Recensione io, loro e lara regia di Carlo Verdone Italia 2010
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Recensione io, loro e lara (2010)

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locandina del film IO, LORO E LARA

Immagine tratta dal film IO, LORO E LARA

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Immagine tratta dal film IO, LORO E LARA

Immagine tratta dal film IO, LORO E LARA
 

Dopo film decisamente poco riusciti come "Il mio miglior nemico" e "Grande grosso e Verdone", Carlo Verdone torna in sala con una commedia divertente, anche se ancora ben lontana dagli standard del passato. La fine del sodalizio con la Filmauro sembra, comunque, aver ridato nuova linfa creativa al regista romano e confermato De Laurentiis come un imprenditore incapace di valorizzare artisticamente la sua pur talentuosa scuderia. De Laurentis non regge il paragone con i suoi illustri predecessori, Luigi e Dino, dimostrando che per essere dei grandi produttori di cinema non basta solo saper far quadrare i conti.
Sarebbe scorretto però ignorare che Carlo Verdone attraversi una crisi di idee oramai permanente, ma che questo debba essere un alibi per immolarsi all'altare della banalità e becera volgarità non è sicuramente accettabile. La stagione di film come "Compagni di scuola", "Maledetto il giorno che ti ho incontrato" o "Al lupo al lupo" è definitivamente conclusa; nonostante ciò si può constatare con piacere che "Io, loro e Lara" è un lavoro dignitoso, divertente e di buon gusto di un Verdone finalmente capace di esprimersi con libertà.

Il film prende spunto dalle vicende di Padre Carlo, un prete missionario di ritorno in Italia per ridare vigore alla propria fede. Purtroppo il ritorno in famiglia si rivela essere più complicato del previsto, con un padre alla prese con una nuova moglie, un fratello cocainomane e una sorella esaurita con una figlia difficile.
In questa situazione compare Lara, una ragazza sbandata e sola, la cui irruzione destabilizzerà il già fragile equilibrio di padre Carlo.

In realtà il film può essere idealmente diviso in due momenti: la prima parte è quella più riuscita, con la presentazione di una famiglia italiana media alle prese con problemi quanto mai attuali. L'occhio di Verdone sulla situazione nostrana è sempre molto attento, soprattutto nel descrivere la nuova relazione amorosa del padre anziano e le relative preoccupazioni dei figli, di carattere principalmente economico.
Poi qualcosa si rompe, proprio nel momento in cui entra in scena Laura Chiatti nel ruolo di Lara.
È innegabile che l'attrice romana si confermi come una delle più avvenenti bellezze del cinema italiano contemporaneo; peccato che non si possa dire lo stesso delle sue dote di attrice. La sua interpretazione è monocorde e incolore, incapace di dare spessore a un personaggio che invece sarebbe dovuto essere il punto di svolta e interesse dell'intero film. Attrici come Ornella Muti, Margherita Buy o Francesca Neri erano capaci di catalizzare l'attenzione dello spettatore; merito anche di Verdone, da sempre capace di valorizzare i ruoli femminili.
Certo, la scrittura del personaggio di Lara non può essere definita esemplare, emblema di una scenggiatura che cade spesso, troppo spesso, nei cliché.

Una certa superficialità in parte può essere giustificata quando è strumento per divertenti sketch, come quello con le ragazzine Emo (siparietto ripreso da "Cado dalle Nubi" e non proprio originalissimo), mentre in altri casi si cade nell'assoluto qualunquismo, specie in riferimento alle prostitute di colore.
Non manca poi la solita paternale moralista, sopratutto nella descrizione di figli arrivisti e venali incapaci di accettare la nuova moglie moldava del padre (la tutela dei propri interessi è squallido materialismo?) e una certa superficialità nel mostrare il dramma della droga, che viene visto quasi con indulgenza.
Ma la cosa che realmente manca in tutto il film è l'analisi del protagonista: che sia un prete rimane solo sullo sfondo, non si parla mai del suo rapporto con la fede e la Chiesa è totalmente ignorata.
Una mancanza di coraggio ed incisività che oramai sembra essere il fil rouge di tutti i film italiani.

Nonostante le tante pecche "Io loro e Lara" funziona, diverte, non è comunque mai eccessivamente banale e sopratutto riesce a non cadere nella volgarità.
Insomma bastarebbe questo Verdone di "serie B" degli ultimi anni per staccare di molto gli attuali "grandi" della commedia italiana, come Veronesi e Pieraccioni, i cui ultimi film sono un vero e proprio festival della pochezza di idee.
Nel complesso luci e ombre nell'ultima fatica di Verdone, che comunque lasciano ben sperare per il futuro, in attesa sempre che si decida "cosa fare da grandi": se essere un regista da cinepanettone, con incassi milionari e tanta visibilità, oppure dedicarsi a film più piccoli ma che con meno vincoli e più libertà possono restituire quell'ispirazione oramai persa.

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Recensione a cura di Paolo Ferretti De Luca aka ferro84 - aggiornata al 20/01/2010

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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