a single man regia di Tom Ford USA 2009
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a single man (2009)

 Trailer Trailer A SINGLE MAN

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locandina del film A SINGLE MAN

Titolo Originale: A SINGLE MAN

RegiaTom Ford

InterpretiColin Firth, Julianne Moore, Matthew Goode, Ginnifer Goodwin

Durata: h 1.39
NazionalitàUSA 2009
Generedrammatico
Al cinema nel Gennaio 2010

•  Altri film di Tom Ford

Trama del film A single man

Un professore si ritrova improvvisamente solo dopo la morte del suo compagno, con il quale aveva condiviso sedici anni di vita.

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Voto Visitatori:   6,53 / 10 (19 voti)6,53Grafico
Voto Recensore:   6,50 / 10  6,50
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Voti e commenti su A single man, 19 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

SANDROO  @  10/03/2010 11.39.03
   4½ / 10
La trama è simpatica anche se a tratti è imbarazzante come i film di Fantozzi e si lascia guardare anche se non è troppo fluida; ma poi.........
CHE NERVI!!

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER

willard  @  22/02/2010 14.52.20
   7 / 10
Considerando l'estrazione del regista direi che lo stile non manca di certo (a volte forse anche un po' troppo ricercato), la storia è toccante per chi sa cosa sono i veri sentimenti e il ballo di Colin Firth con Julianne Moore (bravissimi) vale da sé il prezzo del biglietto.
Bella fotografia e belli gli abiti di Colin Firth (ma chi li avra disegnati?)

memento87  @  17/02/2010 23.34.19
   10 / 10
la perfezione dell'immagine e l'espressione di un dolore muto che urla dall'interno|

4 risposte al commento
Ultima risposta 04/03/2010 01.09.42
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InsolitoEs  @  13/02/2010 2.59.29
   4 / 10
E tutto il resto e' gioia !!
Un film ....uno dei tanti ...da dimenticare.

Violabianca  @  12/02/2010 16.36.37
   7½ / 10
Certo la cura formale del film lo rende a tratti artefatto ma il regista-stilista Tom Ford ha riversato nel suo progetto la stessa cura dell'eleganza e del particolare con cui firmerebbe le sue collezioni e in questo io vi vedo un suo modo per esprimere il coinvolgimento emotivo nella storia piuttosto che un demerito.
Se al protagonista, eccezionalmente interpretato da Colin Firth, non si scompiglia mai la camicia per tutto il film, e' nel suo animo che si compie la tragedia della perdita della persona amata e della solitudine di cui pero' non puo' e non deve, nella America borghese anni '60, far trapelare un segno. E quando dimentica di essere uno stimato professore universitario e parla con nuova voce ai suoi studenti (bellissimo il discorso sulla paura), e' un tentativo fallito di uscire allo scoperto perche' i tempi non sono ancora maturi che aumenta solo il suo sconforto. Eppure nella sua drammaticita' A single man ha dei momenti in cui ci fa sorridere

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER e il finale beffardo non annichilisce completamente perche' mitigato da un intenso momento di felicita'. Un ottimo esordio per Tom Ford.

forzalube  @  12/02/2010 2.03.13
   5½ / 10
Questo film sembra uno spot all'industria del tabacco (e già questo è un grave difetto).
Stilisticamente, poi, risulta quasi insopportabile con questi continui flashback, ralenti, immagini costruite come quadri immobili, colonna sonora melodrammatica sempre sparata al max, ecc.
Sinteticamente potrei dire come qualcuno che mi ha preceduto: davvero troppo patinato.

A salvare parzialmente il film ci sono la maggior parte dei dialoghi

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER.

Invia una mail all'autore del commento stefano  @  28/01/2010 12.32.24
   2 / 10
veramente non dovrei dare voto, visto che ci siamo alzati a metà per utilizzare in modo migliore una preziosa ora di vita. Peccato, perchè il soggetto poteva essere anche interezzante e Colin Firth è bravo, non lo scopro certo io, ma tutto è raccontato in maniera irritante, con una regia che ceca di essere "artisitca" ma è solo soporifera. Assistere ad una sfilata di Ford sarà sicuramente più avvincente...

3 risposte al commento
Ultima risposta 14/02/2010 17.47.43
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Silver  @  28/01/2010 0.53.16
   8½ / 10
8½... A voi Colin Firth non ricorda il grande Marcello Mas*****nni nell'omonimo film?
Il senso di bellezza, purezza e il gusto della perfezione di quest'opera sono disarmanti. La regia, seppur non complessa e soprattutto essendo la prima di Tom Ford, mi sento di dire che è praticamente perfetta. Posso affermare certamente, da persona cosciente e pensante, che questo film piscia in testa ad altri come Avatar che fanno così tanti incassi da far rabbrividire la storia di quello che era il cinema. Film che vengono esaltati ed acclamati dalla folla, ma per quale futile motivo? Io non ci vedo una storia, io non ci vedo una REGIA, io non ci vedo una FOTOGRAFIA, io non ci vedo un'ANIMA. Tornando al nostro A single man, la fotografia è superba (la VERA fotografia, non quella digitale), lo sgranato sempre presente nelle inquadrature e le impeccabili ricostruzioni scenografiche anni 60 sono da applausi. Originale che i colori diventano più saturi e l'immagine meno sgranata nei momenti in cui il protagonista prova una determinata sensazione. Bellissima la citazione a Psycho nella scena del parcheggio dove, chi sa, non può non rimanere di stucco nel vedere una sorta di James Dean alla cabina telefonica. Le inquadrature degli occhi, sono fantastiche. Tom Ford è oppresso dalla bellezza, le inquadrature e la loro pulizia lo dimostrano, tutti gli occhi raccontati dal regista sono perfetti, di colori stupendi e soprattutto MAI banali. Questo film racconta l'amore che tanti definiscono "innaturale" come qualcosa di così semplice che persino un bambino di 2 mesi potrebbe capirlo. Ma vogliamo parlare delle musiche?? Le musiche... i violini e i violoncelli presenti nelle scene più disperate sono da far accapponare la pelle, spero vivamente che questo non sia il primo ed ultimo film di Ford, qui aveva un romanzo su cui basare la sua storia e speriamo in futuro in una sua opera "completa" e soprattutto speriamo che film come questo non passino ingiustamente inosservati.

Giorgia77  @  27/01/2010 22.51.57
   7 / 10
“A Single Man” e’ certamente una pellicola non banale, un’ambiziosa opera prima, ma non un capolavoro. E’ errato a mio avviso intravvedervi una sorta di apologia dell’omosessualità (anzi…), e per alcune buone ragioni: la prima dipende dalle modalità con cui sono offerti, in esordio, alcuni scorci di intimità; la seconda è legata alla collocazione spazio-temporale degli eventi, in un’America lontana, conservatrice, nel pieno della guerra fredda (i riferimenti alla crisi missilistica di Cuba si ripetono con regolarità), e ancora ignara della portata e delle conseguenze dei movimenti giovanili, già all’orizzonte; la terza è legata al fine perseguito senza sosta - quasi ossessivamente - dal regista, ovvero la ricerca del bello, ovunque dimori. In un contesto di questo genere il legame spezzato tra il protagonista ed il partner - per quanto intenso - appare accidentale, quasi una nota stonata in un’atmosfera vintage di pur stucchevole grazia, entro cui nulla risulta eccessivo, ridondante o fuori luogo.

1 risposta al commento
Ultima risposta 30/01/2010 02.19.39
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Estonia  @  26/01/2010 10.00.49
   7½ / 10
L’esistenza per George, dopo la morte del compagno, ha ormai perduto ogni senso nonostante la corazza di impeccabile distacco e autocontrollo che gli consente di tenere il mondo lontano da sé e di arginare in qualche modo la disperazione. Ma l’incapacità di elaborare il lutto indirizzerà inevitabilmente il suo percorso interiore verso la scelta del suicidio, che egli organizzerà con meticolosa precisione e con una calma irreale. Nel suo ultimo giorno di vita ogni dettaglio, ogni oggetto acquista un significato preciso, così come ogni gesto o incontro occasionale. E sarà proprio uno di questi incontri che gli farà riscoprire l’armonia e il gusto delle piccole cose facendolo uscire dal suo mondo di solitudine narcotizzante e assoluta, anche se il destino beffardo lo inchioderà nel momento stesso in cui sarà pronto per cambiare.
La perfezione di ogni inquadratura, lo stile accurato della forma, ingiustamente accusati di esercizio patinato e artificioso, hanno la funzione di congelare la tragedia nel distacco, nel vuoto malinconico del quotidiano in cui il senso di morte ha ormai preso il sopravvento. Non c’è enfasi. Ogni gesto è studiato, misuratissimo. Anche l’eleganza calligrafica dei particolari così come l’ordine maniacale di George hanno più la valenza del rigore in cui si tenta di ingabbiare un’interiorità devastata piuttosto che il puro estetismo fine a se stesso. L’interpretazione di Colin Firth è straordinariamente calibrata e intensa.

5 risposte al commento
Ultima risposta 07/02/2010 12.03.12
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suzuki71  @  25/01/2010 8.54.36
   6½ / 10
Superato il compitino per Tom ford: ecco mi viene da pensare questo dopo la vista del suo esordio cinematografico. Figlio di un magnifico romanzo, questa pellicola dalla fotografia convincente e con attori di razza emoziona poco e annoia un po' di più, con i continui e scontati flashback e con le diverse angolazioni che stancano subito. La scena Moore-Firth è bellissima, la musica più che azzeccata, tutto il resto è fatto bene, ma il pathos è altrove. Peccato. Mezzo voto in più per il finale, e l'ultima frase del film.

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Ultima risposta 01/03/2010 19.40.36
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR williamdollace  @  24/01/2010 19.59.50
   8½ / 10
La paura di vivere. La paura di morire. Anche se pronto a vivere in una casa di vetro dalle superfici in bella vista che rispecchiano il tuo nucleo, che sono il tuo Essere, non sei pronto a vivere nel futuro attanagliato da un passato lancinante che ha intossicato il presente eliminandone sfumature emotive e imprimendogli la metodicità di una lenta e raffinata decomposizione. Se non esiste il Presente il futuro è tanto quanto i corpi diventano sigilli dedicati al passato, in attesa di Lei anche quando per un attimo le emozioni fanno breccia nella coltre d’acqua che riempie l’ovattato vuoto attorno.

sestogrado  @  22/01/2010 20.04.28
   8½ / 10
strepitoso esordio alla regia per Tom Ford. il film è emozionante e delicato. traspare un senso di raffinatezza generale che solleva la trama senza mai farla scadere nel volgare o nel banale. pur con alcuni piccoli difetti tecnici, la camera da presa carezza i personaggi con colori ora vividi ora grigi, dando forma al complesso e devastato mondo interiore di George. impossibile non commuoversi

aleintothewild  @  21/01/2010 18.48.33
   8½ / 10
Bello! Non do 10 perchè quel gusto estetizzante che lo caratterizza decade in alcuni momenti nell'esagerazione, nel bello a tutti i costi. Commovente e senza speranza, non andatelo a vedere se siete in una condizione emotiva non proprio al meglio o se soffrite di una sindrome che si chiama omofobia.

annibalo  @  20/01/2010 10.03.04
   7½ / 10
ben girato, buoni i personaggi e la storia, in3d sul piano psicologico, naturalmente chi si sente minacciato è libero di votarlo insufficiente.Bravo regista ormai sembra che i sentimenti stiano in certi orizzonti borderline

2 risposte al commento
Ultima risposta 01/03/2010 19.38.19
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kampai  @  05/01/2010 17.00.38
   7 / 10
sarà che l'ho visionato dopo tanti brutti film, specialmente il grande sogno, ma chi conosce ford sa che questo film rispecchia lui al 100%.film gelido, patinato e presuntuoso, esattamente come tom ford che ha messo mano al libro un uomo solo di isherwood.la parte recitata dalla moore è irritante e oggettivamente inutile.bravissimo colin firth che meratatamente ha vinto la coppa volpi per l'interpretazione del gay ingessato dei primi anni 60.film irritante che rispecchia il regista in tutto.bello.

11 risposte al commento
Ultima risposta 01/02/2010 09.31.59
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Gruppo COLLABORATORI fidelio.78  @  14/09/2009 22.23.57
   4½ / 10
Non posso che concordare con i due commenti sottostanti.
E' un film brutto, di cui si salva appena la prima parte.
Poi diventa una vetrina patinata, asettica, con una storia da fotoromanzo di terzo ordine condita da patetici flaschback che rallentano la narrazione e appesantiscono in modo palesemente retorico il film (anche perché sono fatti proprio male).
La coppa Volpi a Colin Firth può essere meritata (non ho visto al momento gli altri film i cui attori erano candidati al premio), e se non do 2 a questo film è solo per l'interpretazione dell'attore protagonista (anche se verso la fine si gigioneggia troppo tra sorrisini e moine).
Da dimenticare anche il personaggio di J. Moore, insolitamente inutile, che ci omaggia di un personaggio fastidioso, interpretato anche in modo quasi caricaturale.
Tom Ford farebbe meglio a tornare a disegnare inutili abiti, per inutili signore, da indossare ad inutili feste, anziché dirigere inutili film che fanno sprecare tempo utile alla gente.

4 risposte al commento
Ultima risposta 31/01/2010 17.24.07
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Gruppo COLLABORATORI The Gaunt  @  14/09/2009 13.01.29
   3 / 10
Tremendo, la sgradevole sensazione che mi è rimasta dopo la visione di questo patinatissimo, oltre ogni limite sopportabile, film di uno stilista che se si limitasse a vendere straccetti a suon di miliardi sarebbe molto meglio. Se poi il tizio in questione ha il pallino del cinema poco male: faccia il produttore senza ammorbare il prossimo con questi prodotti scadenti.
La cosa positiva, va dato atto aldilà della Coppa Volpi, è l'interpretazione di Colin Firth, oltre a questo il nulla, però patinato. Il film sostanzialmente è una sfilata di moda inizio anni '60 con tutti gli accessori dei vestitini al loro posto, con le faccette che provengono direttamente dalle sfilate di moda e quegli ammiccamenti a Morte a Venezia della prima parte completamente fuori luogo.
Inoltre di fuori luogo c'è (e questo dispiace) l'interpretazione irritante di Julianne Moore, anche se in sintonia con il tono del film che non commuove, non emoziona, ma irrita quello sì.
E poi la perla finale:

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER

In definitiva il signor Ford continui a fare solo ed esclusivamente lo stilista, non propinarci 10 numeri di Vogue d'epoca messi insieme.

6 risposte al commento
Ultima risposta 19/02/2010 21.47.26
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Gruppo REDAZIONE Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  14/09/2009 11.01.28
   6½ / 10
Mah alla fine voglio credere nella buona fede dell'autore mentre dispensa pillole (o viagra?) di mal de vivre pensando un po' ad Isherwood e un po' alla prossima sfilata autunno-inverno e ai suoi modelli... il film regge tutto sulle spalle del protagonista, premiato a Venezia, anche se resta sostanzialmente mediocre nel suo approccio stilistico: intendiamoci, un esordio rispettabile per uno stilista, tanto impeccabile nei suoi vaghi umori sixties che sembra sempre che ci sia qualcuno dietro l'angolo pronto a offrirti uno Cherry o un Manhattan... l'epilogo del film, poi, così piattamente televisivo è da cancellare in toto. La Moore, completamente fuori posto, è talmente snob e odiosa da giustificare le "preferenze" del protagonista.
Invero ci sono altri momenti azzeccati, come le prime immagini dopo il lutto del protagonista, e i dialoghi con un suo studente.
Peccato che l'enfasi melodrammatica non riesca a dare un esito del tutto positivo alla rappresentazione drammaturgica, Mametiana, di questa solitudine

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3 risposte al commento
Ultima risposta 23/02/2010 19.47.33
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