l'importante e' amare regia di Andrzej Zulawski Francia 1974
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l'importante e' amare (1974)

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locandina del film L'IMPORTANTE E' AMARE

Titolo Originale: L'IMPORTANT C'EST D'AIMER

RegiaAndrzej Zulawski

InterpretiRomy Schneider, Fabio Testi, Klaus Kinski, Jacques Dutronc

Durata: h 1.55
NazionalitàFrancia 1974
Generedrammatico
Al cinema nel Novembre 1974

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Trama del film L'importante e' amare

Un tempo l'attrice Nadine Chevalier era famosissima. Ora tutti l'hanno dimenticata e lei, per vivere, è costretta a interpretare film pornografici. Così Mons, fotoreporter d'assalto, quando la incontra casualmente, quasi non la riconosce. Ma poi se ne innamora e arriva a contrarre dei debiti pur di procurarle una scrittura adeguata.

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Voto Visitatori:   7,72 / 10 (9 voti)7,72Grafico
Miglior attrice protagonista (Romy Schneider)
VINCITORE DI 1 PREMIO CÉSAR:
Miglior attrice protagonista (Romy Schneider)
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Voti e commenti su L'importante e' amare, 9 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  25/05/2016 22:58:07
   7½ / 10
L'importante é amare, ma l'amore nel film di Zulawski rimane inespresso ed insoddisfatto. Le dinamiche che si sviluppano in questo triangolo amoroso non portano assolutamente da nessuna parte, anzi al contrario i personaggi sprofondano sempre più nel loro inferno personale fatti di ricatti, ambizioni morte e sepolte. I tentativi di riscatto che sono mossi da sentimenti di amore sono destinati al naufragio esistenziale. Persino l'elemento erotico viene frustrato dalla mancata carnalità dei corpi. Tutto si riduce alle parole, ai propositi e alle intenzioni. Un percorso coerente in un certo senso al caos di Diabel. In questo caso l'amore funge da motore al disfacimento di tre vite di sconfitti dalla vita stessa. In questo ritratto lucido nel suo pessimismo, c'è molta della poetica del regista polacco e soprattutto una straordinaria Schneider.

7219415  @  26/07/2013 15:41:35
   7 / 10
Film di Zulawski meno zulawskiano che io abbia visto finora....bravissima la Schneider

JOKER1926  @  26/12/2012 01:23:32
   7 / 10
Non tutti i registi sono fatti della stessa pasta, delle stesse cose; le grandi regie, o perlomeno, quelle munite di importanti personalità, son quelle che si fanno riconoscere a volo dal pubblico.
Nella lista iscriviamo immediatamente Andrzej Zulawski.
"L'importante è amare" è uno di quei film che ricalca il mondo di Zulawski; parliamo di un mondo (cinematografico) di ardua interpretazione riservato a una fascia di spettatori "predisposti" a situazioni intagliate in argomentazioni ermetiche.
Nel film del 1974 appare, fin da subito, nera e totale quell' atmosfera oppressiva, grigia e degente.
Le musiche, le scenografie e la stessa fotografia vanno a creare un circuito di depressione e di follia incredibile. Ma il punto eclatante, di non ritorno, tocca ai personaggi di Zulawski racchiusi in scatole nere ove non esiste un raggio di sole, una via di salvezza.
Sono Romy Schneider, Fabio Testi e Jacques Dutronc gli attori che recitano alla grande nel disegno del regista; la prima, Schneider offre una prova di drammaticità, di rabbia e di dolore.
Dutronc è impegnato invece in una parte glaciale, in essa traspare la desolazione di un uomo suicida.
Fabio Testi invece ricorda, sotto aspetti dell'esteta decadente, Daniele Dominici l'eroe de "La prima notte di quiete" di Zurlini, 1972; Testi agisce più attraverso gli sguardi, si tratta di una grande interpretazione, l'attore italiano è all'altezza della situazione, sempre.
Si ricorda, infine, anche Klaus Kinski, in un ruolo particolare, prova di effetto.
"L'importante è amare" oltre ogni lettura personale del caso è un più che evidente richiamo (totale) all'arte; infatti tutti i protagonisti del film vivono in sfere artistiche, abbiamo in scena attori, attrici, amanti della letteratura e reporter (dediti a fotografie suggestive).
E' l'arte a scandire le esistenze degli uomini e delle donne in "L'importante è amare", ovviamente, a far da sponda nel contesto di Zulawski c'è il sentimento, diretto e trasversale; esso anima le giornate e le menti, esso porta fino alla morte.
Lo spettatore che visiona il film si imbatte dunque in un percorso visivo e di storia alquanto strano e specialmente fuori dagli schemi.

"L'importante è amare" in prosa

La trama iniziale che attornia il prodotto di Zulawski è quella che prevede uno sviluppo sentimentale ed extraconiugale di due persone che (sembrano) piacersi. Questo plot potrebbe sembrare semplice e scontato ma la regia polacca snoda il tutto nel nome di un decadentismo estremo e mortuale.
Cercando di fotografare in modo prettamente "letterale" e narrativa la storia possiamo dedurre le dinamiche di tre persone coinvolte in un triangolo amoroso; oltre questo triangolo si genera la presenza in scena di personaggi secondari ma allettanti. Il finale è praticamente catastrofico; l'amore degenera in morte e il finale è l'ennesimo certificato di un'amarezza di un mondo squallido.
Aldilà del percorso di trama si carpiscono eventi allarmanti e surreali che portano subito in scena il confronto fra l'autore del film e David Lynch. Non dimentichiamo, però, che Lynch a livello di produzione, in gerarchie temporali, succede il primo, ovvero Zulawski.

sweetyy  @  08/11/2012 04:34:55
   8 / 10
Dramma abbastanza pesante anche se non ai livelli di Possession, ma si vede cmq la "disperazione" che Zulawski fa trasparire nei suoi film.

Gruppo COLLABORATORI atticus  @  15/10/2011 00:07:20
   7 / 10
Difficilissimo riuscire ad entrare in contatto con personaggi tanto disperati e melodrammatici, gonfi di una pesantezza letteraria che, unita al malessere profondo che pervade la pellicola, genera scoramento e disagio.
Zulawski, alla sua prima occasione fuori dall'amata (ed ingrata) patria, riadatta il romanzo "La notte americana" insieme al suo autore Cristopher Frank ma, se nell'incipit riesce a consegnarci un'istantanea di straordinaria intensità della protagonista (Romy è da brividi!) costretta ad umiliarsi con una posa di pessimo gusto da un ambiente che ormai la calpesta, a lungo andare diventa una rappresentazione esasperata e devitalizzata sul male di vivere di una certa classe di artistoidi decadenti. Certo, la forza delle passioni trova una sua toccante via d'uscita (anche per merito delle bellissime musiche), per il resto rimane fin troppo ermetico.
Romy Schneider è memorabile, la sua è un'interpretazione dolorosa, sofferta, autolesionista, di uno spessore drammatico quasi insostenibile se si pensa al calvario psichico per molti versi analogo che questa grandissima attrice dovette affrontare negli ultimi anni della sua vita; a dispetto di quanto malignamente si potrebbe pensare, Testi non è affatto male, idem per Dutronc; sopra le righe Kinski.
Ai limiti dell'invalutabile la vergognosa versione italiana censurata: tra le varie scene espunte, oltre all'orgia bestiale che Testi è costretto a fotografare, anche due lunghe sequenze (eliminate non si capisce poi perché) necessarie per capire l'andamento della storia ed il comportamento dei personaggi.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  03/03/2010 16:44:43
   7 / 10
Bello questo film di Zulawski,per la prima volta fuori dalla Polonia.
In realtà ammetto di essere rimasto deluso in più punti aspettandomi di più, ma per il resto la bravura del regista,incredibilmente sottovalutato e poco conosciuto rispetto ad altri registi-fantocci, è notevole.
Ancora una volta Zulawski riesce a straniare e mettere a disagio sin dalla prima inquadratura a Romy Schneider fino all'ultima,splendida e quasi bruscamente interrotta.
La trama è incentrata sui rapporti di coppia e l'amore,ma per quanto banale il titolo riassume in sè il fulcro del film.
Bellissima la colonna sonora,splendide alcune interpretazioni a partire da Kinski in un ruolo secondario,incontenibile come sempre e bravissimo. Veramente molto brava anche Romy Schneider,un pò di meno Testi però c'è da dire che non è un interpretazione da buttare via.
Quanto al talento visionario del regista polacco,qui forse è più contenuto rispetto ad altri film ma trovo incredibile il fatto che riesca a creare un atmosfera pesante e malata dal primo fotogramma.

Crimson  @  11/10/2009 22:41:28
   8½ / 10
E' la prima opera che il regista polacco ha girato (o meglio, "ha potuto girare") al di fuori dei confini nazionali. Il cinema di Zulawski è disperato, malato. Un cinema singolare, controverso e irripetibile. Un aspetto che egli cura in modo maniacale sono le tonalità cromatiche presenti in modo persistente nei propri film: in 'Possession' è il blu, ad esempio, mentre in questo film è il marrone. Scenari degradati e malconci, come i personaggi 'maledetti' che vi abitano.
Il prologo è straziante: un'attrice che sul set non riesce a pronunciare la battuta "ti amo". Costretta a recitare in film pornografici, Nadine è una donna di trent'anni fallita in campo privato e professionale. Il matrimonio con Jacques è in crisi, suo marito a sua volta è un uomo debole che cerca invano di mascherare la propria insoddisfazione attraverso un comportamento caricaturale e estroverso. Il rapporto di coppia, al centro delle tematiche cardine del cinema di Zulawski, è il nodo centrale di quest'opera. Quello coniugale non è il solo, c'è soprattutto l'instaurarsi di un legame tra l'attrice e il fotografo Servais: è una passione che non riesce a concretizzarsi. E' l'amore che sfugge, o i protagonisti che si specchiano nelle proprie vite maledette e aspettano di dare un senso a quel "ti amo" o a una notte d'amore in virtù di uno stato di redenzione definitivo, che possa scrollare di dosso tutta l'inettitudine e la ferocia di cui devono loro malgrado nutrirsi per vivere? Servais è lo specchio di Nadine: per vivere è costretto da vecchi debiti a fotografare strane orge (censurate nella vergognosa versione italiana). Sarà il suo amore la chiave morale del suo riscatto, perchè fa di tutto per far scritturare in un'opera teatrale ('Riccardo III', e non è casuale, evidentemente, tale scelta del regista polacco) Nadine. Come egli stesso afferma nel corso del film, è una scelta che fa del male.
In un mondo perverso in cui regnano violenza e sopraffazione, il male di Zulawski ha una strana accezione. I protagonisti sono isterici, le situazioni portate all'eccesso. Poeta radicale, il polacco, capace di mostrare un volto sano e ancora intatto, quello dell'amore, in un quadro così deviato. Com'è possibile? I personaggi vivono un trapasso che permette loro di acquisire quel significato che all'inizio del film mancava: l'attrice ma ancor prima donna che si chiede cosa significhi amare (non ricorda forse la donna/attrice Elisabeth Vogler in 'Persona' nel momento di scegliere il silenzio come rifugio della coscienza?), ripete l'inconsistenza dell'espressione al povero Jacques ma alla fine è in grado di pronunciarla.
Jacques Dutronc se la cava egregiamente in un ruolo scomodo, chi l'avrebbe detto. Romy è Romy, stupenda perfino quando è struccata, in quegli anni è riuscita a generare prove maestose, soffertissime (dietro questa prova che le ha permesso di ottenere il César, ci sarà o no anche il merito di Zulawski di strappare col suo rigido imporsi sul set il meglio dalle proprie attrici - vedi Adjani - ?), in questo film poi esprime una disperazione trascinante. Klaus Kinski, la solita maschera. Mentre recita Shakespeare sembra Aguirre, il suo istrionismo è estremamente calzante per il suo personaggio. Fabio Testi, unica nota stonata, una prova non all'altezza nonostante l'impegno.
Bellissima la colonna sonora.

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Ultima risposta 12/10/2009 19.16.43
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gatsu  @  23/09/2009 14:12:30
   7½ / 10
Una prigione dell'amore. Queste le parole per descrivere il film del polacco Zulawski dove i protagonisti sono spronati e accecati dalla rabbia e dalle insicurezze. Klaus Kinski da come al solito una splendida interpretazione ma da tenere in considerazione anche quella di Romy Schneider, davvero molto intensa. Un film complesso e teso con una colonna sonora tremendamente seventies e coinvolgente.

Max_74  @  22/01/2007 09:20:44
   10 / 10
Sette anni prima di Possession, Zulawski ci offre un dramma davvero intenso ed inusuale con attori in stato di grazia, a partire da Fabio Testi (che non raggiungerà in seguito mai più questi livelli) e la Schneider che ha vissuto realmente un periodo di crisi prima di andarsene; inoltre un sempre eccellente e decadene Kinski.
Ma oltre alla grande prova degli attori, il film è davvero di rara intensità che la bellissima colonna sonora rende ancora più tesa e struggente.
Parte come un film di Tarantino (tutte le sequenze di lotta sono brevi, a parte l'ultima, ma di raro realismo), poi diviene un dramma a forti tinte dai dialoghi - quasi uno psicodramma - e atmosfere incredibili ('una sorta di notte tempestosa' fu giudicato da un commento di diversi anni fa) che però nello stupendo finale lascia un bagliore di speranza.
Assolutamente da vedere, a chi vuole provare qualcosa di diverso e non.
Attenzione alla versione televisiva che circola - raramente - nelle reti private di notte: accorcia la sequenza della drogata sul set a luci rosse, e il bellissimo e duro pestaggio finale a Fabio Testi.
Grande lezione di cinema.
Davvero un capolavoro

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