a dangerous method regia di David Cronenberg Gran Bretagna, Canada, Germania 2011
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a dangerous method (2011)

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locandina del film A DANGEROUS METHOD

Titolo Originale: A DANGEROUS METHOD

RegiaDavid Cronenberg

InterpretiMichael Fassbender, Keira Knightley, Viggo Mortensen, Vincent Cassel, Sara Gadon, Katharina Palm, André Dietz, Andrea Magro, Bjorn Geske, Christian Serritiello

Durata: h 1.33
NazionalitàGran Bretagna, Canada, Germania 2011
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 2011

•  Altri film di David Cronenberg

Trama del film A dangerous method

Ispirato dall’opera teatrale di Christopher Hampton, A Dangerous Method racconta le vicende dei due padri della psicanalisi, Sigmund Freud (Viggo Mortensen) e Carl Jung (Michael Fassbender), e del loro rapporto con una loro bellissima paziente e allieva, Sabina Spielrein (Keira Knightley), una delle prime donne a diventare analiste.

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Voto Visitatori:   6,65 / 10 (95 voti)6,65Grafico
Voto Recensore:   9,00 / 10  9,00
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Voti e commenti su A dangerous method, 95 opinioni inserite

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Crabbe  @  07/03/2016 14:07:46
   7 / 10
Cronenberg non è più quello delle trasformazioni fisiche degli albori, da "Spider" in poi il regista canadese si occupa delle mutazioni della mente e dell'anima.
Detto questo, è stato e resta tutt'oggi un grandissimo regista.

Questo A Dangerous Method prosegue il percorso intrapreso andando a scandagliare con grande distacco e freddezza l'animo dei più grandi psicologi del secolo scorso.
Cronenberg sembra apparentemente non prendere posizione, ma in realtà sia Freud, che Gross, che la Spierlein, che Jung escono fortemente ridimensionati dall'affresco cronenberghiano.

mainoz  @  06/09/2015 20:15:51
   6 / 10
Film sorretto dalla talentuosa Keira..purtroppo il tutto risulta a tratti noioso e piatto.

DogDayAfternoon  @  30/08/2014 16:17:56
   4½ / 10
Se fosse stato un film muto magari qualcosa di buono lo si poteva anche tirare fuori; ma vi pare che le persone parlino in questa maniera?? ma neanche all'opera o a teatro si sentono dialoghi così artificiosi, una delle cose che più mi infastidiscono nel cinema è proprio la mancanza di naturalezza nei dialoghi. Non parliamo poi dell'interpretazione di Keira Knightley, attrice che in genere apprezzo abbastanza, ma qui direi quasi imbarazzante: le scene della pazzia sono come i dialoghi, si vede lontano un miglio che sta recitando (per come la vedo io un attore non dovrebbe mai dare l'impressione di recitare ma deve sembrare veramente il personaggio che interpreta), per interpretare la pazzia non basta tirare la mandibola e parlare in modo sconnesso.

Non so nulla di psicanalisi, tema che non mi interessa e al quale non mi ha avvicinato di certo questo film. Può essere stato un limite e un peso importante nel mio giudizio, ma credo che anche se fossi stato dentro all'argomento non avrei apprezzato questo film per il modo in cui è stato fatto.

steven23  @  21/08/2014 20:32:41
   7 / 10
Ammetto di non essere uno scarso conoscitore delle vicende che caratterizzarono il rapporto dei due padri della psicanalisi Freud e Jung, però il film devo dire non mi è affatto dispiaciuto. La tematica risulta senza dubbio interessante, il film mantiene una confezione estremamente elegante e la regia di Cronenberg non delude, seppur lontana dai suoi momenti migliori. Unica pecca sta nell'eccessiva staticità della storia che, in alcuni punti, fa davvero fatica a decollare. Considerando, però, che si parla di psicanalisi è un difetto in parte trascurabile.
Circa le interpretazioni ottimi Mortensen e Fassbender, entrambi estremamente misurati e convincenti allo stesso tempo, mentre non mi ha convinto la Knightley; la reputo una brava attrice, ma qui è palese come esageri nell'interpretazione finendo spesso sopra le righe. Il risultato è che, in certi passaggi, rischia persino di far sorridere talmente forzate risultano alcune sue espressioni.

10 risposte al commento
Ultima risposta 24/08/2014 20.07.58
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Light-Alex  @  18/04/2014 13:20:32
   8 / 10
Bel film, bella trasposizione della mente umana e delle relazioni sullo sfodo della storia viennese tra i due fondatori della psicologia moderna.
Dialoghi convincenti, giusto ritmo alla storia che di base si regge semplicemente sulle dinamiche tra i tre protagonisti.
Film molto mentale, psicologico appunto.
Citazioni attente e precise che stimolano la riflessione nello spettatore nei punti chiave.
Tre interpreti molto bravi, perfettamente calati nella parte. Convincono particolarmente Keira Knightley, col suo personaggio controverso che evolve molto durante la storia, e lei ha reso benissimo il lento cambiamento, anche con la mimica facciale e con il tono della voce, e bravo anche Viggo Mortensen, nel suo austero, orgoglioso e patriarcale Freud.

Matteoxr6  @  10/04/2014 23:02:33
   5½ / 10
Mi aspettavo che l'andamento del film sarebbe stato quello che si è rivelato (ed è giusto così), e non mi ha annoiato. A tratti si fa più interessante, ma tutto sommato l'ho trovato un po'sfilacciato. Nel finale si poteva fare meglio, pur rispettando la storicità dei fatti.
Sarebbe sufficiente, ma nel giudizio rientra anche il gusto personale, e quindi soggettivo, della visione.

7219415  @  11/02/2014 13:22:08
   5 / 10
Mi ha annoiato dall'inizio alla fine...

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Oskarsson88  @  11/02/2014 12:21:01
   5½ / 10
Sicuramente essere un conoscitore dei temi avrebbe aiutato ad entrare di più nel film e quant'altro, ma la lentezza e l'assenza di grandi episodi rendono effettivamente questo film un mattone non facile da digerire. Un Cronenberg da bocciare, in questo caso.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  16/01/2014 17:55:58
   7 / 10
Un film sulla nascita della psicoanalisi, sul rapporto Freud-Jung-Spielrein. Con un tema così complesso il risultato non è forse pienamente centrato, la stessa dimanica sadomaso è un po' marginale, sembra essere un film a metà tra la vita dei protagonisti e le loro conquista scientifiche.
Comunque un film gradevole con un buonissimo cast, bravo Cronenberg.

Goldust  @  28/10/2013 15:13:23
   5½ / 10
Sullo sfondo di uno dei suoi temi prediletti - la psiche umana - Cronenberg dilata ( troppo ) i tempi del racconto mettendo a fuoco la labilità dei rapporti interpersonali e dicendo la sua sull'amicizia e sull'amore. Il risultato è un film poco interessante, egante come le sue ultime opere ma freddo.

Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  26/10/2013 17:58:57
   5 / 10
Film lento, anonimo, con dialoghi troppo esagerati e di scarso interesse. Keira Knightley, soprattutto nella prima parte, è imbarazzante!

scorpion  @  19/08/2013 21:51:50
   6½ / 10
Questo film non mi ha entusiasmato particolarmente, la storia poteva essere raccontata meglio, forse, e il "metodo" di cui parla il titolo non è che sia proprio raccontato bene.

MonkeyIsland  @  14/06/2013 23:19:49
   7 / 10
Non tra i migliori di Croneberg ma nemmeno da bocciare, il tema trattato è interessante ma il film non decolla mai.
La Knightley nonostante sia una buona attrice qui è totalmente fuori parte esagerando in quasi tutte le scene diventando tragicomica.
Alla fine un film da vedere se amanti del regista canadese ma niente di memorabile.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento pompiere  @  01/06/2013 17:51:38
   7½ / 10
Apparantemente distante dalle tematiche cronenberghiane, "A dangerous method" è in realtà un "Crash" della mente avvolto dalle spire di passioni inquiete e attuali. Più strillato di quanto non sembri a prima vista, è ornato dalla scrittura prestigiosa di Christopher Hampton: un connubio che spazia da gemiti lancinanti a volti delicati e innamorati.

Invia una mail all'autore del commento albatros70  @  29/04/2013 22:09:59
   8 / 10
Davvero un ottimo prodotto con un cast eccezionale che impreziosisce ancora di più questa piccola perla di Cronemberg. La storia ti prende per mano e ti coinvolge sin dall'inizio trascinandoti nei menadri dell'introspezione e dei metodi di psicoanalisi.....
Da non perdere!

ferzbox  @  02/01/2013 16:11:46
   8 / 10
Cronenberg si diletta a raccontare la storia pittoresca che narra del rapporto di conoscenza avvenuto tra Freud e Jung in un susseguirsi di vicende assurde e scontri di pensiero..
Un film che mi ha colpito particolarmente perchè si concentra nell'introspezione di due personaggi che, dell'introspezione, hanno sempre avuto da insegnare.
Un viaggio vertiginoso che ci prende per mano e analizza in modo approfondito la psiche di due personaggi che oggi come oggi sono considerati tra i più grandi della psicanalisi....
Un Cronenberg che non spinge troppo l'acceleratore come in altri suoi film...ma si fa sentire...
Mi ha coinvolto molto.

benzo24  @  15/12/2012 13:03:08
   9 / 10
Too Freud To Rock'n'Roll, Too Jung To Die

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  14/12/2012 21:11:29
   7 / 10
Il giovane Jung è un medico che vuole curare una dottoressa con problemi psichici con il metodo , ancora inedito, fornito dal lustre dott. Freud.
Ma questo metodo tocca troppo spesso il tema sessuale e non va proprio giu' al giovane medico che ,in vari colloqui con lo stesso Freud cerchera', di modificare il metodo stesso.
Un viaggio sull' avvento della psicanalisi che a prima vista sembra uscire dalla filmografia di Cronenberg ma con un occhio piu' attento non ci si puo' che ricredere...infatti il regista Canadese ha spesso inserito un po' di Freud nei suoi film.
Spesso i suoi protagonisti si lasciano andare ad istinti naturali e animali, basti pensare a "crash" o "il demone sotto la pelle".
Insomma si capisce subito per quale "pensiero" faccia il tifo Cronenberg.
La sceneggiatura è infarcita di dialoghi interessantissimi che sono la vera ossatura di un film quasi esclusivamente fatto di "parole"...difficile annoiarsi!

Trixter  @  15/11/2012 22:44:18
   6 / 10
Alla fine della visione, l'impressione è che 'A dangerous method' avesse un grande potenziale, ahimè, a conti fatti, poco sfruttato. Il film risulta sfilacciato, un pò piatto, del tutto carente di pathos e di momenti emozionali. Non mancano dialoghi di un certo interesse, la regia è asciutta e godibile, ambientazioni, fotografia e costumi di enorme spessore.
Nel complesso, tuttavia, qualcosa non torna: Cronenberg costruisce un plot stiracchiato, senza mordente e la scelta pare voluta, vista anche l'interpretazione un pò dimessa da parte di Viggo Mortensen di un Freud grigio e pressochè anonimo.
Meglio Jung-Fassbender che, tuttavia, anch'egli risente negativamente delle fasi della pellicola che lo vedono coinvolto nella tormentata (ed un pò stucchevole) vicenda amorosa con la giovane Sabina S., interpretata da una fastidiosa Knightley. Alla fine del film, l'impressione (come detto) è che si tratti di una eccellente occasione sprecata per un film dal potenziale enorme rimasto, tuttavia, solo sulla carta.

Ch.Chaplin  @  07/10/2012 14:45:15
   8 / 10
un cronenberg che nonostante le attrazioni holliwoodiane non abbandona alcune accezioni morbose del suo cinema. il plot fila via liscio che manco ci si accorge che stia per finire. certo, il cronenberg di altri tempi non doveva rifarsi sugli attori per far sì che una sua pellicola fosse da ricordare.. "maestro" sciuapto, pià elegante, più maturo, ma ancora in gamba

mauro84  @  17/09/2012 13:38:44
   7 / 10
un film che mi ha lasciato biasito sotto vari punti di vista.. molto particolare ed affascinante la trama raccontata.. inspirato ad un fatto reale.
affascinanti location e costumi dell'epoca prima della prima guerra mondiale.
ottimo cast capace di interpretare i ruoli dovuti. (il film molto meglio in lingua originale che in italiano) il voto intero lo dato in merito a questo anche.

un film che tiene la tensione latitante per gran parte del film con vari punti di drammaticità veramente alta... complimenti Cronenberg!

"perchè negarsi ciò che si desidera..."

davmus  @  19/08/2012 17:51:12
   6½ / 10
Interessante......da vedere, ma nessuna emozione particolare!

JB488  @  08/08/2012 04:18:34
   5½ / 10
keira in grandissima forma sforna una grande interpretazione mai sopra le righe e soprattutto i primi 20 minuti sono da incorniciare....
ma......
ASSOLUTAMENTE INACCETTABILE che si proponga sullo schermo la figura di freud completamente anonima e quanto mai lontana dalla realtà.
Insomma non dico che avrebbero dovuto vestire,truccare e far interpretare alla perfezione il buon vecchio Virgo..ma a tutto c'è un limite..
anche chi (come me purtroppo) a scuola c'è andato si e no 2 volte sa che quello non può e soprattutto non deve essere neanche uno straccio di ritratto di freud.
Anzi... mi meraviglio che voi luminari professoroni del sito non ne facciate cenno nei vostri maestosi commenti.

bucanto  @  21/07/2012 13:24:03
   9 / 10
Un film che ho apprezzato molto.
Incentrato particolarmente sulla storia di Sabina,impeccabile interpretazione della Knightley in un ruolo molto complesso e pieno di sfumature.
Sabina è una ragazza con un violento passato alle spalle,molto intelligente,innocente nonostante tutto ma allo stesso tempo curiosa e impaurita di un mondo che le ha fatto solo del male.
Un amore disperato,lo chiamerei,quello fra Jung e Sabina,sua paziente,allieva,amante.
Rapporto controverso anche quello fra Freud o Jung,ma questo già lo sapevamo,interessante la vicenda sulla nave,il ruolo di Cassel.

Bellissimo il finale,lui,sposato con figli che rincontra lei,innamorata e incinta di un bambino che avrebbe dovuto essere suo,capisce di amare ancora Sabina.

Un film che fa commuovere,riflettere e ho trovato interessanti anche i dialoghi.

Voto complessivo 9.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR rain  @  20/06/2012 10:59:02
   6½ / 10
Cronenberg ha da tempo abbandonato la morbosità che lo aveva reso famoso negli anni '80, non ha però abbandonato quelli che sono i temi portanti del suo cinema. Qui uno di questi temi (la sessualità) torna prepotentemente a galla attraverso la vita di uno dei padri della psicoanalisi Carl Jung. Però qualcosa non torna, almeno per chi ha visto altri film del regista canadese, il modo in cui si parla del sesso non sembra il modus operandi di Cronenberg che non si lascia mai spazio a scene morbose o violente quali siamo abituati a vedere nei suoi film rimanendo invece molto casto quasi avesse voluto autocensurarsi. Inoltre questo è uno di quei casi in cui si può citare il detto "Tutto fumo e niente arrosto", sì perchè carne al fuoco ce ne sarebbe davvero tanta nel voler raccontare la vita di persone così controverse, eppure un regista esperto come Cronenberg riesce a tirarne fuori qualcosa che è solamente poco più che sufficiente e che dopo un promettetnte inizio si trascina più o meno stancamente fino ad un finale del tutto anonimo. Quel buono che c'è in questo film non è in gran parte merito degli attori davvero bravi, in particolare ci tengo a sottolineare la prova della Knightley: se gli altri sono da tempo considerati dei grandi attori lo stesso non si può dire della bella Keira conosciuta più che altro per il suo bel faccino e per aver recitato la parte della piratessa al fianco di Johnny Depp, eppure qui tira fuori dal cilindro una interpretazione maiuscola. Ritengo sia stato dato troppo poco spazio a Mortensen, la sua bravura unita al fascino del personaggio di Freud avrebbe sicuramente dato qualcosina in più al film.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  09/06/2012 11:59:29
   6½ / 10
A differenza di molti ritengo il nuovo periodo di Cronenberg (per intenderci, dopo Existenz, da A History of violence in poi) non solo molto interessante ma di altissimo livello.
Fatico a capire come mai A History of Violence e Eastern Promises siano stati trattati con troppa superficialità, quando credo siano due film stupendi.
Ho visto anche Cosmopolis, di clamorosa bellezza nonché suo esperimento più controverso dai tempi di Crash, destinato a dividere per molto tempo a venire tra detrattori accaniti ed estimatori entusiasti. Innegabile la forza, l'estremismo di queste opere che piacciano o meno.
Tutto ciò per dire che A Dangerous Method capita giusto in mezzo, ma è il più fiacco Cronenberg da tempo a questa parte. Anzi, probabilmente tra i suoi peggiori lavori pur essendo pieno di ottimi spunti.

I primi 45 minuti in verità mi erano piaciuti moltissimo, cosi come le interpretazioni della Knightley e di Fassbender, nonché dell'ormai feticcio Mortensen (che sta esprimendo il massimo con il canadese dimostrando di essere un attore di altissimo livello).
Sapendo che i dialoghi e la parola, cosi come per Cosmopolis, erano predominanti rispetto a tutto il resto mi sono adagiato su chissà quali preconcetti, credendo di vedere un film radicale quanto la sua ultima fatica.
In realtà non è stato cosi. La Parola ormai è la nuova ossessione attraverso cui Cronenberg filtra le sue altre ossessioni (bisogna dirle per forza? Carne, Sesso, Desiderio inespresso). Non so fino a quando continuerà cosi, spero per poco.
Perché se è vero che Cosmopolis ha dalla sua un'angoscia crescente, costruita proprio attraverso dialoghi spersonalizzanti e grotteschi ai limiti del tecnicismo, con l'azione sullo sfondo che ha brusche impennate improvvise per poi essere nuovamente sotterrata dalle parole, A Dangerous Method invece non ha la stessa forma. Per svariati motivi, il suo essere un lavoro teatrale lo si nota velocemente, più o meno quando fiaccamente intorno a metà film tutto il film comincia a perdere mordente, per finire nell'anonimato più assoluto. Non c'è pathos, non c'è angoscia se non nelle iniziali parole di una Spielrein nevrotica e "fastidiosa". Forse tutto ciò a un certo punto è voluto: Cronenberg fa si che i desideri carnali e relazionali dei personaggi siano castrati costantemente (al di là di sculacciate varie).
In Cosmopolis il dialogo implode in sé stesso come tutta la struttura del film. In A Dangerous Method finisce per perdersi, sfilacciarsi ed infiacchirsi in una passività abbastanza deleteria. Ripeto, ciò sarà voluto. Ma in questo caso Cronenberg ha sbagliato approccio a mio parere. La noia, nella seconda metà del film, regna sovrana. Ed è un peccato, perché tanti suggerimenti di grande interesse ci sono ma si perdono.

Confermo comunque che questo film, non brutto ma lontano dalle vette di Cronenberg, è tra i suoi minori. Fortunatamente è un caso isolato, inserito com'è tra altre opere destinate a dividere per tanti anni ancora.
Ecco perché A Dangerous Method è poco riuscito: non ha la forza radicale dirompente delle ultime pellicole del canadese. Più che dividere è destinato ad essere assorbito con fin troppa passività molle. Ma gliela perdoniamo, gli perdoniamo tutto.

Sbrillo  @  02/06/2012 01:47:01
   6 / 10
per tematiche e personaggi presi in questione, questo film aveva un potenziale enorme tra le mani.... poteva essere un capolavoro e invece ne è risultato un film semplice, classico e normale....Bravissima la Knightley e buone anche le altre interpretazioni, ma non bastano per sollevare il voto da una sufficienza senza infamia e senza lode! Peccato...

cris_k  @  13/05/2012 19:01:42
   6 / 10
Non mi è piaciuto per niente. Innanzitutto interpretazione inguardabile di Keira Knightley, viene voglia di spegnere il film ogni volta che apre bocca. Troppo enfatica e falsa, stereotipica.
Altra pecca il fatto che il film sia girato in inglese. Nel 2012 potrebbero anche ricorrere ad attori madrelingua e mettere i sottotitoli (vedi Tarantino con Inglorious Basterds). E' veramente irrealistico vedere un austriaco parlare un ottimo inglese colto.
Bravissimi Mortensen, Fassbender, Cassel, ma non basta. Il film è artificiale, in-credibile, lento.
Ci sono dei panorami finti da film di serie B..

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Inoltre, valeva la pena di fare un film così violentemente sbilanciato sul lato sessuale delle malattie psichiche fino a diventare ripugnante, certo è stile Cronenberg, ma di sicuro non bello.

Invia una mail all'autore del commento Bathory  @  11/05/2012 21:02:20
   5 / 10
La vera grandezza di Cronenberg fino a questo mediocre A dangerous method, è stata che ogni film era da lui non solo diretto, ma anche scritto e curato nei minimi dettagli, per cui quando si vedeva un film del regista americano, non si poteva non riconoscere il suo stile, le sue tematiche e il suo universo oscuro e malato.
Sin dagli esordi Cronenberg ha creato e plasmato una vera e propria poetica, di cui ogni film rappresentava un importante tassello, ma con ADM (e in parte anche in precedenza con il bruttino Spider) la sua continuità e coerenza di sceneggiatore/regista si è spezzata, e il risultato è un film a dir poco scialbo.

A Dangerous Method è un film normale, scialbo, ritrae due personaggi potenzialmente potenti come Freud e Jung in maniera piuttosto superficiale, tralasciando anche l'interessante figura della Spielrein, per focalizzare tutta l'attenzione solo sull'ambiguo triangolo amoroso che viene a crearsi tra i tre individui.
Ancora non riesco a capire perchè Cronenberg si sia prestato alla regia di un film cosi inutile e diametralmente opposto a tutto ciò che fino a quel momento aveva fatto....un'improvvisa voglia di notorietà dopo tanti anni di glorioso cinema underground?

A Dangerous Method è un film che per le tematiche e i personaggi trattati sarebbe potuto essere un capolavoro assoluto, purtroppo hanno prediletto analizzare la "psicologia degli Psicologi" da un punto di vista decisamente banale e poco interessante.
Peccato davvero.

calso  @  03/05/2012 10:24:10
   7 / 10
Ruolo impegnato e difficle per Keira che riesce a farlo in modo eccellente, dimostrandosi ottima attrice...la contrapposizione tra Freud e Jung è ben realizzata, ma il film stenta a decollatre, lasciando trasparire la rivalità e la differente visione dei due senza però andarne fino in fondo...comunque da vedere

vale1984  @  02/05/2012 13:47:24
   7 / 10
Film piuttosto interessante anche se talvolta un pò lento...una Keira eccezionale, da oscar e degli attori piuttosto bravi anche se non brillanti quanto lei. Nel complesso la storia è interessante e si apre a spunti e interpretazioni anche se non convince fino in fondo per la figura del protagonista tornentato tra desiderio e ragione.

Invia una mail all'autore del commento diderot  @  02/05/2012 00:17:36
   6 / 10
Film che accende i riflettori su tre personaggi molto interessanti ma che non convince. I dialoghi sono complessi sia nel contenuto che nella forma, è difficile seguire i discorsi sulle varie teorie ed analisi. Un'altra pecca purtroppo è Keira, orribili i costumi e il trucco, se l'intento era quello di oscurare la sua bellezza... ci sono riusciti alla perfezione. Inceve molto bella la scenografia

despise  @  13/04/2012 12:28:16
   6 / 10
Il Cronemberg che non ti aspetti: un film "classico" senza le formidabili digressioni pulp e orrorifiche che hanno reso il regista canadese famoso nel mondo... tutta la pellicola è basato sul rapporto Jung-Freud, lo svilupparsi della loro amicizia-relazione ed il declino della medesima... la Spielrein e Otto Gross fanno solo da contorno alla storia, per metterci un pò di pepe... alla lunga il tutto può sembrare molto "pesante" e noioso, ma è solo la mia opinione: lo consiglierei solo ad appassionati...

floyd80  @  30/03/2012 11:49:45
   4 / 10
Freddo, noioso e con una Knightley che esagera in ogni scena risultando inequivocabilmente comica (ma che faccia fa?).
L'ora e mezza più lunga della vostra vita.
Passo indietro per Cronenberg.

biosman2010  @  25/03/2012 19:50:06
   6 / 10
Non sono convinto sull'attendibilità dei personaggi trattandosi dei pilastri della psicoanalisi, il film fin troppo romanzato, non mi ha lasciato quasi nulla a differenza invece di quando leggo qualche loro opera.


McLovin  @  20/03/2012 14:26:28
   7 / 10
Film che racconta del rapporto tra tra lo psicologo Carl Jung (Fassbender) e la giovane Sabina Spielrein (Knightley), sua paziente curata con il metodo freudiano. Dopo aver instaurato un rapporto di amicizia con il celebre psicoanalista austriaco (Mortensen), quest'ultimo gli sottopone il caso dello psichiatra tossicodipendente Otto Gross le cui idee provocatorie contro la monogamia lo convincono ad iniziare una relazione amorosa con la ragazza.

Sembra essere il film con cui Cronenberg si discosta definitivamente dal genere che l'ha reso popolare, pur mantenendo però intatti i cardini principali della sua poetica. Il grande regista canadese spinge meno di quanto ci si sarebbe aspettato sul pedale della morbosità ad ogni costo e dirige con grande mestiere supportato da un gruppo di interpreti eccellenti. Delude però Keira Knightley in un ruolo forse troppo difficile per le sue capacità.

2 risposte al commento
Ultima risposta 29/03/2012 12.07.02
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BlueBlaster  @  19/03/2012 00:25:41
   6 / 10
Nonostante la sua breve durata il film risulta abbastanza pesante...
Non sono un seguace di Cronenberg ma da quel che ho visto e so questo film, a parte che parla di psicologia, si discosta abbastanza dalle sue solite opere.
La regia è comunque d'autore e la storia interessante anche se troppo statica e composta quasi esclusivamente da dialoghi.
Non per tutti...

paride_86  @  15/03/2012 00:10:52
   7 / 10
Film intellettuale e diverso dai precedenti di Cronenberg, "A dangerous method" racconta, in maniera moderatamente romanzata, il triangolo personale e filosofico tra Freud, Jung e Sabina Spielrein.
Bravi gli attori, buona la sceneggiatura. Pecca forse di freddezza, ma sostanzialmente è un buon film, molto sottovalutato al Festival di Venezia 2011.

Febrisio  @  11/03/2012 11:05:26
   7 / 10
Il film è una sintesi attendibile del divorzio più famoso nel mondo della psicoanalisi; quello tra Freud e Jung.

Cronenberg come ci ha abituato nei suoi ultimi lavori, si lancia nella sfida di girare ul film solido e classico. Probabilmente più facile rappresentare la classicità in questo contesto di inizio XX secolo, che la solidità di una storia che deve essere per forza ristretta e concentrata, basata su due personaggi che hanno scoperto una moltitudine di indescrivibili viaggi nell'inconscio.

La sfida è per Cronenberg riuscita in gran parte; il film riesce a coinvolgere se non pienamente, perlomeno a rendersi interessante e godibile. Mi è rimasto impresso il lavoro svolto da questi personaggi, oltre che tutti ben interpretati, con quanta passione si davano da fare; lavoro e vita erano praticamente la stessa cosa, come quelle 13 ore di conversazione.

Il tutto finisce strappando un'ultima emozione, forse quest'ultime troppo dilatate sull'arco del film, dopodichè Jung, ma questo purtroppo non ci verrà più raccontato, forse in "A dangerous method 2; the revenge", si appresterà con sguardo vitreo alla partenza per un viaggio importante, verso ciò che lo porterà a nuove fondamentali ipotesi.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  09/03/2012 10:53:21
   6½ / 10
La psicoanalisi è un argomento che più o meno indirettamente ha sempre interessato Cronenberg,capace come pochi altri di estrarre le pulsioni umane dall'involucro carnale che le sostiene.
Semmai stupisce un ulteriore stravolgimento dopo gli ottimi "A history of violence" e "La promessa dell'assassino",eloquenti fotografie di una cifra stilistica mutata verso una "classicità" finora mai perseguita."A dangerous method" è un ulteriore passo separatore dai vecchi lavori,un film che evidenzia le qualità di un autore che pure in territori cinematograficamente più tradizionali elargisce eleganza e grande forza espressiva.
Film raffinato,edificato per intero su scambi verbali ed epistolari tra i due inventori della psicoanalisi,ossia Carl Gustav Jung e Sigmund Freud,tra cui si inserisce con la grazia di un uragano Sabina Spielrein,in principio paziente e poi amante del primo,musa catalizzatrice di studi che condurranno verso una lettura dell'inconscio e della malattia mentale attraverso l 'esplorazione sessuale.
Gli attori fanno a gara di bravura,eccezionale Fassbender,ottimi Mortensen e Cassel seppur confinato in un ruolo dal modesto minutaggio ma dal sostanzioso peso,la Knightley invece lascia poche tracce,unica nota dissonante di un cast diretto magistralmente.
Cronenberg porta alla luce gli stimoli emotivi e le contraddizioni dei protagonisti mettendone a nudo la propria vulnerabilità,spogliandoli della loro aurea da intoccabili luminari.Soprattutto su Jung l'indagine è di livello elevato con la naturale fallacità umana esposta senza ricorrere ad alcun giudizio,tramite una posizione super partes la vicenda personale del singolo viene adottata per la trattazione profonda di ossessioni professionali cui si legano quelle sentimentali e sessuali.
"A dangerous method" è un film di emozioni spesso trattenute ma viscerali da parte di un Cronenberg che non ti aspetti,personalmente solo in parte gradito nonostante la bontà della pellicola sia indubitabile.

albertomica  @  28/02/2012 01:11:36
   6 / 10
Visto ieri all'Odeon cinema a Covent Garden (prima volta al cinema a Londra dopo tre mesi pagando questi 12 pound per un cinema mediocre)... A mio avviso i film andrebbero visti sempre in lingua originale; la recitazione non è solamente espressività bensì anche "la parola" ... i nostri doppiatori sono strepitosi e guardando il trailer , SOLO IL TRAILER, ho pensato fosse un altro film... Keira Knightley non regge la parte, non è in grado di fare la pazza complessata sadica; per niente (quante volte ho riso per non piangere soprattutto nelle parti lunghe in cui recita quasi un monologo)... Jung invece bravo e Viggo Mortensen discreto nulla di più... certo non tutti i film si possono capire in lingua originale ma esistono sempre i sottotitoli no? Ad esempio : "Control, the life of Ian Curtis" film che consiglio a tutti ;va visto SOLO ED ESCLUSIVAMENTE in lingua originale e molti molti altri ancora... Se si toglie la parola ad un attore si toglie metà della sua espressione; o lo si migliora nel caso in cui sia una "mezza sega" oppure lo si peggiora "nel caso in cui il doppiatore sia una pippa oppure in un certo modo comunque lo si manipola - Nicolson è un GRANDISSIMO, eppure il suo doppiatore italiano è ugualmente fenomenale (ma non è NICOLSON!!!!!) riflettiamo Italia, sarebbe ora di cambiare, siamo nel 2012 e l'inglese farebbe un pò bene a tutti no?

-Uskebasi-  @  26/02/2012 19:20:30
   6½ / 10
Impeccabile tecnicamente, dagli attori alla regia. Lascia poco però. Meglio leggerli allora Jung e Freud.
Non è una storia cinematografica.

jason13  @  13/02/2012 06:27:30
   4 / 10
Dopo M.Butterfly Il peggior film di uno dei miei registi preferiti...lentissimo e dialoghi infiniti.........troppo cervellotico.

Gruppo COLLABORATORI Mr Black  @  06/02/2012 00:21:40
   7 / 10
Buon film di Cronenberg, ma non decisamente fra i migliori. Buona prova degli attori.

Podo  @  28/01/2012 15:34:59
   7½ / 10
ho apprezzato il modo in cui si racconta questa parentesi di vita del genio della psicanalisi; ovvero in modo essenziale, quasi distaccato.
un tema difficile, un periodo difficile ed anche esperienze personali molto complesse.
Consigliato anche per le interpretazioni convincenti

Invia una mail all'autore del commento Elly=)  @  21/01/2012 13:08:35
   7½ / 10
Ogni anno che passa Cronenberg si allontana sempre più dallo stile iniziale de NAKED LUNCH, VIDEODROME, THE FLY, STEREO per passare a storie che non richiamano più l'horror accompagnato da uno splatter esplicito, l'oppressione di una psicologia perversa e di una società che uccide i suoi componenti ma bensì si sposta con grande riflessione su un aspetto psicologico più calmo cercando le cause e trovando gli effetti. Uno studio più da psicologo intellettuale e non più da denunciatore accanito e controverso. Troviamo un Cronenberg che non lascia mai la psicanalisi, punto di forza in tutti i suoi film, molto più della semplice psicologia.

A DANGEROUS METHOD è un omaggio al perno di tutta la sua espressione che nella sua filmografia è stato il punto di partenza e che l'ha accompagnato fino ad oggi. E' un omaggio a Freud e a tutti i suoi studi visti da un'angolazione che non è la semplice storia narrata da luci che puntano su Freud ma girando attorno alla sua figura.

Una storia impregnata di sessualità visibile nelle scene tipicamente esplicite, dove è riconosciuto il talento di Cronenberg nel sorpassare il limite degli ambienti intimi trattandoli come se fossero ambienti pubblici, e sentendola nei dialoghi che prendono voce da un cast eccezionale! Fassbender, Mortensen e la Knightley si esibiscono in un trio di interpretazioni magnifiche, soprattutto la Knightley perfetta in ogni minima espressione, gesto, tonalità di voce. La guardi e soffri come lei, è a dir poco impossibile non immedesimarsi nei loro personaggi, specchi di una psicologia che fa parte di ognuno di noi, e ringraziamo Freud per tutta la sua filosofia, che si differenzia da tutto il resto dei grandi filosofi, perché è stato il primo che si è basato sulla scienza ed è stato con i piedi per terra, senza immaginarsi un mondo, una società del sè, ma fermo nell'analizzare un fatto unico: la sessualità è parte integrante di noi stessi, è un mondo ampio tutto da scoprire, la nostra stessa società gira intorno ad essa e siamo bombardati da lei, la quale condiziona gran parte delle nostre azioni.

Juza21  @  19/12/2011 22:47:14
   6 / 10
Mah, diciamo che è quasi una commedia, neanche difficile da seguire. Mi aspettavo chissà quali tematiche freudiane venissero affrontate..

Gruppo REDAZIONE VincentVega1  @  01/12/2011 13:04:31
   9 / 10
Cronenberg e il teatro della mente.

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Ultima risposta 20/04/2013 21.38.02
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PierLuca  @  24/11/2011 22:43:33
   5½ / 10
Non bellissimo ma neanche bruttissimo, comunque si può vedere.

PATRICK KENZIE  @  18/11/2011 18:42:39
   6 / 10
Solitamente emozionante e molto istintivo in questo film Cronenberg è molto piatto e distaccato. Quasi volesse essere piu un documentario che la narrazione di due menti geniali che hanno cambiato per sempre il modo di vedere ed esaminare i problemi con la "cura della parola" . A mio parere non un brutto film ma niente di ricordabile,tranne l'ottimo come sempre Mortensen e la performance a picchi eccezionale della Knightley

marcodinamo  @  14/11/2011 11:57:13
   5½ / 10
mah, pellicola abbastanza inutile, a mio avviso.

wallace'89  @  10/11/2011 12:35:17
   7 / 10
Classico, austero (fin troppo), lineare, ( Cronenberg where are you?) con pochi sussulti se non un disorientante inizio con le smorfie fuori luogo della Knightley (un rimando alla poetica che fu della mutazione della carne?).
Eppure esprime l'eleganza di un Cinema verboso ma che sa far vivere le parole, ergerle a protagoniste e veri propri corpi ( long live to the new flesh?) in un film che parla preponderantemente di sessualità, e anche le parole in merito hanno forse un effetto maggiore nella nostra psiche dell'atto corporeo in sé.
Il puro pensiero dei filosofi-psicologi Jung- Freud (ben interpretati senza guizzi dai bravi Fassbender e Mortensen) espresso nel loro confronto-scontro, le loro parole, sono in grado di plasmare noi stessi e il mondo quanto un azione stessa. Affeascinante.

marco86  @  06/11/2011 11:55:26
   6 / 10
l'ho trovato piuttosto inconcludente.
scorre via veloce (se siete un minimo ferrati in materia) ma non si capisce bene dove voglia andare a parare.
il pensiero junghiano non viene approfondito per nulla, soffermandosi invece sul rapporto Jung-paziente e su quello Jung-Freud.
scelta legittima, ma il film non riesce a coinvolgere più di tanto, dando la sensazione, specie nel finale, di non averne capito appieno il senso.

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Ultima risposta 07/11/2011 13.01.21
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  04/11/2011 19:48:33
   7 / 10
Se viene spontaneo un raffronto con le opere di un tempo, è soprattutto perché i temi sono gli stessi di un tempo. Ma l'erotismo, le perversioni, le angosce, le ossessioni maturano anche loro (invecchiano magari); il furore visionario di qualche anno fa non c'è più. Eppure è proprio da quel "passato" che comincia "A dangerous method". Nella prima parte, l'autore costringe la sua attrice principale a una serie di smorfie. Ma questa, la più viscerale, oggi è la parte che esce meno bene. E' un'introduzione che si affretta a sedarsi, per dare spazio a una storia fatta di dialoghi, di pochi fatti, di corrispondenze, di sogni raccontati e non visti, di sequenze che procedono come sedute psicanalitiche, sopra lo sfondo di una fotografia quasi terapeutica e rilassante. Quieta solo in apparenza. Le pulsioni, recondite, violente, attraverso la complessità delle relazioni tra le tre personalità in gioco (quattro in verità), che si attirano e si respingono, vincono ancora le teorie e, vagheggiando una libertà improbabile, mirano infine all'annientamento, al piacere nel dolore, alla morte. - Una barca veleggia rosso carne sopra un mare azzurrissimo.

Nell'ultima inquadratura Cronenberg sembra specchiarsi in Jung: sente in fondo a sé ancora il ribollire della antica passione; ha cancellato il nome del padre; la notte, in preda a incubi apocalittici, dorme poco; siede, è placido, assorto e inespressivo - torna in mente l'ultima desolante seduta a capotavola di un uomo in "History of violence".

crawler  @  02/11/2011 18:24:49
   6 / 10
non è il genere di film che preferisco...sarà che di psicanalisi non sapevo niente ma l' ho trovato troppo pesante soprattutto nei dialoghi

dave90  @  01/11/2011 17:55:33
   5 / 10
Guardato il film con buone speranze completamente disattese.
Keira insopportabile e gli altri attori sono abbastanza anonimi.

Psicanalisi che si perde in dialoghi semplicistici e noiosi.

Uninvited79  @  01/11/2011 11:33:14
   7 / 10
Interessante ed originale. Un pò di psicologia trattata in modo scorrevole e non pesante. Bravi tutti gli attori

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR frine  @  30/10/2011 02:31:02
   6½ / 10
Il film non mi ha convinta e cerco di spiegare perché.
Da un lato, l'ambientazione storica è ineccepibile, curatissima...e i luoghi sono veramente belli.
Se però vogliamo entrare nel merito, l'interpretazione del pensiero di Freud e Jung è DAVVERO troppo semplicistica. Jung arrivò al concetto di 'inconscio collettivo' attraverso lunghi studi che coinvolsero anche importanti studiosi dell'antichità, come Karl Kerényi...non si trattava solo di 'misticismo', ma di accurata e approfondita ricerca storica.
Che poi Freud metta in guardia Sabine contro gli 'ariani', mi sembra un po' strano....dal punto di vista di un ebreo radicale, un cristiano è detto "goy". "Ariano" è un termine erroneo e fuorviante, coniato in ambiente antisemita e poi, ahimè, nazista.
Sulla passività di Emma ci sarebbe da discutere.
Recitazione: purtroppo non mi è piaciuto nessuno, a part Cassel nel ruolo che gli si addice (trasgressivo e folle). Mortensen (Freud) è monoespressivo e ci può stare, la Knightley nella prima parte sfiora il ridicolo (e non ci può stare), Fassbender è zeroespressivo e purtroppo sembra imitare il Dirk Bogarde di "Morte a Venezia", il che non va bene.
In conclusione, e a mio modestissimo parere, un film di mediocre levatura, che delude i fan di Cronenberg (sottoscritta inclusa).

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Ultima risposta 04/11/2011 16.25.30
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L1nch07  @  29/10/2011 06:13:26
   6½ / 10
Interessante. Sia per la trama che per la regia di Cronenberg.

Gruppo COLLABORATORI Gabriela  @  26/10/2011 10:52:36
   6½ / 10
Stilisticamente Cronenberg è sempre perfetto.
Un film inecceppibile, curato nei minimi particolari.... ma questa volta non mi ha emozionato.
Non mi ha trasmesso quel "pathos" che mi aspettavo.
E poi a me Keira non mi convince, gli altri attori sono stati perfetti.

zakfett  @  25/10/2011 12:18:41
   7 / 10
Un film interessante e fedele nell'approccio. Incredibillmente un perfetto Mortensen nella parte di Freud!!!!

Beefheart  @  20/10/2011 16:02:40
   6½ / 10
Capitolo 3 del "nuovo" Cronenberg, ormai imploso dentro se stesso e sempre più lontano ed estraneo al "vecchio", che fatica sempre più a trovare un suo perchè. Forse più verboso che talentuoso, mette in scena una prolungata riflessione sul ruolo e l'azione della sessualità nella vita delle persone. O forse, prima ancora, sull'opportunità dell'autocontrollo e dell'auto-repressione come forma di salvaguardia fisica oltre che spirituale.
Sicuramente un film complicato che andrebbe rivisto almeno un paio di volte per poterlo metabolizzare completamente, ma che già dalla prima visione non lascia dubbi da una parte sulla qualità degli interpreti (finalmente mi ha convinto anche Cassel, un po meno Mortensen), sulla minuzia, la cura del particolare e la maestria tecnica del direttore e dei suoi collaboratori; dall'altra sulla fastidiosa piattezza narrativa che lo attanaglia ed ammorba ormai il cinema del suo autore. Nel complesso risulta abbastanza cerebrale, ma per chi ha voglia, predisposizione e modo di cimentarsi, il film può anche ritenersi riuscito e la visione, anche se non indimenticabile, consigliata.

sempre  @  18/10/2011 18:27:25
   8 / 10
Un film dove la carne cede il passo alla parola, che cura...
Un inno alla parola, quindi, che definisce e riporta il non spiegabile a un equilibrio, compatibile con la vita.
Mi è piaciuta l'interpretazione di tutti e tre gli attori. Non trovo fuori luogo l'interpretazione iniziale della Knightly, anzi...
All'epoca di cui si narra le donne contavano poco, e gli uomini capivano ben poco di loro... Questa donna passa dallo stato di animalità allo stato di persona, così come a quell'epoca è successo anche ad altre donne. Quindi la sua figura è didascalica.
Molto interessante anche l'inizio del film, dove si evince come Freud non avesse grande voglia di condividere con gli altri il suo metodo di lavoro... fino poi a lamentarsi di non essere riuscito a trovare il suo delfino...

gemellino86  @  18/10/2011 09:44:39
   7 / 10
Le carte vincenti di Cronenberg sono giocate tutte sulle grandi prove di Mortensen e Cassel. Non mi è piaciuta la Knightley. Il tema è interessante oltre a essere incentrato su buoni dialoghi.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento LukeMC67  @  18/10/2011 08:43:37
   9½ / 10
E' incredibile come le polemiche giornalistiche intorno a questo film ruotassero intorno alla "fondamentale" domanda se fosse un film "cronenberghiano" o meno! Da incondizionato "cronenberghiano" quale sono (come spettatore che ama questo regista fin dai tempi del suo "Stereo", il corto col quale si laureò alla Accademia di Toronto e che lo scoprì adolescente rimanendo folgorato dal profetico "Videodrome") non capisco come ci si possa porre una simile questione vedendo questa magnifica pellicola: è Cronenberg al 100%, anzi, forse al 101%!
Abbandonate le trasformazioni corporee e le loro mutazioni/nemesi, Cronenberg ci propone qui il suo "Crash" delle anime, mettendo in scena gli impatti che tre personalità fortissime (si) provocano nel loro interagire cercando di mutarsi vicendevolmente senza però riuscirci, cosa che li porterà ad allontanarsi in modo inesorabile.
Da "Spider" in poi, Cronenberg si interessa alle mutazioni della mente e dell'anima, e questo è sfuggito a molti (troppi) suoi fans che evidentemente sono rimasti bloccati all'esteriorità barocca delle trasformazioni fisiche che ci venivano "generosamente" mostrate dall'allora giovane regista canadese. Il suo percorso è però quasi da manuale e col tempo non poteva non spostarsi su ciò che di più profondo caratterizza l'essere umano: la sua mente. Manipolando la vicenda del "trio psicanalitico" per eccellenza, Cronenberg è come se si fosse trovato a maneggiare i personaggi-archetipo di tutti gli altri di cui ci ha narrato fin qui. Non so per quale strana ragione, ma questo film mi ha suggerito un immediato parallelo con "Crash", forse il suo film "fisico" più estremo: come in quella pellicola davvero disturbante, anche qui si scava nel rapporto Eros-Thanatos, Eros-creatività. Eros-relazione. Eros-allontanamento (e quindi fine della relazione, cioè Morte). E' un inno alla sperimentazione (dei tre personaggi non è un caso che proprio Jung sarà quello dalla vita più lunga e più "sperimentata", cioè colui che più degli altri avrà saputo porsi dubbi, spingersi più in là rinunciando alla rigidità dell'autorità verso l'autorevolezza della sperimentazione, dell'intuizione, della contraddizione e, in definitiva, del "vivere") anche se la contaminazione sembra latitare, almeno nei suoi aspetti più immediati.
Con una regia che rasenta la perfezione (come non farsi venire alla mente il Polanski di "Carnage"?) e attori totalmente plasmati a essa, il film riesce a toccare le corde dello spettatore "di passaggio" che può assistere a una commedia sofisticata e mai noiosa, così come riesce ad accontentare lo spettatore più smaliziato e conoscitore del suo cinema attraverso i contorcimenti relazionali che si instaurano tra i tre personaggi, tutti resi al meglio dagli attori che li incarnano (chi è il più bravo dei tre? A voi l'ardua sentenza).
Una novità che ho notato nel Cronenberg-seconda fase è l'irruzione del femminile nei suoi personaggi maschili: nel suo cinema giovanile la distanza tra i sessi era evidente e incolmabile, dalla loro interazione nascevano sempre mostruosità (come non leggere "La mosca" come una metafora della degenerazione del rapporto di coppia uomo-donna, per esempio?); in questa pellicola per la prima volta l'unica contaminazione riuscita tra i tre personaggi sta proprio nell'aver assunto quella parte maschile e femminile che ognuno porta con sé, fino a farla creativamente fruttare al massimo nel proprio lavoro-missione della loro vita. Anche da questo aspetto possiamo comprendere tutta la maturità raggiunta dal regista canadese.

Da un punto di vista squisitamente stilistico-formale, semplicemente geniali i giochi di campo-controcampo che Cronenberg ci regala ad ogni passaggio cruciale della storia (magistrale la sequenza della seduta cui viene sottoposta la moglie di Jung: da studiare fotogramma per fotogramma quanto a costruzione della fotografia e del montaggio, in particolare nella sua interazione col sonoro e coi dialoghi): un plauso dunque alla sceneggiatura. Una nota di merito alla ricostruzione scenografica, al trucco e soprattutto ai costumi di Denise Cronenberg, la sorella del regista. Belli anche i titoli di testa che alludono al foglio bianco su cui vergare con l'atto dello scrivere, riferimento alla nota metafora del bambino visto da Freud.

Dopo la visione di questo film, consiglio vivamente di tornarsene a casa, accendere il proprio DVD e di immergersi ne "La mosca", in "Videodrome" e in "Crash": si comprenderà quanto spessore ha questo Maestro del cinema contemporaneo.

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Ultima risposta 19/10/2011 14.51.50
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento agentediviaggi  @  17/10/2011 16:43:43
   8 / 10
Un Cronenberg diverso dal solito dirige non un film psicanalitico ma un film storico che ha per protagonisti i fondatori della psicanalisi le con risultati eccellenti.
Gli attori sono molto bravi (soprattutto Mortensen, ormai il suo attore feticcio) e i dialoghi stellari. L'ordine degli psicologi (o psicanalisti??) ha criticato severamente il film perchè mette in ridicolo (??) la psicanalisi. Non so se si riferiscono alle sculacciate di Jung/Fassbender sulla Spierlein/Knightley, ma molti episodi, come quello della reciproca analisi dei sogni sulla nave verso gli States, sono presi dal vero e mi sembra che il contrasto tra lo svizzero e l'austriaco sia reso molto bene anche se non si approfondisce il pensiero del primo. Ritengo che si tratti di un film di alto livello di uno dei pochi autori rimasti.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  17/10/2011 06:43:20
   7½ / 10
David Cronenberg si cimenta in un genere cinematografico di stampo piuttosto tradizionale e lo fa in maniera algida e molto elegante.
La prima parte del film è quella che ho preferito maggiormente con dialoghi vividi, intelligenti e anche pieni di ritmo. Il film è calante nella seconda parte ma non per questo scadente. Non annoia.
Per quanto riguarda la recitazione ho trovato le interpretazioni maschili nettamente superiori a quella di Keira Knightley.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento Caio  @  17/10/2011 00:10:28
   5½ / 10
Sinceramente mi ha annoiato e l'ho trovato piuttosto algido. Il film indugia troppo su alcuni dialoghi e accelera inspiegabilmente alcuni passaggi fondamentali della storia (la guarigione della donna), ed ho visto ben poco del genio di Cronenberg. Ho preferito di gran lunga Spider.

TheLegend  @  16/10/2011 18:00:30
   6 / 10
L'ho trovato ub pò troppo frettoloso e superficiale in alcune parti.
Sono poche le ose che rimangono impresse nella mente e si dimentica in fretta.
Bravi gli attori,purtroppo non supportati da dialoghi all'altezza.

Larry Filmaiolo  @  16/10/2011 14:30:46
   6 / 10
Sì, per carità, è carino...ma non è abbastanza provocatorio, non è cattivo fino in fondo, non è sufficientemente introspettivo. E dov'è Cronenberg?
L'algido Fassbender non sembra poi così tormentato, la Knightley schizofrenica sporge in fuori la mascella, Mortensen (feticcio!) tiene il sigaro in bocca per tutto il tempo. A quanto pare la diatriba tra Freud e Jung è solo un pretesto narrativo: ma non mi è chiaro per cosa.

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR alexava  @  16/10/2011 01:53:45
   5 / 10
Quando mi sono alzato dalla poltrona avevo un senso di magone allo stomaco. Il film ha fatto un buco nell'acqua. Si perde in modo convulso e confuso non nella piscanalisi, ne sarebbe uscito, forse, un film interessante, ma in sé stesso.
Abbindola lo spettatore interpondendo malaternando sulla stessa linea narrativa vicende lussuriose, psicanalisi tecniche, e profili storici traballanti. La figura di freud, meritava un po' di accortezza in più, suvvia. detto questo il film deficita di mordente, di sagace, e in fin dei conti è una poltiglia molto incocludente.

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Ultima risposta 13/10/2014 02.17.55
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  13/10/2011 17:44:31
   6 / 10
Forse se ne sono visti tanti di film su Freud, però non se ne era mai visto uno girato da Cronenberg! :) Dirò, non è che sia un gran film, poteva essere più coinvolgente sia dal punto di vista dei dialoghi che della trama, perché un personaggio sentitissimo come Freud meritava più spazio e introspezione (Cronenberg pensa prima di tutto al sesso, poi al resto)... ma il difetto maggiore della pellicola secondo me è Keira Knightley... la sua interpretazione è troppo forzata, sicuramente la più forzata che ho visto da molto tempo a questa parte. Bene però gli altri.

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Ultima risposta 05/11/2011 00.41.49
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woyzek  @  13/10/2011 09:59:47
   5 / 10
Noioso.
L'attrice secondo me non è per niente brava e l'hanno scelta a caso. E poi finisce senza lasciare nulla.

Gruppo COLLABORATORI Harpo  @  13/10/2011 00:44:34
   8 / 10
Inseparabili atto II.
Solito mostruoso Cronenberg che si diverte a girare un film incredibilmente teatrale. Spaventosi Mortensen, Fassbender e Cassel (10 minuti da incorniciare), unica nota stonata la Knightley.

dagon  @  12/10/2011 09:47:27
   6 / 10
Poco Cronenberghiano, ha il merito di far sì che, per una volta, non si leggeranno nelle recensioni le solite frasi stereotipate tipo “l’ossessione del regista per la carne” o “la fissazione per le mutazioni” che, immancabilmente, tocca leggere ad ogni film di Daviduzzo, anche se poi le tematiche fondamentali del regista sono tutte lì, seppur espresse in modo molto diverso.
Molto cerebrale (e, dato l’argomento, non poteva esser diversamente, probabilmente) e compassato, è sicuramente interessante, da un punto di vista teorico, per lo scontro tra due filosofie “psic(o)analitiche”. Peraltro, alla fine risulta un po’ noiosetto e poco appassionante, tanto vale leggersi un saggio.

Rand  @  09/10/2011 21:44:33
   9 / 10
Cronenberg è uno dei miei registi preferiti, non sbaglia un opera, dai film più visionari ed estremi a quelli più tradizionali e semplici. Qui oltre a mettere le due icone della psichiatria Freud e Jung in contrapposizione, crea un inedito triangolo socio terapeutico che coinvolge Sabina Spielman e Otto Waur. Se nella messainscena il regista sfodera la sua solita impeccabilità è la storia che si rivela da subito intrigante e coinvolgente, la Knightley rivela finalmente di avere un talento maggiore che nelle sue precedenti interpretazioni, dalla malattia, alla sua accettazione, per poi progredire e diventare essa stessa una psicologa infantile. Fasbender si conferma ancora una volta un talento eccezionale, in qualunque ruolo, riesce ad essere Jung, con le sue incertezze, le sue debolezze, la sua voglia di mettere tutto in discussione, a bilanciare il tutto un Viggo Mortensen in stato di grazia, il Freud che si pone come padre putativo, evocando la sua ebraicità.
I dialoghi sono semplici ma serrati, il discorso verte sulla sessualità, chiave di volta della spiegazione psichiatrica di Freud, mentre Yung pone il paziente al centro, non come malato, ma come persona da ascoltare, e da aiutare ad esorcizzare le sue paure. La colonna sonora fà da perfetto corollario alle vicende che si dipanano a Vienna e a Zurigo, bellissime le location, la cura impeccabile dei dettagli, basti pensare allo studio di Freud, il delicato accostamento delgi abiti, perfetti nel loro essere antichi ma eleganti, tutto questo concorre a fare di a dangerus method un film superlativo, e di David Cronenberg uno dei migliori registi non europei e non americano della sua generazione.
"E opinione comune che in genere è l'uomo a prendere l'iniziativa."

Sindromea  @  09/10/2011 18:09:35
   5½ / 10
Ne poteva uscire un capolavoro, rivolto anche ad un pubblico più "attento" incline ad una maggiore riflessione, date le tematiche.

kako  @  09/10/2011 16:15:43
   4½ / 10
sono andato al cinema con aspettative altissime su questo film e ne sono uscito estremamente deluso. Pellicola che parte destando parecchio interesse ma che col passare si rivela eccessivamente verbosa e statica. Non metto in dubbio l'importanza dei contenuti, essendo io interessato a certe tematiche "filosofiche" ma l'ho trovato eccessivamente piatto e stancante. Sembrava quasi un documentario più che un film. Peccato perchè tra tutti i lavori di Cronenberg (regista che stimo moltissimo) è quello che meno mi ha convinto e anche quello più lontano dal suo modo di far cinema. Per quanto riguarda gli attori ho apprezzato la piccola parte di Cassel, ho trovato abbastanza anonimo Fassbender, buono Mortensen, eccessiva e quasi involontariamente ridicola nella prima parte l'interpretazione della Knightley che però poi offre una prova molto buona da quando inizia a guarire. In definitiva un film che annoia, nonostante fosse basato su una storia particolarmente interessante. Peccato, tentativo bocciato.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR jack_torrence  @  09/10/2011 15:32:15
   10 / 10
Tantissima cultura, tantissimo cinema e letteratura girano da 100 anni attorno a Freud, figura ingombrante che aleggia anche su tutta l'opera di Cronenberg, e con la quale adesso il regista ha il coraggio una buona volta di fare i conti direttamente, come per provare a liberarsi dal fardello della sua autorità esattamente come volle fare il primo dei "discepoli", Jung, che rifiutò di esserne il delfino.

Due scene, nella polarità fra le quali si può dire si collochi tutto il film.
Scena 1. Sabrina Spielrein espone una sua teoria a Jung, che la ascolta con massimo interesse: la sessualità nella sua essenza più profonda ed estrema, rappresenterebbe per l'ego la propria distruzione: l'annullamento di un'individualità in un'altra. E dunque la rimozione delle pulsioni sessuali non corrisponderebbe alla rimozione di un primario impulso vitale, ma potrebbe scaturire dalla ribellione dell'ego al proprio annichilimento. Sarebbe "il contrario di quanto afferma Freud".
Scena 2. Jung, turbato, racconta a Sabrina che tutti i suoi sforzi sono tesi a fare della psicanalisi non semplicemente il percorso per svelare al paziente la sua malattia, che si contorce come un rospo in una stanza, ma il percorso per indicare al paziente la strada verso la pienezza dell'individuo per essere il quale è nato.
Cronenberg è evidentemente affascinato dalla psicologia junghiana: ci sono territori inesplorati, dentro e attorno l'essere umano. C'è dell'altro, al cuore dell'inconscio, oltre alla pulsione erotica come motore primigenio: qualcosa che ancora non è stato scoperto. Come, per Jung, non esisterebbero le coincidenze, così ciò che sembra appartenere al paranormale attenderebbe soltanto di essere decifrato in termini scientifici.
C'è una nuova tensione interna al cinema di Cronenberg: al regista non basta più svelare l'anima nichilista e autodistruttiva di Eros (ossia affermare che Thanatos non sia tanto l'opposto di Eros, ma ne costituisce l'essenza [vedere "Crash", "M. Butterfly", e più indietro "Videodrome"]. Per la prima volta si fa strada un barlume di positività nel nichilismo. Far luce sui territori inesplorati che si celano sotto le illusioni dell'identità potrebbe non portare solo a osservare un rospo che si contorce, ma illustrare potenzialità ignote della realizzazione di sé.

Naturalmente, i personaggi del film sono ben lontani dall'avvicinarsi a questo traguardo. Tuttavia (ed è il motivo per cui il film è diverso dai Cronenberg più "tipici"), il film si muove dalla metamorfosi "appariscente" per avventurarsi in una spirale che è contemporaneamente involutiva ma evolutiva (alla maniera di Kubrick). Cronenberg abbandona il mostro-Sabrina delle prime sequenze, che in crisi isterica si contorce e si deforma come una creatura mutante uscita dai primi film di Cronenberg, per affondare nel Logos. La Parola esplora i meandri della psiche disposta a smarrirsi in essa, a fare esperienza dello scacco della ragione e dell'imprescindibilità delle esperienze vissute sulla propria pelle.

"A dangerous method" è la storia di una sfida al principio di autorità. E' la complessa vicenda di una sofferta emancipazione da un masochismo intellettuale. Jung si smarca dal padre-padrone Freud, in un processo che passa attraverso l'assunzione di un ruolo sadico con Sabrina (mentre, per Sabrina, i rapporti masochisti con Jung rappresentano lo sfogo, la sublimazione del masochismo patologico che discendeva dal rapporto malato con il proprio padre).

Cronenberg ama ormai sempre di più affondare il proprio coltello in trame "apparentemente" classiche/tradizionali, in cui la trasparenza della superficie serve in primo luogo per affondare chirurgicamente sotto la superficie. E' fare con gli uomini, i loro sentimenti e le loro passioni, ciò che fa con gli insetti l'entomologo (anche se l'immagine è abusata, rende l'idea). E' difficile immaginare una sceneggiatura più trasparente di quella – magnifica, quasi insuperabile per precisione cronometrica – di "A dangerous method". Che capacità di sintesi, che narrazione veloce, saettante, essenziale! Tutto quello che dev'esser detto, senza esser lasciato sfuggire, viene detto a chiare lettere. E così viene mostrato: non ci sono ombre nelle immagini di Cronenberg, tutto è in piena luce, privo di contrasti, quasi piatto.



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"A dangerous method" allude ai germi delle due guerre che sconvolsero l'Europa e il mondo nella prima metà del XX secolo, allo stesso modo di come vi allude "Il nastro bianco" di Haneke.

Cronenberg abbandona poi i suoi personaggi, per riassumerne i destini seguiti "dopo la tempesta", in sintetiche didascalie che sembrano epitaffi. Nell'ultima di esse è evidente la predilezione per Jung, vissuto sino al 1969 divenendo "il più grande psicologo di tutti i tempi". Nel finale abbiamo assistito a un uomo parzialmente sconfitto, ma che si riprenderà, arrivando un po'più oltre, anche se la vita e la Storia consumano tutti, Cronenberg ha composto un inno alla fatica di non rassegnarsi. Le didascalie conclusive assomigliano a quella di "Barry Lyndon": "Buoni o cattivi, belli o brutti, ricchi o poveri, ora sono tutti uguali". Ma il continente che Jung ha intravisto, aspetta ancora di essere esplorato.

4 risposte al commento
Ultima risposta 04/11/2011 16.55.50
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento williamdollace  @  09/10/2011 10:31:18
   8 / 10
Cose così alla rinfusa, appunti, per poi ricordarmi di riprenderli in mano e in testa. Promemoria: imparare la grammatica del tono dela voce. E poi, innanzi tutto la figura di Otto Gross, fenomenale nel film, barbone dell'inevitabilità, paziente e inCurato, sottotetto dell'inconscio, animale manipolatorio interpretato da un diabolico Vincent Cassel: promemoria – approfondire la figura storica. Poi, Freud, un magistrale e contratto Viggo Mortensen, che catalizza il sesso e non scopa, pronto a difendere il suo status evitando di citare le note tendenze cocainomani, tuttavia, l'unico a fumare il sigaro: metafora del *****? In bocca? Promemoria: approfondire lato omoerotico di Freud. Poi Lei, finalmente non la figura di una mentecatta ma di una Persona impatologicabile, un fascio di nervi ognuno dei quali porta il nome Donna e il cognome Essere Umano. Soprannome: con le palle. Promemoria: approfondire e custodire. E poi un Carl G. Jung esaurito, con la contraddizione che divora, borghese piccolo e grande, con l'implacabilità dell'ambizione corretta della conoscenza, l'ineluttabilità delle ancore economico-sociali. E infine: le inquadrature di David Cronenberg, sottilmente violentissime, perversamente sane. Promemoria: chiedersi perché non ricordo i sogni sotto psicoinducenti. Fine delle Impressioni a Caldo.

Otto Gross: il 9 novembre 1913 viene condotto in un manicomio austriaco.

"Mai reprimere Nulla": Otto Gross.

"Die Freie Strasse": rivista gratuita del 1915 – 1916 per divulgare una psicanalisi formulata da Otto Gross: saltando a piedi pari Freud e contro Carl Gustav Jung.

Impressione personale: calcolo indiscreto della possibile potenzialità immaginativa erotica deduttiva e fortemente propulsiva dell'incontro immaginario fra Sabina Spielrein e Otto Gross. [N.B.: In "Al di là del principio del piacere" Freud, riferendosi alla sua ipotesi dell'istinto di morte, ne riconosce la priorità alla Spielrein: "Una parte notevole di queste speculazioni è stata anticipata da Sabina Spielrein, in un lavoro ricco di contenuto e di idee che purtroppo non mi è del tutto chiaro". (Boringhieri 1975, p.88)]

Gross/Cassel: L'animale umano di G. Noé che fa della demarcazione dei confini una pulsione di vampirismo intellettuale dedito al piegamento del polso del "perché no?"

Otto Gross morirà di fame sulla strada il 13 febbraio del 1920: libera associazione di idee "…la realtà e molto più caparbia e infinitamente più paziente. Proprio come un veleno insidioso nella falda freatica può impiegare anni prima di far sentire i suoi effetti, analogamente le conseguenze dei fatti impossibili non sono immediate." Casa di Foglie, Mark Z. Danielewski

1 risposta al commento
Ultima risposta 09/10/2011 10.53.48
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