quelle due regia di William Wyler USA 1962
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quelle due (1962)

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locandina del film QUELLE DUE

Titolo Originale: THE CHILDREN'S HOUR

RegiaWilliam Wyler

InterpretiShirley MacLaine, Fay Bainter, Miriam Hopkins, James Garner, Audrey Hepburn

Durata: h 1.47
NazionalitàUSA 1962
Generedrammatico
Al cinema nel Giugno 1962

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Trama del film Quelle due

La scuola diretta da Karen e da Martha va incontro al fallimento dopo le calunnie lanciate contro le due insegnanti da una bambina maliziosa. Dopo un po' di tempo la veritÓ viene a galla, ma per Martha Ŕ troppo tardi.

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Voto Visitatori:   8,00 / 10 (14 voti)8,00Grafico
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Voti e commenti su Quelle due, 14 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  29/12/2017 19:01:40
   8½ / 10
Bellissimo film che tratta una tematica particolare, soprattutto per l'epoca. Bravissime le due protagoniste. Wyler dirige un dramma in cui è la menzogna a far emergere una verità, ma tale verità è insostenibile.

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  23/06/2016 23:47:23
   8½ / 10
Tematica forte e molto coraggiosa per l'epoca, interpretata in maniera straordinaria da due grande attrici in grande simbiosi. La calunnia che genera un effetto domino che isola come appestate due donne colpevoli di essere omosessuali. Anche se la parola omosessualità non è mai pronunciata apertamente, la vicenda apre ferite profonde all'interno di una società profondamente bigotta che colpisce senza pietà anche sulla base di dicerie (splendida e dal volto malvagio la giovane Balkin, derivazione di quell'innocenza malvagia già portata sullo schermo dal Giglio nero di LeRoy). Certamente la Martha della Mclaine è il personaggio più complesso della storia. Una donna che attraverso la bugia scopre la verità su sé stessa ed è travolta a sua volta dal senso di colpa di essere "diversa". Un film straordinario con un finale amarissimo e duro da digerire.

Dick  @  22/01/2015 17:59:39
   8½ / 10
Tra le migliori interpretazioni della Hepburn e della McLaine. Un film forte, drammatico e toccante. Ancora molto attuale penso.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR dubitas  @  15/07/2014 23:54:22
   10 / 10
Capolavoro anni '60, uno dei primi film ad affrontare la tematica del lesbismo dopo "Madchen in Uniform'' del 1931 e Olivia. Siamo lontani dai moderni ''lgbt movies'', questo è un grande classico che andrebbe visto anche più volte. Mi ha lasciato senza fiato. Due protagoniste bellissime e affascinanti (e lo dico pur essendo omosessuale) con la loro recitazione impeccabile mi hanno trasportato nella vicenda, nelle loro emozioni, nel loro disagio collegato all'essere accusate ingiustamente. William Wyler lancia una denuncia chiarissima alla società britannica puritana del periodo, omofoba e ignorante in materia sessuale, in un paese dove ancora l'omosessualità era considerata un crimine o una colpa da nascondere. Magistrale la recitazione degli altri personaggi, incluse le bambine del collegio. Il 10 è tutto meritato.

ZanoDenis  @  02/04/2014 00:06:31
   8½ / 10
Esageratamente bello, Shirley McLaine regala una delle migliori performance femminili a mio avviso, gia dalla prima scena si percepiva qualcosa di disturbato nel suo personaggio, interpretazione paurosa, e che coppia con la Hepburn! una caratterizzazione dei personaggi fantastica. Wyler svolge benissimo il suo compito, storia scorrevole e coinvolgente. Strancosigliato

bm_91  @  07/01/2014 13:57:07
   7½ / 10
Gran bel film di Wyler, con una Audrey Hepburn che mostra nuovamente di non essere solo la regina delle commedie romantiche, ma di sapersi muovere bene in generi diversi. Shirley Maclaine una spanna sopra tutti.

Crimson  @  25/06/2013 11:04:22
   8 / 10
Spoiler presenti.

A due anni da quel colosso chiamato Ben Hur, Wyler firma una regia per un progetto completamente opposto. Scenografie scarne, pochi attori, uno script teso e angusto. L'incipit rasenta la leggiadria prima della mazzata. Tutto viene reso sempre dalla prospettiva delle due donne protagoniste perché è un film che parla al femminile, a partire dalla sua creatrice Lilian Hellmann. Il film ha un pregio rimasto intatto nel tempo, perché mostra che l'omofobia non è solo la reazione che si scatena a partire da una bugia infantile ingrandita all'inverosimile e a cui noi che la rigettiamo assistiamo da spettatori distanti e giudicanti. L'omofobia è un modo di essere che ci tocca anche molto più da vicino, essendo parte integrante di certa consuetudine che regola intrinsecamente la nostra vita. La prospettiva del magnifico script della Hellmann non allude dunque tanto a "quella società", intesa come distante e in cui non ci riconosciamo, da osservare con distacco e ripugnanza. Il plot non concede quasi nessuna apertura al perfido mondo ipocrita che si ciba voracemente della dignità delle due donne protagoniste. Anzi spinge il più possibile per avvicinarsi fino a penetrare nell'intimità dell'esperienza femminile, al di qua di quel rifugio che le due insegnanti hanno costruito e che non riusciranno ad abbandonare quasi come una maledizione. Il processo non è che enunciato, così come il mormorio sommesso della gente. Un giorno vorrebbero uscire di casa, un'auto si ferma nel viale antistante l'uscio, un uomo indica, ride, l'auto riparte. Uno stigma è stato affibbiato per sempre. Viene a galla un giorno la verità, ma con quale sollievo?
The children's hour con un taglio esclusivamente intimista sorprende per ciò che si rivela essere stato soffocato, piuttosto che per quanto ostentato.
Siamo abituati alla stigmatizzazione becera che segue una discriminazione frutto della mancanza di giudizio, o di un giudizio a priori, nei confronti di un'affermazione accolta come autentica solo sulla scorta di fobie sociali.
Non stupisce dunque la vecchia che beve tutta d'un sorso la menzogna della nipote, così come l'atteggiamento impunemente omertoso di Mrs. Mortar, che potrebbe addirittura scagionare le colleghe se non fosse così mediocre. Non è questo il segreto della potenza di questo film.
Quel che sciocca è che Martha per oltre vent'anni non ha mai riconosciuto come autentico l'orientamento sessuale che le sgorgava dentro.
E' stata una menzogna a rivelarle la verità dei propri sentimenti.
Riconosciamo generalmente la nostra identità sulla base anche di un ritorno sociale. Ebbene, la società che si è "servita" di Martha ha costruito l'idea di un'altra Martha, piuttosto che il contrario. Un'angoscia più forte, cristallizzata, si è palesata ed è incontenibile. Quella sensazione di fastidio alla notizia del matrimonio di Karen celava un sentimento che nell'educazione all'espressione della propria naturalezza si sarebbe manifestato molto prima, con esiti differenti.
Karen è l'altra faccia della medaglia. Ora che la verità è emersa, può ricominciare. Martha invece deve ancora coesistere con la menzogna degli altri perché si è scoperta essere la verità che ha nascosto per tutta la vita a se stessa. L'effetto devastante del sottile binomio verità/menzogna viene dunque moltiplicato, oltre che invertito.
Colpisce l'uscita di scena del dottore. Da amante irrinunciabile si trasforma per Karen in un estraneo rispetto alla sua vulnerabilità. Anche lui, pur avendo sempre parteggiato per lei, ha dubitato. Come ha potuto farlo? La risposta è in quel sottostrato di volgare conformismo che l'opera di Wyler, profondamente e sentitamente, denuncia.
Il film rappresenta uno di quei rari casi di remake di un film diretto dal regista stesso, in cui la prima versione viene ampiamente migliorata dalla successiva. E' emblematico a tal proposito il successo de L'uomo che sapeva troppo di Hitchcock, riadattato a Hollywood ventidue anni dopo l'originale inglese. Per rivisitare La calunnia (1936) Wyler ha dovuto attendere ancora di più, ben venticinque anni. Le restrizioni sulla censura appena stabilite nel 1961 hanno favorito l'operazione di rendere giustizia a un film che uscito negli anni '30 appariva edulcorato (se non mi sbaglio l'accusa mossa nel plot finale era di una tresca tra Karen e un uomo sposato) rispetto allo script caparbio di Lilian Hellmann (grande autrice tra l'altro di opere che hanno ispirato Piccole Volpi e Julia), avanti per i tempi (1934) giacché affrontava apertamente il tema dell'omosessualità femminile.
Miriam Hopkins appare in entrambe le pellicole, prima nel ruolo di Martha, poi in quello di sua zia. James Garner è esemplare nel suo primo ruolo importante nel Cinema.
Spiccano le due protagoniste femminili; nella fattispecie è raro assistere ad una prova così drammatica e sofferta della Hepburn, in grado di calarsi nella parte con destrezza. A prevalere è tuttavia la splendida intensità di Shirley MacLaine.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  19/06/2012 00:17:32
   7½ / 10
Dopo il kolossal "Ben hur" il grande regista Wyler cambia completamente registro e con un piccolo film ,tutt'altro che spettacolare, affronta un tema delicato come quello dell'omosessualita'...la faccia ce la mettono due dive di Hollywood come la Hepburn e la ex-piccola Mclaine!
Un film avanti con i tempi che visto oggi mantiene il suo fascino e che fa' ancora discutere.

Lory_noir  @  06/05/2012 16:30:36
   8 / 10
Un film intenso con due protagoniste stupende. Moderno e profondo.

vale1984  @  23/05/2011 23:12:54
   6½ / 10
molto particolare...interessante e angosciante...come il pettgolezzo possa sconvolgere le vite di due donne soprattutto in un'epoca intransigente...l'avanguardia del moderno, un film attualissimo, capace di dimostrare come la cattiveria possa sconvolgere le cose...pesante ma molto reale.

Gruppo COLLABORATORI atticus  @  29/11/2009 19:56:31
   8 / 10
Clamoroso psicodramma in larghissimo anticipo sui tempi, che tratta senza eccessive censure di un amore lesbico nell'America perbenista degli anni '60. Tra leggerezza e intensità, Wyler firma, con la consueta forza espressiva, un opera coraggiosa e commovente, portando le due straordinarie protagoniste a vette di autentico coinvolgimento emotivo. Ancora oggi, un film di importantissimo contenuto sociale.

LoSpaccone  @  12/05/2009 20:49:26
   8 / 10
Film coraggioso non solo per l'argomento che tratta ma anche per il fatto che rivela tutto in maniera esplicita, senza affidarsi a quell'ambiguità, dovuta o voluta, che spesso in film come questi funziona. Nonostante questo tensione e pathos ci sono e, anzi, sembrano essere più genuini del solito e non il frutto di particolari abilità nella tecnica del racconto cinematografico (non che questa sia una cosa negativa). Inoltre, nonostante la seriosità della storia e il dramma finale c'è una leggerezza di fondo nel film che non stona affatto, che rende il tutto gradevolissimo, e che a me sembra derivi più dalle magnifiche interpretazioni delle protagoniste che dalla scrittura vera e propria.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gatsu  @  11/05/2009 22:38:42
   6½ / 10
Le due protagoniste sono perfette e si completano a vicenda. Dirette da un Wyler un pò troppo sprecone reggono il film nei momenti più efficaci anche se tralasciando questo particolare, il lavoro del regista è ampiamente discutibile. Diciamo che non mi sono piaciute l'intensione e la spavalderia. Accettabile comunque nel complesso.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  11/05/2009 21:50:03
   8 / 10
Meraviglioso: il vecchio Wyler ripesca e riaggiorna il torbido menage di suo vecchio film, "La calunnia" (1936), creando uno splendido psicodramma recitato da due attrici in stato di grazia (la nevrotica McLaine e la dolcissima, controllata Hepburn).
Il risultato è eccellente, anche se forse un pò ridondante: magnifica anche la "nonna" M. Hopkins, che guardacaso era la protagonista giovane del film precedente...
Audrey che nell'ultima scena cammina a testa alta (occultando emozioni ben più grandi di lei), come una fotomodella parigini, è davvero stupenda

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