somewhere regia di Sofia Coppola USA 2010
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somewhere (2010)

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locandina del film SOMEWHERE

Titolo Originale: SOMEWHERE

RegiaSofia Coppola

InterpretiBenicio Del Toro, Michelle Monaghan, Stephen Dorff, Elle Fanning, Robert Schwartzman

Durata: h 1.38
NazionalitàUSA 2010
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 2010

•  Altri film di Sofia Coppola

Trama del film Somewhere

Un attore vive una vita sregolata ed eccessiva al Chateau Marmont, fino a quando non riceve la visita inaspettata di sua figlia, una ragazzina di undici anni. L'uomo si trova così costretto a fare il punto della situazione sulla propria vita.Un'impegnatissimo attore di Hollywood ri-esamina la sua vita dopo una visita a sorpresa fatta dalla figlia di undici anni.

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Voto Visitatori:   5,61 / 10 (82 voti)5,61Grafico
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Voti e commenti su Somewhere, 82 opinioni inserite

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wicker  @  12/05/2018 15:01:42
   4 / 10
inutile ,banale e noioso, a parte la scena iniziale e finale è un condensato di luoghi comuni e con alcuni momenti pessimi come la buffonata dei telegatti.
La Coppola vorrebbe fare una denuncia sulla sciatteria di plastica di una Hollywood da prima pagina , non ci riesce mai e le situazione si susseguono piatte come la vita del protagonista.
Manca anche una buona interpretazione ,Doorf non da mai l'idea di essere pienamente annoiato all'inizio , ne rinfrancato alla fine .

Giovans91  @  27/05/2015 20:20:30
   7½ / 10
Los Angeles. Oggi. L'attore Johnny Marco, un vacuo e assente Stephen Dorff, si sveglia un giorno scoprendo di doversi prendere cura della piccola Cleo, la meravigliosa Elle Fanning, sua figlia. Da li tutto cambia, si muove.
Un film lento e composto, preciso e lineare, ben girato e poco parlato. La cinepresa ci accompagna col suo occhio indiscreto nel mondo (vuoto) del protagonista. Lunghi silenzi, inquadrature ferme e piani-sequenza che entrano nel mondo emotivo del protagonista.
Il film inizia con una Ferrari che fa sempre lo stesso, quasi a rappresentare l'aridità umana e lo stile di vita dell'attore che vive sospeso tra il continuo dormire, comparsate televisive trash, film che deve girare, il sesso meccanico con le belle signorine di turno e tanta noia. Il finale è liberatorio ed emozionante (anche grazie all'arrivo della figlia del protagonista che gli pone interrogativi esistenziali) per il messaggio che vuole dare e, soprattutto, per il protagonista.
La regista premio Oscar Sofia Coppola, al suo secondo film dopo Lost in Translation, rimane fedele al suo stile e convince. Leone d'Oro al Festival di Venezia 2010.

Filmaster95  @  22/01/2015 22:47:17
   6½ / 10
Il film in se è noioso poichè.all'suo interno non accade pressoche nulla ma d'altronde dalla trama non si puo pretendere molto,però mi ha colpito diciamo che il suo evolversi e la metamorfosi del protagonista,un bravissimo dorff,mi ha tenuto incollato fino al suo epilogo.
Come detto dorff,in un ruolo non semplice è riuscito a convincermi talmente tanto da chiedermi come mai questo attore non riesca ad avere una carriera ben superiore a quella attuale visto che attori come cooper e mcconaughey che ha addirittura vinto l'oscar con forse l'unica grande prova insieme ad interstellar della sua carriera,riescano ad essere cosi popolari.
Ritornando al film,non mi ha annoiato come avevamo messo in preventivo prima della visione e quindi non posso che valutarlo modestamente.

DarkRareMirko  @  25/04/2014 01:37:35
   7 / 10
Lo stile è quello di The brown bunny di Gallo, dove non succede praticamente nulla e la mancanza di trama si fa più o meno sentire.

La mano della regista si sente in certe scene (tipo quella dello show di pattinaggio con la musica della Stefani) e nella scelta del cast (bravo Dorff, e buona la scelta di chiamare il Pontius di Jackasss!!!), ma non c'è nulla che prenda davvero, e anche la musica poteva esprimersi meglio.

La sequenza coi telegatti l'ho trovata inutile (e Frassica lo stesso anno incontrerà un altro attore straniero, ossia Deep in The tourist), molta inerzia e finale aperto che un pò strizza l'occhio al pubblico.

Alti e bassi e premi un pò troppo esagerati; la Coppola ha fatto di molto meglio; un film discreto, ma anche ambizioso, velleitario (il più velleitario tra i film sinora realizzati da questa figlia d'arte) e troppo preoccupato a non urtare nessuno.

Come biopic è medio, come analisi hollywoodiana non è troppo profonda e come film arty non lascia troppi solchi.

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Ultima risposta 25/04/2014 01.42.39
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Invia una mail all'autore del commento RubensB  @  20/01/2014 13:18:57
   5 / 10
Inconcludente, spocchioso. Noioso quanto basta.

franzcesco  @  04/10/2013 02:50:22
   6 / 10
Un giorno darò una testata alla Coppola.
Intanto continuo a subire i suoi film.
Spunti ottimi, introduzioni ai personaggi perfetti.
Ma supera sempre il limite dell'autocompiacimento.
Non sei Tarantino!!!!
Sei "saccentina".

Ciaby  @  12/09/2013 20:25:11
   3 / 10
Personaggi piatti e orrendi condiscono un film inutile che non meriterebbe di vivere neanche come esperimento estetico, visto che non è appagante neanche da quel punto di vista (bella solo la scena in cui al protagonista viene applicata la maschera con tanto di zoom lentissimo a condire).

Sconforto e tristezza nella scena con Valeria Marini e Simona Ventura.

kako  @  17/08/2013 19:24:24
   5 / 10
un film forse troppo pretenzioso, mi ha fortemente deluso. La regia è indiscutibilmente buona, ma le scene sono troppo lunghe, lente e statiche, non succede quasi niente degno di rilievo, l'introspezione dei personaggi latita, non c'è analisi innovativa ne la focalizzazione su qualcosa di veramente degno di nota. Belle ambientazioni e brava Elle Fanning, ma è tutto qua. L'idea di analizzare la decadenza e il vuoto di una vita hollywoodiana e la presa di coscienza delle proprie responsabilità di fronte alla figlia era molto buona e la Coppola aveva sicuramente le potenzialità per farlo bene, ma qui pervade la noia e la pellicola risulta priva di spessore e di mordente. Speriamo in The Bling Ring, perché gli altri film della regista mi erano molto piaciuti.

Matteoxr6  @  28/06/2013 10:58:09
   4½ / 10
Si vedono le buone intenzioni, ma non va.

topsecret  @  11/09/2012 17:22:03
   4½ / 10
Quando la prima mezz'ora è trascorsa priva di un qualsiasi sussulto narrativo, ho visto i miei testicoli chiedere asilo politico al pavimento e ho capito di non avere più scampo: le mie aspettative per un film interessante e brioso erano andate a farsi benedire.
La Coppola presto o tardi si dovrà mettere in testa di non essere all'altezza del nome che porta e prima lo farà meglio sarà per tutti.

Vikyg13  @  13/06/2012 01:41:19
   8 / 10
Non ho visto Marie Antoniette. Il giardino delle vergini suicide è un film capriccioso, viziato.
Lost in Traslation ho sempre pensato fosse uno dei film più sopravvalutati di sempre. A parte una splendida Scarlet Johanson (in senso fisico non interpretativo) un Bill Murray mutilato e una regia a mio avviso troppo furba. Il film tutto è furbo, compresa la splendida scena finale che è messa lì per farti dimenticare il nulla visto sino a quel momento (ma senza riuscirci).
Eppure continua la mia ostinazione nel vedere i film della Coppola, una regista che con mia grande frustrazione continua a incuriosirmi.
Non ho visto in questo Somewhere la storia di un attore di hollywood annoiato dalla propria ricchezza (una storia che conosciamo ormai tutti e in realtà nessuno se non loro). Ho visto invece la storia un po' di tutti e un po' di nessuno, la storia delle cose che non si dicono se non in un film, la storia di una birra a pranzo e di una sigaretta che non ha alcun motivo di esserci.
La storia di una po' di sole e piscina o soltanto di una bella canzone che riesce ad alleviare l'immobilità esteriore del quotidiano.
Sì perché Somewhere non è immobile come i suoi film precedenti, è normale, perché racconta ciò che non accade in un film. E' immobile come la luce delle nostre giornate, ma è in movimento come le nostre anime. Un movimento continuo di pensieri, poche parole e sentimenti reali perché semplicemente vissuti. E Johnny mi è sembrato così vivo, proprio perché annoiato, schiavo di debolezze e dipendenze. Incastrato all'interno di piccoli sconvolgimenti esistenziali quotidiani, proprio come i nostri non come quelli di hollywood.
Somewhere racconta la famiglia fatta di frasi che non verranno mai pronunciate, di separazioni a cui nessuno si sottrarrà mai, di abbandoni anche quando si è uniti. Perché la vita è più grande di noi e così ci teniamo stretti il nostro piccolo io mentre percorriamo grandi strade che sembrano dominarci anche quando troviamo la forza di proseguire con determinazione.
La regia non è fredda e capricciosa come in passato. La regista sembra distaccarsi da sé stessa e avvicinarsi alla storia, avvicinarsi al pubblico. Insomma, la Coppola questa volta sembra finalmente essere arrivata da qualche parte, proprio come il suo film.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR oh dae-soo  @  09/05/2012 00:12:17
   7 / 10
Il Ferrari nero sfreccia nell'ovale deserto.

Al primo giro vedi solo la strada, l'asfalto nero che ti scorre veloce sotto le ruote. Senti il rombo del motore, assapori la stanca ebrezza della guida. Senti il cambio sotto una mano e il volante nell'altra, le curve che sempre uguali si ripetono. Questa è la visione superficiale delle cose Johnny, la parte dura di esse e te la conosci bene.

Al secondo giro cerchi di intravedere la tua vita fuori dal finestrino ma non vedi niente. Mentre continui a guidare pensi che la tua esistenza è come questa macchina che gira in un ovale deserto, ogni metro d'asfalto una consuetudine, ogni rettilineo un'agevolazione, ogni curva la routine del nulla. La verità Johnny ce l'hai sovrappensiero, come la morte, tu lo sai che quella non è la felicità ma continui a fartela vendere così. E la compri di continuo. Non c'è bisogno di fare la maschera per gli effetti speciali quando la porti già una nella vita di tutti i giorni.

Al terzo giro non sei più solo in macchina, è entrata tua figlia. Lei danza davanti a te, ma te quelle linee perfette dell'amore ancora non le vedi, quello è poco più di un corpo che si muove. E tra un sms e l'altro pensi che forse anche quella figlia è soltanto una consuetudine, che so, magari potevo caricarla già al secondo giro.

Al quarto giro ti scatta qualcosa. Ti sei accorto improvvisamente che la sensazione di guida del terzo è stata più forte di quella del secondo, che c'era qualcosa di diverso dentro quell'automobile. Ti giri e nel sedile a fianco al tuo vedi che c'è ancora quella ragazzina. Sarà mica lei che mi impedisce di vedere l'asfalto, di sentire il motore, di concentrarmi nella guida? Perchè non provare a mangiarsi un gelato sul letto con lei, perchè non suonare con lei, perchè non vederla nuotare, perchè non accorgersi sott'acqua quanto è bella, quanto è importante, perchè non stare stesi al sole lasciando che le mani si sfiorino?
Quanto è diverso guidare così.
I primi due giri sono quasi dimenticati, è come se ci fosse stato un cambio al volante, tipo 24 ore di Le Mans.
Perchè la vita è lunga Johnny.
Tipo 24 ore di Le Mans.

Al quinto giro lei deve scendere, tu le vorresti dire quanto desidereresti che non lo faccia, quanto spereresti che quella portiera non si aprisse mai o che, ahimè, non si fosse già aperta. Glielo vorresti dire ma il rumore di un elicottero copre la tua voce, il destino è beffardo, mica gli sta bene che tu sia un altro uomo dopo solo 5 giri in un ovale, troppo facile action man.

Il sesto giro lo fai da solo ma ormai sei fuori da quell'ovale, le strade sono tutte diverse, le curve tutte diverse, gli asfalti tutti diversi, i luoghi tutti diversi.
Poi scendi.
E te sei diverso.

Il settimo giro sarà quello che farai domani Johnny.
Però prima apri la portiera di destra.
E aspetta.
Fino ad allora stai fermo lì in piedi.

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Ultima risposta 04/10/2013 06.32.23
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Rockem  @  26/03/2012 10:47:33
   5 / 10
E' un vero peccato come questo film abbia sprecato un'idea molto interessante: nelle intenzioni della regista, esso avrebbe dovuto mettere in luce l'estrema divaricazione tra la vita rilassante e stucchevole, ma anche monotona e ripetitiva, di un attore famoso, messa in subbuglio dall'arrivo della sua figlia, finora mantenuta dall'ex moglie. Purtroppo, però, la pellicola non riesce a trasmettere quel cambiamento di ritmo, quell'accelerazione di stile che avrebbe potuto caratterizzare le due parti in cui la storia è suddivisa. Ripeto, un peccato: le buone intenzioni c'erano tutte e anche una regia innovativa e claustrofobica. Occasione mancata.

marimito  @  02/01/2012 00:03:55
   5½ / 10
In effetti nessuna nota di merito.. eccessivo il leone d'oro..una sceneggiatura che vuole colpire la vita dissoluta delle star hollywoodiane.. situazioni che possono accadere ovunque ed in nessun luogo.. il tentativo spinto ed ostentato di indugiare sulla coscienza del protagonista solo ritardando la ripresa rende il film una lezione morale fuori tempo.

TonyStark  @  30/12/2011 00:20:19
   6½ / 10
Devo ammettere che non è il genere di film che sono abituato a vedere, la lentezza è veramente impressionante, però seondo me è essenziale per questo film. il personaggio principale, l'attore miliardario che può possedere tutto ciò che vuole e quando lo vuole sembra fluttuare, galleggiare invece che vivere la propria vita. L'arrivo della figlia sembra scuotere quel torpore che lo avvolgeva inizialmente, lo risveglia secondo me.
non aggiungo altro riguardo la trama. A me il film non è dispiaciuto.

JB488  @  24/08/2011 19:48:08
   5 / 10
di originale "somewhere" ha ben poco,metti una storia medicore qualche buon attore,ritmo lentissimo ed un messaggio che andrebbe letto fra le righe,ed ecco che qualche idiota lo definisce un prodotto d'autore !ma anche no !!! sinceramente mi aspettavo di piu da sofia coppola,semplicemente una serie di eventi che dimentichi ancor prima di averli visti,unica nota positiva elle fanning.

isaber  @  18/08/2011 13:56:58
   8 / 10
Il più freddo (poco calore e emozioni) dei film della Coppola. Il protagonista, Johnny Marco, è una star di Hollywood. Oltre a questo, Johnny Marco non fa niente. Vive in un albergo, ha chi cucina e pulisce per lui. Ha chi gli organizza le giornate (la sua agente), gli dice dove andare e cosa fare. Ha chi pensa per lui (l'assistente alla conferenza stampa). E alla domanda di un giornalista Chi è Johnny Marco? non viene trovata una risposta. Johnny ha il successo ma la sua vita è vuota. Può permettersi di andare a zonzo tutto il giorno sulla sua Ferrari, e addormentarsi davanti ad uno streapteese o durante un amplesso, perchè tanto le donne (tutte bellissime) gli cadono ai piedi, gli piovono dal cielo.
La Coppola corre un bel rischio scegliendo di trasmettere la noia e il vuoto della vita del protagonista con lunghe riprese in cui tutto è immobile e non succede nulla. Corre il rischio di annoiare il suo pubblico, perchè quando Johnny Marco fuma una sigaretta, noi lo vediamo immobile per tutto il tempo in cui questa realmente si consuma. Johnny però ha una figlia undicenne, che gli viene affidata quando la madre decide di partire per prendersi un po' di tempo. E le cose per Johnny forse cambieranno.
Ho scelto di dare 8 a questo film, anche se l'ho apprezzato meno dei precedenti, perchè comunque riconosco la bravura della regista, che qui di nuovo sceglie di rappresentare una vita bloccata (non solo come nel precedente Lost in translation, ma anche in Il giardino delle vergini suicide, e perfino in Marie Antoinette). Il protagonista non vive nessun dramma apparente, ha tutto dalla vita, eppure la sua esistenza è irrimediabilmente vuota. A qualcuno potrebbe risultare antipatico, e lo sconsiglio a chi non ha pazienza e non sopporta i tempi morti. Quasi tutta la vita di Johnny Marco è un tempo morto.

dave90  @  14/08/2011 18:51:11
   7 / 10
Strano davvero questo film.
non sono ancora riuscito a capire se è un gran film o una cavolata pazzesca.
forse siamo tra le due cose.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  26/07/2011 00:18:07
   6 / 10
Bastano i primi minuti per accorgersi che non ci si trova di fronte a un film tradizionale...nel bene e nel male perche questo di Sofia Coppola ha molti pregi e alcui difetti!
La storia non è il massimo dell'originalita',la solita accusa allo star system di Hollywood che sembra una multinazionale di Zombie come il nostro protagonista che vive attaccato ai beni materiali senza nessuna voglia di guardare altrove...
La sua Ferrari è il simbolo del successo,di questa vita costruita dai soldi,ed è quella vita da cui si...

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ma per arrivare a cio il percorso è molto lento,anche troppo...prevale la noia e anche noi viviamo le stesse (poche) emozioni del protagonista solo che noi che guardiamo siamo troppo lontani dal suo Mondo e rischiamo di non capirlo...
Esperimento riuscito solo in parte ma non sono daccordo con chi dice che sia un film fatto apposta per incassare un premio...

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Ultima risposta 24/08/2011 19.42.30
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Scuderia2  @  21/07/2011 10:23:23
   7 / 10
Se perfino il rombo della tua Ferrari risulta ovattato, rischi di andare alla deriva anche su un materassino in piscina.
Occorre ristabilire porzioni e proporzioni perchè la cosa più vera è il sorriso di tua figlia non la pelle dei tuoi sedili sportivi.
Rimettersi in carreggiata.
Passerà.

nick9001  @  19/07/2011 14:35:43
   1 / 10
ZZZzzzzzzzzzz........ronf.....ronf.... ZZZzzzzzzzzzz........ronf.....ronf....
Scusate, mi ero appena appisolato, ma che ora è?
A si….. il film, …..ottimo…., con poco ho fatto una bella dormita, …ricordo che ho sobbalzato una volta quando hanno chiuso una porta,….chissà come è finito!!
Aspettate che lo voto: 10 come sonnifero, 1 come spettacolo!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  04/06/2011 12:40:19
   6 / 10
Sofia Coppola ancora una volta con il suo argomento preferito: la noia, brutta bestia che colpisce sia borghesi che persone importanti (come in questo caso). Un film guardabile, però dico: fare un film noioso per trasmettere la noia del protagonista mi sembra troppo facile…
Leone D'Oro sprecato, anche perché non ho visto scene spettacolari o una regia notevole… è tutto nella norma, senza infamie né lodi. Non mi sembra il caso di elogiare un filmetto carino elevandolo al capolavoro.
Elle Fanning carinissima, Dorff in parte.

Nella scena in cui compare Simona Ventura e Valeria Marini non sapevo se sbogolarmi dal ridere o piangere.

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Ultima risposta 05/06/2011 20.36.53
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pat3  @  05/05/2011 16:38:53
   5 / 10
Leone d'oro alla mostra di Venezia come miglior film!!! si presuppone che sia degno del premio ricevuto....e le mie aspettative erano abbastanza alte. una giuria presieduta da un regista come Tarantino....mi ha fatto sperare in un film decisamente di qualità! e invece...
pensavo di trovarmi di fronte a un'analisi sincera, penetrante, magari anche cinica e cruda dell'universo di un attore di Hollywood. purtroppo niente viene approfondito veramente. ho trovato solo un mix noioso fatto di alcool, droghe, festini porno e auto lussuose. il tran-tran quotidiano del nulla viene spezzato dall'arrivo inaspettato della figlia adolescente .questo fa smuovere la patina di torpore che copre la vita del padre "obbligandolo" a riflettere e a mettere in discussione le scelte fatte ma purtroppo la piccola (una bravissima Elle Fanning, l'unica degna di nota...oltre allo splendido hotel ) non riesce altrettanto bene a spazzare via la noia che serpeggia nello spettatore per tutta la durata del film

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Dexter '86  @  30/04/2011 16:23:26
   3 / 10
Quando si vuole fare un film "impegnato" senza aver nulla da dire e le capacità per farlo questo è il risultato. Un'interminabile sequenza di inutili lungaggini che dovrebbero rappresentare l'apatia e la noia del protagonista ma l'unica emozione che riescono a suscitare è l'irritazione dello spettatore. Persino la Ferrari è di una lentezza esasperante! Durante la visione si rimane in attesa di una bella scena, un bel dialogo, una bella inquadratura che non arriveranno mai. Ed è così che dopo un'ora e mezza di nulla, passando anche attraverso un'imbarazzante parentesi italiana, si arriva ad uno dei finali più stupidi mai visti.
Cara Sofia, questo è il primo tuo film che vedo e molto probabilmente sarà anche l'ultimo.

ifry  @  11/04/2011 11:33:47
   5 / 10
una delle registe più sopravvalutate del momento.
vuole costruire un film minimalista, ispirandosi ai film francesi, polacchi o al cinema europeo in generale.
Ma non ha capito che lo stile non si copia. lo si ha. lo stile europeo è una cultura cinematografica che non può essere "importato".
la coppola realizza scene inutilmente lunghe per cercare di cogliere i dettagli intimi dei protagonisti. Invece si ha solo vuoto, freddezza, nessuna caratterizzazione.

Tarantino ha premiato immeritatamente, la sua fidanzatina. Nel suo contesto una tristezza di premiazione, ed una tristezza di film.
Merita di essere visto solo per capire che non sempre vincono i migliori.

cris_k  @  08/04/2011 20:48:35
   7 / 10
La Coppola è così: ti attira con le inquadrature, con i silenzi e con colonne sonore sempre azzeccatissime, sempre in constrasto con la statiticità quasi fotografica delle riprese. Promuovo questo film perché ci sono molte buone intenzioni e perché è affine allo stile della regista.

Provo a darne un'interpretazione. Ho aspettato qualche giorno perché l'impatto emotivo si diluisse.
Le prime scene sono uno strazio, sembra quasi una cosa amatoriale, sciatta. Ad una lettura superficiale

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possono sembrare espedienti che rappresentano lo squallore, la tristezza della vita della star. Però, il fatto che siano così esagerate, affettate, grottesche, suggerisce un'interpretazione più ampia. Insomma sono così sciatte che alla lunga hanno un forte potere dissonante, mettono in discussione non la vita della star ma la vita della sua essenza, sembrano la rappresentazione audiovisiva di una domanda: perché.
Poi il film si riprende, e rimane caratterizzato da quel senso di vuoto, un pieno vuoto, fortemente dissonante.

In definitiva, mi piace l'idea dell'insieme e apprezzo il significato, direi esistenzialista, ma con un forte senso di disagio. Bello anche il fatto che non punta sulla derisione/critica della vita da star, ma la guarda da lontano, con un occhio disinteressato. La Coppola ha scelto la strada meno battuta, e la cosa mi piace.
Francamente pessima la missione in Italia, Telegatti e Marini sono imbarazzanti. Inutile l'episodio con la Chiatti. Non da biasimare gli attori, perché evidentemente la Coppola ha voluto dare un taglio 'squallido' a queste scene per esigenze narrative.
Bocciate alcune scenette non riuscite, come l'esordio in ascensore di Benicio del Toro, l'affettato teatrino con Michelle Monaghan.
Non è il migliore lavoro della Coppola, forse un po' più di cura nella sceneggiatura e nella scelta delle location avrebbe dato un risultato migliore. Lo stile minimalista è il più difficile, deve essere straordinariamente curato nel minimo dettaglio, manca qualcosina....

MMarco  @  23/03/2011 03:56:09
   6 / 10
Sofia MINIMAL Coppola ci propone un film spogliato di tutto ma senza rivelare la sostanza che possa far appassionare lo spettatore che rimane poco affascinato dal tutto che sa di pochezza, anche se l'intento della regista è proprio quello di raccontare la complessità attraverso il minimalismo cinematografico.
la lentezza del film non mi è dispiaciuta affatto, è una caratteristica come altre in un film e non è sempre sintomo di noia.
gli attori protagonisti ECCEZIONALI!

Podo  @  22/03/2011 19:14:49
   7 / 10
Le cose che contano nella vita non sono quelle materiali "LO SPIRITO VINCE LA MATERIA".
Sofia Coppola ce lo racconta con questo film.

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Samy31  @  20/03/2011 01:42:09
   7½ / 10
E' un film volutamente lento poichè è la depressione a dare il ritmo alla vita del protagonista, se non nella parentesi in cui ha con sè la figlia. La Coppola è riuscita a descrivere egregiamente la vacuità di cui è fatta la vita da "nomadi di lusso" delle stelle del cinema.

edwood  @  23/02/2011 17:59:45
   4½ / 10
Se fosse stato ridotto a uno spot di 5 minuti della ferrari, sarebe stato un capolavoro.

calso  @  15/02/2011 11:00:45
   5 / 10
Un finto film impegnato che come risultato ottiene solo quello di essere veramente palloso...senza un perché e senza un motivo per nessun evento...è semplicemente uno spaccato noioso di un attore che non riesce a comunicare veramente niente a chi guarda il film...

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  14/02/2011 22:58:08
   6½ / 10
La prima sequenza, è molto esplicativa del film di Sofia Coppola: compiere lo stesso identico percorso più volte. Non è affatto un film facile da seguire, soprattutto all'inizio, ma una volta entrato in questo circolo vizioso è meno noioso di quanto pensassi. L'apatia esistenziale regna sovrana nel protagonista, incapace di dare un senso o uno scopo alla propria esistenza fuori dal set, rimandendo prigioniero del suo status di star.
Va dato atto che la Coppola non calca troppo, anzi quasi per nulla, sugli aspetti più decadenti di una star di Hollywood, però allo stesso tempo il film è troppo trattenuto emotivamente, probabilmente per un eccesso di sottrazione. Si può vedere anche se non gli avrei dato il Leone d'oro nemmeno sotto tortura.

vale1984  @  12/02/2011 13:11:56
   4½ / 10
mamma mia...lento e inconcludente...forse non ho capito la storia ma questo film sembra non avere uno scopo se non quello dell'infinita tremenda lentezza...
un attore con donne in ogni luogo che passa qualche giorno con la figlia, viaggia in italia, dove peraltro vede 5 secondi una laura chiatti vomitosa...insomma banalità e nessuno scopo...bah

The BluBus  @  01/02/2011 23:59:19
   7½ / 10
Davvero bello, la lentezza a volte è necessaria.

paride_86  @  28/01/2011 02:17:02
   6 / 10
Girato con stile calcolatamente minimalista, "Somewhere" è la storia di un padre e di una figlia che si incontrano.
Sofia Coppola ha del talento e lo dimostra nel girare film che portano il suo marchio di fabbrica, sofosticato e riconoscibile; il problema, però, è la sostanza.
Seppur intelligente, "Somewhere" è un po' troppo esile nel descrivere la quotidianità dei due protagonisti.

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Ma non è tutto: "Somewhere" offre un'immagine terrificante della tv italiana, un frammento trash che salta agli occhi più di quanto siamo già abituati a vedere perché inserito in un film stilisticamente sobrio e intimista.
Un film da vedere una volta sola: la seconda sarebbe troppo noioso.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  21/01/2011 19:04:23
   7 / 10
Sofia Coppola torna allo stile minimalista di Lost in Translation, anche se qui con minor efficacia. La regia è molto asciutta e i dialoghi rari. La sceneggiatura, incentrata sulla figura dell'attore Jonny Marco, è tesa sottolineare il vuoto, anche desolante, della vita delle star. Senza indugiare con cattiveria o malizia la Coppola riesce a tratteggiare un mondo che ruota solo intorno a se stesso e sembra privo di stimoli.
La vita del protagonista sembra accendersi solo con l'avvicinarsi della figlia undicenne.
Convincenti Stephen Dorff ed Elle Fanning.
Bella come sempre la colonna sonora.

Wally  @  15/01/2011 02:06:22
   4 / 10
Niente da dire sulla lentezza del film... Per quello che è magari ci sta anche tutta! L idea è buona ma forse poteva essere resa in maniera migliore! Gli attori sono buoni tutti a parte le parti Italiane che come al solito sono allucinanti! Poi La Marini deve MORIRE!

Sul film... Beh non l ho sopportato! Per come la vedo io questi ricconi pieni di soldi che fanno i depressi proprio non esistono! Sei depresso? bene prendi un caz.zo di aereo e vieni a casa mia una settimana! Solo una settimana e sarai strafelice di tornare alla tua vita e alla tua Ferrari!
E' di un ipocrisia assurda questa cosa! Questo uomo che arriva a casa sempre triste e depresso! Non ha un modo per divertirsi, non riesce ad essere felice nemmeno con sua figlia a quanto pare! Ma vai a ****** abbelinato!
Prendi parti, vai a fare della beneficienza, godi della vita e pensa a quante schifezze ci sono nel mondo e a quanto a te non ti sfiorano neanche!!!
Ogni tanto ho i complessi io... CHe sono uno straccione come Aladdin... Quando mi compro un paio di scarpe che costano dei soldi e le trovo un insulto alla povertà e questo invece che ha tutto dalla vita non riesce a goderne per niente!

Chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane! e che la Coppola se ne vada a quel paese!!!

PS prima di commentare dicendomi che mi brucia ve lo dico già io! MI BRUCIA E ROSICO COME UN PAZZO! Datemi a me i miliardi e vi faccio vedere come si vive veramente e come si fanno anche buone azioni

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  13/01/2011 15:06:29
   6½ / 10
L'introduzione è sintomatica di quanto Sofia Coppola voglia mostrare,una Ferrari che viaggia di continuo e in modo immutabile su un circuito deserto è la traslazione metaforica della vita del divo cinematografico Johnny Marco,star del cinema action ma in realtà campione di immobilismo nella vita privata.Senza un'abitazione,occupa infatti una stanza del noto Chateau Marmont di L.A.,apparentemente senza radici,passa le sue giornate vegetando sul divano in compagnia di qualche birra e innumerevoli sigarette,nemmeno rapporti sessuali occasionali e intime lap-dance con ragazze che farebbero risvegliare anche un morto sembrano scuoterlo,il tutto intervallato da patetici party e impegni professionali ai quali partecipa senza entusiasmo.Grande fortuna quella di avere una figlia come Cleo,adorabile undicenne che risveglia l'uomo dal suo torpore esistenziale e lo avvia non solo alle responsabilità paterne,ma anche a quel mondo escluso da un esilio dorato.
Ancor più minimalista che in "Lost in Translation" la Coppola scava nello showbiz senza troppa cattiveria,lancia uno sguardo nel vuoto pneumatico che contraddistingue le sfavillanti realtà dei cosidetti vip, cercando di riportarne,senza sbilanciarsi o giudicare,la solitudine devastante di cui sono spesso intrise.Si mostra più feroce nel ritrarre certe situazioni a cui la star è obbligata come una marionetta alla mercè del business più becero, sia si tratti di una conferenza stampa zeppa di domande inutili,sia uno spettacolino televisivo popolato da un nugolo di personaggi repellenti.
Grande cura viene messa nella scelta dei brani della colonna sonora,si va dai Foo Fighters a Brian Ferry,dagli Strokes a Gwen Stefani e altri ancora,come in "Marie Antoinette" la regista mostra ottima cultura musicale spaziando con coraggio tra i generi,peccato mostri un' inflessibile volontà ad aderire a certo cinema "d'essai" che imprigiona "Somwhere" in una nicchia esclusiva da cui si trae un certo snobismo.Questo stile rarefatto non lascia molto,un po' perché Stephen Dorff è una scommessa che non conquista fino in fondo,a differenza della Fanning davvero perfetta,ma soprattutto perché il rapporto descritto è algido e controllato da freni dai quali l'autrice non si affranca mai.

ste 10  @  08/01/2011 01:42:21
   7 / 10
Il ritmo è veramente molto lento (a volte eccessivamente) peró io lo giudico positivamente; la storia dell'attore e della sua solitudine è ben sviluppata e interessante

Tom24  @  01/01/2011 23:02:52
   8 / 10
Strapromosso. Gran bel film!

folco44  @  30/12/2010 10:10:39
   4 / 10
Concordo con chi dice che il messaggio del film poteva essere espresso moooolto meglio. Quindi, la Coppola non mi piace, "Lost in traslation" docet, ma questo è peggio, per no parlare della parentesi italiana, veramente imbarazzante. Si salva solo la bambina.

RHCP  @  30/11/2010 13:27:24
   4½ / 10
Leone d'oro IMMERITATISSIMO a mio avviso.
Il film è di una lentezza allucinante e immotivata.

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Ultima risposta 26/01/2011 13.48.32
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Carlitos_83  @  01/11/2010 20:03:13
   4 / 10
Era parecchio tempo che non mi addormentavo al cinema. Toccasana per chi ha problemi di sonno. Ancora mi chiedo come abbia fatto a vincere a Venezia...la risposta forse non la sapremo mai...

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Ultima risposta 25/12/2010 12.10.53
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White Boat  @  17/10/2010 20:00:58
   4 / 10
La lentezza di alcune scene ha forse lo scopo di far comprendere il vuoto della vita del protagonista.
Il film però è molto noioso e scontato.
Come ha fatto a vincere il Leone d'oro?

7 risposte al commento
Ultima risposta 25/12/2010 12.12.09
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Gruppo COLLABORATORI fidelio.78  @  04/10/2010 12:11:14
   4 / 10
Son contento che di tanto in tanto gli inganni vengano svelati. I miei dubbi riguardo l'osannitissimo "Lost in translation" rivelavano perplessità su una regista che mi sembrava decisamente sopravvalutata. Tali perplessità vengono finalmente rese palesi da questa sozza pellicola senza anima che non fa altro che esasperare tutti i difetti del precedente film.
Scandaloso il Leone d'oro. Inconcepibile.
Un'ora e mezza di nulla con drammatizzazione assente. Questo è finto minimalismo o, come mi piace chiamarlo, è furbismo. Si maschera il vuoto con il vuoto stesso.
La signora Coppola farebbe bene a riguardarsi i film di Antonioni o di Bergman per capire cosa vuol dire "minimalismo".
E la giuria che ha premiato questa.... porcata dovrebbe vergognarsi della propria ignoranza e della poca stima nei confronti dei veri autori e del pubblico.

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Ultima risposta 12/08/2011 15.01.31
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sestogrado  @  03/10/2010 12:20:48
   4 / 10
fortemente noioso. ora capisco che sia un vizio della regista, ma quando la noia è fine a se stessa, di una storia potenzialmente interessante, non se ne cava niente di buono. una macchina che gira in un autodromo, due ballerine di lap dance che per ore si esibiscono in una camera d'albergo. e non venite a raccontarmi che si doveva riproporre la noiosa vita del super attore hollywoodiano perchè mi addormento all'inizio della frase. se le scopate con Quentin Tarantino valevano il leone d'oro, tanto vale che si inventavano un premio diverso... non so, la "coppola" d'oro?

john_doe  @  02/10/2010 20:22:16
   3½ / 10
Visto a Venezia: qualche applauso e molti fischi, i commenti più disparati tra i presenti (da 'molto interessante,lento ma toccante' a 'porcheria assoluta'); sicuramente Somewhere è un film che ha diviso pubblico e critica, molto discusso, ma che, come diceva qualcuno prima di me, dopo aver vissuto poche settimane di ribalta mediatica (qualcuno mi spieghi per quale motivo ha vinto il Festival!), mi auguro finisca presto nel dimenticatoio, poiché, dietro alla patina raffinata, al tentativo di far credere che la noia, il piattume, la ripetitività, le scene più patetiche siano frutto di una ricerca meticolosa, espressione della vita del protagonista, ecc., sono abbastanza convinto che vi sia il nulla più assoluto, l'assenza di idee, la necessità di prolungare allo strazio quello che avrebbe potuto essere al massimo un simpatico corto.
Si salvano la giovane attrice e alcune scenette divertenti.

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Ultima risposta 03/10/2010 23.12.43
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Gabo Viola  @  23/09/2010 01:58:18
   1 / 10
Film che pretende di essere vuoto quando invece e' soltanto superficiale.

Sofia Coppola ci offre una galleria di quotidinanita' che dovrebbe mostrare il senso di desolazione e vacuo: Ferreri ? Antonioni ? Fellini ? No, Nino Frassica.
Lo stile registico amorfo e' la caratteristica principale della pellicola, assieme al gusto del dettaglio patinato. Mi pare che il film sia girato da una *****tta milanese che sceglie le scarpe in Via Montenapoleone e poi si guarda dentro "Oh Dio, quanto sono fatta male, quanto sono fatta male". La parte con la Ferrari sembra attingere a piene mani dagli speciali del dopo pranzo su Raiuno (anche io amo camminale in una vale verde), la scena finale ricorda le pubblicita' di profumi etc etc etc. "Stile" video clippetaro/televisivo, grandi, bisogna ammetterlo, Laura Chiatti, Simona Ventura, Nino Frassica e Valeria Marini. Hai mancato pure il grottesco, Sofia.
Sharm El Sheik merita una visione piu' accurata.

Ps: scusate i vari errori ma scrivo da una tastiera canadese...e con Nino Frassica vicino.

marcodinamo  @  22/09/2010 11:55:38
   3 / 10
Sarò prevenuto verso la Coppola, ma è veramente un'agonia!

Massacratore  @  22/09/2010 10:05:20
   5½ / 10
L'avessero tagliato un bel po' gli avrei dato molto di più...
La fatica per non addormentarmi è stata grossa ma alla fine non l'ho trovato pessimo.
Grandissime le apparizioni degli "italiani"

Invia una mail all'autore del commento Michylino  @  21/09/2010 15:54:05
   5½ / 10
Non capisco quali eccelse menti hanno deciso che dovesse vincere il leone d'oro a Venezia.

Se dovete pagare per vederlo...risparmiatevi sti soldi!

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Ultima risposta 11/12/2010 17.16.50
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simopuntopar  @  21/09/2010 15:00:26
   6 / 10
Sinceramente mi aspettavo meglio...il film poteva essere più interessante, peccato scorra forse un po' troppo lentamente. alla sufficienza ci arriva comunque...

redbird899  @  20/09/2010 13:25:10
   2 / 10
Non posso dire che sia uno dei film più brutti che abbia mai visto perchè qualcosa di buono c'è, certi spunti di riflessione la Coppola riesce a farli passare. Peccato che per comunicarle basterebbero 5 minuti, i restanti 90 sono pura AGONIA in cui non accade nulla, pellicola buttata via! c'è chi dice "bisogna guardarlo senza grosse aspettative, lasciandosi trasportare dal film". Allora io vi dico ascoltate una canzone di 30 minuti in cui 28 sono di silenzio e di tanto in tanto si sentono delle melodie armoniose che durano pochi secondi. Ora quei due minuti di melodie armoniose sparsi per la canzone sono sicuramente soavi, ma è inconcepibile dover ascoltare mezz'ora di silenzio. La soluzione più logica è di eliminare i silenzi, magari non tutti. Probabilmente facendo questa Operazione la Coppola non sarebbe riuscita a produrre un film di tale durata, ma il risultato sarebbe stato un corto, o al massimo un mediometraggio, che avrebbe reso giustizia a questo sfortunato film.

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Ultima risposta 21/09/2010 15.48.18
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perso giàdisuo  @  19/09/2010 16:27:30
   7½ / 10
L'immagine si è riappropriata del mezzo cinematografico. Il cinema torna così ad essere immagine e contemplazione

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR quadruplo  @  19/09/2010 13:01:36
   7 / 10
Leggendo qualche commento qua e là, credo che alla fine il cinema di Sofia Coppola o si ama o si odia..

Personalmente trovo che pochi registi siano in grado di rappresentare l'apatia e lo smarrimento come lei:un cinema senza fronzoli, atmosfere rarefatte e, diciamolo pure, senza un particolare ritmo narrativo.
Anche perchè, qui c'è molto poco da narrare (ancora meno che in lost in
translation), parlano le singole inquadrature e le sequenze (come quella della locandina).
A me ha lasciato un certo disagio, anche se ha, da un certo punto di vista, un lieto fine.

Sul premio a venezia non posso giudicare, non avendo visto altri film in programma, a parte quella porcate di Costanzo...

forzalube  @  18/09/2010 19:22:12
   5½ / 10
Va bene che si vuol rappresentare una vita vuota ed un protagonista in crisi di identità, ma a vedere un film "vuoto" e noiosetto poi alla fine ci si annoia (o ci si addormenta addirittura).
Francamente questo film non mi ha detto granché.
Qualcuno mi spiega il senso della scena finale?

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Ultima risposta 19/09/2010 12.05.53
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shep  @  18/09/2010 13:06:28
   5 / 10
molto deludente, anche se comunque ben esemplifica la vita tipica(superficiale frenetica e viziata) di una star

-Uskebasi-  @  17/09/2010 15:12:21
   7 / 10
Difficile interpretare questo film, di fatto un "Californication" dal punto di vista drammatico e non umoristico.
Forse un capolavoro??? La vita assuefatta di una star del cinema ai suoi privilegi e vizi, e la solitudine generata dal gigantesco materialismo che lo circonda. Le lunghe riprese statiche sono utili per farci entrare nella Noia del personaggio e anche noi perderemo desiderio per uno stile di vita che di norma si sogna.
Forse però un piccolo fallimento??? Johnny Marco apetta una svolta alla sua vita almeno quanto noi l'aspettiamo per il film. Il ritmo lento con lunghe sequenze inutili possono apparire anche come una disperata ricerca di fare Cinema d'autore a tutti i costi, addirittura 3 canzoni intere nei primi 20 minuti di cui 1 piacevole con il pattinaggio della figlia, ma forse pesanti le 2 sommate delle gemelle ballerine. Non si può negare che la Coppola ci sappia fare ed alcune scene sono riuscite ed emblematiche, come quella iniziale della Ferrari, ma il "tutto" sembra troppo fine a se stesso. In pochi riusciranno a provare veramente emozione per il personaggio anche perchè non è stato sviluppato a pieno il rapporto con la figlia.
La verità probabilmente sta nel mezzo e nella valutazione non posso certo non considerare dei fatti evidenti: le grandi interpretazioni di Dorff (ruolo perfetto per lui), della piccola-grande Fanning (che qui supera la sorella), e del bellissimo finale metaforico che a mio parere fa rimpiangere il non aver sfruttato nel migliore dei modi quello che lo precede.

La felicità deve pur esserci, da qualche parte...

TheLegend  @  17/09/2010 14:51:19
   7½ / 10
Che vi devo dire,a me è piaciuto.
Nonostante la sua monotonia e la scarsità di avvenimenti mi ha coinvolto ed emozionato.
Penso sia proprio quello che voleva la regista.

Gruppo COLLABORATORI Gabriela  @  17/09/2010 12:56:05
   4½ / 10
Somewhere inizia, passano i minuti e capisci che non succederà altro. L’ossessione della Coppola è il personaggio di questo film, ed è talmente ossessionata e concentrata su di lui che la storia non decolla, non funziona, non dice nulla perché non c’è nulla, se non una noiosa quotidianità.. che sinceramente non mi coinvolge e non mi trasmette emozione.
Troppe situazioni lasciati lì, troppe cose non sviluppate.
Primi piani focalizzati sul nulla fino ad arrivare al momento più drammatico: il circo del telegatto italiano e la cagna di Laura Chiatti (ha ragione Renè è proprio na' cagna).

Certo la bambina è bravissima ma non basta a placare quella sensazione molesta di aver visto un film così.

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Ultima risposta 17/09/2010 14.45.24
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Satyr  @  17/09/2010 12:00:08
   4 / 10
Sono perfettamente in linea con il commento al piano di sotto, le impressioni a fine proiezione sono state pressochè le stesse: un film vuoto e insulso incentrato su un personaggio completamente privo di fascino e phatos. Cinema minimalista che gioca di sottrazione senza riuscire minimamente a graffiare.
Praticamente in un quasi due ore di film non succede nulla, l'analisi del personaggio è appena abbozzata, manca la giusta empatia, il rapporto con la figlia non tocca le giuste corde emotive - deliziosa cmq Ellis Fanning - e il siparietto dei telegatti è di un trash indescrivibile - nonostante l'intento fosse propio quello di descrivere lo squallore di certi siparietti televisivi -
Poche le scene davvero riuscite, fra le tante cito quella del trucco: unico momento in cui l'incomunicabilità del protagonista con il mondo intero mi è arrivata forte e chiara.

Due righe le spreco per contestare per la scarsa originalità del soggetto: ragazzi, il film è una sintesi riuscita male del personaggio interpretato da David Duchovny in Californication, con la differenza che qui si parla di un attore mentre nella serie tv di uno scrittore. Stesse location con un paio di citazioni ai limiti del plagio - vedi le partite padre-figlia a guitar hero. Me qui c'è la telecamera fissa e tutti imbocchiamo con la storiella del cinema d'autore. Ma percarità.

Per il resto non posso non pensare che il premio ricevuto a Venezia non sia figlio di un cognome tanto pesante come quello dei Coppola.

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Ultima risposta 17/09/2010 13.11.33
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Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  17/09/2010 10:33:12
   4 / 10
Ok, a me Sofia Coppola non piace. Per niente. La trovo sempre troppo dedita a far dimenticare il proprio cognome piuttosto che a raccontare una storia.
"Somewhere" ha lo stesso problema: vorrebbe essere una storia minimalista ma è solo sciatta, inconcludente e quasi snervante.
La storia della solitudine dell'attore di hollywood è completamente priva di punti di rottura, di analisi, di empatia con il pubblico: Johnny Marco si sveglia, mangia, tromba, esce in ferrari, beve, si addormenta e ricomincia così. Geniale, mi dirà qualcuno, il vuoto dell'esistenza dell'attore strapagato reso attraverso la banalità della sua quotidianità. Eh no, belli miei: rivedetevi "Io la conoscevo bene" per capire come vada girato un film che proceda per immagini raccontando il quotidiano di una persona che si vuole mostrare come (apparentemente) "vuota". Per non parlare del rapporto con la figlia (una straordinaria Elle Fanning): anche in quel caso, nessun contrasto, nessun punto di rottura, nessun approfondimento. La figlia è solo una figurante, proprio come l'amico inutile, che ad un certo punto lascia presagire sviluppi pedofili che in realtà non ci sono. E non ci sono perché non c'è niente, niente di niente, solo mangiate, bevute, Ferrari, Guitar Hero, Wii, poi di nuovo Ferrari e trombate. Un velo pietoso poi sulla parentesi italiana con Telegatti e Simona ventura: imbarazzante.
Vabbe', insomma, un film che ha fatto la fortuna degli addetti al product placement ma che verrà dimenticato (fortunatamente) tra non più di un mese. Con buona pace di Sofia, Roman, Francis Ford e tutto il cucuzzaro.

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Ultima risposta 22/08/2011 10.11.36
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Gruppo COLLABORATORI gerardo  @  16/09/2010 22:47:44
   6½ / 10
Che questo film sia la simbolica uccisione del padre da parte di Sofia Coppola?
Dopo la prima, straordinaria scena, nel deserto, vediamo il protagonista in totale abbandono psicofisico nel suo letto d'albergo: che il Cap. Willard (M. Sheen), sfatto, ubriaco e delirante, dell'incipit del coppoliano Apocalypse now abbia fatto capolino come fantasma (artistico?) nel film affettivamente più simbolico della regista Sofia, sempre - o ancora - soltanto figlia di Coppola? E che dire del movimento circolare, nell'osservazione ossessiva, catatonica di Willard, delle pale del ventilatore al soffitto nell'albergo vietnamita che sembra ritornare nella già citata scena iniziale di Somewhere nei giri a vuoto della Ferrari sulla vuota pista nel deserto californiano?
Non ci sono dubbi circa i riferimenti autobiografici dell'autrice, ma forse la risoluzione dei conflitti personali non bastano per esaurire tutta la materia ideologica di questo film, che da quei conflitti trae spunto ma non la potenza artistica necessaria.
Diciamolo subito: il finale è appiccicato, inutilmente e banalmente risolutivo.
Il film, come si è detto, inizia con una pista nel deserto e la Ferrari che vi gira a vuoto ossessivamente (la psicologia del protagonista è già tutta qui, nel suo stallo dorato e infruttoso). Quella Ferrari, nel corso del film, continuerà a girare sempre un po' a vuoto per le ricche strade hollywoodiane, dando il relativo ritmo al racconto e all'esistenza stessa del protagonista. Il deserto e la Ferrari (e la strada) saranno anche gli elementi terminali del film. il movimento circolare iniziale della Ferrari diventa quindi circolarità dell'intera narrazione.
Nel mezzo la parabola evolutiva del protagonista, l'insignificante, ricco e devastato attorucolo italo-americano (S. Dorff), riportato in vita, cioè a una vita decente, dall'inaspettato e prolungato contatto con la figlia iperattiva, sveglia e intraprendente.
Da notare come Sofia Coppola faccia coincidere il momento più basso del vuoto esistenziale del protagonista con l'ospitata (e relativa premiazione) dello stesso a un programma trash della televisione italiana, guarda caso condotto dall'onnipresente Simona Ventura e contornata da una inutile e debordante Valeria Marini, regine del nostro sfavillante Nulla dello spettacolo. Va detto quanto sia piuttosto imbarazzante questo momento per qualsiasi italiano con un minimo di senso critico.
Bella come sempre nei film della Coppola la colonna sonora, di cui sembra far parte anche il continuo brusio del motore della Ferrari, quasi fosse il rumore di fondo dell'inutilità vagabonda dell'impalpabile protagonista.
Mostruosa per bravura e naturalezza la ragazzina, Elle Fanning.

Dr. Nekrobilly  @  15/09/2010 22:02:49
   6 / 10
In effetti è vero, non è che sia un argomento di cui parlarne.
Tutto sommato il film mi è piaciuto, non l'ho trovato per niente noioso o pesante come dice qualcuno. Anche se non l'avrei fatto vincere alla Mostra. Tarantino, Tarantino...

ingsissi  @  13/09/2010 23:47:42
   4½ / 10
Ma di cosa stiamo parlando? Pronto! Qualcuno risponde al telefono di casa Coppola? C'è qualcuno? Forse sono tutti usciti per accompagnare in elicottero i figli al campo estivo. Ma Tarantino, per farle vincere tale onorificenza, o è ancora innamorato di lei o forse vuole ottenere il contatto delle due lap dancers ( l'unica scena divertente). Per non parlare della colonna sonora, tutti brani già presenti nell'i-pod di tutto il mondo da anni.
E allora? un segnale di vita anche minino sarebbe stato apprezzato dal pubblico pagante!

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Ultima risposta 15/09/2010 12.09.56
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Gruppo COLLABORATORI Invia una mail all'autore del commento L.P.  @  13/09/2010 23:24:42
   8 / 10
Un film che avrebbero potuto scrivere un Carver o Ellis (epurato dall' ostentazione della violenza). Di Ellis c'è pure una citazione letterale in uno dei pochi dialoghi del film.
Non so se meriti davvero il Leone d' Oro, non so nemmeno se sia il film più riuscito della Coppola (io continuo a preferire l' esordio), ma è sicuramente un bell' esempio su come si possa raccontare gli istanti di una vita giocando soltanto di sottrazione e facendo, nonostante questo, risaltare senza mai accentuare nessun sentimento, lo sconforto, il vuoto, ma anche la complicità di un rapporto pulito e sincero che annega in una serie di istanti tutti uguali, caratterizzanti un' esistenza dominata dal nulla.

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Ultima risposta 20/09/2010 09.20.55
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gardner  @  13/09/2010 11:29:33
   3 / 10
Eh no! Ma che stiamo scherzando? Cara Sofia, un film sull'alienazione contemporanea di un divo hollywoodiano è una zuppa che si fa con ben altri ingredienti. Già l'argomento non è propriamente di interesse universale, ma qualcosa per suscitare l'interesse dello spettatore lo vorrai fare! Ritmo di lentezza esasperante, attori imbambolati, luoghi comuni a go-go. Forse tra addetti ai lavori....... Compito a casa: rivedersi 10 volte a fila viale del tramonto

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Ultima risposta 15/09/2010 12.09.02
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  13/09/2010 01:06:06
   6 / 10
Premetto che continuo a trovare "Lost in translation" assolutamente delizioso, ma "Somewhere" non è il "The player" di Sofia Coppola, nonostante le (ottime) intenzioni. Mi vengono in mente decine di film introspettivi come questo, su tutti "Un uomo a nudo" (1968) con Burt Lancaster. Cerco perciò di evadere dall'irritazione per certi siparietti patinati, per le vasche idromassaggio e i massaggi zen, per i fotogrammi che sfumano in un'inutile esercizio di stile per addentrarmi nel personaggio. E' evidente lo sforzo della Coppola di raccontare lo squallore di un personaggio di fama, con la sua disperata ricerca (utopica) di una vita "normale", in perenne fuga da donne che la danno via senza troppi problemi - un bell'esempio di misoginia antihollywoodiana da parte di una donna - e lussuose suite di alberghi, red carpets e atroci premiazioni televisive (ahimè la sequenza dei telegatti, con la Ventura, Marini e il redivivo Nichetti è il punto più basso).
Come è sincero il rapporto di Johnny con la figlia, smussato dalla banalità delle luci della ribalta che impediscono ai divi di vivere una vita privata come quella di noi comuni mortali.
E poi? E poi basta.
Perchè ok la regista gioca di sottrazione, non giudica nè infierisce - e invece DOVREBBE - e non fa tremare il mondo hollywoodiano raccontando (per citare un altro titolo di film recente) "la solitudine dei numeri primi".
Non posso empatizzare per un miliardario triste così come non mi dispero se Britney Spears ha trascorso qualche mese dall'analista.
Steven Dorff è davvero molto bravo, ma qui il cerchio si chiude.
Trasmette più alienazione che introspezione, più passività che empatia.
L'intro à la Punto Zero è un bel segno a favore della Coppola, ma il Leone d'oro non ruggisce, semmai guarda il protagonista allontanarsi dalla potenzialità enorme di farsi dei nemici. E lo stesso dicasi della (brava o rispettabile) regista

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Ultima risposta 13/09/2010 01.44.26
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR williamdollace  @  09/09/2010 21:31:12
   9 / 10
Disamina Disanonimi Vincenti collocati nel girone dei perdenti, voce coperta dal frastuono, silenzio, telefonata e materassino che va, lentamente, fuori inquadratura. E tuttavia. E tuttavia.

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Ultima risposta 18/09/2010 14.54.32
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HHughes  @  09/09/2010 14:54:34
   5 / 10
Vacuità e vanità.

Storie di tappeti intrisi di gin rimasto dal festino del giorno prima, l'amaro in bocca del risveglio il mattino dopo e tra le braccia stringi niente.

Johnny Marco, acclamato personaggio dello star system hollywoodiano si trova solo, spaesato, in una Los Angeles che lo ingloba, coi suoi confini così indelimitati ma terribilmente opprimenti.

Johnny vive allo Chateau Marmont, hotel-leggenda di Sunset Boulevard, tra shooting fotografici e dopo-concerti delle ultime indie rock band del momento. Alienazione, noia, desolazione scandiscono il passare delle ore nella sua vita. Il "Somewhere" del titolo starà forse ad indicare una location curiosa ed indefinita quale può essere un albergo (luogo di passaggio, posti vissuti ma che non sono di proprietà di nessuno, dove si sta-si lascia il segno-ci si rimette in viaggio) oppure la vaga idea di una fuga, l'istinto al movimento, il moto circolare suggerito dalla scena introduttiva del film?

Gruppo COLLABORATORI SENIOR jack_torrence  @  09/09/2010 12:40:27
   6 / 10
Premessa.
Nel bene e nel male, questo è un film autenticamente minimalista.
Dove comunque la letteratura era arrivata almeno 25 anni fa: si intenda il libro di esordio di Bret easton Ellis "Meno di zero", citato dal protagonista di "Somewhere" quasi alla lettera in una battuta in cui afferma di sentirsi "meno di niente". Ellis per tematiche e ambientazioni; altrimenti si pensi al grandissimo Carver e alla sua capacità di esprimere tanto partendo (e rimanendo) al niente. Far risuonare uno strumento entro le pareti di una casa vuota.
Credo che il disappunto di noi spettatori che magari non amiamo alla follia il minimalismo (o viceversa l'esaltazione di chi vi legge pura poesia) siano fattori puramente soggettivi.
La ricerca di "qualcosa che succeda" è fuori luogo così come occorre distiguere nettamente il minimalismo statunitense dal lavoro "per sottrazione" tipico di una tradizione autoriale europea (che parte, forse, da Bresson). La differenza di sensibilità e di tradizione tra USA e Europa esiste e si fa sentire.
Infine, il film è diversissimo da Lost in traslation, che era più "vivo" e conteneva personaggi originali in una situazione originali. Qui la staticità è voluta. Probabilmente (valutazione ancora soggettiva) il valore di "Somewhere" può essere considerato inferiore (perché ci parla di meno) ma la ricerca stilistica c'è, non nel segno di un'involuzione ma di una voluta maturazione - in una certa direzione.

Poi potrebbe non essere la direzione che ci auguravamo e ci aspettavamo, ma è di nuovo una questione di premesse soggettive. Mentre un discorso critico deve prima cercare di spogliarsi di quello che avremmo voluto o preferito vedere.
Qui potrebbe iniziare il commento.

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Ultima risposta 16/09/2010 21.38.45
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suzuki71  @  09/09/2010 12:19:30
   7 / 10
La non-storia qui rappresentata è una scelta precisa e non una mancanza di idee o inventiva della brava regista che, ad esempio in Maria Antonietta, dimostra di saper ben condurre un film ricco di eventi ed azioni. Detto questo, mi chiedo: quanto è interessante tutto questo? Mi è venuto in mente Paranoid-Park, a cui lo accosterei senza indugi: in entrambi i film vengono rappresentate angosce e quotidiane disperazioni filmando scene dove non accade nulla di straordinario. Entrambi i film sono stilisticamente ben fatti, eleganti ma: quanto può interessarci? Quanto può parlarmi questa storia di solitudine, che sconta - davvero peccato - un banalissimo finale...

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER.
Antonioni era un maestro del non dire-non fare, ma qui (forse è un mio limite) non ho avvertito la stessa profondità, e sia il soggetto che lo stile mi sembrano un po' troppo prevedibili.

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  09/09/2010 10:56:19
   5 / 10
Stagione cinematografica che comincia con i peggiori auspici se una regista talentuosa come Sofia Coppola dimostra di aver già cominciato una fase discendente.
Spiace dirlo ma, anche le buone speranze riposte per il suo futuro vengono meno.

Perchè qui non siamo solo in presenza di un film malriuscito ma siamo parlando proprio di un lavoro che denota una mancanza di idee.
Somewhere è un film distante dove non accade praticamente nulla.
Certo questa è una caratteristica dei film minimali ma in genere anche storie piccole lavorano molto sul non detto, sulla psicologia dei personaggi, qui in somewhere è tutto molto abbozzato.
L'attore protagonista sembra essere uscito dal solito clichè dei divi maledetti e la figura della figlia è troppo stridente, positiva, bidimensionale, per creare il minimo pathos.
In conclusione i personaggi non evolvono in modo significativo e sopratutto non coinvolgono, restano sospesi ma sopratutto distanti.

Troppo giovane la Coppola per ricorrere all'autocitazione e sopratutto all'autobiografia, il solito fumo per nascondere la poca ispirazione.

Classico film da festival.

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Ultima risposta 17/09/2010 15.00.42
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento LukeMC67  @  06/09/2010 16:01:55
   5 / 10
Torna sempre in mente il precursore delle telenovelas in Italia: "Anche i ricchi piangono". Magari in una sequenza sola.
Non basta chiamarsi Coppola per poter impunemente campare di rendita su due bei film riproponendo le stesse tematiche con tanta stucchevolezza in più!
Se il giro in tondo della Ferrari nera prometteva il fascino di un film sulla più profonda solitudine; se, nonostante tutto, il film mi ha fatto sospirare per l'intero arco della visione: "Dio mio, se avessi una vita così vuota penso che sarebbe meglio ammazzarsi", il che è positivo perché significa che la regista ha fatto centro sul messaggio che voleva dare; se tutta la pellicola è una discesa agli inferi nel vuoto interiore più pneumatico e dunque più insopportabile possibile, rimangono però tutte le perplessità su una messa in scena che non si capisce mai se vuol parare verso un parossismo interiore delle immagini o verso la loro parossistica trasandatezza (come interpretare la presenza della giraffa su buona parte del girato, per esempio?). E l'incontro del protagonista con la bimba, lungi dal migliorare le cose, sembra accomunare due adolescenti con età anagrafiche diverse, più che un padre con sua figlia: due adolescenti che, in quanto tali, possono solo abbandonarsi appena la vacanza concessa dalla mamma è finita.
L'ambientazione "stralusso" scelta dalla Coppola risponde ai suoi ricordi di infanzia, ma accentua la distanza con lo spettatore medio che proprio fa una fatica immane a riconoscersi in uno solo dei personaggi: troppo finti per essere credibili, o troppo credibili -nel loro contesto- da essere finti.
La fotografia "sporca" (oggi tanto di moda) non riesce ad aggiungere quel necessario tocco di poesia che invece impregnava "Lost in Translation", segno preoccupante che il filone "la-solitudine-dei-poveri-ricchi" è in via di esaurimento precoce in Sofia Coppola (o in generale?). Speriamo davvero che la regista sappia guardare altrove e ci sappia narrare altre storie. E che sappia stupirci più e meglio delle sue perfette bamboline che ballano professionalmente la lap-dance mostrando accuratamente ciò che devono e non un millimetro in più. Da una persona sensibile come Sofia Coppola è lecito pretenderlo.

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willard  @  06/09/2010 12:14:43
   9 / 10
Continua l'esplorazione di sconfinati campi di solitudine su personaggi sopra le righe di Sophia Coppola.
Dal Giappone alla West Coast USA, come per "Lost In Translation" abbiamo un personaggio che deve riempire le sue giornate fatte di niente: Johnny Marco è una star hollywodiana di prima grandezza che vive nel mitico hotel Chateau Marmont sul Sunset Boulevard di Hollywood (testimone dai primi del secolo scorso di ospiti e disastri illustri di personaggi del mondo del rock e del cinema): fra sesso, alcool, festini, auto veloci e paranoie (ma niente droga, a quanto pare) arriverà la figlia undicenne, che fino a quel momento era stata poco più di una distrazione dal suo quotidiano scandito da incontri e sedute sul set gestite da una manager invisibile che appare solo telefonicamente; causa un allontanamento più lungo del solito della madre separata a cui la figlia è affidata, dovrà portare con sè la piccola Chloe nelle sue "scorribande", ma sarà proprio il tempo trascorso insieme a lei che riuscirà a fargli riprendere contatto con la realtà e a riavvicinarlo alla vita vera e, forse, a far ritrovare più profondamente suo padre anche a Chloe.
Diretto come al solito in un'atmosfera di "poetica" lentezza, forte di una fotografia di grande effetto e di una colonna sonora sempre intrigante, il film scorre mantenendo viva l'attenzione senza mai indulgere in qualche coup de theatre di troppo facile presa. Un'altra bella tacca per l'ormai affermata Sophia Coppola.
Dopo gli Air per "Il Giardino delle Vergini Suicide", Sophia Coppola si affida alle cure di un altro gruppo dell'ondata francese di questi ultimi anni, i Phoenix, per le musiche originali della colonna sonora, arricchita ulteriormente da brani di Strokes, Bryan Ferry, Foo Fighters, Kiss ed altri... da ascoltare.

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Ultima risposta 06/09/2010 17.55.38
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Invia una mail all'autore del commento logical  @  06/09/2010 00:59:17
   5 / 10
I primi 5 giri in Ferrari nera sono divertenti. Sembra l'inizio, versione per adulti, di Mister Lonely di Harmony Korine, gusto arty, impostazione avanguarde-pop. Poi con la scena delle gemelline dal palo portatile e radiolone soundtrack, si guadagna tutti e 5 i punti che merita.

Ma dopo, che succede?

L'improbabile mito di qualche film d'azione prova la sua assoluta e richiesta inespressività ciabattando tra cliché e cliché, con la chicca del passaggio a Milano dove incontra i produttori stile Medusa e conosce il bel mondo del Telegatto (il nano lo fa il povero Maurizio Nichetti e la ballerina è Valeria Marini). E' troppo anche per chi non sa cuocere un piatto di spaghetti e quindi corre in taxi verso Malpensa.
A Los Angeles che cosa lo aspetta, oltre all'instacabile ferrarino nero? incredibile... piscine e ragazze dal c_ulo d'oro, Las Vegas e videogames, quadri-poster di Ed Ruscha e sms nel blackberry, tutto da dividere con la viziatissima figlia che sembra uscire dal suo - tragico - precedente Maria Antonietta.

Non succede a s s o l u t a m e n t e nulla, ma non nel senso Antonioniano, Moraviano, Ellissiano del termine: nulla nella trama, nulla nel cervello, nulla nel sogno. Proprio come il pedantissimo ferrarino nero ripreso sempre di spalle, girata la chiave, semplicemente si spegne. E allora?

"Un'impegnatissimo attore di Hollywood ri-esamina la sua vita dopo una visita a sorpresa fatta dalla figlia di undici anni"?
"Un attore qualunque è impegnatissimo a vivere la sua vita in modo talmente prevedibile da essere indistinguibile dalla sua figlia di 11 anni", questo ok.

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Ultima risposta 15/09/2010 12.14.36
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donzauken  @  05/09/2010 12:17:40
   5 / 10
Mi aspettavo molto di più, almeno un film di pari livello con "Lost in translation". Un film fiacco e troppo compiaciuto, alla lunga Sofia Coppola si dimostra ripetitiva e incapace di rinnovarsi, probabilmente vive di rendita con il nome che si ritrova e solo per aver azzeccato un film in vita sua. Per la prima mezz'ora del film non accade nulla e non vola nemmeno una parola. Forse perchè Sofia Coppola ormai ha davvero poco di nuovo da dire.

gabriele  @  05/09/2010 01:19:07
   4 / 10
Non è possibile che solo perchè la regista si chiama Coppola questo film debba per forza essere un capolavoro, in realtà questo è un film brutto, davvero tanto brutto.
I primi 20 minuti sono: inquadratura fissa su una pista e circa 6/7 giri della Ferrari del protagonista, un paio di balletti di lap dancer con il personaggio che prima si addormenta e poi dice brave. Scena di sesso con lui che si addormenta di nuovo.
Personaggi di contorno? Inutili ed insignificanti (vedi, per citarne uno Laura Chiatti).
Dialoghi? Imbarazzanti e involontariamente comici. Esempio: La Chiatti che parla con la figlia del protagonista: Quanti hanni hai? Undici Ce l'hai il ragazzo? (proprio così il ragazzo, non il fidanzatino). Risposta: No Io alla tua età avevo un ragazzo con il motorino, ti piace il motorino? Fine. Il personaggio della Chiatti finisce qui.
Altro esempio: Telefonata del protagonista alla ex moglie o compagna. Piangendo le dice di sentirsi un niente e di essere inutile. Risposta: perchè non fai volontariato (testuale).
Dirò di più, almeno 3 volte la giraffa è entrata in scena, questo per dire il livello della pellicola.
Il top si raggiunge con le scene girate in Italia, in cui per far capire agli americani il livello della tv nostrana chi ci infila la Coppola? Ventura Frassica e udite udite un bel balletto di Valeria Marini.
Davvero poche le note positive, tra cui la bravura della Fanning che continua la tradizione iniziata dalla sorella maggiore.
Tirando le somme, film pienamente insufficiente.
P.S. Se volete commentare questo mio giudizio siete liberi di farlo evitando però il solito paragone: questo ha dato 7 a Natale a (non ricordo) e 4 a questo.
Ogni serata ha il suo film e se una sera uno ha bisogno di fare due risate può essere utile anche il cinepanettone pur nella conapevolezza della pochezza del genere da un punto di vista di tecnica e stile.
Ovviamente molti non saranno d'accordo, basti vedere i voti altissimi dati fino ad ora a questo film, ma questo, a me, non ha lasciato niente niente.

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Ultima risposta 18/09/2010 19.37.35
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mirkoworld  @  04/09/2010 23:36:48
   6 / 10
Perché 6...?

La mia cara Sofia Coppola, è molto brava...così brava che mi aspettavo di più...Sicuramente se fosse stato il suo primo film così, le avrei dato un bel 8,5/9 ma dopo Lost in Translation, non se ne può uscire con una storia pressoché identica, ma che non è ai livelli di Lost in Translation...

Gli attori sono bravi e la regia è ottima...è il concetto di fondo, la solitudine negli eccessi, nel materialismo, che comunque aveva già espresso nel precedente capolavoro...credo che tutti coloro che hanno amato quel film, dopo aver visto questo si sarebbero aspettati cmq una storia diversa...invece (passa allo spoiler prima di proseguire)

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER

...Continua...

Oltretutto molti dettagli sono migliori in Lost in Translation e lo dico da addetto ai lavori:

La fotografia, seppur buona, non è minimamente ai livelli di L in T dove le inquadrature sono perfettamente studiate, quelle notturne sono a dir poco favolose... La colonna sonora, tra ambient e qualcosa di New Wave è bellissima in Lost in Translation...mentre qui neanche me la ricordo...

Secondo me, poteva benissimo affrontare il tema della solitudine negli eccessi, non ripetendo la vita di un attore in un Hotel...a Los Angeles è pieno di Rock Star che hanno questi eccessi e vivono ai limiti, pieno di Managers esauriti, di artisti, pittori, modelli e modelle che vivono queste vite di materialismo e solitudine...Perché ripetere la vita di un attore, quando cambiando personaggio e situazioni, ne sarebbe uscito un film nuovo, senza un copiare se stessa, ma che avrebbe espresso comunque quello che la cara Sofia voleva comunicarci...

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Ultima risposta 12/09/2010 16.42.59
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Weamar  @  04/09/2010 01:11:42
   9 / 10
Poesia allo stato puro. Azzardo a dire che potrebbe persino essere la rivelazione di questo festival tra i palpabili vincitori.
Perché descrivere questo ennesimo capolavoro della Coppola risulterebbe banale. Silenzi pieni di parole, inquadrature che c'entrano sempre la purezza che la Fanning - egregia - sfuma nell'interiorità del padre (un bellissimo Dorff).
Ad occhio esterno questa pellicola potrebbe apparire fredda e spoglia (La Coppola aveva già dato questa caratteristica nel film Marie Antoniette) ma si leggono virtuosismi talmente tanto emotivi, da rimanerti dentro e farti venire i brividi. Bellissima la colonna sonora.

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Ultima risposta 04/09/2010 02.46.19
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