mood indigo - la schiuma dei giorni regia di Michel Gondry Francia 2013
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mood indigo - la schiuma dei giorni (2013)

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locandina del film MOOD INDIGO - LA SCHIUMA DEI GIORNI

Titolo Originale: L'╔CUME DES JOURS

RegiaMichel Gondry

InterpretiAudrey Tautou, Romain Duris, Charlotte Le Bon, Gad Elmaleh, Omar Sy, Jamel Debbouze, Vincent Lindon, Jean-Pierre Darroussin

Durata: h 2.05
NazionalitàFrancia 2013
Generedrammatico
Tratto dal libro "La schiuma dei giorni" di Boris Vian
Al cinema nel Settembre 2013

•  Altri film di Michel Gondry

Trama del film Mood indigo - la schiuma dei giorni

Una bizzarra storia d'amore incentrata sulle vicende di due coppie, Colin e Chloe da un lato e Chick e Alise dal'altro. Colin Ŕ un giovane ricco e annoiato che, dopo il colpo di fulmine per la bella Chloe decide di sposarsi. Ma per non far mancare nulla allo spiantato amico Chick, decide anche di regalargli i soldi necessari al suo matrimonio con Alise. Peccato che Chick decida di spendere quel denaro per alimentare la sua ossessione, l'acquisto delle opere complete del filosofo Jean-Sol Patre, e che al ritorno dal viaggio di nozze Chloe si scopra malata. L'unica cura per la ragazza Ŕ lo stare costantemente circondata da fiori...

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Voti e commenti su Mood indigo - la schiuma dei giorni, 21 opinioni inserite

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Filman  @  12/12/2016 23:29:22
   9 / 10
Trovarsi di fronte a qualcosa che non si era mai visto prima, in termini cinematografici, è a volte sinonimo dell'avere a che fare con un capolavoro, e grazie al tentativo incredibilmente riuscito da parte dell'autore Michel Gondry di trarre un calco narrativo del sogno nudo e crudo, dimostrando come qualsiasi cosa immaginabile possa anche essere impressa sullo schermo ma di come l'immaginazione sia semplicemente un talento, possiamo godere di ciò. Sorprendente è la quantità di elementi nonsense che oggettivamente hanno a che fare con l'assurdità dei sogni e altrettanto sorprendente è come questi riescano a costruire una storia percepibile dai nostri occhi e dalla nostra mente seppur ambientandola in una realtà che definire alternativa sarebbe un eufemismo, similmente ad un fantasy d'avanguardia che a differenza delle altre pellicole più o meno classiche, composte da uno stile favolistico e una narrazione ecletticamente giocosa, da senso alla totale assenza dello stesso e mentre ricama una storia d'amore contemporanea che diventa triste con lo scorrere dei minuti, passando dal sogno felice e concitato all'incubo drammatico e opprimente sotto tutti gli aspetti, la poetica del regista sembra pervadere ogni istante di pellicola, dichiarando come i cambiamenti alterino le relazioni interpersonali e di come le persone subiscano il tempo.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  23/02/2015 13:48:56
   5½ / 10
Viene data carta bianca al visionario regista di "Se mi lasci ti cancello" che realizza una storia d'amore assurda che sembra pescare tra Terry Gliiam e Wes Anderson.
In realta' manca il genio dei registi sopra citati e quello che resta al pubblico è ben poco. Tanti suoni, colori e stupidaggini (si, stupidaggini) messi dentro al calderone.

albyhfintegrale  @  17/07/2014 17:17:56
   2 / 10
E' possibile dare un voto personale e sincero senza poi sentirle da destra e sinistra (cosa che so già si avvererà)?
Sinceramente non mi aspettavo una cosa così (non avevo visto il trailer), altrimenti me ne sarei tenuto ben alla larga.
Surreale all'estrema potenza. Film di questo tipo mi fanno venire letteralmente la nausea, mi dispiace per gli amanti del genere.
Non è il discorso della storia d'amore, ma per come questa viene ambientata e per il mondo immaginario in cui viene immersa.
Non mi piace! Odio l'assurdo raccontato in questo modo grottesco!
Sarò troppo razionale ma non digerisco questi esercizi di stile fantasioso all'inverosimile senza contatti con la realtà e la logica.
Già all'inizio i raggi solari a spaghetto e il topo mi hanno fatto esclamare "Oh-mio-Dio!" :(

Ribadisco: voto puramente personale.
De gustibus non disputandum est

lapensocosý  @  23/02/2014 03:05:58
   7 / 10
Nel complesso è un buonissimo film... che ha un modo fiabesco e diverso di raccontare il dramma nelle sue varie sfaccettature e forse per questo disturba ancora di più. Il titolo mai come questa volta meriterebbe attenzione perchè riflette bene il contenuto del film che racconta tutto il marcio che la vita ha da presentare, mostra anche tutto il buono, la parte migliore, la fiaba...ma il confronto va nettamente ad appannaggio del male, alla fine resta solo quello...si sa la vita umana è una storia senza lieto fine.
Ecco detto che è un buonissimo film, non lo rivedrei...proprio per quel senso di disturbo che mi ha lasciato, d'altronde ammetto di far fatica anche a rivedere "Se mi lasci ti cancello", film che ritengo stupendo ma che mi lascia comunque un bel magone.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  26/01/2014 02:17:48
   6 / 10
Solitamente apprezzo Gondry ma in questo caso mi è parso troppo surreale ed eccentrico.
Gli effetti visivi hanno un potere ammaliante ma non lo stesso gli interpreti né la storia in sé, almeno nella prima parte.
Troppo colorato e a tratti quasi fanciullesco, per me eccessivo e per questo meno intrigante di altri lavori dello stesso regista.
Appena sufficiente.

zeta  @  13/01/2014 16:49:43
   6 / 10
Ancora una storia d'amore per Gondry. A mio avviso il miracolo di "Se mi lasci ti cancello" non si ripete. L'originalità è il pregio ma allo stesso tempo il difetto del film, che spesso è troppo sopra le righe. La continua ricerca della sorpresa visiva è osessionata, spesso forzata, facendo distogliere lo sgardo dalla narrazione. Tanto che differenza di precedenti lavori, l'originalità non è più al servizio della storia che si racconta, bensì diventa vera protagonista di un quadro surreale.

kako  @  23/10/2013 19:22:42
   7 / 10
un film particolarissimo e stravagante, una storia surreale, con situazioni, personaggi fuori dagli schemi e dove tutto è fuori dal normale. Mi ha colpito e spiazzato, ma mi ha coinvolto e mi è piaciuto. Credo che non possa essere apprezzato universalmente, ma è una storia, quasi una fiaba, seppur la sua finale drammaticità, che tocca e mi sento di promuoverlo.

aitante68  @  17/10/2013 09:37:39
   5 / 10
stavolta Gondry ha esagerato con le invenzioni visive. Le sue trovate soffocano il film e i personaggi che non riescono a comunicare emozioni allo spettatore.

franzcesco  @  30/09/2013 11:49:31
   6½ / 10
La prima metà del film è geniale, intelligente e fantasiosa! Si perde molto col passare del tempo e finisce drammaticamente. Non che questo sia negativo ma avevano tutte le carte in regola per far finire questa "fiaba" in un modo migliore! Comunque consigliato!

Clint Eastwood  @  29/09/2013 13:58:34
   6 / 10
Film carino che ha la meglio sugli attori, musica e ambientazioni; ma Gondry anche se è un originalissimo regista (e qui anche attore) va oltre la pura fantasia ignorando per un po' lo spettatore.

jiko  @  29/09/2013 12:29:09
   8 / 10
Questo film mi ha incantato, dall'inizio alla fine sono rimasto con gli occhi spalancati di meraviglia e incredulità davanti alle bizzarre e surreali invenzioni visive che scorrevano sullo schermo. Un caleidoscopico e psichedelico viaggio in una dimensione parallela dove tutte le leggi fisiche e spazio-temporali vengono annullate, come in un assurdo e surreale luna park fiabesco. Sicuramente non un film per tutti. Sorprendente.

gianni1969  @  28/09/2013 18:25:43
   8 / 10
Amo molto questo regista, sempre brillante ed originale, anche in questo caso sono rimasto soddisfatto, bravo

TheLegend  @  27/09/2013 21:14:16
   5 / 10
Commedietta che si concentra troppo sull'aspetto esteriore,apparendo sicuramente colorata e originale ma annoiando profondamente senza emozionare e coinvolgere.

Badu D. Lynch  @  25/09/2013 19:58:25
   8 / 10
Poesia in movimento, coloratissima, gioiosa. La meraviglia della schiuma che rende tutto così voluminoso, che migliora la sostanza, cambia il sapore. E' tutto illuminato. Poesia in ralenty, sbiadita, malinconica. La schiuma si è dissolta, ora la sostanza è quella di sempre - l'abitudine, i dubbi, la malinconia, la quotidianità, la sofferenza, il lavoro. La Morte. E' tutto buio [bianco e nero]. Eppure in quel liquido eterno c'è ancora la possibilità di stringersi, abbracciarsi - in apnea, eternamente. Fine di tutto, l'inizio dell'emozione. L'Ecume Des Jours è la trasversale rappresentazione della purezza dei sentimenti umani. Michel Gondry è dolcemente visionario.

Gualty  @  21/09/2013 11:46:20
   8 / 10
Premesso che, non avendo familiarità con B.Vian, il mio commento si limiterà all'opera di Gondry a sè stante. Premesso che sono irrimediabilmente condizionato nel giudizio da un amore incondizionato verso il regista.
L'opera si divide in due parti, una lunghissima introduzione chiara, luminosa, borghese e felicemente spensierata. Tanto spensierata che l'intero mondo dei personaggi si limita ad osservare una ?Parigi? dall'alto, scusandosi addirittura per i lavori in corso. Ma d'altra parte "Colìn possedeva una somma di denaro sufficiente per permettergli di condurre una vita dignitosa senza dover lavorare".
La seconda parte, al contrario, è un ribaltamento quasi totale di tutta l'introduzione, di tutte le scelte, i pensieri, le affezioni della genesi. A rompere l'incantesimo di un eden di soffici nuvole ed elettromagnetismagia una finestra che si rompe e un "fiore del male" che striscia nel paradiso terrestre per tentarne la solidità. Così vedremo distruzione e morte invadere la creazione del principio, vedremo lavoro alienante e fatica sporcare, macchiare l'immacolata esistenza contemplativa, vedremo la passione per l'arte trasformarsi in ossessione e compulsione e distruggere una coppia formatasi proprio su questo pilastro.
Una composizione geometrica e imponente, che non lascia dubbi circa la maestosità dell'opera alla quale si sta assistento.
Nonostante ciò...
Nonostante ciò un ritmo troppo serrato e troppo denso di genio "patafisico" lascia indubbiamente a bocca spalancata ma a cuor freddo. Le immagini sono talmente belle, talmente tante, talmente geometriche e geniali da trascurare totalmente lo spessore dei personaggi, tanto che - non avendo letto il libro - mi aspettavo quasi che l'intera storia d'amore ( amore?? Non ne ho percepito per la prima ora di SPETTACOLO ) fosse solo una farsa passeggera e non il prologo di un dramma tragicamente romantico.
Nonostante ciò...
Nonostante ciò un finale da capogiro che letteralmente brucia lo schermo e la patina gelatinosa del lunghissimo incipit, un finale visivamente straziante laddove per più di un'ora si era assistito al paradiso dei sensi allucinati creativamente e non solo.... un finale che sprigiona chiavi interpretative tanto personali e sussurrate.... riscatta l'intero carrozzone e lo giustifica. Forse era anzi necessaria la freddezza emotiva di una storia d'amore sorta tanto banalmente, tra due damerini che, a quanto ci è dato sapere, si limitavano ad osservare la città senza davvero viverla. Tant'è che Colìn viveva in un attico con le finestre dei treni , senza mai "scendere".

Indubbiamente non è un'opera che tocca le corde del cuore, le solletica solamente. Come hai detto giustamente, non è abbastanza umile per lasciare il tempo - nonostante le due ore - allo spettatore di entrarvi in punta di piedi, Gondry sin dal primo istante lo prende di forza e lo scaraventa nella sua visione dinamica, ruggente, magica. E se è vero che sembra - per la maggior parte del film - di assistere ad una mostra della sua genialità piuttosto che ad una storia d'amore, è vero anche che non si può che rendere omaggio a questa dimostrazione di artigianato. Come di fronte alle prime pellicole di Meliès, siamo al CINEMA, immagini in movimento per il piacere di evadere da un mondo in cui spazio e tempo sono regolati da ferree leggi fisiche.

Un'opera difficile, tecnicamente perfetta, un pugno alla fantasia dello spettatore tanta ne viene sprigionata dallo schermo, un pugno alla struttura classica del romanzo scenico e alle sue segrete dinamiche che, come una ricetta medica, come un'equazione calcolata, funzionano e attirano spettatori al cinema. Un esperimento visivo da alchimista che si ribella alla comunità scientifica e non teme di essere screditato, insultato, adorato, incompreso.
Ignorato purtroppo, come l'ostracismo dei cinema nel proiettarlo e la reticenza degli spettatori nell'affollare quelle poche sale in cui era possibile assistere ha dimostrato.

-Uskebasi-  @  19/09/2013 17:25:11
   5 / 10
Chi scrive è il più grande ammiratore di Gondry.
Google Maps può confermare che ho percorso 147 km, tra andata e ritorno, per andare felicemente a lu Centro de lu Munnu (il luogo più vicino disponibile dove si ergesse un amato cinema meritevole del geniale Michel) a vedere uno dei miei registi preferiti. E non è per questo che Mood Indigo è la delusione cinematografica più grande personale.
Molte cose nella vita, se portate all'ecceso, possono generare la noia; ma non me lo sarei mai aspettato da un eccesso di creatività.
Gondry conferma quel piccolo sospetto che mi era nato dentro come una ninfea guardando "L'Arte del Sogno". Gondry ha bisogno di una sceneggiatura che argini e allo stesso tempo esalti la sua genialità. Ha bisogno di un altro genio che lo indirizzi. Ha bisogno di Charlie Kaufman.
Qua non discuto che il libro sia o meno un capolavoro, io giudico il film, e se la colpa sia di un testo non traducibile in immagini non mi interessa. Si può intuire dove finiscono i limiti del libri e dove iniziano i demeriti del regista, per non dire la supponenza del regista. Ma che cosa volevi dimostrare Michel?
La domanda che nasce è proprio questa: Che cosa volevi dimostrare?
Che sei un genio? Lo sappiamo càzzo! Lo so! Càzzo!!
Sei uno dei più grandi artisti che cammina su questa càzzo di Terra, quello che riesci a costruire o soltanto a pensare non si può nemmeno commentare a parole. MacGyver a confronto con te è un uomo senza mani... càzzo. Io sogno ancora una casa arredata da te. Ma non c'era bisogno di ostentarlo così, con questo fastidioso lavoro. Chi ti conosce lo sa chi sei e cosa puoi fare, se ne accorge delle tue creazioni anche se oscurate o neppure inquadrate. Io voglio Gondry, solo lui, non Gondry+Lynch+Švankmajer.
Il film non ha un binario, praticamente non ha personaggi, non c'è empatia, non ha emozioni, è tutto soffocato dalla tua creatività. E' solo una curatissima esibizione patinata e spocchiosa, con esercizi di stile forzati come quello con lo schermo diviso da pioggia e sole. Dal prologo avevo già intuito, dopo venti minuti non vedevo l'ora che finisse. Manca l'umiltà, manca il cuore, manca tutto quello che mi aspettavo di vedere.
Non serviva un film per questo, bastava una mostra, una dannata mostra del càzzo. Mi viene da piangere...
Ho sempre creduto che prima o poi avresti realizzato il capolavoro indiscusso del cinema nel genere commedia d'amore. A questo punto la speranza muore, e ho capito che in realtà lo hai già fatto, nel 2004, solamente non è indiscusso.
Chi scrive era il più grande ammiratore di Gondry. Era.

20 risposte al commento
Ultima risposta 27/05/2015 15.21.40
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento LukeMC67  @  19/09/2013 09:35:27
   7½ / 10
Dall'unione di due depressioni collettive, quella del Belgio rimasto per due anni senza un governo perché le due Comunità che lo compongono sono a un passo dalla rottura definitiva e quella della Francia in piena crisi economica che ormai è in mano a Marine Le Pen (il 55% dei francesi si dice vicino alle sue idee e il 30% è pronto a votarla), arriva un film eccessivo, ridondante, spietato, tanto perfetto stilisticamente quanto crudelmente lucido sulla visione dei nostri tempi. Ecco, se volete una metafora (e poi neanche tanto!) efficace per descrivere il declino della nostra Europa e le prospettive che ci attendono, affrontate la visione di questo bizzarrissimo "Mood Indigo" nel quale Michel Gondry scatena senza freni (è il limite del film, l'assenza di freni) tutto il suo talento visionario, la sua competenza tecnica e il suo pessimismo senza scampo.

C'è una sorta di fil rouge tra Buñuel, Carax, Jeunet&Caro e lo stesso Gondry: tutti registi operanti in area francofona legati dal surrealismo più radicale, artisti dalla visione irrimediabilmente cupa (ma, ahinoi, anche anticipatrice di andamenti reali) che hanno deciso di mostrarci la realtà amplificandola fino a farla esplodere per risonanza.
Ma tra le possibili fonti di ispirazione di questo film non posso non citare quel prodotto iperrealista che aprì la strada al genere docufiction: "C'est arrivé près de chez vous" (da noi "Il cameraman e l'assassino", 1992), film-maledetto del trio Poelvoorde-Belvaux-Bonzel, non a caso belga anch'esso.
Quest'opera di Gondry si piazza proprio al centro tra Buñuel, Jeunet&Caro e il trio belga, posizione che ne determina la grandezza ma anche tutti i limiti.

Dalla sua Gondry può vantare uno stile perfettamente riconoscibile (la gita sulla nuvola o le composizioni materiche che descrivono oggetti reali o corpi sono un indizio eloquente e costante nelle sue opere) e invenzioni assolutamente godibili (il topolino, il ballo molleggiato sul jungle ellingtoniano, la casa che sembra un TGV, la sala dei writer sincronizzati su macchine da scrivere a binario, il pianoforte che sforna cocktail a seconda del ritmo di suonata, la pattinata sul ghiaccio, il prete coi suoi riti stranissimi e la chiesa che gestisce, ecc.); ha inoltre un décor che miscela sapientemente vintage e ultramodernità, attori a loro agio in questa salsa sapidissima, begli (e a tratti persino ruffiani) effetti visivi e sonori, una fotografia arditissima che parte da uno sfavillante colore sul quale piano piano si insinua l'indaco del titolo che scivola poi in una sorta di bianco e nero seppiato col quale Gondry ci immerge nella catastrofe finale (gli ultimi 20 minuti sono terribili e geniali allo stesso tempo).
Discorso a parte merita la colonna sonora, in particolare Duke Ellington che è onnipresente e citatissimo a cominciare dal titolo che è anche rivelatore dell'atmosfera del film: "Mood Indigo" possiamo infatti tradurlo come "Umor viola" e rimanda all'espressionismo musicale del grande Duca nero da cui Gondry si dichiara esplicitamente ispirato.

Ma prima ancora di Ellington, o forse insieme a Ellington, Gondry parte da Boris Vian, l'anima eclettica e inquieta per eccellenza della Rive Gauche: il film dichiara infatti di essere una trasposizione del romanzo "La schiuma dei giorni" (che fa da sottotitolo a "Mood Indigo"), pamphlet senza tempo di una virulenza assoluta di cui Gondry mantiene intatta la trama e traspone felicemente (sbeffeggiandola un po', a dire il vero) tutta la carica polemica contro l'esistenzialismo imperante ai tempi di Vian: magnifica la trasposizione visiva di Sartre (ribattezzato Jean Sol Partre), degli eventi di cui era protagonista e dell'ossessione del co-protagonista che arriva a comprarne un feticcio che ricorda il teacher di "The Wall" (altro film cui sembra ispirarsi Gondry) e che scatenerà la furia omicida della fidanzata americana. E Raymond Queneau (con la celeberrima trasposizione di "Zazie dans le métro" di Louis Malle) dove li mettiamo?

Insomma, Gondry sheckera e miscela almeno Artisti dalla carica esplosiva (Vian e Ellington) rileggendoli con la lente surrealista di uno Scarfe (il disegnatore di "The Wall") o di un Queneau e dei suoi conterranei Jeunet&Caro.

E proprio in questa operazione stanno tutti i limiti del film: chi conosce e apprezza la filmografia del duo francocanadese, infatti, è portato a chiedersi se questo lungometraggio non sia un loro parto mal riuscito piuttosto che un'opera originale di qualcun altro. Così come si ha l'impressione che tanta polvere da sparo accumulata sia esplosa nelle mani e nella testa del regista dando la sgradevole sensazione di un'operazione ardita, frutto di una palese sopravvalutazione dei propri (notevoli) mezzi. Inoltre fatica a venir fuori la sublime poetica di Vian che, per dirla con Daniel Pennac, riuscì "a utilizzare così bene la poesia e la leggerezza del meraviglioso per raccontare una vicenda assolutamente tragica". In questo film la grande assente è proprio la leggerezza del meraviglioso, sostituita dalla (estrema) pesantezza dello sfavillante. Si dirà che questa è la caratteristica dei nostri tempi e che quindi Gondry è stato grande nel saperla utilizzare sostituendola alla poetica forse un po' démodé di Vian. Il tempo ce lo confermerà: se quest'opera di Gondry merita assolutamente di essere vista perché offre davvero tantissimi spunti di riflessione riempiendo occhi e orecchie, resta però da capire se si tratta di un capolavoro visionario che si affermerà come tale nel tempo o il pretenzioso, solipsistico esercizio di stile di un artista tecnicamente ultra-dotato che al culmine della sua poliedrica carriera ha deciso di vomitarci addosso tutte le sue ossessioni artistiche e intellettuali in un videoclippone da 129 minuti.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  19/09/2013 02:30:58
   7 / 10
Chi conosce bene Boris Vian sa gia' che non e' necessario un delirio visivo tanto accentuato per avvicinarsi a lui...chi conosce bene Gondry capisce che il cineasta piu' ehm surrealista d'Europa accentuera' questo suo stile fino a far perdere per strada qualcosa di un romanzo-capolavoro. Il suo cinema e' tanto bello quanto piu' facilmente si presta a venire col tempo rimosso...ma che posso farci? Maltrattato stavolta dalla critica questo film, pero' condivido il fatto che "a un passo dalla fine afferra la luce di Boris Vian e il fiore malvagio che l'ha spenta". Che ferocia...non parlerei di fiori malvagi ma di eccesso di zavorra, fermo restando che, per l'appunto, gli ultimi venti minuti sono qualcosa di letteralmente straordinario!!!!!!!! E certo che si Duris e' un tenerone appetibile e la Tatou sembra sempre la stessa dolce Amelie di un'altro film bizzarro...certo che le immagini di repertorio del Duca - artista indimenticabile da AVERE nello scaffale di casa, sono affascinanti, certo che Colin che cerca inutilmente di lavorare e' esilarante come il Chaplin di Modern Times, ma in definitiva capisco le perplessita' della critica che esalta solo un bellissimo epilogo. Eppure nonostante la ridondanza e i superflui omaggi a Truffaut vs. Fahrenheit 451 e Vigo, resta sempre l'esperienza di un cinema di una storia che fa prima sognare e poi diventa un incubo. Un mondo futuro (?) dove si ascolta ancora Duke Ellington e i nostri sogni orride realta'. E allora posso solamente invitare chi non l'ha fatto a leggere quel magnifico libro, mentre vi dico che questo film pasticciato e a tratti anche geniale, incapace come dicono molti di coniugare due spiriti liberi tanto diversi come uno scrittore rivoluzionario e un regista stimolante e barocco, questo film non del tutto riuscito eppure commovente, mi e' tuttavia piaciuto

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  16/09/2013 21:34:04
   8 / 10
Urge del sale di gardenia per insaporire la forza d'animo. Chloé lo sa che il cuore batte a ritmo di nuvola degli innamorati. E la sua interpretazione è paragonabile a quel bell'albero che verrà tagliato. La regia è come un camaleonte che sogna i suoi primi pomodori sul binario. Vivere questo viaggio non sembra essere chic come suggerisce il finale con la croce. E non solo, il sangue che scorre è argentato. Anch'io pretendo di vedere la coppia vincente dalla finestra mentre soffio le bolle sotto acqua.
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…..................Gondry ha capito perfettamente cos'è il Cinema…..................
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boodi  @  14/09/2013 16:06:06
   8 / 10
film notevole

visionario ( "drammatico" ) sull'amore
vorrei scrivere altro ma meglio vederlo e scriverne dopo un po'

consigliato
voto 9 per gli amanti del genere

Ciaby  @  12/09/2013 22:23:34
   8 / 10
"La Schiuma Dei Giorni" è il personale vaf.fancu.lo di Gondry alla sua precedente trasferta americana, della serie "Ho fatto quello che volevate, quindi mò faccio quello che voglio io."

Quindi diamo via libera a gambe che s'allungano, crocifissi di preti che si rivelano blackberry, cigni di plastica volanti, fiori che si impigliano tra i polmoni, accenni splatter, pesci che sbucano dai rubinetti, matrimoni che sono montagne russi, cambi climatici in un'unica inquadratura, pattinatori che vanno a ritmo di scratch, uomini con la testa da corvo ecc. ecc.
Visivamente il suo più estremo. Fighissimo, toccante, straziante.

1 risposta al commento
Ultima risposta 15/09/2013 11.20.32
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