viva la muerte regia di Fernando Arrabal Tunisia, Francia 1971
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viva la muerte (1971)

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locandina del film VIVA LA MUERTE

Titolo Originale: VIVA LA MUERTE

RegiaFernando Arrabal

InterpretiFernando Arrabal, Mohamed Bellasoued, Mahdi Chaouch, Jean Louis Chassigneux

Durata: h 1.30
NazionalitàTunisia, Francia 1971
Generedrammatico
Al cinema nel Maggio 1971

•  Altri film di Fernando Arrabal

Trama del film Viva la muerte

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Voto Visitatori:   8,16 / 10 (16 voti)8,16Grafico
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Voti e commenti su Viva la muerte, 16 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Crabbe  @  02/11/2017 10:43:28
   5 / 10
Un film surrealista, onirico e crudele sulla scia di Jodorowsky.

Pochezza spacciata per arte.

7219415  @  19/07/2013 22:32:48
   7 / 10
Lo voglio premiare perchè è particolare e perchè è il suo esordio...ma a me sti film surreali diretti dal MOVIMENTO PANICO (in tutti i sensi) non mi hanno mai entusiasmati...forse sotto oppio potrebbero fogarmi ma da sano no...Stupendi i disegni di Topor

Crimson  @  08/04/2012 13:23:56
   9½ / 10
"Il ragazzo Fando ama sua madre di un amore eccessivo, chiaramente edipico, che alla fine potrebbe portarlo, per istintiva rivalità, a prendere le parti della donna contro il padre. Ma Fando sente, al tempo stesso, oscuramente, che deve rivoltarsi contro sua madre e contro il mondo retrivo e bigotto che essa incarna. Allora, con mezzi drastici e disperati, egli opera una scelta esistenziale. Tra se stesso e sua madre getta la delazione materna, il destino del padre, e, alla fine, la rivoluzione. Si identifica, insomma, con il padre " rosso " ; rifiuta la madre franchista. Lo sforzo durato per ripudiare la madre, lo fa ammalare." (Alberto Moravia)

Alberto Moravia è stato tra i pochissimi, nel nostro cattolicissimo paese, ad encomiare i film di Arrabal e Borowczyk negli anni '70.
Con spirito critico aveva intuito e forse un po' invidiato il poderoso mescolamento tra mondo conscio e inconscio che i due registi hanno rappresentato in 'Viva la muerte' e 'La Bestia', giusto per citare questi due film in cui trovo una certa familiarità. Non voglio certo entrare nelle dinamiche che differenziano surrealismo e panico, ma semplicemente constatare il valore intramontabile che entrambe le pellicole attribuiscono all'esorbitante valore delle pulsioni inconsce, in grado non solo di mescolarsi alla realtà dei fatti, ma anche di perforarla ed inciderla, finanche a sostituirla.
Arrabal non ha certo le qualità tecniche di Borowczyk, ma sopperisce alle lacune di cineasta (in fondo Viva la muerte è il primo lungometraggio) con una capacità narrativa e visiva fuori dal comune. Trasmuta reale e interpretazione viscerale/simbolica con una pregnanza di significati tale da rendere la visione tutt'altro che ostica, malgrado ricorra a particolari talvolta stomachevoli.
Genera un disgusto autentico con l'assonanza di ribrezzo visivo a sensazioni simili evocate dallo schema convenzionale del potere costituito, rappresentato nelle sue gerarchie sociali (la madre e la zia all'interno del nucleo famigliare; il prete e i militari al di fuori, tutti convergenti verso un unico scopo).
Autobiografico e pertanto autentico, il film è un tumultuoso susseguirsi di immagini reali e irreali che stridono e si intersecano. Dal mondo inconscio il piccolo protagonista attinge alla fonte della legittimità della sua crescita: libertà sessuale, formazione di un pensiero libero e critico, sviluppo del senso di appartenenza. Ciò che il regime soffoca è solo l'esecuzione materiale di un mondo sotterraneo a cui non ha le chiavi per accedere. E' un mondo che può essere coltivato e in cui Fando puntualmente confida come sola arma di cui servirsi per individuare la propria verità.
Non c'è verità reale che corrisponda a verità individuale. L'alter ego del regista individua nella madre la delatrice del padre, ma non è detto che i fatti abbiano seguito tale corso. Anche Arrabal reinterpreta e rimodella la realtà attribuendo colpe a sua madre, che pur non essendo stata la traditrice materiale, sarebbe stata colpevole di aver implicitamente accondisceso con la propria indolenza, evitando di esprimersi.
Il regime franchista è l'archetipo di qualunque altro. Le armi utilizzate sono sempre le stesse. Il racconto potrebbe essere ambientato anche in Libia o Algeria. Qui giace l'universale, intrinseco valore di un film che penetra nell'essenziale.
Iconoclasta come il sapore della libertà, ma al tempo stesso oppressivo nella cruda rappresentazione della violenza di chi detiene il potere. Potere allegorico notevole agevolato da una messa in scena di esterni brulli e aridi.
Resta una lunghissima serie di immagini concatenate che sanno di capolavoro imperituro. Federico Garcia Lorca non solo fucilato come "rosso", ma anche vilipeso come poeta e omosessuale, diviene il simbolo dell'avversione alla cultura e al sesso che il film con lucida follia attacca ferocemente.

lupin 3  @  09/08/2011 18:38:16
   6½ / 10
Riflessivo...vale la pena dargli un'occhiata.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  09/12/2010 16:23:19
   10 / 10
Non è solo una questione di originalità a renderlo un film perfetto (e uno dei più belli ed incisivi che mi sia capitato di vedere,ed era da troppo tempo che non ne vedevo uno con queste caratteristiche). Arrabal si denuda davanti al pubblico e alla cinepresa,mettendo nell'arte la vita e viceversa.
Viva la muerte rimane anche un film originale,chiaramente,e questo contribuisce al risultato finale: con uno stile visivo simile se non uguale spesso a quello dell'amico Jodorowsky,Arrabal se ne allontana e se ne differenzia in maniera decisiva senza perdersi in eccessivi simbolismi (di cui la pellicola è comunque intrisa),rendendo tutta la visione d'insieme sempre coerente.
L'alternanza del piano realistico d'ispirazione quasi bunueliana a quello visionario immaginato dal bambino/Arrabal colpisce: per quanto alla fine siano destinati a fondersi tra loro,le scene oniriche sono di una violenza e di un'animalità sempre eccessive come solo la mente senza freni di un ragazzino che comincia a prendere coscienza di sé e di cosa gli sta attorno può elaborare in questa maniera. L'unica cosa che le filtra è il colore acceso ora verde,azzurro,viola ma non ci viene risparmiato nulla in un delirio orgiastico in cui vengono raggiunte vette sanguigne poco superabili. Ma anche quando il film si mantiene su un piano più reale il surrealismo la fa da padrone: ci sono scene di una potenza inaudita e se devo sceglierne una in particolare dico quella della madre che si fa flagellare mezza nuda davanti un crocifisso,quella più esplicativa del rapporto del ragazzino con la madre e la religione (il Potere,quindi).
Tantissima stima quindi per un Arrabal al suo esordio e per il suo coraggio: qui si parla dell'uomo nel suo insieme e non mancano riflessioni particolari sul rapporto edipico in cui il figlio sostituisce il padre quasi inconsciamente,e accusa la madre della sua cattura. Tutto ruota attorno a questo enorme trauma della scomparsa del padre e Viva la muerte può anche essere visto come una presa di coscienza,un atto di speranza ma soprattutto è un atto rivoluzionario contro il potere. Immaginativo, certo, ma è quanto basta.
La nenia infantile iniziale accompagnata dai disegni macabri è semplicemente monumentale.

4 risposte al commento
Ultima risposta 09/12/2010 21.24.08
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paride_86  @  02/12/2010 00:26:44
   6½ / 10
Esordio cinematografico di Francisco Arrabal, artista poliedrico spagnolo esiliato in Francia.
"Viva la muerte!" è un film particolare, visionario e crudele, che racconta e si racconta senza lesinare dettagli scabrosi. Esteticamente è ben fatto e si distingue per una regia originale e incisiva; dal punto di vista del contenuto manca un po' di senso d'insieme, a mio parere.
Comunque un risultato notevole.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  22/09/2010 00:02:14
   8 / 10
il processo di maturazione di un ragazzo attraverso i meandri una società oppressiva e castrante, dalle istituzioni statali a quelle familiari con il rapporto amore/odio verso la madre delatrice. Squarci reali inframmezzati da visioni oniriche potenti e suggestive di corpi martoriati. Bellissimi i titoli di testa accompagnati da una nenia infantile inquietante.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  05/08/2010 17:14:11
   8½ / 10
Bellissimo questo film abbastanza sconosciuto di Arrabal.
Crudo e surreale con sequenza che meritano di essere ricordate.
Viva Arrabal!

donfabios  @  05/02/2010 21:22:39
   9 / 10
Un film di un'importanza storica eccezionale.
Arrabal, uno degli artisti più audaci e dotati del 900, ha un non so che di geniale.

Gabo Viola  @  08/01/2010 13:13:55
   10 / 10
Abbiamo bisogno di pazzi, Arrabal è il numero dieci con la fascia da capitano. Davvero un cavallo pazzo, vita e arte si fondono per una delle menti più lucide (dunque offuscate) del '900. Viva la muerte e Andro come un cavallo pazzo, dieci. Ogni commento al film deturpa il fim stesso, una esperienza indicibile, come indicibile è il genio in questione dietro la macchina da presa.

1 risposta al commento
Ultima risposta 08/01/2010 13.40.51
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bulldog  @  05/08/2009 21:31:38
   8½ / 10
Di una violenza sconvolgente,surrealista,crudo,onirico e velatamente incestuoso.
Simile al cinema proposto da Alejandro Jodorowski ma più convincente poichè meno prolisso e più diretto di quest'ultimo.
A mio avviso alcune sequenze sono tra le migliori della storia del cinema.

DarkRareMirko  @  06/12/2008 15:48:39
   9 / 10
Ottimo e simbolico film di Arrebal, autobiografico, che alterna scene di estrema violenza ad altre più riflessive, come ad esempio l'intro della durata di più o meno 10 minuti sottolineata da una graziosa canzoncina.

Qui tutto è molto weird, molto ben girato, molto difficile da capire.
Tra le opere di questo regista forse quella più sentita e significativa.
Buona la prova di tutto il cast.

Consigliato, ma si estengano impressionabili e/o amanti del mainstream a tutti i costi.

  @  30/10/2007 22:51:44
   8 / 10
disturbante allegoria politica e autobiografica all'epoca del regime franchista che
inevitabilmente richiama alla mente effluvi di rimembranze iodorovskiane e alla lontana, bunuellliane

Un pugno allo stomaco, supportato da una sequela di immagini e situazioni
agghiaccianti_allucinate di grande impatto, con piacevoliiissime visioni di torture viulenze sesso e morte,
espressioni
delle paure subconsciiie e dei desideri di FFando
---il piccolo protagonista alter ego di arrabal---
dell'età adulta, le tentazioni del sesso e le sue associazioni --riguardo la chiesa cattolica-- col peccato ,
e il terrore generato da un governo ostile cattivisssimissimo

Otttima anche la colonna sonora:
Le allucinazione di fando sono accompagnate da una gradevole nenia per bambini e delle shiny happy S E R A F I C H E vignette di tale T O P O R, le quali assieme in un ensambledelkhmvnjnj diventano deii divetissesemant,
metafore blasfeme dell'innocenziiia infangata dall'umanimana viltè

Sanjuro  @  04/08/2007 19:34:20
   9½ / 10
Basterebbero solo gli ultimi 15 minuti per consegnare Arrabal alla storia del cinema e chiudercelo a chiave dentro per l' eternità. Film onirico e al contempo carnale, astratto come un tappeto di sintetizzatore dei Popol Vuh e una tortura de sadeiana. Il contrasto iniziale tra la canzoncina pre puberale e le immagini di violenza sadica rendono subito consci del fatto che non sarà una visione comune. Capolavoro psicanalitico di Arrabal

benzo24  @  27/07/2007 18:37:58
   6½ / 10
intressante primo film di arrabal, che però mostra molte lacune dal punto di vista registico. Importante più come concetto che come film.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento goat  @  15/06/2006 16:20:50
   9 / 10
il film biografico del folle surrealista arrabal,portabandiera con jodorowsky e makavejev di un tipo di cinema molto particolare negli anni '70.
qui arrabal affronta la sua infanzia,il dramma del padre arrestato dai franchisti e il rapporto morboso con la madre.
solo le immagini che accompagnano i titoli iniziali varrebbero un 10,ma,non avendo capito ogni dialogo,avendo visto il film in francese,non posso considerarlo un capolavoro.

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