anatomia di un rapimento regia di Akira Kurosawa Giappone 1963
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anatomia di un rapimento (1963)

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locandina del film ANATOMIA DI UN RAPIMENTO

Titolo Originale: TENGOKU TO JIGOKU

RegiaAkira Kurosawa

InterpretiToshiro Mifune, Tatsuya Mihashi, Kyoko Kagawa, Tsutomu Yamazaki

Durata: h 2.23
NazionalitàGiappone 1963
Generedrammatico
Tratto dal libro "Una grossa somma" di Ed McBain
Al cinema nel Novembre 1963

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Trama del film Anatomia di un rapimento

Il figlio di un autista viene rapito, ma è il frutto di un errore di persona. Il vero oggetto del desiderio per lo studente protagonista era il figlio di un industriale. Il commissario di polizia indaga in ricerca del rapitore e si addentrerà nei gironi di un inferno senza uscita.

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Voto Visitatori:   8,13 / 10 (19 voti)8,13Grafico
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Voti e commenti su Anatomia di un rapimento, 19 opinioni inserite

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Filman  @  02/10/2016 23:10:01
   7½ / 10
Spesso e ingiustamente definito come il primo film noir di Akira Kurosawa, TENGOKU TO JIGOKU (letteralmente "Paradiso e Inferno") porta avanti il lavoro riflessivo del regista, piegando ancora una volta il genere cinematografico per mettere in scena il proprio paese, successivamente alla crisi massima del dopoguerra e durante la ripresa economica. Questo thriller dal soggetto investigativo, non il primo di Kurosawa, ma forse quello maggiormente incentrato sull'indagine poliziesca, pone solide basi nell'ispirarsi al cinema occidentale, fruttando poi una personale e indipendente metafora di contrapposizione tra le classi sociali, dove per correggere la visione storta della realtà contemporanea, bisogna toccare il baratro, come vuole la poetica dell'autore. La struttura, composta da un incipit massiccio assolutamente concordante e non autonomo rispetto al resto del film, che non va pensata come perfettamente divisa, come vuole una fuorviante e più o meno diffusa opinione, asseconda la discesa negli abissi metropolitani manovrando una messinscena quadrata e impeccabile, ricca di tensione.

Dick  @  22/09/2016 22:30:36
   8 / 10
Thriller sociale che riesce grazie ad una grande regia a tenere incollato lo spettatore tra scene di attesa e tensione e quelle delle indagini. Kurosawa per una volta usa un linguaggio più austero che comunque riesce a padroneggiare molto bene.

DarkRareMirko  @  13/08/2013 10:55:02
   9 / 10
Un pò sottovalutato, il film è un apprezzabilissimo dramma con elementi di thriller, modernamente molto in anticipo sui tempi riguardo a location, stili di ripresa, tematiche, sviluppo, intrecci.

Mifune al solito ottimo, suspance, inquietante confronto finale tra vittima e carnefice (anche monco ed ambiguo tutto sommato, visto come lascia quasi tutto allo spettatore), desolante ed angosciante ritratto cittadino, con i ricchi e potenti che incorregibilmente stanno sempre su a decidere tutto, contrapponendosi a mere persone in balia di eventi e destini.

Veramente, le scene girate in casa le ricordo perfettamente, tanto sono state ben girate, così come i colloqui telefonici, o la breve sequenza in treno, con i complici del colpevole che si intravedono.

Magari la ricerca ed il ritrovamento dal rapitore è un pò troppo forzato e poco credibile (la cabina del telefono è questa, le altre due non potevao essere, ecc.), però ci si può passare sopra.

Sul tutto aleggia un'angoscia resa stupendamente e difficile da togliere, magari ampliata dal secco bianco e nero e dallo spunto di script relativo non solo al semplice rapimento, ma addirittura ad uno scambio di persona che avviene riguardo allo stesso..

Altra ottima prova per Kurosawa.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  12/06/2013 00:23:55
   8 / 10
Anatomia di un rapimento è un percorso che inizia dall'alto di una villa di una villa in collina e prosegue verso il basso. Una villa che troneggia su un quartiere degradato che assume un duplice significato: il sogno di di poter stare sopra quel trono in collina o la disperazione di non poterlo mai raggiungere, una sorta di provocazione per coloro che stanno in basso.
Si parte quindi dal dilemma di un uomo ricco costretto a pagare un riscatto che lo porterà alla disperazione della rovina finanziaria alla disperazione di un uomo condannato per sempre ad un disagio sociale eterno. Lo scopo dello studente è chiaramente di annullare il gap sociale tra i due individui, far provare sulla pelle del ricco il suo stesso disagio, la rovina e l'annullamento di ogni speranza.
Kurosawa dirige una pellicola attraverso questi percorsi paralleli che si incroceranno nel confronto finale, in cui l'indagine capillare della polizia funge da collegamento tra queste due esperienze. Un punto di vista molto oggettivo che parte dall'interno di una villa fino all'esterno di una città dai molteplici aspetti fino agli ultimi strati sociale del quartiere dei drogati, vero girone infernale che rappresenta una brusca e inaspettata rottura stilistica con il realismo utilizzato fino a quel momento. Una sequenza di sicuro impatti che rimane scolpita nella memoria.

vieste84  @  27/12/2012 22:50:01
   7½ / 10
Il film è suddiviso in 2 parti, la prima dove giganteggia il solito toshiro mifune e la seconda incentrata sulle ricerche della polizia effettuate da un buon Nakadai. La parte del rapimento e è la migliore, la seconda un po più lenta e perde di interesse anche se il regista fa ne suo meglio per spiegarci l'indagine dei poliziotti. Il film riprende di interesse nel finale, guarda caso con la riapparizione di Mifune per una conclusione più che drammatica. La prima parte da 8 e la seconda da 6 danno la media di 7, mezzo punto in più per il tragico finale. Cmq è un film da vedere essendo sempre uno dei tanti ottimi lavori di un regista rivoluzionario e ammirato in tutto il mondo

Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  07/12/2011 08:19:15
   7 / 10
Questo film è essenzialmente diviso in due parti: la prima, tutta girata nella casa del ricco Mifune, è molto tesa, convincente ed emozionante. Ma quando si passa al lato investigativo, diventa di una noia letale (forse proprio perchè Mifune esce di scena). L'unico pregio che resta è (come in altre pellicole di Kurosawa) il bel ritratto del giappone del dopoguerra. Ma il finale mi è parso molto debole (e, soprattutto, non condivido il giudizio morale degli investigatori)

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  06/12/2011 11:24:12
   8½ / 10
Kurosawa ispirato da un romanzo di Ed McBain ("Due colpi in uno") si adopera quasi volesse sfatare un luogo comune,quello del ricco avido per il quale il denaro viene prima di tutto e quello di uno studente,parte idealista e teoricamente non ancora guasta di una società in cui la divisione in ceti appare troppo netta.Lo stereotipo si inverte,il valore morale dell'abbiente cancella e umilia l'odio classista del poveraccio.
Dalla sua villa il facoltoso Gondo,un sempre ineguagliabile Toshiro Mifune,domina i sobborghi in cui la malevolenza di un ragazzo attecchisce a tal punto da spingerlo a sequestrare il figlio dell'industriale.Dopo aver appreso di aver sbagliato persona chiederà comunque all'uomo un riscatto proibitivo che se elargito segnerà la rovina della vittima.
L'asettica e ordinata villa accoccolata in collina è il paradisiaco contraltare di un infernale cumulo di catapecchie in cui pullulano tossici e prostitute, ove si annida un odio terribile infervorato da una gelosia forse comprensibile,ma esasperata nella propria violenta esternazione.La prima parte è tutta girata in interni,l'ovvia staticità è polverizzata dall' incalzare incessante dei dialoghi e l'indecisione dell'uomo tiene banco costruendo sul dubbio una dimensione ansiogena di grande efficacia.
Nella seconda parte Kurosawa si immerge in un'indagine minuziosa degna di un poliziesco di sublime categoria,la maniacale esplicitazione di ogni particolare costruisce un impianto investigativo esemplare nella sua evoluzione."Anatomia di un rapimento" pur prendendo una piega più movimentata non dimentica di analizzare la morale di uomini fatti incontrare da un destino in cui bene e male si sfidano senza contrapposizioni inequivocabili,si scava nella psicologia dei due opposti mettendone a nudo un'umanità in fin dei conti più comune di quel che si possa pensare.
Un film tra i meno conosciuti del maestro nipponico,tuttavia un altro pezzo di bravura che conferma la duttilità del regista qui vicino alle atmosfere,più che alle tematiche,di "Cane randagio".
Curioso ascoltare "'O sole mio" mentre lo scontro tra polizia e delinquente si fa imminente,da brividi la discesa negli inferi urbani durante il pedinamento.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  30/05/2011 19:34:55
   7½ / 10
Ancora una volta l'impianto classico da noir diventa pretesto per parlare della società giapponese,dell'alto e del basso. Per quanto effettivamente troppo lento e ripetitivo nella parte centrale risulta ancora una volta una pellicola riuscita del maestro giapponese capace di raccontare una storia in maniera intrigante servendosi di una regia all'americana che però mette in primo piano sempre l'uomo.
Così se nella prima parte risalta la figura di Gendo e la sua decisione fondamentale,combattutto tra il fallimento come uomo d'affari e quello di una scelta morale,dopo la ricerca del "cattivo" di turno i riflettori si spostano sui bassifondi e proprio sul personaggio del rapitore; qui Kurosawa tocca momenti di incredibile espressività visiva riuscendo a mostrare un lato squallido e distruttivo della sua società e riuscendo anche,incredibilmente,a non condannare del tutto il rapitore ma a rapportarlo allo stesso Gendo in un grandioso finale tra l'uomo che si è rovinato facendo la scelta giusta e quello che invece si è condannato con quella sbagliata.
è una questione di scelte,sembra suggerire Kurosawa. E ancora una volta colpisce nel segno la sua bravura nel non ricercare il cosiddetto film facile e diretto perché l'obiettivo del cineasta arriva sempre dopo a colpirti e a farti riflettere.
Perfetta anche la strutturazione stessa del film,diviso in tre parti ben delineate tra loro: la prima tratta del rapimento ed è ambientato totalmente all'interno di casa Gendo in un'atmosfera opprimente e soffocante,la seconda si dilunga troppo come un poliziesco americano tra le strade giapponesi alla ricerca del criminale e infine la terza e ultima parte,la più riuscita,nei quartieri squallidi della città dove seguiamo passo passo gli spostamenti del rapitore.

Dello stesso genere di Kurosawa leggermente superiore I Cattivi dormono in pace,più cinico e con scene ancora più suggestive.

incubodimorte  @  09/04/2011 17:51:02
   8 / 10
Purtroppo ho trovato solo la versione italiana tagliata di ben 40 minuti. Quindi per quel che posso giudicare, mi è parso inferiore a Cane randagio (che affronta più o meno le stesse tematiche), e diaciamo un po' più "occidentale". Resta comunque un ottimo film.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  07/09/2010 00:02:48
   8½ / 10
Grande esempio di stile da parte di Kurosawa che ci coinvolge con una storia di rapimento che nasconde molto di piu' di un semplice film d'azione!
Come dice Anterman,dopo la visione vengono alla luce altri mille motivi di lettura che sconvolgono la trama da meta' film in poi!
Nella prima parte assistiamo alla metodica ricostruzione di un classico rapimento con conseguente riscatto e liberazione.Nella seconda parte il film si capovolge e il tutto viene seguito dal punto di vista del rapitore,ma non lo "spietato" ladro di bambini,tutt'altro.Ed è cosi che Kurosawa parla,per l'ennesima volta,di chi sta ai margini della societa' e cosa è costretto a fare per sopravvivere.
Le colpe vengono passate di mano in mano tra il rapitore e la societa' di cui si "nutre"!
Il regista Giapponese ci dimostra come non si possono mettere etichette su di una persona e come le "colpe" di un gesto vengano distribuite in questo ambiente dove siamo "costretti" a vivere...

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  15/05/2010 15:16:07
   8 / 10
Ecco un altro film che magari non entusiasma dopo la visione ma che poi lascia uno strascico di pensieri, interrogativi che piano piano scavano dentro e spingono a ripensare e riconsiderare tutto quello che si è visto.
Mi sono accorto che i grandi registi sono come ossessionati da alcune tematiche e le loro opere non sono altro che varianti, sviluppi di queste idee fondamentali. La loro arte consiste nel far affarire lo stesso tema ogni volta come qualcosa di nuovo e diverso. Ebbene, Kurosawa ci riesce alla grande.
Questo film appartiene apparentemente allo stesso gruppo di "I cattivi dormono in pace". I primi 40 minuti si svolgono tutti nella splendida villa di un rampante, giovane e ambizioso capitano d'industria in procinto di fare l'affare della vita. Un "contrattempo" lo porrà di fronte a grandi responsabilità etiche. Noi spettatori siamo chiamati a vedere, sentire e giudicare gli atti. Sono 40 minuti molto teatrali, la cinepresa non si muove dall'interno della villa, e questo contribuisce ad esaltare i conflitti interiori (veramente cruciali) del protagonista (un'altra grandissima interpretazione di Toshiro Mifune).
Poi all'improvviso il film cambia registro e adotta la stessa atmosfera di "Cane Randagio". Il protagonista diventa la "razionalità" umana, simboleggiata dall'equipe di poliziotti, i quali si mettono in maniera indefessa e certosina (molto giapponese!) a scandagliare tutti gli indizi, a battere gli ambienti più disparati (ecco apparire i bassifondi che non ti immagini nel ricco e florido Giappone) in un grande e faticoso sforzo (Kurosawa poi è un maestro nel rende visuale questa tenacia).
Come in "Cane randagio" questa ricerca è anche un tentativo di dare forma e spiegazione al male, al crimine e di conferirgli un volto, una vita umana. Sono riflessioni molto stimolanti. Ecco apparire quindi il "criminale" che diventa così il protagonista degli ultimi minuti del film. La sua è la figura di uno studente di medicina povero e introverso che accumula odio e astio violento verso chi "sta in alto", in maniera astratta e ideologica. Kurosawa riesce a darci un ritratto anticipatore dei futuri rivoluzionari sessantottini. L'accento anche qui va però, più che sulle idee, sul sentimento umano, anche drammatico e lacerante, che ci sta dietro.
Il finale veramente lascia colpiti e anche un po' sconvolti. Come Mifune rimaniamo anche noi lì interdetti e basiti, a fissare una barriera chiusa che per un attimo ci ha mostrato un aspetto inquietante e infernale dell'animo umano.
Kurosawa, un po' come tutti i grandi artisti-intellettuali del XX secolo, appartiene al "partito" della razionalità, che è affascinato dal "male", dall'irrazionale, dal violento, dal distruttivo, ma che tenta di conoscerlo, ritrarlo, scandagliarlo, in fondo per esorcizzarlo.
L'attuale secolo sembra invece aver rinunciato a questa base di partenza e cerca di maneggiare il male, il criminale e il distruttivo in maniera diretta e non mediata.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  23/02/2010 20:29:56
   9½ / 10
Si veda quanto sia bravo Kurosawa: nella prima parte il protagonista, anzi l’intero film, è rinchiuso nella villa lussuosa, assieme al terribile dilemma: in essa, dal telefono, entro le mura e le grandi finestre, con la propria famiglia, si consuma tutta la tensione, tutta la lentissima attesa opprimente.
Si veda come cambi di registro, come la pellicola sia un’incessante esplorazione sociologica, psicologica e ambientale: la cinepresa esce dalla villa, ad un certo punto; anche le prospettive mutano di continuo: discende e s’aggira tra i sobborghi della Tokyo bassa, o s’attorce l’obiettivo tra il cerchio dei “dannati”.

Pure, si veda come egli racconti il tutto col consueto distacco rispettoso, e mostri i fatti con la freddezza di un’indagine poliziesca. Del resto conosciamo bene la grande umanità di questo autore.
Personalmente, uno dei registi che preferisco, e “Anatomia di un rapimento” fa senza dubbio parte dei suoi tanti capolavori.

2 risposte al commento
Ultima risposta 15/05/2010 20.22.33
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Tom24  @  25/07/2009 20:01:46
   7½ / 10
aka High and Low, tra cielo e inferno. Non è affatto lento, non ha pecche, se non quella di non essere uno degli innumerevoli capolavori di Kurosawa.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gatsu  @  16/03/2009 14:16:41
   7½ / 10
Forse il problema di questo film di Kurosawa dai temi forti e spietati è l'eccessiva lunghezza e la lentezza con cui è raccontata la storia. Bello comunque con dei tratti pazzeschi e girati al top. Toshiro Mifune a grandi livelli e finale efficace. Consigliato.

AKIRA KUROSAWA  @  17/07/2007 15:45:59
   8½ / 10
un ottimo giallo poliziesco del maestro giapponese kurosawa che fa intendere che nn fa solamente film sui samurai.
a me è piaciuto moltissimo, anche se ovviamente nn è a livello dei suoi capolavori. toshiro mifune si dimostra ancora una volta veramente bravoed interpreta il suo personaggio( qll del ricco industriale) veramente bene.
otiima la sceneggiatura, che riesce a creare una incredibile suspance allo spettatore anche dopo che il bambino viene liberato, il finale poi è da antologia. davvero bello

Beefheart  @  08/07/2007 01:42:55
   7½ / 10
Buon film poliziesco che veicola una drammatica analisi psico-sociale. Al centro dell'attenzione è portato infatti il degenero psicologico, civico e morale, dell'anonimo individuo, subalterno ai potenti, strangolato e disadattato dal contesto in cui vive. In sostanza si tratta dell'ennesimo, amaro, ritratto del disagio nella società nipponica post-bellica. Molto duro e spietato, si sviluppa con graduale intensità in un perfetto castello narrativo, avvincente e convincente. Niente eccessi, o forzature; anche le scene più forti sono opportune e funzionanti. Felicemente riuscita la sequenza del pagamento del riscatto in treno. Credibile l'interpretazione di tutto il cast. Merita di essere visto.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento matteo200486  @  11/02/2007 19:28:32
   9 / 10
...film eccezionale, con una grandissima regia... Una trama che mi ha colpito positivamente e molto ben costruita... I film di Kurosawa sono fantastici! Bello veramente. Nn do il massimo xchè in alcuni tratti è un pò lento, ma un dettaglio assolutamente trascurabile dinanzi a un film del genere. Consigliato.

Mpo1  @  29/12/2006 00:56:43
   9 / 10
Avvincente film di Kurosawa, tratto da un romanzo di Ed McBain.
Il film è costruito in maniera eccellente. Tutta la lunga parte iniziale è ambientata all’interno della villa dell’industriale, poi abbiamo il momento di suspense con la consegna del riscatto, quindi la minuziosa descrizione delle indagini della polizia e la discesa nei bassifondi dove si aggira il rapitore, per arrivare poi alla scena finale (che non anticipo ovviamente). Il personaggio dell’industriale domina la prima parte del film e scompare quasi totalmente nella seconda, in cui appare gradualmente la figura del rapitore.
Il titolo originale significa più o meno “Paradiso e Inferno”, e sottolinea la contrapposizione tra la vita dell’industriale e quella del rapitore, tra la lussuosa villa del primo, situata in cima ad una collina, e i bassifondi in qui vive il secondo. Il titolo americano, “High and Low”, rende molto bene questo contrasto. Invece come al solito il titolo italiano è piuttosto stupido, probabilmente ricalcato da “Anatomia di un omicidio” di Preminger, uscito qualche anno prima.
La versione italiana (quella che si trova in dvd) è tagliata e dura quindi circa mezz’ora in meno rispetto all’originale (manca una sequenza all’inizio del film in cui l’industriale discute con degli azionisti della sua compagnia).

Crimson  @  30/11/2005 19:49:37
   8½ / 10
Considerato da molti un film trascurabile, a mio avviso non lo è affatto.
Kurosawa torna con questo film a trattare un tema delicato, ossia il degrado delle città e la vita difficile di chi vive nei bassifondi, attraverso una torbida storia che mi ha ricordato molto "cane randagio". A differenza di quest'ultimo, però, in questo film si scopre presto l'identità dell'assassino. Attraverso i pedinamenti della polizia ci viene mostrata l'altra faccia di una grossa città.
Ancora una volta infatti c'è una contrapposizione netta tra due realtà diverse: la vita agiata di Gondo (Toshiro Mifune), industriale la cui carriera è vicina ad una rapida quanto meritata ascesa, e quella costituita dal degrado più assoluto di uno studente-infermiere, la cui enigmatica figura emerge solo in un secondo momento.
Nel corso della prima lunga scena, girata tutta in una stanza della villa di Gondo, ho avuto l'impressione che quest'ultimo fosse presentato con un'accezione negativa: entusiasta dell'imminente conclusione di un'affare, dopo aver ricevuto le prime telefonate da parte del rapitore sembra tentennante di fronte alla richiesta di "sacrificare" il denaro per salvare il figlio del proprio autista.
Al contrario egli si rivela una persona di grande umanità, che si rovina e umilia e riparte da zero senza batter ciglio, senza lamentarsi minimamente. Forse Toshiro Mifune in questo film dunque rappresenta uno dei personaggi di maggior fascino all'interno di tutta la filmografia dell'Imperatore Kurosawa. Esprime un'integrità morale tale che persino lo studente rimane esterrefatto.
La vicenda del signor Gondo colpisce e scuote nel profondo: mi ha fatto tornare in mente una frase di Seneca: "nihil accidere bono viro mali potest". Proprio così: nonostante la sconfitta e la rovina patrimoniale Gondo è un vincitore, perchè è la sua probità che gli permette di uscirne tale.
Per il resto, la sorta di "giallo" che ci viene presentato, con un taglio molto "americano" a dire il vero, è avvincente e come ho già scritto ci immerge in una realtà difficile, specie quando l'indagine approda nel campo della droga. Forse il film ha la pecca di cadere ad un certo punto in una parte un pò scontata, per poi concludere però in bellezza, con il confronto finale breve ma di grande efficacia.

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