sciuscia' regia di Vittorio De Sica Italia 1946
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sciuscia' (1946)

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locandina del film SCIUSCIA'

Titolo Originale: SCIUSCIA'

RegiaVittorio De Sica

InterpretiFranco Interlenghi, Rinaldo Smordoni, Aniello Mele, Bruno Ortenzi, Emilio Cigoli

Durata: h 1.33
NazionalitàItalia 1946
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 1946

•  Altri film di Vittorio De Sica

Trama del film Sciuscia'

Pasquale e Giuseppe sono due ragazzini legati da una grande amicizia e che nell'immediato dopoguerra vivono di attivitÓ non proprio oneste. Coinvolti in una rapina, vengono mandati in riformatorio e nella lunga attesa di giudizio subiscono maltrattamenti dagli altri ragazzi e dal personale del riformatorio...

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Voto Visitatori:   8,95 / 10 (39 voti)8,95Grafico
Miglior film straniero
VINCITORE DI 1 PREMIO OSCAR:
Miglior film straniero
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Voti e commenti su Sciuscia', 39 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gabe 182  @  10/01/2022 00:05:20
   8 / 10
Ne ho sentito parlare parecchie volte, nominato uno (se non il migliore) film neorealisti della storia, e personalmente sono d'accordo.
Guardando Sciuscià l'occhio cade immediatamente sull'Italia dell'immediato dopoguerra, un paese distrutto e ridotto alla fame ma che, forse per esser scampato alla guerra, alla dittatura ed alla morte, sembra godere del solo fatto d'esser sopravvissuto ed avere un gran desiderio di rialzarsi, un desiderio che si concretizza nell'arrangiarsi nel fare ogni mestiere, persino nel rubare pur di 'tirare a campare'.
De Sica riprende le innovazioni principali del movimento neorealista, ovvero le riprese in esterni reali, l'uso di attori non professionisti e l'aspetto documentaristico della fotografia, ma dal punto di vista narrativo si avvale di una sceneggiatura sapientemente strutturata, con una denuncia sociale molto forte e un particolare accento messo sulle colpe degli adulti verso i minorenni.
È un film ancora commovente ed intenso, con un'ottima direzione degli attori e in special modo dei ragazzi, fra cui Franco Interlenghi che sarebbe diventato un vero attore, all'altrettanto bravo Rinaldo Smordoni, poi ritiratosi dagli schermi.
Capolavoro che consolida il movimento neorealista da poco sorto, ottenendo uno strepitoso successo di critica e visibilità nel mondo, con tanto di vittoria agli oscar come miglior film straniero e nomination per la sceneggiatura.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR wicker  @  15/04/2020 19:37:40
   8½ / 10
Ottimo sotto ogni punto di vista soprattutto per una sceneggiatura molto drammatica,cruda e estremamente realistica. una storia che lascia il segno, sicuramente il migliore di De Sica insieme a ladri di biciclette
Bravi gli attori bambini .

Invia una mail all'autore del commento luca986  @  08/04/2020 00:42:37
   9½ / 10
Straordinario. Il più bello che ho viso di De Sica al momento.

topsecret  @  12/07/2014 12:05:39
   8 / 10
Un classico della cinematografia neorealista italiana che ha ispirato nel tempo tanti altri lavori sulle stesse tematiche del disagio giovanile e dell'incarcerazione minorile.
Oscar come miglior film straniero, SCIUSCIA' rappresenta uno dei massimi lavori di Vittorio De Sica regista, capace di emozionare e raccontare con forza e sincerità una storia tragica di miseria e di amicizia.
Uno dei capisaldi del cinema nostrano, da non perdere e da vedere almeno una volta.

Lory_noir  @  21/08/2013 15:40:27
   7 / 10
Non amo molto questo stile realistico, ma riconosco che questo è un film importante per la storia del cinema italiano e non solo.

vale1984  @  29/10/2012 13:56:36
   7 / 10
film molto interessante che racconta le avventure di due ragazzetti costretti in strada a fare soldi come possono...si parla di maltrattamenti, prigioni, guerra e molte difficoltà nella vita, le speranze e la voglia di acquistare un cavallo per poter camminare a testa alta per la strada.
il film è intenso e malgrado sia di un'altra "era" è sicuramente ben congeniato e ben fatto. Bello il finale.

gianni1969  @  15/04/2012 01:27:58
   10 / 10
ah il neorealismo! terzo capolavoro di genere, dopo "roma citta' aperta" e "paisa'" di rosellini. uno spaccato romano di miseria e dolore,scolpito negli occhi di due ragazzini,costretti ad affrontare problemi troppo grandi. e cmq bravi gli attori,presi tutti per strada. ogni inquadratura ti ipnotizza,ogni dettaglio e' perfetto,un opera unica. ho trovato diverse analogie con"i figli della violenza"di bunuel,tra l'altro uscito 4 anni piu' tardi. da vedere tutto dun fiato.

baskettaro00  @  29/01/2012 21:24:59
   8 / 10
altro ottimo prodotto sfornato da de sica,la storia di due lustrascarpe che dopo un affare poco pulito si ritrovan faccia a faccia con la vita cruda e dura del riformatorio,ma nonostante i vari litigi la forza dell'amicizia gli farà superar insieme le moltissime difficoltà.
2 anni dopo il regista si supererà con il capolavoro"ladri di biciclette",cui ho dato mezzo voto in più.

Goldust  @  28/12/2011 10:01:16
   7½ / 10
Un film complesso ma nello stesso tempo scorrevole, amaro nella sua tragicità e grave nella sua denuncia dell'arretratezza delle carceri minorili italiane del ( post ) fascismo. Pur non amando particolarmante il neoralismo questo ne è un grande manifesto, e l'ho apprezzato.
Vista la personale odissea vissuta dai protagonisti e' innegabile una certa somiglianza con i 400 colpi di Truffaut, che reputo però inferiore.

guidox  @  02/07/2011 19:47:07
   9 / 10
che sensazione stupenda rivedere film del genere!
un immenso tributo alla storia del nostro cinema, storie che prendono forma di immagini e sostituiscono le parole dei racconti dei nostri cari che quel periodo l'hanno vissuto, sentimenti veri e fortissimi, derivati dal dolore e dalla sofferenza della guerra, con una tristezza di una bellezza cristallina.
la mano di De Sica per un altro capolavoro, cinema italiano a livelli stratosferici.

cris_k  @  29/04/2011 21:18:12
   10 / 10
Stupendo. Il magnetismo dei film di De Sica è incredibile. Il tutto semplicemente filmando la realtà, mettendone in luce le ingiustizie, gli affetti e le amicizie. Il carcere dei bambini è uguale a quello per gli adulti, solo addolcito dall'umanità di qualche 'maestro'. C'è anche un senso di inevitabilità, non solo verso i bambini ma verso tutti gli appartenenti alla miseria del dopoguerra, già dati per perduti. Lo si capisce dal cinismo delle forze dell'ordine e dei magistrati, e dalla figura forse esagerata del 'direttore', dall'impotenza dei cari. La recitazione dei bambini, la colonna sonora, perfetti. Forse però non vale la pena soffermarsi sui dettagli su questo film, magnifico nel suo insieme.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  19/01/2011 10:10:44
   9 / 10
Nulla da criticare oggettivamente,è uno di quei film che rappresentano il meglio del nostro cinema non solo di quegli anni ma di sempre.
D'altronde De Sica e Zavattini già avevano parlato di infanzie rovinate con I bambini ci guardano ma qui si toccano livelli da capolavoro assoluto con uno sguardo lucidissimo a delle situazioni che purtroppo si rifanno alla realtà del periodo,e Sciuscià è completamente realistico senza fare sconti nel tratteggiare un paese alla deriva moralmente ed istituzionalmente. Non ci sono cattivi che lo spettatore è portato ad odiare ma la forte sensazione è che De Sica stia giustamente mettendo alla berlina le istituzioni quasi disumane in cui i bambini diventano uomini,ovvero vendicativi,violenti; e se nel precedente film il mondo infantile vedeva con occhi pieni di lacrime quello degli adulti stavolta lo sguardo dei ragazzini è rivolto al loro rapporto con le autorità e con gli altri ragazzi ed è uno sguardo sempre al centro del film,riusciamo a capire tutto ciò che passa loro per la testa,abbiamo una fortissima relazione empatica con ognuno di loro sia esso più burbero o più debole perché non è colpa loro.
Sempre parlando de I bambini ci guardano,Sciuscià è un film più riuscito sotto tutti gli aspetti perché ancora una volta il regista non fa nulla per rendere tutto patetico o retorico in qualunque maniera,ogni cosa succede con naturalezza e non si forzano scene drammaticamente forti con musichette strappalacrime o quant'altro.
A renderlo indimenticabile rimangono anche le strepitose interpretazioni di tutti i ragazzini coinvolti,ognuno con una caratterizzazione particolare,e poi il finale (quello sì strappalacrime) tragico e amarissimo dove a pagare ancora una volta sono gli innocenti.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  07/04/2010 15:29:27
   8 / 10
Pilastro del neorealismo italiano. Tra i lavori di De Sica gli preferisco "Umberto D." e "Ladri di biciclette".
Amaro, crudo e pessimista, ampiamente comprensibile visto l'anno di produzione, nell'immediato dopoguerra.
Bello, merita di essere visto, se non altro per vedere un affresco dell'Italia di metà anni '40.

BrundleFly  @  25/03/2010 09:04:07
   8½ / 10
Non sono mai stato un estimatore del cinema neorealista italiano, ma De Sica me lo sta facendo apprezzare. Ho visto anche "La Ciociara", ma questo film lo sovrasta nettamente.
Bellissimo.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  14/12/2009 16:58:33
   7 / 10
Bello, non fra i capolavori di De Sica. A volte ricorda “I 400 colpi”, ma è sbagliato fare analogie tra i due film, tant’è vero che il film di Truffaut è ambientato nel periodo del boom mentre in questo il periodo è il secondo dopoguerra. Comunque anche questo è un bel film, interpretato da giovani e bravi attori e con un tragico finale.

1 risposta al commento
Ultima risposta 20/12/2009 15.25.56
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Gruppo COLLABORATORI julian  @  04/12/2009 19:55:05
   9 / 10
I 400 colpi italiani, capolavoro del neorealismo e del cinema in generale.
Nessuno ha raccontato l'Italia come l'ha raccontata De Sica. E' proprio il caso di dire: si stava meglio quando si stava peggio.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR pier91  @  08/11/2009 15:38:34
   9 / 10
"Perché, i ragazzini non ce l'hanno un avvenire?"

Lunatico  @  15/08/2009 17:50:52
   9 / 10
minkia che film.....punto.

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  16/04/2009 13:16:46
   8½ / 10
Una pagina importantissima e imprescindibile del neorealismo. Struggente e lirico sguardo sull’adolescenza negata, ignorata e calpestata dagli adulti e dalle Istituzioni cieche e ottuse, la cui “irruzione” nel territorio della fanciullezza non farà che sortire effetti perniciosi: dal senso di vendetta all’inimicizia, dall’opportunismo all’ipocrisia. Quanta amarezza nel finale, ove la tragedia, amplificata dal grido disperato del ragazzo, si chiude con l’immagine del cavallo bianco che si allontana solitario: segno di una innocenza ormai perduta per sempre.

pinhead88  @  09/04/2009 17:49:30
   9 / 10
in un'ottica importantissima vista l'uscita del film proprio il primo anno durante il dopoguerra.uno dei film più importanti della corrente neorealistica italiana.

Neu!  @  26/03/2009 22:21:11
   9½ / 10
è un film bellissimo. un capolavoro del cinema neorealista e uno dei film italiani più belli in assoluto. l'amicizia tra i due protagonisti è descritta in una maniera stupenda e toccante, come tutto il loro percorso. uno scalino sotto "Ladri di Biciclette" e "Umberto D."

greenday2  @  09/02/2009 04:13:30
   8½ / 10
Il film non si discute, ma se lo paragono a Ladri di biciclette di due anni dopo vedo una notevole differenza.

Il tema e' assolutamente toccante, ma nel complesso ho preferito appunto Ladri di biciclette.

Il finale mi sembra un po affrettato (sebbene la scena conclusiva del cavallo sia a mio avviso splendida).

Certo si sta cercando il pelo nell'uovo...

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  06/12/2008 00:35:30
   10 / 10
Uno dei capolavori assoluti del cinema mondiale, le ingenue speranze di due ragazzi di strada di fronte al momento difficile del primo dopoguerra. Ragazzi che gradualmente si incattiviscono nei confronti di un mondo adulto così lontano e assente. Poche volte il cinema italiano e quello mondiale ha raggiunto dei livelli così eccelsi.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR faith81  @  12/09/2008 10:34:30
   10 / 10
Insieme a Ladri di biciclette ed Umberto D, è uno dei film che hanno segnato l'epoca del Neorealismo. Ringrazio questo grande maestro del cinema per averci regalato un patrimonio inestinguibile.

drugo78  @  17/03/2008 23:43:29
   10 / 10
bellissimo commovente ,straziante ..è superfluo aggiungere altro... a parte che è un delitto dimenticarsi di un capolavoro così...

NandoMericoni  @  16/02/2008 17:52:48
   10 / 10
come detto per ladri di biciclette...LA STORIA DEL CINEMA ITALIANO!

Invia una mail all'autore del commento wega  @  07/12/2007 22:39:22
   9½ / 10
Eh sì De Sica c'ha proprio azzeccato ad incentrare il suo neorealismo nello sguardo innocente dei bambini. Bambini che nel periodo del dopoguerra sono costretti già ad una vita da adulti e in questo film ad affrontare una realtà tanto dura quale è quella del carcere. Con i bambini l'impatto emotivo è lacerante, quasi assicurato. Questi due giovani sciuscià, lustra scarpe da shoe shine, sono estremamente caratterizzati nella loro psicologia, narrativamente parlando, e in balìa delle più comuni e "logiche" regole sociali di quel tempo. Uno dei capolavori del Neorealismo, e basti pensare che è stato fatto con meno di un milione di vecchie lire. Oscar speciale per riprese in condizioni avverse. Memorabile l'affetto e la scena del distacco di uno dei protagonisti dalla ragazzina. Ho notato un tocco di espressionismo, mi riferisco alla scena delle impronte digitali, chissà che cosa ne pensò Fritz Lang. Un pelo sotto a Ladri di biciclette.

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vitocortesi  @  30/11/2007 22:48:51
   10 / 10
Uno dei grandi capolavori italiani ed è sempre De Sica a firmarlo.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Marlon Brando  @  18/10/2007 14:45:07
   10 / 10
Ideologici residui di fasciscmo sono rimasti anche dopo la fine della dittatura e la costrizione e l'uso della forza sono all'ordine del giorno nel carcere minorile.
Fuoco e fiamme accompagneranno la ribellione dei bambini, una ribellione stanca sebbene giovane, senza un obiettivo preciso e con una volontà di cambiamento presto spezzata perchè infine si saprà che tutto è destinato a ritornare, diversamente, come prima.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  09/09/2007 16:35:35
   9 / 10
Se c’è un’accoppiata nel cinema mondiale che abbia saputo al meglio rappresentare il mondo dell’infanzia (in generale il mondo dei più deboli e indifesi) alle prese con una realtà dura e insensibile, questa è senz’altro De Sica/Zavattini. Zavattini forniva il materiale e De Sica lo sapeva realizzare mirabilmente. Già negli anni ’40, al tempo del fascismo, avevano ambientato film in scuole o collegi, con i giovani alle prese con regole rigide e persone ottuse. Il loro primo grande film parla della triste storia di un bambino travolto dai problemi degli adulti (I bambini ci guardano). Sotto il fascismo si doveva però rispettare certe regole e quindi spesso c’era il lieto fine o si parlava di gente perbene, rispettosa della morale.
La guerra aveva portato morte, distruzione, miseria, ma almeno adesso ci si sentiva liberi di dire e far vedere le cose come stavano. Con pochi soldi ma con tanta voglia e tanto entusiamo (e forse tanta speranza di migliorare la società) ecco che De Sica/Zavattini scendono ai gradini più bassi della scala sociale e ci danno un quadro crudo ma vero di ciò che spesso cerchiamo di rimuovere. In questa situazione disperante si trovano tante persone di buoni sentimenti ma indifese. Vivono di sogni e cercano di realizzarli (per due bambini avere un cavallo), ma diventa quasi inevitabile rimanere impelagati nel crimine e una volta entrati nel meccanismo non si riesce più a uscire puliti, si rimane travolti. I loro istinti di amicizia, solidarietà si scontrano e cedono di fronte ad altri comportamenti etici come quello dell’omertà o della vendetta.
Il dito viene puntato contro le istituzioni e chi le fa funzionare. Indifferenza, abitudine, autoritarismo (avanzo del fascismo) fanno sì che quello che dovrebbe redimere o correggere (il riformatorio) diventi invece il luogo dove anche chi non vorrebbe, finisce per essere un criminale.
La storia colpisce ancora di più perché è vissuta più che recitata. La cinepresa spesso si sofferma su facce infantili indurite, disperate, eroicamente vive ed è difficile non rimanere colpiti. Il contrasto con l’ambiente poi è stridente. Certo il limite forse sta nel voler a tutti i costi far apparire l’animo dei due bambini protagonisti come pulito e fondamentalmente buono. Ci sono spesso passaggi melodrammatici come ad esempio il finale, che appaiono un po’ come concessioni al gusto dell’epoca. C’è da dire però che il fatto che il finale non sia lieto ma quasi simbolico (il sogno che fugge via irrealizzato) ha finito per allontanare il favore del grande pubblico. Quando uscì ebbe scarso successo commerciale e si affermò solo all’estero, dove si impose come grande esempio stilistico di cinema vero e sincero (in chiave anti-hollywoodiana). La prima volta che i più poveri e i più deboli apparivano come “eroi” in un film non comico.

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Ultima risposta 07/09/2009 08.36.38
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AKIRA KUROSAWA  @  06/09/2007 12:56:01
   10 / 10
con questo film de sica dimostra di saperci fare di piu di rossellini..i suoi film sono piu profondi e sopratutto meno datati nel senso che sentono meno il passare degli anni..
come ladri di biciclette un film che fa riflettere molto..
bravissimi gl iattori..commovente il finale.. regia perfetta ..grande vittorio

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Ultima risposta 07/09/2007 00.10.13
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eizenstein  @  21/05/2007 20:03:16
   10 / 10
Nel genere dei film realistici De Sica e Kurosawa sono inarrivabili. Con questo film De Sica ci fa immedesimare nella realtà materiale e spirituale dei poveri ragazzini dell'Italia del dopoguerra; partecipiamo al film.
Il linguaggio parlato è difficilmente comprensibile all'italiano medio e ciò rende partecipi ad una realtà diversa dalla nostra e dà forza alle immagini: ho sempre creduto alla supremazia del visivo (realtà e sensazioni immediate) sulla parola (troppi filtri prima di arrivare al cuore dello spettatore) e quì le scene fortissime del furto, della cattura dei ragazzini a cavallo, della vita nel riformatorio, delle liti e la incredibile scena finale, la fanno da protagoniste.
Le parole sono cornice, come la musica e i rumori mentra la massa di ragazzini (reclutati per strada), la povera gente e i loro sentimenti sono i padroni. Quanto sono lontani i moderni film di oggi, basati sull'ego di celeberrimi artisti, di invadentissimi, lunghi e ridondanti dialoghi, di artificiosa complicazione che nasconde un povertà d'idee impressionante.
I protagonisti sono giovanissimi e rubano la scena agli adulti, ma consiglio di focalizzarsi sul "funzionario buono" del riformatorio quando, commosso, ripetutamente dice ai rissosi ragazzini: "In gamba, mi raccomando dovete essere sempre in gamba". E' l'esortazione di chi conosce le dinamiche e le ingiustizie del mondo ma non può fare niente per modificarle, se non esortare le vittime di tali maccanismi a non soccombere, con tristezza consapevole dell'ineluttabilità del loro triste destino. Probabilmente molte figure analoghe erano presenti nei campi di concentramento nazisti.

Gruppo COLLABORATORI fidelio.78  @  05/05/2007 19:57:24
   9 / 10
E' un capolavoro. Potremmo discutere all'infinito sul neorealismom dei suoi limiti e dei suoi meriti, ma davanti ad un film con una tale forza espositiva e visiva non si possono usare parafrasi e giri di parole: capolavoro.
Probabilmente non ha la ricercatezza di "Umberto D" che resta il miglior film di quel periodo, ma comunque ha una profondità e una lucidità di sguardo che difficilmente si trovano in un film simile. Non è mai compiaciuto e la secchezza narrativa non fa trascurare comunque gli stilemi della narrazione classica.
Da vedere assolutamente.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  16/03/2007 11:25:57
   9½ / 10
il dieci ci sarebbe stato se non fosse stato che di ciò che veniva detto capivo un terzo non essendo un romano e di conseguenza non riuscendo a capire il dialetto stretto. tuttavia è sicuramente uno dei film più belli della storia del cinema. commovente fino al midollo, triste come nessuno è mai riuscito, geniale e meraviglioso come pochi. De Sica è uno di quei registi che si distingue perchè a ogni suo film riesci sempre ad emozionarti, a piangere, ad incazzarti, è un regista vivo anche dopo la morte, i suoi film sono immortali anche dopo sessanta, settant'anni che sono stati girati. un film che colpisce con una carica di espressività talmente forte da scuotere anche gli spiriti insensibili, quando vedi quei poveri bambini rinchiusi con le famiglie inesistenti, le cimici nei vestiti, i secondini aguzzini, la loro vitalità anche nelle condizioni più dure e quel ragazzino che nonostante la TBC aveva sempre il sorriso sulle labbra, la voglia di libertà, la fanciullezza rubata da un mondo sporco in cui la giustizia è ingiusta e gli unici a rimetterci sono i bambini e anche coloro che vogliono cambiare la loro realtà sono costretti da un realismo scomodo tipico di De Sica di forte impronta manzoniana a gettare alla fine la spugna e scappare. Sciuscà è una denuncia sociale contro il mondo adulto e un documento importantissimo sull'amicizia così complicata anche nella più giovane età (bambino a Interlenghi: "come siete complicati voi adulti" e in verità l'attore de I Vitelloni ha dieci anni) che può portare fino alle tragedie più grandi ed è indimenticabile l'ultima inquadratura: un pony simbolo della libertà dell'infanzia che se ne va con passo incerto come l'anima di un bimbo sul letto di un fiume.
Franco Interlenghi è semplicemente divino, ci dà un'altra interpretazione indimenticabile che riesce sempre a commuovere come nell'ultima scena de I Vitelloni.
grazie Vittorio

Ch.Chaplin  @  16/02/2007 18:03:40
   9 / 10
ankio criticherei il sonoro, ke dire scadente sarebbe poco..cmq il film è un caposaldo del cinema italiano e, anke se preferisco altri film neorealisti, non disdegno e anzi riconosco questo. lento a sprazzi, ma omogeneo e lineare nella sua tragicità. fino ad arrivare al culmine della vicenda. la storia di gente povera costretta a rubare e a far piccole delinquenze, carceri minorili invasi di ragazzini, due amici ke si trovan l'uno contro l'altro..ci son praticamente tutti gli ingredienti x una storia da crepacuore.

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Ultima risposta 01/03/2007 00.53.22
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  26/01/2007 18:00:48
   8 / 10
film indispensabile per chi si è appassionato,per chi si è commosso con quello che è il miglior periodo storico per il cinema di casa nostra:il neorealismo...
mi è piaciuto tantissimo questo film,tanto da voler fare una recensione che sara(spero) presto disponibile!che dire?
visto che dei pregi parlero con la recensione voglio muovere solo una critica al sonoro che malgrado la restaurazione rimane di difficile comprensione!
imperdibile

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Ultima risposta 08/07/2011 23.21.26
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Invia una mail all'autore del commento domeXna79  @  08/12/2006 20:05:43
   9 / 10
Primo grande capolavoro neorealista del maestro Vittorio De Sica.
Uno spaccato del difficile periodo del dopoguerra (ambientato a Roma), della sua precarietà, dove le istituzioni dovevano progredire per raggiungere la reale svolta politica attuata dal nostro Paese, legato per certi aspetti ancora al vecchio regime ..così la vita di due piccoli lustrascarpe (appunto i c.d. Sciuscià) ci viene raccontata partendo dalla speranza espressa nella possibilità di acquistare un cavallo bianco, un sogno che sembra diventare realtà, fino a quando il destino e la cattiveria degli uomini (e di una intera società) cancellerà tutto ciò.
Da qui ci si immerge nell’inferno carcerario, una istituzione incapace di fornire le reali basi per il recupero sociale dei giovani detenuti ..così da una parte si rilevano le contrapposizioni di uomini che all’interno della stessa istituzione assumono un atteggiamento diverso nell’espletare il proprio dovere (il rigido direttore e il comprensivo impiegato), e dall’altro si assiste a dei ragazzi cresciuti troppo in fretta, che hanno perso la propria ingenuità per difendersi da un mondo crudele e spietato, diventando così dei veri delinquenti.
Uno sguardo allo sconvolgimento che la guerra ha prodotto nella collettività, ma soprattutto con l’occhio rivolto ai ragazzini, costretti a diventare troppo presto adulti, abbandonati a loro stessi ..il triste epilogo ci mostra il lato più tragico, con la speranza nell’avvenire che come il cavallo fugge inesorabilmente via.
La mano sapiente del regista dipinge delle scene toccanti, intrise di significato (come le due mani dei bambini che vengono separate dal carceriere), facendoci vedere ciò che si trovava ai margini di una realtà sociale così confusa ed in rapida evoluzione ..una sceneggiatura attenta (di Amidei e Zavattini) ed una colonna sonora puntuale, sono gli ulteriori elementi che fondano il successo di questo capolavoro del cinema italiano.
Magistrali le interpretazioni dei giovani protagonisti, da Rinaldo Smordoni (nei panni di Giuseppe) a Franco Interlenghi (nei panni di Pasquale) ..come sempre netta e chiara la perfezione stilistica del grande regista Vittorio De Sica.
Uno dei capolavori intramontabili del nostro cinema ..imperdibile per chi ama quest’arte!

Invia una mail all'autore del commento Tempesta  @  18/03/2006 01:33:42
   9½ / 10
Saro di parte ma De Sica sapeva fare cinema .... grande .....

2 risposte al commento
Ultima risposta 26/01/2008 09.39.30
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  20/08/2005 01:43:22
   9 / 10
Eminenze illustri hanno provato per anni a boicottare il neorealismo e lo stesso Zavattini tacciato di "fatalismo poetico", in un'epoca in cui - vivaddio - si discuteva animatamente nei confronti di quelle licenze culturali che oggi non hanno più voce, nè traccia. "Sciuscià" è un'opera che vanta sostenitori di fama come Orson Welles e che probabilmente fa parte di un'ottica in cui l'idealismo stilistico di De Sica si sposa abilmente con l'ottica sociologica Zavattiniana senza che quest'ultima prenda il sopravvento (come accade talvolta anche nelle giustamente celebrate prove successive). Detto cio', è chiaro quanto l'autore sia rimasto influenzato dai francesi, Vigo e Pagnol in particolare, quando racconta la storia dei due ragazzi in un dopoguerra che nega il futuro proprio a chi dovrebbe avere tempo e ragione per la speranza. Particolarmente rilevante, in tal senso, il personaggio del ragazzino malato, che nel contesto duro del riformatorio stride con la diseguale omertà di un sistema repressivo, tale da scoprire che in tanti decenni molto è cambiato a fatti e poco a parole. C'è l'elegia di una giovinezza ancora acerba che pretende di svegliarsi in una dimensione adulta (cfr. il fastidio provato per le comiche del muto, prodotti d'evasione "roba da ragazzini") e la Disciplina del Branco, dannoso e rispettato, almeno quanto l'etica del tradimento che fa passare questi piccoli uomini in secondo piano rispetto alle posizioni altrettanto profane del mondo adulto. Ma c'è soprattutto un finale commosso, struggente, crudele perchè tale è il bisogno umano di vivere senza il distacco dagli altri. Non c'è, forse, vera denuncia verso qualcuno, ma la corda che si spezza quando frantuma nell'istituzione nella repressione ogni possibilità di credere. In questo senso davvero il fatalismo è un gioco sottile perchè tende soprattutto a reclamare un destino diverso

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