youth - la giovinezza regia di Paolo Sorrentino Svizzera, Gran Bretagna, Italia 2015
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youth - la giovinezza (2015)

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locandina del film YOUTH - LA GIOVINEZZA

Titolo Originale: YOUTH - LA GIOVINEZZA

RegiaPaolo Sorrentino

InterpretiMichael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano, Jane Fonda, Alex MacQueen, Mark Kozelek, Luna Mijovic, Madalina Ghenea

Durata: h 1.59
NazionalitàSvizzera, Gran Bretagna, Italia 2015
Generedrammatico
Al cinema nel Maggio 2015

•  Altri film di Paolo Sorrentino

Trama del film Youth - la giovinezza

Youth La giovinezza, il nuovo film di Paolo Sorrentino, si svolge in un elegante albergo ai piedi delle Alpi dove Fred e Mick, due vecchi amici alla soglia degli ottant'anni, trascorrono insieme una vacanza primaverile. Fred Ŕ un compositore e direttore d'orchestra in pensione, Mick un regista ancora in attivitÓ. Sanno che il loro futuro si va velocemente esaurendo e decidono di affrontarlo insieme. Guardano con curiositÓ e tenerezza alla vita confusa dei propri figli, all'entusiasmo dei giovani collaboratori di Mick, agli altri ospiti dell'albergo, a quanti sembrano poter disporre di un tempo che a loro non Ŕ dato. E mentre Mick si affanna nel tentativo di concludere la sceneggiatura di quello che pensa sarÓ il suo ultimo e pi¨ significativo film, Fred, che da tempo ha rinunciato alla musica, non intende assolutamente tornare sui propri passi. Ma c'Ŕ chi vuole a tutti i costi vederlo dirigere ancora una volta e ascoltare le sue composizioni.

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Voto Visitatori:   6,76 / 10 (79 voti)6,76Grafico
Miglior musicista (David Lang)Miglior canzone originale (Simple Song #3 - Sumi Jo, David Lang)
VINCITORE DI 2 PREMI DAVID DI DONATELLO:
Miglior musicista (David Lang), Miglior canzone originale (Simple Song #3 - Sumi Jo, David Lang)
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Voti e commenti su Youth - la giovinezza, 79 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

antoeboli  @  12/08/2017 23:32:21
   7 / 10
Sorrentino alle prese con vecchi vip in cerca di se stessi all interno di un hotel molto particolare .
Questo secondo lavoro in lingua inglese , non è ai livelli di this must be the place , ma segna comunque un livello artistico particolarmente riuscito , sia sul lato di movimenti di camera sia sui tempi , che per un film sul generis così risulta anche meno lento del previsto .
Fotografia di Luca Bigazzi al top ! grande visione di questa meravigliosa svizzera con montagne e panorami da sballo , ma soprattutto un uso di colori meravigliosi .
Si può dire che forse è anche il primo film di Sorrentino che utilizza un cast della ******* a livello internazione , partendo da M.Caine fino a Jane Fonda e Harvey Keitel , Rachel Weisz ...
Un cast di grande livello e in grandee spolvero ,che regge alla grande le due ore di pellicola .
un film che vuole parlare di speranza , di una nuova giovinezza nascosta nell anziano che è in noi ... quando si arriva al punto di non ritorno , qualcosa può ancora accadere.
Guardatelo , restando nel fatto che si tratta di un film 'alla Sorrentino ' che potrebbe non piacere alla massa.

gemellino86  @  07/03/2017 19:36:36
   7 / 10
Buon film di Sorrentino ma molto impegnato (come la maggior parte dei suoi film). Bravissimo Michael Caine. Bella l'ambientazione.

Charles Kane  @  07/02/2017 22:59:51
   8 / 10
La pellicola, nelle intenzioni del regista, vuole dipingere un ritratto dell'età che più di tutti è temuta. E proprio in tal senso è dipinta, con le sue paure, con le sue insicurezze, e con la certezza di essere arrivati fino là ma ancora non avere compreso appieno la vita (la figlia nel caso di Caine, il mondo nel caso di Keitel).

Oskarsson88  @  15/10/2016 23:30:12
   7 / 10
Il solito Sorrentino un po' pretenzioso, però tutto sommato sia la fotografia e i dialoghi catturano abbastanza, in questo dilemma della vecchiaia contrastata alla giovinezza, anche se i principali protagonisti hanno tutti ruoli importanti e per l'utente medio risulta più difficile identificarsi. Alla lunga però risulta un po' pesante.. comunque visto la media bassina pensavo peggio, alla fine l'ho trovato un buon film

Light-Alex  @  26/09/2016 10:31:40
   5½ / 10
Con Youth siamo nel piano del cinema più autentico e più complesso anche da digerire per lo spettatore medio. Indubbiamente Sorrentino ha talento registico, tuttavia credo che questa sua peculiarità non lo salva in questo lavoro.
Youth non ha fatto breccia nel mio cuore, anzi, per larghi tratti mi ha annoiato.
Un paio di tematiche di base, i dualismi leggerezza-complessità, giovinezza-vecchiaia. Per svilupparli la sceneggiatura si avvale di un paio di dialoghi cardine del film e nella solita evocazione di figure immaginifiche da parte del regista, unite ad un uso ad hoc della colonna sonora.
Purtroppo però l'effetto non è quello sperato. I dialoghi non hanno particolare mordente, anche gli incisi che dovrebbero custodire la profondità del film, non convincono, non esaltano, non fanno riflettere. Sì c'è qualche spunto interessante, ma sulla leggerezza-complessità leggiamoci un Kundera che è meglio, mentre sulla giovinezza-vecchiaia ho visto decine di film migliori.
Anche la regia qui non ha la potenza espressiva della Grande Bellezza, non apporta slanci particolari al film. Irrita come Sorrentino debba puntualmente creare un certo climax su un personaggio e poi faccia naufragare quella narrazione in scene deboli e (credo volutamente) sgraziate. Tanto da farci sfuggire il senso della cosa, da lasciarci con un senso di incompleto.

Tra tutte annovero la scena di Caine che dirige l'orchestra di mucche, il lungo nudo della Ghenea con la frase finale piatta della coppia di amici anziani, la coppia di vecchi che si apparta nel bosco, la storia della Weitz che termina con uno sgraziato montanaro che la porta a fare arrampicata sportiva con annessa scena finale irritante, la vicenda di Paul Dano che naufraga in una messa in scena grottesca di Hitler, gli intermezzi con mangiatori di fuoco e bolle di sapone, le sequenze con la massaggiatrice che gioca a JustDance, il personaggio di Maradona.
Sorrentino insiste con questo suo modo di far cinema in cui vuole gettare pillole di presunta saggezza, perdersi in momenti di alta regia e poi sbatterci in faccia immagini grottesche, volutamente misere e fintamente squallide, in realtà molto estetiche.
Altre volte ha convinto: qui manca purtroppo una base solida su cui poggiarsi. Il messaggio è frammentato, non continuo, non supportato bene da una valide sceneggiatura.

Posso lodare solo sentitamente la capacità di gestire la colonna sonora, e la bellissima canzone originale di David Lang cantata dalla coreana Sumi Jo, che regalano un bel finale.

Goldust  @  19/04/2016 11:41:10
   6½ / 10
Dopo la conquista dell'Oscar Sorrentino era giustamente atteso al varco: questa sua ultima fatica non interrompe il discorso di bellezza intrapreso nel precedente film ( le vedute montane mozzafiato, miss Universo) e ne rafforza la componente contemplativa. Pur mantenendo una certa linearità nel racconto nel film non tutto funziona a dovere, a partire dal notevole dislivello di profondità di scrittura tra i due personaggi principali, con il regista interpretato da Keitel che ne esce penalizzato. Il suo faccia a faccia con l'esuberante e boccaccesca Jane Fonda può valere però da solo la visione del film. Finale d'ensemble sì elegante ma troppo debitore de "Il concerto" di Mihaileanu, la cui forza emotiva era però ben altra cosa.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  15/04/2016 21:25:44
   7½ / 10
Giudizio difficile; Sorrentino si può considerare un vero artista, quindi un appassionato coglie sempre qualche spunto di grande interesse nelle sue opere, per quanto complesse. Qui troviamo una prima parte parte molto lenta, ragionata, a tratti eccessiva. Più avanti si assiste a un crescendo dei toni, al pari della qualità, per concludere con un finale sublime. Mancava solo un po' più di linearità, e l'assenza del personaggio Maradona, per fare di questo film un capolavoro.

JohnRambo  @  11/04/2016 09:18:55
   7 / 10
Un'altra cosa rispetto al precedente, con una storia per lo meno godibile sebbene quello della vecchiaia sia un tema molto utilizzato. Rimane la sensazione che questi film siano fatti con notevole puzza sotto il naso: sia questo che il precedente parlano di ricchi, costruiti per ricchi e realizzati da ricchi. Film volutamente d'élite, dunque, in una curiosa mistura di indifferenza e disprezzo per tutto ciò che è "inferiore".

fabio57  @  04/04/2016 11:09:58
   7½ / 10
Il cinema di Sorrentino è decisamente singolare oltre che difficile. Questo film che, a mio parere, non è il migliore del geniale regista, è comunque interessante, anche se a tratti lento e un po' pesante, molto estetico, per cosi dire espressionista. Il tema del tempo che scorre è intrigante e affrontato con originalità. Caine e Keitel sono superbi. Dopo "la grande bellezza" anche questo lavoro ha sul piano iconografico forti richiami felliniani, nei tempi e nel ritmo ricorda invece " This must be the place" Importante è che Sorrentino abbia sempre qualcosa da dire

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  07/03/2016 16:42:57
   8 / 10
Non è mai facile tornare in sala dopo l'Oscar, e Sorrentino lo fa alla grande.
Film di cui è difficile parlare, meglio guardarlo.

mmagliahia1954  @  26/01/2016 10:55:23
   8½ / 10
Questo film non e' certamente un flm " facile" , ma e' un prodotto geniale, diverso, forte come forte e' la vita, alternativo e toccante come tutte le opere di Sorrentino. Il talento c'e', il tema tutto, la vecchiaia. Gli altri temi, come giovinezza, desiderio, talenti, passioni, amore e morte e altri, perche' ve ne sono altri, sono trattati intorno alla centralita' della vita, vista da quel punto della linea del tempo umano che e' appunto il momento della vecchiaia.
Senza alcuna presunzione, penso di poter dire qualcosa in merito, perche' meno lontana di altri da quelle eta' che e' pure una fortuna raggiungere sani e lucidi.
Il film non e' velocissimo, e' pieno di dialoghi, momenti parlati, seppur nel silenzio, spunti di riflessione reali, come lo sguardo di un panorama o la passeggiata. Lo stile e' quello di questo regista che abbiamo imparato a conoscere e riconoscere. Bella nel dvd l'intervista di 10 minuti, dove spiega un po' lo stile adottato in questo film. Gli attori tutti molto bravi. Nulla da dire in senso negativo secondo me. Ecco, forse, vista la bellezza delle scene oniriche, poteva rappresentarne di piu'? Pero' dopo il film sarebbe stato differente.

Invia una mail all'autore del commento NotoriousNiki  @  12/01/2016 20:27:34
   8 / 10
Squadra che vince non si cambia. Non per Sorrentino che fa quel passo dove solitamente cascano tutti i filo europei o filo orientali persuasi da Hollywood, ossia snaturarsi, Sorrentino invece mantiene pressoché intatto il registro formale de 'La Grande Bellezza', tanto per parafrasare Kundera inietta alla sua opera quell'insostenibile leggerezza dell'essere, tutto è evanescente, non è più solido de 'La Grande Bellezza' è altrettanto sfuggente e simbolista.
Esibisce un circo di varietà informe a cui fa da sottofondo il solito trend pop, l'aulicità della regia e di temi prettamente filosofici, paradossalmente rifuggono da una musica alta, Sorrentino mantiene intatte le sue origini e non si da un tono intervallando Beethoven a Mozart, ma anzi quasi lo mercifica svilendosi nella commercialità, trova il posto quasi fosse un'appendice al discorso di premiazione di 25 mesi fa, per inserire una copia di Maradona, quello post 2000 in preda all'obesità, un'ospitata di Paloma Faith, o una Miss Mondo che si beffa dei cliché della 'bella ma stupida', entrambi complici di scene grottesche irrilevanti ai fini della trama che si preoccupa di intercedere quella fase in cui dalla vecchiaia si tirano le somme sulla propria vita e sulla propria eredità umana, la prole.
A posteriori preferibile anche alla prima trasferta anglofona, 'This Must Be the Place' nella quale era meno riconoscibile il tocco di Sorrentino post 'Il Divo' e post Servillo, con un Sean Penn un po' grottesco, un po' macchietta, dall'autorialità contenuta e dalla sensazione che il salto in terra anglofona fosse solo da rimandare.

Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  05/01/2016 18:18:47
   6 / 10
Niente da fare, sonoro passo falso per Sorrentino che, dopo la sbornia post oscar de La grande bellezza, fa un film che è praticamente una raccolta di aforismi altgernati a bellissime immagini ed a qualche suggestione azzeccata sulla vecchiaia. Pochissimo, veramente pochissimo rispetto a quanto ci aveva abituati Sorrentino: a furia di procedere per sottrazione non gli sta rimanendo quasi nulla.

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Ultima risposta 07/01/2016 17.34.59
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Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  02/01/2016 18:20:18
   6 / 10
Premesso che non stimo Sorrentino, ho voluto ugualmente guardare questo film incensato dalla critica, e devo dire che il mio giudizio, rispetto ai suoi ultimi due pessimi lavori, non è del tutto negativo. La vicenza narrata è interessante, gli attori sono bravi, peccato che il finale non è all'altezza e fa abbassare la mia valutazione.

ilmoro88  @  09/12/2015 13:21:03
   4½ / 10
Piattume totale. Non un bel film. L'idea poteva anche essere meritevole ma è stata sviluppata male poiché il film trasmette solo un'irritante noia.


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Non mi soffermo sul personaggio di Maradona che è oltre i limiti dell'imbarazzante.
Film raffazzonato, senza capo ne coda, che non dice nulla e non trasmette nulla.
Una perdita di tempo....

Macs  @  26/11/2015 15:23:41
   6 / 10
Sarà che preferisco un'altra idea di cinema, ma questo film è un po' troppo "estetico" e stilizzato per i miei gusti. Poi per carità, il film è confezionato alla Sorrentino cioè bene, con un'ottima fotografia e scene spesso suggestive, cui contribuiscono la colonna sonora e i paesaggi. Però un pelo di trama in più non mi sarebbe dispiaciuto: se ogni tanto Sorrentino provasse anche a raccontare una storia, magari anche semplice, con la sua delicatezza e il suo estetismo, non penso guasterebbe così tanto. Si può anche fare gli esteti raccontando storie, non solo facendo una serie di corti e curandosi solo della forma. Ho preferito "La grande bellezza", perché se entrambi sono film che puntano solo sull'estetica e lo stile, "La grande bellezza" è più efficace e ha più coraggio.

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Remington  @  15/11/2015 16:56:00
   8½ / 10
"Questo è Cinema...quella è televisione. La televisione è LA *****!" - Mick Boyle

Perchè Noi siamo Quelli che non permetteranno a nessuno, a NESSUNO, di accarezzarci il viso dicendoci che "la vita va avanti, anche senza questa *******ta del cinema".
A nessuno. Mai.

markos  @  05/11/2015 16:23:00
   6 / 10
Mah che dire, siamo lontani da quel bel film "le conseguenze dell'amore".
Per me è sufficiente, devo dire però anche se è lento come film la visione non annoia.
Trovo ridicolo la presenza di Maradona.
Capisco che sia l'idolo di Sorrentino, ma che se lo tenga per lui.

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Ultima risposta 05/11/2015 16.37.43
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  04/11/2015 11:34:12
   6½ / 10
Fred e Mick si preparano a sottrarsi definitivamente agli occhi del mondo. In un lussuoso resort delle alpi svizzere, una sorta di metaforico paradiso anticipato, i due grandi artisti, ormai anziani, si ritrovano durante un periodo di vacanza. Fred ormai non ha alcuna intenzione di dirigere un'orchestra o di mettersi a tavolino a comporre, la Regina lo chiama, ma lui risponde picche. Mick ha in mente di girare un ultimo film, negli intenti il suo capolavoro/testamento, ma sembra più una velleità che altro, un modo per restare in contatto con un mondo (di cui si circonda avidamente) col quale non vuole tagliare il cordone ombelicale.
I due compari ci offrono una visione nostalgica sulla vecchiaia fortunatamente resa da Sorrentino mai patetica, il regista partenopeo riesce a concretizzare un'idea di impasse definitiva nel momento in cui lo stimolo o l'illusione hanno il sopravvento su vite, che grandi o piccine siano state, non trovano più ragioni per provare a spiccare un balzo, o anche a muovere un semplice passo avanti. Persone già morte, figure in sottrazione, confinate in un limbo lindo e regolamentato, abitato da loro simili già sconfitti dalla vita nonostante un'età ancora buona per "figliare" qualcosa di importante.
Come tradizione vuole l'estetica di Sorrentino è di quelle che fanno la gioia di ogni cinefilo feticista del tecnicismo; regia, fotografia e montaggio sono superbi (seppur meno ammalianti rispetto ad altre opere del regista). Confermate e apprezzate le abilità non si può evitare di evidenziare la tendenza al pomposo, all'autocelebrazione e al compiacimento con colonna sonora tronfia e invadente, capace di inseguirci sin sugli interminabili titoli di coda, a loro volta traditori di un modo di fare cinema che è discutibile sfida in un pavoneggiarsi infinito.
I dialoghi sembrano più sentenze o aforismi, ma pur rimarcando una certa spocchia esistenzialista riescono a tratteggiare una caducità del corpo più mentale che corporea. A fare la differenza c'è solo la forza di volontà, il desiderio di fare o dire ancora qualcosa, ben esplicitato nel ribaltamento di ruoli finale dove Mick e Fred si scambiano di posto tra annullamento e ritorno.
Ottima la prova degli attori, Caine e Keitel sugli scudi, ma anche Rachel Weisz è molto brava, applausi per l'apparizione di Jane Fonda nei panni di un'attempata e scorbutica diva del cinema.
Ad oggi, a mio modesto parere, l'opera meno convincente di Sorrentino. Interessante a livello tematico ma prolissa e avara di contenuti fatti girare sotto il naso dello spettatore in varie salse tutte dal sapore simile.

werther  @  01/11/2015 12:38:38
   6½ / 10
Il film pur essendo lento riesce a farsi guardare abbastanza piacevolmente e man mano che i personaggi vengono caratterizzati l'interesse aumenta, risulta però meno incisivo della Grande Bellezza nonostante alcune scene e musiche ci riportano un pò a quella pellicola. Si vede benissimo il tocco del regista nella sequenza di inquadrature e nel montaggio, ottimo il cast e adatti i personaggi. Bravissimo Caine, veramente un grande attore e lo dimostra anche stavolta, non da meno Keitel.

TheLegend  @  29/10/2015 14:33:32
   4½ / 10
Probabilmente il peggior film di Sorrentino ad oggi.
Un insieme di scene slegate una dall'altra,supponenti e senz'anima.Esteticamente ben fatto ma null'altro.
Ho sempre apprezzato questo regista e,nonostante la caduta di "This must be the place",avevo continuato a credere in lui ed ero stato ripagato con "La grande bellezza" che avevo apprezzato e che mi aveva fatto sperare che il regista avesse capito l'errore.
Con questo film mi sono sorti di nuovo mille dubbi e mi ritrovo di nuovo a sperare che col prossimo lavoro ritrovi la retta via,anche se con meno fiducia.

jason13  @  28/10/2015 12:36:19
   4 / 10
Mi piacciono molto i film di Sorrentino ma questo proprio non lo posso proprio salvare...nonostante la maestria degli interpreti il film e' pesante e sinceramente inutile...a me personalmente non ha lasciato nulla e l'ho praticamente gia' dimenticato.
Bocciato!!

7219415  @  28/10/2015 01:06:02
   7 / 10
L'ormai solito Sorrentino piuttosto lezioso...film pesante ma bello

freddy71  @  25/10/2015 20:23:32
   8 / 10
si dai il film è fatto bene.....forse un po lento ma con una regia molto attenta...bella la colonna sonora

Hankzilla  @  31/08/2015 14:38:46
   4 / 10
Veramente eccessivo, pieno zeppo di trovate pacchiane ed evitabili, tutte fine a se stesse. Questo è il risulltato quando si vuole forzare la mano e risultare a tutti i costi impegnativo, autorale, sofisticato, "artistico" o metaforico... una serie di artifizi messi in atto per nascondere una carenza di contenuti destabilizzante, in grado di ammaliare solo grandi masse di pubblico ignare di ciò

paride_86  @  31/08/2015 09:52:30
   6 / 10
Sorrentino è un regista di indubbio talento e ogni fotogramma dei suoi film ce lo ribadisce.
"Youth" è un film di spettacolare potenza visiva, accompagnata da trovate registiche originali e interpretazioni davvero d'eccezione.
Il problema è che tanta eccellenza estetica non si sposa con una solida trama e, alla fine, dopo due ore di film, l'unica domanda che rimane allo spettatore è: e quindi?

641660  @  27/07/2015 08:51:51
   5 / 10
Maradona...Maradona obeso....Maradona obeso con la dispnea....Maradona obeso con la dispnea in una clinica svizzera....Maradona obeso con la dispnea in una clinica svizzera che ha allucinazioni...siccome poi quasi tutti hanno allucinazioni in quel posto mi viene da pensare se Maradona&Co siano andati per disintossicarsi o per drogarsi. Solo un regista napoletano poteva cadere tanto in basso pensando di volare tanto in alto.

Scherzi a parte in questo film sanno fare tutti il loro lavoro, tanto gli attori quanto il regista. Il problema vero è proprio la trama del film, una palla infinita...no dico, si può fare davvero un film sulle vacanze dei pensionati in montagna?!? Esiste qualcosa di più noioso al mondo?!? La risposta è si, due volte si.

I dialoghi? Quelli tra le mucche erano i migliori...

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Ultima risposta 04/09/2015 09.23.55
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hghgg  @  05/07/2015 11:06:49
   7 / 10
Avvertenza: il prossimo che nomina Fellini o "8 e 1/2" in relazione a questo film verrà spedito in un Gulag appositamente costruito nel Sahara. Bene.

Boh, io con Sorrentino non ci capisco più niente, potrebbe girare film enormi col suo talento e perde tempo a farsi le pìppe. Come dire che potrebbe avere Salma Hayek tutti i giorni e invece perde tempo coi solitari, perché ? Ribadisco, boh.

Ormai mi sembra come 'sto tizio di "Family Guy" https://youtu.be/xB0kk6J5lks voglio dire è tecnicamente bravissimo, noi lo sappiamo pure ma lui continua a sbattercelo in faccia; non che prima non lo facesse e non è che andasse male come cosa ma era tecnica un po' meno fine a se stessa e utilizzata in film molto più concreti. "Youth" sebbene un po' più "solido" rispetto a "La Grande Bellezza" cosa vuole dirmi ? Be, io ci ho visto un sacco di banalità spacciata per profondità mischiata a scene che bene o male riuscivano anche ad emozionare. Con gli sguardi, con le musiche, col merito di una straordinaria fotografia, non grazie ai dialoghi troppo spesso irritanti e vacui, banali e quasi mai veramente incisivi secondo me (tranne eccezioni sparse e rare).

E tutte quelle scene diciamo così "oniriche" ? Bellissima quella iniziale di Venezia (ripeto, fotografia pazzesca e scena molto potente visivamente quindi eccellente) ma poi ? Ri-Boh.

Qualche buon colpo di coda della sceneggiatura (la reale situazione della moglie del protagonista) e qualche passaggio invece banalissimo (

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER) anche se girato con abbastanza furbizia da risultare emozionante "il giusto".

Qualche momento a caso (la caricatura di Maradona, si, ho capito cosa voleva dirci Sorrentino, ma scusami 'sticàzzi; oppure ancora Caine che dirige l'orchestra muccosa) e qualche momento un po' più accattivante (il dialogo tra Dano e miss universo, la scena nella vasca con Fred, Mick e la suddetta miss).

Poi il solito mischione metaforico di bellezza ed esaltazione del trash. Si perché vedere e soprattutto sentire nello stesso film Mark Kozelek e Paloma Faith (scoperta la sua esistenza grazie a "Youth" fàn**** Sorrentì) fa un po' ribaltare le budella. Per inciso, apparizione a parte come se stesso, la sequenza accompagnata dalle note di Mark Kozelek è stupenda e davvero emozionante ma su questo avrei avuto pochi dubbi se mi avessero detto subito che sarebbe stato presente nella soundtrack.

I personaggi ? Come ho detto li ho trovati banali (si, anche quello del giovane attore) ma fortunatamente interpretati da attori con le palle. Anzi, diciamo bravo a Paul Dano e diciamo che Michael Caine (mamma mia quanto è Britannico quest'uomo) e Harvey Keitel sebbene non raggiungano certo qui l'apice della loro carriera sono due attoroni che la parte non te la sbagliano. Jane Fonda fa presenza per permettere a Sorrentino di girare un'altra scena in cui una persona distrugge verbalmente un'altra (anche qui dialoghi che mi hanno convinto poco o almeno non mi ha convinto tutto il discorso-critica sulle serie tv ecc).

E vabè che dire, promuoverò sempre tranquillamente un film con attori così, fotografia così e una regia bene o male tecnicamente ottima anche se spesso pretenziosa e vuota di reali contenuti interessanti però boh è il classico film che non ti resta dentro, che sto già dimenticando, peccato. Una visione però la merita questo è certo.

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Ultima risposta 06/07/2015 01.25.35
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Risa  @  02/07/2015 13:07:57
   8 / 10
Coinvolgente. Non riesco a trovare nessun aspetto di questo film che possa definirsi carente. Fotografia da 10, una trama trascinante che fa venire voglia di rivedere il film più volte, attori magistrali e belle anche le musiche. Media inspiegabilmente bassa

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Ultima risposta 28/07/2015 11.58.54
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enigmista  @  29/06/2015 12:48:32
   6½ / 10
Adoro Sorrentino, ma questo film non mi ha fatto impazzire. Non è male e credo che meriti comunque la visione, però per me filmoni come "L'uomo in più" o "L'amico di famiglia" erano un'altra cosa.

mashadreams  @  27/06/2015 18:33:41
   8½ / 10
il mio 8 1/2 non è assolutamente dato a caso. youth si rifà al capolavoro felliniano 8 1 /2, non c'è niente da fare! Sorrentino ha questo vizietto.mi spiego meglio... cosa c'è di 8 1/2? somiglianza fisica tra i due protagonisti: il direttore d'orchestra è troppo somigliante a Guido, stessa montatura d'occhiali, stessa capigliatura ( xke Guido ha i capelli brizzolati nel film), stesso passato e presente caratterizzato da mille punti interrogativi e da tanta malinconia ; stessa ambientazione: le terme, con le stesse file di anziani in coda con accappatoi bianchi; si parla di registi: guido lo era , e il personaggio di Keitel lo è. ma tralasciando queste "ispirazioni" non si può assolutamente dire che questo film non sia un capolavoro. musiche, immagini, paesaggi, simbolismo, attori fanno del film un capolavoro di sorrentino, quest'ultimo sembra non riuscire a staccarsi dai suoi affetti (es Maradona).

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  26/06/2015 11:11:43
   8 / 10
Film esteticamente affascinante, nulla da eccepire in questo. Grandioso il cast.
Sorrentino è un regista che apprezzo e anche in questo caso non mi ha delusa, per quanto ci siano alcuni particolari che non ho molto amato. Spesso la colonna sonora e' invadente e l'ennesima mano tesa a Maradona mi ha fatto arricciare il naso.
Ho apprezzato il resto però, il racconto di una routine apparentemente vuota che però incamera la voglia di arrivare al passo successivo; la voglia di affrontare la paura, qualsiasi essa sia.
Alcune scene poi rimarranno con me per parecchio, la passeggiata di Dano e Caine che citano Novalis, Caine e la sua direzione orchestrale tra le campagne svizzere e altre ancora.
Da vedere.

luchetto.  @  25/06/2015 12:01:07
   1 / 10
Uno dei peggiori di Sorrentino .... lezioso e vacuo .... anche con volgarità forzate.Le scene sono quanto di più dispersivo ci possa essere, infarcite di lungaggini che ammorbano lo spettatore e sguaiate pose di nudo di vecchio.I dialoghi,che scendono a bislacchi interrogativi sullo stato urologico dei protagonisti, sono pessimi che al confronto le commedie di Renato Pozzetto sono inni alla saggezza. Il regista vorrebbe emulare un cinema che non c'è più o peggio che non è in grado di rinnovare.
Michael Caine che dirige un'orchestra di mucche è uno dei momenti più bassi che il cinema italiano abbia conosciuto .... un film inutile .... come la scenografia fine a sestessa che durante le passeggiate nel verde ricorda i magnifici spot della camomilla....
Da non vedere assolutamente!!!

drobny85  @  23/06/2015 18:59:59
   6½ / 10
Un albergo ai piedi delle Alpi, due anziani artisti, un attore famoso per un film di robot, Diego Armando Maradona e Miss universo, shakerate e servite in una coppetta da cocktail.
Sorrentino propone la sua ricetta e lo fa con la sua solita sfrontatezza, ma questa volta pecca di presunzione nella quasi totale autocelebrazione di se stesso.
Tecnicamente ineccepibile, "Youth - la giovinezza" pare una pellicola alla ricerca dell'aforisma perfetto. Inspiegabilmente lento e per gran parte con una trama orizzontale, è quel "classico film" da cui ci si aspetta lo sprazzo d'autore, cosa che purtroppo non avviene.
Michael Caine e Harvey Keitel offrono un'ottima recitazione in un susseguirsi d'intrecci e scambi di ruolo all'apice della vita, paradossalmente però sono più interessanti le storie collaterali rispetto a quella principale.
Cosa rimane dunque dopo la visione? Sicuramente la certezza di non aver assaporato la banalità, nel contempo, l'amaro in bocca.

polbot  @  22/06/2015 22:46:10
   6½ / 10
Al solito Sorrentino divide. Ho trovato quest'ultimo lavoro freddo. Il contesto lo è, ricorda molto Le conseguenze dell'amore, anch'esso nella compassata svizzera. Ma mentre allora emergeva lentamente un personaggio, una storia con un risultato affascinante e compiuto.. qui alla fine rimane poco. Qualche trovata sublime sì, al solito

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lukef  @  15/06/2015 14:11:44
   9 / 10
Veramente ingiusta e poco lusinghiera la media dei voti assegnati a questo bellissimo film.
Dopo "la grande bellezza", altrettanto magica ma sfacciatamente Felliniana, Sorrentino se ne torna in scena con un'opera che ancora conserva quei caratteri affascinanti ed onirici dei suoi lavori precedenti, proponendo però delle ambientazioni e dei contenuti tutti nuovi.
La faccio veramente breve: con le sue atmosfere ammalianti, le musiche e le inquadrature.. questo film mi ha conquistato completamente.

Sono inoltre convinto che, se non fosse targato Sorrentino, non sarebbero neanche nate tutte queste polemiche. Purtroppo "l'italianità degli italiani" si manifesta in tutte le sue forme: non appena uno emerge dalla massa, qualsiasi lavoro esso produca diventa "politico" e come tale qualcuno deve per forza contestare e qualcun'altro difendere per principio. E vabbè... siamo fatti così.

piripippi  @  15/06/2015 00:55:26
   7 / 10
il 7 è solo per il valore artistico dell'opera ma per il resto è un film estremamente noioso. fatta eccezione per il mastodontico michael caine e harvey keitel il resto degli attori fanno più o meno da comparse. se qualcuno lo ha distrutto non pposso biasimarlo ma nemmeno a chi gli è piaciuto

M-a-r-c-o  @  12/06/2015 01:03:01
   8½ / 10
Recensione da: http://ilmondoacaso.blogspot.it/2015/06/youth-la-giovinezza-paolo-sorrentino_8.html

In un lussuoso hotel in cima alle Alpi svizzere Fred Ballinger (Michael Caine), compositore e direttore d'orchestra ormai lontano dalle scene, e Mick Boyle (Harvey Keitel), regista alla ricerca del suo testamento artistico, si trovano a passare le vacanze estive. Mentre un insistente emissario della regina cerca di convincere Fred ad esibirsi a Buckingham Palace in occasione del compleanno di Filippo di Edimburgo, Mick, assieme al suo gruppo di sceneggiatori, cerca di trovare un finale memorabile per il suo ultimo film: "L'ultimo giorno della mia vita". Le vite dei due grandi amici stanno per cambiare e la giovinezza, che sembra ormai solo un ricordo sbiadito, in realtà non è poi così lontana...

Paolo Sorrentino torna al tema della decadenza ma, abbandonata quella morale della Roma de La grande bellezza, questa volta si dedica a quella fisica dei protagonisti de La giovinezza.
Il regista napoletano si sposta quindi sulle Alpi svizzere dove mette in scena un grande circo che non è altro che il grande circo della vita umana. Un Maradona grasso e malato, un attore talentuoso ricordato solo per la sua interpretazione in un blockbuster sui robot, due grandi artisti alla soglia degli ottant'anni, Miss Universo, massaggiatrici, cantanti pop… Una lunga serie di personaggi così diversi ma allo stesso tempo così simili perché tutti accomunati da una cosa: la sconfitta. Una sconfitta che sembra inevitabile per l'uomo e che nel caso dei due protagonisti va a colpire le uniche due cose per cui vale davvero la pena di vivere: l'amore e l'arte. Fred ha smesso di dirigere le sue famosissime "sinfonie semplici" perché la moglie è l'unica che può cantarle mentre Mick non riesce a rassegnarsi di fronte al suo declino artistico che rischia addirittura di mettere in ombra la sua grande carriera.
La sconfitta è uno dei leitmotiv della filmografia di Sorrentino, come ci ricorda anche la tagline del suo primo film, L'uomo in più: "Nella vita non esiste il pareggio". Ma guardando ai vari personaggi sembra, però, non esistere nemmeno la vittoria. Dagli omonimi Pisapia (L'uomo in più) a Titta Di Girolamo (Le conseguenze dell'amore) passando da Geremia de' Geremei (L'amico di famiglia) per arrivare infine a Jep Gambardella (La grande bellezza): tutti vanno in contro, per motivi vari, al fallimento.
E' impossibile non notare la somiglianza tra quest'ultimo e Fred Ballinger, due vecchi artisti dal destino comune: il ritorno all'arte e alla vita ovvero la letteratura, per il primo, e la musica, per il secondo. Céline non si sbagliava quando diceva che "nulla è gratuito in questo basso mondo" e infatti il prezzo che i due pagano per la loro rinascita è il più alto che ci possa essere: la morte. Una morte che non li colpisce personalmente ma che si dirige verso le persone a loro più care. Non escono, quindi, completamente vittoriosi perché sono stati costretti a passare attraverso la fine della vita per poter riuscire a risorgere. La loro evoluzione interiore li porta, alla fine, a ritrovare la giovinezza.
Al tema della sconfitta si aggiunge poi quello della vecchiaia. La frase più significativa del film è senza dubbio "Le emozioni sono l'unica cosa che abbiamo" che presa da sola potrebbe sembrare banale ma nel contesto in cui viene pronunciata diventa davvero significativa. Questo perché i personaggi del film che si avviano verso l'ultima parte della propria vita non riescono più a provare emozioni e sono costretti a rievocare il passato per rivivere quelle di un tempo. Così vediamo Maradona tornare alla sua infanzia passata a calpestare campi da calcio con il numero 10 sulle spalle, Fred Ballinger pensare alla donna per la quale ha composto le sue opere più famose e che ora non può più esibirsi con lui e Mick Boyle trovarsi davanti le cinquanta attrici che hanno recitato per i suoi film. E' probabilmente questo l'aspetto più amaro della vecchiaia, forse ancor più del pensiero di avvicinarsi inesorabilmente alla fine. Citando ancora lo scrittore francese: "La maggior parte della gente non muore che all'ultimo momento; altri cominciano e si prendono vent'anni d'anticipo e qualche volta anche di più. Sono gli infelici della Terra." E' esattamente ciò che accade a questi personaggi che hanno smesso di vivere ancora prima di essere morti. Non a caso Mick dice "Tu hai detto che le emozioni sono sopravvalutate. Ma è una vera *******ta" proprio nella scena chiave della pellicola. Sono le emozioni a tenerci in vita.
Queste sono solo alcune delle riflessioni che si possono fare su La giovinezza, film carico di contenuti che sicuramente necessita di essere visto più volte per essere capito appieno. Un film da non perdere, impreziosito dalle interpretazioni fantastiche dei due protagonisti, Caine e Keitel, a cui si aggiungono quelle di Rachel Weisz, Paul Dano e Jane Fonda. La colonna sonora si avvicina molto a quella de La grande bellezza, con la quale condivide il brano Just (After Song of Songs) di David Lang. Molto spazio quindi viene dato alla musica classica e non sarebbe potuto essere altrimenti in un film con un compositore come protagonista ma non manca la musica pop contemporanea con titoli di autori come Florence and the Machine (You've Got the Love) e Paloma Faith (Can't Rely on You). Fantastica, come sempre, la fotografia di Luca Bigazzi che questa volta si avvale delle bellissime Alpi innevate come sfondo mentre la sceneggiatura, scritta dal regista stesso, è in linea con il resto della filmografia di Sorrentino. Anche qui non mancano scene strane o grottesche come quelle che hanno caratterizzato il film precedente.
Le aspettative erano enormi dopo il Premio Oscar del 2014 e il rischio di un film mediocre era altissimo ma Sorrentino è addirittura riuscito a fare meglio riuscendo a non far pesare l'assenza di Toni Servillo, protagonista di cinque dei suoi sette film.

filobor7  @  07/06/2015 22:59:07
   7 / 10
Youth: film onanista, fotografia ineccepibile, è l'unione di tanti piccoli corti, quello che manca, secondo me, è l'organicità. Sorrentino si salva perché è bravo e perché è molto paradio*. Immagini accattivanti, movimenti di macchina ammiccanti, le solite canzoni/musiche messe a mo' di videoclip, ma niente a che fare con la freschezza dei suoi primi film! Un lungo enorme spot, il prodotto da pubblicizzare? È Sorrentino stesso. Ma ha un tale talento che ha gabbato pure me... :-) Comunque sicuramente da vedere

marimito  @  07/06/2015 14:13:22
   7½ / 10
Potrà risultare prolisso, manierato, autocelebrativo o eccessivo, ma a me il cinema di Sorrentino piace e mi piace proprio per la maniera che ha di scandagliare l'animo umano senza banalità, ma con rispetto. La sua fotografia, le sue inquadrature, i suoi dialoghi.. in lui nulla è lasciato al caso e tutto è funzionale allo scopo che vuole raggiungere..

In youth la continua contrapposizione fra i giovani ed i meno giovani che frequentano l'hotel, fra chi ha accettato l'idea di passare il testimone e chi ancora lo tiene ben stretto fra le sue mani, fra chi la giovinezza la insegue e chi semplicemente la vive è il contesto che permette a Sorrentino di filosofeggiare con le immagini.


Si può amarlo o meno ma non si può negargli un'abilità e una capacità che solo i grandi hanno.. che poi se la deve tirare di meno.. bè questo è assolutamente vero..

Matteoxr6  @  05/06/2015 00:34:43
   4½ / 10
Sorrentino è un bravissimo regista: in senso stretto, tra i migliori. Se si decidesse a scendere e a dare fuoco alla pianta che si è disegnato su misura, avrebbe le potenzialità per diventare anche un grande cineasta. Purtroppo credo che non avverrà mai. È talmente palese l'autocitazionismo e il cavalcamento dell'onda La dolce vi...pardon, La grande bellezza, che non credo ci sia bisogno di dilungarcisi.
Premesso questo, mi sbaglierò (non pretendo di detenere la chiave della verità), ma l'ho trovato sinceramente commerciale; e su questo mi piacerebbe che qualcuno mi contraddicesse, così da poter ascoltare le opinioni altrui. Mi spiego meglio: in quello che dovrebbe essere la trasposizione di uno squarcio cruciale di vita di più personaggi con le loro preoccupazioni, perplessità, interrogativi e correlati sentimenti (ognuno con storie e motivi diversi), Sorrentino pensa bene di cucirgli addosso frasi fatte, dialoghi talvolta veramente banali (come quelli tra Caine e l'insulso Dano), ma soprattuto caratterizzazioni veramente poco vere (e qui avrebbe tutto da imparare da registi come Mike Leigh) che rendono tutta la sceneggiatura, nel suo insieme, assolutistica, e quindi in paradossale contrasto con le premesse di un film di questo tipo (e qui avrebbe tantissimo da apprendere da Terrence Malick). Ora vi chiederete cosa c'entri il termine "commerciale" in tutto questo. Con quel termine intendo dire che, in questo modo, si mettono allo spettatore in bocca insulsi aforismi che li faranno sentire intelligentissimi e sagaci non appena usciti dal cinema, invece di farli riflettere, insieme e con l'aiuto del film, su ciò che hanno visto, su ciò che la visione, un incrocio di prospettive, la propria e del regista, abbia suscitato in loro. Il cinema di questo tipo serve anche e soprattutto a questo, al di là delle carrellate di belle inquadrature, che certamente sarei stupido a sottovalutare come strumento d'arte.
Insomma, per me, sopra la bella patina, c'è poco da offrire e di cui esaltarsi per quelle due ore di autoreferenzialità. So che il mio voto potrebbe risultare eccessivo, ma per me il cinema deve essere prima di tutto sceneggiatura e recitazione (che qui è nella norma); dopo viene il resto. Qui c'è solo il bellissimo e decoratissimo resto.

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4 risposte al commento
Ultima risposta 10/09/2015 23.58.21
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suzuki71  @  03/06/2015 18:59:26
   7 / 10
Senza la presenza ingombrante del trabondante Servillo, Youth ci riconsegna di nuovo un film di Sorrentino, con i suoi pregi e difetti.

La trama (?): gioventù come desiderio di vita che non ha mai fine, la corporeità come unica dimensione veramente inelluttabile e definitiva, l'arte come archetipo dell'eterno ingannarsi al cospetto dei giorni.

(Peccato che i personaggi siano sempre supermen, chissà che non sia questa la cifra del limite della produzione attuale del bravo regista partenopeo)

Deciso a rivestire la parte ahimè velleitara di sceneggiatore, Sorrentino - come spesso accade - confeziona una somma di scene e citazioni e significati che non convince e non appassionano se non a fatica, senza mai prenderti completamente da soli. Ci devi mettere del tuo.

Forse perchè inseguo un approccio razionale al film? Mi chiedo

Perchè poi...

...il racconto di Rachel Weisz è così sentito e perfetto e sublime che come onde di emozioni mi chiedo: sarà questa la chiave di lettura? Un flusso di emozioni a la Godard?

...ma è solo un attimo, ci vuol poco che mi areno nella verbosità dello script, a tratti pericolosamente borderline tra baci perugina o romanzi Harmony, così presente che si fatica ad arrendersi alle onde di sole emozioni.

Perchè, stimato conterraneo, a prendersi maledettamente troppo sul serio bisogna essere tremendamente fuori dal comune a parole, non solo nei fatti

Alla fine, una pessima scena finale deposita un sapore agro dolce di promesse non mantenute di un inutile guardar da lontano Fellini (carina la citazione di 8 e mezzo sulla collina delle apparizioni, ma.... vi ha emozionato? A me, no).

Fabbro75  @  02/06/2015 11:34:44
   5 / 10
Una sorrentinata, stavolta senz'anima.

Gruppo REDAZIONE VincentVega1  @  02/06/2015 00:15:33
   6½ / 10
Gli eccessivi estetismi sottraggono tanta forza al film, così che tutto si riduce all'immagine di lui e dell'amico, ormai incomunicabili ma per sempre parte l'uno dell'altro.

Immagine di una straordinaria potenza, ma cinque secondi forse sono troppo pochi per farne un bel film.

the saint  @  31/05/2015 22:59:46
   5½ / 10
stavolta nn mi è piaciuto!
se nella visione della grande bellezza ero rimasto ben impressionato, stavolta non posso dire lo stesso! pur leggendo anche il libro, non ho trovato niente di che nemmeno il film!
bella come sempre la scenografia e le musiche e la carrellata di immagini, ma poi nella sostanza c'è poco o niente! solo super attori e una serie di frasi ad effetto buttate lì, tra un dialogo e un altro.

outcast  @  31/05/2015 14:39:36
   5 / 10
Ah, i ricchi. E i loro grandi, enormi, insormontabili problemi. Quello alla prostata è il solo, condiviso anche dai ceti meno abbienti. Per il resto è un lento, inesorabile, incedere di dialoghi prolissi, drammi, frasine ad effetto, bagni termali, rimpianti, massaggi, ripensamenti. Coadiuvati da una perfezione formale che non tenta nemmeno per un secondo di nascondere la vacuità di questo sfinente panegirico. Il quale, terminata la visione, ti lascia con un unico, irrisolto quesito; il secondo fine di Sorrentino era quello di ricordare Rosi o fare in modo che lui stesso venga ricordato? Eppure lui è ancora troppo giovane per fare testamento.

Clint Eastwood  @  31/05/2015 13:40:59
   6½ / 10
Un film singolare, come il suo regista, che si prende il suo tempo. Eh sì perché il film va visto con una certa predisposizione.

Elegante e ben confezionato. Non tocca solo il tema della giovinezza del titolo ma tenta di raggruppare e inserire al suo interno alcuni significati di tempo, vecchiaia, musica, cinema.
A mio avviso Sorrentino non riesce ad amalgamare varie passioni, personali o più universali. C'è una discontinuità nel racconto. Quello che andava bene per La Grande Bellezza qui vale il contrario. Youth non è un film italiano, ma è diretto da un regista italiano.

Bravi gli attori, e straordinario Paul Dano a cui probabilmente appartengono i dialoghi migliori nonché l'alter ego (o la voce) del regista nel film.

Carino ma non di più.

gabri68  @  31/05/2015 12:39:29
   7½ / 10
un po' autocelebrativo, pomposo, alcune inquadrature ripetitive e nonostante ciò mi è piaciuto moltissimo!

Wilding  @  30/05/2015 21:29:31
   9 / 10
Bellissimo film! Meraviglioso e sensibile, ricchissimo di poesia, immagini, Vita...
Michael Caine è straordinario qui!! Da non perdere.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  30/05/2015 16:51:53
   7½ / 10
Dopo il meritato successo dell'anno precedente temevo che Sorrentino potesse cadere nella "trappola" di girare un'altra "Grande bellezza" ma con risultati molto meno lusinghieri, un po' come è capitato a Malick dopo "The three of life".
Invece, per fortuna, il regista Italiano gira un film completamente diverso, anche se comunque vicino al cinema Felliniano dei suoi ultimi lavori.
Vecchiaia e giovinezza si affrontano all'interno di un residence di lusso situato in Svizzera. C'è chi ha deciso di chiudere con il passato, chi invece non ne vuole proprio sapere di smettere (ecco i due protagonisti diametralmente opposti).
Un giro di vite scandite da splendide immagini e un umorismo molto ben dosato.
Solo il personaggio/caricatura di Maradona l'ho trovato un po' fuori posto...
Non sara' questa "Grande bellezza" di film ma la visione risulta piacevole e l'ottimo cast internazionale regala quel qualcosa in piu' di cui avrebbe bisogno il nostro cinema.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  29/05/2015 22:52:16
   7 / 10
L'accostamento a Otto e mezzo di Fellini non mi pare azzardato, non solo per il rispetto profondo che Sorrentino ha per il regista riminese, ma nel voler riprodurre nello spazio di questo residence di lusso l'empasse esistenziale dei personaggi. La netta impressione che ho avuto è che i personaggi sono bloccati, immobilizzati in un tempo sospeso e non riescono ad avere la forza di andare avanti, perchè condizionati dal loro passato di grandezza, gloria e maledizione cui non riescono a convivere, tra corpi cadenti, quasi grotteschi ma dove è ancora presente la scintilla del loro passato splendore (i palleggi della caricatura di Maradona).
Youth quindi è la ricerca in se stessi di fare quel passo in avanti che la vita impone a prescindere dall'età che si porta. L'anaffetività di Fred, la crisi creativa di Mick, il liberarsi di uno stereotipo cinematografico di Jerry, smaltire le tossine di un matrimonio fallito di Lina, quest'ultimi due non certo vecchi. Secondo me Youth non parla di vecchiaia, non solo di quella, ma trovare la volontà di passare ad una fase successiva.
Sorrentino è veramente bravo nel costruire questo limbo popolato di corpi che meccanicamente ripetono un rituale quotidiano e li asseconda nella loro spirale, nel girare su se stessi. Allo stesso tempo mi è parso meno compiuto nei dialoghi che tendono pericolosamente all'aforismo o alla frase fatta. Inoltre allargando lo spettro dei personaggi, il film diventa frammentario forse ostaggio della sua stessa ambizione di donare fin troppe sfumature alla storia.
Non pochi difetti per un film che comunque possiede qualità.

minut  @  29/05/2015 22:14:36
   10 / 10
"Come fai Paolo, alla tua età, giovane quarantenne a descrivere con chirurgica attenzione nei particolari , le emozioni che nascono dalle esperienze di vita?".
E si perché:
Decidere di confezionare un film su questi temi, è cosa assai ardua e complessa e Sorrentino non si tira indietro nell'elaborare un'opera che solo il tempo potrà consacrare capolavoro.
Il film è un affresco di emozioni, sentimenti, nostalgie tenute insieme da colori, suoni e da una colonna sonora intensa ed esaltante.
Non ci si distrae mai perché anche i dialoghi sono sempre accompagnati da sguardi espressivi che sembrano scrutarci dentro.
Il film è un inno alla vita, quella in cui sei protagonista nei successi e nelle disfatte, quella in cui rifaresti esattamente tutto allo stesso modo; lo sguardo di Fred (Michael Caine) che paradossalmente non offre toni emotivi, è sempre nostalgico, espressione consapevole di un passato che fu e i cui ricordi che riaffiorano netti ed intensi sono opprimenti e che solo una ritardata giovinezza ne potrebbe attenuare gli effetti.
Poi, quando ormai si è catturati e avvolti dalle deliziose note musicali, vedi ahimè scorrere i titoli di coda e speri che come ne "La grande bellezza" possano accompagnare un finale intenso ed emozionante, e anche qui come allora la speranza non viene disattesa.
Grazie Pà.

Invia una mail all'autore del commento OpheliaQueen  @  29/05/2015 00:43:24
   7 / 10
Raffinata estetica accompagnata da un'esemplare fotografia, il tutto accompagnato da uno strepitoso Caine, impeccabile in ogni sfacettatura. Dubbi sulla non certa originalità dei contenuti, esplicitamente a tratti confusi e riproposti; geniali poche scene. Sorrentino si è mostrato più abile e tagliente nella verace Grande Bellezza.... un 7 pieno ma non sicuramente Palmabile

Paniko23  @  28/05/2015 11:43:42
   7 / 10
Recensione da: http://www.lungoibordi.it/youth/

Premetto che sono andato a vedere Youth armato delle più basse aspettative possibili e cercherò di spiegarvi brevemente il perché.
Innanzitutto credo che la filmografia di Sorrentino veda, dopo L'amico di famiglia, una costante caduta libera rappresentata da risultati opinabili come Il divo e da picchi di rara bruttezza del calibro di This must be the place. Secondo, perché nel corso degli anni ho maturato una mia personalissima idea di cinema che (per fortuna) si pone totalmente in antitesi con quella che ha in testa Paolo Sorrentino. E qui aprirò una parentesi del tutto soggettiva che servirà unicamente ad argomentare la mia diffidenza iniziale verso questo film (parentesi che, ad ogni modo, potrete decidere di saltare a piè pari).

Dal mio punto di vista, il cinema dev'essere innanzitutto azione, inteso come movimento finalizzato al raggiungimento di un qualcosa, materiale o spirituale che sia. Non ci trovo nulla di fico in intricate narrazioni che trovano conclusione grazie al ricorso ad altrettanti intricatissimi dialoghi. Un bravo regista per me è colui che riesce a sostituire la parola scritta con l'immagine, riducendo il parlato ad un qualcosa di poco più che strumentale ad alleggerire il film stesso e (perché no?) ad invogliare il grande pubblico a pagare il biglietto e possibilmente impedirgli di addormentarsi sulla poltrona durante la proiezione.
Il cinema di Sorrentino, invece, è profondamente statico e dialogato (come direbbe uno spettatore deficiente qualsiasi quale forse il sottoscritto: "non succede mai un ***** in questi film!"). Peggio ancora, i film di Sorrentino sono cosparsi di monologhi caga***** e aforismi insopportabili che spiegano quasi la totalità della vicenda narrata. L'immagine si riduce spesso e volentieri a pura esibizione di stile (sì, mi rendo conto che questa sia la critica più facile e scontata da rivolgere a Sorrentino ma credo sia anche la più azzeccata) con trentamila dolly ingiustificati e movimenti di macchina che, per usare un termine tecnico, sono una rottura di palle. In altre parole, trovo il cinema di Sorrentino profondamente anticinematografico.
Se analizziamo poi i soggetti messi in scena, la mia opinione su questo regista diventa ancora meno clemente. C'è una cosa in particolare che non sopporto di lui. Il fatto di essere un banalissimo regista destraiolo, la cui filmografia è dettata da una visione dannunziana/nietzschiana del mondo in cui tutti i protagonisti di qualunque suo film (sempre aristocratici acculturati e profondi raccoglitori di saggezza) vengono dipinti come "esseri eletti" a cui è affidato il diritto di pontificare su tutto e tutti e di porsi a dieci metri da terra da un qualsiasi altro comune mortale (il protagonista Jep Gambardella de La Grande Bellezza vive, non a caso, all'ultimo piano di un palazzo nel centro di Roma che si affaccia sul Colosseo). È una visione del mondo, quella di Sorrentino, profondamente misantropa (il protagonista superuomo in questione viene continuamente messo in situazioni di risalto, anche a livello visivo, rispetto alla comune plebaglia ignorante e sfigata) e per di più misogina (sul serio, ditemi un solo personaggio femminile BELLO, nell'accezione più ampio del termine, che sia presente nell'intera filmografia di Sorrentino).
Insomma, credo si sia capito che a me Sorrentino fa un po' ******.

Ma passiamo a Youth.
Il film è ambientato in un grande e lussuosissimo albergo sperduto sulle Alpi svizzere (il ricorrente topos sorrentiniano del non-luogo, come ne Le conseguenze dell'amore), dove due persone anziane, un regista ancora in attività ed un compositore di musica classica ormai ritiratosi dalla scena, trascorrono il loro tempo tra bagni termali, passeggiate in mezzo alla natura, pasti e spettacolini kitsch. L'ambiente in questione è totalmente asettico e pulito e chiunque sia stato incaricato di arredarlo mostra indubbiamente una particolare predisposizione per il colore bianco. In questo spazio etereo i protagonisti di Sorrentino, due ottantenni ultracurati e patinati, si divertono (come al solito) a discutere sui massimi sistemi, improvvisando spesso e volentieri accesi duelli a colpi di aforismi ad effetto, tra i quali:
"Le monarchie fanno sempre tenerezza, perché sono vulnerabili"
"La leggerezza è un'irresistibile tentazione. È una perversione"
"Al mondo ci sono o le brutte persone o le belle persone. In mezzo ci sono solo i carini"

In questo albergo inoltre soggiornano decine e decine di vip (Sorrentino, si sa, è un uomo ossessionato dalle celebrità), ognuna delle quali viene presentata in maniera solenne con frasi sforzate del tipo "Ehiii, ma hai visto?? Anche lui qui?? Sììì, è proprio lui, è Diego Armando Maradona!! " (tra l'altro a quest'ultimo è affidata forse la battuta più bella e commovente di tutto il film).

Ma arriviamo al sodo.
Il punto della questione è uno. A discapito delle chilometriche premesse riportate sopra, il film è bello e a me in particolare è piaciuto parecchio.
Meglio de La grande bellezza quindi? Ovvio che sì. Partiamo col dire che, dopo aver vinto un Oscar, scegliere di dirigere un film tutto sommato "leggero" e con qualche spunto di comicità come Youth, invece di un dramma facilotto e scassapalle rivolto al grande pubblico, rappresenta una (seppur piccolissima) dimostrazione di coraggio. Aggiungiamoci che Sorrentino questa volta si mostra meno vincolato e assoggettato da esigenze di produzione che gli impongano di mettere una ***** di insegna gigante della Martini sullo sfondo della scena.
Vengono poi toccati alcuni temi tanto cari al regista. In primis bisogna dire che quando Sorrentino, profondo amante e conoscitore dell'arte in senso lato (per citare un esempio a caso, basti pensare alla critica all'arte contemporanea presente ne La grande bellezza), si accinge a toccare con mano questa materia riesce a non cadere mai nel banale (certo, in Youth la scena con Michael Caine che dirige i versi degli animali e i suoni della natura come fosse un'orchestra un pochino trash lo è).

Il film comunque funziona sotto molti altri punti di vista.
A partire proprio dal personaggio di Michael Caine che è molto meno insopportabile dagli ultimi Toni Servillo diretti da Sorrentino (complice la recitazione anglosassone del primo che lo rende molto meno solenne e fastidioso del secondo) e che riduce la percentuale di massime di vita di un buon 40% riuscendo, in certi passaggi, quasi rendersi adorabile (cosa, nella filmografia di Sorrentino, del tutto inedita). E pure il livello generale di misantropia insito nei personaggi principali mostra accenni di discesa (eccezione fatta per il personaggio di Paul Dano che proprio viene da prenderlo a sberle ad ogni inquadratura).

La regia è come al solito ricercatissima, un mix tra i soliti movimenti di macchina vorticosi e nauseanti alla Sorrentino e trovate alla Wes Anderson. Alcune inquadrature sono puri e semplici vezzi da autoerotismo registico ma vabbè, non soffermiamoci ancora troppo su questo aspetto che tanto ormai s'è capito com'è la questione. Tuttavia, che Sorrentino abbia un senso dell'estetica notevole è un fatto indiscutibile.

Per cui, bravo Sorrentino.
Però tiratela di meno, ecchec*****!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  28/05/2015 10:31:12
   6½ / 10
E' la vita che ci passa davanti senza nemmeno che ce ne accorgiamo, e restiamo fermi immobili a guardare il tempo che scorre ;cambiare prospettiva in vecchiaia non è possibile perchè si finisce inevitabilmente vittima dei ripianti trovando l'apatia come unica salvezza.
In un centro benessere svizzero per ricchi e annoiati signorotti, star decadute o personalità che si sono date al dolce ritiro, due grandi artisti nei loro rispettivi campi, la musica e il cinema (le due grandi passioni del regista napoletano) amici da una vita, si interrogano sulla loro situazione, sul concetto di vecchiaia e su come impiegheranno i loro ultimi anni.
Youth è un film sulla vita e sulla morte, sul desiderio di riscatto e sul rimpianto, sul dolore e sull'abbandono, un film estremamente complesso pur nella sua apparente semplicità, ma proprio per questo un film difficile che non riesce a trovare il suo equilibrio.
Paolo Sorrentino è oramai un regista che ha costruito la sua carriera su solide base ma anche su solidi clichè stilistici dai quali non sa ma fondamentalmente non vuole liberarsi, in Youth continua ad inseguire il suo cinema con riflessioni molto personali che rischiano di sfociare nell'autoreferenzialità.

Non c'è un vero sperimentalismo, c'è la staticità de "Le Conseguenze dell'Amore" con divagazioni su personaggi grotteschi nella loro normalità, c'è la riflessione esistenziale de "La Grande Bellezza" nonchè l'estetica di "This must be the place" con citazioni personalissime come erano i talking heads o in questo caso quella di Maradona .

Apro una parentesi per noi napoletani, soprattutto sui quaranta, Maradona rappresenta qualcosa di più di quello che generalmente si può pensare, rappresenta l'adolescenza calcistica, la passione, la fiducia per il futuro, il sentirsi grandi e potenti ma è anche una metafora di decadimento, di vita ma anche di una città e di una squadra negli anni successivi.

Il problema di Youth è proprio la difficoltà di trovare un equilibrio tra tematiche personalissime e quelle universali, tra le paure di un regista e di un artista e quelle dell'uomo arrivati ad una certa età.
E' proprio in questa mancanza di bilanciamento che il film frana girando su se stesso, risultando algido come sa essere Sorrentino quando non sa bene dove soffermarsi, e soprattutto il pubblico che vede questi personaggi come distanti e lontani soprattutto quello di Michael Caine, nonostante la sua magistrale interpretazione.

Il resto è costruito sulla falsariga del "Il viale del Tramonto" così come il personaggio di James Fonda sembra essere arrivato direttamente da li o forse è meglio da "Che fine a fatto Baby Jane".
Purtroppo Sorrentino crede di aver fatto un film ispirato e personale ma in realtà ha cavalcato facili clichè e poetiche posticce , rielaborando quanto già fatto.
Rimanere delusi è difficile visto che il film dà quello che ci si aspetta di vedere, ma quella profondità, quella riflessione, quella capacità di coinvolgere, di toccare le corde universali, qui si perde, non c'è sperimentazione, non c'è rischio solo rielaborazione di se stessi.

Allora si capisce come mai i migliori film di Sorrentino sono quelli con Servillo, e viceversa, il loro grande ego e straripante creatività, trova bilanciamento dal loro scontro e dalla necessità di compromesso, altrimenti vanno a ruota libera.

Rollo Tommasi  @  27/05/2015 23:47:06
   8 / 10
A parte alcune smagliature (vedere in SPOILER) ed il cammeo con le "controtrippe" del sosia di Maradona, il film di Sorrentino ci fa respirare grande cinema tra i polmoni verdi della splendida cornice paesaggistica alpina della Svizzera, il vero convitato di pietra e roccia di Youth.
Non fa rimpiangere le nostalgie cupe de La Grande Bellezza, perchè anche Youth è una metafora dell'ansia di vivere che pervade gli uomini, scolpita nella paura del protagonista Bullinger, quella di essere dimenticato perfino nella memoria delle persone a lui più care.
Rispetto al precedente lavoro, meno virtuosismo estetici e più coralità tra i personaggi.
Recitazione non inferiore alle attese: Keitel quasi commovente, recita dentro ad un personaggio pulsante di vita ed autoironia, romantico e sognatore (che crede ancora nel Cinema e si professa un adoratore della finzione); Caine inappuntabile ed irremovibile nella sua apatia, compone musica ovunque, anche strofinando cartine di caramelle, e si avvia verso una candidatura ai prossimi Premi Oscar; Jane Fonda (che tramanda la Verità distruttiva) e Rachel Weisz risultano comprimarie di pura bravura; forse, il personaggio più ambizioso ed al contempo stonato del cast è il regista indipendente Paul Dano, cui Sorrentino affida le chiavi di interpretazione del film ma spesso con dialoghi affettati e soluzioni stilistiche a dir poco kitsch.
La vita è una lenta discesa negli Inferi, come sembra rappresentare la scena della sauna sfocata di rosso che rievoca un'immagine del Dorè, e la vera spaventosa Morte non è il congedo, ma l'attimo esatto prima della fine, lo sfacelo.

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Scuderia2  @  27/05/2015 20:19:19
   4½ / 10
Raccolta eterogenea di immagini disarticolate e corpi disarmonici.
Nel suo essere insuperabile,Sorrentino scardina anche il luogo comune del prodotto mediocre impacchettato a festa:lui è riuscito a stropicciare anche la bella carta da regalo.
Per gli anziani,la giovinezza è uno stato mentale minato da un passato con l'Alzheimer alla finestra,un presente di minzioni e un futuro pensieroso, con l'ultima scossa scintillante provocata dalla miss di turno.
Tanto 'cinema',poca 'ciccia'.

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Ultima risposta 28/05/2015 23.46.04
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gringo80pt  @  27/05/2015 17:56:05
   5 / 10
Difficile da commentare.
La prima metà è una deriva negativa, poi nella seconda parte si riprende con scene un pò più accattivanti. Attori piuttosto bravi, ma il guazzabuglio affannoso della trama mette a dura prova la linearità e la sobrietà della visione. Non mancano delle scene belle ed incantevoli.
Poco è mancato a dormire.
Incredibile è l'epilogo (ultimi 3 minuti) dove si sfiora il ridicolo.
Da vedersi solo al cinema costretti a giustificare i soldi dell'ingresso.

La domanda è: ma che avrà voluto dire? Senza sale, senza pepe.

Difficile da commentare, altrettanto inguardabile quando verrà proposto alla tv o sui dvd.

NEBULOSO

mrmassori  @  27/05/2015 13:04:41
   5½ / 10
E' il film di Sorrentino che mi è piaciuto di meno, lontano anni luce dal fascino e dalla qualità di: le conseguenze dell'amore o da: il divo. Un film che non mi ha trasmesso quasi nulla, e che mi è sembrato un'accozzaglia di scene addobbate con frasi d'effetto (alcune belle per carità) e da una morale filosofica di facciata.

Il film non risulta mai profondo veramente, ma è solo un'ostentazione di tematiche trattate in modo pseudo intellettuale che alla fine sono comunque prive di sostanza.

La musica, quella si, è sempre di un certo livello e risolleva un pò il voto finale.

Un film molto sopravvalutato!

Sorrentino anche in questo film vorrebbe emulare uno stile di cinema a tratti fellinano ma che invece è distante luce da quell'artista che lui non è.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  26/05/2015 19:51:49
   9 / 10
"Ma da un po' di tempo ho ricominciato a sentire molto bene, se mi concentro, singhiozzi che ebbi la forza di trattenere davanti a mio padre e che scoppiarono quando, più tardi, mi ritrovai solo con la mamma. In realtà essi non sono mai cessati; ed è soltanto perché la vita si è fatta adesso più silenziosa intorno a me che li sento di nuovo, come quelle campane di conventi che il clamore della città copre tanto bene durante il giorni da far pensare che siano state messe a tacere e invece si rimettono a suonare nel silenzio della sera" (M. P. - Combray)

Proust aveva capito perfettamente la nostra mente e il tempo interagiscono in forme che molto più spesso sono legate al dolore che alla gioia. Proprio per questo l'avventura del suo enorme romanzo e della sua ricerca fu di risalire la corrente e riscoprire la fede in un'umanità che superi il dolore e si confonda con l'assoluta mancanza di frustrazione che regna nella natura. I personaggi di questo film vivono le stesse intermittenze del cuore che provava il Narratore della Reserche, e mentre alcuni sono in grado di reggere il loro peso, altri vi soccombono. La leggerezza è una forma di perversione.
Ciò che cerca di fare Sorrentino con la sua scrittura è rendere visivamente ciò che Proust (e Céline) resero con la parola e l'intreccio romanzesco. Questo, a mio avviso, lo catapulta automaticamente nell'olimpo dei grandi artisti europei, dal momento che è più che noto che questi due scrittori ebbero pochissimo seguito nella nostra biblioteca*. Non sto chiaramente dicendo che il cinema di Sorrentino sia paragonabile ad alcuni tra i pilastri della storia intellettuale del Novecento, sto dicendo che il regista ha avuto il coraggio di perseguire alcune tematiche che sentiva come personali, degne di essere raccontate in inedite forme, e di continuare un filone che è specifico della storia della letteratura, non intrecciato con nessun altro campo, come spesso avviene per scrittori con poca inventiva e tanto studio erudito alle spalle.
"Gli intellettuali non hanno gusto", ovviamente non è vero. Alcuni fra gli scrittori che lo stesso Sorrentino più ama sono intellettuali, penso a Flaubert e Dostoevskij, o lo stesso Novalis, una delle nuove linee guida di quello che chiamo "canone sorrentiniano". Il regista napoletano ha un'inedita libertà, però, rispetto agli intellettuali a cui si riferisce polemicamente: per lui riprendere la complessa estetica di due giganti come Proust e Céline è naturale come per loro fu naturale riprendere quella del gigante su cui loro stessi stavano a cavalcioni: Flaubert. Per Proust il tempo della vita espresso dalle analessi esterne, dalla trama disfunzionale, dal tempo iterativo dell'Educazione sentimentale, per Céline il discorso sull'oriente e la scienza espresso nei Tre racconti e in Bouvard et Pecheuchet, nonché l'intera tradizione del viaggio romantico. Quello che cerco di dire è che Sorrentino ha eliminato tutte le sovrastrutture che culturalmente il cinema, il nostro cinema, si porta dietro, quello che Fellini chiamava "il compitino sociologico", sovrastrutture di un Paese in cui gli intellettuali hanno da sempre costituito un numero superiore a quello dei veri creativi. Riguardo alle sprezzanti critiche, un po' paternalistiche, un po' diffidenti, che ho letto in giro, io penso che il coraggio di questo regista vada ben oltre a quello di chi lo critica, e penso che un po' di sano campanilismo nazionalistico, come ce l'hanno i francesi e gli statunitensi, non guasterebbe. Operazione differente, ma in qualche modo analoga, l'ha compiuta Garrone, portando sullo schermo italico un fantasy, per di più tratto da un capolavoro misconosciuto della nostra letteratura, finora peraltro esclusivo appannaggio della critica accademica.
Dato che sono in tema-Sorrentino (una sorte che è già toccata a Moretti, e da cui spero questo grande regista scrittore possa svincolarsi presto, magari calcando meno di maniera), credo che la pecca del film sia duplice, per quanto veniale: l'averci infilato troppe sue paure molto personali e autobiografiche, cosa che ha distolto l'attenzione della sceneggiatura dal tema di fondo, YOUTH, e non perché le dette paure non siano legate al tema, ma perché ne depotenziano l'universalità. Questa è l'unica ragione per cui gli ho preferito La Grande Bellezza. In questo infatti ho visto meno Sorrentino e più Jep Gambardella. E qui vengo alla seconda pecca: l'Autore ha giustamente tentato di svincolare la sua trama da una struttura troppo incentrata sul pdv esclusivo di un personaggio forte e carismatico, come sempre prima d'ora. Da Titta, a Cheyenne, Geremia e Jep, il modus edificandi del plot era sempre avvinghiato a questo personaggio chiave, da cui si dipanava la storia, da cui guardavamo al mondo (di Sorrentino), e da cui pendevano gli altri personaggi, più deboli, certo, ma non meno interessanti. Inutile dire che, a parere personale, si era creato un equilibrio perfetto. Avventuratosi su un sistema misto, con protagonista adombrato da altri protagonisti, specie Mick, importantissimi sul piano tematico, ma meno capaci di interagire tra loro, si ha varie volte un effetto di vuoto, un effetto di debolezza strutturale, che in un maestro della penna come Sorrentino non siamo soliti avvertire.

Torniamo al film. Ritengo che il colpo di genio non sia in nessuna scena, ma nell'intera estetica a cui Sorrentino è ormai indissolubilmente legato. Nel tempo, l'interesse per la storia è venuto meno, ed è emerso il vero talento del regista nel saper rendere un tempo sospeso che, attenzione, non si dà nei movimenti della mdp, ma nella stessa presentazione dei personaggi. Quelli che vediamo non sono uomini o donne, non sono ruoli, non sono figure di una meccanismo finzionale. Sono un contrappeso della realtà. Sorrentino non fa film, come Mick Boyle o come l'attore in crisi professionale interpretato da Paul Dano. Sorrentino utilizza il mezzo per una sua personalissima ricerca della verità. La sua realtà di uomo, di regista, di padre e marito, di osservatore ammaliato dallo spettacolo del mondo (immagine iniziale e finale) viene riprodotta sulla pellicola per ciò che sta dietro a questa stessa realtà osservata, è la sua immersione nella profondità della vita, il tentativo di mostrare ciò che viene trasfigurato nella mente dall'esperienza. Ciò che è inevitabile è che i personaggi ci sembrino abnormi (Maradona), patetici (Mick), apatici (Fred), ma comunque per nulla somiglianti a persone reali. Eppure è su questo che si fonda il meccanismo illusionistico inventato da Sorrentino: che i suoi film non sembrino nemmeno film storie, dispositivi semiotici che si inventano a tavolino come gli sceneggiatori antipatici che lavorano con Mick. Ed è per questo che Sorrentino è anche la prima vittima del suo stesso meccanismo. La tentazione di filmare la propria vita è grande. Di trasferire se stesso nella sostanza delle sue storie è il suo peccato, a cui si accosta come un bambino voglioso di esperire il proibito. La paura di vedere sua moglie Daniela in fase di demenza sminuisce la portata eccezionale dell'ultima immagine in cui la figlia Lena si abbandona allo scalatore, una splendida immagine simbolica dell'amore e del suo coraggio, come le paure legate al personaggio di Mick (troppo autobiografico) inquinano la bellezza di questo personaggio, sempre sul punto di scattare, ma per l'appunto meno universale di un Jep o di un Geremia de Geremei. Siamo anni luce dai primi esercizi di stile, anni luce dall'incongruo This must be the place (che pure ho apprezzato), ma la sensazione che il film manchi di una coerenza universale si fa forte proprio quando Mick ruba la scena a Fred, personaggio troppo involuto per poter dispiegare la riflessione sull'apatia, che avrei davvero voluto fosse eletta a palpito tematico dell'intero film. Eccezionale rimane l'interpretazione di Caine, che salva in parte un personaggio a cui è stato ingiustamente tolto dello spazio. Come non ammirare il suo concerto naturalistico (Sorrentino non è un regista, è un artista proprio perché i suoi film, come la musica, "ci sono", non hanno bisogno di essere capiti, e non ci vuole un dottorato di ricerca in sociologia o filosofia per riconoscervi il tocco mistico), come non ammirare la bellissima scena, davvero incentrata sulla Giovinezza, di un dialogo tra Paul Dano e Michael Caine, quello in cui si parla della generosità dell'amicizia, di Stravinskij, e in cui si riassume il senso dell'intero film.
"Sto sempre tornando a casa, alla casa del padre".
Personalmente è in questo che un artista si rivela maturo. Saper ricordarsi del proprio passato, più che anticipare il proprio futuro. Commento questo film che sono ancora giovane, e vivo in una casa che non è più quella di mio padre, ma mi sento ancora debole e ho bisogno che una figura paterna e apatica mi guidi nelle mie domande. Personalmente per me la giovinezza è stata colta da questo film in questo. La giovinezza è quando si cerca di tornare a un momento prima di questo, e che ha il tratto inconfondibile del dolore.

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Lucone  @  26/05/2015 01:34:09
   10 / 10
Uno dei migliori di Sorrentino .. Da vedere assolutamente!!!

Larry Filmaiolo  @  25/05/2015 20:44:16
   7 / 10
ci sono alcune plateali, vuote Sorrentinate.
e ci sono scene da capogiro che rivelano del genio puro, al di là degli intellettualismi che nel film stesso vengono stigmatizzati.
C'è della semplicità, quindi, accanto a un po' di tenerezza qua e là, interpretazioni sconvolgenti (PAUL DANO...Keitel..FONDA) C'è MARK KOZELEK e due o tre sue canzoni. M'è parso di sentire anche Bill Callahan ma non son sicuro. c'è un po' di ironia malinconica. ci sono t.et.te. corpi. volti. donne.
C'è del buono per il nostro cinema. e qualche piccola lacrima.
non male come post grande sbellezzza. c'era il rischio di sbrodolare uno dei peggiori flop della storia, eppure non è stato così. ma anche sfornare un vero capolavoro genuino e travolgente non era possibile, e dopotutto non è nelle corde del buon Paolo, non basta certo un Sir Caine.

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The Legend  @  25/05/2015 19:02:47
   2 / 10
Penso che Sorrentino sia ormai diventato irrecuperabile.

I suoi film li capisce solo lui e la (solita) critica dotta e osannante.

La differenza rispetto ai suoi primi lavori è devastante: anche le Conseguenze dell'Amore era ambientato - ricorderete - nel chiuso di un hotel, ed anche quello era un film lentissimo, ma rispetto a Youth c'è un abisso. Sembrano fatti da due mani diverse.

Noiosissimo, pretenzioso ma inconcludente, Youth ci offre pure la caricatura di Maradona e addirittura un suicidio, scene buttate lì senza che ad esse corrisponda l'epilogo di uno percorso credibile.

Mah, io non so più che dire ormai su questo regista.

E voleva pure vincere a Cannes ?

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nicolipaolo  @  25/05/2015 17:31:59
   5 / 10
un film che non ti lascia nessuna emozione .....piatto, senza una trama, banale in tanti frangenti e di complessa interpretazione. A mio avviso un prodotto scarso. E la scena del bagno nudo di miss universo? ma per l'amor di Dio...patetica da svenire!!!!!!!!

Giovans91  @  25/05/2015 16:23:57
   9 / 10
«Tu hai detto che le emozioni sono sopravvalutate. Ma è una vera *******ta. Le emozioni sono tutto quello che abbiamo».

Dopo una carriera fatta di grandi film e l'oscar de "La grande bellezza", Paolo Sorrentino in quest'ultimo film sembra raggiunge un altro livello.
"YOUTH - La Giovinezza" narra di una lunga amicizia, in cui si condividono solo le cose belle, tra Fred, un direttore d'orchestra in pensione e Mick, un regista in attivo. Entrambi trascorrono una vacanza in un centro termale di lusso in Svizzera, immerso nella natura, alla quale si aggiunge la figlia di Fred, in crisi con il marito e in cui albergano anche coppie che non si parlano a cena, Miss Universo, un attore che si concentrata per il suo prossimo ruolo, bambini, ex calciatori famosi e altri ospiti.
Sorrentino, senza intrugli intellettualoidi, realizza due punti di vista lineari: quello giovane che guarda al futuro, e quello anziano che guarda al passato. Dà uno sguardo alla vita, visionaria ed emotiva.
L'elemento predominante ne "La giovinezza", oltre alla fotografia nitida e d'impatto di Luca Bigazzi, è la musica, a cura di David Lang, motore dell'amore e della paura che gli uomini e le donne provano.
Imbastito di un'insolita ironia, "La giovinezza" è un film superbo quanto intimo. Immagini che resteranno impresse, un ritmo pop alternato a momenti di quiete e di profonda riflessione.

I film di Paolo Sorrentino, per capirli appieno, non basta una solo visione, ma più visioni. Ad ogni visione c'è sempre da scoprire cose nuove, su un personaggio, su una frase, su un discorso... Un cinema che ti conquista e ti appassiona. Non c'è nessuno, in Italia, in questo momento, capace di fare un film come lo fa lui.
Grande Sorrentino!

JOKER1926  @  25/05/2015 15:59:16
   5½ / 10
"La giovinezza" Ŕ il primo film di Sorrentino dopo il trionfo ottenuto in America con "La grande bellezza"; concettualmente la cosa sembrerebbe essere un continuum.

Nella carriera di Sorrentino, capita un po' a tutti, c'Ŕ una prima e una seconda parte. In questa ultima Paolo Sorrentino ha iniziato a cambiare le regole del gioco, ed Ŕ stato pure fortunato.
Ebbene si, noi lo etichettiamo fortunato, perchÚ artisticamente Sorrentino dopo "Le conseguenze dell'amore" e "L'amico di famiglia" poteva pure eclissarsi nel vuoto.
"La grande bellezza", "Il Divo" e questo ultimo "Youth" sono produzioni che nascono probabilmente pi¨ per essere ricordati nei libri di storia dell'arte che in quella della cinematografia.

"La giovinezza" Ŕ un film che assomiglia ad un platinato spot pubblicitario, immagini su immagini statiche che cercano una eterna corrispondenza con la musica. In pratica lo staticismo di Sorrentino potrebbe andar bene una volta, come forma di sperimentazione cinematografica, ma prolungare la cosa alla lunga, stanca tutti o quasi.
Inoltre, ma non Ŕ una novitÓ, in questa produzione del regista italiano manca una cosa indispensabile, cioŔ manca la narrazione.
Il film marcia sul suo (abbastanza) esplicito messaggio morale legato alla giovinezza , tale giovinezza che esplode simbolicamente in un finale che lascia poco spazio ad interpretazioni diverse. Allora possiamo dire che se "La giovinezza" fosse un cortometraggio forse sarebbe un capolavoro ma una produzione che si avvale di un grosso spazio temporale dovrebbe offrire molto di pi¨.


Critica alla megalomania esasperante di Sorrentino

I migliori film di Sorrentino sono stati quelli che son nati da basi solide, quelle legate ad una sana e sensata narrazione. "Le conseguenze dell'amore" non si perde in esasperati virtuosismi ma colpisce in modo fatale. Il Cinema dovrebbe poggiare su significati pi¨ che su significanti; a meno che Sorrentino non si sia (inconsciamente) calato nei panni di Alejandro Jodorowsky o del Carmelo Bene regista, a noi francamente non ci risulta.
Il Sorrentino degli ultimi anni si avvicina un po' a Lars Von Trier, ricordate "Antichrist" e "Melancholia"?
Lo sperimentalismo estetico e le inquadrature assolute (alla Sergio Leone) alle volte si tramutano in un inutile ed anche irritante esercizio di stile.

"La giovinezza" di Sorrentino Ŕ un altro flop della stessa regia, ma nel contesto pubblicitario mediatico (ma non critico) "La giovinezza" Ŕ un altro capolavoro della stessa regia.

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The Jack  @  25/05/2015 11:11:53
   6½ / 10
Quando ho visto la grande bellezza mi è piaciuto. Poi l'ho rivisto e mi è piciuto un po' di più. L'ho rivisto ancora è l'ho trovato splendido.

Non so se mi capiterà lo stesso con questo, a me Sorrentino è sempre piaciuto. Le conseguenze dell'amore è un ottimo film, per avendo delle forzature nella sceneggiatura, ma la storia c'è, eccome che c'è. Così come nell'amico di famiglia e in This must be the place, probabilmente i miei preferiti.

I problemi qui per me sono 2: la sceneggiatura e Sorrentino.
La storia è minimale, diciamo funzionale allo scopo di trattare 3/4 tematiche (giovinezza/vecchiaia, passato/futuro, semplicità/complessità), ma davvero troppo scarna, noiosa e in qualche modo stanca per appassionare o incuriosire davvero. Lo si capisce presto che le cose non cambieranno e le frasi ad effetto che vorrebbero far riflettere non dicono poi molto.
Poi c'è il problema di Sorrentino che si copia infinite volte, troppe. Se si guarda This must be the place c'è già dentro tutto Youth. Stesse inquadrature, stesse carrellate o zoomate, stesso utilizzo delle musiche, stessa struttura narrativa dove i frammenti anche molto distanti tra loro compongono la storia.
Per me questo è mancanza di coraggio e creatività. Capito che sono bravo a fare una cosa, la rifaccio, praticamente uguale. Si, cambio location, interpreti e riflessioni, ma nella sostanza stile e climax generale rimangono gli stessi.

Spero si rinnovi perchè nemmeno Leone che ha fatto 5 meravigliosi western dove la sua mano si riconosce, è arrivato, anche se avrebbe potuto, a copiare se stesso così tanto.

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  24/05/2015 22:56:57
   7 / 10
Come una certa canzone, bella ma che si fa fatica a riascoltare, tanto e' triste...lo dico con disagio, non so se avro' voglia di rivederlo, il nuovo film di Sorrentino. Vero, alterna momenti stupendi ad altri velleitari, come un autore un grande cineasta improvvisamente troppo innamorato di se stesso. Dice, il film, che la semplicita' e' una perversione ma allora
Credetemi che tutto l'alone metaforico del film non e' niente di inedito...l'hanno gia' ampiamente descritto autori come Alain Resnais...a volte mi sono anche annoiato, ma la forza del film (dopo quella Grande Bellezza che a me piacque poco) e' proprio tutta questa dimensione sospesa nel tempo, in questa Gabbia Umana che insegue Cechov e arriva dalle parti di Ibsen e Heidegger. Personalmente ho trovato imbarazzante proprio la semplicita' di certi dialoghi, come quel confronto artificioso tra la figlia di Caine e il padre...altre volte il confronto generazionale e' reso mirabilmente, come quello tra Caine e un noto attore di cinema...e godibilissimo, anche se scandalosamente glamour, il cameo della rediviva Jane Fonda...il Fred di Caine sembra chiudersi e poi aprirsi in una spira Schnitzleriana, con tutto l'espressivo ornamento di una spaesante realta', come un amnetico passato e un incerto futuro, Sorrentino fa della Rapprentazione del tempo Vera Arte. Narcisista? Didascalico? Geniale? In ogni caso un grande film irrisolto, che non lascia indifferenti ma potrebbe anche esaurirsi cosi

dagon  @  24/05/2015 22:01:34
   6 / 10
Mah.... un film che alterna momenti riusciti ad altri francamente irritanti. Si dispensano perle di saggezza pronte a finire in un bignami di aforismi e simbologie "autoriali" spesso forzatissime. E' chiaro che la stessa scena da alcuni sarà vista come esempio di genio da altri come gigioneria registica allo stato puro (vedi il concerto per mucche e campanacci). Da fare la radice cubica delle lodi sperticate che si sono lette e sentite (addirittura c'è chi ha parlato di miglior interpretazione della carriera sia per Caine che per Keitel... bum!), rimane un film altalenante, apprezzabile più per l'estetica che non per un contenuto tutto sommato abbastanza scontato.
Mentre scrivo giunge la notizia che i film italiani non hanno vinto niente a Cannes... certo che è un mistero il come mai si riportino sempre ovazioni e quarti d'ora di applausi scroscianti e poi, al dunque, premi... nada.... magari un po' più di obbiettività...

bbjmm7  @  24/05/2015 10:58:03
   10 / 10
Il suono ! come spiegazione della vita e la genialità di illudere lo spettatore con la parola SEMPLICITA che invece ci inoltra per un finale geniale dove la bellezza non è appunto la "semplicita commerciale" che oggi il mondo dei mass market ci mette in testa! La semplicità è anche Stravinsky o delel composiiozni musicali "complesse" (a punto per la massa..pensate solo come in Italia gente come jovanull o liganulla siano reputati poeti e compositori). La genilità è la belezza dovrebbero essere di tutti e quindi condivisa! Sorrentino da poi tanti altri spunti al FIlm veramente geniale e fantastico

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gaffe  @  23/05/2015 22:27:18
   5½ / 10
Non mi ha entusiasmato, Sorrentino ultimamente è diventato sempre più cervellotico, le sue sceneggiature non si sa dove vogliano andare a parare.
Bene la prima parte, ma la seconda merita più di uno sbadiglio: la parte finale, dove l'orchestrante si riconvince a dirigere è di una noia tremenda.
Le ambientazioni sono giuste, i personaggi alcuni azzeccati, vedi il ciccione simil maradona, ma per il resto si ha la sensazione di uscire dalla sala con "e allora....".
Rimpiango i primi film noir di sorrentino fino a l'amico di famiglia, poi ha incominciato a cambiare genere.

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RDN92  @  23/05/2015 11:41:17
   7 / 10
E perché no l'ultimo Sorrentino?!
Non è un film da Oscar, non è da Palma D'oro, non è un film che ambisce ad alcun premio, anzi, un premio importante gli starebbe stretto (come credo lo sia stato per La Grande Bellezza), ma è un gran bel film.

L'ho apprezzato per la sua delicatezza e semplicità, da vedere a cuor leggero senza occhio critico e troppo concentrato, è un film che va visto per lasciarsi trasportare all'interno di esso, e per una volta le immagini barocche di Sorrentino non risultano inconcludenti e fastidiose come la critica pensa. Un'inquadratura può o meno avere un significato, ma la sua bellezza sta nel creare una speciale armonia, semplice e delicata che si lascia apprezzare, poi ognuno interpreta quel che vuole o può non interpretare niente e lasciarsi guidare semplicemente dalle sensazioni. Perché è un film che fa e crea sensazioni, e stimo Sorrentino proprio per questo.
Lui e Bigazzi devono essersi sbizzarriti come mai prima con la fotografia, davvero notevole, tesa a creare più dipinti che immagini su video. Come si direbbe a Napoli: "hanno pariato comm' i pazz!". Però, davvero non riesco a redarguirli per questo.

Sceneggiatura più solida e meno stucchevole dei precedenti film, interpretazioni dei due mostri sacri Keitel e Caine sentite ma leggere, non forzate e troppo drammatiche, come due artisti sul finire della carriera, i quali hanno dato tutto (proprio come i loro personaggi), non si sbilanciano, danno quanto basta con naturalezza.

E' un Sorrentino che mi ha emozionato con semplicità, è davvero un film piccolo come lui stesso ha affermato, e proprio per questo bello a vedersi, senza per questo gridare al capolavoro o altre classificazioni.
Via classificazioni e catalogazioni, lo si deve vedere per quello che è, come un unica esperienza al di fuori di tutto.

E' un film che rivedrò sicuiramente con piacere, ma non subito. Il piacere di un film come questo è metabolizzarlo prima di tutto, riguardarselo nella mente anche se si è dimenticato per strada qualche pezzo, e scoprire il suo significato andando avanti, ma un significato che sia personale e a cui dare un certo valore.

giannip62  @  23/05/2015 09:55:46
   8½ / 10
Film delizioso,arte che fuoriesce dallo schermo,Sorrentino va dritto per la sua strada,molti lo ameranno....altri no,senza mezze misure

Misialory  @  22/05/2015 21:01:47
   9 / 10
Perfezione, stile, puro cinema. Chi lo ama non puo' perderselo. Grande Sorrentino, che ha tolto gli eccessi della Granda bellezza e ha creato un gioiello raro.

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FABRIT  @  22/05/2015 19:15:48
   10 / 10
C'è chi lo odia ,io Sorrentino lo amo e Youth è un altro piccolo grande capolavoro.
Bravi tutti da Jane Fonda in un cameo pazzesco a Caine, da candidatura all'oscar ,Keitel strepitoso.... e un'ultima mezz'ora che mi ha decisamente commosso.
Emozionante

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  21/05/2015 21:05:41
   10 / 10
Dato che ormai è costume (e sarà sempre così) non avere mezze misure con Sorrentino, dico solo che mi è piaciuto tantissimo, ma proprio tanto, e quindi lo rivedrei anche subito e probabilmente lo farò.
Non sento il bisogno di giustificare il perché, né i motivi. Sono rimasto per tutta la durata rapito, emozionato. E terrorizzato, sollevato, da questo ipertrofico esorcismo della vecchiaia. E per me è questo il cinema. Poi ci penserò su. Ma preferisco di no.

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Ultima risposta 10/02/2016 00.12.47
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ilgiusto  @  21/05/2015 10:27:07
   7 / 10
6/7
Film elegantissimo, stiloso e affascinante in perfetto sorrentino's.
Ovviamente durante l'intera visione risuona forte in sottofondo l'eco della Grande Bellezza, ma questo è normale dato che le corde dell'autore sono quelle, e Youth comunque ribadisce continuamente anche la sua indipendenza dalla pellicola sopra citata e tenta di affermare una sua personale identità.
Confesso che però è il Sorrentino che mi è piaciuto meno. In assoluto di tutti i suoi film. Forse la pellicola è riuscita meno rispetto a tutte le altre, o forse manca del sorprendere in positivo poichè successiva, però non mi ha pienamente convinto.
Film affascinante sì. Bello? Meglio non pensarci troppo sopra o il giudizio peggiora...

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento williamdollace  @  21/05/2015 09:25:22
   4 / 10
Collage di repertorio di scene sorrentiniane a caso + frasi del trailer + qualche isterismo giusto per piazzare un urlo + leziosità (gratuita) + narcisismo immotivato + bolle di sapone + Una Grande bellezza ma senza cuore = Tanta sinfonia per nulla.

p.s.: Paul Dano ruba la scena quasi sempre a Michael Caine.

Invia una mail all'autore del commento logical  @  20/05/2015 23:44:36
   4½ / 10
La sindrome felliniana che affligge Sorrentino dopo la valanga di elogi per il suo sospirato approdo alla mediocrità che si subodorava ne La grande bellezza, è del tutto conclamata, anzi epidemica. Affligge anche attori di provatissima qualità come Michael Caine o Harvey Keitel o Jane Fonda, nessuno si salva dalla sua sceneggiatura che ha tutte le caratteristiche della depressione post-parto: visioni immotivate di morte, anaffettività conclamata, compiaciuto narcisismo negativo, incoerenza e disprezzo di sé e degli altri. Lucidamente, Sorrentino sceglie di far trascorrere le due ore necessarie alla sua/nostra terapia proprio in un'elegante clinica svizzera, tra vip e camerierine comprensive e tuttofare. Si sente il grande maestro che dirige la mandria di mucche come in uno spot della Milka? oppure - più realisticamente - il pessimo sceneggiatore che cerca di scrivere il suo film-testamento e forse così lo scrive due volte? quesito appassionante che mi lascia attaccato alla sedia mentre sfilano l'intelligente Miss Universo, l'attore californiano che studia per essere Hitler ma poi sceglie la Passione e l'Amore perché è di questo che siamo fatti, la tragedia annoia, la coppietta che al ristorante non parla e chissà (chissà?) che nasconde e altre amenità degne dell'animazione serale, tra cover svizzere e ragazzine che ruotano enormi bolle di sapone.
Lento, devastante per presunzione e incapacità di creare interesse o passione, ci si sente in visita a un ricco parente depresso che probabilmente non ci regalerà nemmeno un biscotto di quelli che lui trova sul cuscino la sera.

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Ultima risposta 22/05/2015 20.56.22
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