la forma dell'acqua - the shape of water regia di Guillermo del Toro USA 2017
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la forma dell'acqua - the shape of water (2017Film Novità

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locandina del film LA FORMA DELL'ACQUA - THE SHAPE OF WATER

Titolo Originale: THE SHAPE OF WATER

RegiaGuillermo del Toro

InterpretiSally Hawkins, Octavia Spencer, Michael Shannon, Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg, David Hewlett, Nigel Bennett, Nick Searcy, Martin Roach, Lauren Lee Smith, Allegra Fulton, John Kapelos, Morgan Kelly, Marvin Kaye, Wendy Lyon

Durata: h 2.00
NazionalitàUSA 2017
Generedrammatico
Al cinema nel Febbraio 2018

•  Altri film di Guillermo del Toro

Trama del film La forma dell'acqua - the shape of water

Nel 1963 nell'America segnata dalla guerra fredda in un laboratorio governtivo segreto ad alta sicurezza lavora la solitaria Elisa, intrappolata in un'esistenza di silenzio e isolamento. La sua vita cambia per˛ in maniera inevitabile quando con la collaboratrice Zelda scopre un esperimento classificato come segreto.

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Voto Visitatori:   6,66 / 10 (22 voti)6,66Grafico
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Voti e commenti su La forma dell'acqua - the shape of water, 22 opinioni inserite

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Invia una mail all'autore del commento tnx_hitman  @  oggi alle 02:31:49
   6 / 10
Aggiudicata la media del 6, in relazione a cosa ho appena assistito.
Un neanche tanto elaborato spettacolo pirotecnico, di scene che mi sono parse random, senza una soluzione di continuità che possa mantenere vivo il ritmo.
Del Toro ha dimostrato di saper attingere da un soggetto basilare, per costruire un film evocativo e affascinante come Crimson Peak, giusto per non precipitarmi sulla sua produzione più gettonata (Labirinto).
In Shape il soggetto c'è, ma la sostanza viene meno, in favore di uno scombinamento di carte, generi, tonalità e temi che mi ha stordito.
La trama è ampiamente prevedibile, lo spunto di base non consente un concatenarsi di eventi più incalzanti, perché dettati da una sceneggiatura che si attesta al semplice soggetto, e non elabora i punti chiave della vicenda, limitandosi solo a mostrare ovvi intrecci e ancor più ovvie conseguenze.
Posso anche salvare il trittico composto da Desplat/Del Toro/Hawkins, nomi che hanno un loro peso per l'economia del film. Il problema è l'ambiziosità del progetto in se: a chi è rivolto?
Suonerà come una bestemmia bella e buona, ma non mi ricordo un film così derivativo dai tempi di The Lone Ranger di Verbinski. Un pizzico di violenza spinta, un po' di nudo integrale, narrazione condita da voce calda che ti introduce in una favola senza tempo, villain caricaturale che sfocia nel cartoonesco, sezioni musicali in bianco e nero, jumpscare qui e là, e il concentrato di temi scottanti quali l'emarginazione, il razzismo, la diversità, l'accettazione dello straniero, tutto inserito quasi a forza per compiacere un pubblico il più variegato possibile.
Già c'e chi mi dice di rivalutarlo, di dare tempo al tempo. Io, sinceramente, con un impressione così, con reazioni così contrastanti lungo la visione del film...vorrei quasi tenermi alla larga da questo piccolo passo falso di Del Toro.
Acclamato, osannato e candidato a 13 premi Oscar, e non posso dirmi di essere soddisfatto. Non mi sono sentito per niente trasportato dalla "favola senza tempo", con una premessa di quelle straordinarie (scena iniziale con l'acqua che invade le location), ma nella resa finale non presenta il mordente giusto per farmi gridare al film dell'anno.
Discreto sì, con statuetta per la Colonna Sonora e la Regia assicurata, ma non eccelso è impeccabile secondo me.

1 risposta al commento
Ultima risposta oggi alle 08:45:06
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Invia una mail all'autore del commento mistress999  @  oggi alle 01:41:36
   4 / 10
L'incipit della pellicola di Del Toro ci suggerisce immediatamente un ingiusto paragone con ''Il favoloso mondo di Amelie'' di Jeunet che però permette un'ampia considerazione e valutazione sull'intera pellicola che va oltre il semplice confronto delle similitudini (o delle influenze magari che Amelie ha avuto su questo film, con esiti opposti) . Entrambe le pellicole, in modo molto differente, si soffermano sui ''diversi'', gli ''strambi'' o coloro che la società vede come tali, che non riescono o non sanno esprimersi, sul senso di inadeguatezza, sulle discriminazioni, i maltrattamenti e le incomprensioni che subiscono dall'esterno. Nel primo abbiamo la muta, l'omosessuale, la nera in******* ed il mostro antropomorfo. Nel secondo una disadattata piena di psicosi, un vecchio avvizzito, un ragazzo balbuziente ed uno stalker di fotografie.

Nel dettaglio: in The Shape Of Water abbiamo Elisa, ragazza muta ma non sorda, introversa soprattutto a causa del suo problema, che abita accanto ad un pittore, omosessuale, a cui fa compagnia e di cui si prende cura. Nel film di Jeunet, Amelie è una ragazza introversa, incapace di relazionarsi con gli altri, ancorata ad un modo completamente bizzarro di interpretare e vedere il mondo, che abita nello stesso palazzo di un pittore, vecchio, algido, di cui talvolta si prende cura.
E già qui potremo fare un trattato sulla pessima gestione dei personaggi e sulla scarsa o stereotipata caratterizzazione che questi subiscono in The Shape Of Water ( al contrario di quanto avviene in Amelie) ma andiamo oltre.

Mentre quest'ultimo è stilisticamente un racconto che immerge dall'inizio alla fine in un mondo bizarro, eccentrico, talvolta assurdo, autoironico, con personaggi, prove attoriali e scelte registiche volte ad accentuare, con eleganza, la cifra della ''stravaganza'', delineando alcuni dei personaggi e delle storie d'amore più atipiche mai viste al cinema, The Shape Of Water adotta lo stile della fiaba moderna, optando per una classicità ed una prevedibilità abbastanza americana, una protagonista abbastanza bidimensionale, personaggi stereotipati e ricchi di cliché ( come il super iper nemico, cattivissimo, appena uscito da un qualunque mediocre B movie americano, interpretato da Michael Shannon) e dulcis in fundo saltando sul carro del ''politically correct'', decorando il tutto con carrellate di ruffianerie, sentimentalismo spiccio e tematiche sensibili di facile presa.

Il personaggio di Elisa è quello dell'incompreso, incapace di esprimersi perché privo di voce, che non riesce ad essere accettata e trattata come persona ''normale'' dagli altri. La diversità di Elisa deriva quindi da una condizione fisica (che poi inficia sulle condizioni psicologiche), quella di Amelie da una condizione unicamente psicologica, scaturita da problemi relazionali ed un'infanzia traumatica.
Nella pellicola di Amelie la protagonista dovrà, a suo modo, superare le proprie psicosi e maturare, nel finale, trovando l'amore in uno ''strambo'' come lei, ma per farlo violenterà se stessa per fare cose che mai avrebbe fatto prima e riuscire ad entrare in ''contatto'' con un altro essere vivente che non sia il suo gatto.
Nel film di Del Toro Elisa è scema, come tradizione delle favole vuole, rimane nella sua condizione, finendo per innamorarsi (?) in maniera fin troppo veloce (che si tratti di zoofilia?) di un mostro ( che però ha tratti quasi del tutto antropomorfi) al quale da del mangiare, a cui ha fatto ascoltare musica (entrando con estrema facilità nei super top secret laboratori), per poi finirci a letto (per esattezza in vasca).
''Lui mi vede per quella che sono'' dice Elisa e per questo se ne è innamorata.
Il problema principale di questa ''storia d'amore'' è che il rapporto tra i due (Elisa e Mostro della Laguna 2) assomiglia molto di più alla relazione uomo-animale domestico, basato sull'allevamento, alimentazione e cure, piuttosto che tra due esseri in grado, seppur a loro modo, di comunicare non solo bisogni ma anche tanto altro.

Probabilmente invece Elisa per poter finalmente andare in quarta base (per usare una tipica battuta americana sugli approcci sessuali) aveva bisogno di trovare uno che non sapesse parlare come lei, con il quale non era necessario instaurare un rapporto psicologicamente stimolante, ma che avesse l'unica dote richiesta: la fava.

Mentre Amelie fa delle stramberie la sua forza e la sua cifra (con una raffinatezza tutta francese), in The Shape Of Water queste finiscono più di una volta per far ridere involontariamente, con scelte di sceneggiatura così americane, al limite del ridicolo e del kitsch (su tutte la citazione di ''The Artist'' nella scena del canto di Elisa) da risultare imperdonabili.

In mia difesa, posso dire di non aver mai amato le fiabe proprio per la tendenza alla prevedibilità, al buonismo, al sentimentalismo, ma ammetto anche di aver visto molte pellicole per così dire ''sentimentali'', semplici e ''fiabesche'' che con eleganza e maestria hanno saputo fare degli elementi qui difettosi il loro cavallo di battaglia, Amelie in primis.

The Shape Of Water al mio occhio è risultata dunque una pellicola molto ricattatoria, kitsch, prevedibile, volontariamente ingenua, sempliciotta, americana.

76mm  @  19/02/2018 11:36:44
   5 / 10
Avevo sospettato che potesse trattarsi di una semplice favoletta con morale facilina facilina sulla diversità, ma il Leone d'oro e le 13 nomination mi avevano portato a sperare in qualcosa di un po' più originale.
Grossa delusione.
I personaggi sono incredibilmente monodimensionali, lo sviluppo della storia è sempre prevedibile con larghissimo anticipo, non regala mai un sussulto (no, neanche quando la donna e il mostro vanno al sodo…si era capito subito che quella sciroccata della Hawkins – insopportabile anche quando non parla – aveva mire malsane sulla povera creatura).
Epurato di un paio di scene forti potrebbe essere un film per bambini.
Shannon con la faccia che si ritrova ha buon gioco nel ruolo del villain, ma personalmente inizio ad essere un po' stufo di vederlo fare sempre le stesse smorfie.
Non che ci siano dei gran capolavori a contendersi gli oscar (l'ultima speranza rimane il film di P.T. Anderson di prossima uscita) ma se questo dovesse portarsi a casa qualche statuetta non prettamente tecnica sarebbe davvero un brutto segnale a mio avviso.

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Ultima risposta 19/02/2018 14.13.13
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Spera  @  19/02/2018 09:14:02
   5 / 10
Del Toro torna con una storia d'amore raccontata con il suo stile fiabesco inconfondibile.
Sognante e dolce, la vicenda appare talmente semplice che ricorda troppi film del passato senza aggiungere niente alle centinaia di storie di questo tipo passate sul grande schermo, se non una regia molto curata e un sapore futuro/passato di buon impatto visivo.
Ottimo come sempre Shannon e buone le musiche.
In definitiva però rimane un film troppo piatto che non coinvolge, il personaggio del mostro lascia del tutto indifferenti (anche quando torturato) ed è caratterizzato troppo poco per creare un qualsiasi sentimento, anche solo di pietà.
Ma poi va bene che è una fiaba e va presa per quello che è ma alcuni passaggi mi sono sembrati davvero troppo sempliciotti:



Mi spiace ma la cura, lo stile e la buona regia non bastano, "il labirinto del fauno" sembra già un lontano ricordo e soprattutto non era una produzione totalmente USA.


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Ultima risposta 19/02/2018 15.50.53
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Invia una mail all'autore del commento Jason XI  @  19/02/2018 08:36:47
   5½ / 10
Film ibrido, ruffiano e prevedibile, ecco cosa ho pensato quando sno uscito dalla sala..... addirittura qualche timido appaluso sui titoli di coda.... 3/4 tematiche buttate li proprio per giustificare il periodo in cui si svolge che condiscono la rivisitazione del più banale dei classici... l'abbattimento delle berriere sulla diversità sfoggiando la purezza d'animo, ma Del Toro è uno tosto quindi questi li fa pure trombare e butta lì qualche schizzo di sangue.... vabeh...

Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  18/02/2018 23:19:47
   8½ / 10
Bentornato, Ciccio Del Toro! Dillo che avevi bisogno dell'ispirazione giusta, ossia quel rifiuto delle major di fronte alla tua idea di un remake del mostro della laguna nera, e tu allora gliel'hai fatta vedere ed hai tirato fuori la tua "solita" fiaba fantastica, solo che stavolta ti ha girato tutto bene ed hai sbancato. Poi che cast, ancora tremo sotto lo sguardo di Michael Shannon! Un film sontuoso, delicato, commovente, come solo il miglior autore del fantastico poteva darci.

kadhia  @  18/02/2018 22:58:35
   4 / 10
Sconcertata dalla quantità di candidature di questo film agli Oscar. Mi domando il perché e non vedo ragioni. Un minestrone di generi tra spionaggio, fiaba, sentimentale, noir che non accontenta nessuno o per lo meno me. Tempo sprecato. I bei film candidati sono altri.

Cinquantenne  @  18/02/2018 19:55:32
   7½ / 10
Bello sto film, un E.T. molto più spinto. Ho apprezzato molto le scene di nudo la protagonista è una gran bella f***a a me piace tantissimo. Sto mostro non è malaccio, ma ho altri gusti. C'è tanta carne al fuoco e il risultato non è affatto male. L'interpretazione della muta è fantastica. Non avevo visto un c***o di questo regista sicuramente mi vedrò altro dopo sto film, il suo stile è molto intrigante.

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Ultima risposta oggi alle 01:46:28
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Wilding  @  18/02/2018 11:31:18
   4 / 10
Spinto dall'elenco dei premi sinora ricevuti e dalle critiche positive mi aspettavo molto da questa pellicola, che invece mi delude un bel pò. Una minestra di pellicole passate (ET, Alien, La bella e la bestia, B Movies a gogo...) in questa cosa piatta e triste, infarcita di temi profondi che pochi intuiscono perchè impegnati a sbadigliare!!
Persino la regia, solitamente eccellente di Del Toro, mi lascia perplesso. Che delusione!!

M-Wil  @  18/02/2018 11:05:33
   8½ / 10
La solitudine e l'emarginazione in un mondo in cui prevale sempre di più la tecnologia sugli ideali. L'allontanamento dalla natura divina, che deve essere per forza studiata, sezionata e compresa anche a costo dell'etica. L'acqua in tutte le sue forme: il sangue, la vita e l'amore che alla fine prevale su tutto, filo conduttore di una moderna favola semplice e poetica.

jorge2388  @  18/02/2018 10:25:17
   7½ / 10
Una storia d'amore inusuale, in pieno stile del Toro. Un film che tocca il tema della diversità contestualizzandola negli USA anni '60. Di contorno alla storia d'amore tra la protagonista (muta) e la "creatura", ci sono quattro personaggi, determinanti per la trama, che sono stati ben caratterizzati e in grado di rispecchiare le ipocrisie e le contraddizioni della società del tempo. Soffermarsi troppo sulla critica alla società americana c è qualcosa che a mio avviso poteva essere fatto in maniera meno approfondita. Il contesto è importante più che altro per caratterizzare i personaggi, tuttavia sono numerosi i film dedicati a certe tematiche e quindi io avrei sorvolato un po' di più per lasciare maggiormente spazio ai due veri protagonisti della storia.

La forza di questo film è racchiusa nella capacità di del Toro di rendere credibile e poetica una storia che sulla carta era inconsistente e al limite del ridicolo.
Film apprezzabilissimo in cui ogni attore recita al meglio il proprio ruolo e in cui la fotografia e le ambientazioni la fanno da padrone richiamando costantemente il tema dell'acqua.
Il mio voto non è "altissimo" semplicemente perché il film non mi ha particolarmente emozionato, ma questo è un aspetto del tutto soggettivo.

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marcogiannelli  @  18/02/2018 09:59:08
   8½ / 10
Racconto fiabesco ma con toni dark tipici di Del Toro. E' un Guillermone ancora più mainstream di quanto ci si pensi.
Si beccano tanti temi, dal razzismo all'emarginazione, dalla malapolitica indipendentemente dal colore.
E' il classico film che un pò si sa come potrebbe finire, ma non per questo perde forza.
E poi contiene una maestosa ironia.
Meritatissime tutte le candidature, ci stavano anche Michael Shannon e Doug Jones volendo. Ma Sally Hawkins è pazzesca.

VincVega  @  16/02/2018 20:24:22
   7½ / 10
Un ritorno alle atmosfere de "Il Labirinto del Fauno" per Guillermo del Toro. Atmosfere sognanti, ma allo stesso tempo anche dark, con lo sfondo della guerra fredda e del razzismo. Un mondo in cui i deboli (che può essere il mostro, ma anche uno di colore, oppure un omosessuale) sono continuamente discriminati e qui Del Toro ci mette l'attualità. Un film fatto anche di simbolismi, tipo la Cadillac (con la conseguente ammaccatura) del cattivo Michael Shannon, colui che dovrebbe essere il vincente e uomo cardine del sogno americano. Anche se non è qualcosa di assolutamente nuovo, "The Shape Of Water" è uno dei migliori lavori di Del Toro, per come è raccontato e per l'eccellente lavoro visivo. Molto belle le musiche, che con la loro dolcezza, in certi momenti avvicinano il film dalle parti della Parigi di "Amelie".

Manticora  @  15/02/2018 13:53:42
   9½ / 10
Raramente Guillermo del Toro mi ha colpito come con la forma dell'acqua. Un film potente, che decostruisce l'immaginario legato alla figura del mostro. Perchè il vero mostro è l'uomo, ovvero Michael Shannon, un villain crudele e inumano, ma ovviamente un fallito che vuole fare carriera nel sistema. Con una narrazione multi-strato il regista messicano costruisce una favola nera, in cui Sally Hawkins riesce a recitare in maniera credibile, anche se non dice una parola per tutto il film

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Octavia Spencer, Richard Jenkins,Michael Stuhlbarg sono tre caratteristi comprimari d'eccezione, che danno un grande apporto alla storia. Doug Jones dà corpo alla creatura come solo lui sà fare. Il resto è cinema: favola, dramma, passione e orrore, in un crescendo che dimostra ancora una volta che è il momento per un film horror di vincere agli oscar, soprattutto contro il political correct. E nel era Trump non è poco.
"Guarda! Le menti più brillanti del paese pisciano per terra!"

Norgoth  @  14/02/2018 22:56:19
   7 / 10
Il comparto visivo e la regia è la parte migliore, oltre che la recitazione (Michael Shannon super nel ruolo di antagonista).
Il resto niente che rimarrà impresso nella mente. Forse ho visto troppe volte l'idea della donna, spesso un cessetto o un mediocre comodino, che si innamora di "mostri" (umani e non)... magari la prossima volta si potrebbe variare sul tema e fare il contrario, eh?
Il ritmo è buono e il film è coinvolgente.
Non male.

dagon  @  13/02/2018 20:47:35
   5 / 10
Del Toro capisce che è il momento buono per applicare quello che è il suo stile tipico al politically correct dilagante oggidì, sfornando un film che è una sequela interminabile di ruffianate che vanno anche a echeggiare Amelie, The Artist ecc.
La check list dei temi sensibili d'ordinanza viene scorsa per intero: non bisogna aver paura del diverso, i gay, la magia del cinema del passato (in particolare dei musical... keppalle...), il razzismo, l'incomunicabilità e via così. Tutto nobilissimo sulla carta ma, nella pratica, qui risulta stucchevole e fasullo, sottolineato dalla altrettanto furbacchiotta partitura dello sgamato Desplat.
Sì vabbè è una favola, ma ci sono delle assurdità clamorose che è troppo comodo liquidare con un "si narra...".
Burton con Edward Mani di Forbice, quasi 30 anni fa, aveva trattato molti degli stessi temi, sempre con la forma della favola nera, con ben altri risultati. Qui siamo nel finto antimanierismo più totale, senza, tanto per restare a Del Toro, un'oncia del vigore che aveva "il labirinto del fauno" (QUELLO sì che era un grande film!) o della spontanea originalità delle sue opere inizali tipo "Cronos".
Aggiungiamo al mix, infine, l'insopportabile Sally Hawkins (che detesto visceralmente da "happy go lucky") con un risultato, per me, irritante, autocompiaciuto, melenso e smaccatamente ammiccante.
Belle fotografia e scenografie ma, nei film di questo regista, lo si dà per assodato.

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Ultima risposta 15/02/2018 08.45.05
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aldopalmisano  @  13/02/2018 10:11:18
   6½ / 10
Da appassionato di film d`autore questo mi e` sembrato un film troppo ordinario per i premi e le candidature che si e` aggiudicato.
Se consideriamo il cinema come un`arte dove lo spettatore puo` "distrarsi" (svagarsi e al tempo stesso non concentrarsi su nulla di particolare) allora questo film va bene per spendere due ore con divertimento.

Macs  @  27/01/2018 14:28:46
   5½ / 10
Operazione coraggiosa e al tempo stesso molto, ma molto para**la del buon GDT. Coraggiosa perché il mischione di generi è sempre un gran rischio, e qui infatti si esagera, tra thriller, horror, melodramma, spionaggio, fiaba nera, storia d'amore e perfino musical - col risultato di combinare un gran pastrocchio in un film che non sa essere né uomo né pesce, come il suo protagonista. Il film poi è anche una furba paradio*ta perché GDT fa veramente qualsiasi cosa pur di cercare di accattivarsi i favori del pubblico medio - e dei signori dell'Academy Awards: uno dopo l'altro, sciorina tutti quei temi che ormai paiono indispensabili per assicurarsi il successo di critica e botteghino: 1) storia d'amore romantica ma "impossibile", mixata con solitudine ed emarginazione dei protagonisti della stessa, nonché dei personaggi di contorno - tutti chiaramente con un cuore d'oro ma sfortunati per una vita che li ha penalizzati ingiustamente; 2) razzismo contro i neri; 3) omofobia - gli ultimi due temi, poi, ammonticchiati uno sull'altro. Sul serio, c'è una scena in cui, forse per pigrizia, GDT decide di affiancare nello spazio di pochi secondi la sparata razzista e il gesto omofobo, senza nemmeno cambiare location.
Come se non bastasse, la sceneggiatura fa - acqua, si - in molti punti, e non riesco proprio a passare sopra all'inverosimiglianza del menage quotidiano di una signorina delle pulizie (!) che nel 1962 ha libero e continuo accesso alla stanza top secret che dovrebbe essere ultrasorvegliata di un edificio governativo dove si fa la storia dell'umanità.
Salvano il film dal naufragio nella laguna nera le musiche retrò di Desplat (molto in stile "Amélie"), e i brani d'epoca originali, anche se il rovescio della medaglia è che le scelte musicali contribuiscono a creare quel senso di confusione di genere che impedisce al film di costruirsi un'identità riconoscibile.

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  25/01/2018 09:56:25
   8 / 10
Come già successo ne "Il labirinto del fauno" e nella "Spina del diavolo" Del Toro miscela il fatto storico con altri elementi: in questo caso fantasy di estrazione piuttosto cupa, con spruzzate noir riscontrabili soprattutto nelle scenografie deliziosamente retrò oltre che nel parco utilizzo della luce diurna.
La combinazione è da ritenersi riuscita, nonostante un plot piuttosto prevedibile nei suoi snodi e quindi decisamente avaro per quanto riguarda i colpi di scena; però la storia di Elisa, donna delle pulizie in un laboratorio segreto, muta per via di un drammatico fatto risalente alla sua infanzia, e della creatura anfibia strappata con la forza dal suo habitat e rinchiusa per essere sottoposta a sadici studi, funziona eccome, complice un azione ben articolata e un romanticismo che pur attingendo da un immaginario risaputo stile la bella e la bestia, si spoglia di melensaggini inutili sposando situazioni molto più adulte con scene di nudo/sesso ed altre intrise di violenza.
Detto delle favolose ambientazioni, appare giusto sottolineare i ripetuti omaggi al cinema americano d'annata e più precisamente al musical, inoltre appare impossibile soprassedere sulla soundtrack firmata Alexandre Desplat, mentre gli attori -a partire dalla dolce Sally Hawkins e dal crudele Michael Shannon- offrono prove maiuscole con Doug Jones ad ergersi a sovrano del trasformismo regalando un personaggio a metà tra il mostro della laguna nera e quell'Abe Sapien ben conosciuto dal regista messicano. Il tutto in un contesto in cui la Guerra Fredda domina la scena internazionale, la corsa allo spazio diventa predominante come il progresso sfrenato, ma paradossalmente l'arretratezza sociale impera.
Tra l'ambizione spropositata attraverso cui concretizzare il sogno americano e l'impianto favolistico mirato a criticare la politica americana attuale (più che quella dell'epoca) si inserisce un ka-tet (direbbe Stephen King) di emarginati, una famiglia vera, non fittizia come quella tutta apparenza del responsabile della sicurezza: ognuno a suo modo avvolto da una solitudine in cui si cela la forza per combattere il sistema retrogrado e stigmatizzante. Dal contesto emarginato nasce quindi una storia d'amore difficile a credersi, eppure possibile in quanto basata sulla solidarietà senza secondi fini e soprattutto su sentimenti estranei al pregiudizio, guidati solo da quell'irrefrenabile istinto che spinge verso la naturale ricerca della felicità.

Jumpy  @  24/01/2018 12:01:23
   8 / 10
Come molti grandi film, si mescolano vari generi: fantasy/fantascienza, musical Hollywoodiano, sentimentale/romantico, thriller/spionaggio.
Erano alcuni anni che non vedevo un film che mi appassionava così tanto, nonostante delle incongruenze e buchi di sceneggiatura

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Ma è un film che va visto con l'idea di una fiaba: criticheremo Cappuccetto Rosso o Biancaneve o Cenerentola perchè ha delle incongruenze o buchi narrativi? Direi di no :)
Tecnicamente è tutto perfetto: fotografia (alcune inquadrature sono dei capolavori), musiche, scenografie.
Come atmosfera ricorda vagamente il labirinto del Fauno, anche qui aspetti fiabeschi e realtà si fondono tra loro in modo perfettamente armonico.
Stavolta però anche la caratterizzazione dei personaggi, anche se semplice e un po' stereotipata, scende un po' più a fondo, hanno uno spessore più umano.

Invia una mail all'autore del commento kampai  @  03/10/2017 08:41:22
   7½ / 10
Che dire? Atmosfere deliziosamente più retro dell'epoca in cui è svolto. Elisa, muta per un misterioso incidente, vive sopra un cinema che nessuno frequenta, fa le pulizie di notte in un laboratorio stile area 51. Ha un 'amica molto ciarliera, la sempre ottima Octavia spencer, che l'aiuta e le fa da confidente.un giorno arriva l'uomo cattivo dei servizi segreti, Shannon, con un dio che esce dal Rio delle amazzoni, il mostro della laguna in technicolour, che lo massacra a fasi alterne. Elisa da romantica inguaribile,s'innamora e quando scopre la futura eliminazione,lo fa scappare. Visivamente è una gioia per gli occhi, il classico del toro, a volte un pò troppo stucchevole e improbabile nello svolgimento.ovviamente le battute migliori sono della Spencer e i comprimari spiccano di più sugli interpreti. Fine poetica .personalmente non avrei dato il leone, preferivo un altro, ma dopo i pipponi festivalieri, ben venga grande cinema non impegnato ma poetico

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  02/10/2017 21:48:32
   8 / 10
In un'America razzista, bigotta e ferocemente anticomunista come quella degli anni sessanta si dipana il racconto fiabesco di The Shape of Water. Una fiaba ben strutturata che poggia le sue basi nella Hollywood classica, nei suoi generi e nell'immaginario di qualunque spettatore che conosca quei film. Del Toro con questo film risolleva molto le sue quotazioni dopo il poco riuscito Crimson Peak. Ci conduce all'interno di questa favola per adulti e ci coinvolge con un racconto classico visivamente stupendo e popolato da personaggi ben caratterizzati. La timida e muta inserviente delle pulizie che si invaghisce di questa creatura che viene direttamente dal celebre film di Arnold, la sua compagna di lavoro, il timido vicino gay. Un'accozzaglia di individui perdenti che sono fumo negli occhi di uno spietato e sadico Michael Shannon (altra, ennesima interpretazione da brividi).
Un film che mostra nemmeno tanto in maniera nascosta, la decadenza di una nazione, in preda alla più totale intolleranza verso il diverso e la decandenza del suo stesso cinema con sale vuote e salotti casalinghi pieni davanti a delle scatole chiamate televisori.
Del Toro riesce nel miscelare benissimo le diverse tonalità del film e coinvolgere emotivamente nel racconto. Leggermente meno cupo rispetto al Labirinto del fauno, tuttavia non mancano momenti forti di violenza come di poeticità. Un Leone d'oro che ci sta, anche se personalmente avrei scelto altro. Se non altro in questa edizione la "mattonata" vincitrice ce la siamo risparmiata.

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