storia immortale regia di Orson Welles Francia 1968
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storia immortale (1968)

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locandina del film STORIA IMMORTALE

Titolo Originale: UNE HISTOIRE IMMORTELLE

RegiaOrson Welles

InterpretiNorman Eshley, Roger Coggio, Jeanne Moreau, Orson Welles

Durata: h 0.58
NazionalitàFrancia 1968
Generedrammatico
Tratto dal libro "Capricci del destino" di Karen Blixen
Al cinema nell'Aprile 1968

•  Altri film di Orson Welles

Trama del film Storia immortale

Macao, XIX secolo: solitario e innamorato esclusivamente dei soldi, l'anziano mercante Clay si prefigge di dimostrarne l'infinita potenza. A tal scopo, progetta di materializzare una leggenda in cui si narra di un ricco signore che "affitta" un marinaio affinchÚ passi una notte con sua moglie, dandogli un erede. Clay incarica quindi il suo contabile Levinsky di ingaggiare i protagonisti della messinscena, destinata per˛ a un imprevisto e amaro epilogo.

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Voto Visitatori:   7,73 / 10 (13 voti)7,73Grafico
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Voti e commenti su Storia immortale, 13 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  13/11/2021 16:27:00
   7½ / 10
Anche a fine carriera il maestro Welles mostra di essere geniale.
Praticamente racconta se stesso, i suoi personaggi piu' famosi da Quinlan a Kane e li racchiude nella stessa persona anziana che vuole girare un film, rappresentare una storia di cui non conosce il finale, una storia che poi solo lui puo' conoscere veramente!
Del resto è lui il regista nel vero senso del termine.
L'idea in se supera tutto cio' che si vede e che magari puo' essere noioso, ma la breve durata non consente di annoiarsi.
E poi il finale, ennesimo richiamo a "Quarto potere".

DarkRareMirko  @  04/11/2018 22:44:08
   9 / 10
Ottimo e dotato di un'atmosfera tutta sua, aiutata ed impreziosita dal malinconico score musicale.

Primo film a colori del mito Welles, ne esiston 3 diverse versioni (la francese e l'italiana, molto simili e che duran 3 quarti d'ora, e l'inglese, più lunga di circa 15 minuti), tutte godibili.

Triste ed amaro, offre anch'esso la possibilità, tra le altre cose, di poter apprezzare il trasformismo di Welles (che in ogni film era un'altra persona, in pratica).

Da recuperare, presenta molti temi del regista: realtà, finzione, il protagonista che è un potente miliardario, ecc.).

Bravi attori.

Goldust  @  02/12/2013 12:13:40
   7 / 10
Per me è un Welles minore in tutti i sensi, una pellicola troppo breve ( ho visto la versione da 46 minuti ) per colpire veramente, nonostante sia impeccabile sia a livello tecnico che interpretativo. Resta comunque riconoscibilissimo il marchio di un Genio.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  30/01/2011 23:44:27
   9 / 10
Un film breve e intenso, un uomo che si crede onnipotente al punto di "comprare" una storia leggendaria, farla propria nel ruolo di demiurgo in modo da ottenere il suo annullamento. E' sempre presente quel sottofondo polemico nei confronti dell'industria hollywoodiana, cui lo stesso Welles nel ruolo di Clay ne incarna il simbolo. L'ambizione di oltrepassare il potere suggestivo della letteratura sarà fatale allo stesso Clay, consapevole della sua arroganza in fondo piccola e becera di fronte alla grandezza del mito stesso e della fantasia.

Invia una mail all'autore del commento Steppenwolf  @  04/11/2010 12:56:31
   9 / 10
"Storia Immortale"(Une Histoire immortelle)è un film del 1968 diretto da Orson Welles, tratto da un racconto di Karen Blixen.
Non si tratta certo di uno dei suoi film più famosi, ma è certamente tra i suoi più risciuti, almeno a mio modesto parere.
Per il suo primo film a colori Welles si trova a dirigere ed interpretare un personaggio wellesiano per eccellenza, Mr. Clay.
Costui incarna infatti il nuovo megalomane e quasi ubermenschiano "stereotipo"(si fa per dire)wellesiano, diretto successore di personaggi arcinoti come Charles Kane o Hans Quinlan, o anche il Mr. Arkadin de "Il rapporto confidenziale". La vicenda, estremamente semplice e simbolica al tempo stesso, si svolge nel giro di nemmeno un'ora di film.
Mr. Clay è un vecchio ricco, potente, spietato e solo(un po' un misto tra Quinlan e Kane), che vive con la sola compagnia del suo costabile, che lo intrattiene durante la notte con lunghe letture.
Clay rappresenta alla perfezione le ossessioni tipiche del regista, la sua ossessione di rappresentare la realtà e di controllarla(con il potere economico nel caso del personaggio ivi descritto, mediaticamente per quanto concerne invece il regista), incapace di accettare i propri limiti e l'inattuabilità della finzione.
La vicenda si articola intorno, come dicevo, ad un plot molto essenziale(ma sostanzioso al tempo stesso). Clay ha sempre creduto solo nella realtà dei fatti, mai alle storie o alle profezie(come lui chiama i racconti biblici), ma quando viene a conoscenza della falsità dell'unica storia in cui egli abbia mai creduto, ossessionato da una smania di controllo, decide di trasformare la finzione in realtà.
Non rivelo altro della trama, né mi permetto di svelare troppi dettagli, però mi sento di consigliare questo film ad ogni cinefilo, soprattutto ai fan di Orson Welles. Oltre alle belle musiche e all'assoluta scorrevolezza della pellicola(scorrevolezza che mancava in alcuni lavori maggiori del regista), nonché alla riflessione molto lucida sul rapporto tra finzione e realtà(già affrontato a partire dai tempi di "Citizen Kane" ed estremizzato poi in "F for Fake"), il film si avvale anche delle ottime prestazioni di Welles e di Jeanne Moreau, nonché di un breve cammeo di Fernando Rey, pupillo di Bunuel(Viridiana, Tristana, Il Fascino discreto della borghesia).
Adesso dovrò spoilerare un po' di cose per riuscire a parlare dettagliatamente della tematica affrontata dal regista, quindi se non l'avete visto ancora(e vi consiglio di farlo!)evitate di leggere quanto segue.
Il film intende dimostrare la tesi wellesiana(che è stata un continuum, quasi una ossessione nella sua carriera)dell'inconciliabilità della finzione con la realtà, raggiungendo forse il risultato più alto della sua carriera in questo ambito. L'esordio di Welles avviene con la celebre trasmissione radio che scatenò il panico negli Stati Uniti, facendo credere a migliaia di americani che gli alieni avessero invaso il pianeta. A partire da allora Welles è stato dunque interessato alla rappresentazione della finzione ed al suo rapporto con la realtà, mettendosi al centro delle vicende, in maniera sempre molto egocentrica. Nel famosissimo "A touch of evil"(L'infernale Quinlan)Welles affronta il rapporto tra verità e finzione in maniera molto sottile, presentandoci il suo personaggio, quello dell'ispettore Quinlan, uno degli antagonisti più riusciti della storia del cinema, in maniera epica, mostrandocelo nella sua complessità che va ben oltre il tipico manicheismo del cinema hollywoodiano. Il personaggio è a tutto tondo ed è uno in grado di manipolare la realtà finalizzandola ai suoi interessi. Sempre interessato a smascherare i sospetti non ha mai esitato a fabbricare letteralmente false prove con l'aiuto del suo complice. Serviva la realtà e la giustizia con la sua etica quasi nietzscheana, al di là del bene e del male, servendosi anche della finzione.
In Citizen Kane non tanto la menzogna quanto le molteplici sfaccettature della realtà, quasi in senso pirandelliano, erano protagoniste della vicenda. Kane è "protagonista secondario", cioè protagonista per bocca altrui. La morte di Kane è forse l'unico evento che ci è dato nella sua oggettività - pur prestandosi alla soggettività dello spettatore! - poi la successiva ora e mezza di film fa "rivivere" in maniera quasi irrealistica il personaggio attraverso i ricordi altrui, spesso distorti o conformati alle altrui opinioni o volontà(un po' come in Rashomon di Kurosawa, ma i confronti non sono così importanti in realtà). Kane "rivive" dunque sotto molteplici forme e non basterà certo un nome a chiarire il mistero sulla personalità di un uomo, perlopiù un uomo tanto discusso. Solo lo spettatore sarà in grado di cogliere il significato del nome in maniera oggettiva nell'epilogo, ma ciò non renderà giustizia realmente al potente Kane, la cui personalità non può essere chiarita o "spiegata" attraverso un nome!
"F for Fake" è il film di Welles che più è incentrato sul rapporto tra finzione e realtà, arrivando a porsi enigmi sulla natura dell'arte e sulla caducità dell'esistenza umana, anche se l'ambiziosità del progetto ne rappresenta anche il grosso limite, non rendendo quest'ultimo film un vero e proprio capolavoro.
Senza soffermarmi ulteriormente sugli altri film, mi accingo a parlare di questo "Storia immortale".
E qui iniziano gli SPOILER.
La morte del protagonista sigla la definita ed ennesima sconfitta da parte del regista di rendere la realtà attraverso una finzione o ancor più di attuare, di realizzare ciò che è finzione.
Il potere dell'immaginazione, del non-visto, del narrato, prevale in ultima istanza sulla realtà e sulle manie di volerla manipolare.
Il denaro non può arricchire interiormente un uomo e colmare i propri vuoti(la tesi, una delle tesi, anzi, di Citizen Kane), né tantomeno può manipolare la finzione e renderla realtà!
I racconti restano tali, l'inconciliabilità con la realtà è definitiva, così come è definitivo il limite del regista di poter dare consistenza agli eventi narrati, a voler rappresentare la verità.
E il denaro? Cosa può lui, Mr. Clay, l'uomo da "un milione di dollari", estrema personificazione di uomini potenti e ligi alla propria visione del mondo(ma prigionieri delle loro smanie)? Di lui e del suo sogno non resta che l'eco di una conchiglia.
A Clay(alter-ego per eccellenza del regista)non resta che la morte; ogni pretesa di rendere i sogni e i racconti realtà è destinata al fallimento e non c'è rimedio.
Voto: 9(ma volendo anche 9,5)

2 risposte al commento
Ultima risposta 16/03/2011 12.04.23
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  12/02/2010 17:43:03
   8 / 10
Un Welles come non s’era mai visto.
Eppure, in “Storia immortale”, sono riconoscibili tutte le sue tematiche; il controverso rapporto tra realtà e finzione, ad esempio; la disillusione; il patetico fallimento dei potenti; la volontà tirannica di questi di controllare la vita; di disporre della propria e di quella degli altri; di possedere: il passato, il presente, il futuro. Una storia di sconfitta, come altre che ha raccontato, insomma, che, per la verità, ha ben poco di immortale.

Ma, come dicevo, è un Welles inedito, indubbiamente, anche nello stile; non il poliedrico, geniale, eccentrico regista di “Quarto potere”, non più l’avido magnate, non il diabolico, non il farabutto o l’infernale; piuttosto l’uomo stanco, sdraiato, obeso, vecchio.

E’ un apologo silenzioso, si può dire, svuotato, empito d’una rassegnata riservatezza del tutto nuova. Il film s’oscura, ma non decolla. La storia s’intrica, ma rimane sommessa. Le immagini sembrano apparire come rapite dal quadrante del tempo, e su di esso scorrere, illuminati d’un’altra luce, i suoi film più belli.

E sembra, tra quei quadri dipinti con delicatezza (perché la fotografia, bellissima, sembra essere dipinta), di scorgere l’impero di Kane come eclissarsi, l'aria cristallina macchiarsi di disincanto, mestamente. Quasi fosse un testamento commosso.

Gruppo COLLABORATORI Marco Iafrate  @  09/10/2008 22:07:27
   7 / 10
Una storia viene raccontata, chi la ascolta la racconta ad altri che a loro volta la raccontano ad altri ancora, e così via, è in questo modo che nascono le leggende, i miti, può un mito essere trasformato in qualcosa di reale? è quello che tenta di fare il vecchio e ricco mister Clay quando scopre che una storia a lui raccontata da alcuni marinai, una storia che l'uomo ha sempre creduto vera, è in realtà un' invenzione, un banale frutto della fantasia; allergico a qualsiasi mito popolare, a qualsiasi leggenda, il vecchio Clay decide di renderla reale, per lo scopo avrà bisogno di una prostituta e di un giovane marinaio, saranno loro gli attori improvvisati di una improbabile commedia pateticamente messa in scena sotto la regia dell'uomo stesso, ma le cose non andranno come il vecchio mister Clay si era prefissato.
Anche in questo mediometraggio viene espressa quella che è una caratteristica di Welles, la volontà di gestire le esistenze da parte di chi detiene il potere e soprattutto la ricchezza; "Quando si parla di me, si parla di un milione di dollari" così si rivolge Clay al marinaio durante l'opera di convincimento per far partecipare il giovane all'inutile farsa. Soltanto che a volte si perde il controllo della realtà e delle vite degli altri e l'imprevista forza dei sentimenti dei due pseudo attori vanificherà gli sforzi del folle burattinaio, la finzione non diventerà realtà.
La messa in scena è destinata a rimanere quella che è, una leggenda, anche se il marinaio dovesse raccontare la storia così come l'ha veramente vissuta, chi gli crederebbe? è un paradosso che mister Clay non aveva calcolato.
Un'ora di bel cinema, Orson Welles con il personaggio di Clay oltre a sottolineare l'impotenza della superbia, con la sua immobilità ed il volto segnato, mette in risalto anche il devastante trascorrere del tempo.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  15/06/2008 22:59:41
   8½ / 10
L'importanza di una storia raccontata. il Cinema è finzione, la Letteratura a cui spesso attinge è finzione, il Cinema però ha forse qualcosa in più.
Ho sempre pensato abbia il pregio di dar fisicamene vita ad una storia, fotografarla, e come in questo caso renderla immortale.
Certamente non ha il classico virtuosismo del regista ma la firma è indistinguibile, è pur sempre una regia estremamente barocca, e non mancano neppure le tipiche inquadrature sbilenche dei noir, e dei suoi noir.
Magnifica fotografia, di una raffinatezza da restare attoniti.

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Ultima risposta 20/11/2008 20.37.19
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Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  30/01/2008 20:58:00
   7½ / 10
Trovo sia molto affascinante, ma forse il meno cinematografico di Welles.
Una storia che il Cinema non riesce ad assorbire poichè pone le sue radici così a fondo che il Cinema, in quanto giovane Arte, non riesce ancora a manneggiare e a controllare, un film sulle contraddizioni della Letteratura non della Storia, un film che, nonostante sia diretto da dio, rimane insipido e ambiguo fino alla fine senza speranza di un cambiamento d'opinione.
Resta che ci si può gustare il film come un delicatissimo e raffinatissimo cioccolatino lindt, Gymnopedie di Satie, fotografia da urlo, trucco e costumi incantevoli, Jeanne Moreau magnifica, Welles ispirato e una storia che è pervasa dal Fascino.

Ch.Chaplin  @  25/01/2008 18:23:15
   7½ / 10
non sono assolutamente d'accordo ke sia l'opera di un vecchio stanco..piuttosto l'opera - forse un po didascalica sì - di un uomo e di un regista maturo, che nei primi anni di carriera aveva già fatto tutto e oltre, e che si ritrova tutta la vita a rincorrere sé stesso..
ke colori, sembra di entrare in un quadro di renoir!
memorabile la scena della caduta della conchiglia analoga a quella della boccetta di kane appena morto in quarto potere

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Ultima risposta 15/06/2008 23.05.28
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Mizoguchi  @  13/10/2007 13:00:42
   4 / 10
Purtroppo l'eccezionale Welles toppa con questo film noioso e didascalico.
Sembra proprio il frutto di un vecchio stanco, a letto e imbolsito.
La storia è inutilmente ingarbugliata con il meccanismo della metanarrazione e dà l'impressione, purtroppo, di essere lunghissima nonstante la breve durata.
La regia punta su invenzioni stilistiche più che altro narrative, diciamolo, proprio da romanzo e non ci regala le intuizioni visive a cui siamo abituati con welles.
Jeanne Moreau, spesso attrice sublime, qui è castigata in un ruolo in cui non sembra nemmeno credere lei.
Questa caduta di stile, comunque, non infanga assolutamente la carriera di uno dei maggiori cineasti della storia del cinema.

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Ultima risposta 02/03/2009 16.00.37
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Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  19/09/2007 20:26:47
   9 / 10
LA STORIA NELLA STORIA. UNO DEI PIU' AFFASCINANTI FILM DI WELLES.

Gruppo REDAZIONE K.S.T.D.E.D.  @  25/07/2006 20:55:15
   7½ / 10
Raccontando e materializzando una favola tipica di quei luoghi e conosciuta da ogni marinaio, in quanto rappresentazione dell'avventura che ognuno di essi vorrebbe vivere...il film stesso diviene una sorta di favola..con una propria morale, esplicitamente raccontata alla fine - come avviene in ogni favola che si rispetti - e nella quale ritornano alcuni dei temi tanto cari a Welles.

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