Recensione il giardino delle vergini suicide regia di Sofia Coppola USA 2000
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Recensione il giardino delle vergini suicide (2000)

Voto Visitatori:   6,50 / 10 (118 voti)6,50Grafico
Voto Recensore:   8,00 / 10  8,00
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locandina del film IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE

Immagine tratta dal film IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE

Immagine tratta dal film IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE

Immagine tratta dal film IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE

Immagine tratta dal film IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE

Immagine tratta dal film IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE
 

"Sul volantino verde era scritto che c'erano ottanta suicidi al giorno, trentamila all'anno, e ci metteva in guardia sui sintomi di pericolo che non potevamo non notare: le pupille delle ragazze erano dilatate? Avevano perso interesse nelle attività scolastiche, negli sport e negli hobbies? Stavano allontanandosi dai loro coetanei?"

La recensione contiene elementi di spoiler; se ne sconsiglia pertanto la lettura a chi non avesse ancora visto il film.

In una cittadina Americana durante gli anni Settanta vivono cinque ragazze, le sorelle Lisbon. Esse sono il ritratto della salute, della bellezza della giovinezza e quant'altro possa venire in mente pensando a delle adolescenti nel fiore della vita. Eppure sono anche tremendamente sole e imprigionate all'interno di un amore materno soffocante.
La casa nella quale vivono assieme ai genitori è delimitata da un giardino che segna il confine tra le ragazze ed il mondo esterno. La prima a togliersi la vita è Cecilia, la più piccola, e tutte le altre la seguiranno a distanza di breve tempo. La famiglia Lisbon è il ritratto della famiglia perfetta che però nasconde al proprio interno un'esistenza vuota e fredda, alimentata da un amore convenzionale e asfissiante.

La signora Lisbon (Kathleen Turner) incarna più la figura di un padre che di una madre; è lei che prende le decisioni, punisce le figlie, impone gli obblighi e i doveri morali. Contrariamente a quanto possa suggerire una prima lettura del film, la signora Lisbon è una madre che ama le proprie figlie, ma le ama nel modo sbagliato. E' una donna frustrata, vittima del conformismo e del credo religioso, che vorrebbe fare delle proprie ragazze un'icona di purezza e santità. Icone che non possono essere rispettate da cinque adolescenti che si trovano a vivere i migliori anni della loro vita nel bel mezzo degli anni Settanta. Questo la signora Lisbon non lo comprende e non lo farà mai, avvolta nella propria ottusità. Non si rende conto che ciò che nega alle figlie è la vita e l'amore per essa, infatti, alla fine del film quando tutte saranno morte, reciterà: "A nessuna delle mie figlie è mai mancato l'amore, c'era tutto l'amore necessario nella nostra casa. Non ho mai capito il perché."

Cecilia, al suo primo tentativo di suicidio fallito, viene recuperata nella vasca da bagno con i polsi tagliati e con un allegorico santino che scivola dalla sua mano. Questo incidente di percorso viene tamponato con facilità, il medico che visita la ragazza le rimprovera di essere troppo giovane per capire quanto sia complicata la vita, i genitori vengono spronati a far vivere a Cecilia dei rapporti umani che vadano oltre a quelli delle mura domestiche e i polsi tagliati vengono fasciati.
C'è molta fretta di sistemare l'accaduto, di nasconderlo come si nasconde la polvere sotto il tappeto; così durante una festicciola organizzata dai signori Lisbon, vengono nascosti i polsi bianchi di Cecilia, emblema del disagio e della sofferenza della ragazza, adesso coperti da braccialetti colorati di ogni forma e dimensione.
A nessuno interessano i motivi che possono aver spinto la ragazza a un gesto simile, espressione massima del malessere interiore. Quello che conta è far apparire tutto normale. La festa però non ha nemmeno il tempo di cominciare che Cecilia, buttandosi dalla finestra, si ritrova trafitta dalla ringhiera del giardino.
E' il padre che si avvicina alla figlia impalata in mezzo al prato, ed è lui l'unico autore dei pochi gesti umani visibili nel film. E' stato lui a convincere la moglie ad organizzare la piccola festa, sarà lui che convincerà di nuovo la moglie per far partecipare le sorelle al ballo di fine anno, ed è lui che guarda in faccia la figlia che ha preferito abbandonarli per prima. La signora Lisbon invece si para davanti alle sorelle, intima loro di non guardare, tuttavia non le protegge dalla vista della sorella morta, continua a fare quello che ha sempre cercato di fare: iper-proteggerle dalla vita. Vorrebbe che la vita non entrasse nei giovani corpi delle proprie figlie, ma la vita è anche morte e morire sarà l'unico modo che le sorelle troveranno per "vivere".

La ringhiera che ha attraversato il corpo della piccola ragazza, icona che simboleggia lo strumento di morte e di vita, verrà presto sradicata dal giardino, il parroco si preoccuperà di dichiarare l'accaduto come un incidente, ma ormai il caso Cecilia ha destato l'attenzione del tranquillo vicinato, della scuola e dei media. Adesso è stato portato alla luce il problema dei suicidi giovanili e l'argomento necessita di essere trattato.
La superficialità con cui viene affrontato è però indice della sterilità di quell'ambiente di vita. I vicini ne parlano in modo sbrigativo, a scuola vengono distribuiti dei volantini che mettono in guardia i ragazzi sui sintomi del suicidio ma gli unici che cercano di capire cosa davvero provino le sorelle, e cosa provava nello specifico Cecilia, sono un gruppo di ragazzi innamorati di loro. La scena nella quale la voce narrante di uno dei ragazzi legge il contenuto del volantino mentre l'immagine si sofferma su volto di Lux (Kirsten Dunst) come a voler sottolineare la presenza di tutti i sintomi, è molto bella. Lux, la più estroversa e ribelle delle cinque ragazze, sembra aver disegnato in volto quello che sarà il proprio destino nonché quello delle sorelle.

Le riflessioni più profonde sulle sorelle Lisbon provengono proprio da questo gruppo di giovanotti infatuati. Essi raccolgono tutto ciò che trovano su di loro - il diario di Cecilia, foto, bigliettini- e le amano nella maniera più pura e genuina che possa esistere, passando il tempo a cercare di capirle attraverso quei piccoli dettagli.
Le sorelle adesso sono rimaste in quattro e dopo la morte di Cecilia tornano a scuola più belle e raggianti di prima. La giovane suicida però ha sparso il seme del male nell'aria e il futuro di tutte loro è ormai segnato, consapevoli del destino che le attende. Quello che cambia è il modo in cui si approcciano agli ultimi mesi della loro vita. Lux, la sorella più disinvolta, pare voler vivere al meglio il tempo che le resta, mentre le sorelle Bonnie, Therese e Mary si mostrano più indifferenti al mondo circostante.
Parallelamente al percorso in discesa delle sorelle Lisbon anche gli alberi del quartiere si stanno ammalando. L'olmo tanto caro a Cecilia adesso porta un cartello che ne segnala il futuro abbattimento.

Il ballo di fine anno è l'ultima boccata di vita delle ragazze ma, a causa del mancato rientro in orario di Lux, le sorelle vengono tutte punite dalla madre con la reclusione in casa. Nemmeno a quel ballo hanno potuto essere loro stesse, la madre ha aggiustato i vestiti da loro scelti fino a trasformarle in "quattro sacchi identici", come se non avessero nemmeno un'identità propria.
Non esiste un confine tra le sorelle e loro stesse lo percepiscono. Quando Mary chiede, riferendosi ai cavalieri che sono stati scelti per accompagnarle al ballo, "Chi va con chi?", Therese risponde con un laconico "Tireranno a sorte".
L'unica che rimarca la propria natura è Lux, la quale scrive sulle mutandine il nome del ragazzo che l'accompagnerà al ballo, ma che la lascerà sola su un campo da calcio dopo averle fatto consumare il primo rapporto. Quando Lux si sveglia, sul suo viso non è presente né rabbia né tristezza, ma solo una sconsolata arrendevolezza.

Nel periodo di isolamento le sorelle riescono a mantenersi in contatto telefonico con i giovani ragazzi, ma quando la madre le scopre anche questo strumento di comunicazione viene bandito. Non resta che una lampada con la quale i due gruppi di giovani si mandano segnali da decifrare dietro le loro finestre. E' in questo modo che le sorelle prendono appuntamento con i ragazzi per la notte successiva, sognando di fuggire in macchina lontano, ma quando i ragazzi giungono a casa Lisbon ad attenderli trovano solo Lux.
Forse è l'unica rimasta ancora in vita, ma presto anche lei andrà incontro alla propria sorte. Prima che i ragazzi facciano la triste scoperta, una scena sublime raffigura tutti i giovani all'interno di una macchina che sfreccia in silenzio su una strada deserta e luminosa. L'unico suono che si sente sono le risate delle sorelle. Sembra essere un inno alla libertà e alla serenità che però le ragazze raggiungeranno in modo differente: Bonnie con una corda stretta al collo, Mary mediante il forno nel quale ha infilato la testa, Therese cullata dai sonniferi, ed infine Lux scendendo in garage a fumare la sua ultima sigaretta mischiata al gas di scarico dell'automobile accesa.
Poco prima del disgraziato epilogo l'olmo tanto caro a Cecilia viene abbattuto nonostante i tentavi di protesta delle sorelle, come a segnare il taglio netto che di lì a poco subiranno anche le loro vite.

La Coppola con questa sua meravigliosa opera prima ha saputo, in maniera raffinata ed elegante, presentarci questa storia tratta dal libro "Le vergini suicide" di Eugenides Jeffrey, riuscendo a trasmettere i sentimenti contrastanti vissuti da quelle creature. E' risuscita a riportare attraverso i colori e le musiche la stessa discordanza di emozioni che si sono agitate nelle sorelle Lisbon per tutta la loro breve esistenza. Le scene più coinvolgenti del film sono quelle ricche di silenzi, quelle dove a parlare non sono né la voce né l'espressione delle protagoniste, quelle oniriche e tinte di colori pastello. A queste si affiancano momenti di assoluta freddezza padroneggiati dalla giornalista superficiale che si occupa del caso Cecilia e dallo sterile rapporto sessuale consumato da Lux su quel prato bagnato.

Il cast è straordinario, su tutte spicca la giovane Kirsten Dunst per bellezza e bravura, che è perfetta nel ruolo della figlia indisciplinata, ed esprime con precisione il contrasto che ha pervaso gli animi delle giovani sorelle: la voglia di vivere propria di quell'età e il soffocamento da parte dell'amore materno.

Il film si conclude con la festa di una nuova giovane debuttante, l'episodio delle sorelle Lisbon sembra dimenticato ma esse sono ancora nell'aria, in quell'odore pestilenziale che ha invaso la città durante l'estate e che ricorda la loro morte.

"Ciò che si trascinarono dietro non era vita, ma una banale lista di fatti frivoli, un orologio sul muro che scandisce il tempo, una camera offuscata a mezzogiorno e l'assurdità di un essere umano capace solo di pensare a se stessa."

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Recensione a cura di jem. - aggiornata al 10/04/2013 14.44.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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