l'umanita' regia di Bruno Dumont Francia 1999
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l'umanita' (1999)

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locandina del film L'UMANITA'

Titolo Originale: L'HUMANIT╔

RegiaBruno Dumont

InterpretiEmmanuel SchottÚ, SÚverine Caneele, Philippe Tullier, Ginette Allegre

Durata: h 2.28
NazionalitàFrancia 1999
Generedrammatico
Al cinema nel Luglio 1999

•  Altri film di Bruno Dumont

Trama del film L'umanita'

Pharaon de Winter, giovane vedovo e ispettore di polizia in una cittadina vicina a Calais, che con i colleghi svolge le indagini su un efferato crimine (una ragazzina violentata e uccisa), passa il suo tempo libero con Domino, di cui Ŕ innamorato, e il suo fidanzato Joseph.

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Voto Visitatori:   7,50 / 10 (6 voti)7,50Grafico
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Voti e commenti su L'umanita', 6 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

benzo24  @  30/09/2018 19:01:23
   10 / 10
Bellissimo capolavoro. Un poliziotto come un santo che si fa carico dei dolori e delle atrocità dell'umanità

Italo Disco  @  21/01/2018 17:15:05
   6 / 10
Innanzi tutto lo trovato troppo lungo, molte cose superflue non mi hanno garbato (come i lunghi silenzi) e sostanzialmente mi è sembrato piuttosto freddo, lasciandomi distaccato. Bravo Emmanuel Schotté attore non professionista al suo unico film e di sicura presa visiva la scioccante immagine iniziale, come del resto non passano inosservate le realistiche scene di sesso e l'ultimissima, ambigua, inquadratura finale ma qua e là ci sono troppe pause. Obiettivamente non è brutto e la sufficienza la merita ma non è propriamente per le mie corde, sul tema della depressione preferisco altri film.

joker4479  @  04/09/2014 12:53:19
   9 / 10
L' Humanité di Bruno Dumont.
L' Humanité di Pharaon.

Il secondo lungometraggio di Dumont è da maneggiare con cautela. Un' opera lenta e profondamente esistenzialista. Un' opera di sconfinata bellezza a cui pochi possono aspirare. Bisogna essere preparati fisicamente e pscicologicamente per accettare e apprezzare la staticità dell' Humanité dumontiana. Staticità esteriore(regia) e introspettiva(personaggi). Un' opera ora disturbante/provocatoria(primo piano sulla vagina squartata della giovane vittima, sequenza sessualmente esplicite) ora poetica(gli abbracci/baci, le lacrime e l' angelica faccia di Pharaon). Un'opera unica come il suo protagonista, una figura angelica ma umana, terrestre ma astrale. Pharaon, una sorta di Jesus che potrebbe rimandare al titolo del film d'esordio, il quale finisce dove inizia l' Humanité.
Un ragazzo colpevole d'omicidio sdraiato in uno sterminato campo.
Un uomo che caduto, si rialza e si dirige verso l'umanità, in cerca di redenzione, prendendosi su di sé le colpe degli altri.

Dumont, che aveva esordito 2 anni prima con il magnifico "La vie de Jesus", dimostra, già al secondo lavoro, di poter creare qualcosa di unico, qualcosa di mai visto così come il cinema di Reygadas. L'humanité potrebbe, paradossalmente, avere già l'aspetto di un' opera omnia ma essere nello stesso tempo infinitamente incompleta.

Da segnalare la vittoria del Gran prix a Cannes più i due premi agli straordinari attori(non professionisti), così come accadrà due anni dopo alla "pianista" di Haneke.

Sinceramente non me la sento di consigliare questo film a tutti, in realtà e un film per pochi, pochissimi. Con questo non voglio innalzarmi a un più elevato livello rispetto ad altri, ma voglio dire che per apprezzare questo film bisogna conoscere bene i propri gusti, essere consapevoli a cosa si va in contro e amare un certo tipo di cinema.

Badu D. Lynch  @  12/10/2013 14:13:09
   9 / 10
"E' il modo più giusto per rappresentare la realtà umana, senza fare commenti. Il male è rappresentato così com'è senza interpretazioni o giudizi morali. Spero e penso che lo spettatore sia capace di affrontare i personaggi e le situazioni che rappresento, anche nella loro crudezza. Io non devo trasformare i personaggi in degli eroi. I film in cui l'eroe è una brava persona non hanno un valore, sono solo un divertimento. Il mio cinema è come un vaccino, un veleno. Io lo inietto così lo spettatore impara a difendersi. E' il male, come in Euripide o in Sheakspeare in cui è il male l'eroe, il protagonista."
- Bruno Dumont -

Miracoli dumontiani.
Gli opposti convergono nella concretezza di uno sguardo, di un gesto indecifrabile. La trascendenza diventa palpabile, umana. L'Humanité. Squarci di vita e di morte che si sfiorano, si osservano, si penetrano. Nel Cinema tutto è possibile - ingrandimenti tangibili di minuscole particelle di Inspiegabile, presenti negli esseri viventi, nel mondo. Il Cinema ghermisce l'incomprensibile quotidiano, lo ingrandisce e lo rende illuminato. Ogni cosa diventa indistruttibile, anche il più piccolo frame. L'interpretazione inizia il suo percorso senza mai giungere al traguardo. Lo spettatore viene violentato, deflagrato. La decodificazione filmica è entrata in loop - eterno stimolo, meraviglioso. Libertà. Liberi di credere nel miracolo cinematografico ; quello esistenziale, quello che unisce gli estremi, che abbraccia il Bene e il Male. Non c'è più distinzione, tutto risplende oltre la razionalità, oltre Dio, hors Satan. I vecchi e slabbrati significati spariscono, lasciano spazio a nuove accezioni ancestrali. Rinasce il Senso, lo spettatore, l'occhio. I Nomi si cancellano, bruciano nei loro concetti vincolanti, nella loro infernale distinzione : sesso, amore, bene, male, uomo, donna, innocente, colpevole, vita, morte, angeli, demoni ; tutto confluisce nell'emozione umana del singolo individuo, nell'Humanité di Pharaon. Il protagonista del film è la viva rappresentazione della concretezza del mistero. Dumont ha dato vita all'inspiegabile ; gli ha dato un volto, un carattere, un respiro affannoso. Pharaon è il mistero vivente [vero] che unisce gli opposti ; in lui è racchiusa la totalità del miracolo, la possibilità dell'impossibile, lui è la trasversale manifestazione della sacralità della natura, del peccato, dell'innocenza, della brutalità, della passione. Lui è l'immenso individuo in tutta la sua umanità. E' forse un Cristo redentore, un Giuda traditore. Un colpevole, un innocente. Assorbe sulle proprie spalle i delitti commessi dagli altri, o semplicemente confessa i propri sbagli? Sta al pubblico (non) trarre le sue (impossibili) conclusioni. Pharaon può fare tutto, Dumont ne è consapevole ; perché tutto può fare il Cinema, lo spettatore. Può liberare, esorcizzare, contaminare. Ecco la trascendenza filmica, il bacio cinematografico che Dumont e l'arte danno al pubblico. Hors Satan, Stellet Licht. Catarsi. Bisogna avere fede nella settima arte, il regista ce lo suggerisce in maniera subliminale, leggera, fluttuando solo di pochi centimetri. Si può scegliere : credere o meno, accettare di vedere o rifiutare la visione. Lo spettatore può decidere di sacrificarsi, può elevarsi, levitare anche lui insieme all'umanità. Infine spogliarsi, trascendersi, è andato oltre, udire suoni liberatori, campane catartiche, necessarie per mistificare l'esperienza. Satantango.

L'Humanité è un "capolavoro pericoloso" ; un'opera meravigliosa, sublime e imperfetta. Il film più filosofico/dumontiano dell'intera filmografia del regista francese.

Piccoli miracoli crescono dentro di noi.

"Il sentimento della compassione è quello più primitivo, quello maggiormente in grado di portarci verso gli altri, l'origine vera della morale. Il mio scopo era quello di dare una forma, una rappresentazione, a questo sentimento. Suscitare compassione nella mente dello spettatore."

DarkRareMirko  @  06/02/2012 23:50:52
   7 / 10
Troppo sopravvalutato da alcuni (Morandini incluso), poco compreso da altri, è più che altro un film furbo, un pò velleitario, solonne, pretenzioso, turpe.

Ma anche ben diretto, sincero, ottimamente interpretato, coraggioso (vedere scena iniziale - leggasi bambina con vagina squarciata -, prontamente eliminata nella cut version trasmessa da Fuori orario) e non noioso, checchè altri dicano.

Il non succede nulla, critica che molti fanno pesare ai film di Dumont, potrebbe più tranquillamente essere definito "stile".

Con questo non voglio dire che però son film da seratina con gli amici.

Più abbordabile di 29 palms (seppur duri 30 minuti in più rispetto ad esso), è un film riuscito ma non per tutti.

2 risposte al commento
Ultima risposta 07/04/2012 23.48.09
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Invia una mail all'autore del commento INAMOTO89  @  18/12/2010 02:09:39
   4 / 10
Va be è risaputo che io e Dumont non andiamo d'accordo.
Ancora una volta il simpatico Bruno sfodera un mattone di pesantezza leggendaria della modica durata di 2 ore e mezza nelle quali come è tipico dei suoi film, non succede praticamente nulla.
La trama si racconta in 4 e 4 otto : un poliziotto ritardato trova il cadavere di una bambina orribilmente stuprata ( e questa è l'unica sequenza pseudo-shok presente in 2 ore e 30 di film, no vi avviso nel caso qualcuno vi avesse promesso un film malato e shoccante , perche'se cosi fosse siete nel posto sbagliato ! ) e indaga sul possibile omicida,fra una capatina a casa della sua amica zoccolina che lo porta in giro col suo boy facendogli reggere la candela,e fra le paranoie della sua isterica madre.
Il colpevole si scoprira' solo negli ultimi minuti ( perche' lui è ritardato poverino, noi spettatori dopo manco 10 minuti abbiamo tutto chiaro e cristallino ).Anche qui pochi dialoghi e quando ci sono è come se non ci fossero.
Bruttissimo davvero, twentynine palms ( che reputo comunque insufficente) gli è superiore anni luce.
Per me è inguardabile,poi fate voi , non pretendo che prendiate per vangelo quello che dico, ma se a fine film vi sentite di aver buttato 150 minuti della vostra vita, non dite che nn vi avevo avvisati :)

2 risposte al commento
Ultima risposta 07/02/2012 01.08.35
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