salvatore giuliano regia di Francesco Rosi Italia 1961
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salvatore giuliano (1961)

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locandina del film SALVATORE GIULIANO

Titolo Originale: SALVATORE GIULIANO

RegiaFrancesco Rosi

InterpretiSalvo Randone, Frank Wolff, Pietro Cammarata

Durata: h 2.00
NazionalitàItalia 1961
Generedrammatico
Al cinema nel Novembre 1961

•  Altri film di Francesco Rosi

Trama del film Salvatore giuliano

Salvatore Giuliano nel secondo dopoguerra forma un esercito separatista che vuole staccare la Sicilia dal resto dell'Italia. Tiene a lungo in scacco i carabinieri, semina il terrore sull'isola e si rende protagonista di molti fatti di sangue come la strage di Portella della Ginestra, quando spara sulla manifestazione dei lavoratori per la ricorrenza del primo maggio. Nel 1950 viene ucciso. Gaspare Pisciotta, ex-luogotenente di Giuliano, che lo ha denunciato, viene assassinato in carcere.

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Voti e commenti su Salvatore giuliano, 26 opinioni inserite

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Goldust  @  06/03/2020 12:25:47
   7 / 10
In stile documentaristico Rosi ripercorre il mito controverso della figura di Salvatore Giuliano immergendosi nella situazione storica del tempo ( c'era grande fermento autonomo nella Sicialia dell'immediato dopoguerra ) e riproponendone le gesta proprio nei paesi in cui il bandito era nato e cresciuto. Operazione di indubbia forza espressiva ma, rivista oggi, anche un pò fredda nella sua programmata schematicità fatta di flashback e balzi temporali. E la bassa qualità degli attori scelti volutamente tra la gente del posto purtroppo si vede. Interessante, comunque, la scelta di non mostrare mai Giuliano in pieno volto, forse per evitare di mitizzare ulteriormente un personaggio già di per sè così pericolosamente carismatico.

dagon  @  17/12/2018 20:33:19
   8 / 10
Ottima pellicola di Rosi, anche se preferisco "Le mani sulla città" e "Uomini contro". Approccio semidocumentaristico, riproduzione assolutamente realistica, con eccellente fotografia.

Thorondir  @  13/12/2018 15:39:12
   9 / 10
Grandioso film di Francesco Rosi, che insieme al successivo Le mani sulla città, firma un'accopiata che il regista secondo me non toccherà più.
La vicenda del bandito Giuliano viene narrata attraverso un andirivieni nel tempo che mostra da una parte l'omertà e la protezione che il bandito aveva nei centri in cui operava e dall'altra le connivenze tra i banditi stessi e mafia/carabinieri/politica che pur non venendo chiaramente fuori nella parte del processo, risaltano dalle cose dette e non dette degli imputati. Così il film di Rosi diventa una grande epopea sulla figura del noto bandito, ma anche un film di denuncia sociale (la Sicilia profonda poverissima), di attacco all'ordine costituito, nonchè al fallimento dello stato nelle operazioni di ricerca di Giuliano, poi risolte non dallo stato. Rosi dirige tutto ciò con una grazia rarissima e uno splendido uso della macchina da presa, che intarsia i volti scolpendoli nella roccia delle montagne siciliane, nei vicoli degli splendidi paesi che fanno da location alla vicenda, nella forza di immagini che sono riuscite a narrare non solo la storia di uomini, ma la storia di un angolo d'Italia, con una forza evocativa che ha pochi eguali nella nostra filmografia. Cinema con la C maiuscola.

DarkRareMirko  @  07/12/2018 22:55:44
   9½ / 10
Notevolissimo film-inchiesta, come a volte ne ha girati Rosi, che pare uno sguardo sul reale, pare di esser davvero li, di viver in diretta gli avvenimenti.

Secondo me Rosi non raggiungerà più tali vette; due ore pesanti ed intense, di aperta denuncia, che ai tempi devon aver pestato i piedi a più di una persona (pur se Giuliano venga addirittura trattato in maniera indiretta, passiva).

E bravo Rosi, che qui ci mette pure la voce; Cicero (autore di film parodia ed erotici anni '70) sta in aiuto regia.

Il siciliano di Cimino, comunque solo discreto, è in effetti più scorrevole.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Angel Heart  @  04/01/2015 15:19:40
   6 / 10
Rosi racconta i fatti basandosi sui fatti (anche se "di sicuro c'e' solo che e' morto") gira tutto in loco e prende attori direttamente dalla strada: niente spettacolo, niente mitizzazione, ma cinema verità nel senso stretto del termine.
Peccato che della storia ci si capisca poco o nulla (sia su cosa succede che nel parlato) e che il tutto venga raccontato in maniera, oltre che confusa, didascalica e distaccata (pensare che ci ho messo quaranta minuti a cercare di capire chi era Giuliano, per poi rendermi conto che in realtà e' praticamente un personaggio off-camera).
Risultato: un autentico mattone, pesante da morire. Pur mettendoci tutta la buona volontà di sto mondo, arrivare alla fine senza dormire e' una vera e propria missione (e che Dio abbia pietà di voi nella seconda parte con il processo).

6 per l'importanza storica (nonché una scusa per non rovinare la media), ma per me e' già troppo.
Imparagonabile con questo per nazionalità, verosimiglianza ecc... ma il film di Cimino, americanata bella e buona, era assai meglio in quanto a coinvolgimento.

DogDayAfternoon  @  02/11/2014 14:40:01
   6 / 10
Inconfondibile lo stampo di Rosi tra radiocronaca, documentario e film. Regia di qualità, ottime le interpretazioni con la capacità del regista di enfatizzare la miseria del popolo nelle scene più drammatiche (cosa che gli riuscirà in maniera ancor più splendida con "Cristo si è fermato a Eboli").

La sensazione però che avevo durante e dopo la visione del film è stata la stessa avuta per un altro lavoro più o meno coevo del regista, "Le mani sulla città": un senso cioè di pesantezza, di ripetitività nelle scene, pure di noia. Se la prima parte infatti è la più interessante e riuscita, non posso dire altrettanto delle scene del processo, molto confusionarie e troppo didascaliche, e della parte conclusiva a cui sono arrivato con fatica. Un film che, nonostante i notevoli pregi, non mi ha soddisfatto.

Dick  @  24/08/2014 14:05:34
   8½ / 10
A metà strada tra il documentario e la finzione, un film che attraverso le imprese banditesche del famoso Salvatore Giuliano racconta uno spaccato d' Italia tra misteri e fatti vergognosi con il ruolo non ben definito dei politici e della mafia.
Film secco, essenziale, dal ritmo soprattutto "blando", ma che ha improvvise accelerazioni come nelle scene delle sparatorie, delle donne disperate tra cui la madre del famoso bandito quando

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER e in tribunale.
Da come ho letto sul Mereghetti il successo contribuì alla costituzione della commissione antimafia.

Woodman  @  28/07/2014 23:36:05
   9½ / 10
Visto interamente al Cinema Ritrovato di Bologna, da me recensito per "Cinefilia ritrovata", il capolavoro di Rosi costituisce sicuramente la più alta e mai più raggiunta tappa della sua carriera.
Un film che supera decisamente i tradizionali confini del Cinema cronachistico/di denuncia, e pur essendo imperniato sul sociale, genere che solitamente rifuggo e nel quale credo poco, è riuscito a sbalordirmi e a coinvolgermi ininterrottamente.

Parlare di Salvatore Giuliano oggi significa riconoscerne l'assoluta potenza visiva, la matericità e il senso plastico delle sue immagini abbaglianti, la profondità e la capacità, ormai estinte, di fondere grandissimo cinema con un'acutissima, neutrale e sentita denuncia. Molto più che un film politico, molto più che un film sul sociale. Il capolavoro di Rosi si accosta alla pittura naturalista/realista franco-italiana post romantica, quindi sbalza, supera i convenzionali confini della gabbia cinematografica, le scene parlano attraverso l'immagine pura, ciascuna di esse è una veduta amarissima e terrorizzante della Sicilia anni '40, un dipinto macchiaiolo di convintissima imitazione, riproduzione. Sembrerebbe ma non è un documentario, Salvatore Giuliano, bensì un affresco monumentale ricco di momenti lirici e frastornanti, scioccanti, annichilenti.

Rosi non si schiera, apparentemente, cerca piuttosto di imprimere sull'immagine una fetta di storia italiana di cui ancora oggi si parla pochissimo, di farle assumere cioè una valenza comunicativa imponente e destabilizzante. Parlare con l'Arte, comunicare attraverso l'immagine: il capolavoro di Rosi è una delle massime espressioni di questo intento. La coniugazione forma-contenuto, con doppia funzione (mantenere la comunicazione facendo cinema puro), trova qui uno dei suoi massimi esempi. Moravia è arrivato a definire "realismo epico" lo stile di Rosi, che per l'appunto è tale in virtù del lavoro a tre teste del regista: Rosi opera in bilico fra il giornalista (dirigendo gli interpreti -esclusi Wolff e Randone tutti non professionisti-, facendoli parlare, scegliendo cosa far loro dire), il regista (dirigendo l'orchestra delle formalità e della cornice, la volontà di comunicare, con le perfette soluzioni tecnico visive quali le sconnessioni temporali e la scelta di tre tipi di bianconero) e lo storico (ricostruendo passo per passo questa pagina di storia siciliana con meticolosità e cura estrema).

Questi tre ruoli si rivelano indivisibili: il Rosi regista sceglie di non mostrare quasi mai il personaggio di Giuliano, quasi mitizzandolo, conferendogli un alone di romanticismo nel mostrare la sua ricerca dell' indipendenza non solo sociale, nell'abbandonare ogni cosa e andando sui monti, mostrando una certa ambiguità, "tradendo" lo spettatore che rimane perplesso dinanzi alle molteplici facce del mafioso, ritrovandosi dinanzi al tradizionale binomio eroe/assassino. Il Rosi storico accompagna per mano lo spettatore attraverso la pazzesca ricostruzione di un mondo arido e violento, popolato da mostri che diventano vittime, e vittime che rimangono vittime. E qui si incontrano lo storico e il regista, nella sublimazione visiva della ricostruzione della Prima strage dell'Italia repubblicana, la porta che aprì alle guerre con la mafia. Restituisce cioè l'impatto mediatico che ebbe allora l'evento, con la perizia dinamica e solenne del grande regista e con la meticolosità e la ricerca del vero del grande storico. Il Rosi giornalista, infine, dà i necessari tocchi di colore al tutto, con la scelta e la direzione degli attori, che si agitano entro confini sempre più stretti, dai paesaggi alle vie opprimenti dei paesi, dalle stanze buie alle gabbie di prigione, con furia animalesca (si pensi alle donne che scendono in piazza, alle urla di Pisciotta in tribunale o nell'indimenticabile finale), a voler dar corpo a un universo popolato da insetti annaspanti in una pozzanghera di dannazione. Ma, per l'appunto, al di là dell'inchiesta, al di là del reportage, Rosi tocca vette insospettabili al tempo.

Almeno due momenti memorabili: la madre di Giuliano all'obitorio, come una lupa sul cucciolo, come una Maddalena piangente ai piedi di Cristo (ritorna la pluralità di riferimenti imponenti e sacri incarnata da Giuliano), e la magnifica scena della sua uccisione, colto di notte con la collaborazione di più parti, con un taglio visivo espressionista che tocca il mitico, sicuramente visto e amato dalla Bigelow, recuperato e attualizzato con gli attuali mezzi per il suo grandioso "Zero Dark Thirty" (la lunga scena della cattura di Bin Laden recupera la tensione, l'inquietudine e la levatura fantastica/epica che aveva quella dell'uccisione di Giuliano, ed inoltre in entrambi i film l'autore non mostra mai il "protagonista", rifuggendo ogni posizione netta, riportando con la perizia artistica tipica dei naturalisti ottocenteschi pezzi di storia dell'uomo da non dimenticare).

Martin Scorsese, incontenibile amatore del Cinema Italiano, considera l'opera di Rosi uno dei suoi film preferiti nonché uno dei più influenti per la sua produzione, e ha supervisionato il restauro della Cineteca di Bologna.

Salvatore Giuliano originariamente doveva intitolarsi "Sicilia 1943-1950" ed infatti altro non è che un mosaico di eventi che hanno attraversato la Sicilia, lasciandovi solchi e un'irriducibile scia di sangue, e rimane una pietra miliare del nostro cinema, non soltanto a sfondo sociale.

Capolavoro.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  08/03/2014 12:46:20
   8½ / 10
Coraggiosissimo per l'epoca in cui fu girato, un film che si chiama "Salvatore Giuliano", eroe o delinquente che dir si voglia entrato nell'immaginario collettivo di milioni di italiani, in poesie, ballate, racconti leggendari, altri un pò meno. Rosi a dispetto del titolo che da al suo film inizia già con un cadavere in bella mostra, quello di Turiddu; il seguito non è un consueto flashback delle "imprese" del brigante siciliano più famoso del '900, bensì tutt'altra ricostruzione storica: degli effetti che le scorrerie di Giuliano hanno avuto sull'Italia, più che sulla Sicilia, dell'interesse che hanno avuto i poteri forti a sotterrare qualunque parvenza di verità potesse esserci nella vicenda nel modo in cui è diventata tristemente famosa: metodo siciliano, potremmo dire, ma sarebbe offensivo; quel famigerato modo di fare in cui si ritrovano parole chiuse per sempre nella custodia di un corpo riverso in terra o del tutto scomparso, introvabile, in omicidi poco chiari e stragi oscure dai mandanti misteriosi.
Sciascia in un articolo poi raccolto ne "La corda pazza" diceva che il film di Rosi era quello che più di tutti era riuscito a raccontare la Sicilia e la sicilianità al cinematografo all'epoca. Guardando la data, non possiamo che dargli ragione: i lamenti delle madri, l'omertà, l'arretratezza, il paesaggio vertiginosamente bello ma aspro, il mare scomparso come se l'isola volesse rinchiudersi al suo interno anziché uscire fuori, l'interesse dei partiti politici e le loro macchinazioni da Roma.
"Di sicuro c'è solo il cadavere" scrisse un giornaliste dell'Europeo, e oramai giunti al 2014 grava ancora un'ombra di inquietante silenzio e malignità sulla morte di Giuliano o Pisciotta o chiunque altro implicato nella vicenda fu liquidato.
Rosi per di più gira con sapienza e a tratti sembra di vedere un mosaico frammentario ma tutt'altro che impazzito sulle conseguenze di Giuliano. Lui non c'è, è un involucro vuoto che schizza di sangue tutto il resto, un cadavere se non addirittura una presenza invisibile ma soffocante.
La presenza di Giuliano è stata poi riciclata in altre pellicole che hanno provato a mettere in scena biografie in ogni caso fuori luogo con un personaggio tanto inquinato dal sentimento nazionalpopolare (mia nonna, meridionale ma di certo non sicula, sapeva a memoria poesie su Giuliano prima che la malattia ne mangiasse i ricordi che a volte vengono sputati fuori in un melma confusa dove alla canzone di Giuliano va ad attaccarsi "Bandiera Rossa" o "Faccetta nera"). Rosi subito intuì che per arrivare al cuore del problema Giuliano bisognava agire dall'esterno, escludendo quel centro (proprio Salvatore Giuliano) pulsante, quello dei misteri d'italia destinati a raggiungere via via una forma gigantesca, massa tumorale tanto grande che diventerà poi difficile, quasi impossibile, scrivere biografie o di eventi storici persino alla maniera di Rosi che poi, bisogna ammetterlo una volta per tutte, è di un coraggio concettuale e di un'abilità registica straordinarie. Basti su tutte lo sfollamento del paese e il seguente assalto delle donne per capire cosa si ha di fronte.
Cinema incandescente.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  02/03/2014 22:18:28
   8 / 10
Con "Salvatore Giuliano" Francesco Rosi inizia la serie dei film-inchiesta.
Per questo primo film usa un approccio molto fattuale e distaccato. In primo piano ci sono le azioni, gli ambienti e gli eventuali retroscena; più defilate sono le persone, le loro ragioni, come pure le analisi delle azioni mostrate.
L'originalità del film consiste soprattutto nel fatto che nonostante il titolo si riferisca al famoso bandito Salvatore Giuliano, questo in realtà quasi mai appare nel film. Si riprende e si descrivono i suoi atti, le sue azioni e soprattutto quello che gira intorno a lui, che sia favorevole o contrario. E' una posizione molto abile di Rosi, il quale non prende le parti di nessuno, né vuol far identificare lo spettatore in qualche "eroe" (come fa Hawks in "Scarface"). Che non parteggi nemmeno per la parte statale lo si evince subito fin dalla prima scena. Infatti il film inizia facendo chiaramente capire che la versione ufficiale della morte di Giuliano è falsa e montata ad arte, per nascondere chissà cosa.
Il resto del film è dapprima un montaggio alternato fra ciò che segue l'uccisione e i primi atti criminali di Giuliano, descritti nel loro contesto (la voce off di Rosi c'illumina in merito); poi fra gli atti del processo per la strage di Portella della Ginestra e ciò che si pensa sia avvenuto nei giorni precedenti la morte di Giuliano, con tanto di trattativa Stato-Mafia (ebbene sì, già allora). In quest'ultima parte il protagonista diventa Gaspare Pisciotta (l'unico personaggio di cui si tenta un'indagine psicologica) il grande amico-traditore di Giuliano, depositario di tutti i suoi segreti (non a caso verrà avvelenato all'Ucciardone, non si saprà mai da chi).
Salvatore Giuliano alla fine appare un po' come i protagonisti di "La sfida" e "I magliari", un fuorilegge individualista e outsider, il quale all'inizio viene a patti e infine viene schiacchiato dal sistema consolidato del malaffare.
Anche in questo film di Rosi traspaiono poi tutti i mali annosi della società italiana: l'indifferenza e l'ignoranza della gente comune, il loro assuefarsi e la loro velata partecipazione al malaffare, il ruolo assente o poco intelligente dello Stato (penose le scene dei rastrellamenti) se non addirittura connivente (le torbide trattative e gli scambi di favori).
L'impostazione di distacco verso le persone e attenzione ai fatti e agli ambienti, porta Rosi a privilegiare le riprese con campi lunghi (tantissime le scene il cui la mdp si mantiene molto distante e in alto rispetto all'azione). Ne viene fuori una visione realistica e suggestiva del paesaggio e della gente siciliana. In occasione invece della strage di Portella della Ginesta, Rosi adotta il linguaggio epico e drammatico usato da Eisenstein nella "Corazzata Potemkin".
Si tratta di un film tecnicamente e visivamente rilevante, un piccolo gioiello (non a caso il direttore della fotografia è Gianni di Venanzio), mentre per quanto riguarda la storia in sé non riesce secondo me a penetrare a fondo e completamente nel fenomeno brigantaggio-mafia che ha caratterizzato la Sicilia di quel tempo. Del resto un non siciliano non potrà mai arrivare a capire e a descrivere (come afferma un personaggio del film).

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  26/12/2013 12:30:34
   8½ / 10
Grande film, dalla regia alla fotografia, passando per il montaggio e la sceneggiatura.
Non un semplice film d'inchiesta, è un grande film che mostra ottimamente un pezzo di storia italiana. Imperdibile.

MidnightMikko  @  02/03/2012 14:59:58
   10 / 10
Questo film meriterebbe il massimo dei voti anche solo per la regia perfetta di Rosi. Le sue non sono inquadrature, ma veri e propri quadri, veri e propri scatti di una terra meravigliosa (che campi lunghi favolosi, con le montagne minacciose come l'arrivo dei banditi) soffocata dagli interessi e dalla conseguente violenza.
Salvatore Giuliano, un fantasma che ingurgita tutta la vicenda, tutti i personaggi, una presenza che aleggia in qualsiasi inquadratura, un anello visto di sfuggita il marchio del mito. Una sceneggiatura meravigliosa, una fotografia perfetta, un montaggio sorprendente, una regia superlativa al servizio di un film tra realismo (molto), noir e thriller legale (meno).
Questo è Cinema con la C maiuscola, e non dico altro.

Invia una mail all'autore del commento marco986  @  14/10/2011 23:19:06
   10 / 10
INSIEME ALLE MANI SULLA CITTA' IL MIGLIOR FILM DI ROSI

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  05/10/2010 18:21:06
   8½ / 10
Prima di "lucky Luciano" Rosi decide di trattare ,con il suo ineguagliabile stile,le vicende di un altro boss mafioso...Salvatore Giuliano!
La grandezza della regia permette al film di guadagnare molti punti...
Malgrado il titolo reciti il suo nome il "bandito" non verra' mai inquadrato in volto come se lo stesso regista prendesse le distanze dal personaggio.
Il montaggio alterna sapientemente il "prima" e il "dopo" la morte di Giuliano!
Anche in questo film Rosi mette ombra sul sistema politico Italiano andando a colpire quella parte della polizia corrotta dal denaro del bandito!
Grande film!

pinhead88  @  14/04/2010 16:36:33
   8 / 10
Un magnifico e potente affresco neorealista della sicilia del dopoguerra e un'inchiesta che mette a nudo tutti i problemi e le piaghe che questo paese il più delle volte ha dovuto affrontare.

Dr.Orgasmatron  @  07/11/2009 17:02:20
   9½ / 10
Potrebbe sembrare (dal titolo) un film sul bandito siciliano, ma non è così, o almeno lo è solo in piccola parte. E' soprattutto un film sulla Sicilia del decennio 1940-1950, dove si parla di rapporti stretti tra mafia, potere politico e banditismo. Raccontato senza fronzoli e senza troppi patetismi, analizza a fondo le piaghe socio-culturali che affliggono la Sicilia. Non a caso il titolo di lavorazione del film era "Sicilia 1943-60". Splendida la fotografia, immensa la regia di Rosi caratterizzata da frequenti sbalzi narrativi. Svetta su tutte la sequenza della strage di Portella della Ginestra. Uno dei migliori prodotti italiani di tutti i tempi. Capolavoro con la C maiuscola

edmond90  @  05/09/2009 19:32:19
   9½ / 10
Una grande rappresentazione della Sicilia anni '40.Girato in maniera superba

Invia una mail all'autore del commento wega  @  05/09/2009 19:19:07
   9 / 10
Venerato da Martin Scorsese che ne ha ripreso la struttura a cellule indipendenti ("Chi sta Bussando alla mia Porta", "Quei Bravi Ragazzi" i primi che mi vengono in mente), "Salvatore Giuliano" è un autentico caposaldo del Cinema italiano, tutt' ora insuperato come film inchiesta che ha il pregio di de-mitizzare la figura di Giuliano, appena accennata, e che si vede - morto - solo pochi secondi ad inizio pellicola. "Di sicuro c' è solo che è morto" è la frase emblematica di un giornalista dettata per telefono, emblema di un film che non ha le pretese di fare luce su un mistero italiano ma solo di raccontare un Paese che è stato anche di Salvatore Giuliano e il suo luogotenente Pisciotta.

LoSpaccone  @  03/03/2009 18:03:14
   9 / 10
Più che un film sulla vita di Salvatore Giuliano è un meraviglioso affresco della Sicilia degli anni '40, però non totalmente distaccato dalla realtà storico-sociale dell'Italia dell'epoca. Uno dei migliori film italiani di sempre.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  08/11/2007 15:05:05
   8 / 10
Probabilmente sbaglio a dare questo voto, ma non posso sorvolare sul fatto che Salvatore Giuliano è uno dei film più pallosi che abbiano mai girato.
Prendiamo Petri e Pontecorvo, film sociali e di denuncia componevano la loro filmografia, ma non ho mai rischiato di dormire così intensamente come con questo...
Beninteso...Rosi gira magistralmente, la figura di Giuliano è resa con spettacolare realismo e non mitizzata e lirizzata dal mezzo cinematografico, il film potrebbe perfettamente essere un documentario, Rosi non è mai retorico o fazioso, egli enuncia freddo e analitico fatti di cui spesso non si parla...
Assenza di colonna sonora, l'interesse per il dibattito politico del tribunale, l'analisi del contesto siciliano sono emblema di un cinema immortale di cui l'Italia è simbolo inarrivato, la denuncia sociale e politica.

dgarofalo  @  03/06/2007 21:42:12
   10 / 10
film italiano ben fatto ma molto complesso ma se si segue con estrema attenzione e si conosce la storia e un capolavoro
grandissimo rosi

Invia una mail all'autore del commento Tempesta  @  07/05/2007 15:33:24
   10 / 10
Concordo con kowalsky , Una pellicoal Italiana ai massimi livelli .

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  13/03/2007 22:35:26
   9½ / 10
Potrei dire che, insieme forse al solo "la battaglia di Algeri" di Pontecorvo (che è un film stilisticamente molto diverso) è il migliore film di una tipologia di cinema italiano che purtroppo non esiste piu' (si è preoccupato Moretti di fargli il funerale nel suo "caimano"?).
Lirico, realista, epico nella straordinaria sequenza dell'uccisione, dove il personaggio di Giuliano appare quasi come un Martire Religioso, ma sostenuto dalla grande laicità umana e filosofica del miglior Rosi.
Un'immensa lezione di regia, grande cinema adatto per ogni cineteca che si rispetti

Invia una mail all'autore del commento Michylino  @  12/01/2007 14:04:37
   8 / 10
Consiglio di vedere Rosi regista in

"Cristo si è fermato a Eboli"

e "Uomini contro".

Io li ho veramente apprezzati!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Giordano Biagio  @  29/11/2006 10:49:00
   8 / 10
Ottimo film in stile iper realistico. Una sicilia al naturale, vera e inquieta, selvaggia e ambigua, mai doma, folle perché priva di una identità nazionale.
Da ricordare il film e i fatti storici che evoca. Per non dimenticare e poter giudicare meglio il presente storico della sicilia...

Gruppo STAFF, Moderatore priss  @  20/06/2006 14:56:48
   9 / 10
parlando di questo film alberto moravia si è pronunciato definendolo un esempio di "realismo epico", io non sono mai stata una grande fan di moravia, ma questa definizione devo dire che è ben più calzante rispetto alal solita etichetta di "cinema politico".
Rosi a ben vedere va al di là del mero film d'inchiesta, e benchè in questo film ritragga in maniera netta e spietata una brutta pagina di storia della mia terra (terra bruna, impastata di sangue) lo fa mettendo al centro le vicende umane. bellissima la scelta di tenere sempre fuori campo salvatore giuliano... presente ma non visibile, proprio come i gruppi di potere con lui coinvolti.

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