la pecora nera regia di Ascanio Celestini Italia 2010
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la pecora nera (2010)

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locandina del film LA PECORA NERA

Titolo Originale: LA PECORA NERA

RegiaAscanio Celestini

InterpretiAscanio Celestini, Giorgio Tirabassi, Maya Sansa, Luisa De Santis, Nicola Rignanese

Durata: h 1.33
NazionalitàItalia 2010
Generedrammatico
Al cinema nell'Ottobre 2010

•  Altri film di Ascanio Celestini

Trama del film La pecora nera

La pellicola pone al centro la vicenda di Alberto Paolini, un paziente che ha vissuto per 45 anni dentro un manicomio e ha raccontato la sua esperienza e quella di Adriano Pallotta, che è stato infermiere e sullo schermo diventa degente. Le storie degli internati, prese dalle cronache dei giornali, parlano di suicidi, di fughe, di condanne, di porte e di chiavi, oggetti simbolo della detenzione. Il film è stato girato nell’ospedale psichiatrico di Santa Maria della Pietà, a Roma e quindi è proprio la Capitale il luogo delle vicende di cui si narra.

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Voto Visitatori:   6,26 / 10 (19 voti)6,26Grafico
Voto Recensore:   7,50 / 10  7,50
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Voti e commenti su La pecora nera, 19 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  15/05/2013 18:25:47
   7½ / 10
Film poetico e divertente ma per nulla melenso sul tema. già affrontato da Celestini, della malattia mentale. Molto bello.

Invia una mail all'autore del commento Totius  @  10/11/2011 11:29:43
   6 / 10
Film forse troppo semplice, sotto tutti i punti di vista: stilistico, narrativo e dello sviluppo psicologico del protagonista. Poi troppo lento specie nella seconda parte. La tematica "alter-egoica" nel cinema mi pare abbastanza inflazionata, quindi se la scegli devi coinvolgere di più lo spettatore, e la sola comicità di Tirabassi non riesce, da sola nell'intento. Sufficienza piena, comunque e di incoraggiamento per l'opera prima di Celestini, che, altrove, ha mostrato di possedere una rara sensibilità !

Gruppo REDAZIONE maremare  @  07/04/2011 23:25:08
   7 / 10
"Come ti ho fatto ti disfo".. è questa la cantilena che accompagna tutto il film di Ascanio Celestini "La pecora nera", tratto dall'omonimo romanzo del noto autore teatrale, qua al suo primo lungometraggio.
Una frase terribile purtroppo non ancora in disuso ed esercitata, nei fatti e nella sostanza, da persone che intendono la relazione solo come forma di potere sull'altro.
"La pecora nera" è un racconto surreale sulla malattia mentale attraverso la storia di chi è stato esposto a troppi traumi infantili.
Coi toni della commedia lo spettatore viene trascinato nell'universo orrendo di Nicola e degli Ospedali Psichiatrici dell'epoca.
Un film istruttivo sulla miseria affettiva come causa del disturbo psichico.


Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  15/02/2011 19:06:50
   6 / 10
Approccio minimalista per il primo film di Celestini, uno sguardo sui matti e dei matti verso la società. Il tono leggero e malinconico non tragga in inganno, perchè, almeno a livello personale, è tangibile un certo senso di disagio. Celestini non pretende affatto un resoconto realistico della situazione dei manicomi, ma la voglia di scavalcare quel maledetto ultimo cancello.
Un voto di incoraggiamento per un esordio cinematografico che risente di troppe rigidità tipiche del teatro.

ulisseziu  @  14/02/2011 15:57:12
   7½ / 10
Veramente un bel film! Bella la trama e il colpo di scena finale, e bravi gli attori, Tirabassi da morire dalle risate.
Plauso a Celestini che riesce ad essere efficace anche al cinema oltre che in teatro.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  03/02/2011 10:18:24
   7½ / 10
Quei "favolosi anni ‘60" vissuti ad altezza di bambino,dove vagheggiamenti e idee un po' fuori dal comune potevano essere interpretate come infantili splendori immaginifici ed invece assumono corrispondenze inquietanti nei limitati confini di una di borgata in cui il boom economico tricolore non è giunto,in cui il "sapore di sale" glorificato da Paoli,altrove messaggero di speranze ilari e suadenti ,qui si tramuta in una minacciosa nenia.
Per il piccolo Nicola la vita appare sin da subito senza alternative,paralizzato in un immobilismo imposto da un nucleo famigliare dannoso che anziché prepararlo al mondo esterno ne diventa riflesso spaventoso al quale sottrarsi.L'istituto in cui il giovane viene prematuramente recluso è quindi luogo rassicurante,con i suoi ritmi e regole,isola esclusiva di un mondo folle,gremito di pazzi mimetizzati sotto un camice o un'uniforme .Il manicomio diventa unica realtà possibile,seppur il desiderio di poter un giorno vivere da "normale",magari amando quella compagna di scuola mai dimenticata superando il centesimo cancello della barzelletta ,con cui la voce narrante splendidamente utilizzata apre la pellicola, possa essere scavalcato in barba ad ogni timore.
La ricerca della felicità forse è una battaglia persa in partenza per chi di quelle promesse degli anni '60 non ha avuto modo di coglierne neppure una,incapace di uniformarsi ad una società che ci ha tramutato tutti in folli, inconsapevoli o meno."La pecora nera" non risente della sua origine teatrale,Celestini è perfetto nell'alternare periodi e ambienti utilizzando gamme cromatiche esaltate da un'ottima fotografia,inoltre associa all'inevitabile verbosità un avvicendarsi di vivide immagini filtrate da inquadrature mai banali,la staticità viene elusa dal mulinare dei pensieri del protagonista che emergono da una poetica spesso profonda,compattata in toni tra il divertito ed il mesto senza mai scadere nel lacrimevole.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  26/01/2011 15:35:03
   6 / 10
Esordio alla regia di Celestini per un film tematicamente importante ma cinematograficamente non del tutto riuscito.
Il film coinvolge inizialmente, bella la prima parte, un po' più pesante la seconda.
Abbastanza bravo Celestini attore, bravissimo Tirabassi.
Regia non convincente del tutto.

RHCP  @  26/01/2011 15:11:31
   6 / 10
vi dirò: non mi è dispiaciuto!
Do solo la sufficienza perchè avrebbe potuto sviluppare meglio la trama.
L'intreccio tra passato e presente di Nicola è ben trasposto sulla pellicola e

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER.
La "colonna sonora" "o che t'ho fatto ti disfo, come ti faccio ti disfo...Pio pio pio";
resta in testa per giorni!

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER

Gruppo REDAZIONE K.S.T.D.E.D.  @  25/01/2011 15:30:29
   6 / 10
L'esordio di Celestini è un film drammatico vestito da commedia, che cerca di raccontare con leggerenza ma non con superficialità un tema sempre difficile. La pellicola può dirsi riuscita ma comunque non risulta particolarmente potente; non ci si dimenticherà della stessa il giorno dopo, ma dopo due forse si. Buona la regia di Celestini, specie in alcune sequenze (v. scena in cui il protagonista vomita nel supermercato). Buona anche la sua prova recitativa; ottima, invece, quella di Tirabassi.

Invia una mail all'autore del commento orsetto_bundi  @  21/01/2011 11:18:08
   8 / 10
ieri sera mi sono lasciato konvincere da Giovanna ad andare al CineForum organizzato a kasa sua, nonostante due fattori un po'....ehm...avversi
1) avevo un tremendo mal di pancia.....forse a kausa dell'ingozzamento di patate e maionese fatto la sera prima
2) i film proposti da Giovanna in 'sto CineForum non sono mai....kome dire...leggeri.....
ma vabbè......gliel'avevo promesso e ho dovuto mantenere......
premetto ke konosko proko Ascanio Celestini e- soprattutto- non konoscevo 'sto film.....e sinceramente temevo potesse essere un po' un "polpettone" (visto anke il sopracitato punto 2).....ma invece.....è stata una splendida rivelazione....
la storia è bella e tokkante.......kon questi momenti "simpatici" ke rieskono a spezzare un po' la drammaticità........e notevole è la prova dei tre attori principali, cioè lo stesso Celestini, Maya Sansa e.....Giorgio Tirabassi, un attore- sekondo me- un po' sottovalutato ke qui dimostra di essere davvero molto molto bravo....
uno dei più bei film italiani visti negli ultimi tempi....oh yes ^___^

gaffe  @  03/12/2010 00:03:22
   5½ / 10
Ottima la trovata bulimica di Ascanio al supermercato
Ritmo lento,coinvolgimento nullo
Ci rimangono solo i matti,quelli veri e quelli immaginati
Forse Celestini meglio in teatro

Invia una mail all'autore del commento cupido78  @  01/11/2010 14:12:04
   1 / 10
Non è un voto provocatorio. se il nostro modo di raccontare le storie ci rende la provincia della provincia del cinema mondiale. c'è un perchè. non commento il film, non se lo merita. già chiamarlo film è un insulto ai film. il problema è l'autore di questa cosa. pseudo intellettuale arrogante. scendi da quel ca.zz di piedistallo e vai a governare il pollaio...e non in senso metaforico...pio pio!

Gruppo COLLABORATORI fidelio.78  @  24/10/2010 13:25:05
   7 / 10
Reputo difficile commentare questa pellicola di Celestini perché è un film borderline in cui la narrazione alterna momenti di lirismo ecellenti a minimalismo di facciata.
La prima parte è a mio avviso stupenda. Ho apprezzato molto l'uso della voce fuori campo che funge da narratore. Ci introduce poeticamente nella storia e nei personaggi. Anche la regia che si sofferma su dettagli, volti, momenti sospesi, attiimi rarefatti di una infanzia mai vissuta a pieno, di un'alienazione costante, pesante, ripetuta, ossessiva, eppure in equilibrio.
Una "flat line" bruscamente interrotta da un picco emotio, una sussulto potente che il protagonista non può reggere, un peso che una vita fatta di monotona, pedante ripetitivià non può sopportare.
I tratti poetici espressi in questa prima parte, sono poi smussati nella seconda, quando il mondo del protagonista vacilla dopo l'incontro che destabilizza la struttura.
Ma a non convincere è in effetti la fase del crollo, una terza parte in cui i tratti minimali del racconto si svuotano della poesia, ma non trovano la giusta profondità. La storia si accartoccia su se stessa, perde di interesse, involve senza però ferire proprio quando invece le rivelazioni dovrebbero sconvolgere. Non c'è il giusto tempo per metabolizzare. Tutto scorre senza segnare, vien giù senza rumore, in sordina.
La condanna all'anonimo non è urlata, ma solo sussurrata; ma è troppo sottovoce rispetto alle premesse.
E' comunque un buon film, che racconta una storia difficile in modo non convenzionale cercando spazi narrativi diversi. A volte ci riesce a volte no, ma resta comunque un film che merita la visione; Celestini si conferma un autore da seguire anche al cinema nelle prossime uscite quando una maggiore consapevolezza del mezzo potrà certamente aumentare la resa finale.

forzalube  @  17/10/2010 02:54:40
   6½ / 10
Trasposizione cinematografica che non aggiunge nulla all'opera teatrale (se non la sempre piacevole presenza di Maya Sansa), ma visto che il testo dell'opera è di valore non sarei per giudizi drastici come le 2 stroncature sottostanti.
Se potete andatelo a vedere a teatro, se non potete troverete appagante anche il surrogato cinematografico, se l'avete già visto a teatro potete pure fare a meno del film. Indeciso tra 6.5 e 7.

1 risposta al commento
Ultima risposta 19/10/2010 09.53.20
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sestogrado  @  16/10/2010 10:30:33
   6½ / 10
il manicomio è un livello profondo, popolato da persone la cui fantasia sfuma in follia. ognuno di essi è una stanza chiusa a chiave, al cui interno sono conservate storie fantastiche, di alieni e navi spaziali, di santi. individui perfetti circondati da quell'aura di misticismo che gli fa compiere miracoli: "noi resuscitiamo i morti". e quando il morto non resuscita il castello crolla. il mondo si infrange in mille pezzi. ma dura appena qualche istante. in poco tempo, come un ragno che tesse la sua tela, il matto è lì, pronto a ricostruire il suo mondo fantastico ("come ti faccio, ti disfo"). possiamo discutere pure sulla mal riuscita trasposizione cinematografica di una bellissima pièce teatrale, fattore che effettivamente fa perdere un po' di qualità alla pellicola (la regia in primis), resta comunque la potenza di una storia affascinante, profonda e delicata, impreziosita da un finale decisamente commovente.

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Ultima risposta 13/11/2010 19.16.33
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Gruppo REDAZIONE Cagliostro  @  14/10/2010 10:02:21
   4 / 10
Pur trovandomi sostanzialmente d'accordo con il commento di Luca, non riesco a dare nessun valore positivo a livello cinematografico a questa pellicola. L'impostazione teatrale di questo film, e infatti l'opera teatrale offre ben altri spunti di riflessione e un altro livello artistico, è antitetica a qualsiasi principio cinematografico. la ripetitività di alcuni dialoghi è logora e scarsamente funzionale. La regia cinematografica è assente. La recitazione è appunto teatrale.
Per me è la dimostrazione che certe opere, senza il giusto adattamento, non devono uscire dal palcoscenico.

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Ultima risposta 21/10/2010 00.45.18
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  11/10/2010 00:13:55
   7½ / 10
Questo non è il tipico film che può soddisfare il pubblico, ed è per questo che mi è piaciuto davvero... tanto. Inizialmente ero perplesso, come dovevano esserlo gli altri spettatori. L'impressione è che Ascanio Celestini tenti, con una certa presunzione, di appropriarsi del linguaggio dei "matti", illudendosi di comprendere il loro mondo e poterlo diffondere altrove. Gli stessi comprimari (v. il personaggio della prostituta) affrontano il protagonista o il suo ineffabile alter-ego (strepitoso Tirabassi) come se cercassero tutti una via di fuga, come se il linguaggio tradizionale si estinguesse davanti alle risorse interiori della non-ragione. Sono tutti un pò deviati e surreali in questa terra di sfide e vocazioni e prigioni umane - v. la suora che vive drammaticamente la malattia e la morte di papa Woytila - tutti non liberi davanti alle barriere di una vita predestinata, compresa Maya Sansa condannata a offrire caffè in un supermarket dai princìpi retrivi.
Si resta sì perplessi davanti alla narrazione monocorde di un mondo violato - da recital teatrale - o dalla delusione per chi credeva di trovarsi di fronte un nuovo esempio di cinema-verità.
Ma il film comunica splendidamente quel senso di straniamento, quella prigione emotiva davanti a cui i traumi della vita finiscono per sembrare poetici, le ferite si aprono a una repressa metafora, l'amore si esprime attraverso l'impossibilità di essere "normali".
Per molti versi è un film che ricorda tantissimo "Lourdes".
Ma in questo caso la segregazione diventa "liberatoria", davanti all'ottusa prevenzione di una ferìta di una mente eternamente "pura" e inviolabile.

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Ultima risposta 13/10/2010 21.25.52
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marcodinamo  @  03/10/2010 18:18:32
   8 / 10
Un gran film, definita con maestria la schizofrenia del protagonista e la follia del mondo "normale".

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Ultima risposta 03/10/2010 23.08.21
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Invia una mail all'autore del commento kampai  @  28/09/2010 16:33:04
   5½ / 10
cinema e teatro non vanno mai confusi, celestini lo deve tenere presente se vuol fare altri film.a me sinceramente non è piaciuto per niente, di poesia non ne ho trovata(come dicevano in molti) e il manicomio non era così, era molto peggio.alcune trovate ossessive (la filastorocca e la nonna in primis) sono pesantemente ripetute un pò troppo.1 ora e 33 che dura come fossero 3 ore.

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