le notti bianche regia di Luchino Visconti Italia 1957
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le notti bianche (1957)

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locandina del film LE NOTTI BIANCHE

Titolo Originale: LE NOTTI BIANCHE

RegiaLuchino Visconti

InterpretiMarcello Mastroianni, Maria Schell, Jean Marais, Clara Calamai

Durata: h 1.34
NazionalitàItalia 1957
Generedrammatico
Tratto dal libro "Le notti bianche" di FŰdor Dostoevskij
Al cinema nel Marzo 1957

•  Altri film di Luchino Visconti

Trama del film Le notti bianche

Mario incontra Natalia che, come tutte le sere, sta aspettando di incontrare un uomo di cui Ŕ perdutamente innamorata. Sembra che un sentimento debba nascere tra i due, quando lo sconosciuto compare davvero.

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Voti e commenti su Le notti bianche, 18 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

topsecret  @  28/10/2018 14:32:06
   7½ / 10
Una brillante fotografia in bianco e nero immortala una storia di amore, speranza, desiderio ma anche di solitudine e di malinconia.
Tratto dal racconto di Dostoevskij, il film viene diretto con stile e garbo da Visconti che si avvale di un cast abile e intenso, capace di performance apprezzabili e sentite. E il coinvolgimento del pubblico è pressochè totale, rimanendo affascinato dalle emozioni che trasmette e che non si faticano a premiare positivamente.
Un bel film da riscoprire.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  01/09/2018 18:04:11
   7 / 10
Liberamente tratto da Dostoevskij, il film di Visconti risulta lento ma intenso e poggia sull'ottima interpretazione di Mastroianni. Belle le scenografie ricostruite a Cinecittà. Ha il pregio di mantenere il medesimo finale del libro, e non era qualcosa di così scontato.

GianniArshavin  @  28/09/2016 14:44:23
   6½ / 10
Mario, sognatore che cerca di riscattare un'esistenza anonima e Natalia, donna fragile e incerta, si incontrano in una città opalescente e nebulosa per trovare un senso alle loro solitudini.
Tratto dal capolavoro Le notti bianche, Visconti gira un film lontano dai suoi fasti del neorealismo puntando la lente d'ingrandimento sull'animo umano e sulla psicologia dei personaggi. Pur avendo dei validissimi spunti, la pellicola non eguaglia il romanzo originale sia nella forma che nella sostanza.

Visconti dirige un'opera dalle ritmiche blande ma allo stesso tempo intensa, attorniata da un impianto scenografico di valore e da un'atmosfera sognante e malinconica.
I personaggi, punto focale della storia, si dividono fra quello ben impostato del bravo Mastro.ianni a quello irritante di Natalia. Invece, come di consueto, fa bella figura Clara Calamai.

Nel complesso una pellicola da recuperare, un classico non perfetto ma che merita una visione. Si astenga chi cerca un copia-incolla dal libro al film.

ZanoDenis  @  05/06/2015 21:53:32
   7 / 10
Considerato un film minore di Visconti, ha comunque il suo perché, come in ogni film del regista si può riscontrare una precisa cura nei dettagli, e questo rende il film senza dubbio valido soprattutto riguardo alle atmosfere. La città come la descrive Visconti è spesso buia, nebbiosa, gelida, dove qualcuno si può perdere, quel qualcuno in questo caso è il nostro protagonista, interpretato ottimamente da Mastroianni. Il film si concentra sulla storia d'amore dei nostri due protagonisti, storia d'amore a metà, perché non si verrà mai a completare, è come se tutto il film sia ricoperto da un velo pessimistico, sia prima che dopo, ogni cosa che accade non da mai la vera felicità, da solo l'illusione di essa. La cosa bella del film è proprio questa, l'angoscia che trasmette, che tra narrazione e ambientazione va a crescere col passare dei minuti. Buon prodotto di Visconti, non tra i suoi migliori, ma bello comunque.

Goldust  @  08/09/2014 11:24:49
   7 / 10
Sospeso in un luogo senza nome e senza tempo - siamo a Livorno ma potrebbe tranquillamente essere Venezia, o una città middle-europea - questo affresco sulle solitudini umane affascina e rapisce, anche se ci mette un pò per carburare. E' l'incontro di due caratteri tanto simili ed allo stesso diversi, due sognatori accaniti che non smettono di sperare in una condizione migliore: lui, Mario, cerca di fuggire dalla sua anonima esistenza; lei, Natalia, sogna che il suo grande amore, appena accarezzato un anno prima, torni da lei. Finale prevedibile fin da subito, ma forse l'unico possibile.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  06/09/2013 13:07:55
   7½ / 10
Solo a Visconti poteva riuscire cosi bene filmare un libro infilmabile come "Le notti bianche" di Fëdor Dostoevskij.
L'azione si sposta in una citta' Italiana da dove è appena passata la guerra.
Rispetto al libro manca ompletamente il secondo capitolo (Forse il migliore) dove il protagonista racconta la sua storia. Visconti invece preferisce aggiungere l'amicizia con una Donna di un bar per raccontarci un po' di Mastroianni.
Impeccabili regia e interpretazioni...meglio di cosi era davvero difficile da fare.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR frine  @  26/05/2013 05:26:50
   6½ / 10
Mi espongo alla berlina e do a questo film 'storico', firmato da uno dei sommi maestri del cinema italiano, lo stesso voto che ho assegnato a modesti polpettoni destinati a puro intrattenimento.
Naturalmente, per ragioni diverse.
In questo caso, impegno produttivo e accuratezza di realizzazione sono innegabili. Splendida fotografia, inquadrature incisive e mai banali, scenografie ricostruite con cura per rendere una Livorno invernale e gelida più di quanto si suppone possa essere la San Pietroburgo estiva, quella delle "Notti bianche", in cui non si dorme perché la luce solare persiste fino a notte alta.
Encomiabile anche l'interpretazione incisiva e sfumata di Mastro.ianni.
Ma poi?
L'adattamento del libro di Dostoevskij non regge. Le anziane 'arsenico e vecchi merletti' sono macchiette, la prostituta Clara Calamai (doverosamente imbruttita) crea una situazione a dir poco imbarazzante, mentre i danzatori di balera, apparente simbolo del vitalismo postbellico, sembrano piuttosto lemuri che personaggi reali, figure vuote e incapaci di trasmettere emozione.
Il punto più debole del film, comunque, è a mio parere l'isterica Natalia, che passa dal pianto alla risata senza mai esprimere un autentico sentimento, nemmeno per l'amato lontano . Ma se l'interpretazione di Maria Schell è eccessiva e perfino irritante, quella di Jean Marais è statica, raggelante, quasi straniante. Vero che Marais è omosessuale dichiarato, ma l'indifferenza, perfino la repulsione che mostra verso la paziente e ostinata partner mette lo spettatore a disagio, inducendolo a chiedersi perché mai quest'uomo sia tornato e quale sarà il suo futuro con Natalia.
Il confronto con "Le quattro notti di un sognatore" di Bresson (1971), ambientato in una Parigi incredibilmente viva e palpitante, gioca nettamente a favore di quest'ultimo, anche se l'incomprensione fra i due protagonisti genera un senso di inquietudine che contrasta con la letizia prorompente della Ville Lumière. Ma è proprio questo il senso dell'opera di Bresson (avvezzo a propinare suore, ragazze derelitte e asini incompresi). Nel film di Visconti, il senso della storia si perde fra le nebbie di Livorno, fra i suoi ponti e canali che conducono verso...nowhere.

Invia una mail all'autore del commento NotoriousNiki  @  12/04/2013 17:18:58
   8 / 10
Ormai lontano dai fasti del neorealismo Visconti si concentra sull'animo umano, è un affresco tipico nella sua filmografia del decadentismo della borghesia.In questa fase il linguaggio del regista è ormai rivolto ad una ricerca ossessiva della stilizzazione, girato interamente in teatro di posa ricrea con quel pizzico di incanto i canali di Livorno, scenografia volta a imprimere un'atmosfera di romanticismo inquietudinale, Mastroianni sognatore solitario alla ricerca di una simbiosi affettiva, si rivede anche la Calamai dopo un lustro lontano dal cinema.

Gruppo COLLABORATORI atticus  @  27/07/2011 00:52:08
   8 / 10
"Mai fidarsi delle persone, soprattutto degli innamorati": per me in questa frase c'è tutto il senso di questa intensa reinterpretazione di Visconti del romanzo breve di Dostoevskij.
Nonostante i pareri fortemente ostili che la critica gli ha sempre riservato, io ho trovato "Le notti bianche" a dir poco incantevole, struggente, meravigliosamente malinconico, poetico, elegiaco.
Amore reso impossibile dal passato e dalle scelte nel presente in una Livorno infreddolita e notturna di superba suggestione emotiva, in cui si muovono due anime tristi e tenere a cui è difficile non affezionarsi.
Superlativo tecnicamente (le location sono tutte ricostruite in studio) e recitato in maniera eccezionale da Mastro.ianni e dalla Schell, che col suo accento straniero rende la sua Natalia ancora più autentica.
Uno dei Visconti più personali e sottovalutati di sempre.

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Ultima risposta 26/05/2013 03.01.31
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Invia una mail all'autore del commento marco986  @  12/06/2011 16:10:57
   8 / 10
OTTIMO FILM DI VISCONTI.BRAVISSIMO MAS*****NNI

Dosto  @  18/08/2010 11:44:01
   2½ / 10
Gli italiani hanno ucciso diverse volte Dostoevskij. Mastroianni Ŕ un grande attore, poco da dire, ma il suo personaggio ne Le notti bianche ha ben poco a che vedere con il sognatore del libro.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  06/02/2010 09:03:52
   7 / 10
Pur avendo visto quasi tutti i suoi film, Visconti è un autore che m'è scappato di mano. "Le Notti Bianche" mi ricorda molto "Quattro Notti di un Sognatore" di Robert Bresson, ma tra i due film non v'è paragone. Luchino sembra prendere spunto da Max Ophuls e un Carné, prediligendo - a parte il spledido finale già citato dall' esimio Ulraviolenza - l' atmosfera piuttosto che i contenuti, concentrando tutto sulla ricostruzione scenografica e una messinscena che rispetta (o sarebbe più opportuno dire rispolvera) le 3 unità drammaturgiche classiche. Ottimo Marcello Mastro.ianni e straordinariamente bella Maria Schell.

Gruppo REDAZIONE maremare  @  03/07/2009 09:42:47
   9 / 10
Notti bianche in Italia.
Libera trasposizione del romanzo omonimo di D. il film è poesia allo stato puro. Strepitoso Mas*****nni

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  08/01/2009 01:03:57
   8 / 10
Lei: “Perdonami… Ti scongiuro, perdonami! Ho ingannato te e me. E’ stato un sogno, un’illusione. Per un momento ho creduto che tu ed io…”

Lui: “Va da lui… Non devi avere rimorsi… Ho avuto torto io a credere… Va da lui... E che tu sia benedetta per l’attimo di felicità che mi hai dato. Non è poco anche in tutta un’intera vita”.

In questo passaggio da brividi (reso magnificamente dalla coppia formata da Marcello Mas*****nni e Maria Schell) è racchiuso il senso dell’omonima opera di Fëdor Dostoevskij, che riesce a condensare nel “breve incontro” (come non ricordare David Lean) con una giovane donna tutta la vita di un modesto e solitario impiegato, rischiarata dall’illusione di poter vivere un’amore che non si concretizzerà mai: ma è proprio questa speranza, quest’utopia, benché destinata a non realizzarsi, a dare un senso all’esistenza di un uomo che, fino ad allora, è vissuto come un cane randagio. Proprio come quel cane che, all’inizio e alla fine del film, Luchino Visconti riprende emblematicamente nel suo mesto e solitario peregrinare quasi a segnare circolarmente la struggente vicenda del protagonista sognatore, sulla quale si riflette altresì quella della meretrice i cui sogni, invece, si sono spenti da tempo.
Il film, che si presenta come un adattamento del romanzo giovanile dello scrittore russo (l’ambientazione non è San Pietroburgo, bensì una cupa, nebbiosa e gelida Livorno) è curato nei minimi particolari –del resto come tutti quelli di Visconti- tanto che alcune zone della città sono state integralmente riprodotte negli stabilimenti di Cinecittà; ed è inoltre esaltato da un B/N che spicca per la sua splendida nitidezza, nonché dall’eccelsa fotografia di Giuseppe Rotunno.
L’opera di Visconti è bellissima, ma l’esperienza del libro –che ve lo dico a fare- è un’altra cosa. E pensare quante pellicole –per non parlare dei testi letterari- si rifanno più o meno direttamente al tema al centro del romanzo di Dostoevskij: tra le tante, mi vengono in mente il succitato “Breve incontro” di David Lean e “I ponti di Madison County” di Clint Eastwood.

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Ultima risposta 07/07/2009 16.17.33
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paride_86  @  20/10/2008 01:52:48
   6½ / 10
Tratta da un racconto di Dostoevskij - che non ho letto - Visconti narra la storia di due giovani conosciutisi per caso. Il film è quasi interamente ambientato di notte, che rappresenta un'altra dimensione della vita umana, più vera e sentita rispetto alla routine giornaliera. Purtroppo il regista si perde nel sentimentalismo sdolcinato (a tratti la ragazza è davvero insopportabile) e perde di vista gli episodi secondari - la parte con la Calamai, che sembra non avere un ruolo ben definito nella storia. Anche la promessa di Natalia, metafora di onore e fedeltà soprattutto ai propri principi, viene motivata ed affrontata come una zuccherosa e infantile fiducia nelle "fiabe" da parte della ragazza; quando poi comincia a nevicare si raggiunge il climax dello stucchevole. Rimane una storia ben girata e una convincente interpretazione di Marcello Mas*****nni, ma niente di più.

Dan of the KOB  @  12/08/2008 19:45:54
   9 / 10
Questo film è stupendo!
Un'opera toccante e struggente, un film sull'amore ma soprattutto sulla solitudine!
Ambientato in una Livorno ricostruita in modo quasi fiabesco, Visconti dirige questo dramma di Dostoevskji con una dolcezza ed una classe che solo un regista come lui sapeva dare alle pellicole!
Mas*****nni come sempre fantastico!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Marlon Brando  @  29/08/2007 15:24:22
   8½ / 10
La trasposizione cinematografica del meraviglioso racconto di Dostoevskiy è resa in modo eccezionale da Visconti soprattutto per quanto riguarda l'"italianizzazione" del racconto: traferito a Venezia, il regista trasforma bene il clima e le serate pietroburghesi nella realtà italiana, sicuramente di sfondo alla vicenda, ma curata nei particolari. Infatti la scenografia è quella di una Venezia anonima e incolore, in cui sono i sentimenti e gli stati d'animo dei personaggi a darle tono e vitalità, talvolta chiari, talvolta scuri. La trama è diversa in molti punti rispetto il romanzo breve da cui trae spunto, ma la dimensione della notte del protagonista è fedele e il contrasto con la nevosa alba della triste scoperta ne accentua il dramma. Mas*****nni, bravissimo come al solito, rende al meglio un personaggio vivido e concreto, in cui ci si ritrova soprattutto quando è incredulo dinnanzi alla cangiante e, purtroppo, insondabile natura femminile. La storia è stata inoltre "proustizzata" (pare faccia molto figo dirlo) in modo efficace, anche se forse con un po' troppa voglia di "stupire" del regista, con lo scambio dei luoghi del presente e del passato per quanto riguarda la storia d'amore di Natalia con l'inquilino.
Leone d'argento a Venezia.

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Ultima risposta 27/11/2007 14.33.29
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Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  05/07/2007 14:51:25
   8½ / 10
Dalla suprema opera di Dostoevskji, quel genio di Visconti trae un ottimo film, un superbo film, un discutibile film.
la cosa più geniale del film è sicuramente la scenografia costruita appositamente per il film e che poi verrà riutilizzata per I Soliti Ignoti dove la povertà dell'Italia anni'50 si sposa perfettamente con l'onirismo della storia e la drammaticità del personaggio di Natalia. le atmosfere di una Venezia (?) anonima sono sfumate, delicate, in lontananza si scorge, alle spalle del bravissimo Mas*****nni, il cielo nuvoloso che riporta a mondi lontani, mutevoli, silenziosi....
non mi sono mai divertito nel vedere un film italiano prima d'ora, l'autoironia di Marcello è deliziosa e a volte è ancora capace di strappare sorrisi e risate. brava anche la Schell e come sempre straordinaria Clara Calamai.
ottima la regia di Visconti, molto sapiente e capace nel dirigere la storia-macchina da presa e come sempre favolose fotografia di Rotunno e musiche di Rota (cast praticamente identico a quello del Gattopardo con la realizzazione di Notarianni).
tuttavia ho trovato forti imprecisioni nel trasporre il difficilissimo testo dello scrittore russo: le sequenze del ballo seppure divertenti sono da pretesto per sviluppare un concetto, quello del sognatore e della città, poco trattato nel film, Visconti invece lascia più spazio alla misoginia del racconto calcando la mano anche con personaggi inesistenti come la Calamai. anche lo stesso Mario personaggio protagonista e complesso è trattato piattamente e la figura di Natalia invece domina incontrastata.
quindi una personalissima interpretazione di Visconti del romanzo, a tratti di difficile condivisione.

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Ultima risposta 24/11/2007 14.03.49
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