Recensione le donne del 6° piano regia di Philippe Le Guay Francia 2011
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Recensione le donne del 6° piano (2011)

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locandina del film LE DONNE DEL 6° PIANO

Immagine tratta dal film LE DONNE DEL 6° PIANO

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Parigi primi anni Sessanta.
In un palazzo bene si consuma la vita monotona e ordinata del mite Jean-Louis Joubert, sorridente e garbato, padre di due figli collegiali fintamente decorosi e marito fedele di Suzanne, tipica signora borghese snob e abitudinaria.
Nella misera soffitta del palazzo vivono delle domestiche spagnole chiassose e povere, ma felici di portare avanti una vita di lavoro e soddisfazioni. Quando la governante di famiglia si licenzia, nel tran-tran dei Joubert entra la bella e misteriosa Maria, appena arrivata dalla Spagna e immediatamente assunta perché passa l'esame della cottura dell'uovo à la coque, che ogni mattina Jean-Louis prende prima di recarsi in ufficio.
La ventata che Maria porta, risveglia Jean-Louis dal suo lungo letargo. L'uomo si sente affascinato dalla ragazza e di conseguenza entra nel mondo delle domestiche, comincia a interessarsi fattivamente ai loro problemi e lentamente rigetta il mondo finto perbene che lo circonda.

Nell'ultimo quindicennio il cinema in Francia ha prodotto diverse commedie minimaliste, che affrontano il mondo della borghesia analizzandone i vizi e le piccole virtù; una nazione che ha spazzato via la nobiltà da più di duecento anni con la rivoluzione del 1789 e ha generato una classe media economicamente stabile (i primi anni Sessanta dello scorso secolo erano ancora un periodo dorato per la Francia) ma troppo vittoriana sul piano morale. Jean-Louis e sua moglie sono prevedibili e abitudinari al limite del paradosso, lui ha speso l'intera esistenza senza allontanarsi molto dall'abitazione in cui è nato e senza grossi scossoni, sua moglie ci tiene molto all'eleganza formale e all'apparenza, i due figli parlano scimmiottando gli adulti senza effettivamente comprendere ciò che dichiarano con aria seriosa.
Le spagnole, affettuose, speranzose, rappresentano una novità, un innesto positivo di un'altra cultura in un mondo ancora chiuso e potenzialmente poco aperto all'arrivo del diverso.

Bravissimo nel ruolo dell'uomo fintamente senza qualità Fabrice Luchini, con stampata in viso un'espressione a metà tra il gioioso e il pacioso, a sottolinearne l'apparente arrendevolezza, l'imperturbabilità frutto di un'educazione repressiva tipica dell'epoca, ma capace poi pian piano di passare dalla pace dei sensi alla consapevolezza del cambiamento.

Partners femminili: Sandrine Kiberlain,nel ruolo dell'austera, algida e frivola consorte e l'argentina Natalia Verbeke che interpreta la domestica iberica Maria. Le due donne sono contrapposte sia fisicamente che caratterialmente: una è alta e bionda secondo un canone tipicamente transalpino mentre l'altra è bruna e dal colorito olivastro; ma se la prima, pur appartenendo a un mondo che si reputa più "civile o "civilizzato", si trascina vuotamente dietro fatui impegni e non fa che assecondarsi al ruolo da bambola destinatole dal mondo borghese, l'altra, proveniente da una terra più tradizionalista e antiquata, è invece capace di scelte forti e anticonvenzionali e mostra di essere in grado di ragionare a mente più aperta.

Oltre i facili stereotipi che contrappongono l'anima caliente spagnola più latina ai cupi francesi di origine gallica, con una strizzatina d'occhi alle teorie rousseauiane del bon sauvage e del ritorno alla natura e alle pulsioni primarie, il film rappresenta la rivoluzione gentile di persone così così e la vittoria del sentimento sul "keep up appearences", che regna sovrano sui pessimi borghesi di tutta Europa.

Lieve, ben recitato, da non perdere.

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Recensione a cura di peucezia - aggiornata al 21/07/2011 15.15.00

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