riff raff, meglio perderli che trovarli regia di Ken Loach Gran Bretagna 1990
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riff raff, meglio perderli che trovarli (1990)

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locandina del film RIFF RAFF, MEGLIO PERDERLI CHE TROVARLI

Titolo Originale: RIFF RAFF

RegiaKen Loach

InterpretiRobert Carlyle, Emer McCourt, Jimmy Coleman, Ricky Tomlinson

Durata: h 1.35
NazionalitàGran Bretagna 1990
Generecommedia
Al cinema nel Luglio 1990

•  Altri film di Ken Loach

Trama del film Riff raff, meglio perderli che trovarli

Stevie arriva a Londra da Glasgow dopo un "intermezzo" passato in galera. A Londra trova lavoro in un cantiere. Trova un po' di solidarietà, un alloggio abusivo in cui vivere e anche una mezza fidanzata, aspirante cantante e tossicodipendente. Poi, il giorno in cui un suo compagno cade dall'impalcatura per colpa delle insufficienti misure di sicurezza, trova anche il coraggio di dare fuoco al cantiere.

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Voto Visitatori:   7,41 / 10 (16 voti)7,41Grafico
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Voti e commenti su Riff raff, meglio perderli che trovarli, 16 opinioni inserite

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Project Pat  @  26/03/2016 19:07:15
   7½ / 10
Soffici accompagnamenti musicali, fotografia da tela e battute a stantuffo sono le componenti del cinema inglese; se poi l'intento di questo è quello di denuncia, non può mancare in aggiunta quel velo amaro a permeare il tutto e questo Loach lo sa bene, dal momento che uno dei maggiori esponenti del cinema british di denuncia, è proprio lui.
Robert Carlyle è un bravissimo attore, dai più conosciuto per i suoi ruoli da psicopatico in "Trainspotting" e "The Beach" oppure da povero disgraziato come in "Full Monty" e io ho sempre pensato, guardandolo in molti altri suoi film, che sia proprio quest'ultimo, nello specifico, il ruolo cucito su misura per lui, veramente non ce n'è per nessun altro e "Riff Raff" ne è l'ulteriore dimostrazione.
Insomma, "Riff Raff" di Loach è un film che scorre e funziona ottimamente, nel suo genere e non. Per chi voglia appassionarsi alle poetiche contrapposizioni del cinema made in UK, va benissimo come punto di partenza.

BlueBlaster  @  04/02/2016 02:43:17
   5 / 10
Tutto un pretesto per parlare male dell'economia e della società dell'epoca...troppo verboso, per me noioso e con una colonna sonora irritante.
Fatto con quattro soldi e si vede pesantemente, salvo solo un giovane Robert Carlyle. Non è un tipo di film che fa per me!

Thorondir  @  05/01/2016 21:28:21
   7½ / 10
Ken Loach che sputa sulla Thatcher e sulla sua politica, mostrando un Inghilterra povera, derelitta, di affamati e drogati. Un film di denuncia, chiaramente schierato politicamente (e non poteva essere altrimenti con Loach) che pur girato in modo grezzo (la tecnica Loach la affinerà con gli anni), merita di essere ricordato. Quasi un documentario sull'Inghilterra a cavallo degli anni '80 e '90. Disillusione, miseria e impossibilità di programmare la propria vita, ecco quello che mette in scena il regista di Nuneaton. "Riff raff" fa ridere e fa riflettere e lo fa portando in scena il dramma di tutti i giorni. Ecco perchè è semplicemente un film "necessario".

eruyomè  @  15/07/2015 20:27:46
   8 / 10
Riff raff = gentaglia, plebaglia, feccia.
Ecco cosa è (cosa siamo) il 99% della popolazione per il restante 1%, quella coi soldi, quella col potere. Loach pure lo sa, e ce lo ricorda sempre, non è uno di quelli che nasconde la testa sotto la sabbia, come invece fa la maggior parte dell'intellighenzia che, quando non è questione di tornaconto personale, semplicemente se ne frega.
Lui, a questo 99%, ha dedicato una carriera, una vita intera. Purtroppo è una battaglia persa caro maestro, ma grazie per provarci, ancora e ancora e ancora.

E non solo non ne ha fatto una mera questione di ideologia personale o polemica politica, ne ha fatto visione, ne ha fatto filosofia, ne ha fatto Arte.
Il suo cinema è tra i migliori in cui sia incappata in vita mia. Personalmente, lo trovo il regista più sincero, più puro, ma anche il più vero e realistico che io abbia mai visto. E commovente, nella sua voglia di ottimismo soffocata, in quel pessimismo forzato dalla cruda realtà, in quel suo grido strozzato che chiede a questo mondo malato giustizia e bellezza, e che traspare in ogni momento, da ogni inquadratura perfetta e da ogni sentito dialogo.

DarkRareMirko  @  18/06/2015 00:20:34
   7 / 10
Discreto film di Loach (ma Piovono pietre è superiore); bravo Carlyle, bei dialoghi e discreto script per un dramma/commedia più vera del vero (si estremizza un Kaurismaki, praticamente, altro regista che si è dedicato più volte ai temi della disoccupazione e dell'emarginazione).

Un cinema della sottrazione, minimale ed essenziale, dove tutto è ridotto all'osso (regia, riprese, montaggio), che vede più di un punto in contatto con il neorealismo italiano.

Una pellicola sincera ed autentica, seria ed impegnata, che trova un valore aggiunto nella colonna sonora di Copeland (che, pur non sentendosi molto, da al film una giusta atmosfera) e nella leggerezza a volte presente.

Non mancano scene dure (il lavoratore che cade); un film con temi purtroppo ancora attualissimi e che tratta di argomenti eterni. Non mi ha annoiato.

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clint 85  @  27/07/2013 01:19:44
   6½ / 10
Un discreto prodotto di denuncia stile british che intrattiene abbastanza bene per tutta la sua durata.

Gruppo COLLABORATORI Marco Iafrate  @  11/10/2011 19:17:35
   8½ / 10
Gentaglia! Quando si nasce poveri anziché ricchi, si cresce in un quartiere di una qualsiasi città anziché in un altro, quando le radici affondano in un suolo di miseria e di disgraziata quotidianità, è quasi automatico trovarsi a fare i conti con la triste realtà del lavoro nero, sottopagato, senza norme di sicurezza, sfruttati ed alla prima richiesta dei più elementari DPI (dispositivi di protezione individuale), licenziati.
Non ci meravigliamo di nulla, il film è girato in Inghilterra, il protagonista viene dall'Irlanda, ma qui siamo in Italia e conosciamo bene come si svolge la vita nei cantieri edili, il 90% è fuori norma, anche da noi se cade un operaio da un' impalcatura si cerca, quando è possibile, di addossargli la responsabilità ("è stato colto da malore"), se muore era solo un corpo, lo stesso corpo che quando era in vita non aveva identità, portava un falso nome, un fantasma con la schiena rotta dalla fatica e la pelle bruciata dal sole, è sempre stato così dove a contrassegnare chi lavora sono i calli sulle mani e la forza delle braccia, il rispetto e la considerazione di questa nutrita fetta della società da parte delle istituzioni sono sempre stati inversamente proporzionati alla fatica che questi lavoratori mettono al servizio di essa. Non sono mai riuscito a comprendere bene il perché nei cantieri di lavoro debba regnare incontrastata questa totale mancanza dei diritti umani, le norme di sicurezza esistono per questo, sono tutti d' accordo ad approvarle ma poi non vengono applicate.
Potrebbe sembrare un paradosso ( nel film questa sensazione si coglie molto bene) ma più un lavoro è pericoloso e meno ci si preoccupa dell' incolumità di chi lo svolge, non è un caso che nel momento in cui Larry, il più anziano, prende il coraggio a quattro mani e chiede (non pretende) al datore di lavoro degli accessori per la sicurezza propria e dei suoi compagni di lavoro, questi venga immediatamente licenziato, l'impressione è che se un impiegato degli uffici di quel cantiere avesse chiesto la sedia ergonomica per la sua scrivania perché soffre di un dolore alla schiena, non avrebbe subìto lo stesso trattamento, è la condizione di "operaio/manovale" ad incentivare il datore di lavoro a comportarsi da "padrone" e non si tratta di sottocultura o di ignoranza come parecchi benpensanti amano sottolineare, il film ci mostra chiaramente degli operai sufficientemente preparati e sensibili da non meritare il trattamento che hanno.
Il disagio sociale, un marchio di fabbrica del cinema di Loach, si estende anche fuori dal cantiere andando a toccare le corde dei sentimenti, l' intensa storia d' amore che Stevie (che in realtà si chiama Patrick ma lavora sotto falso nome), il protagonista del film, vive con Susan, una ragazza conosciuta a causa del ritrovamento di una borsa, è di quelle che non lasciano spazio all' appagante solarità che trasmette una relazione felice , fin dall' inizio tutto ci appare così opprimente, pesante, difficile da affrontare, i momenti di gioia (il compleanno di Stevie ) sono vissuti malinconicamente, senza eccessi, quasi a sottolineare il non diritto alla felicità dettato dalla condizione, un fardello inesorabile che non lascia scampo al loro rapporto, stritolandolo.
L' apparente rivincita del finale non riesce ad edulcorare una storia costruita su l' abiezione quotidiana del "sopravvivere per sbarcare il lunario", quello squallore palpabile nel quale i protagonisti sono costretti a vivere. Il lavoro dovrebbe nobilitare l' uomo, il cantiere lo declassa a numero di matricola dispensabile, semplice forza lavoro, gentaglia appunto.

Crimson  @  10/05/2010 23:25:55
   8 / 10
Film di denuncia del Loach dei suoi anni migliori. In questo caso siamo alla fine del terzo mandato della Tatcher, e il dito è puntato con veemenza contro le condizioni disumane di lavoro in un cantiere edile. Si tratta di una commedia dai risvolti drammatici. Gli artifici più divertenti ma al tempo stesso agghiaccianti, utilizzati come veri e propri leitmotiv per l'intero film, sono i nomi falsi utilizzati dagli operai (un esercito di senzanome, la 'gentaglia' a cui allude il titolo appunto, per chi detiene il potere) e la raccomandazione a utilizzare il caschetto di protezione (l'emblema dell'apparenza delle condizioni di sicurezza). Robert Carlyle è eccellente in uno dei suoi primissimi ruoli da protagonista. Non manca la consueta storia d'amore ostacolata dal massiccio problema del lavoro, dello status sociale, della carenza nell'autorealizzazione che mina di conseguenza anche la stabilità relazionale. E' un film che trasmette un gran senso di solidarietà, scritto benissimo, con una serie di situazioni esilaranti (l'operaio nel bagno della casa in affitto; lo spargimento delle ceneri della madre del protagonista) e altre molto dure.

ste 10  @  24/02/2010 14:01:37
   7 / 10
Buon affresco della classe operaia inglese da parte del validissimo Ken Loach

topsecret  @  08/01/2010 14:48:36
   7 / 10
Ken Loach dirige una storia sulla working class britannica ottimamente impostata tra il serio ed il faceto, ben interpretata ed in possesso di discreti dialoghi e ritmo quasi mai calante.
Film che si lascia seguire volentieri meritandosi un buon voto.
Bravo Robert Carlyle.

Gruppo REDAZIONE maremare  @  07/08/2009 11:17:35
   8 / 10
Uno dei migliori film di Loach.
In perfetto equilibrio tra commedia e dramma è un film di denuncia che si distingue per l' ottima sceneggiatura.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  07/08/2009 08:49:08
   7½ / 10
In perfetto equilibrio tra commedia e dramma Ken Loach ci presenta una denuncia di impatto con il governo di ferro della signora Thatcher.
Un film ambientato in un cantiere edile, in cui si può essere licenziati per un'idea giusta di troppo e soprattutto senza ogni minima norma di sicurezza. Ironica e riuscita l'insistenza sul mettersi il casco! Per quanto riguarda l'altra metà del cielo di questo film è una storia di solitudini e di emarginazioni con buoni propositi e buoni sentimenti talvolta impossibili da realizzare.

amoreblu  @  31/12/2007 16:27:15
   9 / 10
Tragicommedia anti tatcheriana dai toni Loachiani.
Ottime caratterizzazioni dei personaggi.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  10/10/2007 13:58:37
   8 / 10
Film di forte denuncia sociale ambientato in un cantiere edile senza adeguate misure di sicurezza, specchio della mancanza di sicurezza di tipo sociale disgregatasi con l'avvento al potere del governo Thatcher. Un continuo barcamenarsi per raggiungere la fine del mese aguzzando l'arte dell'arrangiarsi e dove sopravvive una certa coscienza di classe e spirito di solidarietà reciproca fra gli operai.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR agentediviaggi  @  16/03/2007 10:27:46
   7 / 10
E' un buon film di Loach con uno dei suoi attori preferiti (Carlyle) come protagonista, impegnato in un cantiere edile dove le norme sulla sicurezza non esistono. Dopo averne passate di cotte e di crude scatterà la ribellione, ma solo dopo un lutto prevedibile. Una delle critiche più feroci alla politica della Thatcher. Buona la caratterizzazione del contesto sociale, più superficiale la caratterizzazione dei personaggi, e questo credo sia un difetto tipico della cinematografia di Loach, ma ne ho visti solo 4 o 5 per poterlo giudicare in profondità. Trattasi cmq di un discreto esempio di cinema non commerciale, tra commedia e denuncia civile.

Sig. Chisciano  @  17/10/2006 17:47:24
   7 / 10
Il film mostra una pesante critica alla politica della Thatcher di cui io non so nulla..
Gran parte del film è ambientato in un cantiere edile dove i diritti dei lavoratori praticamente non esistono, le misure di sicurezza sono minime e il capocantiere è uno s.tronzo! In questo bel quadretto aggiungiamoci un morto e un pizzico di eroina.
In Inghilterra cantieri gestiti in questa maniera dicono che non ce ne siano più, in Italia invece fino a qualche anno fa non erano considerati niente di così scandaloso, parlo soprattutto di norme di sicurezza..

Il film comunque non'è particolarmente drammatico anzi sfiora molto più la commedia. Tutto sommato molto ben fatto, forse solo un po noioso ma non lento.

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