Recensione antarctica regia di Koreyoshi Kurahara Giappone 1983
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Recensione antarctica (1983)

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locandina del film ANTARCTICA

Immagine tratta dal film ANTARCTICA

Immagine tratta dal film ANTARCTICA

Immagine tratta dal film ANTARCTICA

Immagine tratta dal film ANTARCTICA

Immagine tratta dal film ANTARCTICA
 

"Antarctica", titolo originale "Nankyoku Monogatari", (Storia del Polo Sud), è un film giapponese del 1983 basato su fatti realmente accaduti. Il film racconta la drammatica storia di un gruppo di cani di razza Husky, abbandonati in Antartide durante la seconda spedizione dell'Anno Geofisico Internazionale del 19571.

La pattuglia è guidata principalmente da tre scienziati: un geologo, Akiro Yoshioda, un metereologo, Kenjiro Oji e un medico, Yuko Osaki. L'unico mezzo di trasporto in quelle gelide terre è costituito da quindici cani da slitta, allenati a resistere a temperature estreme. Arriva la data del passaggio di consegna con la seconda squadra di scienziati, ma le condizioni atmosferiche impediscono l'operazione che sarebbe dovuta avvenire direttamente alla base Showa2.
I cani vengono legati a una catena per impedirgli di scappare fino all'arrivo dei sostituti. Per non correre rischi il gruppo viene trasportato da un aereo a gruppi di tre persone su una nave rompighiaccio. Le condizioni meteorologiche peggiorano e la nave si incaglia, pertanto, non potrà raggiungere la base. L'ammiraglio della nave annuncia agli ufficiali, sottoufficiali e tutti i membri della spedizione che ogni tentativo di lasciare il secondo gruppo di studi alla base è fallito, dunque, decide di interrompere e chiudere la spedizione stessa. Yoshioda e Oji si oppongono e chiedono di andare in soccorso dei cani rimasti incatenati, ma l'autorizzazione ad andare non viene concessa in quanto, oltre alle proibitive condizioni atmosferiche, non c'è abbastanza carburante, rimasto appena sufficiente per garantire il rientro a tutto l'equipaggio.

Comincia così l'avventura dei 15 cani che, prendendo coscienza del fatto di essere stati abbandonati, intraprendono la dura lotta per la sopravvivenza in questo struggente e ostile scenario. Soltanto otto cani riescono a liberarsi: Anko, Jack, Riki, Jiro, Shiro,Taro, Kuma e Deri. Consapevoli delle condizioni avverse, vivono in branco con a capo Riki, il più anziano. Sono affamati, e la ricerca costante di cibo e riparo li rende sempre più selvaggi e spietati. Tra i silenziosi e raccapriccianti colori del gelo che scendono dal cielo della lunga notte polare, i cani rimangono sempre uniti, condividendo ogni momento drammatico della solo esistenza. Soltanto uno di loro decide di non seguire il branco, Kuma, il secondo cane più anziano del gruppo che, incapace di sottomettersi a un capo, andrà smarrendosi per la sua strada. Al ritorno della primavera, gli scienziati Toshioda e Oji, presi dal rimorso, ritornano in Antartide in una successiva spedizione per vedere cosa è successo.

La primavera arriva anche per i nostri amici ormai stremati, costretti ad affrontare nuove e inaspettate avversità. I ghiacci si sciolgono e i cani, superstiti del freddo inverno polare, devono vedersela con lo scioglimento dei ghiacci e con veementi predatori marini. Arrivati alla base Showa, i due scienziati, protagonisti di questa tragica sventura, trovano sette dei quindici cani morti ancora incatenati, ma nutrono ancora una speranza. Molti collari sono stati trovati slacciati,alcune catene spezzate; forse qualcuno ce l'ha fatta!. Dalla cima di un colle spuntano in lontananza i fratelli Taro e Jiro, gli unici due sopravvissuti. Gli scienziati, increduli, corrono verso di loro, ma i due fratelli, diventati ormai selvaggi, tra gemiti di disprezzo esitano ad andargli incontro. Data la situazione di sfiducia, Yoshioda, con urlo sofferente, li chiama per nome, e i due cani, senza più esitare, corrono verso di loro regalando al pubblico una delle scene più commoventi nella storia del cinema. Tutto è passato, tutto è perdonato.

Il film, è un po' ibrido nel suo genere, in quanto intreccia lo stile documentaristico con il romanzo. Dei fatti realmente accaduti si possono riscontrare solo quelli in cui erano presenti gli uomini della prima spedizione. Tutto ciò che è relativo al lungo periodo in cui i cani sono rimasti soli nel cuore dell'Antartide è raccontato sulla base di un'ipotetica ricostruzione.
Tutto il cast ha lavorato egregiamente, ma i veri protagonisti del film sono i cani che, rendendo ogni scena drammatica del tutto credibile, si dimostrano degli attori eccellenti, nonostante il lungo tempo di realizzazione (tre anni).
La struggente fotografia ritrae l'impeto di luoghi dalla natura incontaminata, ammaliante e al contempo inquietante, ma Il film è stato girato sulla punta settentrionale di Hokkaido, non in Antartide.
Il maggior punto di forza che lascia il segno indelebile di questo film è senza dubbio la magnifica colonna sonora firmata dal genio di Vangelis. Per quanto risulti una credibile composizione inerente al film, l'artista non vi fa alcun riferimento particolare, bensì, sfrutta le sue percezioni di pace derivanti dall'immaginario contatto con le gelide e sconfinate distese desertiche che i luoghi infondono. Paradossalmente riesce ad accostare la dinamicità delle sonorità della sua opera in un *contesto* trascendente le suggestive atmosfere dei luoghi ripresi nel film, generando una straordinaria empatia che caratterizza le bellezze di una terra lontana dallo splendore inviolabile, transitando da armoniosi momenti di confortevole tepore a momenti di gelida e sconcertante solitudine3.

Il film è stato un grande successo in Giappone, incassando circa 5.900.000.000 di Yen. La razza dei cani, per un breve periodo, diventò molto popolare. Tuttavia, sono state espresse diverse perplessità sulle condizioni estreme a cui sono stati sottoposti gli animali per ottenere un tale grado di realismo.
L'American Humane Association4 espresse una netta posizione di disaccordo con la dichiarazione che si scorge a fine pellicola "Nessun animale è stato danneggiato", definendo il rating del film inaccettabile, all'insegna di quella che viene considerata una deliberata crudeltà sul set. Il regista replicò dicendo che le emozioni mostrate dai cani durante le riprese furono accuratamente catturate e poi adattate nelle parti pertinenti, durante la fase di montaggio. Per ricreare le scene di morte, i cani furono accuratamente anestetizzati senza alcun rischio per la loro incolumità. Le scene in cui i cani annegano, o precipitano dai dirupi, sono state realizzate in studio. Il sangue sui cani era ovviamente finto come lo era anche la morte di alcuni animali-preda (un uccello marino e una foca).

Nel 2006 è stato proposto sul grande schermo un remake diretto da Frank Marshall dal titolo "8 amici da salvare", ma la storia è tutta romanzata. Trae ispirazione dal film di Koreyoshi Kurahara soltanto per ciò che concerne la morale sull'abbandono, pertanto, si tratta di un ennesimo film strappalacrime della Disney, astutamente preconfezionato per il consueto target di pubblico più giovane, di cui non si sentiva proprio il bisogno.

In "Antarctica" di certo possiamo notare che la tecnologia utilizzata è abbastanza obsoleta e che una sua versione rimasterizzata con le ultime moderne tecnologie potrebbe forse dare un ulteriore valore aggiunto alla qualità delle immagini e del sonoro, ma, d'altronde, avrebbe senso una restaurazione del "Cenacolo di Leonardo?

Certe opere artistiche sono uniche e irripetibili, e "Antarctica" è una di queste.


1 http://it.wikipedia.org/wiki/Anno_Geofisico_Internazionale
2 http://it.wikipedia.org/wiki/Stazione_Sh%C5%8Dwa
3 http://www.debaser.it/recensionidb/ID_32354/Vangelis_Antarctica.htm
4 http://en.wikipedia.org/wiki/American_Humane_Association

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Recensione a cura di Fulvio Baldini aka peter-ray - aggiornata al 14/11/2012 17.01.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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