Recensione il buono, il brutto, il cattivo regia di Sergio Leone Italia 1966
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Recensione il buono, il brutto, il cattivo (1966)

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locandina del film IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO

Immagine tratta dal film IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO

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Immagine tratta dal film IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO
 

Si respira aria di leggenda fin dai titoli di testa, assolutamente innovativi.
Sergio Leone, già campione d'incassi in Italia con i precedenti "Per un pugno di dollari" e "Per qualche dollaro in più" chiude la cosiddetta trilogia del dollaro e conquista il mercato statunitense nonché quello mondiale. Pensate che la trilogia del dollaro incasserà nel 1966, anno dell'uscita de "Il buono il brutto e il cattivo", solo negli Stati Uniti, qualcosa come 165 milioni di dollari, rapportato agli spettatori-incassi di oggi, cosa mai riuscita a nessun regista europeo (e mai eguagliata). Leone non aveva più intenzione di girare western, dopo i due film sul "dollaro", ma spinto dalla United Artists e dal suo sceneggiatore Luciano Vincenzoni, cambiò idea.

"Il buono, il brutto e il cattivo", nonostante sia un film western, vuole anche celebrare l'anarchia e la spensieratezza di tre picari di fronte ad un mondo dominato dalla violenza.
L'umorismo nero che pervade ogni angolo della pellicola rispecchia al massimo la personalità del regista e sarà imitato da centinaia di film successivi, oltre che dai noir di Quentin Tarantino (la cosiddetta sdemonizzazione della violenza). Lo stesso Peckinpah si ispirerà proprio alla violenza dei film di Leone per i suoi "Il mucchio selvaggio" e "Cane di paglia", cosa che farà anche Kubrick, ispirato inoltre dall'uso della musica strettamente legato alla temporalità delle immagini.

Il film in questione, come detto, narra le avventure di tre anarchici Bounty killers, i quali si muovono, del tutto ignari o noncuranti, in un far west dominato dalla guerra di secessione. Affrontare un argomento come quello della guerra civile americana sembrava un tabù, ma Leone, al contrario dei registi americani, seppe muoversi con disinvoltura in un argomento tanto censurato. Lui voleva semplicemente girare un film western, una sorta di caccia al tesoro: tutt'al più le scene degli accampamenti di prigionia dovevano essere raccordate ai campi di concentramento di Auschwitz e le scene bellissime di guerra essere una denuncia della guerra in generale. Ma è la cosiddetta caccia al tesoro, velata come scritto più sopra da un sarcastico ed impareggiabile senso di ironia più volte imitato ma mai eguagliato, a dominare la scena. Il buono (Clint Eastwood, che grazie a quest'ultimo film si consoliderà una star di fama internazionale) potrebbe essere un figlio di buona donna, il brutto (Eli Wallach) ha, oltre a delle grezze maniere, anche un nobile passato ed infine il cattivo (Lee van Cleef) sembra proprio conservare il ruolo attribuitogli (anche se nella versione nordamericana il brutto diventerà Van Cleef e il cattivo Wallach). Numerose scene, proprio a cominciare dalla sigla, sono rimaste nella leggenda.

Come sopra scritto, la sigla è già qualcosa di universalmente conosciuto. Dalla Cina agli Stati Uniti, dal Giappone al Sud America, sfido chiunque a non ricordare il motivetto iniziale composto da Ennio Morricone. Se già la sigla del precedente film, ed i conseguenti titoli di testa, rappresentavano qualcosa di innovativo, qui ci troviamo di fronte a qualcosa di unico, mai visto prima, non solo per il genere western.
E pensare che il film fu realizzato per caso! Infatti, subito dopo il successo di "Per un pugno di dollari", i distributori americani furono attirati dal successivo "Per qualche dollaro in più" e si precipitarono in Europa dove poterono constatare con i loro occhi le sale cinematografiche francesi, italiane, spagnole, scandinave ecc... strapiene durante la proiezione della pellicola. Perciò contattarono Vincenzoni, assicurandogli non solo di acquistare i due precedenti film, ma anche, a scatola chiusa, il successivo western. Vincenzoni ne parlò a Leone che si trovò spiazzato, ma vista la generosa proposta economica (che gli garantiva a soli trentasette anni, per sua stessa ammissione, di potere campare di rendita per il resto dei suoi giorni) fattagli dalla United Artists (la major hollywoodiana che distribuirà la trilogia del dollaro in America e produrrà insieme alla Paramount gli altri suoi tre film, ovvero "C'era una volta il West", "Giù la testa" e "C'era una volta in America"), disse che aveva già in procinto di realizzare un terzo film sempre imperniato sull'uomo senza nome (Clint Eastwood). In realtà Leone aveva già in mente quel film leggendario con De Niro che potrà però realizzare 19 anni più tardi.
Tra le figure di contorno ricordiamo un sempre ottimo Mario Brega, mentre tra le innumerevoli scene: le battaglie tra nordisti e sudisti, Eastwood che viene lasciato morire di sete nel deserto e successivamente salvato da Wallach dopo che ha scoperto per caso dove è nascosto il tesoro; Eastwood che fa fare una tirata al suo sigaro ad un soldato in agonia e naturalmente la sfida finale tra i tre avventurieri. Nella memoria popolare è rimasta stampata sicuramente la scena in cui Wallach sta facendosi il bagno e, sorpreso da un pistolero col quale aveva un conto in sospeso, alle minacce di costui che gli punta una pistola contro, gli spara (aveva nascosto la sua arma nella schiuma da bagno) e, una volta che questo è caduto a terra esangue gli dice: "quando si spara si spara, non si parla!".

Il Buono, il Brutto e il Cattivo divenne uno slogan popolare così comune negli USA che venne adottato da Bobby Kennedy durante la campagna elettorale.
Nel 1966 uscirono negli Stati Uniti anche i due precedenti film della "trilogia del dollaro" i quali, stroncati dalla critica americana (come già erano stati in precedenza da quella europea ed orientale) sbancarono il botteghino.

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Recensione a cura di paul - aggiornata al 27/01/2005

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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