holy smoke regia di Jane Campion USA 1999
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holy smoke (1999)

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locandina del film HOLY SMOKE

Titolo Originale: HOLY SMOKE

RegiaJane Campion

InterpretiKate Winslet, Harvey Keitel, Pam Grier, Julie Hamilton, Tim Robertson

Durata: h 1.54
NazionalitàUSA 1999
Generedrammatico
Al cinema nell'Aprile 1999

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Trama del film Holy smoke

Ruth si è "perduta" in India, affascinata dalla spiritualità, dalla cultura, da un guru, da un'idea vaga e tenace di assoluto, dalla possibilità di raggiungere l'illuminazione. PJ è incaricato dalla famiglia di Ruth di "riportarla" psicologicamente in Occidente, alle sue abitudini e ai suoi affetti presunti. PJ è un esperto di disintossicazione e di riprogrammazione delle persone rimaste impigliate nella rete delle sette. Quello di Ruth è il centonovantesimo caso della sua carriera, il più difficile.

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Voto Visitatori:   6,25 / 10 (10 voti)6,25Grafico
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Voti e commenti su Holy smoke, 10 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

TheLegend  @  23/03/2012 02:10:58
   6 / 10
Carina la prima parte ma nella seconda non mi ha convinto.

dedalo1267  @  22/03/2012 22:54:43
   2½ / 10
Terribile film su una famiglia squinternata e un deprogrammatore altrettanto sballato.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  02/03/2010 21:42:33
   7 / 10
I film della Campion sono belli, interessanti, ottimamente girati, però c'è sempre qualcosa che mi lascia tutte le volte insoddisfatto, con la sensazione che si sarebbe potuto fare meglio, magari con meno dispendio.
Holy Smoke ha un tema molto interessante: la sincerità delle conversioni religiose a sette guidate da santoni, il grado di libertà con cui sono effettuate e quanto sia lecito "impedirle". La prima parte propone alcuni momenti di riflessione e di coinvolgimento dello spettatore su questo argomento. Poi purtroppo il film si avvita su se stesso, incagliandosi in una disamina piuttosto confusa delle tortuosità interiori dei protagonisti.
Nella prima parte la Campion gioca su due tavoli: da una parte si suggerisce che Ruth possa essere stata circuita e manovrata, dall'altra si fa vedere la famiglia e l'ambiente in cui è cresciuta Ruth, mostrandolo come molto superficiale, degradato, ipocrita e materialista. Il tutto è visto con acuta e divertente ironia.

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Solo che il montaggio frenetico e spezzettato non aiuta a mettere in dovuta evidenza la storia, che sembra a volte un po' tirata via.
La parte centrale è la migliore. L'uomo che dovrebbe convincere Ruth ad abbondare "la fede" e riportarla sulla "retta via", prende a volte un aspetto da inquisitore, come se per ridare a Ruth la libertà gliela volesse togliere. A volte si è quasi portati a tifare per lei, si vorrebbe che mantenesse salda la sua scelta, ingannevole o no che sia. L'ironia si accanisce quindi anche contro i "liberatori", che sembrano in realtà volere incatenare ancora di più Ruth.
Il film avrebbe potuto andare più a fondo e svelare tutta l'ipocrisia, la falsità, la mediocrità e il vuoto morale dell'ambiente "occidentale". Invece all'improvviso si abbandona il registro ironico e critico per avventurarsi in una specie di psicodramma a due, con tanto di morbosità e tira e molla erotici.
Probabilmente in questa fase del film la Campion voleva mostrare come il problema principale di Ruth fosse la mancanza di amore. La ragione per cui è "caduta" nelle grinfie del santone indiano era semplicemente quella di trovare qualcuno che l'amasse, che le dimostrasse interesse come persona e non come ruolo (figlia) o come oggetto (donna da scopare).
Nella parte finale del film entra in gioco a pieno titolo il personaggio di PJ (un ottimo Keitel) il cui comportamento ricalca un po' il modello del Padre Sergio di Tolstoj: il domatore che viene domato, il santo che pecca, mostrando così il lato umanissimo e debolissimo di chi si crede forte.
Il film in pratica si chiude sulla "consapevolezza" acquisita dai protagonisti dei propri vuoti interiori, dei propri veri desideri. Il tutto però con molto effetto ma poca chiarezza. Si punta più sull'effetto esteriore (immagine-suono-atto) che sull'essenza interiore (rarefazione-riflessione-rispecchiamento).
Dal punto di vista tecnico, stavolta la Campion sembra fare affidamento più sul suono (una splendida colonna sonora) che sulle celebri immagini ad effetto che l'hanno resa famosa.
Grazie alla parte iniziale, alle ottime interpretazioni e alla splendida colonna sonora, penso che valga senz'altro la pena passare una serata in compagnia di questo film.

gandyovo  @  11/01/2010 18:52:44
   7 / 10
film "strano", che può far riflettere. la visione è consigliata.

Tristano74  @  04/05/2008 01:06:45
   7 / 10
Davvero particolare e con un grande Keitel. Poi la Winslet è davvero sexy...

antonioba  @  24/04/2008 16:04:04
   7½ / 10
Grande film bellissimi paesaggi e trama avvincente e molto originale

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  01/10/2007 15:45:00
   7 / 10
Un film stranissimo questo di Jane Campion, un gioiellino, confuso ma interessante e sperimentale.
La Winslet veniva dal Titanic ( e prima ancora da "Creature del cielo" di Peter Jackson) e cercava tra l'altro di crearsi un'immagine lavorando nel cinema d'autore.
Non certo fantastico come "lezioni di piano", ma per me è comunque un piccolo cult.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  08/01/2007 23:21:28
   6½ / 10
Al primo impatto, il film della Campion sembra collocarsi nel classico "le cose che sembrano appartenerci, che ci piacciono, possono apparire equivoche e persino pericolose agli occhi degli altri".
"holy smoke" è il trionfo della coercizione (come nel discutibilissimo finale) in quanto unica realtà plausibile che conduca al vero significato di "esperienza".
Ma la svolta della Campion (che un po' dopo darà vita a un noir ovvio ma terribilmente attraente e incompreso come "in the cut") è grottesca, calligrafica, ridondante, vagamente kitsch eppure finalmente priva(ta) di quel romanticismo tardovittoriano che rischiava di esaurirsi in se stesso.
Un film che spiazza, che - con i rimandi all'universo anticonvenzionale di "sweetie" - affascina e infastidisce, senza esitare di sconfinare nel paradosso, come nell'atto urinatorio della protagonista nuda (?) davanti al suo Guru.
La gabbia non è certo ideologica, anzi, tutto è messo in atto da un mostruoso complotto familiare che sembra uscito da una versione hardcore del delizioso film di Altman "una coppia perfetta" (1979)-
Liberare le emozioni? New age? Si parla di Manson e di Bel-Air, del reverendo della Guyana: il messaggio mistico dell'inganno strazia con lo stesso procedimento di certi epiteti.
L'elemento iconografico cfr. il sai baba e lo Zen si priva dei cliche' - talvolta - per affrontare come un road-movie tradizionale un'universo che è soprattutto fuga dalla realtà (notte brava in locale infimo).
Tutto - anche il mondo gay - puo' essere accettato se contestualizzato nella cultura nazionale da dove proviene.
L'importante è la sacralità del contesto ma solo in superficie, anche se la famiglia puo' essere una tremenda realtà, un padre non soffre ma si fa pure l'amante, la madre è una nevrotica, il fratello è omosessuale, e un'altro vive con una moglie ninfomane...
Il guru Keytel diventa "fuoco" di una conoscenza fisica atta a diventare emblema di ribellione al peso del tempo (vestito da donna sembra reclamare alle sue rughe di arrestarsi).

"Stiamo diventando tutti schiavi di qualcuno" sembra suggerire il film.

Che, accidenti, non è affatto male: peccato solo che a una prima parte stupenda ci si perda in un'estetica soft-porno retorica e confusa, scandalosamente filosofica (repulsione/attrazione, il gioco delle parti; la sopraffazione nella sessualità etc.).

Pochi anni dopo, arriva "in the cut", il noir piu' hardcore di fine secolo.

Mi resta sì, un dubbio, un dilemma latente: quali strane esperienze personali hanno portato Jane Campion a trasformare il suo cinema quasi castissimo in simili provocazioni?

2 risposte al commento
Ultima risposta 06/11/2007 22.32.29
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento Caio  @  11/09/2006 03:47:00
   5½ / 10
Dopo Titanic Di Caprio e la Winslet hanno preso due strade non così diverse...Di Caprio con The beach ci ha letteralmente fatto vomitare con il suo viaggio di ragazzino alla ricerca di avventura in un isola thailandese in The beach, e la Winslet ha giocato a fare la ragazzina persa nel gorgo del new age...entrambi assolutamente insopportabile. Diciamo però che la Winslet se l'è cavata un pò meglio, il film non è nulla di che ma si può guardare.

2 risposte al commento
Ultima risposta 22/12/2009 16.08.48
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Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  15/06/2006 11:52:21
   6½ / 10
Mi ricordo che non mi era dispiaciuto questo film...da 6,5.

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