frankenstein '80 regia di Mario Mancini Italia 1972
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frankenstein '80 (1972)

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locandina del film FRANKENSTEIN '80

Titolo Originale: FRANKENSTEIN '80

RegiaMario Mancini

InterpretiJohn Richardson, Gordon Mitchell, Renato Romano, Xiro Papas, Dalila Di Lazzaro

Durata: h 1.25
NazionalitàItalia 1972
Generehorror
Al cinema nel Dicembre 1972

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Trama del film Frankenstein '80

Di giorno, il dottor Otto Frankenstein lavora innocentemente nel suo laboratorio, mentre di notte lavora per perfezionare Mosaico, una creatura mostruosa assemblata con pezzi di cadaveri, proseguendo gli studi del suo celebre avo.

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Voto Visitatori:   5,83 / 10 (3 voti)5,83Grafico
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Voti e commenti su Frankenstein '80, 3 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

moonlightrosso  @  24/06/2020 20:24:30
   8 / 10
Piacevolissima riscoperta di uno dei films più oscuri dei gloriosi e frizzanti anni settanta, decennio nel quale i produttori italiani, specialisti nel "raschiare il fondo del barile", una ne facevano e cento ne pensavano pur di portare a casa i (pochi) soldi spesi.
Mario Mancini nato come operatore alla macchina (lavorò anche con Mario Bava) e poi proseguito come direttore della fotografia (sue le luci di "capolavori" del calibro di "Casa d'appuntamento" e "Terror, il castello delle donne maledette") imbastisce in questa sua prima ed unica opera registica una rivisitazione contemporanea del noto romanzo "Frankenstein" di Mary Shelley, in un'accezione talmente folle da far rivoltare la nota scrittrice inglese nella tomba.
La trama è più o meno questa: il Prof. Schwartz annuncia di poter eseguire un trapianto di cuore alla sorella del noto giornalista Karl Schein (un John Richardson eccezionalmente catatonico e imbambolato), avendo trovato finalmente un donatore. Allo scopo di ridurre la probabilità di un'eventuale quanto possibile crisi di rigetto, sperimenterà per la prima volta un siero antilinfocitario di sua invenzione. Purtroppo la donna muore per il temuto rigetto del nuovo cuore senza che sia stato possibile utilizzare il siero a causa del furto dello stesso. Il Professore, in qualità di direttore sanitario, deciso a scoprire l'autore del misfatto, incarica lo stesso giornalista per intraprendere un'indagine parallela a quella della polizia. I sospetti cadono su un patologo della clinica tale Prof. Otto Frankenstein (sic!) (un impagabile Gordon Mitchell), dal fare misterioso ed inquietante; questi nel suo laboratorio segreto tenuto all'interno della stessa clinica e celato dietro una falsa libreria, ha dato vita ad un mostro sanguinario di nome "Mosaico"!!!, assemblando organi e membra di vari cadaveri. L'imperfetta creatura, alla quale manca ogni briciolo di intelligenza umana, è in grado di esprimersi soltanto attraverso mugugni e grugniti e uccide praticamente chiunque le capiti a tiro: prostitute, giovani ragazze, infermieri e persino una macellaia dentro la cella frigorifera della sua bottega a colpi di osso!!! Dopo aver rapito anche la giovane e ignara nipote del Prof. Frankenstein (una quasi esordiente Dalila Di Lazzaro) ucciderà anche il Professore stesso, salvo poi autodistruggersi per rigetto di tutti gli organi trapiantati, una volta terminato l'effetto del siero del Prof. Schwartz.
Girato con quattro soldi e in una fintissima ambientazione teutonica, dove vengono inquadrate vetrine di negozi "de borgata" e dove le prostitute da strada si esprimono con smaccato accento romanesco, il film diverte per la persistenza di un altissimo livello di delirio trash sapientemente corroborato da effetti speciali piacevolmente splatter realizzati da un ancor poco noto Carlo Rambaldi; questi non ci lesina certo nè protesi di gomma (da utilizzare per i primi piani dei cadaveri da squartare), nè tantomeno sangue finto e frattaglie di pecora a simulazione delle interiora umane.
Scritto dal carneade Ferdinando De Leoni (chi era costui?) in collaborazione con l'improvvisato regista, il film si segnala anche per una recitazione talmente infantile e penosa da rendere i vari segmenti della sgangherata vicenda uno più imbarazzante dell'altro: basti pensare al trio di poliziotti capitanato da un Renato Romano capace di dar vita ad un commissario della stessa credibilità di un cartone animato di Scooby-Doo e ai suoi due improbabili assistenti, con Fulvio Mingozzi, abituale generico argentiano, che procede a ritmo di "signorsi signore" e l'altro che pare una caricatura "ante-litteram" del compianto Giorgio Porcaro; a una giovanissima Dalila Di Lazzaro, protagonista di un'impareggiabile dialogo conoscitivo con John Richardson (solo il Palumbo nella nota cena de "La Polizia Brancola nel Buio" ha fatto di peggio); questa, dopo averci deliziato con una prova attoriale di rara cagneria, si riscatta a pieni voti con un nudo integrale da "premio Oscar", purtroppo di brevissima durata, velato da una baby-doll trasparente. Non va meglio l'inglese John Richardson, notoriamente impacciato e legnoso, qui perennemente agghindato con improponibili cappellini ai quali sembra essersi ispirato il nostro Luca Sardella nelle sue inutili performances delle altrettanto inutili trasmissioni mattutine di qualche decennio addietro.
Recuperato finalmente in versione italiana, "Frankenstein 80" rimane un gustosissimo trash dall'atmosfera scanzonata e deliziosamente sleazy, adatto per tutti coloro che intendano trascorrere una serata all'insegna del buon umore involontario accompagnandosi con frittatona con cipolle, familiare di Peroni ghiacciata e rutto libero!


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DankoCardi  @  01/05/2020 19:04:27
   3½ / 10
Un uomo monco guida un auto...e dopo un poco si schianta (ma guarda un pò), un mostro entra in una macelleria...e viene servito come un normale cliente. Queste sono solo un paio delle assurdità che costellano questa tanto allucinante quanto spassosa pellicola dove il comico involontario è sempre in agguato. Gli errori partono fin dai titoli di testa dove come "script girl" risulta accreditata una certa...Bruno Giuseppe Bossio! I dialoghi sono deliranti e privi di senso la povertà della realizzazione si ripercuote sia sugli effetti speciali che si limitano ad un pò di sangue che sulle scenografie: il laboratorio dove lo scienziato pazzo lavora è un gabinetto...non nel senso che è un gabinetto medico, ma che è proprio un cesso! Se il film è ambientato in Svizzera, perchè nei negozi ci sono le scritte in italiano e soprattutto perchè.....PERCHE'...le attrici sono doppiate in romanesco??? In una scena lo scienziato stà registrando su nastro il suo lavoro, ma il registratore è spento; il regista è costretto a ricorrere ad un pò di nudismo nel vano tentativo di tener desta l'attenzione dello spettatore, e ce ne sarebbero ancora di errori da elencare ma sono stanco di infierire. Il povero Gordon Mitchell fa quasi pena a vederlo spesso relegato in queste produzioni di serie C. Risulta un tripudio del non-sense, consigliatissimo per farsi quattro risate!

Italo Disco  @  25/04/2020 22:00:33
   6 / 10
Versione trash di Frankenstein che non lesina splatter, nudità e corbellerie assortite, peccato che il tutto venga scandito da un ritmo rilassato e da musiche mediocri sennò era un capolavoro del brutto. E' ambientato in Germania ma si vede dalla prima inquadratura che è girato a Roma, tant'è che sono rimasto quasi sconcertato dal fatto che nel frattempo da una radio un tizio dica "nella nostra città della Franconia" smontando da subito il realismo, dulcis in fundo più in la una macellara prima e delle prostitute poi parleranno in romanesco! Mitchell come dottor Frankenstein è uguale ad altri mille cattivi che ha partorito in altrettante follie cinematografiche, Xiro Papas invece qualche spunto interessante lo offre grazie al make-up e ai primi 3 omicidi che hanno una raffinatezza esemplare scivolando tra il sanguigno e l'incredulità. Graficamente bizzarro e non capisco quel magenta dappertutto, sui vestiti, sugli oggetti, nel sangue in particolare nella versione italiana, è un uso kitsch del colore degno del miglior Polselli solo con un pizzico di raziocinio in più. Adoro la Parker ma qui è imbambolata roba che se gli avessero detto che carriera avrebbe avuto gli anni seguenti ruzzolava giù dal letto, per fortuna ha una splendida performance in vestaglia da notte. Primo e ultimo film diretto da Mario Mancini che nella copia americana viene affiancato da Robert Oliver. Ah dimenticavo i trucchi sono di Carlo Rambaldi.

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