Recensione 007 - il mondo non basta regia di Michael Apted USA 1999
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Recensione 007 - il mondo non basta (1999)

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locandina del film 007 - IL MONDO NON BASTA

Immagine tratta dal film 007 - IL MONDO NON BASTA

Immagine tratta dal film 007 - IL MONDO NON BASTA

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Immagine tratta dal film 007 - IL MONDO NON BASTA

Immagine tratta dal film 007 - IL MONDO NON BASTA
 

"Il mondo non basta" è il diciannovesimo film della saga dell'agente segreto più famoso del mondo. Esce nel 1999 e pur avendo in sé alcune dinamiche "storiche" per la storia della serie, in realtà non si segnala come il miglior film di 007 e anzi si può dire in tutta onestà che pur essendo godibilissimo dall'inizio alla fine è il peggiore con Brosnan.

Oro nero

La storia principale è scritta ancora una volta da Bruce Fersetein insieme a Neal Purvis e Robert Wade.
Analizzandola dopo tredici anni fa specie constatare come ancora una volta, contro ogni accusa di inverosimiglianza, Bond sia un profeta dei nostri tempi: i giochi di potere che sovvertono l'equilibrio mondiale riguardano il petrolio e la costruzione di uno di essi nel Mar Caspio (tra l'altro alcuni di essi nominati nel film e che all'epoca non esistevano vennero davvero costruiti successivamente). Ii rapporti di tensione tra le varie nazioni esistenti per i collegamenti di oro nero era una notizia molto sentita. Il diciannovesimo Bond movie parte proprio da qui.

Bond si ritrova a proteggere la figlia di un famoso petroliere ucciso, Elektra, a suo tempo imprigionata da un terrorista di nome Renard. Come da programma, 007 non resisterà alle tentazioni lascive che la ricchissima e potente ereditiera le offre e si ritroverà invischiato in un intrico di complotti, finzioni e piani tesi a sovvertire l'ordine mondiale.
Se il film contiene sequenze di azione esaltanti, altre non sono per nulla all'altezza e il rischio noia è dietro l'angolo: autocitazioni, ripetizioni, fino al finale ancora una volta sottomarino... si salva il tentativo degli sceneggiatori di coinvolgere M (sempre grandiosa la Dench) nell'intreccio principale. E poi le recitazioni della Marceau e di Carlyle.

Titoli di testa

L'incipit prima dei consueti e familiari titoli di testa è il più lungo della storia di Bond: 14 minuti che, a differenza di quanto succedeva nei precedenti due, fanno entrare 007 già all'interno della vicenda del resto del film, e che si segnalano per un inseguimento in barca (in realtà abbastanza piatto) sul Tamigi subito dopo una consueta scena a Bilbao, dove Bond per poco non ci lascia le penne, per poi uscirne lindo e profumato come suo solito. E poi per la partecipazione all'epoca esaltata dai media italiani di Maria Grazia Cucinotta nel ruolo di un sicario avvenente: parla pochissimo e appare poco, ma stranamente si lascia ricordare. Non si sa il perché dopo tutto ma è cosi. In realtà il suo ruolo fu un contentino perché fu provinata per il ruolo di Elektra King, ma il suo inglese non era soddisfacente con il senno di poi, per fortuna la Marceau prese il ruolo.
Nei titoli di testa donne si muovono sinuose nel petrolio, mentre la canzone che da il nome al titolo è dei Garbage ed è molto bondiana in tutto e per tutto.

Bond girls

Si parte con lei, Elektra King: una splendida Sophie Marceau che dà una grande prova di recitazione oltre che di bellezza naturale. Il suo ruolo cosi ambiguo e infine tanto crudele è la cosa più riuscita del film. Credibile in un modo o nell'altro fino in fondo, è in realtà una mantide religiosa pronta ad uccidere Bond senza rimorso, dato il suo amore per Renard. Addirittura, e qui sta il punto di forza della sceneggiatura, Elektra ha in potere non solo il destino di mezzo mondo ma dello stesso villain Renard: una persona insensibile al dolore ma soggiogato dall'avvenenza di questa donna crudele e tenera, dai mille volti. L'altra ragazza che al contrario rappresenta la purezza di cui Bond (manco a dirlo) subirà il fascino per l'ennesima volta, è Denise Richards nel ruolo della dottoressa Christmas Jones: il nome ideale per permettere a 007 di infarcire di un doppio senso conclusivo questa sua avventura. E a ben vedere, "Il mondo non basta" è uno dei film di Bond con più doppi sensi e battute "pesanti" sul sesso.

Villain

Renard, interpretato da Robert Carlyle, è un terrorista che a causa di un proiettile conficcato vicino il cervello ha perso ogni sensibilità fisica: non sente dolore... eppure lo spettatore avrà modo di provare quasi pena per lui, sinceramente innamorato di Elektra. Uno strano villain ambiguo e per una volta pieno di contraddizioni, in poche parole non un cattivo totale. Sarà ucciso proprio a causa del suo amore per la ricca ereditiera che rapì a suo tempo: Bond infatti gli dirà della sua morte facendogli perdere la testa e in seguito approfittandone.

Q, per l'ultima volta

Ecco il motivo per cui "Il mondo non basta" verrà ricordato dai fan di 007: è l'ultima apparizione del personaggio storico per antonomasia della saga, Q. Ed è stranissimo quello che è successo in questo film; difatti quasi come una premonizione che questa sarebbe stata la sua ultima partecipazione (comprensibile data l'età dell'attore Llewelyn), Q presenta a 007 non solo i gadget della sua nuova avventura ma anche il suo aiutante/sostituto R (il grande John Cleese). La scena del saluto con Bond assume un significato potentissimo alla luce dell'incidente automobilistico che uccise l'attore poco tempo dopo le riprese: 007 chiede con apprensione a Q se questi si ritirerà presto e lui evade la domanda con la solita ironia, ma stavolta quasi malinconica. Per poi uscire di scena con un "piano di fuga" abbassandosi con un montacarichi sparendo "sottoterra": e se non volessimo scomodare la psicanalisi o capolavori che sarebbe eresia accostare ad una pellicola di James Bond, diciamo che involontariamente la sequenza ricorda molto da vicino il sogno di Guido su suo padre in "Otto e Mezzo". E Q, in fondo, è sempre stato una figura paterna, l'unica possibile, per l'agente segreto britannico. Talmente potente che fino ad oggi nessuno ancora lo ha mai sostituito e che i fan hanno adorato per lungo tempo. Un'uscita di scena talmente perfetta nella sua successiva tragedia da far riflettere su come il caso spesso ci si mette di mezzo a rendere storicauna sequenza di un film.

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Recensione a cura di elio91 - aggiornata al 21/05/2012 17.07.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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