Recensione soffocare regia di Clark Gregg USA 2008
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Recensione soffocare (2008)

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locandina del film SOFFOCARE

Immagine tratta dal film SOFFOCARE

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Immagine tratta dal film SOFFOCARE
 

Victor Mancini è un sex addicted. Frequenta gruppi di autoaiuto e lavora come figurante nella riscostruzione di un villaggio americano del secolo scorso. Per sostenere le spese per la degenza di sua madre Ida, Victor ha escogitato un sistema piuttosto originale: finge di soffocare durante i pasti in ristorante e vive dei soldi che chi gli salva la vita decide di inviargli di tanto in tanto.

Trasposizione fedele di un romanzo di Chuck Palahniuk, anche sceneggiatore, "Soffocare" racconta di un modo inedito per sbarcare il lunario, studiato da un giovane sex addicted, nella America degli altruisti, quella cioè precedente agli attentati terroristici che ne hanno in parte cambiato la disposizione verso il prossimo. In questa nazione piena di persone pronte ad intervenire per somministrare la manovra Heimlich ad un incauto giovane, la cosa più naturale che può accadere è che il salvatore in questione si senta legato emotivamente alla persona che ha sottratto a morte certa e decida di mandargli un po' di soldi ogni tanto. Victor ha basato parte dei suoi introiti, interamente devoluti alla degenza ospedaliera di sua madre, su questa piccola truffa che compie con allarmante frequenza. Quando non è impegnato a farsi salvare da soffocamento, Victor si divide equamente tra il suo altro lavoro, in cui recita un contadino del secolo scorso a beneficio di scolaresche e turisti, e il suo gruppo di aiuto per persone ossessionate dal sesso. Vive col collega di dipendenza Danny, e di tanto in tanto mette in atto le sue ossessioni facendo sesso per lo più con donne sconosciute. In ospedale incontra Paige, che lo mette a parte di una bizzarra teoria che riguarda le cellule fetali, e che dovrebbe aiutare sua madre a guarire. Ed è per questo che i due si dedicano assiduamente all'attività di maggiore interesse per lui, il sesso. Inoltre Danny scopre che la madre di Victor ha tenuto un diario, ma questo è redatto in italiano, quindi totalemte inutile ai fini del raggiungimento di un altro degli obiettivi dell'iperattivo giovane: scoprire l'identità di suo padre.

La storia è raccontata con toni a metà tra la commedia e il dramma familiare e, intervallata da piccoli flashback, ci svela lentamente il passato di Victor e di sua madre, insieme alla strabiliante esperienza che il ragazzo ha vissuto semplicemente seguendo la donna, nelle brevi parentesi in cui lei era fuori da carceri e ospedali. Sua madre si rivela essere una figura incredibilmente travolgente, e dallo strano potere di ammaliare chi la conosce davvero. I due attraversano l'infanzia di Victor su uno scuolabus rubato, e lui non potrà fare a meno di scoprire, vivendo con lei, che l'unico modo per attirare l'attenzione è quello di correre un serio pericolo di morte. Da qui la brillante intuizione di fingere un soffocamento, divenuta arte col semplice rinforzo delle genereose mance ricavate dalla performance.

La regia è minimale e l'intera rappresentazione è retta dalla sensazionale performance di Sam Rockwell cui fa da amplificatore un'ispiratissima Anjelica Huston, madre folle e affascinante, nel passato come nel presente. I due costruiscono senza sforzo un credibile per quanto strano equilibrio familiare, e i momenti in cui sono in scena insieme regalano un'alchimia che finisce per rendere sbiadite persino le acrobazie sessuali e i momenti pur esilaranti in cui Victor tenta di vivere, assai stancamente in verità, una vita normale. E se già il libro in sé portava il germe di una sceneggiatura più che interessante, da questo momento in poi nessuno che si trovi a leggerlo potrà immaginare un volto diverso, per Victor e per sua madre che non sia quello dei magici attori che qui sono chiamati a dar vita alla loro folle storia.

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Recensione a cura di Anna Maria Pelella - aggiornata al 06/04/2009

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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