fuoco fatuo regia di Louis Malle Francia, Italia 1963
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fuoco fatuo (1963)

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locandina del film FUOCO FATUO

Titolo Originale: LE FEU FOLLET

RegiaLouis Malle

InterpretiYvonne Clech, Lena Skerla, Jeanne Moreau, Maurice Ronet

Durata: h 1.50
NazionalitàFrancia, Italia 1963
Generedrammatico
Al cinema nel Novembre 1963

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Trama del film Fuoco fatuo

Ad Alain, intossicato dall'alcol e stanco della propria esistenza, restano solo due giorni di vita. Gli incontri con gli amici gli danno l'esatta sensazione dell'assoluta estraneità tra se stesso e il resto del mondo. Esasperato, Alain si rifugia dall'amico Dubourg, che gli consiglia di trovare qualcuno in grado di comprendere il suo dramma. L'incontro con Jeanne gli conferma la sua impossibilità di vivere, e neanche Solange riesce a placare la sua angoscia. A questo punto ad Alain rimane una sola e disperata soluzione.

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Voto Visitatori:   7,78 / 10 (16 voti)7,78Grafico
Voto Recensore:   8,00 / 10  8,00
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Voti e commenti su Fuoco fatuo, 16 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  01/04/2021 22:56:12
   7½ / 10
Film di difficile digeribilita' che affronta un tema molto delicato, forse mai affrontato prima.
Un uomo che ha gia' deciso il giorno del proprio suicidio ma che vuole al tempo stesso dare una possibilita' alla "vita" di fargli cambiare idea.
Il pessimismo che avvolge tutti i discorsi a seguire portera' ad un finale quasi telefonato...
Peccato sia davvero cosi difficile da seguire perche la sua idea è splendida...

Thorondir  @  09/02/2020 14:32:11
   8 / 10
Se è innegabile l'invecchiamento precoce del film che non tiene minimamente i tempi e i ritmi del cinema contemporaneo, è altrettanto innegabile il tentativo coraggioso di rendere su schermo un testo complesso che ci racconta le angosce dell'uomo che cerca di tirarsi fuori a fatica dalla dipendenza, che ha distrutto la sua vita amorosa, sentimentale e mentale. Un'opera statica, figlia del suo tempo, a tratti molto poetica nella ricerca dell'immagine, ma allo stesso tempo anche molto lontana dal cinema attuale, motivo per cui potrebbe far sotrcere il naso a molti non abituati al vecchio cinema classico europeo.

Crabbe  @  21/05/2018 14:15:24
   5 / 10
Direttamente dal romanzo di P.D.La Rochelle, un Malle che non riesce a trasporre la profondità del romanzo creando un film statico e noioso.

Matteoxr6  @  12/06/2016 14:59:07
   3½ / 10
Quando decidi di realizzare una pellicola di un certo livello, devi esserne all'altezza: è per questo che non se ne vedono molte. Nel caso di specie il soggetto è il male di vivere, tematica dibattuta dalla filosofia classica greca già duecento anni prima di Cristo e plasmata a più riprese, in tempi a noi culturalmente più vicini, da Pascal, Heidegger, Leopardi, etc...Ora, siccome ci vuole una cultura talmente vertiginosa e trasversale per poter intrecciare in una sceneggiatura i fili millenari di una maglia così complessa da cucire a misura dell'uomo moderno (1961), che risulta naturalmente più consono ispezionare una vicenda umana, uno spaccato di vita, concentrandosi prettamente su uno o più aspetti di forte interesse dei protagonisti, il che non significa non poter esplorare all'interno della trama gli aspetti universali della vita. Ciò da parte di qualche regista è riuscito ed è venuto un buon lavoro. Siccome in Fuoco Fatuo la trama consiste in puro pensiero, anziché drammatizzare così forzatamente dialoghi e girotondi mentali del protagonista senza mai avere la forza, e il coraggio soprattutto, di afferrarne una radice, si sarebbe potuta approfondire la vexata quaestio (così sembro un cinefilo profondo e acculturato anch'io) heideggeriana di rifuggire la noia piuttosto che affrontarla, e le conseguenze che ciò comporta, oppure addentrarsi maggiormente (le parole finali sono poca cosa) nelle ragioni per cui Alain

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER piuttosto che sopportare il tedio, contrapponendosi così all'idea leopardiana di sofferenza (secondo cui la noia prodotta dal tedio è pur sempre meno gravosa del tedio stesso). Aggiungiamoci una recitazione a mio parere davvero pessima (per curiosità sono andato a vedere degli spezzoni in lingua originale, pensando che fosse anche un po' colpa del doppiaggio, ma non ho trovato conferma). Mezzo voto in più per la frase:

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER, che ho trovato molto ben incastonata.

JOKER1926  @  24/08/2014 16:28:05
   6 / 10
Il fuoco fatuo non è altro che una fiammella che contrasta il buio nei posti più scordati.

Louis Malle dunque parte ad illustrare il suo funesto disegno proprio dall'etichetta, cioè direttamente dall'enunciazione del film, "Fuoco fatuo".
Nato nel 1963 il lavoro della regia francese resta ancora oggi, e soprattutto oggi, un film per pochi.
Anzitutto chi ha avuto modo di conoscere cinematograficamente Malle sa di dover sottostare ad alcuni parametri artistici. Con Louis Malle insomma più che la narrazione a prendere il potere è proprio la sceneggiatura. Da essa parte poi automaticamente uno sviluppo delle cose, i personaggi sono scomposti psicologicamente. Nel frangente la regia si focalizza sull'ultima parte della vita di un uomo, Alain.
Alain ricorda, nei dettami del Cinema francese, altre icone decadenti. Quella di Frank Costello, il protagonista di Alain Delon, la ricorda parzialmente.
Ma con "Fuoco fatuo" il concetto di decadentismo e di nullismo (argomenti amati da regie come Louis Malle e altre come Melville) sono oltrepassati e superati con estremismo. In pratica l'estremismo si estasia davanti alla decorazione macabra della sua ombra.
I ritmi sono dilatati, i silenzi abbondano e le parlate di Alain diventano nere, disastrose e disperate. La regia si compiace ed introduce velocemente nell'apparato contenutistico una serie di monologhi che cadono in vortici di una malata filosofia/interpretazione di vita, veramente insopportabile e costruita.

Lettura critica

Le impressioni del recensore sono varie, ma non tutte positive, purtroppo.
Appurata la classe e la tipicità della regia di intrappolare un'immagine grandiosa in un bianco e nero di buonissima qualità viene meno il percorso di storia. Malle narra e sviluppa gli argomenti in modo statico e troppo melodrammatico, le forzature e le impostazioni premeditate sono sempre un limite. Un film dovrebbe diventare drammatico e commovente col tempo; se si autoproclama immediatamente e irrimediabilmente triste e catastrofico ha possibilità di non farsi apprezzare umanamente fino in fondo.

vittorioM90  @  27/12/2013 10:19:18
   9½ / 10
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Talvolta capita di imbattersi in dei film che ti riempiono, che riescono a colmare il vuoto. Che ti avvolgono, ti abbracciano, ti sorreggono, ti coccolano. Questo è l'effetto che mi ha fatto "Fuoco Fatuo" di Louis Malle sin dai primi attimi in cui mi sono abbandonato alla sua visione. Un film di una tristezza sconfinata, ma talvolta aiuta rispecchiarsi nella tristezza di un film.
Bastano alcune inquadrature, alcuni primi piani, alcune semplici note di pianoforte e ti sembra che quel film sia sempre stato tuo. Che sia sempre stato dentro di te, anche prima di vederlo... in vita mia mi è successo davvero poche volte, con "Otto e mezzo" di Fellini sicuramente e forse più di recente con "Seul contre tous" di Gaspar Noè...
Si, perché al pari di quelli sopra citati, il film di Louis Malle è un film di una potenza emotiva strabiliante. Certo può non arrivare a tutti, ne sono consapevole, ma qui non faccio recensioni "oggettive" lo sapete bene.

In scena c'è la vita. Nient'altro. La vita di un uomo che non vuol più vivere, non ce la fa più... il giorno successivo, il 23 luglio si suiciderà e non c'è dubbio che lo faccia. Lo sappiamo sin dall'inizio. Il suo girovagare senza meta, il suo incontrare amici per dei fugaci dialoghi, è finalizzato soltanto a trovare una spinta, una giustificazione dell'atto che sta per compiere.
Ed è difficile spiegare come un film, dove la morte è presente sin dalla prima scena, possa descrivere così bene la vita. Non la vita "in toto" è chiaro, ma una vita al capolinea che pur sempre vita è.


Alain Leroy, ex alcolizzato, da 4 mesi ospite in una clinica, è ormai stanco della sua esistenza. Il mondo gli è totalmente estraneo. E c'è una scena in questa ottica che appare esemplare e formidabile: Alain da solo, seduto al tavolino di un bar che si guarda attorno... la gente che passa veloce, la vita che scorre, ad una velocità doppia. Il montaggio frenetico non fa altro che sottolineare questa frattura fra Alain ed il resto del mondo, ormai non più saldabile. (http://www.youtube.com/watch?v=IwSQxlwMzr8)
Un amico prova in tutti i modi a riportarlo sulla presunta "dritta via", lo invita ad accettare il passare del tempo, la mediocrità. Ma quella mediocrità Alain non l'accetta. Non la vuole. Lui voleva primeggiare. Soldi, belle donne, vita intensa, come un tempo... prima che cominciasse ad affogare nell'alcol tutti i suoi dubbi, le sue paure.
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Ma adesso che ha perso pure la dipendenza, non gli è rimasto più niente....soltanto il vuoto, pesante, asfissiante. Fuori dalla clinica, si sente perso. << La vita dell'ammalato è regolata, semplice, ci si sente al sicuro. Non ho molta voglia di tornare alla vita, Parigi mi fa paura.>>... Resta soltanto un angoscia perpetua, un timore sconsiderato nei confronti della vita, del futuro, un amarezza incancellabile nei confronti del passato. Guarda quella pistola, la maneggia con cura, è la sua unica speranza rimasta. Non gli rimane altro da fare che preparare la valigia e congedarsi.
In fonod non gli bastano più le belle ragazze che gli passano attorno, non gli bastano gli amici, non gli basta la filosofia, la poesia, non gli bastano i progetti...non gli basta il sole, non gli basta l'amore.

O meglio, l'amore potrebbe bastargli... ma non è mai riuscito ad afferrarlo, non è mai riuscito a goderselo, senza quella distruttiva ansia di essere all'altezza delle donne amate, di soddisfarle...
Cosa resta ad Alain?
perché soffrire? Perché continuare a lottare quando si è già lottato a lungo e siamo ormai stanchi?

In tutto questo, la meraviglia è che il regista riesce a parlare di suicidio senza essere minimamente giudicante, senza morale ed allo stesso tempo senza voler per forza commuovere, dosando alla perfezione le luci, le parole, le musiche.
Senza mai difendere o condannare Alain. Anche perché in fondo cosa c'è da difendere o condannare?

Ciao Vita, è ora di andare. Dorothy mi dimenticherà presto.

*splendida colonna sonora di Erik Satie.

"Non, Vita, perché tu sei nella notte
la rapida fiammata, e non per questi
aspetti della terra e il cielo in cui
la mia tristezza orribile si placa:
ma, Vita, per le tue rose le quali
o non sono sbocciate ancora o già
disfannosi, pel tuo Desiderio
che lascia come al bimbo della favola
nella man ratta solo delle mosche,
per l'odio che portiamo ognuno al noi
del giorno prima, per l'indifferenza
di tutto ai nostri sogni più divini,
pel non potere vivere che l'attimo
al modo della pecora che bruca
pel mondo questo e quello cespo d'erba,
e ad esso si interessa unicamente,
pel rimorso che sta in fondo ad ogni
vita, d'averla inutilmente spesa,
come la feccia in fondo del bicchiere,
per la felicità grande di piangere,
per la tristezza eterna dell'Amore,
pel non sapere e l'infinito buio...
Per tutto questo amaro t'amo, Vita."
--Camillo Sbarbaro

Amnis  @  25/02/2012 17:18:12
   9 / 10
Percorso esistenziale ed estetico in cui le domande fondamentali che albergano, in fin dei conti, in ognuno di noi vengono sviscerate con una lucidità che fa male. Alain, a differenza di coloro da cui è circondato, sceglie di liberarsi delle sovrastrutture artefatte che erigiamo quotidianamente per affrontare la vacuità dell'esistenza ed uscirne inesorabilmente sconfitto, sconvolto. Vana è la bellezza confortante di una Parigi colma di suggestioni, vite e volti ritratti in uno splendido bianco e nero, delle muse rinascimentali che benevolenti popolano l'universo del protagonista, delle certezze da quattro soldi offerte da amici e conoscenti. Una volta che si assapora il sapore stantio della vita ed esso penetra fra le labbra, insinuandosi nel corpo e nell'anima, indietro non si può tornare e non rimane che perseguire l'estetica dell'oblio.
I primi minuti, con quelle poche e memorabili battute, il gioco di sguardi di un'intensità sconcertante, sono tra i più memorabili che abbia mai visto e da soli valgono la visione di questo capolavoro.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  22/01/2012 01:18:22
   7½ / 10
Una delle cose più vacue che abbia mai visto.
Non fraintendete: è un effetto voluto, fino al finale che è un colpo al cuore.
C'è tutto un mal di vivere, una depressione, un tic tac dell'orologio che il protagonista aspetta segni la sua ora, e neanche una speranza. Le speranze, anche quando paiono fare capolino, sono nient'altro che fuochi fatui, svaniscono in fretta come illusioni.


Malle è un grande autore, ma ho preferito altro di suo cui ora darei di più. O forse semplicemente i suoi sono film che arrivano con ritardo a colpirti, nell'immediato li subisci soltanto.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  22/11/2010 23:54:39
   7½ / 10
Fuoco fatuo non è un film molto adatto alle mie corde, ma non puoi fare a meno di essere trascinato nel male di vivere del suo protagonista. Il malessere profondo che lo corrode è descritto in maniera così semplice e diretta da Malle da scuoterti e la bravura di Ronet commuove sinceramente.

USELESS  @  01/11/2009 22:25:19
   9 / 10
Film consigliatissimo a tutti gli aspiranti suicidi! Potrebbe aiutare!

5 risposte al commento
Ultima risposta 02/11/2009 21.32.26
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  02/10/2009 17:59:26
   8½ / 10
Talvolta fa paura davvero, questo inibirsi isolarsi tacere, opporre una stanza al mondo, far reggere il cielo a una finestra sola; e specchiarsi sul fondo d’una bottiglia, internamente, mentre gli altri lo fanno al di fuori; ed ardere fuoco fatuo sciupato dal freddo; fa male, soffrire, invidiare la cenere che il vento leva senza desiderio…
Serve darsi una data, per provare ad accendersi… non basta, la fiamma non prende… passi e nulla ha preso fuoco… fumi appena, non rischiari, ti spegni da te nel mezzo della strada.

2 risposte al commento
Ultima risposta 01/11/2009 23.15.57
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carriebess  @  22/07/2009 13:21:31
   10 / 10
il protagonista, incompreso nel suo dolore e nella sua rassegnato nella sua incomprensione, che c'è davvero soltanto unìunica fine per i suoi mali.

di una disperazione ferrea e incalzante.
il protagonista, incompreso nel suo dolore e rassegnato alla sua incapacità di trovare pace e alcun equilibrio con la Vita, arriva a capire che la fine dei suoi mali può essere soltanto una.

film che mi è rimasto dentro, che sento vicino.
uno dei miei preferiti in assoluto.

adoro il cinema francese di quegli anni.

2 risposte al commento
Ultima risposta 21/11/2009 13.33.33
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bulldog  @  16/07/2009 11:23:45
   9 / 10
Capolavoro di Malle

3 risposte al commento
Ultima risposta 02/11/2009 08.40.36
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Crimson  @  13/12/2008 17:10:02
   9½ / 10
So bene che questo film o lo si ama totalmente o lo si odia con lo stesso viscerale ardore con cui lo si apprezza, perchè non è un'esperienza cinematografica comune.
L'incipit fornisce già l'idea di come sarà l'epilogo, tutto ciò che c'è di mezzo irrita, commuove, esprime un'aderenza al 'problema' della vita disarmante. Odio Alain, anzi lo detesto, eppure non mi è possibile giudicarlo. Mi sento così lontano dalla sua condizione, eppure irrimediabilmente così solidale con alcune riflessioni.
La forza del film è la linearità del ritratto del protagonista; i suoi pensieri e i suoi comportamenti non accusano la minima contraddizione, il filo conduttore del suo malessere è sempre lo stesso, irreversibile ma genuino, inspiegabilmente 'cieco' ma carico di dignità.
La cecità è il non saper accettare il compromesso del tempo e del rapporto con gli altri. Straordinariamente struggente l'immagine di Alain che vorrebbe toccare le cose ma non le sente, mi ricorda il bambino che per esprimere il proprio affetto abbraccia fino a stritolare, nel timore agghiacciante di non saper comunicare la propria emotività.
Un uomo schiacciato dall'incapacità (o non volonta?) di guardare oltre, che avrebbe voluto accattivarsi la gente, legarla a se senza mai perderla, mantenendo tutto immobile attorno a se (o tutto o nulla, tutto è totalizzante, non c'è spazio di mezzo, quasi una personalità borderline). "Volevo tanto essere amato che mi sembra di amare" confida in uno dei momenti più alti del film.
Ma tutto questo infernale malessere che il film è capace di esprimere e generare in ciò in cui ritrovo anche me stesso, ha un valore quasi terapeutico/catartico, e mi conferisce una gran voglia di vivere.
Magistrale Maurice Ronet.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  24/02/2007 22:19:43
   8½ / 10
Interpretazione straordinaria di Ronet in un film "esistenzialista" sofferto, ispirato e attualissimo piu' che mai. Uno dei migliori di Malle, e uno dei piu' acuti e coraggiosi.

Gruppo COLLABORATORI antoniuccio  @  21/12/2005 09:49:32
   6½ / 10
Premesso che sono completamente alieno dal cinema francese, poiché non mi piacciono film troppo intimisti e troppo ermetici. Non gradisco dovermi far venire emicranie per intendere il significato recondito del film, tuttavia questo "lavoro" di Louis Malle si lascia seguire abbastanza facilmente, dato che in alcuni tratti la storia diventa quasi "avvincente", ma in senso molto relativo.
I messaggi che giungono allo spettatore - o quantomeno che sono giunti a me - sono molto belli e profondi: la vita deve essere amata, vissuta, sfruttata in pieno. E' triste vederla passare da spettatore, ed è inutile fingere di guardare tutto dall'alto in basso giudicando tutti e tutto come "mediocri" per nascondere la propria pigrizia di vivere o le proprie paure esistenziali.

Bellissima Jeanne Moreau da ragazza.

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