happiness regia di Todd Solondz USA 1998
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happiness (1998)

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locandina del film HAPPINESS

Titolo Originale: HAPPINESS

RegiaTodd Solondz

InterpretiBen Gazzara, Lara Flynn Boyle, Jared Harris, Dylan Baker, Jane Adams, Philip Seymour Hoffman

Durata: h 2.20
NazionalitàUSA 1998
Generecommedia
Al cinema nel Settembre 1998

•  Altri film di Todd Solondz

Trama del film Happiness

L'ordinaria follia di un gruppo di borghese del New Jersey: Joy, aspirante cantante e vittima di maschi mascalzoni; Helen, scrittrice famosa ma insoddisfatta; Bill, psicologo e pedofilo non pentito; Allen, molestatore telefonico e Kristina cicciona omicida.

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Voto Visitatori:   7,64 / 10 (35 voti)7,64Grafico
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Voti e commenti su Happiness, 35 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR oh dae-soo  @  15/09/2011 16.35.23
   8½ / 10
Mi avvicino per la prima volta al cinema di Solondz.
Il soggetto del film e la presenza si Seymour Hoffman mi facevano decisamente ben sperare ma Happiness è andato ben oltre le più rosee aspettative.
Il titolo è volutamente ironico, non c'è nessuna felicità, se non quella apparente, negli straordinari personaggi del film. Usando un piccolo gioco di parole avremmo potuto tranquillamente intitolarlo Happiless.
Film difficile perchè intelligente, colto, capace di scandagliare il lato oscuro dei propri personaggi, la loro vera natura -in alcuni casi davvero terribile- nascosta dietro la maschera di ipocrisia e di apparente felicità che spesso molti di noi sono costretti a portare.
Happiness racconta in maniera molto frammentaria -quasi ogni scena slegata all'altra- le vicende dei componenti della famiglia Jordan, dagli anziani genitori decisi a separarsi fino alle 3 figlie: Helen una bellissima scrittrice che dietro una vita di successo nasconde una profonda depressione; Trish che sembra avere una famiglia modello ma in realtà è sposata con un pedofilo e Joy, una ragazza bruttina e timida a cui va tutto tremendamente storto (lavoro, relazioni, rapporti interfamiliari), così tanto da arrivare quasi a livelli fantozziani. E l'attrice che la interpreta, Jane Adams, se la lotta con Hoffmann e Baker come MVP della pellicola.
Solondz mescola insieme il tragico, il comico, il surreale, il drammatico e il trash ( ad esempio nei dettagli "eiaculativi" ) in maniera splendida, regalandoci alcune scene davvero leggendarie. Penso ad esempio al dialogo nel call center, alla speciale "colla" per cartoline di Allen o alla telefonata con scongelamento di bistecca. Non con tutti i personaggi però si permette di utilizzare gli stessi registri. Tutte le scene riguardanti Billy ad esempio (il marito pedofilo di Trish) non hanno alcunchè di comico o ironico ma sono al contrario tremendamente drammatiche ( serata dei sonniferi ) se non addirittura devastanti come quella della confessione finale al figlio, una sequenza davvero raggelante resa in maniera strepitosa da Dylan Baker (Bill) e dal piccolo Rufus Read, capace non solo qua, ma in generale, di offrire un'interpretazione strepitosa nei panni di un bimbo che alle prese con i primi istinti sessuali scopre di avere come padre un adulto che va con i suoi coetanei. E' lui a mio parere il personaggio più tragico, la vera e propria vittima del film.
Già... il sesso. Quasi tutti i personaggi di Happiness hanno un difficile rapporto con esso. Esempio lampante quello di Allen, il vicino di casa di Helen, un sex addicted incapace di intraprendere il benchè minimo rapporto con il genere femminile, se non attraverso telefonate spinte. E' un personaggio che fisicamente non ce la fa proprio a tener dentro le proprie voglie e in questo la recitazione di Seymour Hoffmann, sempre affannata come se avesse corso una maratona, è assolutamente sublime (film da vedere tassativamente con la lingua originale perchè gli attori sono tutti meravigliosi).
Un difetto di Happiness è quello di avere una parte centrale un pò stanca, di essere leggermente ripetitivo e un pò "lungo". Alcune scene, tanto per citarne una quella di Ben Gazzara con l'amante, potevano esser tranquillamente eliminate.
Per il resto è talmente alta la qualità della sceneggiatura, dei dialoghi, degli attori (praticamente tutti poi scomparsi, incredibile) e così caustica e sferzante la capacità che ha Solondz di raccontare le propri vicende, da rendere Happiness forse addirittura superiore al film che in qualche modo più gli si può avvicinare, lo splendido American Beauty, uscito, è bene ricordarlo, 1 anno DOPO il film di Solondz. Happiness va molto più a fondo, e malgrado si differenzi dal film di Mendes per la sua vena ironica, è molto più cattivo.
Ho rivisto anche un pò di Bunuel-quello del fascino discreto- in tutte queste tavolate (almeno 3 in ristoranti e 3 private) nelle quali alla fine i personaggi pon mangiano mai -o lo hanno già fatto o lo stanno per fare-. Potrebbe essere anche una semplice coincidenza però.
E proprio una tavolata, quella finale, servirà per riunire per la prima volta tutti i membri della famiglia fino ad allora mostratici sempre in solitaria o al massimo in coppia. E' una tavolata di losers, di persone che in un modo o nell'altro, per colpa propria o di altri, nella vita hanno fallito.
E forse soltanto nella sequenza finale del film (strepitosa) vediamo per la prima volta un personaggio felice, una Happiness genuina e non apparente.
" I came" dice Billy a tutta la famiglia.
Te la meriti Billy.
Una piccola grande felicità che ti meriti tutta

7HateHeaven  @  03/01/2011 12.49.19
   5 / 10
Non mi è piaciuto per niente. Non cerco nessuna morale in un film, ma a mio modo di vedere tutte queste perversioni appartengono ad un mondo elitario, che non mi appartiene, nè mi interessa. Per questo motivo trovo noiose e spesso irritanti certe scene. Riconosco che c'è un gran lavoro per riuscire a dare un organicità a tutte le vicende, ma aldilà di questo non trovo molti altri aspetti positivi.

2 risposte al commento
Ultima risposta 27/01/2011 11.48.56
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Lory_noir  @  24/11/2010 23.56.59
   7½ / 10
Davvero un'ironica tragica molto tagliente e soddisfacente.

Invia una mail all'autore del commento Zazzauser  @  19/11/2010 15.14.51
   8 / 10
Arrivati al termine di film di questo tipo, ci si chiede sempre "dove vogliano arrivare". Il punto è che non esiste una morale della favola. Non ci sono intenti didascalici né critici. L'atteggiamento dello spettatore dev'essere come quello di chi osserva un affresco: coglierne le luci, i giochi d'ombra, gli aspetti cromatici, le posizioni, le espressioni, gli elementi in primo piano, quelli sullo sfondo. Happiness è così: un ritratto. Impietoso e quanto mai grottesco, che oscilla continuamente tra commedia e dramma, uno spaccato multicolore di una certa società americana media di oggi, una società periferica, nascosta e silenziosa, così come il New Jersey è rispetto al tumulto di New York.
Una vicenda assurda e a tratti surreale che indaga i meccanismi della ricerca della felicità da parte di un ensemble di casi umani tormentati dalle incertezze, dai dolori, dalle insoddisfazioni, dai sensi di colpa, dai problemi più disparati. Un puro esempio di cinema corale, che riporta alla mente l'America Oggi di Altman così come ricorda le vicissitudini dei personaggi di Magnolia di Anderson: storie complesse, anche estremamente diverse, ma pur sempre collegate anche solo da un minimo punto in comune, a sottolineare quella sorta di universalità di emozioni e pensieri che sulla pellicola coinvolgono solo i personaggi, ma alla fine riguardano tutto e tutti; è l'affresco di una società intera, non solo di una "famiglia", dipinto attraverso un campione di essa. E che campione: onanisti telefonici, obese sessuofobe omicide, psichiatri pedofili, padri fissati col machismo e con la paura di avere figli gay, undicenni con l'ossessione della maturità sessuale, tassisti russi ladri ed incantatori, donne di mondo che scoprono la propria nullità, e donnine trentenni insicure ed impacciate. Persone sbattute a destra e a manca dalla bufera delle relazioni interpersonali che rincorrono in continuazione la felicità con la speranza di trovarla.
Lo stile di Solondz è fantasioso e delicato, originale, e fugge dagli schemi dei film di genere: c'è commedia, c'è dramma, ci sono particolari che vanno dal volgare, all'osceno, al grottesco, al macabro, eppure non è commedia drammatica, né dramma, nè commedia nera: è un nuovo tratto stilistico, originale autoriale ed unico, dove storie di disperazione, ossessione, vuoto esistenziale possono essere affrontate col sorriso o con la risata, ma anche con delicatezza.
Ben scritta la sceneggiatura, che riesce ad incastrare alla perfezione le varie storie e a non annoiare mai in due ore e venti di film.
Gli attori sono tutti fantastici e molto nella parte: da Philip Seymour Hoffman sempre sudato ed agitato, a Ben Gazzara, Dylan Baker, Lara Flynn Boyle, Jane Adams, Camryn Manheim. Straordinaria la prova di Rufus Read, il figlio dello psichiatra.
Un piccolo gioiellino da non perdere

willard  @  02/11/2010 12.07.42
   7½ / 10
Un viaggio allucinante nei meandri familiari di tre sorelle della media classe borghese americana sul finire degli anni '90.
Sin dall'incipit del film si capisce che i personaggi di questa storia non sono proprio quello che sembrano; dietro le apparenze di una vita pseudo-normale, tranquilla, traspariranno disturbi, psicosi e profondo disagio esistenziale.
Il pregio di Todd Solondz è nel riuscire a trattare con leggerezza (e assoluto cinismo) da commedia situazioni difficili da accettare dal lato umano più comune; nonostante le atmosfere lente e rarefatte il film riesce ad avvincere per oltre due ore senza bisogno di effetti speciali.

baghiero  @  04/10/2010 20.33.58
   6½ / 10
Bel film, guardabile e godibile.
Non lo considero un capolavoro ma sicuramente un film di tutto rispetto.
Bravi gli attori.

Invia una mail all'autore del commento bleck  @  02/09/2010 19.09.35
   8 / 10
Avevo sentito parlare del film ma non l'avevo mai visto...e cavolo che mi sono perso...un opera che è un vero capolavoro...dura molto ma vorresti non finisse mai...
questo è il cinema ragazzi...
ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE...

TheLegend  @  13/02/2010 1.50.14
   7 / 10
Commedia anomala perchè risulta molto seria e cinica.
Forse un pò troppo noiosa in alcuni punti mentre in altri molto divertente.

Invia una mail all'autore del commento baskettaro00  @  17/11/2009 16.43.57
   7 / 10
commedia intensa e drammatica diretta da todd solondz.
a tratti volgare,mai oscena.
buona regia e più che discreta la recitazione degli attori.
un film carino che affronta problemi riguardanti la sessualità.
consigliato.

1 risposta al commento
Ultima risposta 14/08/2010 10.08.52
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Bathory  @  31/10/2009 20.24.47
   7 / 10
Solondz cerca di delineare un ritratto dell'America moderna, con i suoi vizi, le due debolezze, le sue nefandezze..ma il risultato è un film a tratti eccessivo, con alcune scelte discutibili (anche se da alcuni ritenute coraggiose) e una narrazione a tratti farraginosa.
Feroce critica e ironia si fondono in un coacervo di azioni dove spesso è difficile distinguere il messaggio che il regista americano vuole dare.

Di sicuro non lo rivedrò mai più in vita mia...

USELESS  @  20/10/2009 3.32.40
   7½ / 10
C'è chi vole convincersi che va tutto bene, che tutto è apposto, ma siamo tutti degli psicopatici. E meno lo si ammette e più lo si è!

4 risposte al commento
Ultima risposta 20/10/2009 21.49.05
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  25/09/2009 1.27.42
   7 / 10
Pesantuccio e prolisso ritratto di un'America moderna, sbandata e arrivista.
I personaggi si barcamenano tra solitudine e senso di inadeguatezza, non riuscendo a trovare appoggio in nessuno, meno che mai nella famiglia, descritta come luogo di repressione e incomprensione.

Personalmente però trovo che il film sia scritto molto bene ma pecca nella regia che non trova la chiave narrativa giusta.
Siccome lo si paragona ad American Beauty, penso che Sam Mendes sia riuscito a cavalcare il grottesco in modo intelligente, qui invece non si capisce realmente dove inizi il drammatico, dove l'ironico e dove l'ironico involontario.

Insomma Happiness non trova in modo chiaro la linea del grottesco e a volte alcune trovate sono proprio di cattivo gusto.
Nel complesso resta comunque un buon film interpretato in maniera eccelsa ma American Beauty resta "la bella copia"

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR VincentVega1  @  03/09/2009 13.12.52
   8 / 10
Pesante. Ma bello.

Molto più coraggioso di "American Beauty", la felicità di Solondz è raggiunta solo dopo un lunghissimo percorso di dolore e rassegnazione. Quattro storie intrecciate ci mostrano la tanto acclamata società americana alle prese con pedofilia, immigrazione, solitudine, insicurezza e accidia. Tutte le varie storie sono molto concrete e ben interpretate, e seppur durino poco più di mezzoretta ciascuna riescono a centrare il bersaglio.
Una volta c'era Altman, adesso c'è Solondz e Mendes, dai... non siamo messi così male.

McLovin  @  19/07/2009 16.49.03
   7 / 10
Cinica black comedy che riflette sui mali della società americana contemporanea. Le vita di tre individui si intrecciano secondo un sistema narrativo che ricorda molto i film di Altman (e anche il ben più ambizioso e celebrato Magnolia di Paul Thomas Anderson, uscito l'anno successivo). Colpisce come un pugno nello stomaco. Senza speranza, pessimista fino all'estremo. Con un Philip Seymour Hoffman da antologia

scabo  @  20/05/2009 23.39.05
   7½ / 10
Commedia scorrettissima di un regista senza dubbio fuori dagli schemi. A tratti irritante e squallidissimo, sicuramente non per tutti.

Gruppo COLLABORATORI K.S.T.D.E.D.  @  20/10/2008 0.29.23
   7½ / 10
Pellicola impietosa e soffocante. Solondz ricorre spesso all'ironia, sì da non appesantirne la visione, ma i sorrisi durano giusto il tempo di rendersi conto che è proprio quell'ironia, al solito, a scavare i solchi più neri di questa, come vogliamo chiamarla, commedia?

"Finché c'è vita c'è speranza ..(di morire)".

Impeccabili gli attori, tutti.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR strange_river  @  15/10/2008 20.02.44
   9½ / 10
Qui si fa a pezzi tutto: persone, comportamenti, bugie, stili di vita... alla fine non resta che un cumulo di macerie.
Caustico e senza alcuna possibilità di redenzione.
Sì, davvero spietato.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  28/12/2007 1.22.17
   9 / 10
Solondz offre un ritratto lucido e spietato di un universo di solitudini, schiave dei propri egoismi e istinti repressi, generatori di frustrazioni e malesseri che li divoreranno dall'interno. Un cast assolutamente perfetto, diffcile scegliere chi sia il migliore. La scena della confessione del padre al proprio figlio è bellissima e spaventosa allo stesso tempo nella sua raggelante semplicità.

lupin 3  @  11/11/2007 3.41.47
   8 / 10
Abbastanza strano come film, quasi grottesco.
Mi ha ricordato un pò Visitor Q del grande Miike Takashi.

mainoz  @  19/10/2007 10.04.29
   5½ / 10
bellina la prima parte, mentre la seconda parte del film è molto più drammatica che comica..il finale è frettoloso, sbrigastivo e la storia del padre di famiglia è, a mio parere, trattata troppo marginalmente e in modo superficiale.. da promuovere due attori su tutti: la svampita e Seymour Hoffman

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  16/10/2007 13.46.07
   8 / 10
Finalmente un film che ritrae in maniera magari gelida ma molto incisiva la bella famiglia americana, la bella apparenza di un simpatico quartiere residenziale quale il New Jersey.
Ottimo Solondz, come al solito, che in maniera asciutta e quasi senza scampo ci racconta un pezzo di vita comune. Questo film ha quello che manca ad American Beauty ,(che come esordio alla regia ho molto apprezzato), il coraggio. Ottimi interpreti a partire dal grandioso P. Seymour Hoffman.

Dante V  @  03/06/2007 13.30.06
   9 / 10
Credo che tutti i registi italiani (e non solo) che vogliano cimentarsi nella commedia dovrebbero vedere questo film.

goophex  @  13/03/2007 12.41.35
   6 / 10
Il pregio di questo film sta sicuramente nel modo semplice in cui il regista racconta le vicende dei personaggi. Questi pero' seppur veritieri sono dipinti in modo un po' troppo irreale, spesso coinvolti in situazioni surreali. ( tranne per il padre pedofilo). Un film comunque vedibile ma che sicuramente non vi strappera' alcuna risata, tantomeno non va catalogato nel genere commedia bensi' drammatico.

benzo24  @  03/03/2007 18.24.41
   10 / 10
filmissimo, meglio di altman e del suo america oggi.

Oblivisca  @  02/02/2007 20.56.55
   7½ / 10
Grande mescolanza di sentimenti contrastanti che raggiungono la perversione. Commedia nera estrema, non fa piangere e non fa ridere.
Ottimo regista esordiente, bella la fotografia di Maryse Alberti.
Film lunghetto, ritratto al vetriolo della società americana ormai tema affrontato in tutti i modi. Forse il paragone non è perfetto, ma a mio parere supera in chiarezza ed espressività American beauty.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR agentediviaggi  @  01/02/2007 9.49.55
   8 / 10
Beh, tra tutti i film alla Carver (scrittore americano che ispirò America Oggi per i ritratti nichilisti dell'americano medio) questo è uno dei meglio riusciti. Non si prende dannatamente sul serio come Magnolia e altri, ma il messaggio è ancora più graffiante e senza speranza di redenzione. La noia è il minimo comun denominatore dei personaggi ritratti in questo film, condita dall'ipocrisia necessaria per mantenere un ruolo nella società. Cattivo.

sweetyy  @  30/12/2006 4.39.11
   8 / 10
Un film diverso dal solito...Le vite di questi personaggi caratterizzati da una qualche stranezza si intrecciano l'una con l'altra e ognuno cerca di raggiungere la felicità a modo suo.
Si avvicina molto al grottesco!

Diames  @  29/08/2006 13.54.22
   8 / 10
Credo che il pregio più evidente di questa pellicola sia quello di riuscire ad inscenare un simile degrado (quello in cui viviamo) senza mai scadere nella pesantezza, nella seriosità, nell'esasperazione da melodramma ecc., che il tema trattato potrebbe suggerire (come spesso accade infatti). Ciò che destabilizza, probabilmente, è il contrasto tra le vicende narrate e lo stile "leggero" con il quale sono presentate. Inoltre riesce a fare dell'inconsistenza della trama (che in realtà non ha né capo né coda, ma si limita semplicemente a raccontare alcuni squarci di più vite legate "a forza" dal fatto di appartenere allo stesso "nucleo familiare") un pregio. Lo sguardo del regista è parecchio distaccato, non giudica, e anche questo aspetto giova alla pellicola, soprattutto in alcuni punti (particolare nota di merito alla parte dedicata al padre di famiglia che si scopre "malato"). La mancanza di taboo coniugata ad una sincera sobrietà, alla mancanza cioè del desiderio di voler shockare a tutti i costi lo spettatore. Un film che abbatte certe barriere senza erigerne altre (cioè quelle del sensazionalismo, della gratuità, della stupidità, della retorica... cosa che purtroppo spesso accade a chi si cimenta in argomenti scottanti). Da vedere.

mister_snifff  @  03/03/2006 2.00.00
   8 / 10
commedia nera inquietante e "disturbata"....Solondz è davvero un grande in questo genere di film

misachan  @  07/02/2006 21.32.11
   6½ / 10
Non è che l'ho capito molto @.@
Tra l'altro non ha un vero finale... per praticamente nessun personaggio si sa come va a finire... e non ho capito nemmeno la morale del film... se mai ve n'è una @.@
Qualcuno mi aiuti°° Cosa accidenti voleva dire il regista con questo film?
P.s: il mio voto è dato quasi completamente a caso°°

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Ultima risposta 08/02/2006 17.33.00
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Invia una mail all'autore del commento Andrea Lade  @  06/02/2006 16.51.12
   7½ / 10
Un film molto premiato dalla critica e censurato sia nel suo Paese d'origine,e in parte anche in Italia dove la sua visione con il bollo del"vietato ai minori di 18 anni" è preclusa solo a fortunati nottambuli su rai 3 che per caso e con poco preavviso possono assistere a qusto lungometraggio.
Una famiglia del New Jersey viene analizzata per mostrare le nefandezze dell'animo umano che a fine millennio sono sulle cronache di tutti i giornali.Pedofilia,onanismo telefonico,depressioni da separazioni coniugali,incomunicabilità sessuale,omicidi casalinghi,il tutto viene vivisezionato dal regista in una pellicola scarna dove i primi piani ,i silenzi,e le espressioni del viso delgi attori creano un'atmosfera cruda ed eccessivamente realistica.
Atmosfera mai stemperata che nonostante la durata del film(bel oltre 2 ore)non stanca e forse gode di una visione ben precisa del mondo che il regista vuole comunicare allo spettatore:se consideriamo il volto di Todd Solondz come elemento paratestuale del suo film ci troviamo di fronte ad un'immagine inquietante nel panorama registico,ma anche se volessimo attenerci alle sole suggestioni di "happiness",assistiamo ad una pellicola indipendente da ogni genere cinematografico .
Le perversioni dei personaggi,tra cui spicca il padre pedofilo,vengono mostrate senza giudizio e alcuna critrica,non sono considerati nè colpevoli,nè tantomeno degni di riprovevoli considerazioni sociali,ma sono libere di consumarsi da sole ,cosi' come avviene nella maggior parte della casistica umana.
Personalmente avrei preferito un linguaggio meno crudo,e più cinematografico insenso classico,magari più simbolico .L'ossessivo richiamo allo sperma,alla masturbazione sono in effetti un po' pesanti dopo un po' e si potevano sottintendere molte scene,ma non posso che confinare questa mia considerazione alla fine di un commento decisamente positivo.

lapildo  @  27/12/2005 21.14.45
   9 / 10
L'ho visto per la prima volta una sera molto tardi circa alle 3 di mattina su rai 3, non dall'inizio, ma mi è subito piaciuto, mi ha incollato al televisore. Mi ha anche un po' turbato con la sua tristezza. Un film bellissimo. Anni dopo per caso ho scoperto che mio padre nel frattempo lo aveva comprato in DVD con non so quale rivista, e riguardandolo ho sentito una senzazione bellissima. Lo consiglio spassionatamente

Gruppo STAFF, Moderatore Invia una mail all'autore del commento Lot  @  18/05/2005 8.48.35
   7½ / 10
Eufemisticamente caustico, geniale in alcuni tratti, prolisso in altri, ritratto miserrimo di una società e di una famiglia affogata nelle sue manie, patologie e quotidianità.
Personaggi notevoli e ben caratterizzati nella loro pochezza, a metà tra un American Beauty al quadrato e un Bunuel d'annata, per un giovane autore che sicuramente farà strada.
Per chi l'avesse gradito particolarmente raccomando qualche lettura teatrale, Bernhardt in particolar modo ma anche Pinter e Jonesco.

Kr0nK  @  28/04/2005 13.49.55
   6 / 10
Sicuramente è un film fatto bene. Devo dire però che i personaggi proposti sono a dir poco disgustosi, rendendo così anche il film poco piacevole. Almeno per come sono fatto io, non ho alcun interesse a seguire uno squarcio di vita di un pedofilo o di un pervertito complessato o ancora di qualsiasi altro personaggio proposto.
Mah...

Gruppo REDAZIONE maremare  @  13/12/2004 23.13.09
   10 / 10
Bellissimo film.
Uno squarcio preciso, impietoso, sul degrado morale e la dissoluzione dei valori nelle società capitaliste.
Un film scritto perfettamente e recitato ancora meglio.
Un vero gioiello.

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Ultima risposta 06/02/2005 00.55.34
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