Recensione the cell - la cellula regia di Tarsem Singh USA 2000
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Recensione the cell - la cellula (2000)

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locandina del film THE CELL - LA CELLULA

Immagine tratta dal film THE CELL - LA CELLULA

Immagine tratta dal film THE CELL - LA CELLULA

Immagine tratta dal film THE CELL - LA CELLULA

Immagine tratta dal film THE CELL - LA CELLULA

Immagine tratta dal film THE CELL - LA CELLULA
 

Catherine Deane (Jennifer Lopez) è una psicologa infantile che, grazie ad una tecnica sperimentale di trasferimento sinaptico, riesce ad entrare con la propria mente in quella dei suoi piccoli pazienti in coma, per cercare di risvegliarli. Carl Stargher (Vincent D'Onofrio) è un maniaco psicopatico che rapisce giovani donne, le annega, e le trasforma in bambole a scopo sessuale. Il killer agisce sempre allo stesso modo: sequestra una ragazza, le tiene in agonia per quaranta ore in una gabbia di vetro che pian piano si riempie d'acqua, ed infine la trasforma in bambola tenendola immersa nella candeggina. Peter Novak (Vince Vaughn) è l'agente dell'FBI che si occupa del caso Stargher.
In seguito all'ennesimo rapimento di una giovane, Novak riesce ad arrestare il serial killer, il quale però entra in coma irreversibile a causa di una gravissima malattia dalla quale è affetto. L'FBI ha dunque bisogno di comunicare con il maniaco per cercare di capire dove si trovi l'ultima ragazza da lui rapita. Novak decide allora di chiedere aiuto a Catherine la quale, con la sua particolare tecnica, è l'unica a poter entrare nella testa del killer per cercare di carpirne qualche informazione utile al ritrovamento della ragazza.

"The Cell", tradotto erroneamente con il titolo "La cellula" anzichè "La cella", è un thriller psicologico atipico. La trama, infatti, non si svolge attorno al tentativo di cattura dell'omicida, che viene arrestato dopo appena venti minuti di film, bensì dentro la mente dello stesso.
Di fatto lo spettatore entra con Catherine nella mente di uno psicopatico, e rimane intrappolato in una serie di situazioni tanto inquietanti quanto perverse, meandri oscuri che compongono un unico labirinto mentale fatto di immagini allucinanti, violente, brutali, miste a ricordi d'infanzia, a gocce d'isteria e schizofrenia, sensazioni laceranti, pazzia.
È un film altamente visionario quello che Tarsem ci propone, dove l'immagine è la vera protagonista. I colori forti, le superfici taglienti, gli scenari che non hanno forme nè dimensioni precise, i ricordi che si mescolano a sogni perversi, tutto ciò che si vede va a colpire visivamente lo spettatore, anche grazie alla grande varietà di inquadrature, che a tratti corrono freneticamente, vanno a scatti, rallentano, distorcono lo spazio. Questo luogo sconfinato e intricato diventa una vera e propria prigione, non solo per Stargher, vittima di sè stesso, ma anche per Catherine, che ha l'arduo compito di provare a orientarvisi.

Nella mente del killer si distinguono e si mescolano allo stesso tempo due persone diverse, le due facce della stessa medaglia: il Carl adulto, pazzo psicopatico, e il Carl bambino, amorevole ed innocente. Il primo è evidentemente la parte cattiva, malata, ma allo stesso tempo timida, chiusa, inaccessibile, della persona. Il secondo, invece, è la parte buona, comprensiva, disponibile a farsi aiutare da (e ad aiutare a sua volta) chiunque le presti attenzione, nella fattispecie Catherine.
Il bene e il male però, sono parti complementari della stessa persona eternamente legate tra loro, quindi impossibili da separare. Ed è proprio questo che, suo malgrado, riuscirà a capire la psicologa alla fine del film.
Oltre al binomio tra bene e male, troviamo in "The cell" altre contrapposizioni, a sfondo vagamente religioso: il mondo di Stargher, perverso e malato, opposto al mondo di Catherine, puro e candido; Carl stesso, rappresentato con catene, corna e mantello (che ricorda tanto il diavolo), e Catherine, rappresentata nel suo mondo come una madonna. Interessante anche la funzione svolta dall'elemento acqua: dà la vita, con il battesimo, ma dà anche la morte, sia alle ragazze che vengono annegate, sia a Carl che alla fine del film viene lasciato nuovamente nell'acqua. Vita e morte ancora una volta si mescolano, ad un punto tale che diventa davvero difficile distinguere l'una dall'altra.

Da citare l'ottima recitazione di Vincent D'Onofrio, che nella difficile parte dello psicopatico riesce a ben trasmettere follia allo stato puro, e l'onesta prestazione di Jennifer Lopez, che per una volta riesce a smentire la sua fama di "bellissima ma poco capace".

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Recensione a cura di Matteo Sonego - aggiornata al 26/01/2006

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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