Recensione femme fatale regia di Brian De Palma USA 2002
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Recensione femme fatale (2002)

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locandina del film FEMME FATALE

Immagine tratta dal film FEMME FATALE

Immagine tratta dal film FEMME FATALE

Immagine tratta dal film FEMME FATALE
 

Diretto da Brian De Palma, Femme Fataleavrebbe dovuto essere il ritorno del regista ad uno dei suoi genere preferiti, il thriller, genere cinematografico con cui, soprattutto all'inizio della sua carriera, aveva sfornato bellissimi film quali Vestito per uccidere, Omicidio a luci rosse, Il fantasma del palcoscenico. Purtroppo il tentativo è stato questa volta in gran parte fallito, confermando il periodo di stasi creativa che sembra stia attraversando De Palma.

La trama è di fatto difficile da raccontare, in quanto per buoni quarantacinque minuti di film sembra non seguire un senso logico. Laura Ash (Rebecca Romijn-Stamos) è una ladra che si infiltra, assieme a dei complici, nel palazzo di Cannes durante il festival del cinema, fingendosi una fotografa, con lo scopo di rubare i diamanti di un prezioso gioiello indossato da una modella. Dopo un conturbante incontro lesbico con la ragazza, le cose si mettono male: uno dei complici viene scoperto e gravemente ferito e Laura ne approfitta per fuggire con i diamanti, abbandonando i suoi compagni. A questo punto la trama si ingarbuglia: Laura, in fuga, viene scambiata per una ragazza identica a lei che nel frattempo si suicida. Laura ne approfitta per sostituirsi a lei e rifarsi una vita lontana da Parigi, ma gli impegni politici dell'uomo che ha sposato la costringono a tornare a Parigi, dove viene immortalata per caso da un fotografo (Antonio Banderas). Laura deve assolutamente recuperare quelle foto, ma la trama è destinata a ingarbugliarsi ulteriormente e a subire un'improvvisa e inaspettata virata...

Tutti gli elementi del cinema del maestro De Palma sono presenti in questo film: il tema del voyeurismo (Laura si finge una fotografa per entrare nel Palazzo di Cannes e lo stesso Banderas interpreta un fotografo), il cinema nel cinema (i continui ed espliciti rimandi al film La fiamma del peccato e quelli meno esplici a La donna che visse due volte), il doppio in uno (che qui diventa addirittura triplo e quadruplo, tante quante sono le identità assunte dalla protagonista), la poesia dello sguardo e della fatalità che porta al ribaltamento degli eventi (la scena finale). Questo si tratta quindi indiscutibilmente di un film di De Palma come dimostrano non solo i temi trattati, ma anche i virtuosismi registici, i piani sequenza, le inquadrature inclinate che seguono lo sguardo dei personaggi, le riprese a filo dall'alto, i giochi con la profondità di campo, gli split-screen, le sequenze al ralenty. Non si può non rimanere incantati dai primi splendidi dieci minuti di film, nei quali veniamo risucchiati in una situazione pericolosa, seducente e vorticosa che ad un certo punto prende una brutta piega e che porta la protagonista verso l'inizio della sua fuga.
Eppure, superata questa scena iniziale, Femme Fatale comincia a mettere in risalto tutti i suoi punti deboli, a cominciare da una sceneggiatura (firmata dallo stesso regista) che non può non lasciare spiazzati e perplessi gli ammiratori abituali del regista: nonostante come abbia già detto i temi trattati sono comuni ad altri film, la storia in sé è un qualcosa di inedito, un intreccio che avrebbe potuto essere scritto da uno come David Lynch e che mal si adatta allo stile di De Palma. Senza entrare nei dettagli della trama, si tratta di una vicenda che potrebbe somigliare quasi ad un mal riuscito tentativo di imitare David Lynch, e molti sembrano essere i rimandi, voluti o meno, all'ultimo film di David Lynch, Mullholand Drive. Una sceneggiatura in cui De Palma sembra non trovarsi a suo agio: diretta impeccabilmente, ma quasi senza coinvolgimento, e i virtuosismi a cui siamo abituati inseriti più come marchi di fabbrica che per reale senso registico, come per esempio gli split-screen, tra i meno riusciti della carriera del regista che ne aveva fatti di memorabili in film come Blow Out e Omicidio in diretta. Una sceneggiatura che si sforza di assumere un senso e un significato, costellata di indizi e rimandi, di dettagli e introspezioni, ma che si conclude in maniera banale e scontata, vanificando tutta l'aspettativa. E il tanto celebrato personaggio della donna diabolica a cui viene affidato addirittura il titolo del film, non viene approfondito adeguatamente, come se fosse sufficiente girare una scena lesbica e far dire qualche battuta "cattiva" ad una bellissima attrice per inventare una memorabile "femme fatale".

A proposito degli attori, devo segnalare purtroppo un'altra nota negativa. Antonio Banderas è fuori parte e ci regala una prova a tratti imbarazzante, mentre la Stamos è certamente bellissima ma non riesce a dare al suo personaggio la giusta dose di carisma, come dicevo forse non aiutata neanche dalla sceneggiatura.

In definitiva un film piuttosto deludente per chi già conosce De Palma e i suoi virtuosismi, e forse sorprendente per chi invece non ha mai visto un suo film. Un ottimo esercizio di tecnica e di regia, ma da un regista sessantaduenne ormai navigato e da un maestro del cinema come lui era lecito aspettarsi di più.

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Recensione a cura di stefano76 - aggiornata al 20/05/2003 12.03.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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