la fontana della vergine regia di Ingmar Bergman Svezia 1959
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la fontana della vergine (1959)

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locandina del film LA FONTANA DELLA VERGINE

Titolo Originale: JUNGFRUKÄLLAN

RegiaIngmar Bergman

InterpretiMax von Sydow, Birgitta Petterson, Axel Düberg, Tor Isedal

Durata: h 1.29
NazionalitàSvezia 1959
Generedrammatico
Al cinema nel Giugno 1959

•  Altri film di Ingmar Bergman

Trama del film La fontana della vergine

Nella Svezia medievale, oscura e barbarica, una giovane viene stuprata e assassinata da tre pastori che poi, per sfuggire alla cattura, si rifugiano proprio dai genitori della ragazza. E quando costoro, smascherati i visitatori, fanno giustizia, una fontana inizia miracolosamente a zampillare presso il cadavere della vittima.

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Voto Visitatori:   8,42 / 10 (45 voti)8,42Grafico
Miglior film straniero
VINCITORE DI 1 PREMIO OSCAR:
Miglior film straniero
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Voti e commenti su La fontana della vergine, 45 opinioni inserite

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Oskarsson88  @  22/10/2011 12.22.53
   7 / 10
Sicuramente inferiore ad altri suoi lavori, resta comunque un discreto film che però a me non mi ha lasciato molto, anche se ho trovato affascinanti le scene nel bosco, un po' meno l'atto della vendetta...

Invia una mail all'autore del commento Elly=)  @  10/08/2011 23.37.36
   8 / 10
Bergman, ispirato ad una leggenda svedese del XIV secolo e impregnato di un misticismo aspro e severo mette a confronto passione e ragione, cristianesimo e paganesimo. Ma in questa pellicola, a differenza della maggior parte delle sue opere, Bergman, decide di porre dio come decorazione e di colpirci nell'anima con l'orrenda storia della ragazza, dei suoi violentatori e della vendetta di suo padre.

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Ultima risposta 11/08/2011 03.52.40
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Invia una mail all'autore del commento Jason XI  @  07/06/2011 19.17.32
   9 / 10
Altro saggio epico di Ingmar che si cimenta in un contesto storico a dir poco oscuro e a suo modo anarchico tra gesta barbariche e dubbi religiosi. Personaggi forti e una vicenda agghiacciante che disturba veramente, ma il finale, di una poesia unica, ti riempie il cuore...... cinema irripetibile.

Marga80  @  01/05/2011 18.22.27
   8 / 10
Davvero un gran film! e per vari motivi! innanzitutto per l'ambientazione che ritengo perfetta! Emerge benissimo la rudimentalità della vita delle campagne e la coesistenza tra riti precristiani e un cristianesimo che è ancora vissuto con dubbio.
Ogni personaggio è caratterizzato in modo dettagliato e con le giuste sfumature.
Vivamente consigliato.

Gruppo COLLABORATORI elio91  @  19/03/2011 14.23.47
   8 / 10
Bergman torna al medioevo ambientandovi una storia che come suo solito tocca un pò di tutto tra religione e fede,vendetta e razionalità.
Laddove Il Settimo sigillo era omogeneo e allegorico anche La fontana della vergine mantiene tratti simbolici forti ma che diventano oscuri e criptici da capire; inoltre la pellicola mantiene per buona parte della sua durata la sensazione che i suoi personaggi e il senso del film stesso stiano preparandosi ad un rito che dovrà succedere nel finale (cosa verissima che accade),ovvero una preparazione per qualcosa che deve avvenire incarnato alla perfezione dal personaggio di Von Sydow,cieco vendicatore dalla furia divina e mitica.
Rimangono impresse l'irrazionalità e le pulsioni dell'uomo contro la castità e la purezza della vergine del titolo,e anche l'irrazionalità dell'uomo di fede di fronte a Di0. Non c'è comprensione per gli accadimenti brutali che si svolgono con brutalità nel mondo,ma c'è il rito purificatore del padre che si abbatte come una furia sugli assassini della propria figlia (anche contro coloro che non lo meritavano perché innocenti per antonomasia).
Eppure quella fontana sgorgante alla fine rimane criptica,inspiegabile per molti. Anche la divinità di fronte all'uomo è mistero,ma inginocchiarsi di fronte ad un segno divino significa che qualcosa c'è a cui l'uomo può rivolgersi.
Un vero e proprio salto della fede per Bergman in Di0,e lo fa compiere ai burattini della vicenda che racconta con una maestria registica di rara bellezza visiva.

Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  17/03/2011 12.57.33
   5½ / 10
Le potenzialità per fare un film migliore ci sarebbero ma aimé non vengono sfruttate al meglio.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  21/02/2011 23.31.58
   7½ / 10
Gran film di Ingmar Bergman, che tratta il tema della vendetta sotto molteplici punti di vista, osservandola con occhio umanistico, morale e anche religioso. Vengono messe alla luce due delle caratteristiche umane più contrapposte: la violenza e la pietà. Bellissimi i dialoghi e le interpretazioni, il finale poi è geniale. Vera maestria.
Wes Craven si ispirerà per trarne il film "L'ultima casa a sinistra".
Unico appunto: la reazione del padre dopo aver scoperto la tragedia non è del tutto convincente.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  13/11/2010 17.38.54
   7½ / 10
Con questo film Bergman ritorna ad ambientare le sue storie nel Medioevo. Se però nel "Settimo sigillo" il Medioevo era un semplice sfondo per argomenti universali, qui il medioevo diventa sostanza, permea qualsiasi aspetto del film. Diventa quindi più difficile ricavare spunti e riflessioni che possano direttamente coinvolgerci. Finisce che quest'opera si fa apprezzare soprattutto per la messiscena e lo svolgimento delle due scene clou del film, cioè quella dello stupro e quella della vendetta.
Per apprezzare appieno questo film bisogna quindi fare opera di estraneamento e considerazione oggettiva dei vari aspetti del film. La prima cosa che ho apprezzato è la ricostruzione materiale e spirituale del Medioevo scandinavo. La scenografia (la casa, la tavola, i letti, i cibi) è veramente perfetta e suggestiva. La storia si concentra su di un unico nucleo familiare, tralasciando i villaggi e la società. Rende in questa maniera benissimo l'idea di isolamento, di autosufficienza, di essere sperduti in un mondo vasto, distante, pericoloso, sconosciuto, ostile e inquietante che permea tutte le testimonianze dirette che ci sono giunte da quel periodo.
L'appoggio del sovrannaturale diventa di conseguenza determinante, in un mondo in cui l'uomo non si sente forte abbastanza da poterlo dominare con le sole proprie forze spirituali. "Dìo" diventa così una specie di garante di norme e consuetudini che cementano la convivenza umana. Non mancano spinte contrarie e distruttive. Chi è in qualche maniera estraneo o tenuto ai margini, o non tiene conto di alcuna etica (tipo i due pastori/stupratori/assassini) oppure si affida ad una alternativa di natura "sovversiva" (il culto arcaico e misterioso di Odino).
Lo scontro fra etica e anti-etica produce "crepe" o dubbi in chi si affida alla forza divina e "giusta" di Dìo. Nel finale si esprime chiaramente "incomprensione" (più che dubbio) su come Dìo esprime la sua presenza e la sua legge nel mondo umano. Il "miracolo" finale in qualche maniera serve da "risposta". Lo si può interpretare in tante maniere. La mia è che evidentemente la morte è solo un episodio di un flusso vitale che è sempre continuo e sempre presente. Si tratta comunque di un altro aspetto della continua e intensa ricerca di Bergman di dare forma alla sostanza e alla presenza del Divino sulla Terra (sempre che questo esista).
Il film ha un ritmo molto lento, fra i più lenti che abbia mai visto. Certamente mette alla prova lo spettatore moderno, d'altra parte il ritmo lento è essenziale al film, in quanto riproduce perfettamente i tempi dilatati di quelle epoche lontane. La lentezza diventa poi sostanza filmica potentissima nelle scene clou dello stupro e della vendetta. L'attesa e l'infinita preparazione rendono l'avvenimento dirompente. Non c'è che dire, Bergman aveva una splendida dote naturale nell'inscenare nella maniera più efficace possibile gli avvenimenti. Nel suo stile sono atti riportati nella loro valenza spirituale/interiore, piuttosto che nel loro violento svolgersi (come avviene in genere nei film americani).
La recitazione è piuttosto ieratica e trattenuta. Max von Sydow non mi ha convinto molto. Anche qui c'è il solito personaggio che declama testi poetico-esistenzialisti-visionari, ma è un po' fuori contesto rispetto a film precedenti.
Bel film ma è uno di quelli di Bergman che non mi ha soddisfatto completamente.

marfsime  @  07/09/2010 14.34.02
   8½ / 10
Ottimo film di Bergman che tratta un tema spinoso già al giorno d'oggi..figuriamoci per l'epoca nella quale è stata girata la pellicola. In pratica è il primo caso di film del filone "rape & revenge" che farà poi a sua volta da ispiratore al film di Crawen "L'ultima casa a sinistra". L'innocenza e la purezza della ragazza contrasta in maniera fortissima con le figure dei pastori..soprattutto dei due adulti. La vicenda che avrà risvolti drammatici farà poi precipitare il padre della ragazza in una spirale di vendetta che si concluderà con l'uccisione dei pastori adulti ed anche del ragazzino che stava con loro..colpevole di aver assistito alla scena dello stupro e dell'uccisione della ragazza senza batter ciglio. Intenso..forte..drammatico..queste le parole più adatte a questo film..consigliato.

Dosto  @  18/08/2010 11.15.17
   5 / 10
Io lo trovo tra i meno riusciti di Bergman. La storia di per sè ha grandi potenzialità ma il film non mi ha coinvolto per niente. Bergman ha fatto molto meglio.

Nikilo  @  17/04/2010 21.32.34
   6 / 10
Si tratta di un film, che non lascia certo indifferenti, prima di tutto per l'anno in cui è fatto, e poi per le tematiche trattate. Per quanto mi riguarda avendo visto ahimè, prima i lavori più recenti di Craven e Iliadis, che naturalmente non reggono il confronto, anche se possono essere giudicati più "guardabili" ( e forse ciò li valorizza di più ), la storia già la conoscevo a grandi linee, e chiaramente mi è risultato difficile non essere condizionato da tali opere. Noto da subito il fatto che "La fontana della vergine" è molto più ricca di contenuti rispetto i suoi successori, prima di tutto, tutta la valenza in chiave religiosa che accompagna l'intera vicenda ( e questo se devo proprio essere sincero non è uno degli aspetti, che più mi colpisce in un film ) però visto e considerato il tempo in cui è ambientato, direi che ci casca a pennello. Mi pare giusto quindi premiare Bergman per questo, solo il finale può già essere singolarmente, un punto di riflessione. Non mi pare proprio il caso giudicarlo un capolavoro, e probabilmente i suo 50' anni in questa circostanza non giocano certo a suo favore, e inoltre per quanto concerne il mio giudizio personale, mi risulta anche abbastanza difficile valutarlo egregiamente, anche se posso tranquillamente dire che Bergman ha curato molto la sua pellicola.

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uzzyubis  @  21/03/2010 10.18.23
   8½ / 10
Un flm forse inusuale per l'epoca in cui e stato fatto e che lascia un pò sbigottiti.
E' una grande opera originale e che più di altre del regista svedese colpisce in superfice lo spettatore (non è un demerito anzi).
Anni dopo sarà preso da spunto per il film l'ultima casa a sinistra.

pinhead88  @  22/01/2010 2.05.09
   9 / 10
Un'opera che contiene tutti gli elementi fondamentali della drammaturgia di Bergman,tralasciando i momenti onirici.Cupo,agghiacciante e allo stesso tempo poetico.fu fonte di ispirazione in altri ambiti per molti registi futuri.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  17/12/2009 18.28.58
   9 / 10
Sotto il cadavere della vergine invece del sangue sgorga una fontana, dell’acqua chiara, una sorgente. I personaggi attingono subito a essa. C’è forse nell’epilogo di questa truce parabola medioevale una nuova (nel cinema di Bergman) rivelazione di indulgenza divina? O dalla vergine esangue “argilla rossa emerse?”.
La risposta sembra comunque essere in questo evento straordinario. Visibile, palpabile, limpidissimo, eppure inesplicabile.
Bergman ha più volte cercato d’interrogare invano la fede, la morte, Dio. Non ha sentito voce umana, né divina che rispondesse. Anche ora che qualcosa sembra volersi rivelare spontaneamente, l’acque
emergono taciturne, come bisognose di dilavare tutto l’odio e la violenza a cui hanno assistito. Un’ammonizione forse. O un pianto, o una condannata, o un perdono. Ma quel segno è in qualche modo un nuovo silenzio ancora più doloroso. Dio continua a nascondersi, gettando nuovamente l'uomo in misteri disabitati.

1 risposta al commento
Ultima risposta 17/12/2009 18.33.18
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Invia una mail all'autore del commento f_calderini  @  09/10/2009 14.00.00
   9 / 10
Imperdibile per chi ama il cinema d'Autore. Primi piani fantastici. Atmosfera coinvolgente.

Neu!  @  24/09/2009 21.21.39
   7 / 10
molto bello, ma non sono d'accordo su chi lo considera il miglior Bergman, neanche un pò; da questo punto di vista potrei dire che è un film un pò sopravvalutato (se si paragona con gli altri Bergman, ovviamente). chi lo considera superiore al "Settimo Sigillo" beh, sinceramente mi fà un pò ridere. comunque questo non pregiudica il mio giudizio sul film, che comunque buono; ma lo posso dire senza problemi, in Italia è sopravvalutato.

Drugo.91  @  05/09/2009 14.23.38
   8 / 10
straodinario film di Bergman sulla violenza e la vendetta, il film è considerato un cardine del genere rape&revenge, anche se i film ispirati a questa opera sono decisamente piu brutali e crudi, questo contiene un amarezza tale da riuscire a sferrare ugualmente un pugno nello stomaco allo spettatore, guardando gli anni di uscita non è poco

Tuonato  @  28/08/2009 17.22.12
   9 / 10
Bergman e i temi a lui più cari: morte, sovrannaturale, bene/male. Di contorno una esemplare caratterizzazione dei personaggi e la solita poesia con cui ci vuole dire quali siano i suoi tormenti.
Manifesto.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Compagneros  @  21/07/2009 16.23.30
   9 / 10
Bergman non si discute.
Dopo "Il settimo sigillo", Bergaman torna nel medioevo svedese.
Questa pellicola ancora una volta riflette tutte le incertezze del regista svedese e il suo tormentato rapporto con con la religione o meglio con Dio.
Il risultato è un gran bel film, molto profondo ma scorrevole.
Ancora una volta troviamo un ottimo Max von Sydow, bravi tutti gli altri. Ottima la fotografia.
Un film da vedere senz'altro.

P.S. Wes Craven nel 1972 ha realizzato un film, L'ultima casa a sinistra, fortemente ispirato a questo.

dave89  @  12/06/2009 10.21.28
   9 / 10
film indimenticabile...bergman vero maestro

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  07/03/2009 14.58.12
   9 / 10
Cupo, oscuro e reso in maniera meravigliosa da una fotografia in bianco e nero perfetta nel descrivere quel momento di curiosa mescolanza tra una tradizione pagana e il cristianesimo che si sta imponendo. Il film di Bergman possiede un'intensità emotiva straodinaria soprattutto nel finale, molto toccante, dove malgrado la crudeltà della vicenda, lo sgorgare di quell'acqua purificatrice rappresenta un simbolo di speranza e la presenza di quel D.io tanto cercato dal protagonista quanto da Bergman stesso.

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  20/07/2008 12.25.44
   8 / 10
Dopo "Il settimo sigillo", Bergman "torna" nel Medioevo; e lo fa con una storia che si configura per certi aspetti quasi fiabesca (con un rimando alla favola di Cappuccetto Rosso) e per altri agghiacciante, avendo ad oggetto lo stupro di una ragazzina ed un infanticidio (e per l'epoca ciò destò scalpore, tanto che il film fu censurato nelle scene più crude). Il regista svedese, dunque, “gioca” sul contrasto tra la purezza e l’innocenza che connotano il periodo dell’infanzia, da un lato, e la efferatezza e la malvagità dell’uomo adulto dall’altro, trovando queste ultime il terreno più fertile durante l’epoca –per antonomasia- più crudele: quella medievale appunto. Tale dicotomia si riflette anche dal punto di vista strutturale, in quanto il film si divide in due antinomiche parti: alla prima, in cui vengono mostrate la gaiezza e la spensieratezza della fanciulla, segue un’altra incentrata, invece, tutta sulla violenza, nella quale si mette in scena una sorta di spirale che principia con lo stupro e l’assassinio della ragazzina per poi proseguire con la sanguinolenta vendetta del padre fino a culminare con la terribile uccisione di un innocente bambino. Di fronte a questi ineffabili delitti che, proprio perché perpetrati a danno dei soggetti più indifesi dell’umanità, assurgono a misfatti insopportabili e inaccettabili, prende corpo l’annosa domanda che dalla notte dei tempi affligge l’uomo: perché Dio accondiscende a simili scempi? Li tollera e ne permette la commissione senza fare niente per fermarli? La (non)risposta viene da un rivolo che dal suolo, su cui giaceva la fanciulla esanime e martoriata, comincia sorprendentemente a sgorgare. E’ il pianto di un Dio impotente o, più drammaticamente, il segno di un Dio che si prende beffe di noi e delle nostre vite? Tale evento, a prescindere dai significati che gli si possono ascrivere, ammantando di ambiguità la vicenda narrata si erge a simbolo universale della condizione dell’uomo: da secoli diviso tra il realismo più crudo e la tensione (necessaria) al divino cui far risalire le ragioni delle proprie pene.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  30/04/2008 12.29.11
   8½ / 10
Ultime notizie: "Il settimo sigillo" è il film di Bergman che per quanto mi riguarda è invecchiato male più di tutti, capolavoro? mah....
"La fontana della vergine" per mio conto gli è superiore in tutto e per tutto, anche nella fotografia, per la quale ho letto da qualche parte essere il miglior B/N della storia del cinema -per "Il settimo sigillo"- in realtà qui Nykvist ha fatto un lavoro migliore, e non di poco.
Difficile da ateo commentare un film del genere, ma impossibile non notare e sentire, sopratutto nei dialoghi, l'estrema attenzione nella stesura di una sceneggiatura da parte di un regista che con la religione e la fede pare si sia scontrato e messo in discussione più volte nella propria carriera, e con l'indubbia sensibilità di un artista.

momo  @  11/02/2008 23.00.24
   8 / 10
Un film che risente ancora delle passate esperienze di Bergman in ambito teatrale. Lo si può notare subito da alcune scene (come il padre che chiede perdono con le mani al cielo) e dalla impostazione verosimile\sopranaturale tipica della tragedia. Ogni personaggio infatti ha le sue colpe per morte della vergine, a cominciare da questa che con la sua ingenuità si lascia adescare dai tre pastori, poi la madre che da quanto dice aveva acuto invidia dell’amore che la figlia provava nei confronti del padre anche quest’ultimo d'altronde ha obbligato la figlia a lasciare la casa per andare in chiesa non ascoltando la moglie che proponeva di mandare la serva, questa ha forse la colpa più grande (?) in quanto non solo non è intervenuta per salvarla ma ha anche lanciato la maledizione che porterà il “demonio” ad impossessarsi dei tre pastori e a rendersi anch’esso complice dell’omicidio. A tutti questi rei se ne aggiunge un altro forse più colpevole di tutti gli altri o forse più innocente e inetto degli uomini che ha creato, tanto da ridursi a semplice spettatore nelle vicende umane e non riuscire a salvare gli innocenti. Un bel film sicuramente.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  24/12/2007 17.03.26
   7½ / 10
Bergman esplora stavolta il monde della violenza...lo fa come al solito in maniera perfetta senza risparmiarci scene crude!(vedi il bambino "muto" alla fine della storia)...a mio avviso pero risulta un po datato perche il tema trattato non puo piu definirsi originale!
rimane sempre un gran film

vitocortesi  @  29/11/2007 14.29.12
   9 / 10
Bellissimo film di Bergman !

Aztek  @  02/11/2007 15.09.36
   9 / 10
Davvero stupendo questo film di Bergman...le parole che dice il padre dopo aver trovato il corpo della figlia sono davvero toccanti.
Da vedere.

castelvetro  @  25/10/2007 1.10.15
   10 / 10
C'è qualcosa di soprannaturale in questo film.
Odino, crocefissi urlanti, lo stregone, lo sgorgare di una fontana da sotto il corpo nudo una vergine...

Chi sarà mai stato l'artefice di tutto ciò?
Il bene o il male? D.io o la bestia, il demonio?

O come dice Mpo1 abbiamo due facce del male?
Forse il film è l'opposto di ciò che sembra.

Forse Bergman ci ha voluto lasciare un messaggio intrinseco.

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Beefheart  @  16/07/2007 16.19.42
   7 / 10
Una commedia drammatica, molto intensa e febbrile, con picchi altamente tragici. Nei boschi della Svezia medievale si consuma un efferato delitto ai danni di una giovane indifesa. La conseguente, atroce ed impietosa vendetta da parte di suo padre chiude il cerchio dell'abominio e pone grossi interrogativi circa l'opportunità e la sensatezza della fede religiosa. Il film è piuttosto breve e semplice, ma dotato di una forte efficacia narrativa e visiva; le sensazioni di angoscia, furore, sgomento, brutalità, ira e quant'altro che pervadono il protagonista, rimandano facilmente alle atmosfere de "Il settimo sigillo", con in più l'aggiunta di alcuni passaggi veramente disturbanti per durezza e cattiveria che quasi me lo fanno preferire a quest'ultimo. Insomma le tematiche sono quelle care al regista, che ancora una volta riflette sulla morte, la debolezza umana, la fede cristiana ed il timore di perderla. Pregevole la fotografia e buona la prova del cast. Parametri di quantità e qualità pienamente rispettati. M'è piaciuto.

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Ultima risposta 17/07/2007 16.31.53
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Gruppo COLLABORATORI Harpo  @  12/06/2007 17.01.12
   9½ / 10
Strepitoso capolavoro di Bergman che, questa volta, medita sulla violenza, pur non scordandosi di analizzare religione (e, nel senso più stretto, rapporto Uomo/Dio). Qui, come ne "Il settimo sigillo", ci ritroviamo in un oscuro Medioevo abitato da violenza e angherie. Torna quindi di fronte a noi l'immagine di un Dio "distrutto" dal dolore e dalla sofferenza (v. crocifisso urlante).
Il monologo finale di Bergman, interpretato da von Sydow, è forse il passo più significativo della carriera del regista svedese, nonché una delle scene più toccanti della storia del cinema.

Gruppo COLLABORATORI Marco Iafrate  @  31/05/2007 23.36.20
   10 / 10
Il tema della religiosità, cosi' caro a Bergman, è in questo potente apologo il fulcro della drammatica storia tratta da una ballata svedese del quattordicesimo secolo regalataci dal grande regista svedese.
Qui due religioni sono messe a confronto, quella pagana, della povera Inger, una ragazza serva di una famiglia benestante, e quella cristiana della bella Karin, figlia dei padroni della casa dove Inger vive e lavora.
Nel film il paganesimo e il cristianesimo si incontrano ( la serva, pagana, vive nella stessa casa dei padroni, cristiani ), si intrecciano ( Karin, vergine, subisce la stessa umiliante violenza che aveva subito Inger ), infine si ribaltano ( il padre, accecato dalla morte della figlia, si vendica con una violenza bestiale, venendo meno alle regole imposte dalla morale della fede cristiana ) .
In tanta cruda oscurità, l'unico raggio di sole è riposto nel finale quando, appena il padre solleva dal giaciglio la figlia morta, da quel punto inizia a scorgare un ruscello, un' acqua purificatrice, l'incontro tra il divino e il mortale, la redenzione, ( il perdono? ) la risposta alle domande che il padre della ragazza rivolge verso il cielo.
Di impressionante drammaticità, di grande potenza visiva, un capolavoro assoluto in ogni sequenza, straordinaria interpretazione di tutti gli attori, esaltata da una fotografia nei primi piani in chiaro-scuro perfetta.
Un film straordinario, un grande regista.

AKIRA KUROSAWA  @  20/05/2007 4.05.07
   9 / 10
porca miseria che film , altro che l ultima casa a sinistra di craven.
la differenza sta sopratutto nella perfetta regia di bergman e la mediocre di craven , oltre alle diverse tematiche.
bellissimo il finale molto ottimista

ds1hm  @  14/05/2007 14.45.05
   10 / 10
film che sembra al di fuori della logica di Bergman in quanto è il tema a dominare sull'autore e non il contrario con la conseguenza che lo spettatore respira un pò di soddisfazione nel poter interpretare il film.
siamo nel 1960 e la presunta trilogia e i film come l'ora del lupo e persona sono lontanissimi: questa è l'unica impressione certa che mi ha invaso allo scorgere della fontana in quanto simbolo e manifestazione di presenza ultraterrena. il tutto arriva alla fine di un film dotato di una crudeltà psichica enorme, svincolato a suo modo da comode ipocrisie religiose in tema di perdono e di vendetta: nessuno viene risparmiato, nè la ragazza stuprata nè il bambino circondato dalla sua oscura innocenza. le parole rivolte al cielo dal padre sono espressioni di struggente impotenza laddove convivono odio e rabbia, morte e rimorsi. al contempo bisogno di sangue e necessità di pace. eppure sembra che l'inesistenza di un qualsiasi dio, nonostante la nascita della fontana della vergine, appare chiara nel realizzarsi delle violenze, nell'incapacità di poterle evitare. libertà di interpretazioni, credere o non credere, il valore e l'importanza della vera arte.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR agentediviaggi  @  15/02/2007 12.56.21
   9 / 10
Uno dei migliori film di Bergman su un tema difficilissimo anche solo a parlarne per quei tempi. Un'altra perla ambientata nel Medioevo che ha per tema la purezza distrutta, umiliata e offesa da balordi che però subiranno una nemesi per opera del padre della povera vittima, una nemesi che non risparmierà neppure un innocente e impaurito ragazzo nonostante le resistenze della moglie del vendicatore Von Sidow.
C'è chi ritiene questo film molto cristiano, ma di cristiano a mio parere c'è solo la sequenza finale perchè per tutto il film si respira un aria di ingiustizia e di sofferenza non giustificata. La vendetta non da pace, ma uccide e umilia anche l'artefice che solo a vendetta ultimata riacquista pietà e senso etico.

Invia una mail all'autore del commento goat  @  07/02/2007 22.16.26
   9 / 10
fra i mille meriti di bergman c'è pure quello di aver gettato le basi per un genere, il rape & revenge, che tanto ha furoreggiato negli anni '70.
anche se, chiaramente, non mi passa nemmeno per la testa di costringere un' opera di questo calibro in un filone che, seppur mi faccia impazzire, appartiene a un cinema del tutto diverso, quello di genere.

la base religiosa ha un sapore ancestrale, in quanto a citazioni cristiane (crocifissione, l'ultima cena) sono appaiati elementi di sapore pagano, come l'evocazione di odino, o la figura misteriosa dello stregone... comunque la figura del di0 muto, scrutatore e omissore, qui si mostra senza velature.

Dick  @  30/10/2006 1.38.12
   8½ / 10
Film che mette a confronto innocenza e barbaria, cristianità e paganesimo in maniera stilisticamente raffinata lasciando parlare più le immaggini che i dialoghi con la vicenda che converte su tema più che mai molto attuale purtroppo.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  17/10/2006 23.13.53
   8 / 10
Fosco e crudelissimo film di Bergman, dove predomina la tensione ambientale e l'oscura minaccia rievocata attraverso la rievocazione del medioevo nordico.
La vendetta ai danni di un bambino, ancorchè testimone, rende questa vivenda intollerabile agli occhi dello spettatore, sottoposto suo malgrado a una dolorosa analisi morale

Ch.Chaplin  @  19/03/2006 12.47.42
   9 / 10
concordo n crimson sulla soggettività dell'interpretazione della scena finale..ma x il resto io vedo qst apparente mondo del bene e quell'altro del male.tra i 2 sembra doverci essere un abisso, invece le distanze tra i 2 mondi si assotigliano sempre +...magnifica la scena quando i predoni consegnano la veste della figlia alla madre...

Mpo1  @  13/03/2006 0.16.40
   7½ / 10
Forse uno dei film più famosi di Bergman in Italia, anche se certamente non uno dei più rappresentativi. Bergman infatti oltre a dirigere i suoi film ne firmava quasi sempre anche il soggetto e la sceneggiatura, ma questo non accade per 'La Fontana della vergine', tratto da una ballata medievale svedese e sceneggiato dalla scrittrice Ulla Isaksson. Bergman lo dirige egregiamente, ma non è un film che gli appartiene totalmente, e infatti successivamente lo definirà "un incidente di percorso".
Ci sono cmq degli elementi da apprezzare. In primo luogo il film segna l'inizio della collaborazione di Bergman con il direttore della fotografia Sven Nykvist, e il risultato è già straordinario. Poi ci sono gli attori, soprattutto Max von Sydow e Gunnel Lindblom nel ruolo della ragazza pagana.
Riguardo al contenuto del film, al di là delle più scontate interpretazioni, ci sono degli elementi che è interessante notare. Alla fine c'è un accadimento soprannaturale, ma chi ne è il vero artefice? Non dimentichiamoci che all'inizio viene invocato Odino... E siamo sicuri che il significato non possa essere anche l'opposto di quello che sembra? Chi rappresenta il bene e chi il male, o forse non abbiamo altro che due facce del male? Anche qui non ci sono risposte certe.

Rusty il Selvag  @  03/11/2005 23.29.30
   10 / 10
Altro capolavoro di un grandissimo Artista.

Gruppo COLLABORATORI paul  @  31/07/2005 0.25.05
   9 / 10
Eccezionale, uno dei migliori Bergman di sempre, in cui la sua profonda religiosità si mischia al terreno laddove ciò che può essere compreso e perdonato da D.io, non può esserlo da parte dell'uomo. Ha ispirato due meno belli ma altrettanto dignitosi rifacimenti (sicuramente più crudi): "L'ultima casa a sinistra" di Wes Craven e "L'ultimo treno della notte" di Aldo Lado.

Gruppo STAFF, Moderatore Invia una mail all'autore del commento Lot  @  25/07/2005 9.04.32
   8 / 10
Uno dei film di Bergman più sentiti e sofferti, su un tema molto difficile da trattare, specie per quei tempi.
L'alone di religiosità pagana e cristiana in cui il film è avvolto ne risaltano gli spunti principali del peccato e della vendetta.
Bellissima la sequenza finale.

Crimson  @  10/07/2005 20.00.12
   9 / 10
Il film è ricco di spunti preziosi, ha lasciato che ci riflettessi sù a lungo. E' stato molto bello accorgersi man mano che la vicenda terrena descritta s'intrecciasse con qualcosa di puramente metafisico. Il risultato è sbalorditivo: la più grande tragedia sulla terra per una madre apre scenari inpensati verso un discorso molto più ampio, soprannaturale. E' una sorta di pretesto per non fermarsi "semplicemente" a constatare un evento, ma per cominciare a chiedersi il perchè delle cose. E' come se ci fossero due storie parallele, ma con un punto di incontro talmente forte che inevitabilmente s'intrecciano. Al di là del finale assurdo che secondo me lascia un'interpretazione personale, la grandezza del film stà innanzitutto proprio nella capacità di fornire questo tipo di riflessioni e di interrogativi. In ciò lo paragono a "Il settimo sigillo", nonostante il tema del "soprannaturale" qui sia affrontato in maniera non proprio simile, sia chiaro. Per quanto riguarda gli attori, bè grandissimo Max von Sydow (è sottinteso).
C'è una scena in particolare che mi ha letteralmente ghiacciato: quando uno dei pastori consegna le vesti della ragazza alla madre. Lì mi mancava il respiro, e la reazione della madre ha accresciuto questo senso di angoscia.

antonius block  @  06/07/2005 17.02.21
   10 / 10
Quando il film stava per finire mi son detto "devo mettermi un cappello per potermelo levare alla fine del film".
Signori mai visto niente di più straziante , feroce e commovente in vita mia stavo quasi per piangere. Bellissima la scena quando Max Von Sidow sdradica l'albero a mani nude . Dovete assolutamente vedere questo film !

benzo24  @  04/07/2005 19.00.56
   10 / 10
Un film con un'atmosfera fantastica, cupa, tagliante e pungente. la Fontana della Vergine è uno dei film di Bergman più riusciti, disperato, feroce e commovente.

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