il nastro bianco regia di Michael Haneke Austria, Germania, Francia 2009
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il nastro bianco (2009)

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locandina del film IL NASTRO BIANCO

Titolo Originale: DAS WEISSE BAND

RegiaMichael Haneke

InterpretiSusanne Lothar, Ulrich Tukur, Burghart Klaußner, Joseph Bierbichler

Durata: h 2.25
NazionalitàAustria, Germania, Francia 2009
Generedrammatico
Al cinema nell'Ottobre 2009

•  Altri film di Michael Haneke

Trama del film Il nastro bianco

Un villaggio protestante della Germania del Nord. 1913/1914. Alla vigilia della prima guerra mondiale. La storia dei bambini e degli adolescenti di un coro diretto dal maestro del villaggio, le loro famiglie: il barone, l’intendente, il pastore, il medico, la levatrice, i contadini. Si verificano strani avvenimenti che prendono un poco alla volta l’aspetto di un rituale punitivo. Cosa si nasconde dietro tutto ciò?

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Voto Visitatori:   7,79 / 10 (143 voti)7,79Grafico
Voto Recensore:   10,00 / 10  10,00
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Voti e commenti su Il nastro bianco, 143 opinioni inserite

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wicker  @  08/04/2020 19:55:38
   8 / 10
Ottimo film di Haneke tecnicamente perfetto con il bianco e nero e inquadrature a campo largo per i paesaggi e primi piani per i volti dei protagonisti che valgono più delle parole . La sceneggiatura è perfetta con la dottrina morale imposta dai padri che fa crescere l'odio nei figli in maniera consapevole e maniacale .
Tante situazioni vengono lasciate alla ragione dello spettatore che potrà intuire le conclusioni logiche di cosa può succedere in una comunità così chiusa ,arcaica e quasi fuori dal tempo.

Thorondir  @  11/06/2019 11:47:07
   7 / 10
Credo sia il film di Haneke (tra quelli che ho visto) che mi ha lasciato meno: splendida la fotografia, la messa in scena e una regia d'annata fatta di quadri fissi e movimenti di macchina al limite che riappacifica con il cinema di una volta. Però, nonostante la ricostruzione storica del microcosmo molto interessante, la vicenda non è mai riuscita a rendermi partecipe, con personaggi che si perdono un po' in questo tentativo complesso di renderlo un film corale e "multistrato". Alla fine ho sentito il fastidio della noia, e devo dire che non mi era mai capitato con Haneke.

kafka62  @  27/04/2018 10:45:19
   7½ / 10
Michael Haneke ambienta il suo film in un villaggio agricolo del primo Ottocento, che sembra un po' la Schabbach di Heimat. In questo villaggio come tanti, con la sua chiesa, la sua scuola, i suoi campi e le sue figure archetipiche (il barone, il pastore, il dottore, il maestro, la levatrice, l'intendente), accadono dei fatti misteriosi che gettano la popolazione nello sgomento: una corda tesa fra due alberi fa cadere il dottore da cavallo, provocandogli gravi ferite, il figlio del barone viene seviziato nel bosco, il figlio ritardato della levatrice è addirittura accecato. Nel frattempo, quasi contestualmente, l'Europa si avvia verso la tragedia della Prima Guerra Mondiale. L'intento di Haneke è ovviamente quello di rappresentare qualcosa di più di un giallo di provincia,

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER e Haneke qui vuole stabilire più di una relazione indiretta tra le due epoche storiche, vuole far vedere nientedimeno che il serpente dentro l'uovo che lo sta incubando. Il riferimento a Ingmar Bergman non è casuale: Bergman è infatti il vero nume tutelare de "Il nastro bianco". La punizione corporale inflitta dal pastore ai suoi figli ricorda un analogo episodio di "Fanny e Alexander", i dialoghi tra il dottore e la levatrice sembrano tratti da "Scene da un matrimonio", lo spirito tormentato, pessimistico e crudele di molte sequenze ricorda quello dei film degli anni '60 del maestro scandinavo, lo stesso splendido bianco e nero, algido e accecante, assomiglia a quello di Sven Nykvist. Lontano da ogni concessione spettacolare, Haneke perlustra le radici del male in una situazione di apparente normalità (così come aveva fatto con tutte le altre sue pellicole) e porta coraggiosamente alla luce del sole il verminaio nascosto sotto la superficie di purezza, perbenismo e buone maniere, realizzando forse il suo film più freddo e controllato, ma anche il più sadico ed agghiacciante.

pak7  @  08/11/2016 01:19:34
   5 / 10
Tema trattato interessante e sicuramente molto importante. Ma sinceramente mi aspettavo di più. Leggo del cinema di Haneke, che ha bisogno di più visioni per essere apprezzato: ebbene sì, forse lo rivedrò.. ma tra molto tempo.
Stupenda la fotografia in bianco e nero, ma empatia, per me fondamentale, con i protagonisti, completamente assente. La pellicola inoltra, risulta troppo prolissa e le lunghe pause non aiutano certamente.

Nic90  @  30/08/2016 17:19:16
   5 / 10
Un film sicuramente significativo che descrive la situazione in Germania agli inizi del 900,contesto tirannico,ignorante,rigido con moltitudine di menzogne incorporate.
Tuttavia risulta di difficile visione,lento e con un finale aperto che non soddisfa a pieno.

Jolly Roger  @  03/06/2016 19:10:51
   9 / 10
Haneke ci spedisce in un viaggio nel tempo, ci proietta 103 anni indietro per vedere uno spicchio del mondo di allora.
La perfezione è la ricerca del particolare e qui la perfezione c'è, non solo nella ricostruzione degli ambienti, dei costumi, degli attrezzi e degli strumenti, ma anche nella riproduzione dei comportamenti, dei modi di parlare e di agire, tutto è stato curato con sapienza ed impegno.
La Germania di fine Ottocento ed inizio Novecento, un Paese con una forte gerarchizzazione della società, uno Stato autoritario con una serie di apparati che mantenevano ordine e stabilità, ma condannavano la società ad un immobilismo ed una rigidità soffocanti. Una società fondata sull'autorità e sul rispetto, che finiva però per tagliare le ali ai più giovani, ai bambini, imprigionando la loro vitalità dietro le sbarre di una disciplina oppressiva e schiacciante, come uccellini condannati alla prigionia.

Bambini umiliati, puniti, annichiliti, picchiati.

Innocenza, vitalità e purezza che cercano di crescere ma che, anziché essere accompagnate e convogliate dagli argini dell'educazione, vengono schiacciate dalle dighe del rigore e dell'obbedienza, che si deformano, acquisendo quella rabbia e potenza che inevitabilmente, un giorno, li porterà a spazzare via ogni cosa, a qualsiasi costo e senza timore di compiere le peggiori nefandezze.

Piccoli falle nella diga.
Misteriosi incidenti…

gemellino86  @  28/01/2015 13:25:32
   9½ / 10
Il capolavoro di Haneke in tutti i sensi. Un film perfetto su ogni punto di vista dalla regia agli attori. Il bianco e nero ci sta benissimo per una storia drammatica su uno sfondo di guerra. Dialoghi intensi e personaggi ottimamente interpretati per una violenta vicenda bellica. Poetico e profondo. Lo rivedrei tantissime volte. Uno dei migliori film del 2009 senza dubbio. Imperdibile.

lupin 3  @  03/10/2014 21:10:02
   6 / 10
Ho preferito altro di Michael Haneke del tipo LA PIANISTA oppure IL SETTIMO CONTINENTE.
Sulla stessa scia ho preferito Dogville.

GianniArshavin  @  04/08/2014 10:51:18
   8 / 10
Altro grande lavoro per Haneke , l'ennesimo di un autore ormai all'apice del successo e che si può tranquillamente considerare fra i migliori attualmente in vita.
Questa volta il cineasta austriaco ci porta in un villaggio tedesco alle soglie della prima guerra mondiale, trascinandoci di peso nei ritmi blandi e pacati della vita di campagna , dove un folto gruppo di cittadini conducono le loro esistenze nell'assoluto rispetto delle regole ,sia civili che religiose, e in totale tranquillità e pace col prossimo. Purtroppo come sappiamo il regista ama distruggere le facciate e le apparenze , ed anche ne "Il nastro bianco" a poco a poco vedremo crollare le varie ridenti apparenze che faranno posto alla più sporca e brutale delle realtà.
Haneke con la sua regia lenta e minuziosa ci farà vivere in ogni suo aspetto la vita di campagna di questo piccolo centro , un altalena fra il lavoro nei campi e la messa della domenica. Tutte queste attività però saranno occasionalmente colpite da una serie di atti vandalici, una novità per il luogo.
Il regista gradualmente scoprirà le carte , mostrandoci il vero volto degli abitanti di questo microcosmo perverso e rigido. L'opera infatti sembra volerci far passare la realtà rappresentata quasi come se fosse una piccola "fucina" di futuri nazisti e carnefici , un messaggio potente e forte che però non è difficile cogliere fra le righe. Haneke infatti non sembra volersi fermare alla classica critica all'ottusità dei piccoli centri , ma va oltre spingendosi fino al proporre l'idea su menzionata.
Altra nota di merito della pellicola è il suo essere "oscura" ,niente ci viene mostrato ma solamente suggerito , scelta che fa aumentare esponenzialmente la pesantezza dell'atmosfera che si respira.
Tecnicamente siamo all'eccellenza e quindi poco da dire , i ritmi invece sono molto lenti ma tuttavia la storia è talmente ben strutturata che non si arriva mai alla noia. Bravi gli attori e ambiguo il finale.
In definitiva uno dei migliori film di Haneke , l'ennesimo grande e a tratti disturbante titolo.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  21/02/2014 18:01:26
   9 / 10
Film di rara bellezza.
Haneke lancia uno sguardo impietoso su tutto una società, il microcosmo di un villaggio che rispecchia il macrocosmo di un paese, forse di buona parte d'Europa e non solo. Un attacco, nemmeno velato, a tutte le istituzioni autoritarie, che non avendo autorevolezza scadono nella repressione forzata. Non è però un film manicheo, non scade nella puerile contrapposizione tra vittime e carnefici. Bene e male sono inscindibili, non serve aver letto Freud per capirlo, anche se Haneke l'ha di sicuro letto molto bene. In questa pellicola non si salva nessuno (ad esclusione del narratore e la sua amante), mostri generano altri mostri. Come scriveva Sartre: «Non ci sono bambini "innocenti"». Che i bambini di Heneke sia colpevoli o meno, il grande regista non lo rende esplicito, lascia intelligentemente che sia lo spettatore, se vuole, a trarre le conclusioni.
Inoltre Haneke è strepitoso nel non mostrare mai la violenza di cui tutto il film è impregnato. Tutto quello che non si vede completamente, che appare solo parzialmente, è molto più forte.
Non è solo un film sul Novecento pur essendo ambientato prima della Grande Guerra, i temi che solleva sono ancora attuali, nonostante sia radicalmente cambiato l'assetto sociale, culturale e politico.
Un film che ha molte analogie con "Fanny & Alexsander" di Bergman. Quello fu l'ultimo capolavoro del maestro svedese, c'è da sperare che questo non sia l'ultimo grandissimo film di Haneke.

Badu D. Lynch  @  25/11/2013 11:39:10
   9½ / 10
Piccoli nazisti crescono

"Certe cose sono sconvolgente e inaccettabili alla comune coscienza. La comune coscienza è inadattabile alle atrocità. E ci sarà pure qualche ragione. Forse perché essa, in realtà, le vuole. La comune coscienza prima non ha accettato le atrocità naziste, e poi ha preferito dimenticarle. [...] Certe cose atroci architettate o comunque volute dal Potere (quello reale non quello sia pur fittiziamente democratico) sono comunissime nella storia: dico comunissime: eppure alla comune coscienza paiono sempre eccezionali e incredibili."
- Pier Paolo Pasolini -

Il gelo di un'epoca antecedente all'inferno. L'Origine del disastro. L'educazione rigorosa e vincolante, trasmessa a dei giovani diavoli dagli occhi di ghiaccio, coloro che faranno piangere e tremare l'Europa. Bambini che diventano alieni, abitanti di un pianeta che ruota nel senso sbagliato. Il Nastro Bianco è un film immobile che rappresenta l'inamovibilità dell'ideale corrotto, deviato ; un trattato empirico sull'esordio del male ; un'opera sull'orrore umano, che approfondisce e ingrandisce sotto un punto di vista filosofico e scientifico, la scheggiatura irreparabile che sta alla base della catastrofe. Quando l'apocalisse ancora gattonava e la Guerra era in fase embrionale. Violenza invisibile, nascosta e sottile : l'apparenza di un equilibrio collettivo imperturbabile che in realtà dissimula l'accondiscendenza involontaria da parte di questi dispensatori di Fede e morale, al Male più assoluto ; la castrazione delle pulsioni vitali dei ragazzi, che porta alla prematura fine dell'innocenza, all'avvicinamento anticipato alla Morte. Una società estremamente perfetta e ordinata, illusoriamente controllata, che attraverso un indottrinamento di principi assoluti, priva i bambini di questa comunità tedesca, dell'umanità necessaria per crescere liberamente, in maniera normale, portandoli così verso il terrorismo più totale, di conseguenza chi non la pensa come loro sarà drasticamente considerato inferiore, discriminato, torturato, escluso ; ecco quindi che ciò che sembra, non è in realtà ciò che è : si maschera l'orrore e si trascura questo piccolo preludio fascistizzato che successivamente porterà verso il totalitarismo più deflagrante. Proprio per questi motivi, l'incipit è altamente significativo : qualcosa di inavvertibile, impercettibile, fa cadere il cavallo che sopra di se portava il dottore, ferendolo gravemente ; una trappola, un filo invisibile. Ecco che l'Occhio dello spettatore è ingannato, il pubblico è sorpreso. Il Cinema è anche, forse soprattutto, quello che non si vede. La potenza dell'Immagine sotterranea, del sottocutaneo ; di conseguenza, questo Male silenzioso, si insinua terribilmente nell'animo dello spettatore, creando paradossalmente un collegamento "culturale" tra passato e presente, senza fornire risposte, ma formando infiniti ed inafferrabili interrogativi coscienziali. Fanciulli che si comportano da mostri, da soldati mefistofelici, agendo in gruppo, senza sentimenti. La rigidità di un educazione che soffoca una crescita naturale, spersonalizzando completamente i bambini di questa cittadina, cannibalizzando la loro coscienza, spianando il terreno alla malvagità, manipolando la loro freschezza puerile, politicizzando ogni tipo di crudeltà, lasciando che la rabbia implosa divori anche l'ultimo barlume di verginità fanciullesca, e la repressione fisica e psicologica corrompa e avveleni la ricerca umana della propria dimensione esistenziale ; ecco che ciò che fu un'innocuo spirito, ora è personalità deviata, diventato un abominevole riparo, un posto caldo che culli la malignità che è pronta a germogliare, a dare fuoco al mondo. Un'eccessiva umanità catechizzata, diventa disumanità ineluttabile, gesto deplorevole e apocalitticamente "liberatorio". C'è da dire che, nonostante il contesto tedesco relativo alla pre-guerra, il Male di cui si parla nel film non è semplicemente storico, ma solidamente universale : quello cosmico, popolare, abituale, quello umano ; ciò che spaventa e disturba, è che tutta questa cattiveria non ha nulla di trascendentale, non è irraggiungibile, "rara", ma è il Male che si trova nel quotidiano, quello di tutti i giorni, terribile, che concerne la natura umana, insito nell'animo delle persone, quello che paradossalmente si sviluppa senza il minimo sforzo, ma aspetta l'occasione giusta per venir fuori. Il nastro bianco, simbolo di purezza, che (co)stringe, blocca le arterie del libero arbitrio ; un fiocco candido, emblema della purezza più assoluta, (col)legato al loro corpo, che strozza la crescita spontanea, gli errori necessari, quelli innocenti - un nastro bianco che in futuro diventerà rosso, macchiato in eterno. Ecco la distruzione definitiva e silenziosa del sistema politico e religioso, il crollo dell'equilibrio sociale, che si tradurrà in Guerra. Annebbiato dalla propria morale e dai propri dogmi, il Pastore/Padre/Padrone trascura i propri figli, lasciando che essi commettano misfatti e nefandezze impensabili. Ed è proprio l'orrore che non si percepisce quello più lacerante, quello che cresce maggiormente, che fermenta : Haneke lo sa, la regia è efficacissima, freddamente scioccante, incredibile ; il regista austriaco lascia che il germe del Male svolazzi nell'aria, senza mai essere visualizzabile, tangibile, evidente - non si sofferma, non si appoggia -, minacciando la visione, turbando la sicurezza, senza che il terrore diventi mai esplosivo, palese , banale. Fermenta il disagio. Punire i figli per i peccati dei padri. Uccellini in gabbia, legati, impossibilitati a volare, morti dentro, uccisi dal loro stesso padre.
Il Nastro Bianco è un film epocale, in senso cinematografico ed umano. Tra le pellicole più importanti dello scorso decennio. Un'opera dagli echi bergmaniani, in cui sono racchiuse e smussate tutte le ossessioni del cinema di Haneke. Il film si mostra come un tremendo e algido diario storico. Agghiacciante, affilato e sconvolgente.

"Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti."
- Primo Levi -

Il presente è strano...

cicatesta  @  20/02/2013 09:58:34
   3 / 10
Mamma mia che rottura di palle!
Se faticate a prender sonno mettete su Il nastro bianco.

Massi92  @  06/02/2013 23:30:10
   9 / 10
Nel Nastro bianco c'è un lavoro veramente pensato sulla violenza. Un violenza misteriosa, incognita, sottile, di nessuno, e quindi di tutti. Questo piccolo villaggio della Germania è nella mente di Haneke il preludio del Nazismo, di chi ha fatto il Male per il Male. L'idea che le atrocità compiute nella piccola cittadina siano opera di ragazzini non ci sfiora la mente fino alla fine del film, fino a quando non ci rendiamo conto dell'intelligenza del Male e della sua capacità di nascondersi nei più piccoli pertugi, lontano dagli occhi di tutti.

danielplainview  @  23/01/2013 11:17:40
   9 / 10
Il vero capolavoro di Haneke, più del recente Amour.
Il film può risultare lungo e un pò lento, ma è tutto propedeutico allo scopo del regista, ovvero analizzare e disquisire, senza mai dare o voler trovare per forza una risposta, sulla nascita del seme del male. Di una grande perfidia psicologica. Rasenta la perfezione.

Goldust  @  11/07/2012 10:50:08
   6 / 10
Troppo lungo e dilatato nei tempi per entrare nel (mio) cuore, ne ho apprezzato la ricostruzione accurata dei luoghi e la storia inusuale, sempre in bilico tra il detto e il non detto, tra l'insinuazione e l'intuizione, traboccante di perbenismo e ferrea rigidità. Elegante fotografia in bianco e nero che però ha la controindicazione dell' aggiungere al racconto una patina ulteriore e non necessaria, con il risultato di rendere la pellicola maggiormente distaccata di quanto già non sia.

DeciSex  @  21/06/2012 18:10:34
   9 / 10
Altro capolavoro dopo Funny Games (naturalmente il remake). Ambientare il film poco prima della WWI: morte e caos in un semplice villaggio e poi morte e caos in tutta Europa! I protagonisti sono rappresentati come burattini di un sistema incoerente e instabile però non se ne rendono del tutto conto e vivono un'esistenza schematizzata in modo abituale. Le immagini dicono tutto ciò che non si sente, viene tutto espresso in modo naturale dato che il film cerca di essere molto realistico (e ci riesce). Si potrebbe trovare scomodo il velo misterioso che c'è dietro il film ("chi è stato", "qual è il messaggio") ma io credo che lo renda più affascinante e alto: difatti solo chi se ne intende (con questo non dico di intendermene XD) riesce a concepire le soluzioni dell'enigmatica pellicola!

1 risposta al commento
Ultima risposta 02/09/2013 13.29.47
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C.Spaulding  @  19/06/2012 03:00:36
   7½ / 10
Ottimo film di Michael Haneke. Come sempre il regista è freddo e distaccato nel raccontare gli strani eventi che accadono in una piccola comunità. Regia impeccabile e splendido uso del bianco e nero. Da vedere.

ide84  @  12/06/2012 23:58:30
   5 / 10
Haneke pone sotto il suo microscopio il seme del nazismo. Un seme rappresentato in un semplice villaggio, microcosmo che si proietta nel macrocosmo. Il male sotto la pelle, la sporcizia sotto un apparente velo di tranquillità. Ma secondo me esagera col tiro, anche se il film scorre è davvero troppo lungo. Alla fine un pensa: "embè?! tutto qui.."
Doveva affondare il colpo, io non mi accontento di immaginare..voglio nomi e cognomi da appendere al palo. Un bel quadro senza cornice.

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Ultima risposta 14/06/2012 13.28.22
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Beefheart  @  16/04/2012 18:58:15
   7 / 10
Originale giallo irrisolto, dalle tipiche atmosfere ingannevolmente pacate a malcelare la sensazione d'incombenza del pericolo. Ed in questo Haneke è maestro.
Il film lamenta forse un'eccessiva lunghezza (effettivamente 140 minuti abbondanti per qualcosa che finisce in niente possono anche risultare eccessivi) ed un ritmo non propriamente scorrevole; in compenso trama e sceneggiatura sono abbastanza lineari.
Girato in un bianco e nero molto pulito e limpido, fatta eccezione per un paio di sequenze eccessivamente scure ed ombrose, gode di suggesitve e convincenti location e scenografie, di ottima recitazione e di dialoghi efficaci. Oltre che di un'indefinibile ed affascinante aura di sinistro mistero che vibra tra i personaggi molto ben caratterizzati. Sotto diversi aspetti, quali interpretazione, voce narrante, ritmo e persino situazioni, mi ha ricordato "Dogville" di Lars von Trier, ma anche Bergman e Dreyer. Nel complesso non è ovviamente un prodotto d'intrattenimento, dunque assolutamente sconsigliabile a chi non ha modo o voglia di prendersi due ore e passa di tempo e di attenzione da dedicargli; per tutti gli altri: semaforo verde!

aztsn38  @  13/04/2012 12:27:55
   7½ / 10
Film gelido, austero che rappresenta l'immagine della società dell'inizio '900. Davvero bello in bianco e nero

guidox  @  25/03/2012 15:15:14
   5 / 10
purtroppo questo film mi ha deluso profondamente.
dico purtroppo perchè mi ero fatto un'idea parecchio diversa di come potesse essere visti i commenti entusiastici sia di critica che di pubblico.
guardandolo mi è sembrato un mix di Satantango, L'albero degli zoccoli e Novecento, tutti però nettamente superiori sui rispettivi temi trattati e una sorta di Manderlay di cui condivide l'inferiorità rispetto a Dogville.
intendiamoci, Haneke riesce a creare un'atmosfera di tensione e di mistero che probabilmente è unica, non solo in questo film ma anche negli altri suoi lavori che ho visto, ma c'è sempre quella spiegazione-non spiegazione che per quanto mi riguarda, tende un po' troppo ad essere fumosa, facendoti pensare: "vabbè, troppo comodo così..."
e non è non capire un concetto o un'idea espressa come può capitare con Lynch, ma proprio dover dare un'interpretazione a un qualcosa che il regista forse non vuole spiegarti, forse però proprio non riesce a spiegarti.
o come se un artista dipingesse un quadro astratto facendo andare a caso il pennello e dandogli poi un significato che solo chi osserva gli va ad attribuire.
sono ottime le interpretazioni, ottimo anche il senso estetico (il bianco e nero aiuta non poco).
sinceramente non lo consiglierei, è anche piuttosto noioso.
sempre per quanto penso io.

xymox  @  16/02/2012 18:22:35
   8 / 10
Un bel film, che fa riflettere sul ruolo del padre-padrone all'interno delle famiglie di questo villaggio. Unico piccolo neo è per me stata la fine, sicuramente voluta così appositamente, ma lascia in sospeso alcune vicende.

M0rg4n  @  05/02/2012 11:15:15
   9 / 10
Due ore di pellicola b/n che scorrono veloci e ti tengono sempre attento grazie a una serie di più o meno piccoli, crudeli e infami dettagli. Dopo una settimana di plausibili interpretazioni non sono ancora sicuro di aver capito le intenzioni del regista.
Capisco che possa far schifo ma è senza dubbio un film da vedere.

0061  @  16/12/2011 23:41:43
   7 / 10
Il male nascente che si cela dietro le maschere di perbenismo di una piccola comunità, all'alba del primo conflitto mondiale.

chupas8  @  04/10/2011 21:02:28
   6½ / 10
ben girato. sulla falsa riga di The Village si racconta un microcosmo in cui è racchiuso però tutto ciò che riguarda la vita la storia e i sentimenti, preludio di quello che accadrà negli anni a venire...
forse troppo lungo e troppi spazi morti sicuramente voluti dal regista ma a mio avviso a volte non necessari...

scabo  @  04/09/2011 21:36:29
   8 / 10
Rappresentazione cruda e diretta della vita in un villaggio della Germania di inizio 900 (...dura era la vita, ci manderei qualche fenomeno viziato e moralista di oggi per qualche mese...). Girato con grande maestria, ambientazioni e dialoghi da oscar, sicuramente un film che non dimentichi tanto in fretta. Da vedere assolutamente

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  30/08/2011 23:58:08
   10 / 10
Il Nastro Bianco non si può amare. Poichè, sebbene ogni forma d'Arte sia in sè legittimata, a volte ci si può domandare se certe cose non siano un errore. Poichè Il Nastro Bianco racconta un errore, quell'errore di cui la Vecchia parla all'inizio di Inland Empire. Il Male era nato. Sembra, nella Glorioso Cammino Europeo verso la Morte, che la gente, i potenti si fossero dimenticati che il Male esiste. Il Male è democratico, il Male è equo, il Male è sottile, il Male è ovunque. E Haneke, con il suo superbo Cinema, non può che ricordarcelo. Quel villaggio è un microcosmo che riflette ben più di quello che vuol fare sembrare: facile sarebbe dire che la limitata e retrograda cultura coercitiva del calvinismo più abbietto e ipocrita ha prodotto quella micro-società. No. Il Male non ha radici nei luoghi, ma in noi. Quel villaggio è un non-luogo, e la vicenda raccontata dal maestro è un non-tempo: si ha l'impressione nella pur esigua durata del film di assistere a una vicenda sempiterna, lunghissima. Haneke ha dato la profondità temporale che raramente si è saputa ottenere nel Cinema, che tanto soffre dell'impossibilità di rendere una reale Durata (a differenza dei romanzi). Il film dunque conserva queste due istanze: il raccontare una storia antica come il mondo, e l'essere spietatamente ancorato a un preciso momento storico, esserne prodromo: il Nazismo. Allora accade quello che il grande Dahl ha reso con il suo racconto "Genesi e catastrofe", un'anticipazione, una possibilità di comprendere la cause, di comprendere il Prima per poter agire sul Poi, per poter fare in modo che "non accada più". Ma il Male accade sempre, perchè è dentro di noi, ci è trasmesso dai nostri Padri, da Edipo: "Io, Edipo, il mio nome è noto a tutti". Tutti subiamo la sorte del nostro Signor Padre. E allora non si può far altro che scappare, anche se ingenuamente potremo pensare di sfuggirGli: la madre di Sigi (che ha intuito tutto, ma non ha capito niente), il Maestro, il quale invece che darci la Punizione dei colpevoli, semplicemente "non rividi mai più nessun abitante del villaggio". E allora arriva la Guerra: sola igiene.
Haneke è sicuramente il più grande regista vivente (insieme a Malick), e a lui dobbiamo quello che è già un Classico intramontabile.

Clint Eastwood  @  16/05/2011 09:55:29
   8½ / 10
Un film che oltre le idee filosofiche e premonitrici a sfondo politico è una lezione di cinema. Haneke realizza credo il suo film più difficile ma anche il più bello dal punto di vista tecnico/estetico. Unico nel suo genere come d'altronde la filmografia di questo eccezionale regista austriaco.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Tumassa84  @  16/05/2011 09:26:53
   8½ / 10
Quello che mi ha colpito di questo film, più che la storia, o meglio, le storie raccontate, è proprio l'immensa abilità registica di Haneke. Le numerose lunghe Inquadrature creano un effetto di continuità temporale, che viene sfruttato dal regista nel migliore dei modi: egli indugia spesso su particolari insignificanti, come una porta, delle scale, ma ciò aumenta il realismo della pellicola e fa sì che le immagini più forti e le scene più dure si rivelino dei veri e proprio pugni nello stomaco. Anche il sonoro è utilizzato magistralmente, con l'assenza di musica non diegetica, ma nel contempo un ruolo di primo piano dei suoni fuori campo, che alimentano ulteriormente l'impatto emotivo di cui parlavo. Un film che va visto e gustato soprattutto per il suo altissimo valore estetico.

gianfry  @  25/04/2011 13:05:38
   7 / 10
Gelido spaccato di una comunità rurale della Germania del nord, un anno prima dello scoppio della prima guerra mondiale. Bianco e nero oscuro e patinato dallo stile Bergmaniano. La maggior parte delle sequenze tragiche vengono escluse quasi totalmente dall'occhio della cinepresa e sostituite dalla voce narrante del protagonista. Dialoghi crudi e spietati, raggiungono in un paio di momenti una violenza insostenibile e disumana.

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Ci sono inoltre alcune scene che hanno un che di sinistramente malato (alla von Trier). Non ci vedo il capolavoro che molti ritengono, ma è indubbiamente un gran bel film. Bisogna guardarlo però senza farsi alla fine troppi trip mentali sul perchè delle scelte registiche. Prendetelo come una storia: la storia di una piccola comunità paesana, dominata da un bigottismo imperante, che sotto l'apparenza tranquilla cela in realtà le sue manie e perversioni, intraprendendo un percorso verso l'incubazione del male. Potrebbe sembrare un paragone strano, ma guardando questo film mi è venuto in mente quel nostro Alberto Cavallone di "Spell, Dolce Mattatoio". Anche in quel caso la storia narra della comunità di un paesino della provincia italiana... Ora immaginate per un attimo il film di Cavallone, girato con un budget ai giorni nostri, in bianco e nero e allegerito delle sequenze da censura?
Comunque in definitiva un film più che buono e riflessivo. Consigliato a chi riesce ad apprezzare un certo tipo di cinema più autoriale e impegnato.

Tuonato  @  19/04/2011 00:17:13
   8 / 10
<<...lo scorso anno le avevo legato un nastro bianco fra i capelli
il bianco come voi tutti sapete
è il colore dell'innocenza, quel nastro doveva aiutare
Clara ad evitare il peccato. L'egoismo, l'invidia,
l'impudicizia la menzogna e l'accidia.>>

Rebus rurale di gran classe targato Haneke.

Una comunità, buone educazioni solidarietà esemplare.
All'apparenza.
Perché scavando poi - quasi - nessuno è senza peccato.
E c'è chi s'è messo in testa di far giustizia, punire questo scempio.
Se dovessi pagare per ogni minimo sgarro, non vedrei l'ora di far pagare agli altri quanto devono per le loro atrocità.

Ci ho visto lampi di "The village", "Dogville", "Fanny e Alexander".
Film dal sapore lungo, su cui riflettere.

lupostorto  @  12/04/2011 18:20:37
   3 / 10
a livello tecnico niente da dire...ma ovviamente non può bastare per rendere un film un buon film...troppo freddo,accentuato con l'uso del bianco e nero.non appassiona mai...Evitabile

venetoplus  @  10/04/2011 09:58:51
   9½ / 10
Capolavoro. Assoluto. Freddo e tagliente come un rasoio.. Da brividi

Lory_noir  @  10/03/2011 03:02:31
   6½ / 10
Tematiche molto belle ma sviluppate in modo non soddisfacente per mio gusto.

Nergal85  @  27/02/2011 11:26:57
   4 / 10
l'unico aspetto salvabile di questo film è la fotografia ed i costumi, uniti alla coraggiosa scelta di girare un film interamente in bianco e nero.
per il resto, è tutto da cestinare...sarà anche per intenditori, ma sembra di assistere ad una partita di calcio dove di 90 minuti ne giocano solo 45 effettivi.
la presenza costante di silenzi e tempi morti non aiuta, ma sfianca erende il film pesante...oltre a far riflettere troppo su qualcosa su cui non c'è nulla da riflettere e ciò è confermato dal finale....

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Ultima risposta 04/10/2011 01.12.25
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Gruppo COLLABORATORI martina74  @  24/02/2011 22:50:07
   9 / 10
La genesi del male in un film in cui crudeltà, spietatezza, odio, disprezzo, umiliazione vengono sparsi a piene mani con il solo scopo di mostrare a che livello di abbrutimento psicologico può raggiungere l'essere umano vessato fin dalla tenera infanzia da regole inique e mancanza di affetto.
"Il nastro bianco" può sì essere letto come un monito alla nascita del nazismo che si verificò alcuni decenni dopo le vicende raccontate, ma in verità è una storia universale e senza tempo, che mostra fin dala terribile locandina l'inesorabile filosofia per cui homo homini lupus est.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  08/01/2011 15:14:10
   7½ / 10
Un capolavoro sotto il profilo tecnico. Bianco e nero perfettamente in linea con l'atmosfera lugubre che si respira durante la visione, fotografia eccelsa, riprese impeccablili, recitazione ottima da parte di tutto il cast, nonostante non ci siano volti noti.
Il nastro bianco è altresì un film molto cinico, che mette a nudo i problemi di una generazione costretta a una rigidezza mentale insopportabile e a un chiuso bigottismo, fattori che poi contribuiranno significativamente all'esplodere del nazismo in Germania.
L'insieme di eventi misteriosi che scoppiano nel piccolo villaggio di provincia dove la storia è ambientata denotano una crudeltà malcelata, serpeggiante, che nasconde un grandissimo malessere sociale. Agli occhi dello spettatore tutto questo intreccio narrativo può sembrare una sorta di thriller, per come gli eventi si susseguono, tuttavia il regista compie una scelta decisa che sovvertirà le comuni aspettative, con un finale che lascia alquanto sbigottiti e inquieti.
Non un film per tutti i palati, ma se siete amanti della qualità in generale, guardatelo.

nolan87  @  02/01/2011 23:37:58
   9 / 10
Spaventoso...splendido...nn è un film per tutti. Recitazione e regia ad altissimi livelli.

Invia una mail all'autore del commento gherardo81  @  28/11/2010 21:21:10
   5½ / 10
Un film forse per intenditori...e io allora non sono intenditore. Il film è gradevole nei dialoghi negli attori e nella descrizione della voce fuori campo pero' penso ke abbia il difetto dei difetti: non si capisce dove vuole andare a parare. E questo interrogativo non lascia adito a diverse possibili ma ugualmente valide soluzioni ma a qualche morale che io di certo non sono riuscito a cogliere...forse la guerra forse la cattiveria, forse l'amore forse ci sono troppi forse!!!

Invia una mail all'autore del commento INAMOTO89  @  12/11/2010 01:27:00
   7 / 10
Il solito cinico haneke che però come ha già fatto in passato ( cachè) ha il brutto vizio ( per alcuni è 1 pregio invece ) di far finire il film in modo che lo spettatore si senta preso in giro.
Nonostante le 2 ore suonate, il film scorre piacevolmente sorretto da 1 fotografia sublime in un bellissimo b/n e principalmente il 7 è dovuto solo ed esclusivamente all'aspetto tecnico.
Sul piano dei contenuti non mi è piaciuto, ripeto, il finale lascia parecchi interrogativi proprio come mi era successo col precedente ''niente da nasconderè', certo è molto probabile che


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però lo spettatore non può averne la certezza, sono solo supposizioni , se per qualcuno questo è ininfluente in quanto il film verte su di un messaggio di denuncia che va ben al di là di una semplice scoperta del colpevole , lo capisco ma io sinceramente mi sento un po preso in giro !

Come stile siamo lontani dagli esordi asettici e glaciali di benny's video ,qui viene dato più peso alla narrazione ( che ricorda molto dogville di von trier ) e ai dialoghi, ma ciononostante il film riesce ad essere pungente e irritante al punto giusto : quasi tutti gli abitanti del villaggio sono persone fondamentalmente spregevoli, poi per uno come me che odia i bambini, l'educazione rigida , i bigotti e la vita dei paesini bhe il film è particolarmente indigesto ! Pazzesca la scena in cui il prete

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Un film che fa venire il nervoso, più per quello che ci viene mostrato che per come viene messo in scena

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Ultima risposta 30/10/2011 20.29.10
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ifry  @  26/08/2010 16:30:53
   8 / 10
ho letto diversi commenti. chi lo vede come un analisi dell'origine del nazismo. chi, come una spietata visione pessimistica di ogni assoluzzazione, e molto altro. tutte probabilmente vere.

Io mi sono limitato a vedere un film con la sua storia. me la sono goduta tutta!!!

snaporaz68  @  22/08/2010 19:27:10
   8 / 10
Ecco questo è un film che, a differenza de Il Profeta, fa ben coincidere etica ed estetica. Bianco e nero gelido come il cuore dei protagonisti. Analisi delle radici del Male. Le autorità del sistema (il Medico, Il Reverendo, il Barone) hanno dentro di sè il germe della corruzione e della perversione. Da tali padri non potranno che nascere generazioni corrotte e spietate. Violenza e Crudeltà di padre in figlio diventano delirio e sterminio di massa. Film durissimo ma onesto. Autocritica spietata sul destino irrimediabile del genere umano. Non c'è assoluzione, mostrando le prove ti costringe a capire che sei anche tu l'assassino.

eraserhead  @  19/08/2010 03:04:34
   8 / 10
Se haneke voleva (come mi pare di aver capito) indagare sulle cause prime dell'avvento del nazismo ha toppato e alla grande anche. Il villaggio protestante poteva benissimo essere cattolico, solo in sicilia o nel midi. Il barone poteva benissimo essere un landlord inglese o americano. Il nazismo è figlio della prima guerra mondiale e di tutti i suoi effetti. Contingenza storica. Ovviamente questa contingenza ha trovato terreno fertile in una germania (ma, ripeto, meglio dire in un'europa) ignorante, rozza, cenciosa.
Detto questo il film funziona, e bene, se lo si interpreta diversamente: l'uomo produce il male come le api producono il miele. Certo è una lettura semplificante ma credo che il messaggio di fondo sia questo.
La cosa più apprezzabile secondo me è stata non aver dipinto il barone come uno *******ne e il lumpenproletariat come una sorta di eden sociale in stile peggior bertolucci. Insomma la malvagità non conosce barriere sociali.
Alle volte l'ho trovato eccessivamente ed inutilmente stucchevole, ma non è mai risultato pesante e anzi non ha mai annoiato.
Sul finale comunque mi pare palese che

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR pier91  @  07/08/2010 02:11:07
   9 / 10
Sconvolgente, terribilmente freddo. Vedere con quale logicissima consequenzialità le vittime diventino carnefici è spiazzante. Sicuramente un film coraggioso. Merita molto anche per questo

Macs  @  02/08/2010 13:45:06
   7 / 10
Buona sceneggiatura, recitazione ancora migliore, il film vive esclusivamente sul tema dell'ambiguità: quella dei personaggi (sia adulti sia bambini) e della loro ipocrisia, e quella della trama, visto che non vengono fornite spiegazioni chiare su come interpretare gli avvenimenti. Non dò più di 7 perché il manierismo di Haneke esagera in più di un momento, ed in particolare nel finale, dove l'ambiguità esasperata finisce per dare allo spettatore non tanto una liberazione immaginativa quanto una forte sensazione di incompiutezza.

carnage  @  25/07/2010 01:13:01
   5 / 10
2 ore di una noia mortale. Non dico che sia brutto il film, ma non vedo come si possa parlare di capolavoro. Dogville mi ha turbato per settimane dopo averlo visto, questo non mi lasciato assolutamente niente.
Posso immaginare la libidine che un film del genere possa suscitare in cinefili molto più sofisticati di me, ma quando date un 10 a un fil di questo tipo vi prego di evidenziare per noi "niubbi" che si tratta di una sofisticata opera d'arte per intenditori e non di un film comunemente definibile bello

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BrundleFly  @  28/06/2010 10:08:22
   8½ / 10
E' il primo film di Haneke che vedo. Se devo essere sincero mi aspettavo di trovarmi di fronte al classico film "intellettuale" tutto silenzi e altamente soporifero, invece sono stato spiazzato. Il film è sì lento, ma è questa sua lentezza che ti prende, che ti fa diventare parte del villaggio tedesco e che ti fa odiare profondamente i suoi abitanti.

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Un affresco della Germania pre-nazista girato con grande cura e avvolto in un freddo bianco e nero.

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Gruppo COLLABORATORI Mr Black  @  30/05/2010 23:40:54
   7½ / 10
Bello.... il resto è già stato detto nei commenti precedenti.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR jack_torrence  @  24/05/2010 15:44:53
   10 / 10
Forse il capolavoro di Haneke. E una palma d'oro tra le più meritate e importanti dell'ultimo decennio.

Questo cinema, oltre a Bresson, ha un evidente nume tutelare in Bergman (si pensi al padre padrone di Fanny e Alexander, e più in generale ai tormenti domestici del maestro svedese, al silenzio di Dio nelle sue chiese e nelle famiglie dei suoi pastori luterani).
Sia detto subito e chiaramente: "Il nastro bianco" non è il capolavoro che è solo perché ci vediamo dentro l'eredità di altri maestri del cinema.
Il tocco di Haneke c'è, potente, e maturo: smussate alcune asprezze provocatorie, nei confronti del pubblico, ne guadagna in splendore e purezza figurativa.
Nella predilezione del piano sequenza, risalta ciò che non si vede (pure se è nello schermo: come il cavo teso che fa cadere il cavallo, in apertura).
Nelle scelte di montaggio (come le inquadrature che progressivamente si allontanano dalla piazza del villaggio, nel pre-finale), risalta sempre ciò che la trama non può svelare.

Haneke, una delle cui peculiarità è il non fornire risposte alle provocazioni che enuncia, espande il suo assunto a un villaggio intero, che è comunità allegorica non solo della Germania tardo-feudale di inizio novecento, ma è una comunità in cui qualsiasi altra comunità (da intere Nazioni a singole famiglie) possono rispecchiarsi. Vedere in questo film una parabola (controversa) sui "germi" del nazismo, è insieme riduttivo, e autoassolutorio da parte di chi non sia tedesco.

Come dichiarato da Haneke stesso, la sua attenzione è rivolta principalmente agli effetti terribili che scaturiscono da qualsiasi "assolutizzazione degli ideali".
Naturalmente nel film si respira aria di luteranesimo e di calvinismo; di una civiltà che mantiene il nitore pubblico, pur nelle crepe evidenti a tutti, rimuovendo la sporcizia sotto il tappeto (preferendo dilazionare l'eventuale momento in cui sarà troppo tardi per arginare la putrefazione).
Ma il cuore del film sta nell'esposizione delle dinamiche, tutte aperte, fra il Principio di Autorità (sociale e familiare) e il ventaglio di reazioni a tale Principio. Tema centrale per la Storia (anche culturale) d'Europa (si pensi alle radici giudaiche, al Dio dell'Antico Testamento...), ad ogni epoca e ad ogni latitudine.
Gli esiti di questa dinamica non sono sintetizzati, e nemmeno interessano ad Haneke: Haneke, si diceva, è IL regista che pone domande, non dà risposte.
Anche perché la verità è infinitamente più complicata e inaccessibile di ogni facile ricostruzione di essa.
Ciò non significa che raccogliere indizi non sia prezioso, e necessario...

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Ultima risposta 26/05/2010 03.56.47
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fiesta  @  06/05/2010 01:11:38
   10 / 10
trattato sull'origine del male,esauriente in ogni senso,il miglior film che abbia mai visto al cinema(nel senso fisico del termine)

gandyovo  @  24/04/2010 20:01:27
   8 / 10
Haneke riesce anche in questa pellicola a creare questo enorme senso di disturbo e quasi orrore, alla sua maniera, praticamente un marchio di fabbrica. Molti definiranno il film lento e forse lo è, ma è lo spettatore che deve necessariamente entrare nel film, pian piano, per avere dal film cio chè può dare. Per me opera davvero interessante con attori superbi (i bambini eccezionali). Visto tutto di Haneke e mai una delusione

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  16/04/2010 20:03:07
   7½ / 10
“Il Nastro Bianco”, il film di Haneke che, se vogliamo, ha i difettucci di essere snob e perfettino nello standard qualitativo, soprattutto nell’atteggiamento maniacale dei personaggi e nei dialoghi fin troppo impeccabili da risultare surreali. Comunque è un film discretamente interessante che sviluppa la trama in una maniera fuori dagli schemi, proprio come il resto della filmografia di questo regista. Haneke è un regista che non ama compiacere il pubblico, ed è per questo che le sue pellicole sono per la maggior parte provocatorie, vaghe e ambigue; se odiate i film che non spiegano a sufficienza tutti gli interrogativi nel finale, girate al largo.
Al di là di tutto, credo che questo sia il miglior bianco/nero di sempre: una fotografia brillantissima e impeccabile. La colonna sonora è assente.

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Ultima risposta 17/04/2010 16.45.09
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Tom24  @  09/04/2010 00:23:51
   8½ / 10
Capolavoro nudo e crudo che fa ghiacciare il sangue. Più terrificante di qualsiasi horror in circolazione.

KILL 74  @  07/04/2010 10:43:43
   6½ / 10
si bel film, non c'è che dire ma...... sapeva di già visto e rivisto.....

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR oh dae-soo  @  01/04/2010 11:55:54
   8½ / 10
Il Nastro Bianco è un film dalla portata difficilmente calcolabile. Vincitore della Palma D'Oro, dell' EFA come miglior film europeo e del Golden Globe come miglior film straniero la nuova pellicola di Haneke si infila senza discussioni nella ristretta cerchia dei capolavori cinematografici, di quei film che sembrano uscire dalla pellicola e impiantarsi nelle coscienze,quei film in cui il significato, il messaggio è molto più forte del significante,le immagini (malgrado la superba fotografia in bianco e nero).
Paesino tedesco, anni 12/13 del '900. La tranquilla vita rurale e monotona del paese viene "movimentata" da uno strano incidente al dottore, disarcionato dal suo cavallo a causa di un filo teso tra 2 alberi. Piano piano, giorno dopo giorno, altri piccoli e grandi episodi si susseguono. I meno scossi sembrano i bambini del paese...
Siamo in un paesino all'inizio del Novecento, una di quelle realtà in cui il Sindaco ( qui il Barone), il Medico e il Prete ( o Pastore) sono le tre autorità riconosciute da tutti. Società ottocentesche in cui i Figli devono rispettare i Padri, rigorosamente dandogli del Voi, senza alcuna possibilità di replica.Padri per giunta violenti, stupratori, intimidatori, senza alcun senso della famiglia, dell'umanità e dell'amore. L'unica libertà per questi figli, peraltro limitata, è quella di stare e giocare insieme. E stando insieme, forse, iniziare una ribellione...
Qualcosa sta cambiando nel paese e nel Paese. Se anche il figlio del Barone è soggetto di violenza vuol dire che sta per crollare qualcosa, lo Status Quo autoritario e definito che da anni va avanti è pericolosamente minato da forze nuove. E intanto, in contemporanea, l'Arciduca Francesco Ferdinando è ucciso. L' Austria dichiara guerra alla Serbia scatenando una reazione a catena, la Prima Guerra. Niente sarà più come prima, nè al paesello contadino, nè nel resto del mondo. E questi bambini, oppressi e violentati a 8, 10, 12 anni ne avranno 30, 35 , 40 in anni ancora più bui, e saranno loro i nuovi padri, avranno loro quell'autorità subita in infanzia.
E, come in quella che forse è la scena madre del film, cioè l'uccisione da parte della figlia dell'uccellino in gabbia del padre, forse quei bambini erano come quell'uccellino a cui il volo era vietato. Uccidere quel piccolo essere aveva un profondo significato: la vostra autorità è finita, preferiamo morire, ucciderci, non essere più bambini ma cominciare a diventare qualcos'altro. E il nastro bianco legato al braccio, simbolo imposto di una purezza da preservare, potrebbe diventare in futuro di un altro colore, questa volta nerissimo.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  26/03/2010 14:37:08
   9 / 10
Alla vigilia della prima guerra mondiale ad Eichwald,piccolo villaggio della campagna tedesca,si verificano accadimenti violenti ed inquietanti ad opera di un misterioso malfattore.Uno splendido bianco e nero ci cala con scrupolo in quella che potrebbe essere letta come una storia d’altri tempi,ma che in realtà è tranquillamente associabile anche all’epoca attuale.Haneke firma forse quello che è il suo miglior film affidandosi al quotidiano vivere di una piccola comunità rurale,attraverso essa dimostra come la malvagità e il disprezzo possano attecchire in qualsiasi ambiente,quando agevolati da comportamenti costrittivi ed eccessivamente autoritari.
Il regista mette in luce l’importanza del contesto in cui si cresce e il tipo d’educazione alla quale si è soggetti.Molti hanno intravisto ne “Il nastro bianco” la volontà da parte dell’autore di mostrare la genesi del nazismo,le cui basi sarebbero da ricercarsi proprio nel comportamento degli adulti,troppo restrittivi e violenti nei confronti di ragazzi che inevitabilmente si troveranno a mostrare la stessa crudeltà con la quale sono stati cresciuti.
In realtà Haneke,almeno a mio avviso,affronta ancora una volta il tema delle relazioni umane e di quanto possano,in questo caso, essere incidenti in un contesto futuro.L’esposizione mira a rappresentare una società tirannica ed oppressiva ad uno stato embrionale,in cui si gettano le fondamenta per quello che diverrà il famigerato Terzo Reich di Hitler.Ma più verosimilmente Haneke non si limita ad un discorso circoscritto,bensì applica la sua disturbante visione a qualsiasi società in cui apparenze irreprensibili servano ad occultare segreti indicibili,basati sul sopruso e su un condannabile (ab)uso del potere.
Sul film aleggia un senso di inquietudine palpabile,la disumanizzazione delle generazioni future è in atto e si verifica in maniera subdola,quasi intangibile, in quanto Haneke è accorto nel mostrare come l’orrore si intrufoli di soppiatto nelle case,tra le persone,facendosi individuare solo quando è ormai troppo tardi per rammaricarsene.
Il nastro bianco del titolo diviene quindi simbolo mistificatorio,esso non è esaltazione di purezza,ma un mezzo per umiliare e additare agli occhi di tutti chi non si è adeguato alle severe leggi della comunità,o più drasticamente, coloro i quali siano da intendersi come indesiderati,basti pensare in cosa si trasformeranno quegli innocenti pezzi di stoffa da lì a pochi anni,stelle di David e numeri tatuati sulla pelle.
Un esiguo spiraglio di luce Haneke lo concede,la coppia formata dal maestro e dalla sua giovane amata è un notevole contraltare alla meschinità dilagante,ma non solo,anche uno dei figli del pastore mostra sentimenti sconosciuti alla comunità, come a voler dimostrare che anche nelle situazioni più deprimenti sopravvive quell’indispensabile barlume di speranza.

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Ultima risposta 26/03/2010 17.06.51
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MidnightMikko  @  19/03/2010 13:28:32
   10 / 10
Il migliore film dell'anno indubbiamente,ma aggiungerei anche uno dei migliori film degli ultimi 10 anni. Un Haneke registicamente superbo dirige un film che riesce a toccare l'anima. Vita,morte,amore si avvicendano sullo schermo in un bianco e nero che ci fa dimenticare di essere negli anni 2000,e ci catapulta nei primi anni del 900. Attori superbi (i bracciati e il barone mi hanno ricordato il respiro epico del monumentale Novecento di Bertolucci),uno più bravo dell'altro, dal bonario maestro alla giovane e tenera amante,fino agli ambigui bambini e al sorprendente dottore. Finale per molti deludente,ma in realtà azzeccatissimo per quanto riguarda la poetica del regista (vedi spoiler).

Dire capolavoro è veramente poco.


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Jumpy  @  18/03/2010 00:38:25
   5½ / 10
Mah... durante la proiezione molti sono andata via addirittura prima della fine del primo tempo.
Tutta la prima parte l'ho trovata di una pesantezza insopportabile, personaggi stereotipati, trama scontatissima, unici pregi la fotografia e l'impeccabile ricostruzione storico-sociale.
Il film desta un po' di interesse solo a secondo tempo inoltrato... ma solo un po'... il tutto si affloscia nel giro di mezz'ora come un panettone cotto male, in un finale (prevedibilissimo) che mi è sembrato piuttosto affrettato.

BlackNight90  @  14/03/2010 20:19:41
   9½ / 10
Il nastro bianco è un segno di purezza dato ai bambini per punizione, per ricordare loro, ogni istante, il fatto che dovrebbero essere innocenti e puri.
'Il nastro bianco' è un capolavoro terribile di Haneke, come sempre lucido nella sua visione delle cose, in cui il regista austrico si propone di analizzare uno squarcio di Storia e osservare le origini del Male in esso (il nazismo ne è una lontana conseguenza, assolutamente non il principale tema del film).
Haneke non solo punta il dito contro l'educazione ad un presunto Bene attraverso la violenza e la coercizione, contro una società basata su principi assoluti (soprattutto quelli religiosi del signor Padre) immodificabili e guai a chi li tocca, contro una cultura oppressiva secondo la quale il fine giustifica i mezzi, che provoca nelle sue vittime, che poi diventeranno carnefici, il senso di Colpa (già analizzato in 'Caché') e la giustificazione a fare il Male (come ripetizione di quel modello comportamentale): un fare il Male ancor più spaventoso perché diventa innocente, non consapevole; il pessimismo di Haneke va oltre: il primo accostamento che mi viene in mente è con Golding ("L'uomo produce il male come le api producono il miele")e col Signore delle mosche.
'Il nastro bianco' è potente quanto 'La pianista', girato in un b/n glaciale, con attori sconosciuti ma bravissimi e con una regia perfetta, senza sbavature. E nonostante la lentezza che caratterizza i film del regista austriaco, non è noioso: del resto Haneke è sempre lì li a punzecchiare lo spettatore, e di solito fa male.

Delfina  @  11/03/2010 00:16:15
   8 / 10
Molti commenti sono stati sviati dall'ambientazione tedesca e da una notevole approssimazione storica. Non si tratta in nessun modo di una complicata premessa, o genesi, del nazismo, tutt'altro. Il film è ambientato in un villaggio rurale tedesco, poco prima dello scoppio della Prima Guerra mondiale. Per chi lo avesse dimenticato &#8211; ormai se ne parla pochissimo &#8211; la guerra provocò un numero spaventoso di morti, più morti della seconda guerra mondiale, solo che furono gli ultimi morti da combattimento corpo a corpo, in trincea. Non sono più morti da commemorare, nessuno li rivendica o li onora, ma le loro ossa sono ancora lì a fecondare il suolo di tante regioni italiane e non solo.

Il film è un affresco di quella che era la società rurale europea dell'epoca, nella sua variante protestante &#8211; ma altrove le cose non erano molto diverse, solo in versione cattolica. Piccole comunità dove l'autorità assoluta era rappresentata dal nobile locale, possidente e datore di lavoro a tanti mezzadri e braccianti, vite miserabili esposte alla malattia e alla fatica. A completare il quadro gerarchico, c'era il prete o il pastore, poi l'intendente, infine il maestro di scuola, che, nel film, è la voce narrante.
Ma l'occhio di Haneke è rivolto ai bambini, all'infanzia, sottomessa eppure sfuggente (come non ricordare, a proposito, "Caché", dove i figli erano altrettanto sfuggenti per i loro genitori?). Un'infanzia che, nei primi del Novecento, era l'ultimo scalino gerarchico nella struttura patriarcale, una struttura che attraversava tutte le classi sociali (solo il giovane maestro, la voce narrante, ne è immune).
Una bellissima fotografia è adoperata per rendere l'atmosfera di un tempo ormai morto per sempre e lontano da noi quasi come il medioevo, sebbene in realtà esso sia il passato più lontano di cui ci sia stato tramandato un racconto, diretto o indiretto, dai nostri nonni o bisnonni. Anche l'Italia, rimasta rurale fino agli anni '50, non era molto dissimile nei luoghi: campi coltivati, stradine sterrate, calessi, qualche bicicletta.

All'interno di tali comunità autoritarie, i bambini e i giovani stavano assieme per gruppetti, per bande altrettanto misteriose ed enigmatiche dei segreti (spesso sporchi) nascosti dai loro genitori, che non sono "papà" e "mamma", bensì "signor padre" e "signora madre". E tali bande, per reazione, possono esprimersi in dinamiche molto crudeli.

Lo scopo del bianco e nero di Haneke non è di dare un tocco di genere, bensì di dipingere al meglio il passato remoto ormai rivolto per sempre. Il suo obiettivo sono sempre il gruppo, le solidarietà nascoste e sotterranee, gli odi, le vendette.

Non vuole denunciare, solo mostrare: in questo caso, la storia di una piccola comunità europea alla vigilia della Prima guerra mondiale: e molti hanno dimenticato che cos'era davvero il mondo di allora. Un'opera di memoria storica, non adatta a chi non sa nemmeno distinguere un film "ambientato negli anni '40" (letto più sotto), da un film che illustra gli ultimi sfarzi, in area germanofona, della struttura sociale collegata alla proprietà fondiaria, storica eredità secolare europea.

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Ultima risposta 07/04/2010 17.03.14
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viagem  @  04/02/2010 16:51:41
   8 / 10
Drammatica e atroce ricostruzione della vita di un villagigo tedesco alla vigilia della prima guerra mondiale, vero laboratorio per analizzare il sistema educativo tedesco. I principi ossessivi di disciplina e candore vengono trasmessi ai bambini che costituiranno la Germania Nazista. Film cupo, soffocante, grazie a una fotografia in bianco e nero bellissima e all'assenza di sonoro, pieno di simbolismo e recitato sapinentemente da tutto il cast.

popoviasproni  @  30/01/2010 10:51:37
   7½ / 10
Didascalico e formalmente accademico, stilisticamente severo e
superlativo, ambizioso e volutamente ambiguo nei contenuti.
Il crogiolo della retorica, dell'integralismo, dell'ipocrisia, dell'odio religioso-domestico-campale della Germania pre-1° guerra mondiale ?
Un grande affresco dall'ineccepibile manierismo.

the saint  @  25/01/2010 19:57:03
   3 / 10
belo belo belo belo belo belo belo belo belo belo belo belo
belo belo belo belo belo belo belo belo belo belo belo belo
belo belo belo belo belo belo belo belo belo belo belo belo
belo belo belo belo belo belo belo belo belo belo belo belo
belo belo belo belo belo belo belo belo belo belo belo belo..
peccato che non succeda niente per tutto il film..................................................

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Ultima risposta 30/10/2011 20.38.12
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lollo-clockwork  @  23/01/2010 13:35:13
   8½ / 10
Un piccolo e tranquillo villaggio tedesco viene scosso in pochi mesi da una serie di terribili eventi. La pace in cui regna la vita dei protagonisti viene turbata da avvenimenti del tutto inspiegabili. Chi è il colpevole di tutto ciò? E' questa la domanda che tutti si fanno di fronte a un omicidio, a una violenza, a qualcosa che va fuori dall'ordinario, dalla normalità. Credo che IL NASTRO BIANCO sia una vera e propria indagine sulla colpa; una ricerca che, invece di trovare come colpevole un chi o un insieme di più chi, trova un cosa. Un cosa che sfugge ad una semplice e conveniente definizione. Il film non vuole essere una critica a un possibile elemento irrazionale presente nella nostra vita umana, ma vuole sottilmente mostrare come la razionalità, il logos di cui è dotato l'uomo, possa diventare perverso e rovesciarsi in qualcosa che sfugge alla stessa comprensione razionale. Al centro della scena troviamo un insieme di personaggi dotati ognuno di una caratteristica particolare, di un volto ben definito che sembra renderli addirittura comici (quasi un insieme di macchiette) e un gruppo, un branco di bambini. Al centro della scena si trovano i personaggi più importanti del villaggio, le persone di cui non si potrebbe far a meno: il pastore, il maestro, il dottore, il barone, l'intendente...e, nello stesso momento, i loro figli. Senza seguire i diversi fili che dipana Haneke mi soffermo su quello che mi sembra essere il fulcro fondamentale del film: Qual'è il rapporto tra queste due generazioni? Lo scopo principale della pellicola, a mio modo di vedere, è quello di analizzare (senza darne un giudizio, cercando di rimanere obiettivo) le diverse sfaccettature del sistema educativo del villaggio e di mostrare come, l'esasperazione del sistema, non reprima l'istintualità infantile, ma la tramuti in un processo violento nei confronti di chi è esterno al branco oppure di chi è confinato all'esterno dal branco stesso. Il film dunque prende di petto quello che potrebbe definirsi il problema della differenza. Il figlio del barone e il bambino diversamente abile sono i simboli della differenza e per questo sono trattati in maniera differente, sono quasi disumanizzati...la differenza va estirpata, va punita, va violentata e l'indifferenza dei genitori sembra dare il beneplatico alle stesse violenze facendo assumere a queste un carattere quasi destinale. Naturalmente molte persone avranno compiuto un nesso logico domandandosi: ma quella generazione di bambini non sarà poi la generazione di uomini che caldeggerà l'avvento del nazismo?Il nesso è ovviamente intrigante ma questa sembra essere la trama di un altro film...in fondo la calma nel villaggio e la tranquillità del villaggio potranno essere riportate solo in un modo...vedetelo!

ilgiusto  @  22/01/2010 11:02:37
   5 / 10
Mah?
Mi è sembrato il solito film pseudo intellettuale (inutile) celebrato da pseudo intellettuali (inutili, futili, sciocchi e dannosi).
Il messaggio non è affatto chiaro, cosa intendesse dire/provocare/spiegare Haneke non si sa, all'uscita c'era chi parlava di quello che sarebbe il metodo più corretto per educare i figli, chi dell'inevitabilità della guerra, chi della 'vita di una volta', boh? Questo, comunque, secondo me, tra tutti i difetti che può avere un'opera, è il più grave in assoluto, e quindi il mio giudizio...
Per il resto malgrado la sua durata scorre abbastanza bene, seppur privo di una qualunque scena memorabile, ed è comunque ben girato, anche se, è interamente rifugiato nel B/N, e si sa che così tutto risulta più facile...

Palma d'oro che ci può stare (è un premio snob francese che si da film snob europei o film americani se antiamericani), e se Hollywood l'ebrea riuscirà a trovarci qualcosa di Antinazista allora potrebbe, come sempre accade per chiunque abbracci la loro causa, vincere pure l'oscar, ciò non toglie che la sua visione vi lascerà ben poco.

Sconsigliato come si sconsigliano non le cose brutte ma le cose inutili , poi, il mondo è bello perchè e vario ( tant'è che esistono pure i masochisti), e quindi fate voi.

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Gold snake  @  13/01/2010 00:27:59
   8 / 10
Ad essere sincero, questo film non mi è piaciuto particolarmente, mi è sembrato un po' esagerato.

Ciò non toglie che attiri molto l'attenzione, che i dialoghi ed i personaggi siano perfetti e che la scenografia sia stupenda. Ma non è esattamente il mio genere.

Tasker75  @  11/01/2010 20:46:23
   8 / 10
Il pretendente numero 1 all'oscar come miglior film straniero

Dexas  @  11/01/2010 20:20:40
   4½ / 10
Na' rottura di balle

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  08/01/2010 10:50:33
   8½ / 10
Il Nastro bianco è un film che rasenta la totale perfezione, si può non condividere il messaggio di fondo, nello stesso tempo non si può non riconoscere ad Haneke di essere riuscito a creare un difficile affresco sociale, con grande maestria cinematografica.

Il film è un quadro inquietante di Lynchiana memoria, di un villaggio della Germania protestante, dove il male si cela ovunque nelle sue forme più spietate.
Haneke non si limita a creare un quadro ma introduce elementi misteriosi e inquietanti che tengono lo spettatore letteralmente incollato allo schermo, lasciando a questi la risoluzione del giallo.
Personalmente penso che dia la risposta in modo abbastanza esplicito.

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER

La dimostrazione che anche quando si toccano grandi temi è possibile non rinunciare al pathos narrativo.

Sul contenuto penso che si debba prendere Il nastro bianco come la dimostrazione di come il male si sappia celare ovunque anche in piccole comunità.

Haneke aggiunge un elemento che io personalmente non condivido, ci dice che gli eventi di quel villaggio ("dei dannati"? Forse riprende il discorso introdotto da un regista tedesco Wolf Rilla, e poi ripreso da Carpenter? Probabilmente c'è una citazione molto attenta, solo che nel "Il villaggio dei dannati" il male veniva dallo spazio qui siamo noi) ci aiutano a capire come mai si svilupperà il nazismo.

Fatico a pensare che quella società presentata da Haneke sia solo tedesca, non penso che in altri paesi europei e non, si vivesse in modo diverso.
Quindi la grande domanda del "perchè il nazismo nasce proprio in Germania?" resta ancora senza risposta.

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Ultima risposta 10/01/2010 13.33.58
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rappayuz  @  06/01/2010 17:15:58
   7½ / 10
L'opera non offre nulla di nuovo al tema della vita del Villaggio, che credo trovi sviluppi più originali nei film horror. Incuriosisce però il piglio sociologico con cui il regista sviluppa il film: i protagonisti sono caratterizzati in modo lombrosiano, mentre le dinamiche del villaggio si sviluppano seguendo le analisi di Pareto. La fotografia invece richiama la pittura di Brughel, e ciò non avviene a caso, poichè il fervore morale dell'opera nel complessa trae spunto dai suoi proverbi fiamminghi: almeno il climax è quello. Anche se tutto è fatto con maestria la sceneggiatura, avvincente, non ha quella marcia in più che dovrebbe avere un film vincitore a Cannes. Sopravvalutato.

goodwolf  @  05/01/2010 00:04:06
   6 / 10
Ho visto questo film parecchio incuriosito dalla media voto altissima, e francamente non la capisco.
E' sicuramente un lavoro di qualità, un film raffinato che delinea uno specchio della società che rappresenta, ma dal mio punto di vista non decolla mai.
Scena dopo scena aspetti che succeda qualcosa che dia la svolta, senza che questo accada mai.
Sequenze inutilmente troppo lunghe e troppe cose non dette.. tutto questo per una durata eccessiva.
Mi ha ricordato per parecchi fattori Dogville (il bianco e nero, il narratore, la comunità, i personaggi) ma è la sua brutta copia.
Arriva alla sufficienza perchè alla fine (probabilmente per tutte le cose non dette) lascia un po di inquietudine.

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Ultima risposta 07/01/2010 12.00.36
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tylerdurden80  @  04/01/2010 03:40:06
   6 / 10
bello il b/n e la fotografia,ottime interpretazioni di tutti gli attori,belle le modalità di non-ripresa delle scene di violenza dissiminate nel film ma....non mi puoi tenere incollato 2 ore e un pò(che oltretutto volano,non ti annoi mai),tutto nell'attesa di un finale che poi non c'è....
d'accordo,l'intento del regista probabilmente era un altro,ma un film che lascia l'interpretazione di un film totalmente sulle spalle dello spettatore per me non può essere un capolavoro.
ci sarebbe da ridire anche sull'intento di cercare di collegare i futuri accadimenti del nazismo con una società che impartisce ai figli una educazione troppo severa e rigida,agli inizi del xx°secolo non credo proprio che fosse solo un esclusiva della germania ma invece una cultura comune a moltissimi altri paesi...oltretutto se il rigore dell'educazione fosse direttamente proporzionale alle barbarie,ai nostri giorni(dove l'educazione è tutto tranne che rigida) vivremmo in una società perfetta e questo non mi sembra proprio che accada.

in sintesi:molto ben realizzato dal punto di vista tecnico ma la storia è fine a sè stessa

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Ultima risposta 07/01/2010 16.34.50
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sweetyy  @  03/01/2010 16:18:11
   8½ / 10
Buon film di Haneke ambientato in un villaggio tedesco prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale in una società caratterizzata dalla violenza, dai maltrattamenti, dall'oppressione e dagli abusi...
Le interpretazioni sono ottime, la regia impeccabile.

The Cinema  @  03/01/2010 09:20:14
   8 / 10
REGIA 8.5
una regia realmente solenne,distaccata,chirurgica. nessun tipo di concessione o fronzolo. i movimenti statici e striscianti della camera di haneke restituiscono una potenza analitica e indagatrice della lentezza realmente spietata e stupefacente, credo quasi impossibile per qualsiasi regista vivente che non si chiami sukurov o kitano fino al periodo di "hana-bi" e "dolls" compresi,giusto per citare nomi di primo piano.

MUSICA 6.5
ammetto di non ricordare la presenza di una colonna sonora che si possa definire tale. certo è che l'utilizzo dei suoni ambientali è tutto tranne che casuale ma frutto di attento studio. e questo converrete che avviene solo in grandi film.

SCENEGGIATURA 8
in coerenza con il ritmo e le direttrici stilistiche del film le battute non sono moltissime,ma ognuna è perfettamente intelaiata nel suo tessuto logico-comunicativo che vuol raccontare una storia riproducendo un mondo culturale passato in modo perfettamente reale. va detto però che il testo di quest'opera oltre che limitarsi mimeticamente a un verismo coerente sono presenta anche alcuni inviti diretti a un pensare di alto livello(quando ciò non avviene semplicemente grzie alle sole immagini),come ad esempio il discorso dei figli del dottore intorno alla morte o le numerose implicazioni religiose nelle parole del pastore.
straordinaria da un punto di vista linguistico è poi l'alta compenetrazione di molti differenti registri del discorso a seconda del soggetto parlante e della situazione,un aspetto che forse in molti giudicherete secondario ma che è indicativo di quanto un intento di realismo mimetico sia perseguito accuratamente.

INTERPRETAZIONI 8
nulla da dire. ma del resto un perfezionista come haneke non poteva certo sbagliare in fase di casting attoriale e caratterizzazione perfetta dei suoi personaggi,principali e non. possiamo poi discutere su chi o quali siano i migliori interpreti e quali le migliori caratterizzazioni e se tra loro coincidano in qualche e in quale maniera. menzione speciale per i bambini,tutti molto bravi,a cominciare dallo spettrale biondino della locandina.

FOTOGRAFIA 8.5
poche volte un bianco e nero è stato così visivamente splendido,incisivo ed inquitante,nemmeno quando il suo uso non era scelta formale ma obbligo tecnico,a maggior ragione quando viene usato nel 2009 in assoluta e anacronistica controtendenza. atmosfera genuinamente pesante,asfittica,malefica.
in abbinamento con il comparto registico la fotografia offre un manuale tecnico moderno e assolutamente completo su come realizzare un film in perfetta coerenza con i propri intenti tematici e criteri stilistici.

CONTENUTI 8
si può dibattere a lungo su cosa il film voglia rappresentare o comunicare.
dal mio punto di vista l'opera vuole presentare,descrivere e analizzare nell'ambito culturale germanico una forma di sottocultura pedagogica violenta e prevaricativa e come essa come un codice genetico riesca ad essere tramandata nella storia di generazione in generazione attraverso il mezzo dell'educazione repressivo-coercitiva,plasmando e giustificando negli uomini e fino dall'infanzia una freddezza e una propensione violenta al sadismo che nel periodo in questione avrebbero permesso a una generazione di piccoli martin e klara di dar vita al processo nazista. dunque non solo una indagine sociologica perfettamente verista di un'epoca storica ma anche un'analisi coerente del male e della violenza nellasocietà umana e dei suoi metodi di propagazione,nonchè dei suoi rapporti con la storia.

CONCLUSIONE
ad oggi il miglior film dell'anno,almeno di quelli che ho visto io.


opinione personale

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Ultima risposta 06/01/2010 19.20.25
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davmus  @  30/12/2009 10:39:15
   6 / 10
Ieri con "la bava alla bocca" dopo aver letto tutti i giudizi entusiastici sul film mi son dedicato alla visione.....effettivamente lascia un latente senso di angoscia (ed ecco perchè il mio giudizio si attesta sulla sufficenza), ma non è riuscito ad entusiasmarmi oltre.

E' vero, come altri film certamente non capisco l'arte di questi film, etc..etc...ma faccio fatica a scorgere necessariamente dietrologia e messaggi forzati in opere che giudico per ciò che mi trasmettono al momento!
Sono pesantemente insensibile e poco colto....lo sò! ;-))))))

Lavezzi78  @  28/12/2009 18:38:23
   6½ / 10
Francamente non mi ha entusiasmato più di tanto, e certamente non è il miglior film di Haneke! La vittoria della Palma d'oro mi sembra esagerata.... Questo film è l'ouverture di tutto quello che accadrà dopo con il Nazismo, ma non mi convince pienamente. Bene il bianco e nero e gli interpreti!

paride_86  @  28/12/2009 03:50:35
   8 / 10
Il colpo grosso di Michael Haneke. Oltre ad essere un ottimo ritratto della società del tempo, è un affresco generale sulle peggiori pulsioni umane. Il regista sa mettere a nudo il male che alberga negli uomini e la sua origine, e lo fa con precisione aritmetica, senza risparmiare nulla allo spettatore.
I personaggi del medico e della sua giovane fidanzata evitano il pessimismo cosmico.

Tautotes  @  24/12/2009 12:57:43
   7½ / 10
Diciamo subito che lo considero un ottimo film, ma non un capolavoro.
Il film affronta tematiche importanti, tuttavia l'educazione severa e rigida, la cattiveria tra compaesani, le violenze, gli incesti, sono temi che non sono stati solo presenti nella germania pre-nazista.
Quindi certamente il male derivato da una confusione del ruolo di genitore con quello di padrone, o di giudice implacabile e severissimo, seppur fondamentali per comprendere la genesi della schizofrenia nazista, della necessità di riconfermarsi attraverso la violenza cieca, non è del tutto sufficente ad esplicarne pienamente il fenomeno.
Oltretutto il film punge poco, solo la figura del dottore ne esce realmente forte e deplorevole.
I pastori facevano anche peggio...eppure...
Comunque buon film.

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Ultima risposta 26/12/2009 23.11.54
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kossarr  @  23/12/2009 07:20:13
   6½ / 10
Vedo voti molto alti per questo film che ho visto 2 volte.
Ho visto spiegazioni e letto i vosti commenti e non sono d'accordo su tutto.
Il film mi è piaciuto ed è fatto veramente bene, fosse solo per la fotografia e le ambientazioni e la recitazione sarebbe da 10 nonostante la caduta da cavallo del dottore molto macchinosa e finta.


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valis  @  17/12/2009 14:36:08
   8 / 10
genesi del nazismo? certamente il film narra, con toni inquietanti, la vita di una piccola comunità, simbolo di un mondo intero, di una società che sarebbe andata allegramente verso la catastrofe della barbarie hitleriana.
La storia raccontata da Haneke descrive il substrato sociale e culturale di un ambiente chiuso fatto di persone che fanno paura, incesti, violenze, vendette, grettezze e nefandezze di ogni tipo, ammantate e smussate da una candida coltre di neve bianchissima, il cui riverbero acceca le mente e confonde i cuori.

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