la morte e la fanciulla regia di Roman Polanski Francia, Gran Bretagna, USA 1995
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la morte e la fanciulla (1995)

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locandina del film LA MORTE E LA FANCIULLA

Titolo Originale: THE DEATH AND THE MAIDEN

RegiaRoman Polanski

InterpretiBen Kingsley, Stuart Wilson, Sigourney Weaver

Durata: h 1.43
NazionalitàFrancia, Gran Bretagna, USA 1995
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 1995

•  Altri film di Roman Polanski

Trama del film La morte e la fanciulla

Da una pièce del cileno Ariel Dorfman. In un paese latinoamericano da poco tornato alla democrazia, quindici anni dopo essere stata seviziata e torturata dalla polizia segreta, Paulina Escobar (S. Weaver) crede di riconoscere in un medico (B. Kingsley) uno dei suoi torturatori. Lo cattura, lo immobilizza, lo processa, affidandone la difesa al proprio perplesso marito avvocato (S. Wilson). Epilogo amaro in una sala da concerto dove il Quartetto Amadeus esegue il celebre Quartetto n. 14 in re minore di Schubert (La morte e la fanciulla).

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Voto Visitatori:   7,68 / 10 (34 voti)7,68Grafico
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Voti e commenti su La morte e la fanciulla, 34 opinioni inserite

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topsecret  @  07/05/2012 20:00:02
   7½ / 10
Senza il bisogno di scenografie sfarzose, sceneggiature epiche ed effetti speciali sontuosi, questa volta Roman Polanski riesce a tirare fuori una storia forte, cruda e di grande presa emozionale.
Con l'ausilio di tre attori in grande spolvero, notare la performance di una intensa e sofferente Sigourney Weaver, il regista franco-polacco imbastisce una trama cupa, fredda e determinata nel coinvolgere il pubblico e trascinarlo in un vortice buio di emozioni e stati d'animo frenetici ed inquietanti.
Una visione che merita un voto positivo.

outsider  @  06/05/2012 13:18:57
   9 / 10
ennesimo film che avevo visto, ricordavo male e, grazie alle meraviglie di Rai4, ho rivisto ieri ed or commento.
va bene, io adoro, ammiro, amo profondamente la Weaver, considero Polanski un fenomeno mandato da Dio in terra a miracol mostrare, pertanto il mio alto voto è prevedibile per uno "scontato" mi piace. ma questa, a livello oggettivo, è arte di alto, altissimo livello allo stato puro e, come sempre nei film in cui ci sia Roman, in qualsivoglia forma, esplora tantissimi aspetti.
Grazie, grazie di essere venuto in terra oh grande.
Ben bravo, ovviamente, tantè che la voglia di

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2 risposte al commento
Ultima risposta 06/05/2012 19.43.02
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gemellino86  @  04/05/2012 16:35:08
   8 / 10
Grande opera teatrale di Polanski tramutata in cinema. Da notare un grande Ben Kingsley. Non è tra i migliori del regista polacco ma è un film che merita.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  02/03/2012 18:58:10
   8½ / 10
"Finiremo per morire, inseguendo il passato" (cit.)


Un gioco al massacro quasi grottesco (come un Beckett a cena con gli scrittori sudamericani), un film strepitoso dove si gioca una partita pericolosa tra i ricordi di Buenos Aires del 1977 (ma non è detto che sia l'Argentina), plasmata da un trio di attori assolutamente fantastici, unici, insostenibili. Il primo piano ferito di Kingsley è una specie di reportage-verità trasportato nel teatro-cinema di Polansky, nel più (ir)realistico film della sua filmografia

rain  @  01/03/2012 19:49:52
   7 / 10
Un classico film di Polanski: personaggi caratterizzati molto bene e tensione sempre alle stelle. Tuttavia in questa opera ho notato una certa ripetitività che alla lunga stanca un po', per questo secondo me, puir essendo un buon film, non è assolutamente tra i migliori del cineasta polacco/francese.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  01/03/2012 19:11:13
   8 / 10
Ottimo film di Polanski di natura teatrale. Ottimo il (ristretto) cast.
Malsano e durissimo ma privo del pornografico compiacimento di mostrare torture e stupri.
Vittima e carnefice, i ruoli possono scambiarsi? è lecita la vendetta? può esistere la giustizia?
Grande opera, da vedere.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR oh dae-soo  @  01/03/2012 10:47:25
   8 / 10
ATTENZIONE: il commento presenta leggere anticipazioni.

Se c'è un terribile lato oscuro mai venuto completamente alla luce nella nostra storia recente questi sono sicuramente gli anni delle dittature cilene ed argentine degli anni 70 e dei primi anni 80, anni di terrore contraddistinti dal terribile fenomeno dei Desaparecidos, ovvero le persone rapite per motivi politici dalle forze governative e poi letteralmente scomparse. Si scoprirà poi che dietro queste sparizioni si nascondevano campi di concentramento, torture e nella maggior parte dei casi la morte. Memorabile fu lo scandaloso Mondiale di calcio del 1978 in Argentina quando tutto il mondo si divertiva e festeggiava tra le strade del paese malgrado si sapesse benissimo quali orrori e torture si perpetrassero nelle stesse strade. Il Governo usò il Mondiale (tra l'altro vinto "rubando", ma non poteva non essere così) per nascondere la verità e far apparire l'Argentina come un gioioso e tranquillo paese in democrazia.
Tutto questo cappello perchè credo che qualsiasi film tratti tali argomenti abbia questo come merito principale, ossia far conoscere a chi non ne avesse mai sentito parlare una pagina di storia terribile che soltanto i numeri e le motivazioni (non definitive come la celebre soluzione finale) possono far apparire come tragedia minore rispetto, ad esempio, alla Shoah.
E se qualcuno nel Cinema ha preso il tema di petto, in modo molto drammatico come nello splendido Garage Olimpo, altri in modo quasi paranormale come in Immagini, ecco che Polanski affronta la tragedia con un'evocativa (nel senso che mostra nulla) trasposizione cinematografica di una piece teatrale di pochi anni precedente (curioso come sia dello stesso impianto il suo ultimo film, Carnage, e come anche il titolo, letteralmente "massacro" possa essere abbinato per motivi diversi ad entrambi i film) .
La qualità maggiore del film è proprio la coerenza di Polanski perchè sarebbe stato facilissimo inserire nel film dei terribili flash back, inserti atti a mostrare tutto quello che nella pellicola viene soltanto raccontato. Sarebbe stato facile far presa sul pubblico e realizzare un film shock di denuncia pieno zeppo di immagini nude e crude (si parla di elettroshock, sodomia a ragazzine, torture devastanti, umiliazioni disumane) ma il grande regista polacco mantiene fino alla fine la sua impronta teatrale, la sua unità di luogo (una casa sperduta), tempo (una nottata) e azione (una coppia che tiene segregato un presunto ex torturatore del regime).
E così la storia di Paulina, la donna che riconosce in quel dottore-piombato quasi per caso in casa sua- il torturatore che da ragazzina la martoriò fisicamente e psicologicamente, è semplicemente la storia del tentativo di far venire a galla la verità storica, una storia sì di vendetta, perchè altro non può essere, ma di una vendetta più etica e morale che fisica. Paulina rappresenta tutte le vittime innocenti di quella tragedia, il dottor Miranda tutti i carnefici e l'avvocato Gerardo, il marito di Paulina, quello Stato che in teoria vorrebbe sì far riemergere tutto quello che è successo ma in realtà sembra essere soltanto spettatore passivo, entità che più che indagare e condannare sembrerebbe preferire soltanto dimenticare. E non è un caso che durante gli stupri subiti da Paulina il medico usasse ascoltare La Morte e La Fanciulla di Schubert, archetipi perfetti per simboleggiare il regime dittatoriale dell'epoca e l'innocenza della maggior parte delle loro vittime.
Ad una prima parte un pochino lenta e ingarbugliata segue un'ora serratissima, in cui più di una volta lo spettatore è disorientato e arso dal dubbio se quel dottore sia stato o no davvero il torturatore che ricorda Paulina (tecnica simile a quella di Hard Candy e Il Dubbio). La Weaver è perfetta, Kingley, con quell'aria luciferina, sempre grande.
Il finale è gestito in maniera perfetta. Il pathos della telefonata a Barcellona mentre contemporaneamente Paulina porta Miranda alla scogliera, la confessione di Miranda (tutta in primo piano senza nessuno stacco sul piano d'ascolto nè di Paulina nè di Gerardo, davvero notevole ed inusuale), l'umiliante perdono, forse peggiore della morte, che Paulina concede al medico, il concerto finale sulle stesse note di Schubert con quello scambio di sguardi.
Davvero grande cinema.
Ed utile, se mai fosse possibile, per non dimenticare.

romrom  @  01/03/2012 08:52:17
   8 / 10
Mi è piaciuto molto, ottime le interpretazioni di Ben Kingsley e Sigourney Weaver

TheGame  @  09/02/2012 18:54:39
   6½ / 10
Polanski intrappola lo spettatore in un piacevole gioco di equivoci, nell'ambiguità delle caratterizzazioni e sebbene i continui rovesciamenti di ruolo mostrino il fianco a una certa ridondanza e l'epilogo sia pronosticabile, è innegabile una buona costruzione della tensione, complici un trio d'interpreti ben calati e la giusta dose di teatralità, marchi di fabbrica del regista polacco.

Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  04/11/2011 16:38:46
   7 / 10
Come voto, è a metà strada tra il 6,5 e il 7. Parte iniziale da non farti staccare lo sguardo dallo schermo, poi il ritmo cala, ma nonostante ciò la suspance resta, anche perché si resta nel dubbio fino alla fine. Bravi anche i due attori protagonisti.

Jumpy  @  11/09/2011 20:31:28
   7½ / 10
E' un film in cui, più che di commedia degli equivoco, si potrebbe parlare di thrillere degli equivoci. Tutta la prima parte del film si gioca su un sottile gioco di detto/non detto, sul filo della follia della protagonista.
Polanski riesce a costruire in poco più di un'ora e mezza una tensione psicologica cupa ed al limite del sopportabile, con un film ambientato per il 90% in una stanza.
Drammatico, a tratti violento e crudo, finale amarissimo che lascia allo spettatore il dubbio su quale sia la verità.

david briar  @  06/09/2011 00:09:59
   8 / 10
"La morte e la fanciulla" è l'ennesima conferma che Polanski è uno dei più grandi registi viventi(a mia conoscenza).

Il film ha una prima mezz'ora buona ma con il difetto che il personaggio della Weaver in quella parte appare davvero odioso,fortunatamente dopo la sua caratterizzazione viene ampliata e ci si sente più vicini a lei,e si capisce il perchè di quel comportamento.

La cosa più notevole non è tanto la sceneggiatura(che non è stata scritta da Polanski e si vede)ma il modo in cui Roman riesce a farci immedesimare in tutti e tre i protagonisti,in qualunque luce vengano messi.

Naturalmente la regia è splendida come al solito,e dona grande ambiguità alla vicenda,facendoci credere prima una cosa e poi un'altra,e in questo soprattutto il finale riesce a lasciare il dubbio nel cuore.E c'è la solita sensazione di sconvolgimento dopo aver visto un suo film,quella sensazione che ti fa riflettere su quanto visionato e dà un'importanza alla visione soprattutto dopo.I film di Polanski ti accorgi in particolare dopo averli visti quanto ti sono piaciuti,e non durante.

In conclusione,si potrebbe dire che "La morte e la fanciulla"è un minore di Polanski,e infatti non è a livello dei suoi migliori,ma se è questa la qualità dei suoi minori,be,non vedo l'ora di vedermeli tutti.

bulldog  @  01/06/2011 10:03:14
   7½ / 10
L'unità di tempo e luogo, l'aria stantia che si respira nell'appartamento unita al crescendo della musica di Schubert fanno de "La Morte E La Fanciulla" un film altamente claustrofobico e leggermente sottovalutato nella filmografiìa di Polanski.

Ottima la S.Weaver.

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Ultima risposta 06/06/2011 12.11.05
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Larry Filmaiolo  @  27/05/2011 18:15:29
   7 / 10
buon film, non eccezionale, ma va sottolineato il fatto che pur basandosi su una pièce teatrale tiene alta la tensione e intriga lo spettatore, complice il magnifico duo Weaver e Kingsley.

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Gruppo REDAZIONE amterme63  @  25/03/2011 19:23:19
   7 / 10
Dopo avere titillato la morbosità dello spettatore con "Luna di fiele", Polanski torna a sfornare un solido film simil-classico, seguendo la traccia sicura e affidabile di mastro Hitchcock.
"La morte e la fanciulla" ha un impianto decisamente teatrale. La storia si svolge tutta in una casa isolata lungo la costa argentina, durante una tempestosa notte estiva. Le unità aristoteliche sono scrupolosamente rispettate. Gli interpreti sono poi solamente tre. Viene alla mente la struttura di tanti film hitchcockiani, tipo "Nodo alla gola".
Come nei film del grande Maestro, l'ossatura è formata da dilemmi di natura etica e di giudizio di verità/falsità, innocenza/colpevolezza. La suspence, la presa sullo spettatore è rappresentata da questi dilemmi, i quali intrigano e stimolano il coinvolgimento ("cosa farei io al loro posto?").
La protagonista assoluta è il personaggio di Paulina (interpretato magistralmente da una dura e incisiva Sigourney Weaver), la quale deve fare i conti con un passato di attivista politica torturata, stuprata, umiliata da una persona che non riusciva a vedere in faccia. Cosa succede quando ci si trova di nuovo davanti (o no?) al proprio aguzzino? E' legittimo vendicarsi? E' legittimo utilizzare gli stessi mezzi? Quali meccanismi morbosi ci sono stati dietro gli atti terribili subiti? Quante cose sono state rimosse o coperte e ora vengono a galla?
Il film si basa tutto sullo scavo etico/psicologico dei personaggi, riprodotto in maniera abbastanza drammatica. Su tutto ovviamente aleggia il dubbio di innocenza nei confronti del presunto colpevole.
Il film è classico fino in fondo. Così come Hitchcock in ogni caso, nel finale dei suoi film, scioglieva i dubbi fondamentali e ristabiliva definitivamente dove stava la verità, così avviene anche in questo film.
Polanski comunque in genere non conclude mai in maniera definitiva e accomodante i suoi film. Anche in questo caso la coppia protagonista riesce ad uscire dalla prova cruciale che ha scosso il loro rapporto, ma a costo di leccarsi le ferite e ricostruire un rapporto su nuove fondamenta. Come questo si realizzerà non lo sapremo mai. C'è poi il passato che non si potrà MAI cancellare; questo è poco ma sicuro.
Insomma un film ben fatto, piacevole, interessante, da buon artigiano classico quale è diventato Polanski nella seconda parte della sua carriera.

4 risposte al commento
Ultima risposta 02/03/2012 23.03.21
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John Carpenter  @  19/02/2011 16:34:10
   6½ / 10
E' una trasposizione cinematografia di un'opera teatrale che si regge sulla bravura di Sigourney Weaver e Ben Kingsley assolutamente impeccabili. Polanski è bravo a tenerti sulle spine per tutta la durata del film in questo gioco ad incastro dove non si sa mai chi è la vittima e chi il carnefice, una contrapposizione di ruoli che muta continuamente dall'inizio alla fine. Forse un pò ripetitivo, l'avrei considerato ottimo se fosse stato ridotto come un episodio di un'ora, tuttavia mi sento di consigliarlo se non altro per l'ottima caratterizzazione psicologica dei personaggi.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  07/12/2010 21:59:42
   9 / 10
Il cinema di Roman Polansky riesce sempre ad essere una scoperta, non ci si meraviglia tanto della grande qualità dei film partoriti da un maestro come lui quanto la varietà-
Dall'horror allo storico, dal thriller al dramma puro al grottesco, Polansky porta in scena sempre un cinema completo, interessante e mai banale (sopratutto MAI noioso).

La Morte e la Fanciulla è un gioiello, un thriller psicologico costruito con grande maestria, profondo e cinematografico sebbene derivi da una peace teatrale.
Polansky studia bene le ambientazioni, le luci e la fotografia riesce ad appassionare a coinvolgere sebbene il tutto sia ambientato in una casa su una scogliera.
Non solo un film di grande regia ma anche di grandi interpretazioni, sopratutto della Weaver-

Da vedere, sebbene un film forse "minore" di Polansky resta a mio avviso uno dei migliori.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  25/11/2010 18:52:19
   8 / 10
Bellissimo film di Polansky che indaga in maniera spietata sul rapporto tra vittima e carnefice...durante il film i due "ruoli" si sostituiscono continuamente tanto che non riusciamo a capire da quale senso guardare la vicenda!
Girato quasi interamente dentro 4 mura riesce a tenere sempre viva la tensione e soprattutto l'attesa per la soluzione,se ci sara',della questione!
Sfida di bravura tra i due contendenti Weaver e Kingsley!

76eric  @  28/10/2010 20:56:19
   7½ / 10
Tratto da una pièce teatrale di Dorfmann è sicuramente uno dei lungometraggi meno noti del talentuoso regista polacco, ma che contiene in sè alcuni temi trattati da Polanski nel corso della sua vasta filmografia, come il rapporto coniugale, l'ambientazione all'interno della mura domestiche per quasi tutta la durata della pellicola (in questo caso un cottage a picco su di una scogliera) o ancora il sovvertimento del ruolo vittima-carnefice. Protagonista un'intensa Sigourney Weaver che in seguito ad orribili fatti accaduti in fase di regime in un non molto lontano passato, riconosce in Miranda (interpretato dal sempre bravo Kingsley) uno dei suoi seviziatori. Verrà inscenato un processo voluto dalla stessa donna per vendicarsi e risollevarsi, ma soprattutto per cercare di cancellare il proprio terribile passato. Ma forse nemmeno l'ammissione di colpa riescirà nell'impresa.
Bisogna prestare attenzione, è un buon film, come già detto, ma Polanski si sa, ha fatto ben di meglio.

dobel  @  13/04/2010 09:48:37
   7 / 10
Le vittime e i carnefici di ogni conflitto, di ogni guerra, di ogni dittatura, si ritrovano allo stesso teatro, allo stesso cinema, sulla stessa spiaggia, allo stesso tavolo, e allo stesso party. Spesso si ignorano, o spesso si sentono legati da un filo psicologico di una complessità spaventosa. La giustizia dove risiede in tutto questo? Nel punire il carnefice? Nel riabilitare la vittima? E' possibile l'una o l'altra soluzione? La legge può rendere giustizia a quanto accaduto? Il carnefice è un mostro oppure un uomo che ha interpretato la storia in maniera differente schierandosi in modo errato? Quante domande suscita un simile film! Non è che sia un grande film in assoluto (anche se il finale è veramente molto bello), ma è un film che pone domande e quesiti a cui non vuole dare risposte. Un ottimo Polanski, a tratti morboso, a tratti irritante, ma assolutamente da vedere e conoscere.

Gruppo COLLABORATORI elio91  @  05/03/2010 20:49:18
   7½ / 10
Un continuo scambio tra carnefice e vittima fa da padrone a questo thriller serrato,dall'impianto teatrale (nasce proprio per il teatro) e,come sempre con Polanski,psicologico.
La bravura del regista è sempre una garanzia,la storia è affascinante e cruda senza mostrare nulla di particolarmente violento e l'analisi psicologica dei tre personaggi protagonisti procede con un andamento ambiguo e lento.
Polanski costruisce la sua trama come un ragno,riuscire ad individuare il bandolo della matassa è complicato però: da un processo per stupro ad un processo per non essere lo stupratore,la componente grottesca non è comunque facile da cogliere a primo sguardo,un pò come in Luna di fiele.
Proprio questo impianto teatrale,affascinante inizialmente ma poi abbastanza irritante,non mi fa mettere di più.
Bravissima la Weaver,il monologo finale di Kingsley è fantastico a coronamento di una prova ambigua.
Anche in questo caso, La morte e la fanciulla è uno di quei film che nella carriera di questo regista non ha mai avuto il risalto che meritava. Peccato perché c'è tutto: il pessimismo e la colpa che segna per sempre chi la subisce e chi la commette. Qualunque colpa sia.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  01/02/2009 09:34:05
   7½ / 10
Curiosi i molteplici punti di contatto con "Una Pura Formalità" di Tornatore, interessante dal momento in cui entrambi i film siano del 1994 e il regista in questo caso sia proprio Roman Polanski. Atipico film processuale che dimostra ancora una volta come questo autore sia un grande esploratore della psiche e delle più recondite pulsazioni dell' animo umano. Non è stato molto rilevante sapere se tutto ciò che veniva sostenuto durante il film fosse la verità o solo un' allucinata suggestione alimentata da una legittimata sete di vendetta che durava ormai da molti anni, quello che mi ha colpito maggiormente è stato il ribaltamento dei ruoli vittima/carnefice e le sue due distinte caratterizzazioni, ma che portano tuttavia allo stesso trattamento; il potere di sopraffazione sull' altro sesso per quanto riguarda il medico, ed il bisogno di una liberazione interiore, quello di Paulina Escobar, vittima di un' ingiustizia morale. Ecco quindi la funzione processuale del marito avvocato, l' unico altro protagonista della storia. Il filo conduttore di tutto il film è il Quartetto n° 14 di Schubert, che lega tutta la vicenda dal 1977 a 15 anni più tardi, fino al finale, a teatro, destabilizzantemente riconciliatore. In questo film tutto è a posto, dalla regia alla sceneggiatura, all' ottima interpretazione degli attori alla bella fotografia del nostro Tonino Delle Colli.

xxxgabryxxx0840  @  11/10/2008 18:51:29
   7½ / 10
Buon film, ma da Polanski siamo abituati a ben altro

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  29/09/2008 13:24:07
   8 / 10
Sinceramente ritengo questo film un po' sottovalutato all'interno della filmografia polanskiana. L'impossibilità di chiudere i conti con il proprio recente passato, i confini sottili tra giustizia e vendetta. Polanski gira quasi completamente in interni un dramma tesisissimo, con attori superbi in un clima da resa dei conti dove vittima e carnefice sono di nuovo faccia a faccia.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  22/07/2008 23:08:46
   5 / 10
Un rape&revenge come altri ma con stile diverso. Solo che mi ha convinto pochissimo.
Da una parte c’è la bravissima Sigourney Weaver e la curiosità stuzzicata (in qualche scena), dall’altra troviamo dialoghi improponibili e illogici, molte forzature e un finale irrimediabilmente idiota.
La protagonista Paulina prima si incavola col marito per una questione poco chiara, poi accusa l’ospite di averla violentata nel passato con delle prove risibili, dopo tra una bugia e l’altra lei racconta cos’era accaduto realmente e quello che risulta sono dialoghi lunghi e noiosi per non arrivare a niente.
Tanti sono i momenti riciclati.
Bella la musica di Schubert.
Polanski ha fatto molto ma molto di meglio.

giulymovie  @  23/01/2008 12:45:49
   9 / 10
veramente un bel film

Sestri Potente  @  15/11/2007 23:10:21
   8 / 10
Io lo considero una "Notte delle matite spezzate" a distanza di una quindicina d'anni, in quanto le tematiche riprese sono praticamente le stesse. Amo i film che nascono da situazioni assurde, e questo in particolar modo.

davil  @  03/03/2007 17:57:51
   8 / 10
eccezionale ben kingsley per un film ingiustamente sottovalutato, con una splendida costruzione teatrale ed una storia interessante

risikoo  @  05/01/2007 15:04:21
   7½ / 10
Vero che sembra un'opera teatrale, comunque gli attori sono bravissimi e il film buono, ma a mio avviso non certo eccelso.

Invia una mail all'autore del commento Zazzauser  @  05/01/2007 14:33:10
   8 / 10
Sopra le stupende note del Quartetto per archi "La morte e la fanciulla" di Franz Schubert, si snoda questa storia, o meglio questo concitato rapporto a tre, interamente all''interno di una casa. Di chiara impostazione teatrale, forse voluta (deriva dal dramma teatrale di Ariel Dorfman), questo film è sostenuto da una straordinaria caratterizzazione dei personaggi e bravura degli attori. Il film non si perde mai e non diventa mai statico e noioso, i dialoghi sono precisi e mai ridondanti. La Weaver è un maschiaccio, ancora di più che in Alien. Stuart Wilson non è altro che una pedina, mossa a turno da Kingsley e dalla Weaver per vincere la partita. L''interpretazione di Kingsley (il suo personaggio è straordinariamente complesso ed intrigante) mi ha lasciato un po'' perplesso (vedi spoiler)

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sweetyy  @  21/04/2006 15:08:58
   7 / 10
Sembra un'opera teatrale,comunque è un buon film!

Invia una mail all'autore del commento albatros70  @  07/01/2006 12:29:18
   7½ / 10
é sicuramente un buon film che vale la pena vedere ma, a mio giudizio, non tra i migliori di Polanski.

Gruppo REDAZIONE maremare  @  11/12/2004 00:53:15
   9 / 10
Seppure traspaia l'origine teatrale è un bellissimo film, ben congegnato e con un Kingsley strepitoso.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  15/10/2004 10:10:14
   9 / 10
Ottimo melodramma di Roman Polanski, quasi tutto girato fra le quettro mura della casa dove alloggiano la Weaver e il marito.
Lo hanno accusato di essere troppo teatrale, e di essere un minore del regista. Secondo me invece è uno dei migliori.

Quando lo vidi la prima volta rimasi a bocca aperta di fronte alla superba interpretazione di Ben Kinsley, veramente bravo, come pure l'interpretazione di Sigourney Weaver è ottima.

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