Recensione blood simple - sangue facile regia di Joel Coen, Ethan Coen USA 1984
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Recensione blood simple - sangue facile (1984)

Voto Visitatori:   7,19 / 10 (52 voti)7,19Grafico
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locandina del film BLOOD SIMPLE - SANGUE FACILE

Immagine tratta dal film BLOOD SIMPLE - SANGUE FACILE

Immagine tratta dal film BLOOD SIMPLE - SANGUE FACILE

Immagine tratta dal film BLOOD SIMPLE - SANGUE FACILE

Immagine tratta dal film BLOOD SIMPLE - SANGUE FACILE

Immagine tratta dal film BLOOD SIMPLE - SANGUE FACILE
 

Un marito sospettoso assume un detective privato per raccogliere prove sul tradimento di sua moglie con uno dei suoi dipendenti. Quando questi gli mostra le foto dei due amanti, lo ingaggia per assassinarli.
In realtà, il detective aveva truccato le foto per poter spillare più soldi e, dopo averli ricevuti, attuerà un piano malefico per liberarsi delle prove del suo misfatto.

Primo film dei geniali fratelli Coen, che contiene già tutto il loro rigore formale e la loro estrema inventiva. Parte come una semplice storia di amore, tradimento e vendetta e si trasforma in qualcosa di molto più oscuro, contorto e complicato che mostra tutto il pessimismo e la scarsa fiducia nell'umanità e tutta la crudeltà e l'ineluttabilità della vita.
Quattro i personaggi attorno ai quali ruotano le nerissime vicende raccontate dalla pellicola, quattro le personalità descritte e tratteggiate con una perfezione ineccepibile, quattro gli sguardi che si incrociano e ci raccontano il disfacimento e la degradazione dei valori, degli ideali e dei sentimenti, anche se per assurdo almeno tre dei personaggi agiscono spinti proprio dall'amore e da alcune delle sue sfaccettature: la gelosia e il possesso, l'anelito di protezione nei confronti dell'oggetto dei propri desideri e, infine, la voglia di rivalsa e di affermazione personale (questi ultimi sentimenti fanno parte dell'amor proprio che è pur sempre una forma di amore).

Ad agire spinto dalla cupidigia, dalla sete di denaro, dalla cattiveria vera e propria è solo il detective, in realtà estraneo ai fatti, ma ad un certo punto immersone fino al collo.
Personaggio che risulta essere il più riuscito e il meglio caratterizzato anche grazie ad una mimica facciale dell'attore davvero molto particolare. Personaggio che ci regala numerosi colpi di scena e cambi di prospettive, connotando la pellicola di una vena noir che più noir non si può e muovendosi con i suoi stivali da cowboy e il suo cappello da rodeo tra i pub, le strade e le abitazioni del Texas, terra di confine tra il bene e il male (non a caso location anche di "Non è un paese per vecchi" nel quale i fratelli si sono sicuramente ricordati della loro straordinaria opera prima).

Gli altri tre protagonisti si muovono incerti e traballanti sulla scacchiera del sospetto, della paura e soprattutto del pericolo.
Il marito tradito ad un certo punto pare quasi pentirsi dell'incarico dato al detective, ma decide comunque di pagarlo come previsto, l'amante-barista pretende la sua liquidazione e farà di tutto pur di ottenerla, anche perché sospetterà della sua donna e cercherà di proteggerla nascondendo le prove di quello che a suo parere è un omicidio da lei commesso, e quest'ultima (interpretata da una giovanissima e bravissima Frances McDarmond, divenuta poi moglie del regista e sua attrice "feticcio") dovrà difendersi a tutti i costi da insidie, trappole e pericoli che provengono dal buio e che per tale motivo sono più oscuri e indecifrabili che mai.
Pericoli che assumono quasi il connotato di uno spettro contro cui combattere e difendersi a tutti i costi e contro cui affermare la propria personalità, indipendenza e superiorità.

Il buio, dunque, è un elemento fondamentale di "Blood simple" e contribuisce ad accrescere il livello di ansia e di quasi terrore nello spettatore, che non sa mai (da un certo punto della pellicola in poi) cosa aspettarsi e soprattutto da chi aspettarselo.
I volti e i corpi dei protagonisti sono immersi quasi sempre nell'ombra e si muovono in spazi stretti e circoscritti, se si esclude la straordinaria sequenza del barista quasi impazzito che sfreccia di notte con la sua auto tra le strade deserte del Texas, per liberarsi di un cadavere che alla fine risulta non essere un cadavere.
La notte, quindi, è l'altra protagonista di questo film, insieme al Texas e alle sue strade lunghe e desolate, i suoi pub squallidi e volgari, i suoi appartamenti gestiti da vecchie signore rincitrullite.

I Coen, già dal loro esordio, hanno dimostrato una padronanza di regia, ma anche di sceneggiatura, non indifferente, prendendo spunto da Hitchcock e de Palma e imparandone la lezione, rielaborando tutte quelle che sono le loro peculiarità, prima su tutte l'attenzione al particolare e la predilezione per gli oggetti e la loro importanza e funzionalità: una pistola, un accendino, una camicia inzuppata di sangue, dei pesci, un coltello, una vanga e via di questo passo.
Partono col piede giusto i Coen, anche se più pessimisti e privi di speranze che mai e costruiscono un thriller, che è anche un noir e un giallo, ma soprattutto una finestra aperta sulla natura umana e su alcune delle sue sfaccettature.
Non ci risparmiano, per fortuna, il loro proverbiale humor nero che li ha resi unici e inimitabili, rendendo i loro personaggi dei luoghi comuni al contrario, degli stereotipi privi di stereotipo, dei modelli predefiniti che invertono le aspettative ed evitano le banalità: il marito cattivo alla fine pare quasi il più buono del quartetto, la femme fatale non è poi così fatale e si rivela essere molto fragile, l'amante imbranato si rivela molto furbo anche se spaventato e il detective infallibile si fa fregare da un coltello infilzato nella mano.

"Blood simple" è, insomma, un'opera prima più che riuscita che si arricchisce anche di una colonna sonora e di una fotografia di ottimo valore e che ha fatto da apripista a numerosi altri gioiellini dei due impareggiabili fratelli.

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Recensione a cura di A. Cavisi - aggiornata al 17/05/2010

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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