Recensione sindrome cinese regia di James Bridges USA 1979
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Recensione sindrome cinese (1979)

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Miglior attore straniero (Jack Lemmon)
VINCITORE DI 1 PREMIO DAVID DI DONATELLO:
Miglior attore straniero (Jack Lemmon)
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locandina del film SINDROME CINESE

Immagine tratta dal film SINDROME CINESE

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Immagine tratta dal film SINDROME CINESE

Immagine tratta dal film SINDROME CINESE
 

Un'ambiziosa telecronista, Kimberley Wells (Jane Fonda), il suo cineoperatore Richard (Michael Douglas) e il tecnico del suono Hector, della Tv americana di canale 3, visitano la centrale nucleare di Harrisburg nel Ventana (California).
Dopo aver ricevuto spiegazioni molto schematizzate su come una centrale termonucleare riesce a produrre energia elettrica, la troupe, guidata da un tecnico dell'impianto, entra nella rumorosa sala macchine filmando gli impianti, poi si avvia verso la sala di controllo dove, dietro un vetro protettivo, i tre osservano gli operatori di turno al lavoro.

Gli ospiti televisivi della centrale vengono informati su quel che avviene nella sala operativa dal tecnico guida. Il cineoperatore nonostante il divieto di filmare l'interno della sala, riprende di nascosto quanto sta avvenendo.
Una forte vibrazione del pavimento e l'avviarsi di alcuni allarmi acustici e visivi nella sala operativa, gettano nel panico i turnisti; il capoturno Jack interviene (Jack Lemmon, Palma d'oro a Cannes), cercando di prendere in mano la situazione, ma mostra incertezze e panico quando legge su un altimetro registratore, bloccato dalle vibrazioni, che il livello dell'acqua di raffreddamento del nocciolo ha raggiunto i livelli massimi.

Il capo turno non consulta l'altro altimetro, quello privo della funzione di registrazione, che segna il valore giusto dell'altezza dell'acqua: assolutamente non preoccupante.
Jack fa aprire alcune valvole di smistamento acqua e scarica il vapore in sovrappiù infrangendo le norme di sicurezza. Le sue operazioni rischiano di lasciare il nocciolo scoperto d'acqua. Quando si avvede dell'errore richiude le valvole e riesce all'ultimo momento a mantenere l'acqua sul reattore appena al di sopra del valore minimo, proprio quando la discesa costante del suo livello lasciava prevedere il peggio.

Perché quella forte vibrazione, è avvenuta esclusivamente nella centrale, e non è amputabile quindi a un terremoto? In seguito essa si ripeterà? Ci saranno in tal caso conseguenze catastrofiche?

La guida tecnica ha nascosto alla troupe televisiva quanto di grave stava per accadere in quel momento nella centrale: il rischio della fusione del nocciolo, la cosiddetta sindrome cinese (ipotesi scientifica mai provata: sprofondamento del nocciolo da un punto del pianeta Terra fino al suo opposto, ad esempio dagli Stati Uniti alla Cina).
Il cineoperatore Richard, dall'aspetto di un ecologista radicale, che ha filmato tutto, e la giornalista Kimberley, in cerca di gloria, consulteranno un ingegnere nucleare per capire cosa può essere veramente accaduto quel giorno nella centrale del Ventana e nel caso di una notizia scoop decidono di portarla avanti fino in fondo, giocando la carta della divulgazione popolare di una verità sul nucleare di portata mediatica e politica sconvolgente.

Il film uscito nelle sale americane il 16 Marzo 1979, risultò profetico perché un paio di settimane dopo avvenne un serio incidente nella centrale termonucleare di Tree Mile Island, incidente che richiamava ai pericoli legati ai tipi di imprevisti più comuni connessi a questa complessa tecnologia, cioè a quelle forme di rischio che possono essere addirittura fatali, ben anticipate proprio da questo film di Bridges, riguardanti questioni di emergenza inerenti a guasti al sistema di raffreddamento del nocciolo nucleare.

Il film ebbe nel mondo un grande successo di pubblico, perfino su quello più d'elite competente o addirittura esperto per quanto riguarda le conoscenze tecnologiche moderne sull'energia nucleare. Invece, la critica cinematografica più severa rimase un po' tiepida nel giudizio complessivo dell'opera: sia per quanto riguarda le forme narrative, sia in merito ai profili dei personaggi delineatisi con estrema cura nella pellicola ma un po' affabulati rispetto ai richiami più diretti offerti dalla realtà su questi argomenti.

Non ha convinto la critica cinematografica il modo con cui si svolgono e si intrecciano gli eventi più significativi del film, inoltre essa ha disapprovato alcune costruzioni letterarie sulle personalità di certi personaggi del film, risultate effettivamente troppo eroicizzate sia sul piano operativo che su quello morale, come ad esempio si può intravedere nella parte svolta dallo stesso protagonista Jack Godell (Jack Lemmon), capo turno della sala operativa, che dilata il suo ruolo fino al punto da renderlo poco credibile; oppure quella del suo nevrotico aiuto vice capo, anziano, prossimo alla pensione, tentato tra l'essere sempre obiettivo nel giudizio richiestogli sull'operato del suo capo o fare il furbo, per tornaconto personale, mentendo ad arte su un aspetto essenziale della vicenda e guadagnando perciò molto di più sul piano del riconoscimento politico del suo ruolo, ben aizzato dai suoi maliziosi dirigenti; finirà anche lui per fare una scelta eroica che lo danneggerà irrimediabilmente?

In realtà il film è di un buon livello, sia narrativo che contenutistico, Bridges riesce a mantenere costantemente un ritmo tipicamente letterario, assai ricercato, molto studiato, scorrevole, fluido per l'ottimo lavoro del montaggio, ma soprattutto il film piace perché ricco di tensioni ben sviluppate che fanno si che alcune pause inevitabili rappresentino per lo spettatore solo un momento di ripresa del proprio respiro normale.
Le tensioni portate all'apice della pulsione identificativa e proiettiva dello spettatore tendono a sciogliersi nel momento più opportuno, costruito con un doppio finale che soddisfa le attese ipotizzate, a volte un po' inconsciamente, dagli spettatori.

Le esagerazioni nei profili dei personaggi evidenziate dalla critica cinematografica diventano allora metafore positive di un racconto corale che vuol trasmettere un messaggio preciso, etico, quello dell'indignazione per una menzogna che può generare un disastro, l'esagerazione diventa parente di una affabulazione tipica a fin di bene, qualcosa che dice il contrario di quello che probabilmente nella realtà può avvenire di negativo a causa della corruzione dell'animo umano, richiamando con ciò a quel bene della coscienza umana che rischia da sempre, in certe situazioni, di essere assente.

A cosa servono le favole se non a castigare i cattivi, polarizzando il gioco etico tra il bene e il male in una schematizzazione che ne copre le complessità, perché la complessità porta al nichilismo, cioè a istanze comportamentali attendiste che lasciano dilagare copiosamente il male lungo uno sguardo sempre più privo di indignazione e forse di ironia.
La favola sembra ribadire il film tiene desta l'attenzione etica verso il male, sollecita l'intervento del nostro super io, è inoltre una scommessa sul bene, sulla sua possibile esistenza priva di grosse invalidanti contraddizioni.

Nel film il bene non è la lotta al nucleare in sé, ma la ricerca, con l'appoggio delle più importanti istituzioni, di un'altra informazione pubblica, che dica finalmente la verità sui reali pericoli di questo tipo di produzione di energia, su quei rischi mortali da sempre sottovalutati, ignorati dal pubblico.
Ad esempio il film sottolinea come alla popolazione non interessa sapere che in condizioni di esercizio normale la centrali nucleari sono sicure, ma avere notizia su quali sono gli imprevisti che possono generare guai seri al nocciolo colpendo la salute della popolazione, rendere cioè chiare e prevedibili statisticamente le cose inaspettate, capire tutto ciò che potrebbe impedire lo spegnimento effettivo, in piena sicurezza, del nocciolo nucleare.

La lotta tra istituzioni che diventano corruttibili quando c'è in gioco un'informazione corretta e quei media televisivi e giornalisti che sono e vogliono rimanere liberi da vincoli di potere, è ciò che tuttora nella nostra società rappresenta il cuore della libertà, intesa nel suo significato più profondo, in un'accezione estesa, ampia, di grande respiro e passione etica.
In questa epoca stiamo vivendo ancora questo tipo di libertà, presente nel film, assistendone a volte schierati ma a volte anche partecipandone seriamente. E' questo il nucleo vero della nostra fragile democrazia, il marchio di qualità che la contraddistingue e che sembra resistere nel tempo.

La genialità di questo film sta nell'aver capito dove risiede ancora il barlume etico fondamentale dell'occidente. Anche in questo il film è stato una profezia.

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Recensione a cura di Giordano Biagio - aggiornata al 14/04/2011 14.51.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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