Recensione prometheus regia di Ridley Scott USA 2012
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Recensione prometheus (2012)

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locandina del film PROMETHEUS

Immagine tratta dal film PROMETHEUS

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Immagine tratta dal film PROMETHEUS
 

In un tempo non ben definito, oltre 35.000 anni fa, un disco volante con a bordo un equipaggio appartenente a una evoluta specie umanoide, arriva sulla Terra dirigendosi in una zona del nostro pianeta particolarmente ricca d'acqua. Nei pressi di una magnifica e gigantesca cascata, un componente della nave spaziale, molto alto e dai lineamenti del viso ben squadrati, sta per compiere un rito del tutto speciale, ha un'aria solenne e una semisfera in mano contenente un misterioso infuso biologico. L'umanoide getta via il saio che lo ricopre dalla testa in giù e ingerisce la sostanza provocando la graduale distruzione del suo corpo. Quando la massa corporea si accascia sul terreno senza vita rotola pesantemente sul bordo del precipizio finendo nell'acqua della cascata. Il disco volante a quel punto si allontana. L'episodio dell'extraterrestre si rivelerà straordinariamente importante perché con quel gesto ha creato le condizioni per la nascita dell'uomo sulla terra.

Nel 2089 la coppia di archeologi Elizabeth Shaw (Noomi Rapace) e Charlie Holloway (Logan Marshall-Green) scopre tra alcune rocce montane di una zona alpina sconosciuta, una cavità che li conduce a uno strano disegno raffigurante un umanoide la cui mano indica, su una mappa stellare, la posizione della luna di un pianeta. Per la dottoressa Shaw quel disegno non ha meno di 35.000 anni e potrebbe trattarsi di un invito, rivolto ai terrestri, a raggiungere la luna indicata. La scoperta della mappa stellare, simile a diverse altre portate in luce precedentemente, avvalora un'ipotesi affascinante. Sembra trattarsi di un messaggio di extraterrestri. Le mappe sono state rinvenute in luoghi diversi, sedi di differenti culture mai giunte a contatto tra di loro.

Gli scienziati ipotizzano che questa serie di mappe confermerebbe l'esistenza di una razza extraterrestre che non solo ha preceduto la nostra ma l'ha anche fondata. L'eccezionale scoperta fa sognare progetti ad alcuni grossi finanziatori di imprese speciali, come Peter Weyland (Guy Pearce), creatore della Weyland Corporation. Peter finanzia la costruzione della nave spaziale Prometheus per raggiungere la luna indicata dall'ultimo disegno trovato. L'equipaggio della nave viaggerà in ibernazione, controllato dall'androide David (Michael Fassbender) che si occuperà anche della salute degli ibernati, dei dati biochimici di ogni sistema incontrato e del funzionamento di tutta l'astronave. Partita nel 2090 la nave arriva nel 2093 nei pressi della luna LV-223. Risvegliato dall'ibernazione, l'equipaggio è ragguagliato sulla missione da compiere: trovare forme di vita extraterrestre umanoidi soprannominate ingegneri. Meredith Vickers (Charlize Theron), responsabile della missione, dispone che l'equipaggio uscente dal Prometheus non abbia contatti fisici con alcuna forma di vita e che qualora si venisse al cospetto degli umanoidi di chiamare il Prometheus per concordare un immediato ritorno a bordo e studiare il da farsi. Il Prometheus atterra in prossimità di una piramide consunta dal tempo che non si comprende se sia naturale o sia stata costruita da altri esseri viventi. David, Shaw e Holloway si recano nella piramide, mentre Vickers e il capitano Janek (Idris Elba) a bordo scrutano, grazie a dei sensori volanti ad espansione di luce lanciati dalla squadra dentro la piramide, tutti i corridoi e i cunicoli della costruzione. Riuscirà l'equipaggio del Prometheus a portare a termine la missione chiarendo alcuni misteri sull'origine della vita sulla terra e la provenienza degli ingegneri?

Questo film di Ridley Scott per certi aspetti si può considerare un prequel di "Alien", nel senso che chiarisce, in modi in parte allusivi in parte diretti, in quali circostanze hanno avuto origine i mostri alieni della famosa serie e cosa essi rappresentavano in senso più metaforico per il futuro immediato dell'uomo. Vengono meglio delineati sia il contesto storico in cui si svolgevano i film sia, nell'attuale presente che viviamo, il perché sociologico di certe idee e concetti facenti parte di queste serie di opere; un'analisi intesa soprattutto come un gettar luce, un interpretare più a fondo quel riverbero di questioni legate alla storia sociale più specifica da cui i film prendono spesso corpo e anima.

Oltre allo spettacolo scenografico di indubbio valore, diversi sono i temi trattati dal film che in qualche modo si prestano a considerazioni filosofiche e interpretazioni psicanalitiche di rilievo, tanto che questa ennesima fatica di Scott si può indubbiamente ritenere come l'opera che maggiormente, di tutta la serie, ha prodotto effetti elaborativi strettamente culturali equilibrando saggiamente spettacolo e senso contenutistico dei messaggi visivi.
Di rilievo la problematica desiderante dell'androide (David) che pur non essendo stato programmato per avere emozioni si comporta come se le avesse, tanto da confondere il pubblico sulla sua vera personalità, che appare sempre in bilico tra realtà e finzione. L'androide tradisce uno stato emozionale preciso quando, al di fuori del lavoro, guardando alcuni filmati si identifica con Peter O'Tool mimandone sia l'aspetto esteriore sia alcune parole che pronuncia. E' come se in lui nascesse una pulsione psichica nuova, compulsiva, forse autentica che gli fa scoprire parti di sé sconosciute, nuove, una sorta di inconscio artificiale, frutto di relazioni patologicamente invidiose con l'umano divenute non del tutto controllabili che lo portano a una subdola, strisciante ribellione verso l'umanità, questa volta con la misteriosa complicità della donna responsabile del viaggio (Vickers).

Importante nel film anche la questione dell'origine dell'uomo, le cui radici religiose vengono messe da Ridley Scott dapprima tra parentesi e poi allargate all'improvviso al di là dei libri sacri più noti ma senza incompatibilità con essi: l'extraterrestre che trasmette la vita ad altri mondi può essere stato a sua volta creato dalla stessa divinità in cui credono i terrestri. Viene semplicemente estesa a un'altra parte dell'universo l'importanza della fede, non solo quella cristiana che caratterizza tutto l'equipaggio, ma tutte quelle presenti nella storia delle religioni.

C'è poi l'argomento del senso della vita vissuta, intesa come una eterna odissea dominata dalla curiosità, dalla ricerca scientifica e dal desiderio di avventura, che tanti rischi comporta ma che consente all'umanità passi avanti da non sottovalutare, pur in un contesto di globalizzazione delle economie e delle culture caratterizzata da forti contrasti di luci e ombre.

Da sottolineare anche il problema dell'amore e dei sentimenti tra sessi diversi nei lunghi viaggi interplanetari, che apparentemente nel film sembrano relegati, a causa del forte impegno della missione per l'esplorazione finalizzata, nella sessualità esclusivamente erotica, dominata dalla libido come bisogno naturale, ma che a un certo punto invece in un caso esemplare trova una complessità più coinvolgente, perché in una coppia dell'equipaggio i sentimenti esplodono trasformandosi poi, anche a causa di un contesto difficile per il loro sviluppo, in una tragedia.

Di ottima fattura tutto l'impianto scenografico, nettamente superiore ai film precedenti di Ridley Scott e a tutti quelli della serie "Alien"; il lavoro qualitativo della postproduzione digitale garantisce precisione nei dettagli, sorprendenti velocità diversificate delle azioni che compongono le scene dominate da fattori umani e naturali che si inseguono come la tempesta di silicio che mette e rischio il ritorno della squadra esplorativa nell'astronave Prometheus. Una postproduzione che non finisce di stupire per le sue ricche possibilità di intervento, che riducono il montaggio a una operazione tra altre del dopo girato film. Ad esempio molto importanti appaiono le operazioni di contrasto sui colori, cosa che produce veri e propri nuovi linguaggi visivi, aspetti che sembrano portare il cinema ad utilizzare meglio strumenti tecnologici sofisticati, tanto criticati nella fase iniziale ma che con la loro maturità dimostrano di essere sempre più indispensabili per migliorare velocità, ritmi, composizioni delle inquadrature e toni dei colori, in funzione di una scrittura visiva i cui elementi costitutivi intesi come blocchi tipo di immagini tempo in movimento creativamente ideate, vanno ad arricchire sempre più il già voluminoso vocabolario della lingua filmica, che non ha vocaboli ma migliaia e migliaia di brevi concetti guida iconici. A patto però che la macchina da presa e la fotografia, intese come riproduzioni dirette del reale, raccolta di elementi veri della vita, continuino ad avere un ruolo di primo piano.

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Recensione a cura di Giordano Biagio - aggiornata al 11/09/2012 15.17.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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