Recensione tra le nuvole regia di Jason Reitman USA 2009
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Recensione tra le nuvole (2009)

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locandina del film TRA LE NUVOLE

Immagine tratta dal film TRA LE NUVOLE

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Immagine tratta dal film TRA LE NUVOLE

Immagine tratta dal film TRA LE NUVOLE
 

Mentre tutti parlano di Judd Apatow quale nuovo re della commedia americana, il figlio d'arte Jason Reitman piazza il terzo colpo in quattro anni (dopo "Thank You For Smoking" e "Juno") e fa centro di nuovo, riuscendo ancora una volta ad integrare un tema scomodo e un tono, almeno apparentemente, leggero.

Ryan Bingham (Gorge Clooney) lavora per una società che si occupa di gestire i tagli al personale delle aziende americane, per lavoro è sempre in viaggio, per viaggiare vola. Tutti i riti che accompagnano un viaggio di lavoro, dalla preparazione dei bagagli alla cena solitaria in albergo, compongono il guscio di sicurezza che Ryan ha costruito per la propria vita, basata sulla filosofia dello "zaino vuoto": se non hai legami, se non hai pesi, puoi viaggiare, puoi spostarti con leggerezza e senza problemi. Due donne intervengono a minare queste certezze: Natalie (Anna Kendrick), giovane collega di Ryan che riesce a far approvare un nuovo metodo di lavoro basato su video conferenza e che viene affidata ad un riluttante Ryan per un tirocinio itinerante, e Alex (Vera Farmiga), altra frequent flier, che lentamente fa breccia nel cuore di Ryan.

"Up In The Air" ("Tra Le Nuvole"), presentato allo scorso Festival del Cinema di Roma, è sicuramente una commedia più matura di "Juno"; lo script è più articolato e meno appoggiato sulla colonna sonora (comunque notevolissima) ed alcune sequenze sono davvero belle da vedere, come le riprese aeree, e superbamente curate e montate (come quando il protagonista prepara i bagagli).
D'altra parte, il ruolo di Ryan Bingham è ritagliato sulla sagoma e sulle smorfie di George Clooney (la battuta sull'età è da contratto?), che sa quali ruoli prendersi sia nelle commedie sia nei film impegnati, al contrario di molti suoi colleghi. Coadiuvato da un ottimo cast di supporto (Jason Bateman, la conturbante Vera Farmiga e Anna Kendrick, più piccoli quanto significativi ruoli di Danny McBride e J.K.Simmons), il vecchio (pardon!) George mette tutto il suo talento a disposizione di una commedia brillante ed originale, dagli esiti e i temi per nulla scontati.

Si potrebbe azzardare un paragone con "UP" della Pixar, in cui il protagonista si fa "fisicamente" carico dei suoi ricordi per prendere il volo, ma dovrà liberarsene, ad un certo punto, per continuare a volare: il suo aspetto fisico non a caso è tozzo, come se fosse appesantito da tutta una vita di ricordi. Ryan Bingham invece vive senza legami, senza un posto in cui tornare, si sente a suo agio nei non-luoghi come gli aeroporti e le hall degli alberghi, l'unica cosa che colleziona avidamente sono le miglia aeree percorse. La metafora ricorrente è quella dello zaino vuoto: riempire lo zaino di ricordi, affetti, legami, cose e poi provare a muoversi è impossibile. La vita è movimento, per muoversi bisogna essere leggeri, il più possibile.

Jason Reitman costruisce un meccanismo ad orologeria, che esplode quando meno te l'aspetti: da soli non si è felici del tutto, ma neanche si corre il rischio di restare delusi. Sembra piuttosto che l'importante sia non avere dubbi nella propria scelta di vita, altrimenti si rischia il collasso emotivo. Puoi restare in aria finché non senti qualcosa che ti tira a terra, ma se poi ti sei sbagliato, riprendere il volo o atterrare diventa difficilissimo.

In una congiuntura internazionale di profonda crisi, "Up In The Air" ha inoltre il merito di dare voce al mondo dei lavoratori che vengono licenziati in tronco dopo anni di onorata carriera (il lavoro di Ryan consiste proprio nel trattare la fine del rapporto dei dipendenti in esubero per conto delle varie compagnie).
Lo stesso Ryan è però costretto a misurarsi con un possibile stravolgimento e una minaccia alla sua stessa carriera quando la sua giovane collega Natalie (Anna Kendrick) propone una procedura per la dismissione del personale basata su videoconferenza che rende completamente inutili i costosi viaggi che scandiscono la vita di Ryan e costituiscono il suo bozzolo di sicurezza.
Il quadro complessivo è inquietante. Così come l'innata simpatia di Clooney maschera naturalmente (in maniera calcolatissima) la negatività del suo personaggio, il tono brillante dei dialoghi alleggerisce una serie di temi serissimi: l'importanza del lavoro, l'identificazione con la propria professione in un ambiente che generalmente non ha nessun riguardo per le persone, la solitudine come scelta consapevole di vita, il legame con le cose, la famiglia, l'illusorietà dell'amore.

Le vicende mettono Ryan a confronto con le proprie certezze: dagli incontri con Alex e Natalie alla partecipazione al matrimonio della sorella, in cui si trova costretto a sanare una crisi improvvisa dello sposo in una sorta di buffo contrappasso, ma tutto resta irrisolto, e giustamente: Reitman lascia la discussione al punto di domanda e lo spettatore si trova più nella sensazione di precipitare che in quella di volare.

Intelligente sotto tutti i punti di vista, artisticamente valido, "Up In The Air" sta avendo un gran successo nel mondo, ha vinto poco ai Golden Globe (ed è un merito) ma merita di essere visto con attenzione.

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Recensione a cura di JackR - aggiornata al 27/01/2010

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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