata da improvvise grida d'aiuto e termina con una richiesta d'aiuto quasi bisbigliata; nel mezzo ci sono visioni nefaste del futuro prossimo che ci attende, orde di persone affamate da un lato, cumuli di spazzatura dall'altro e al centro una folla di ignavi pronta a sottomettersi al primo capobranco.
Potrei continuare a lungo con la lista dei "dettagli" degni di nota ma in breve questo film è un Museo d'arte contemporanea e le immagini sono le opere.

Gruppo STAFF, Moderatore Kater  @  28/11/2017 20:18:22
   9 / 10
ATTENZIONE, POSSIBILE PRESENZA DI SPOILER
"The Square Ŕ un santuario di fiducia e altruismo. Al suo interno abbiamo tutti gli stessi diritti e doveri".
Cosý recita la targa dell'installazione che Christian, il direttore del Museo d'arte contemporanea, acquista ed il film esce ed entra ľ pi¨ esce ľ costantemente da questo quadrato, soprattutto dai valori di cui dovrebbe essere portatore.
Ruben Ístlund si impegna in una lunga riflessione che non fa sconti a nessuno, soprattutto a quella ElitÚ che ha gli strumenti culturali per fare proprio questo concetto, quella societÓ che si sente "il quadrato" ma che in realtÓ comprende solamente che "Il quadrato" sarebbe la strada giusta e solo per questo, perchÚ lo comprende, si sente superiore.
Ma Ŕ chiaramente diverso comprendere meramente dei valori e il metterli in pratica, tanto che questa elitÚ Ŕ ovviamente spiazzata quando la brutalitÓ irrompe nel quadrato tanto che reagisce con superiore imbarazzo ľ l'uomo con la sindrome di Tourette ľ o con la stessa istintiva brutalitÓ dalla quale si sente attaccata ľ l'episodio strepitoso dell'uomo scimmia ľ o con altezzositÓ quando Ŕ costretta all'altruismo ľ il panino con le cipolle.
Forse una delle funzioni dell'arte contemporanea Ŕ quella di aiutarci a comprendere, facendosi specchio del nostro tempo e anche di noi stessi, ma nel film i fruitori dell'opera, sfortunatamente, sono gli stessi che pensano di non averne bisogno.
Fuori ci sta la vita, i mendicanti (considerati solo nel momento in cui esplodono all'interno del quadrato - con un gattino in braccio! - per creare un evento virale), gli scippatori, le donne da portare a letto insomma "gli altri", con i quali Christian (simbolico portavoce dell'elitÚ) in realtÓ non sa interagire; nonostante la sua cultura ogni suo passo verso l'esterno del quadrato Ŕ sbagliato, perchÚ fatto credendo di essere superiore a chi, secondo lui, dal quadrato sta fuori.
Alla fine Ístlund per˛ una speranza la da ed Ŕ racchiusa nei bambini, silenziose presenze le figlie del protagonista, chiassosa coscienza dello stesso il bambino accusato ingiustamente di avergli rubato il portafoglio.
Le figlie di Christian sanno molto meglio di lui cosa sia il quadrato, perchÚ lo vivono naturalmente all'interno della squadra di danza, dove fiducia e altruismo sono elementi necessari per la buona riuscita di tutti.
Il bambino delle case popolari sa molto meglio di Christian cosa sia giusto o sbagliato e chiede solo delle scuse per essere stato ingiustamente accusato di furto, ma le scuse non arrivano, almeno non subito, perchÚ sempre la presunta superioritÓ impedisce in realtÓ di comprendere chi si pensa sia al di fuori del quadrato.
Ma non Ŕ sempre possibile rimediareů

2 risposte al commento
Ultima risposta 23/03/2018 17.33.41
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Spera  @  27/11/2017 08:56:26
   7 / 10
Ma davvero basta mettere un oggetto in un museo per farlo diventare un 'opera d'arte?
Davvero basta che ci sia un concetto dietro a un' opera per farla diventare arte?
Siamo davvero così "flasshati" e assuefatti dai media e dalla rete che non riusciamo a guardare per più di due secondi un contenuto video se quest'ultimo non ci "aggancia" in quei due secondi?

Si ride poco ma c'è poco da ridere.
Si perchè questa produzione Europea intavola una feroce critica sulla società moderna, calcando molto la mano sul mondo dell'arte e della comunicazione.
Si traveste da commedia senza mai diventarlo pienamente; attori bravi ma la sceneggiatura non mi ha convinto fino in fondo, ci sono dei passaggi che mi hanno lasciato perplesso.
Inoltre la durata mi è sembrata eccessiva, almeno mezz'ora in meno per andare bene.

Si tratteggia un profilo un pò inquietante della società.
Geniale la scena dell'uomo scimmia.
Un film particolare dalla messa in scena originale, nonostante la durata non mi sono mai annoiato anche se lo sconsiglio vivamente a chi non sopporta film lenti e dallo stile pienamente..."nordico".

5 risposte al commento
Ultima risposta 30/11/2017 14.54.54
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130300  @  21/11/2017 16:50:48
   6 / 10
grandi aspettative e grandi delusioni. dopo aver visto la sera prima "The Place" mi sono annoiato tremendamente.

suzuki71  @  12/11/2017 21:52:19
   5½ / 10
Si ride e si riflette. Ma si ride poco e freddamente, e la pseudo riflessione sull'assurdità paradossale dei nostri tempi (sordi ai bisogni degli ultimi, egoisti fino a fregarcene degli altri, l'incredibile inconsistenza delle relazioni aziendali, le continue maschere con cui ci trasfiguriamo e robe così..) sono un po' noiose.
Qualcuno ha scritto che non si era mai vista una palma d'oro così. Per fortuna.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento williamdollace  @  12/11/2017 13:56:49
   8 / 10
The Square reiterato in ogni immagine, metaforica visuale e antropologica, tutto è fuori o dentro e quando è dentro è macinato dal suo paradosso, quando è fuori non vede l'ora di entrare oltre il segno che sia gesso o luce, l'assurdo che si fa realtà e la realtà che si fa assurda, la borghesia massacrata fra le risa isteriche o i silenzi imbarazzanti squarciati da facci vedere le tette e ********, perché anche quando Tourette è nel quadrato lo vogliamo espellere, perché la vera arte è il disegno di un primate, è la paura, è il perdono che sei impossibilitato a chiedere, è la ricerca della riparazione verso l'altro mentre il tuo mondo ti guarda cadere in pezzi.

2 risposte al commento
Ultima risposta 15/12/2017 11.01.16
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