stalag 17 - l'inferno dei vivi regia di Billy Wilder USA 1953
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stalag 17 - l'inferno dei vivi (1953)

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locandina del film STALAG 17 - L'INFERNO DEI VIVI

Titolo Originale: STALAG 17

RegiaBilly Wilder

InterpretiWilliam Holden, Robert Strauss, Don Taylor, Otto Preminger, Sig Ruman, Peter

Durata: h 2.00
NazionalitàUSA 1953
Generedrammatico
Al cinema nel Giugno 1953

•  Altri film di Billy Wilder

Trama del film Stalag 17 - l'inferno dei vivi

C'è una spia fra i prigionieri di guerra americani in un campo di internamento tedesco. I sospetti si concentrano sul sergente Sefton che viene malmenato, ma...

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Voto Visitatori:   8,37 / 10 (15 voti)8,37Grafico
Miglior attore protagonista (William Holden)
VINCITORE DI 1 PREMIO OSCAR:
Miglior attore protagonista (William Holden)
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Voti e commenti su Stalag 17 - l'inferno dei vivi, 15 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  11/02/2012 23:22:17
   7½ / 10
Un destino accomuna Wilder con Hitchcock: la coscienza di essere abili artefici cinematografici di storie ed emozioni. Ed è questa orgogliosa coscienza che diviene la molla, quasi la causa, di tutta la loro produzione dagli anni '50 in poi. Le regole classiche vengono accettate, rispettate alla lettera, ma allo stesso tempo intezionalmente si afferma la superiorità dell'autore rispetto alle regole: queste esistono e hanno valore solo grazie al mestiere e alla capacità del regista. I film degli anni '50 di Wilder e Hitchcock risaltano appunto per la finissima manipolazione formale, stilistica e visiva che finisce per costituirne la sostanza.
"Stalag 17" è un lavoro di consapevole (e ardita) contaminazione di stili fra il film di guerra e la commedia. La sintesi è raggiunta positivamente da Wilder grazie all'abile uso dell'ironia. Già il discorso che fa la voce off all'inizio del film contiene lo spirito dell'opera: ci si lamenta che i film di guerra siano tutti uguali, tutti eroici, tutti pieni di grandi imprese, nessuno che si occupi di piccole storie, di avvenimenti spiccioli, come la vita e la permanenza in un campo di prigionia. Ecco quindi che il discorso si porta direttamente e scopertamente dentro il campo della rappresentazione cinematografica stessa. Fin dall'inizio si fa cosciente lo spettatore che il film è una consapevole operazione stilistica e come tale (come prodotto artistico di intrattenimento) va visto.
Ed è a questo punto che l'ironia si mette al lavoro. Una situazione che si immagina tragica, terribile, straziante, viene ricondotta a burla, a operetta. I nazisti sono quelli più colpiti dalla deformazione ironica: dallo stereotipo di gente crudele, astuta e luciferina diventano vanitosi, ridicoli, delle caricature. In pratica si anticipa il fumetto Sturmtruppen. Wilder quindi non è stato particolarmente cattivo nei loro confronti, li tratta con condiscedenza e divertito distacco, come dei babbei che giocano a fare i carnefici.
Ma l'ironia non risparmia nemmeno gli americani. Ciò che viene messo alla berlina è il facile trionfalismo, l'eroismo ostentato e retorico, l'ingenuità e la faciloneria di chi si vanta di imprese. Il meccanismo dei film di guerra viene quindi rovesciato: sono i disfattisti a fare bella figura, mentre l'ostentazione di eroismo è svalutata.
Il grande regista classico consapevole di sé manovra i meccanismi ma rispetta gli effetti. Anche in questo film il regista gioca ad arte soprattutto per creare tensione, partecipazione nello spettatore nei confronti della risoluzione di un dilemma. Si parte come al solito da una falsa evidenza, si insinua il dubbio e alla fine si scopre il gioco sorprendendo positivamente lo spettatore.
Anche in questo film si combatte la nobilissima battaglia dei film classici contro i pregiudizi, le facili impressioni e il dominio della apparenze.
Anche in questo film si rappresenta la dicotomia americana fra frugalità, puritanesimo, purezza di ideali da una parte e opportunismo, iniziativa privata, cinismo dall'altra (vedi anche "East of Eden" di Kazan). Come sempre la simpatia di Wilder va al lato meno nobile e più consumistico, quello dell'America godereccia (come dimostreranno poi le "ciniche" commedie successive).
Anche in questo film si cerca una sintesi finale, nel nome del comune legame fideistico al concetto di Nazione Americana (dando ipocritamente al "traditore" una nazionalità non americana).
Peccato che la parte comica sia a volte sovrabbondante, fin troppo distaccata ed estranea al resto della storia, legata agli stereotipi dell'epoca, semplicistica e alla fin fine quasi noiosa e fastidiosa.

Goldust  @  27/09/2011 12:33:03
   8 / 10
In perfetto equilibrio tra commedia e dramma ecco l'ennesimo gioiello firmato Bily Wilder, questa volta ambientato in un campo di concentramento tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale. Tra tentativi di fuga, arte di arrangiarsi e svaghi improbabili il film sarebbe già sufficientemente interessante, ma la venatura gialla della ricerca di una spia in seno alla compagnia rende il tutto ancora più gustoso. E c'è pure il tempo per un utile insegnamento, e cioè che le false apparenze ingannano e che una seconda occasione non si nega a nessuno.
A torto sottovalutato alla sua uscita, con il tempo si è ritagliato l'importanza che giustamente gli spetta.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  26/09/2011 13:41:49
   8 / 10
Strepitosa incursione nel cinema bellico per il grande Wilder che crea un mix perfetto tra dramma e commedia ambientando la storia dentro ad un campo di concentramento Tadesco.
Il film è del '53 è la voce fuori campo all'inizio asserisce che si tratta del primo film che parla dei campi di concentramento...certo adesso siamo abituati a ben altre atrocita' e violenze ma il film regge comunque molto bene anche a distanza di anni!
Da vedere...come tutti i film di Wilder!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  22/08/2011 16:39:13
   8 / 10
Campi di prigionia per militari, ambiente duro e ostile, eppure Wilder riesce nell'intento di vedere il lato commedia da un contesto completamente tragico. C'è una scena che mi ha sempre colpito e che forse sintetitizza ciò che sto dicendo: il ballo tra Shapiro (vestito alla Betty Grable) e Caprone che si lascia andare all'estasi di poter finalmente coronare il suo sogno di stare con la famosa attrice. Sono due comprimari importanti perchè sono loro che introducono il lato buffo del film senza però sminuire l'assoluta tragicità della vicenda.
Wilder analizza il microcosmo del campo dove il protagonista viene emarginato e picchiato dal resto del gruppo dal sospetto di essere una spia al soldo dei tedeschi. Americani che condannano un altro americano. Difficile non vedere precisi significati politici visto che Stalag 17 esce in pieno maccartismo, in cui il sospetto era già una condanna. "Se mi incontrerete all'angolo di una strada, facciamo finta di non conoscerci" coerente allo spirito caustico e disilluso del protagonista e dello stesso Wilder.

dave89  @  21/12/2010 17:34:39
   9½ / 10
stupendo capolavoro.ottimi b.wilder e w.holden.

Gruppo COLLABORATORI julian  @  01/12/2010 13:53:55
   7½ / 10
Wilder, dopo essere passato magistralmente tra commedie e noir, si cimenta in un film di guerra sui campi di prigionia nazisti, su cui aleggia un'ambigua atmosfera spensierata e melanconica, quella che, molto più matura, dominerà ne L'appartamento del '60.
In Italia, a giudicare dal sottotitolo messo ad evidenziare una durezza e rigidità che non si evince dal film, non ci avevano capito niente, incapaci di concepire un film di guerra ibrido.
E' pur vero che una rappresentazione così scanzonata non rispecchia, probabilmente, quella che fu la drammatica realtà.
Il film, scorrevole e piacevole da guardare, resta forse un caposaldo indirettamente, più importante per la possibile influenza esercitata su pellicole come M.A.S.H., che per il proprio valore oggettivo.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  24/04/2010 13:09:16
   8 / 10
Non è un documentario sui campi di prigionia nazisti, com’è evidente, né comunque un film che ne intenda rappresentare, o denunciare, gli aspetti storici.
In ‘Stalag 17’ Wilder racconta (bene) non la Storia ma una storia; raccoglie diversi generi quali il film bellico, la commedia, il drammatico, addirittura il thriller o il giallo (chi è la spia?); continua quel discorso sul cinico opportunismo dell’uomo che si era visto, ad esempio, in ‘Viale del tramonto’ o ne ‘L’asso nella manica’, sentimento qui osteggiato da quello necessario di solidarietà tra i prigionieri.
Trova forse la sua vera fonte in ‘La grande illusione’ di Renoir.

Wilder non inventò nulla, ma riassunse molto, in grandezza, entro i confini del convenzionale. E della pessima Hollywood, di cui mantenne pur sempre alcuni difetti, o almeno secondo me, egli rimane probabilmente il migliore rappresentante.

DarkRareMirko  @  10/01/2010 20:11:19
   10 / 10
Tra i migliori film sui campi di concentramento e sul nazismo in generale mai realizzati; meritatissimo l'Oscar ad Holden, per davvero un grandissimo attore.

Salta all'occhio però una messa in scena, comunque superba, che però è veramente troppo all'acqua di rose; i nazisti qui son quasi bonari, tolleranti, chiachcieroni, non esiste proprio, dai; molti, forse troppi, anche i momenti ironici (come quello della vernice usata come pretesto per poter andare a spiare le donne).

Probabilmente in modo evidente Holden non poteva (ancora) permettersi una rappresentazione cinematografica crudele e spietata, nonchè realista, alla Spielberg o alla Polanski insomma.

Come affidabilità storica non conta tanto quindi, ma è per davvero un capolavoro registicamente parlando; narrativamente poi è davvero impareggiabile, con 120 minuti che non stancano e filano via veloci come non mai.

Nel cast, pure il regista Preminger (Exodus con Paul Newman).

Wilder si riconferma regista monumento per la storia del cinema, perfetto e definitivo in qualsiasi genere (comemdia, dramma, storico, ecc.) dove lui si permetta di metter mano.

Beefheart  @  07/12/2007 12:56:05
   7½ / 10
Un discreto prison-movie, ambientato in un campo di lavoro nazista durante la seconda guerra mondiale, che senza trascurare la drammaticità del contesto lascia largo spazio all'ironia. Quasi tutto si svolge all'interno dello stalag nel quale sono detenuti i prigionieri di guerra, interpretati da una serie di personaggi molto ben caratterizzati (eccezionali Shapiro e Stosh interpretati da Harvey Lembeck e Robert Strauss) che danno vita a svariati siparietti divertenti ed a più di una sequenza memorabile; come il Col. Von Scherbach che gironzola comodamente scalzo per il suo ufficio, se pure in divisa, e che indossa gli stivali solo momentaneamente per far sentire lo sbattere dei tacchi allorquando un superiore lo chiama al telefono; oppure il soldato americano credulone, prigioniero da molto tempo, che riceve la corrispondenza dalla moglie ed apprende con sorpresa di un evento miracoloso tale per cui, davanti all'uscio di casa, ella avrebbe trovato una neonata con i suoi, di lei, stessi connotati!
Contemporaneamente però, la trama comprende anche una buona dose di inganno, complotto, astuzie, compromessi e quant'altro possa scandire la vita nella baracca del campo. A livello di recitazione se la cava bene William Holden nei panni del personaggio principale Serg. Sefton e non sfigura Otto Preminger in quelli del comandante del campo Col. Von Scherbach. Sceneggiatura lineare e scorrevole, buona la fotografia.

Sestri Potente  @  14/11/2007 11:40:09
   10 / 10
Un capolavoro! Questo film sdrammatizza un avvenimento negativo come la guerra equiparandola addirittura ad una commedia, con generali tedeschi buffi ed impacciati. La spia viene scoperta in modo assolutamente geniale ed alla fine ha ciò che si merita, con la soddisfazione di tutti. Grande colonna sonora!

wega  @  30/09/2007 13:34:48
   7 / 10
si è un buon film ma tra quelli che ho visto di billy forse è il meno importante

Dick  @  03/09/2007 16:09:44
   8½ / 10
Ambientato in uno spazio ristretto un coinvolgente film che mescola a drammaticità e tensione momenti divertenti e ironici.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  04/08/2007 01:32:32
   8 / 10
E' per le stesse ragioni che conoscono molti (una visione troppo goliardica dei campi di prigionia) che forse non sono mai riuscito ad affrontare questo film alla stregua di altri capolavori di Wilder: è utilissimo rivederlo.
Se ne possono cogliere meglio le sfumature, i personaggi di contorno (strepitoso Peter Graves, futuro divo televisivo di "Furia") e il climax corrivo, di tradimento "annunciato" nelle sequenze di gruppo (forse un riferimento velato alla commissione di McCarthy e al Gruppo dei Dieci di Hollywood?).
Holden è straordinario, ma non è di meno l'eccezionale Otto Preminger (proprio il famoso regista) nei panni di un'ufficiale nazista

quaker  @  25/06/2007 00:22:57
   9 / 10
L'avevo visto in TV tantissimo tempo fa. Ignoravo che fosse di Billy Wilder; l'interpretazione di William Holden mi aveva colpito, e lo ricordavo perfettamente, fino ai dettagli. L'ho rivisto, per puro caso, stanotte. Ebbene è un grandissimo film, ingiustamente dimenticato. Wilder costruisce una storia perfetta nei minimi particolari (ed il fatto che uno spettatore medio come io sono ricordi tanti particolari dimostra come il film si faccia seguire perché magistralmente strutturato) e si avvale (dopo Viale del Tramonto) di un attore che gli è molto congeniale come Holden, che rimane uno dei più grandi interpreti americani di tutti i tempi, anche se ha fatto di tutto per non far riconoscere il suo straordinario talento, smettendo quasi di recitare per dedicarsi alla caccia in Africa.
La mescolanza di una storia fortemente drammatica con una serie di intermezzi comici, alcuni molto riusciti, e l'ambientazione in una baracca (potrebbe essere rappresentato a teatro) sono i punti forti del film e rivelano l'impronta tipica di Wilder, che racconta la vita in un campo di prigionia, con una serie di abili "inserimenti" nella vicenda drammatica centrale di scene vita quotidiana del campo.
Per l'epoca in cui venne girata, infine, è un' opera innovativa e coraggiosa: la guerra era finita da appena otto anni, e si voleva ancora solo celebrarne l'epopea (la voce narrante, all'inizio del film, spiega bene quale sia l'intento del regista), non certo parlare della sorte dei prigionieri (che sono personaggi scomodi, perché, pur soffrendo quanto i soldati, sono pur sempre degli sconfitti, e non contribuiscono alla battaglia ed alla vittoria).

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  06/07/2005 11:57:59
   9 / 10
Un minore di Wilder (se così possiamo definirlo!).
"Stalag 17" è un film ambientato in un campo di prigionia, che però utilizza, dei toni piuttosto scanzonati, e non pesanti. Ma Wilder però è molto sarcastico e antieroico. Ai tempi fu criticato, ma ovviamente non fu capito. Rivisto oggi appare come un film molto all'avanguardia per il periodo, e al tempo stesso molto particolare, frutto del lavoro di un regista geniale, uno dei migliori in assoluto nel cinema.
Il capo del campo è l'autore fra gli altri di "Tempesta su Washington" e "Anatomia di un omicidio" , il regista Otto Preminger.

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