segreti di famiglia regia di Francis Ford Coppola Argentina, USA 2009
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segreti di famiglia (2009)

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locandina del film SEGRETI DI FAMIGLIA

Titolo Originale: TETRO

RegiaFrancis Ford Coppola

InterpretiVincent Gallo, Maribel Verdú, Alden Ehrenreich, Klaus Maria Brandauer, Carmen Maura, Rodrigo De La Serna, Mike Amigorena, Sofía Castiglione, Francesca De Sapio, Erica Rivas, Leticia Brédice

Durata: h 2.07
NazionalitàArgentina, USA 2009
Generedrammatico
Al cinema nel Novembre 2009

•  Altri film di Francis Ford Coppola

Trama del film Segreti di famiglia

L'ingenuo diciassettenne Bennie (Alden Ehrenreich) si reca a Buenos Aires per cercare il fratello maggiore che è scomparso da più di dieci anni e che ha giurato di non vedere piu' nessuno dei suoi familiari. Il giovane proviene da una famiglia di emigranti italoargentini che a causa del lavoro del padre Carlo, acclamato direttore d'orchestra, si è trasferita a New York da molto tempo. Quando Bennie ritrova il fratello, brillante ma melanconico poeta Tetro (Vincent Gallo), scopre che l'uomo è molto diverso da come si aspettava ma decide ugualmente di vivere con lui e con la sua fidanzata Miranda...

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Voto Visitatori:   6,87 / 10 (15 voti)6,87Grafico
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Voti e commenti su Segreti di famiglia, 15 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI The Gaunt  @  24/02/2010 17.10.21
   8 / 10
L'ottima scelta del bianco e nero è ideale per una pellicola dove il contrasto luce e ombra delle dinamiche familiari ne compongono il tema dominante. Una famiglia, suo malgrado, sempre presente con il suo peso ingombrante e che nessuna lontananza può alleviare. Inoltre il rapporto padre-figlio, tipica ossessione coppoliana presente in molte delle sue pellicole (Padrino e Apocalipse per esmpio).
Fra melodramma e tragedia greca, Coppola realizza una pellicola affascinante visivamente quasi ai livelli di Rusty il selvaggio e supportata da un cast particolarmente ispirato che fra recuperi eccellenti (Brandauer e Gallo), volti nuovi (Ehrenreich) e ottime certezze (Verdù), conferma la maturità di un autore con la voglia di fare ancora del buon cinema.

crimal9436  @  03/01/2010 16.12.28
   8 / 10
Estonia  @  15/12/2009 14.36.31
   7½ / 10
Stilisticamente è uno dei film più affascinanti e sorprendenti dell’ultimo decennio. Il lirismo visionario di certi dettagli, i chiaroscuri che disvelano le emozioni, le raffinate sfumature del bianco e nero, i bagliori, le luci che si rincorrono, il taglio di certe inquadrature, il colore vivido dei flashback, ogni immagine ha un suo valore intrinseco ed evocativo.
Anche lo spessore interpretativo di Vincent Gallo regala al personaggio di Tetro quella dimensione rabbiosa, misteriosa e drammatica che racchiude in sé tutte le sfaccettature di un’anima ferita, custode di inconfessabili segreti affidati alla cifra criptica di una scrittura indecifrabile.
Si è giustamente sottolineata la natura autobiografica di quest’opera impregnata di complessi edipici e sensi di colpa, costruita sui fili sottili e complessi delle relazioni tra i protagonisti e sulla connotazione ambigua dei conflitti familiari.
La traccia melodrammatica che percorre tutto il film sfiora solo a tratti qualche eccesso, culminando tuttavia in una conclusione forse un po’ troppo orientata alla soluzione teatrale, tanto da risultare non in sintonia col resto della narrazione, ma da non comprometterne comunque l’innegabile qualità poetica.

marco86  @  13/12/2009 1.28.27
   3 / 10
non capisco i commenti entusiasti per una delle robe più soporifere mai concepite.
peraltro la scelta del bianco e nero non mi ha convinto molto, e a parte alcune sequenze oniriche carine, il resto scorre via con una pesantezza estrema. durante la visione ho pensato ad almeno 12 modi diversi di morire, ma, purtroppo, son rimasto vivo fino alla fine.

e pensare che il ciccione mi ha regalato la mia trilogia del cuore... maledetto.

1 risposta al commento
Ultima risposta 13/12/2009 01.33.39
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Mpo1  @  06/12/2009 22.45.39
   8½ / 10
Gran ritorno di Coppola, lontano da hollywood. Uno dei suoi film migliori, in splendido bianco e nero, con flashback a colori. Bravissimi gli interpreti. Da vedere.

benzo24  @  03/12/2009 13.09.25
   9 / 10
uno dei migliori coppola di sempre. cinema classico allo stato puro. fantastico il bianco e nero alla rumble fish, fantastico tutto il cast, con l'impareggiabile vincent gallo. la trama è solo un pretesto, gli argomenti di tetro sono ben altri. l'arte, il cinema.

Gruppo COLLABORATORI foxycleo  @  30/11/2009 8.28.36
   8 / 10
Coppola ha presentato a Cannes, in una sezione parallela a quella principale, e successivamente al Torino Film Festival il suo "Tetro". La sua ultima fatica è un film che racconta in maniera che richiama il melodramma classico una storia di famiglia e tutti i dubbi, i rancori, le bugie, l'amore e i conflitti che sono racchiusi da tale parola. Un film stilisticamente molto curato, con un b/n accattivante e dei flashback colorati di rosso molto esprerssivi.
"Tetro" è un film intimo, spesso autoreferenziale, ma non per questo pomposo o difficile.
Incredibilmente bravo Vincent Gallo.
Un film che sicuramente riguarderò.

2 risposte al commento
Ultima risposta 01/12/2009 14.25.08
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Gruppo REDAZIONE Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  27/11/2009 22.35.22
   7 / 10
Unica concessione a colori è un'immagine in flashback: il passato si colora di rosso, il presente è un b/n dove paradossalmente sovrabbondano le ridondanze tecniche.
Resto sconcertato quando si usano termini come "sperimentazione" per sottolineare la riscoperta del b/n nel cinema contemporaneo. Non mi sembra una rarità d'essai (pensiamo a Good night good luck di Clooney per esempio).
Il lato interessante del film di Coppola, film potenzialmente straordinario che diventa suo malgrado (nell'epilogo) "ordinario" è proprio l'uso sovversivo che fa del b/n. Se la tecnica non è tutto, il barocchismo Wellesiano della mise in scene sottolinea più cose di quanto dovrebbe.
E' un film che può sconcertare o irritare, ma raggiunge spesso picchi di alto lirismo e di formidabile pathos visivo.

Che Coppola sia stato spesso barocco e ridondante non è una novità per nessuno, anzi: vogliamo ricordare il glamour di One from the heart, il restyling fifties di Peggy Sue, il manierismo di Cotton Club, il b/n (ancora sì) sfavillante e ombroso di Rumble Fish, il grand guignol rosso-sangue di Dracula? In fondo anche questa è una caratteristica del suo cinema, e non per questo ha negato agli spettatori le emozioni, anzi, forse ne ha sperperate un pò troppe.
E' il caso di Un'altra giovinezza, storia affascinante (gemellata con il Benjamin Button di un paio d'anni fa) persa tra incroci emotivi un pò troppo esposti.

Il canovaccio di "Segreti di famiglia" è potenzialmente grandissimo. Una moderna rivisitazione dei moduli Dostoevskijani, riflesso gli umori cangianti di un'Argentina quasi compressa nei suoi riti comunitari (la prima parte fa pensare a Do the right thing di Spike Lee transfugato a Buenos Aires), come in certe pellicole contemporanee del sud-america (El Abrazo Perdido, la Quincenera, Maria full of grace).
La messinscena "dimessa" delle prime immagini fa invece pensare al teatro americano, e a un certo Tennessee Williams.
Porte che si aprono o si chiudono, un passato da rimuovere e un presente da cancellare. E' così no?
I paragoni con l'esperimento (ehm) di Haneke non trovano effettivo riscontro.
Qui c'è abbastanza carne al fuoco per ritrovare Gabriel Axel e il suo "street scene" incrociato in una strana selva di desaparecidos senza identità (o dalla difficile vocazione sessuale, come nel caso del travestito professionista, alias Faust-a).
Ma ecco un'altra contraddizione: non appena il film lievita una strada più cinematografica che mai, il miraggio (o l'obiettivo primario) del palcoscenico si accentua ancora di più. Com'è possibile?
Nella sua saga familiare, Coppola tenta anche la carta dell'eccentrico - su tutti, la felliniana rappresentazione teatrale o l'omaggio al grandissimo Micheal Powell (dopo Almodovar comincio a pensare che il prossimo cult-movie del passato tornerà a essere "Scarpette rosse") risultando talora più melodrammatico di quanto dovrebbe.
La parte debole del film è proprio in tutto o quasi l'epilogo finale. A parte il frastornante delirio di una rivelazione che tutti gli spettatori avranno già compreso fin dall'inizio del film, l'Edipo Re ha in realtà "ucciso" diversamente.

Luci come fari abbaglianti irrompono nel meccanismo di un'Arte della vita che preannuncia o allude sistematicamente alla morte, costellata di tanti troppi incidenti stradali di frasi replicate più volte ("Come hai potuto farmi questo?" - "io sono tuo padre"), di nevrosi generazionali generate tra quattro pareti domestiche o nel mezzo di un recital tristemente decadente.

Risultato, un grande film incompiuto, incapace di chiudersi nel segno della propria creatività visiva.
I dialoghi non sempre riescono a definire qualitativamente le loro intenzioni, se poi andiamo a parare - come del resto accade - in una "normalità melodrammatica" che stride con la grandeur tecnica del regista - cfr. per quanto criticabile resta una summa del suo cinema, a cominciare dalla sua ricerca stilistica, il personaggio di "Alone" (?) sembra la caricatura di una scrittrice rosa inglese di fama internazionale di cui mi sfugge il nome (qualcuno può aiutarmi a rivelarlo?), la moglie di Tetro (bellissimo nome e titolo) è entusiasmante nel suo positivismo "materno".

Un film che tuttavia, tra follia e pretenziosità, rivela un cineasta ancora capace di sovvertire le regole e di andare "oltre la finzione", anche a rischio di provocare qualche segno di disagio.
Si amerà Tetro con la stessa concentrazione metodica dei pochi eletti che hanno visto e amato "Il lungo viaggio verso la notte" di Lumet, riscoperto dopo molti anni.

E infine Vincent Gallo. Il nemico acerrimo di tutti i registi americani e non - v. quante ne ha dette su Coppola prima di partecipare a un suo film - verrebbe voglia di prenderlo a mazzate in testa, ma onestamente è grandissimo. Una specie di Al Pacino intossicato di kryptonite.

Anche se da queste parti la "maledizione" non è più di casa, resta una certa delusione per un personaggio così vero e umano: perchè alla fine ignoro il tentativo malvagio di umanizzarlo

TheLegend  @  27/11/2009 19.09.20
   4 / 10
Noia e indifferenza,una vera agonia arrivare alla fine del film.
Una vera delusione.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento pompiere  @  26/11/2009 11.08.49
   6 / 10
Due tra le opere più interessanti degli ultimi tempi sono accomunate dal fatto di essere state presentate al 62-esimo Festival di Cannes, ma soprattutto di essere state girate in bianco e nero.
Una cifra stilistica che, se da una parte viene scelta per esaltare certi modi di ritrarre i personaggi e il contenuto delle storie grazie a una fotografia vivace e/o tagliente (quella de “Il nastro bianco”, per intenderci), dall’altra ci fa sorgere qualche considerazione.
Come ha detto Francis Ford Coppola: “Il cinema di oggi sembra rendere illegale tutto ciò che non è a colori”. Ma c’è di più: sembra che per rappresentare le brutture e le fatiche relazionali del presente l’unico modo (o quantomeno quello più efficace) sia quello di un ritorno al passato, come se il cinema avesse bisogno di guardarsi bene allo specchio per ritrovare una propria identità, un segno tangibile della sua individualità.

Magari all’inizio avrà bisogno di reggersi un po’ sulle stampelle, prima di proseguire nel lancio senza paracadute o senza ritorno che sembra promettere l’ammaliante mondo delle tecnologie in 3D (viste da Coppola come estremamente limitative e ritenute un linguaggio morto prima ancora di nascere). Ciononostante non si può non fare i conti con quel cinema prettamente commerciale che, nell’ultimo week end di programmazione, ha cancellato dalle sale il film dell’autore americano trionfando senza storia.

E se il bianco e nero di “Segreti di famiglia” rappresenta il presente, il passato viene raccontato a colori e a schermo ridotto a sottolineare la lontananza e la forzata rimozione di ciò che è già avvenuto, in una serie di “Infinity lies” ben supportate dall’utilizzo di una macchina a mano quanto mai preziosa.
La storia è quella del giovane Benjamin, quasi diciottenne, che va a trovare il fratello Angelo (adesso conosciuto come Tetro).
Benny lavora su una nave da crociera come cameriere e nel tentativo di riavvicinare la figura di Angelo/Tetro si ritrova di fronte a una porta chiusa a chiave. Il ragazzo ha addosso la febbre del viaggio presa dal fratello fuggito ufficialmente di casa per andare a fare lo scrittore. Proprio come ha fatto lui lasciando il padre, considerato uno dei più grandi direttori d’orchestra.

L’ultimo Coppola ha la stessa precarietà delle scarpe lasciate appese a prendere aria, è un verso libero che non fa rima e non ha un numero fisso di sillabe, sottolinea l’urgenza di un ritorno al passato per vedere meglio l’oggi ma lo fa senza lasciare sufficientemente spazio alla modernità di linguaggio, soprattutto quello del copione.
Diventa così inutile tagliuzzare collericamente i “modaioli” vestiti di Armani, distruggere le chitarre e scrivere al contrario per mettere in discussione l’espressività dell’Arte. Tra le altre cose che vanno in frantumi c’è il rapporto col padre padrone Klaus Maria Brandauer: dispotico, assolutista e cinico, soffoca i desideri artistici di Angelo umiliandolo nelle sue aspirazioni da romanziere.

Lo schermo si riempie di luci abbaglianti e di flash illuminanti di ambulanze e macchine della polizia tutte le volte che Tetro torna indietro con la memoria, un modo per richiamare il suo trauma vissuto alla guida di un auto con accanto la madre soprano cantante d’opera. Da qui la sua “semplicistica” rimozione verso le opere d’arte rappresentate in versi a teatro.
Tutta la parte relativa al Festival di Patagonia è acquosa e dispersiva, l’obiettivo e il nucleo del film si sciolgono ai piedi dei ghiacciai sudamericani. Subentrano un pizzico di dissonante glamour, discrepanze nello scritto fattosi improvvisamente spettacolare e meno intimista, sfacciati aspetti melodrammatici sorretti da un ribaltamento dei ruoli del quale non se ne sentiva il bisogno. Come se Coppola avesse ceduto alla tentazione di inscenare un teatrino delle più ovvie implicazioni psicanalitiche.

roywolf  @  24/11/2009 16.29.30
   5 / 10
Drammone esagerato.Bianco e nero con amaro stile retrò..e qualche similitudine Felliniana.Una noia.Decisamente non lo rivedrò.

Invia una mail all'autore del commento logical  @  23/11/2009 1.43.33
   5 / 10
Bisognerebbe fidarsi dei poster. Quando fanno schifo, quando evocano le commediole alla Aroldo Tieri da Teatro Sanbabila, quando ti sembrano Aggiungi un posto a tavola 2.0, bisognerebbe astenersi. Poi ti fai forza, ti dici, perché poi non passare sotto la scala, entri e non ti devi lamentare quando poi ti manca l'aria, ti tieni la testa tra le mani, cerchi il cellulare o l'orologio per trovare conforto.
Coppola è vecchio, è diventato vecchio come è giusto che sia, specialmente per l'affetto della sua famiglia. Ma la vecchiaia ha anche dei difetti devastanti su chi ancora vorrebbe 'usare' il cinema per ossigenare il cervello, trovare un'idea, farsi coinvolgere in un sogno, cose così, un po' quello che fa uscire di casa.
In effetti c'era già stata una tragica avvisaglia: Youth Without Youth è una polpetta avvelenata tra la noia e la spocchia, e nonostante l'avessi, diciamo, non pagato, non sono riuscito ad andare oltre i 10'. Il piacere di un film ridotto a file è proprio la libertà dalla sedia e dalla sala.
Qui, comunque, ci risiamo. Di nuovo una compiaciuta e stucchevole teatralità melò '50, una sceneggiatura che anche Almodovar avrebbe trovato un po' troppo soap opera al 5414° episodio (5 volte: "Sono tuo Padre, Sono tuo Padre, Sono tuo Padre, Sono tuo Padre, Sono tuo Padre... per finire, da non credere, "Siamo una Famiglia adesso"), un povero Vincent Gallo tirato per le gambe e per il giubbotto che fa il genio incompreso porta-fiori e sempre di cattivo umore per tutto il film.
Coppola forse vuole inseguire De Oliveira per riempire la sua terza età o non gli bastano le soddisfazioni frou-frou della figlia?
Unici momenti veramente godibili, quanto tutto il roboame tace per un attimo: i racconti di Hoffman e Coppelia. Oltre a essere gioia pura, lavano la retina da quel effetto biancoenerofilmvecchio che si trova a volte anche sulle telecamere amatoriali, prima del seppia per le scene pre-matrimonio.
Nonno Coppola, basta fare il trombone, sei stato grande, non farci pentire, vivi e lasciaci vivere. Guarda Brandauer come invecchia con classe, un uomo immenso, basta inquadrarlo e tacere, ed è tutto lì, senza urlare papà-papà....

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Ultima risposta 27/12/2009 12.09.43
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Gruppo REDAZIONE maremare  @  23/11/2009 1.29.51
   7½ / 10
Sganciatosi definitivamente dalle regole produttive e con l'autorevolezza data dall'avanzare dell'età, Francis sforna un melodramma curioso dove classicismo si fonde ad innovazione.
Il risultato è stilisticamente spiazzante: ad echi del cinema del passato (grazie anche alla splendida fotografia in b/n) si sovrappongono influenze lynchiane e almodovariane (non sembra essere casuale la presenza di Carmen Maura).
Coppola io l'ho ri-trovato soprattutto nelle splendide sequenze oniriche, con i
rimandi al suo (bellissimo) film più pretenzioso e più sfortunato

4 risposte al commento
Ultima risposta 27/11/2009 23.44.01
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR williamdollace  @  22/11/2009 22.06.11
   7½ / 10
Tetro lavora palesemente sull’intero apparato di significanze e rimandi sul cosa significhi realmente essere “scrittori” e sull’intimità viscerale che lo “scrittore crea con la materia che si ritrova fra le mani” (e con se stesso alla fine). Lo scrittore è colui che non può fare a meno di essere “scrittore” ma può certo fare a meno di scrivere e la mancanza di esibizionismo non preclude mai una certa ambizione.

Attraverso salti temporali in autentiche porte di Luce che lasciano l’impronta negli occhi e nell’animo della Memoria e attraverso un magistrale utilizzo di figure sapientemente illuminate [Vincent Gallo che manovra le luci in penombra, non è altri che lo stesso Francis Ford Coppola] Tetro coscientemente minuziosamente e sardonicamente sceglie chi e cosa illuminare ma soprattutto COME.

Tuttavia, anche se sempre proiettato verso il futuro credo fortemente che Tetro come pure Un’altra giovinezza siano opere cinematografiche quasi mai totalmente spregiudicate e che nonostante lo sperimentalismo visivo non riescano a liberarsi del tutto di un certo manierismo conservatore che lascia talvolta il fianco scoperto alla scrittura a sfavore del Cinema.

norah  @  21/11/2009 0.44.22
   9 / 10
...

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Ultima risposta 23/11/2009 11.22.56
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